Agosto 2023

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consigliato per te

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    La crisi climatica aumenta del 25% il rischio di incendi boschivi estremi

    Il cambiamento climatico aumenta in modo significativo il rischio di una rapida diffusione degli incendi boschivi, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature dal Breakthrough Institute californiano, che offre nuove strade per la prevenzione dopo i recenti disastri in Canada, Grecia e Hawaii. Dal satellite L’atlante del mondo che brucia. Le mappe interattive degli incendi […] LEGGI TUTTO

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    In Val D’Ossola nascono gli “Stati generali del clima” per riunire tutti i movimenti dell’attivismo italiano

    Poco più di cinque anni fa, seduta fuori dal Parlamento svedese con un cartello in mano, Greta Thunberg diede vita al primo sciopero scolastico per il clima. Da allora, oltre al movimento di Fridays For Future ispirato dalla stessa Greta, sempre più giovani prendendo coscienza della crisi climatica in corso hanno deciso di battersi per arginare l’avanzata del riscaldamento globale. Cortei, manifestazioni, incontri con scienziati, partecipazioni alle Conferenze sul clima, ma anche attivismo passato attraverso azioni non violente ma impattanti per i cittadini, sono state le armi impugnate finora per tentare di mettere pressione sui leader globali invitandoli a uno sforzo per invertire la rotta del surriscaldamento, a partire dalla decarbonizzazione. Appelli che – mentre l’evidenza degli eventi estremi sempre più intensi anche questa estate è stata innegabile – in molti casi sono caduti nel vuoto o messi in pratica con troppa lentezza. Anche per questo dal 1° al 3 settembre in Val D’Ossola, durante la terza edizione di Campo Base Festival a Oira Crevoladossola, il mondo dell’attivismo climatico italiano ha deciso di riunirsi negli “Stati Generali del Clima” in modo da “dare vita a una rete italiana per l’azione climatica capace di formulare proposte condivise verso la politica”. L’idea è quella di un confronto, tra tutte le principali realtà d’Italia impegnate per lo stesso obiettivo, che possa sia rafforzare i vari gruppi esistenti sia progettare in un’unica rete  le azioni future necessarie per ottenere risposte dal governo.Ci saranno per esempio i Fridays For Future (che il 6 ottobre terranno il loro sciopero nazionale per il clima), ma anche Extinction Rebellion Italia, Action Aid Italia, CAI giovani, Cittadini sostenibili APS, Bike pride, Ecologia Politica Network, Fantapolitica!, il Patto europeo per il Clima della Commissione europea, il Collettivo di fabbrica GKN, GYBN Italia, Italian Climate Network, il Comitato nucleare e ragione, la FIAB Torino, The Outdoor Manifesto, il Protect Our Winters Italia, Rete Climatica Trentina, Terra!, The Climate Route, Torino respira, Sai che puoi?, ORA!, Change for Planet, Foglia Tonda, The Carbon Almanac Network e Regeneration Italia.Fra i gruppi più noti, all’appello manca Ultima Generazione perché, fanno sapere dall’organizzazione degli Stati Generali, “nelle stesse date avevano già in programma una attività interna di team building”. Al netto delle assenze, il collettivo “Ci sarà un bel clima” che guiderà l’iniziativa ribadisce che lo scopo sarà quello di dare “una voce univoca alle istanze del movimento”.La tappa durante il Campo Base, festival dedicato alla montagna, alla natura e alla vita all’aria aperta, sarà probabilmente solo la prima di un processo più lungo, di un anno, per tentare di dar vita a una rete unica in cui riunire le varie anime che rappresentano “la pluralità, la varietà e la longevità dei soggetti che si battono per una transizione ecologica rapida e giusta”.L’idea, spiegano gli organizzatori, è anche quella di riunire realtà divise geograficamente, movimenti appena nati e altri frammentati, sotto la stessa bandiera (anche  comunicativa) degli “Stati generali dell’azione climatica”.”I movimenti in campo agiscono spesso come entità separate, con modi di manifestazione e richieste diverse. Una ricchezza di proposte e di visioni che mostra quanto il tema della transizione sia enorme e complesso, ma che al contempo rischia di creare fraintendimenti comunicativi e di far perdere di vista gli obiettivi comuni. Per costruire una rete di esperienze capace di portare alla politica proposte chiare, condivise e attuabili da parte di tutto il mondo dell’attivismo climatico, l’associazione “Ci sarà un bel clima” ha lanciato una chiamata nazionale: un grande processo di confronto e sintesi che mira a moltiplicare la capacità di impatto dei singoli movimenti, portando le istanze in una dimensione nazionale e diventando un soggetto permanente di decision-making per l’attivismo italiano”.Come ispirazione verranno utilizzati “i metodi partecipativi delle Assemblee dei Cittadini” e “partendo da un primo momento di discussione condivisa, le proposte si svilupperanno in tavoli di lavoro”.L’iniziativa è aperta a “tutti coloro che condividono questo progetto possono entrare a far parte del processo” e dopo l’evento di settembre sono previsti in autunno una serie di meeting online, nell’inverno 2024 ci sarà il proseguimento del lavoro dei vari tavoli e successivamente, in vista del prossimo settembre, dopo un’assemblea finale verrà presentato un  documento con richieste comuni “da portare ai rappresentanti della società civile e politica, che saranno chiamati a partecipare ad un grande evento finale”. LEGGI TUTTO

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    Davide e lo Smart Walking come filosofia di vita

    Dalla fine di una storia d’amore è nato l’amore per qualcosa altro, per i cammini d’Italia e  l’idea di ispirare le persone a trovare il giusto bilanciamento fra la propria vita, il lavoro e il rispetto per l’ambiente. Davide Fiz, 47 anni, qualche anno fa dopo la fine di una relazione e aver detto addio alla Sicilia dove stava vivendo, si è ritrovato a pensare. Voleva trasformare la sua quotidianità – quella di un professionista che lavora nel commerciale da remoto, gestendo il proprio tempo – in un progetto personale che fosse contemporaneamente di “working balance” e di ispirazione per un “altro stile di vita possibile”. 

    MANDA LA TUA STORIA 

    Complice l’effetto del lockdown, che ha sdoganato lo smart working in tutto il mondo, si è inventato così lo “Smart Walking”, una iniziativa per raccontare – camminando di mattina e lavorando di pomeriggio – i sentieri del nostro Paese, le storie di persone e aziende che operano in maniera sostenibile, tentando di ispirare “una comunità di persone a camminare, azione che impatta poco sulla natura, e vivere con semplicità liberandosi anche di molte cose materiali inutili” racconta. 

    Oggi “Smart Walking” narra, grazie ai social su Instagram e Linkedin, i segreti dei cammini più famosi dello Stivale, le buone pratiche per l’ambiente e le realtà – soprattutto a km zero – che Davide incontra spesso di mattina. La sua idea di “smart working” è infatti quella di camminare appena si sveglia, “anche per quattro o cinque ore, magari una ventina di chilometri” e poi lavorare il pomeriggio.”Cammino da sempre, dalla Liguria alle Apuane, dal cammino di Santiago sino ad altri in Europa e allo stesso tempo sono da anni una sorta di nomade digitale, dato che sono a partita Iva e lavoro da casa. Potrei dire che la mia passione e il mio nomadismo digitale hanno fatto “match” quando mi sono lasciato dopo una lunga relazione: sono tornato a vivere a Livorno ma sentivo che non dovevo fermarmi e dar vita all’amore per le mie passioni, così è nato Smart Walking”.In quello che è una sorta di diario dei suoi percorsi, Davide spiega sui social i segreti dei cammini (il prossimo sarà quello degli Dei, da Bologna a Firenze), i luoghi sostenibili in cui mangiare, dove rifocillarsi o riempire la propria borraccia, oppure condivide semplicemente le storie di chi lavora a basse emissioni.

    “Per esempio sono appena tornato dalla Val Taleggio, dove ho incontrato le straordinarie e poche persone che fanno un formaggio unico al mondo, un prodotto Dop basato ancora su antiche tradizioni, dall’alpeggio al rispetto per la montagna”.

    “Lo scopo del progetto è spesso dare uno stimolo, mostrare come si può combaciare un’esigenza che tutti abbiamo, il lavoro, con una passione, e contemporaneamente raccontare come questo bilanciamento non solo può coesistere, ma può avvenire anche con un occhio attento alla sostenibilità”. LEGGI TUTTO

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    Energia solare, qualità dell’aria e pollini: le previsioni su Google Maps

    SAN FRANCISCO – Google Cloud continua a mettere a disposizione la sua articolata infrastruttura e i suoi dati per la comunità e per le aziende. Prosegue anche nel suo impegno per rendere utili questi dati in chiave di sostenibilità ambientale, salute e promozione di pratiche green. La novità è stata annunciata nel corso del Google Cloud Next, l’evento – per la prima volta dal vivo dal 2019 – che fino al 31 agosto raccoglie al Moscone Center di San Francisco 25mila fra sviluppatori, addetti ai lavori e partner di Mountain View. LEGGI TUTTO

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    Contrordine, la piccola vaquita può salvarsi (forse)

    Fermi tutti: potrebbe non essere troppo tardi per salvare la vaquita dall’estinzione. Sembrava imminente il de profundis per uno dei più piccoli cetacei al mondo (150 centimetri di lunghezza per 50 chili di peso), endemica dell’area settentrionale del golfo della California, il cosiddetto Mare di Cortez.E invece gli ultimi dati su una delle specie più a rischio del pianeta paiono tenere accesa una speranza. “Abbiamo buone notizie”, ha detto María Luisa Albores González, la ministra messicana per l’ambiente e le risorse naturali. Il riferimento è ai dieci esemplari individuati nei 17 giorni di monitoraggio di maggio. Pochi, certo. Ma è lo stesso numero di un monitoraggio simile, di due anni fa. E dunque la significativa ecatombe sembra quanto meno arrestarsi: di 567 esemplari del 1997 si era passati, drasticamente, ai 59 del 2015, fino ai 9 o 10 del 2018. Con un crollo dell’83% in tre anni.

    Animali

    La crisi climatica fa crescere conflitti tra uomo e animali

    di Giacomo Talignani

    03 Marzo 2023

    Ma quel che sembrerebbe autorizzare un pur cauto ottimismo è l’efficacia delle misure di protezione, innegabilmente tardive, volte a proteggere la vaquita dalla principale minaccia, la pesca di frodo. Già, perché lo sterminio della popolazione della piccola focena è avvenuto per via del bracconaggio: le imbarcazioni di pescatori, con le loro reti da posta, hanno negli ultimi decenni “saccheggiato” il mare di Cortez alla ricerca del totoaba, un pesce di grandi dimensioni la cui vescica natatoria è particolarmente ricercata nell’Estremo Oriente. La vaquita resta accidentalmente intrappolata, letteralmente imbrigliata, nelle reti. E non c’è nulla da fare.Ancora due anni fa, durante il censimento delle vaquita, furono individuati circa cento pescherecci In un’area che sarebbe a “tolleranza zero”. Dall’omesso controllo, che la Marina messicana confermò al Times, si sarebbe passato a un filtro decisamente più efficace, in collaborazione con Sea Sheperd. E uno step fondamentale è stato il rilascio in mare di 193 blocchi di cemento con ganci sporgenti, quanto basta per impigliare le reti da posta. Un utile dissuasore, insomma.  LEGGI TUTTO

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    Fotovoltaico: il contributo per le famiglie a basso reddito

    Autunno sotto il segno del fotovoltaico, anche per chi ha redditi bassi. Sono infatti in arrivo le regole per presentare la richiesta per il reddito energetico, destinato a finanziare l’autoconsumo da parte delle famiglie in condizioni di povertà energetica. Le novità nel decreto, firmato dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin, che dà il via libera al Fondo nazionale per il reddito energetico.Si tratta di un Fondo di sostegno previsto da tre anni ma finora rimasto solo sulla carta. Il Fondo ha a disposizione una dotazione di base di 200 milioni di euro e sarà un fondo rotativo, ossia verrà ulteriormente alimentato grazie ai proventi della vendita dell’energia non consumata, destinati quindi a favorire ulteriori investimenti. Il Fondo potrà garantire finanziamenti anche in aggiunta agli interventi già previsti a livello regionale e comunale.

    Immobili e redditi

    Con il decreto firmato dal ministro Pichetto Fratin, diventano operative le norme che riconoscono un contributo per le famiglie a basso reddito, destinato alla realizzazione di impianti fotovoltaici in assetto di autoconsumo. Previsto per questo un contributo in conto capitale per le spese sostenute per acquisto e installazione dei pannelli. L’intervento è destinato a garantire la totale copertura delle spese da sostenere.Nel rispetto delle finalità sociali dello strumento di intervento, l’agevolazione è destinata esclusivamente ai per i nuclei familiari con un Isee inferiore ai 15.000 euro o a 30.000 per le famiglie con almeno quattro figli a carico.Gli impianti dovranno essere realizzati su coperture e superfici di immobili o su aree e pertinenze degli stessi immobili di proprietà o con un diritto di usufrutto da parte dei soggetti che richiedono l’agevolazione. L’operatività del fondo è delegata al Gestore Servizi Energetici (GSE).

    Sostegno finalizzato all’autoconsumo

    Quanto alle caratteristiche dei pannelli, per accedere all’incentivo gli impianti fotovoltaici dovranno avere una  potenza nominale non inferiore ai due kilowatt e non superiore ai sei. In ogni caso non potranno andare  oltre la potenza nominale in prelievo sul punto di connessione. Obiettivo dell’intervento, infatti, è quello di favorire l’autoconsumo in modo da azzerare le bollette e quindi favorire un effettivo risparmio economico, mentre la parte di energia non autoconsumata andrà ceduta obbligatoriamente alla rete. Per questa quota non ci sarà il riconoscimento di alcuna remunerazione, come previsto invece di norma per la produzione aggiuntiva da parte dei proprietari di impianti fotovoltaici. Le somme dovute per la quota di energia prodotta, infatti, andranno ad alimentare il fondo rotativo, in modo da incrementare le risorse a disposizione per assicurare ulteriori contributi, e quindi accrescere il numero degli impianti che potranno essere agevolati. Favoriti gli investimenti al Sud.

    Favoriti gli investimenti al Sud

    Il Fondo reddito energetico è destinato infatti per l’80% a: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Oltre ai finanziamenti che verranno dalla vendita dell’energia in rete il fondo potrà essere incrementato con un versamento volontario da parte di amministrazioni centrali, Regioni, Province, ma anche organizzazioni pubbliche e realtà no-profit.

    Attese le regole operative

    Per poter presentare le domande per l’accesso al Fondo occorrerà comunque attendere la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. Possibile comunque verificare sul sito del proprio Comune o della Regione eventuali interventi di sostegno e finanziamenti già previsti con le stesse modalità che saranno adottate con l’arrivo del Fondo nazionale. LEGGI TUTTO

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    Jalapeno: come coltivare e conservare il peperoncino messicano

    I peperoncini Jalapeno rientrano senza alcun dubbio tra i peperoncini più amati dagli intenditori grazie al loro sapore fortemente piccante, dal retrogusto dolciastro. Il nome, così come il prodotto, ha origini messicane e significa letteralmente “peperoncino grasso”, facendo riferimento alle dimensioni medie del frutto, che variano dai 5 ai 9 centimetri, con una forma conica e una buccia di colore verde scuro che, a maturazione, diventa rossa. Il periodo di sviluppo del frutto solitamente è tra maggio e giugno.La sua coltivazione è diventata popolare in tutto il mondo grazie alla sua versatilità, che ha permesso di dare origine a diverse ibridazioni e molteplici varietà: esistono versioni più piccanti e varianti di colore, come il Jalapeno viola o il Jalapeno giallo.Un’altra caratteristica essenziale di questa pianta è l’adattabilità culinaria: il peperoncino Jalapeno è un ingrediente essenziale nella cucina messicana, viene infatti utilizzato per insaporire piatti famosi come i tacos e vari tipi di salse. In alternativa, gli Jalapenos vengono serviti come antipasti, farciti con formaggio e cotti al forno. In ogni ricetta non bisogna dimenticare il loro sapore fortemente piccante, soprattutto una volta essiccati.

    La coltivazione del peperoncino Jalapeno

    La coltivazione del peperoncino Jalapeno necessita di un terreno drenato e ricco di sostanze nutrienti. L’ideale è un terriccio leggero e a grana fine per evitare ristagni, con un Ph leggermente acido. Se si è optato per la semina nel vaso si può utilizzare anche l’argilla espansa.In ogni caso, prima di procedere alla semina del frutto, è consigliabile preparare il terreno con compost, letame o altro tipo di sostanze organiche. Anche durante tutta la fase di vita della pianta non bisogna dimenticare l’importanza del concime; ogni due o tre settimane, in particolare nel periodo di crescita, gli esperti consigliano di applicare un fertilizzante ad alto contenuto di potassio.Per una crescita sana e veloce le temperature ideali risultano comprese tra i 21 e i 29 gradi, mentre i consigli per l’esposizione variano. Infatti, una volta che i semi sono messi a dimora la pianta ha bisogno di penombra, quando invece iniziano a comparire i primi germogli la si deve abituare gradualmente all’esposizione solare, evitando comunque le ore in cui i raggi solari sono più forti.Per vedere il prima possibile i germogli, quindi, è necessario procedere alla semina in vaso circa 6-8 settimane prima dell’ultima gelata prevista. Per poter trapiantare le piantine all’aperto bisogna invece attendere un clima più favorevole, più nello specifico le temperature notturne devono essere costantemente superiori ai 10 gradi.I peperoncini possono poi essere raccolti quando raggiungono la maturazione; il momento è facile da individuare perché il frutto assume un colore rosso acceso. Si può procedere alla raccolta anche quando il peperoncino ha raggiunto la dimensione desiderata ma è ancora verde: il sapore sarà però meno piccante.Gli strumenti consigliati per procedere alla raccolta sono coltelli o forbici appuntite, per evitare di strappare parti della pianta insieme al frutto maturo.Durante la coltivazione del peperoncino Jalapeno, è possibile riscontrare alcune difficoltà. come gli attacchi da parte di insetti, afidi, bruchi o l’insorgere di alcune malattie fungine come la muffa grigia. In questi casi i rimedi più immediati possono essere anche casalinghi, ad esempio utilizzando insetticidi naturali oppure altri rimedi, come acqua mescolata al sapone o olio.

    La cura del peperoncino messicano

    I peperoncini Jalapeno necessitano quindi di cure e attenzioni regolari per poter garantire alla pianta una crescita sana e una produzione massiccia.L’irrigazione risulta centrale: bisogna assicurarsi di fornire costantemente acqua alle piante, cercando di annaffiare solamente il terreno e non le foglie ed evitando un’irrigazione eccessiva che potrebbe causare marciume alle radici e muffe.Una buona dose di acqua non è però sufficiente se la pianta non ha il suo spazio: rimuovere sempre le erbacce intorno al fusto è una buona pratica da mettere in atto. In questo modo si evita che le radici competano con erbe infestanti e il terreno è mantenuto pulito.Per un maggior supporto del tronco si può prendere in considerazione l’utilizzo di stecche o gabbie per aiutare a sostenere i frutti durante la crescita.Un’altra fase importante è poi la conservazione del peperoncino. Le modalità di conservazione sono principalmente due:

    frigorifero: lo Jalapeno può essere mantenuto in frigo per diverse settimane;
    essiccazione: può avvenire in forno, attraverso un disidratatore o al sole. Successivamente si lasciano interi o si procede alla macinazione in polvere.

    In ogni caso è necessario conservarli in luoghi freschi e asciutti e, in caso di essiccazione, riporli in contenitori ermetici che ne mantengono intatto il sapore e ne prolungano la durata. LEGGI TUTTO

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    Perché un lupo è per l’uomo meno pericoloso di una vespa

    Il lupo è pericoloso o no per l’uomo? Questa è di gran lunga la prima e più frequente domanda che mi viene posta ad ogni intervista o conferenza ad un pubblico di non specialisti. È la prima reazione che tutti hanno alla notizia che il lupo in Italia ha raggiunto una popolazione di qualche migliaio di esemplari e che le probabilità di trovarsi insieme a lui nello stesso bosco non sono poi così impossibili. La risposta alla domanda è semplice ma merita la giusta attenzione perché il lupo è un animale possente che, in branco, è capace di abbattere un animale grande come un alce o un cervo, figuriamoci un uomo.

    In passato, il lupo si è mangiato molti umani, anche in Italia, soprattutto anziani o giovanissimi pastorelli, come testimoniato dai registri di nascite e morti tenuti dalle parrocchie dei secoli passati. Erano prede facili, solitarie e difese solo da un bastone. Quella casistica di aggressioni mortali terminò bruscamente all’inizio del 1800 in contemporanea con la veloce diffusione dei fucili: il lupo imparò presto, da eccellente animale culturale quale è, che l’uomo è pericoloso anche da lontano e che è più salutare evitare del tutto di trovarsi a distanza ravvicinata con l’uomo.

    Sono ormai due secoli che il rischio di un attacco da parte del lupo ad un uomo è relegato a situazioni eccezionali come ad esempio un lupo malato di rabbia (malattia ancora oggi molto diffusa dal Medio Oriente all’India, ma debellata in Europa), o un lupo attaccato dall’uomo e costretto a difendersi. Negli ultimi due secoli, gli attacchi mortali in tutto il mondo sono stati rarissimi; negli ultimi 20 anni si contano solo due attacchi, entrambi in Alaska, nessuno in Europa.

    In sintesi la risposta corretta alla domanda che preoccupa tutti è che il rischio di un attacco non è zero ma è talmente basso che è perfino impossibile definirlo con un facile numero, certamente inferiore al rischio di morire per la puntura di una vespa, o uccisi dal proprio cane. È quindi ora di mettere una pietra tombale sopra tutte le false notizie che vengono continuamente ripetute attraverso i social e i media sulla paura del lupo, sulla impossibilità di fare passeggiate, andare a funghi, fare un picnic in qualsivoglia angolo d’Italia: fatelo in tutta tranquillità e state piuttosto attenti a tanti altri pericoli che hanno una probabilità di rischio ben più alta, come vespe, calabroni, serpenti, zanzare, eccetera. Non esiste alcun problema di sicurezza per l’uomo che richieda azioni preventive e non mirate. Il rischio di aggressioni al bestiame domestico è tutt’altro argomento e non ha nulla a che vedere con il rischio per l’uomo.

    È bene comunque sapere che il lupo, come e forse più di tanti altri animali, non è una specie composta da individui tutti eguali tra loro: come tra gli umani esistono differenze di carattere, anche tra i lupi esistono caratteri diversi, audacia e timore sono distribuiti in diverse dosi, intraprendenza e giocosità in varia misura. Anche tra i lupi esiste una gran varietà di condizioni fisiche, di consuetudine con l’uomo e le sue attività, di abitudini apprese con la complicità involontaria dell’uomo come ad esempio la grande disponibilità di cibo nelle discariche a cielo aperto, o nei rifiuti abbandonati da picnic, o ai margini dei paesi.

    Tutta questa variabilità di comportamenti e di condizioni include la possibilità, anche se remota, che nascano e si consolidino comportamenti non desiderati dall’uomo e non desiderabili in uno scenario di sana convivenza tra uomini e lupi. Sono i cosiddetti lupi confidenti, animali che, per qualche ragione contingente, hanno imparato a diminuire la distanza dall’uomo e a non temerlo. Questo comportamento è più frequente in animali giovani, più portati al gioco e all’esplorazione, o animali vecchi, o malati, o isolati dal branco, quindi con maggiore difficoltà nel reperire il cibo quotidiano. Anche tra i lupi possono esserci dei pazzerelli, individui con un temperamento stravagante, non solo tra gli umani. Sono casi rari ma sono avvenuti anche negli anni recenti e, nonostante non abbiano mai portato attacchi mortali, sono stati giustamente oggetto di immediata rimozione dalla natura (e poi mantenimento in cattività).

    La coesistenza tra uomo e lupo, se deve avere un senso anche alla luce delle normative comunitarie (Direttiva Habitat) e del dettato costituzionale (Articolo 9 «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali ») implica qualche compromesso gestito con razionalità e scienza, senza isterismi, e l’eventuale lupo confidente va prontamente rimosso per evitare che il suo comportamento anomalo possa diffondersi tra altri lupi del suo branco.

    Il rischio posto da eventuali lupi confidenti è, ancora una volta, non zero ma estremamente basso, certamente non degno di preoccupazione. Cappuccetto Rosso è la responsabile di una delle più diffuse falsità che abbiano mai inquinato il rapporto dell’uomo con gli animali domestici e continua a far danni sulle menti di quanti, senza logica e senza spirito critico, non vogliono guardare la realtà ma solo la sua rappresentazione in una favola, peraltro anche un po’ melensa.

    *Luigi Boitani è presidente della Large Carnivore Initiative for Europe e padre della conservazione in Italia, dove ha condotto i primi studi sulla distribuzione del lupo LEGGI TUTTO