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    Scuola, il rebus del reclutamento dei nuovi insegnanti. Il ministro Bianchi: “Nessuna sanatoria”

    Sbotta il ministro Patrizio Bianchi: “Non ci possiamo permettere di mettere gli insegnanti che già operano nelle scuole contro i giovani che vogliono entrare. In questa maggioranza va ritrovata unità: se qualcuno deve abbassare una bandiera la abbassi”. Il tema è caldo: la stabilizzazione dell’esercito degli insegnanti precari. E settembre, dopo il flop dei concorsi […] LEGGI TUTTO

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    Riaperture, in settimana il nuovo decreto. Draghi domani incontrerà la Regioni sulla scuola

    Lo chef Gianfranco Vissani, insieme ad altri colleghi, cucina a Città della Pieve, un pranzo simbolico per Mario Draghi per spingerlo a fare di più, a riaprire di più. Il presidente del Consiglio però non c’è, non è tornato nel fine settimana nella sua casa umbra. Troppe cose da fare a Roma, troppi dossier aperti sul tavolo. Fra mercoledì e giovedì deve riunire il Consiglio dei ministri e mettere a punto un nuovo decreto legge per liberare altri pezzi di economia dai vincoli anticovid. Deve trovare strumenti per fare viaggiare gli italiani da regione a regione. Verificare se si può spostare in avanti il coprifuoco, che adesso scatta ancora alle 22.

    Governo, si riparte dal 26, ma all’aperto. Draghi: “Un rischio ragionato”

    di

    Tommaso Ciriaco e Roberto Mania

    16 Aprile 2021

    Cose di cui parlerà probabilmente con le delegazioni di Italia viva e di Fratelli d’Italia, che riceverà nel pomeriggio sul Recovery plan. Primo atto di un nuovo giro di consultazione con i partiti. I renziani fanno a gara con Matteo Salvini per chiedere più libertà e meno restrizioni. Giorgia Meloni continua a gridare che quello che si fa è sempre troppo poco. E non si faranno sfuggire l’occasione per parlarne con Draghi.

    Covid, ci si sposterà col certificato: il pass arriverà tra più di un mese

    Tommaso Ciriaco

    17 Aprile 2021

    Domani incontro governo-Regioni sulla scuola

    Ma il presidente del Consiglio deve tenere conto più che dei suoi nervosi sostenitori della maggioranza o degli oppositori, delle regioni e dei comuni. Domani Draghi incontrerà i presidenti delle Regioni per parlare del ritorno a scuola. Ma il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, sottolinea: “Domani incontreremo il Governo insieme ad Anci e Upi che hanno sollevato le medesime preoccupazioni delle Regioni. Su questo ci dovrà essere un mix di soluzioni che non dev’essere solo sul trasporto ma anche sull’organizzazione scolastica e su le altre misure che prevedono una modulazione delle percentuali”.

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    Fedriga dice: “Vogliamo trovare soluzioni ma bisogna raccontare la verità e dire fin dove è possibile arrivare, altrimenti si fanno danni. Meglio dire i limiti con chiarezza e serietà altrimenti non si risolvono i problemi”.

    Il vertice su scuola e trasporti

    Un altro incontro con le regioni è già previsto fra il ministro dell’Istruzione Bianchi e quello dell’Infrastrutture Giovannini per discutere di scuola e trasporti, di come tornare in aula fisicamente. E di come farci arrivare senza rischi studenti, docenti e personale amministrativo. La Lega spinge sempre per maggiori libertà e conta su un calo dei contagi per premere sul governo e Draghi. Sono tanti vogliosi di piazzare un’altra bandierina nella guerra delle riaperture che sono disposti a fare slittare il varo del nuovo decreto a venerdì, quando verranno resi noti i dati settimanali del contagio, e di varare le nuove norme con il tato deprecato strumento del Dpcm.

    Le posizioni di sindaci e governatori

    Cosa pensa il presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia lo ha detto comunque chiaramente ieri. Secondo Fedriga le riaperture che partiranno dal 26 aprile potevano essere di più. “Ad esempio le palestre con le lezioni individuali che non sono fonte di particolare contagio. Penso si poteva riaprire di più. Su qualche dettaglio potremmo collaborare col governo per migliorare le misure”, ha detto a Mezz’ora in più su Rai 3. Fedriga fa sapere che le regioni hanno partecipato con un loro contributo alla stesura dell’ultimo decreto legge che prevede riaperture a partire dal 26 luglio. E di essere moto soddisfatto del fatto che Draghi ne ha tenuto conto. E annuncia che i “governatori” hanno pronto un nuovo protocollo sulle riaperture da presentare a Palazzo Chigi.

    Tira però un po’ il freno Stefano Bonaccini. Il presidente dell’Emila Romagna è stato presidente della Conferenza delle Regioni fino a due settimane fa e ora dice: “Una certa prudenza rispetto ad alcune richieste in più che c’erano io la condivido, perché non è ancora sparito il virus, circola ancora e quindi una certa prudenza serve. Vediamo nelle prossime settimane come va, pronti a situazioni che richiedano interventi puntuali”.

    Bonaccini “Dal governo una scelta ponderata ma non è un liberi tutti”

    di

    Silvia Bignami

    17 Aprile 2021

    Della partita fanno parte anche i sindaci. Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci che chiede al governo un patto per l’estate. E propone “una rimodulazione degli orari dei negozi per consentire ai ristoratori di avviare i turni della cena in anticipo. È un problema sentito soprattutto da Roma in giù, ma penso che con un po’ di organizzazione si possa fare”.

    Riaperture, Decaro: “Chiedo al governo un patto per l’estate: sacrifici ora per salvare la stagione”

    di

    Domenico Castellaneta

    18 Aprile 2021

    Problemi che il presidente del Consiglio deve risolvere mentre il governo è occupato nello slancio finale sul Recovery plan. Palazzo Chigi ha smentito le voci arrivate dall’Europa di uno slittamento italiano rispetto al 30 aprile, termine per la presentazione del piano. Draghi, dopo un Consiglio dei ministri che approverà il progetto, ne parlerà alla Camera e al Senato il 26 e 27 aprile. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il rientro in classe divide i genitori. “Era necessario”. “No, meglio la Dad”

    La rotta è tracciata. La scuola italiana va verso la riapertura a partire da lunedì prossimo, ma i genitori sono spaccati. Quasi a metà. Il comitato Priorità alla scuola esulta: “Eravamo terrorizzati che anche quest’anno scolastico finisse come il precedente, dunque siamo soddisfatti. Però la nostra battaglia continua”, assicura Costanza Margiotta, 48 anni, fiorentina, docente di filosofia del diritto all’Università di Padova e anima del movimento che su Facebook conta oltre 25mila follower.

    La ricetta dei presidi per il Piano scuola: “Ecco cosa serve per la ripresa in presenza”

    di

    Salvo Intravaia

    17 Aprile 2021

    Per lei la didattica a distanza (Dad) non è didattica. “Innanzitutto perché, oltre a essere un diritto, la scuola è anche un obbligo e noi combattiamo la povertà educativa e l’abbandono scolastico”, spiega. “E poi perché l’istruzione è fatta del rapporto fra studente e docente, che a distanza cambia completamente. La Dad aveva senso all’inizio della pandemia, non dopo un anno. Ora la nostra battaglia continua perché il governo aumenti l’organico dei docenti, potenzi i trasporti e garantisca uno screening a scuola: basta stop&go”.

    Le alternative alla Dad ci sono, secondo Margiotta: “Ho fatto lezione all’aperto nei giardini Appiani a Padova e a maggio si può ripetere, se serve”. Sulla stessa linea Angela Nava Mambretti, presidente del Coordinamento genitori democratici: “Era ora. Finalmente in questa tempesta fatta di pressioni politiche contrapposte – sostiene – si riconosce l’importanza della scuola rispetto ad altri settori, produttivi o meno”.

    Presidi e sindacati preoccupati per la totale riapertura delle scuole: “Troppo rischioso, niente interventi per il distanziamento e pochi vaccinati”

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    Salvo Intravaia

    18 Aprile 2021

    Intanto sui social network, si fanno sempre più largo le famiglie che chiedono a Palazzo Chigi di adottare il modello Puglia. Quindi di riconoscere ai genitori la possibilità di scegliere fra la didattica in presenza e quella a distanza. “Non vogliamo che le scuole restino chiuse e rispettiamo le esigenze di tutti: vogliamo solo essere liberi di decidere se mandare i nostri figli in classe oppure di tenerli a casa facendo seguire le lezioni online”, dice Carmelina Gianniello, 48 anni che con l’amica Stefania Livera, 38 anni, ha messo su il gruppo Facebook “Genitori pugliesi favorevoli alla Dad”, che conta oltre 6mila iscritti e continua a crescere facendo proseliti in altre regioni d’Italia.

    La loro tesi è semplice: “Alla fine dell’anno scolastico manca soltanto un mese, siamo in emergenza e la Dad non toglie niente a nessuno. Anzi, che consente di tenere insieme il diritto alla salute e quello all’istruzione. E così facendo decongestiona le classi in modo naturale. Perché imporre la presenza a tutti, anche a chi ha problemi?”, chiede Gianniello. Il punto, per loro, è che ogni famiglia conosce le proprie fragilità. “E vanno tutelate secondo lo Stato di diritto”.

    Lo sa bene Viviana Iannuzzi, 50 anni, barese, due lauree e un passato da archeologa subacquea. “In tre mesi, dal luglio 2020, ho scoperto di avere tre tumori: seno, tiroide e polmone. Vivo nella paura. Certo, la Dad non è la scuola, ma fino a quando non avremo vaccini a sufficienza è l’unica strada per evitare rischi troppo alti”. Le sue bambine, di 10 e 12 anni, sono chiuse in casa da mesi. “Ma hanno capito”.  LEGGI TUTTO

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    Presidi e sindacati preoccupati per la totale riapertura delle scuole: “Troppo rischioso, niente interventi per il distanziamento e pochi vaccinati”

    Il premier Mario Draghi annuncia il rientro in classe alle superiori al 100% a partire dal 26 aprile. Ma i sindacati frenano. La scuola, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non è pronta a questo cambio di passo così repentino. In zona gialla e arancione, finora, la presenza a scuola degli studenti delle superiori varia tra il 50% e il 75%. In zona rossa tutti in Dad: la didattica a distanza. Ma tra una settimana si cambia: tutti in aula, nelle fasce regioni gialle e arancioni.

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    Quasi tutta Italia, al momento. I dirigenti scolastici sono molto preoccupati perché con gli stessi protocolli di sicurezza non sarà possibile rispettare il distanziamento di un metro tra gli studenti e contemporaneamente accogliere tutti in presenza. O l’uno o l’altro. Dentro un’aula di medie dimensioni entrano 17/18 banchetti monoposto e altrettanti studenti. Il resto dovrebbe rimanere a casa. A meno di non modificare i protocolli di sicurezza.

    La ricetta dei presidi per il Piano scuola: “Ecco cosa serve per la ripresa in presenza”

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    Salvo Intravaia

    17 Aprile 2021

    “È difficile organizzare tutto in una settimana – spiega Paolino Marotta, al vertice dell’Andis, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici -. Passare da zero al 100% è una bella sfida. Senza servizi e senza misure di prevenzione aggiuntive sarà un salto nel buio. Quella dei dirigenti è un’ansia più che giustificata”. “Le scuole – aggiunge Pino Turi, della Uil scuola – non sono pronte a riaprire. Il protocollo della sicurezza non è mai stato attuato per intero né rivisto alla luce anche delle nuove situazioni, come la pericolosa variante inglese. Non c’è stato alcun intervento, solo promesse”. I sindacati chiedono regole chiare. “E’ giusto che si riapra – dichiara Maddalena Gissi, della Cisl scuola – se effettivamente tutti rispetteranno le indicazioni del premier Draghi. La decisione è stata assunta – continua la sindacalista – basandosi su un calcolo di “rischio ragionato” che non basta a dare tranquillità e garanzie al personale e agli alunni”.

    Scuola, scrutini anticipati dal primo giugno: a breve l’ordinanza del ministero

    16 Aprile 2021

    I rappresentanti dei lavoratori mettono in guardia il governo. “Non è cambiato assolutamente nulla – spiega Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil – ci aspettavamo e ci aspettiamo un confronto vero sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza, sia per gestire la fine dell’anno che la ripresa di settembre e poi, come sempre, un quadro chiaro sui dati che continuano a mancare. Mi pare siamo di fronte a un atto volontaristico più che a una pianificazione che si basa su interventi peraltro annunciati”. Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “sarebbe meglio finire l’anno scolastico con la Dad, completare la vaccinazione di tutto il personale scolastico e iniziare quella degli alunni”. E Rino Di Meglio, della Gilda degli insegnanti, “lascerebbe all’autonomia scolastica la decisione di quanti studenti ammettere in classe”. E una critica all’esecutivo arriva anche da un alleato di governo.

    “Auspico – dichiara Francesco Boccia, responsabile Enti locali della segreteria Partito democratico – così come chiedono tanti sindaci e presidenti di provincia, che siano stati predisposti tamponi rapidi continui, un rigido distanziamento, l’igienizzazione continua e il tracciamento dei casi sospetti in tempo reale”.  LEGGI TUTTO

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    Scuola, scrutini anticipati dal primo giugno: a breve l'ordinanza del ministero

    Gli scrutini scolastici potrebbero essere anticipati al primo giugno. Starebbe infatti per essere consegnata al Consiglio superiore della Pubblica istruzione una bozza di ordinanza ministeriale con la possibilità di anticipare di una settimana gli scrutini. La maggiore flessibilità è stata chiesta dalle scuole stesse, per non appesantirsi di ulteriori incombenze amministrative in vista degli esami […] LEGGI TUTTO