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    Scuola, il rispetto delle donne? S'insegna già alla materna. La proposta del sindaco Lepore

    L’introduzione del rispetto delle donne come materia scolastica già alla scuola materna “credo faccia contenti tutti”. Lo dice l’assessore comunale all’istruzione di Bologna Daniele Ara, che al question time di Palazzo d’Accursio ha risposto di dubbi di Fratelli d’Italia sulla novità annunciata alla Festa dell’Unità dal sindaco Matteo Lepore: una nuova materia scolastica per combattere […] LEGGI TUTTO

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    Cittadinanzattiva: nelle scuole italiane 45 crolli in un anno

    ROMA – L’associazione Cittadinanzattiva ha allestito un osservatorio sul patrimonio immobiliare scolastico da quando, vent’anni fa, una scuola crollò a San Giuliano in Puglia soffocando ventisei bambini. E vent’anni dopo l’osservatorio registra 45 crolli, tra settembre 2021 e agosto 2022, dieci in più dell’anno scorso. Sono stati senza gravi conseguenze, per fortuna. Sono avvenuti lontani dagli orari di lezione, di notte, nel weekend. Nel 2019, anno da primato per i distacchi in classe, i crolli registrati dalla stampa furono 47: il problema, si vede, resta irrisolto.

    Più della metà degli istituti scolastici italiani resta senza certificazioni di agibilità statica (58 per cento) e di prevenzione incendi (55 per cento). Vent’anni dopo, il 40 per cento non ha ancora avuto collaudo statico. È un messaggio così usurato, quello delle scuole malconce, che si rischia di non ascoltarlo. 

    Scuole a rischio: distacchi e crolli ogni tre giorni dall’inizio dell’anno

    di ILARIA VENTURI

    02 Aprile 2019

    D’altronde, il patrimonio edilizio scolastico è vecchio: più del 40 per cento dei plessi è stato costruito prima del 1976. Gli istituti secondari di secondo grado mostrano, più degli altri, le crepe dovute all’età, i ritardi degli interventi conservativi e una lunga interruzione nell’assegnazione dei fondi alle Province, enti proprietari degli immobili depauperati di risorse finanziarie, tecniche, professionali. Nel Lazio il certificato di prevenzione lo ha solo una scuola su dieci, in Calabria e Sardegna due su dieci.

    Rischio terremoto

    Sono undici le regioni che hanno comuni in zona 1, quella a elevato rischio sismico. Tutte, a eccezione della Sardegna, hanno municipi e scuole in zona 2 (rischio medio-elevato). Sono 4,3 milioni i bambini e i ragazzi che risiedono in queste due aree. Eppure gli edifici migliorati e adeguati sismicamente sono soltanto il 2 per cento. Le prove di evacuazione, obbligatorie almeno due volte l’anno, nel 2020-2021 sono state effettuate in poco più della metà delle scuole (56%).

    Superiori sovraffollate

    Nell’anno scolastico 2021-2022 gli studenti iscritti agli istituti secondari di secondo grado sono stati 2.661.856, pari al 36 per cento del totale degli studenti. Gli edifici delle superiori sono 7.143, il 18 per cento del totale. Per un terzo neppure si conosce il periodo di costruzione. Sono, ancora, 9.974 le classi delle superiori con più di 26 studenti all’interno, l’8 per cento. I licei scientifici hanno il maggior numero di classi con non meno di 27 studenti, il 13 per cento del totale.

    Gli investimenti del Pnrr

    Si legge nel rapporto di Cittadinanzattiva: “A partire dal 2015 i governi hanno investito in maniera importante sull’edilizia scolastica del nostro Paese. Ora, grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza, arrivano altri 12,6 miliardi di euro per l’ammodernamento e la messa in sicurezza di molti istituti, la costruzione di nuove scuole (ancora poche), di ambienti digitali, di mense, di palestre e di servizi 0-6″. A eccezione dei nidi, le richieste degli Enti locali sono state di gran lunga superiori alle disponibilità offerte dal Pnrr. Rispetto ai 216 le richieste per costruire nuovi edifici scolastici sono state 543; 444 le palestre ammesse a finanziamento su 2.859 richieste; 1.000 le mense su 1.088 domande. 

    Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva, dice: “Chiediamo un impegno importante alle forze politiche affinché diano continuità agli stanziamenti per l’edilizia scolastica, oltre il Pnrr. Bisogna garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole e investire sulla salute a partire dalla ventilazione nelle aule”.

    Basta con le classi seggi elettorali

    Tra le dieci priorità indicate da Cittadinanzattiva a proposito di scuola, la prima chiede di sostenere economicamente i comuni affinché spostino i seggi elettorali in sedi alternative rispetto alle scuole e si sperimenti il voto elettronico, come previsto dal Decreto legge 41/2022. Per le ormai vicine elezioni del 25 settembre, si propone ai dirigenti scolastici di non interrompere le attività didattiche ma di proseguirle all’esterno. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il fallimento del docente esperto: soldi per pochi insegnantii e tra nove anni

    ROMA – La contestata figura del docente esperto non ci sarà, restano i soldi per un pugno di docenti: trentaduemila in quattro anni, ottomila ogni stagione. Sono coloro, professori e maestri, che prenderanno un assegno sostanzioso, inedito per la scuola (5.650 euro lordi), dopo aver superato tre cicli di formazione consecutivi lunghi in totale nove anni. L’emendamento elettorale approvato ieri in commissione Finanze al Senato, atto che ha coagulato un gruppo di forze attorno al Pd e che cancella il raro superinsegnante in un mare (850.000) di docenti malpagati, è riuscito a creare ancora più confusione su tre elementi che sono il centro della crisi della professione docente in Italia: lo stipendio, che, come ogni tabella comparativa con l’Europa mostra, è strutturalmente basso, quindi la formazione, elemento necessario per alzare il livello di preparazione degli insegnanti italiani, e il prestigio che questo lavoro fondamentale ancora ha e riesce a trasmettere all’esterno.

    Scuola, scompare il “docente esperto” ma restano i soldi

    di Corrado Zunino

    13 Settembre 2022

    La scelta del ministro Patrizio Bianchi sul tema specifico ha gli stessi limiti che ha mostrato il Governo Draghi nella sua impostazione sulla scuola nei diciassette mesi di un governo con un portafoglio speciale. Non hanno affrontato alla radice, la scelta singola e l’intero impianto di governo, i problemi di tutto il corpo docente e si è proceduto a strappi che non hanno sanato i ritardi: pagare meglio, e solo per una volta, lo 0,9 per cento dei docenti italiani, quelli più formati, non può cambiare davvero la scuola italiana in senso qualitativo e, se il percorso sarà confermato, creerà nuove frustrazioni nell’ampia platea rimasta fuori. Già la “Buona scuola”, nel 2015, aveva mostrato l’anima dei docenti di questo Paese: tutti in piazza, nonstante 89.000 nuove assunzioni, contro un provvedimento che dava un forte potere ai dirigenti scolastici. Draghi, su quel versante, probabilmente poco sapeva del fallimento del Governo Renzi e ha creato una nuova distanza, questa volta interna al corpus dei docenti.

    Il ministro Bianchi ha affrontato la questione, imprescindibile, della formazione di chi insegna tutti i giorni offrendo – nella stagione dei molti soldi del Pnrr – un provvedimento risicato che, tra l’altro, si finanziava con tagli paralleli alla stessa istruzione e rimandava la consegna del “quantum” a partire dal 2032, con un numero consistente di docenti in cattedra che, in quella stagione, saranno già in pensione. La richiesta dell’Europa, evocata più volte da Bianchi, si riferisce proprio al fatto che alla base di Next Generation Eu, da cui discende il Piano nazionale di resilienza e ripresa, c’è la volontà di qualificare gli insegnanti del continente. Di più, di avviare una preparazione continua. A inizio maggio, quindi nei tempi richiesti, il ministro ha sfornato il provvedimento sulla formazione e a inizio agosto è stato presentato il futuro docente esperto (o senior). La classifica degli ottomila prescelti, si è specificato, sarebbe stata realizzata sulla media dei punteggi ottenuti durante i nove anni di formazione.

    [[ge:rep-locali:repubblica:360718464]]

    I sindacati hanno sempre sostenuto che “la scuola non può andare avanti con 8.000 docenti esperti mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati”. E oggi la segretaria Cisl Ivana Barbacci dice: “L’intervento fatto con l’emendamento al Senato è solo nomimale, passiamo dal docente esperto al docente incentivato. L’impianto di quella norma resta: l’assegno ad personam. E l’aumento per pochi si ottiene tagliando sul personale. Non va bene. La formazione va rivolta a tutto il personale, l’investimento deve essere strutturale e va discusso dentro il contratto. Quella del docente esperto è un’operazione cannibalica nei confronti della scuola”. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, spiega: “Avremmo preferito uno stralcio totale della norma, ma troviamo comunque positivo che il Parlamento abbia deciso di cancellare la qualifica di docente esperto, una dizione che aveva assunto un sapore grottesco, dato che nessuno si era preoccupato di specificare in quali materie sarebbero dovuti essere esperti questi insegnanti. Ci auguriamo che le risorse stanziate per l’incentivo economico rimasto nel testo vengano utilizzate per integrare l’atto di indirizzo e consentire la chiusura del contratto in tempi e condizioni decenti”.

    Nell’emendamento approvato in commissione Finanze c’è un secondo elemento che apre alle richieste sindacali. E’ questo: “I maestri e i professori potranno essere stabilmente incentivati nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva”. Dopo un ciclo di tre anni potranno avere un aumento “tra il 10 e il 20 per cento” della base stipendiale.

    Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, considera un errore aver eliminato la qualifica del docente esperto, “anche se il decreto aveva tempistiche troppo lunghe”. La capogruppo del Pd al Senato, Simona Malpezzi, rivendica il ruolo del Partito democratico nella rivisitazione dell’articolo e dice: “Va ancora estesa la platea dei beneficiari, oggi troppo bassa”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, restano le classi pollaio, diminuiscono gli iscritti ma anche gli spazi: in aula fino a 30 studenti

    Non sono bastati due anni di pandemia e l’esigenza di ridurre l’affollamento delle aule per ragioni igienico-sanitarie a scongiurare le classi pollaio. Perché anche quest’anno nelle scuole italiane i docenti dovranno fronteggiare aule con 28, 29 e 30 alunni. E probabilmente non basterà arieggiare i locali scolastici per evitare influenze e altre malattie trasmissibili attraverso […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, scompare il “docente esperto” ma restano i soldi

    ROMA – La contestata figura del docente esperto, voluta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi “su richiesta dell’Europa”, scompare dal vocabolario scolastico, ma restano i soldi previsti per ottomila docenti scelti. Alla vigilia delle elezioni, le forze parlamentari che si rifanno al Governo Draghi, intervengono sulla precedente scelta con un emendamento al Decreto aiuti bis e […] LEGGI TUTTO

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    Scuola Bologna, il liceo Malpighi vieta il telefonino in classe: sarà restituito solo alla fine delle lezioni

    BOLOGNA – Quando entreranno in classe dovranno riporre lo smartphone in un cassetto. Sarà restituito loro a fine mattinata, quando usciranno da scuola. Lezioni e intervalli senza telefonino. E’ la novità che accoglie i 530 studenti del liceo Malpighi, blasonato istituto superiore paritario di Bologna, nel primo giorno di scuola che è anticipato ad oggi […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, potere sanzionatorio ai presidi, i sindacati si oppongono: “Inammissibile, così si limita la libertà di insegnamento dei docenti”

    Sanzioni disciplinari a carico di maestri e prof comminate dai dirigenti scolastici? No grazie, rispondono i sindacati. La trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della scuola, scaduto ormai da quattro anni, va a rilento. Dopo un paio di incontri svolti prima della pausa estiva, la delegazione sindacale e l’Aran, (l’Agenzia per la rappresentatività […] LEGGI TUTTO