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    Scuola, ministro Bianchi: “Dad attivata per una classe su cinque”

    ROMA – Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione alla Camera ha detto, innanzitutto: “La scuola in presenza l’aveva chiesta il presidente Mario Draghi all’inizio del suo mandato”. Quindi, ha offerto soddisfatto – i dati della scuola in presenza e in assenza, misurata alle ore 12 di oggi, mercoledì 19 gennaio, “grazie al patrimonio di economista e statistico che ho messo a disposizione”. Ecco, in Italia le classi tutte in Didattica a distanza sono il 6,6 per cento del totale con punte minime in Calabria (2,9 per cento) e punte massime in Molise (13,7 per cento). L’insieme delle classi con attiviità integrata – la difficile lezione in presenza e a distanza in contemporanea – è del 13,1 per cento. Quindi, la Dad dal 10 gennaio è stata attivata in modo totale o parziale nel 19,7 per cento delle classi, una ogni cinque.

    Gli studenti a casa per contagio o quarantena, prosegue l’esposizione numerica, sono l’11,6 per cento. Tutti in Dad. Così suddivisi per ciclo: i positivi all’infanzia sono il 9 per cento, alla primaria il 10,9 per cento, alla secondaria (medie e superiori calcolate insieme) il 12,5 per cento.

    Record di contagi tra i più piccoli. Le scuole svuotate dalle quarantene

    di

    Corrado Zunino

    17 Gennaio 2022

    Il personale scolastico sospeso perché inadempiente con il Green Pass vaccinale è pari allo 0,9 per cento.

    Sulla vaccinazione i dati, passati dal commissario Francesco Figliuolo, sono: tra i 12 e i 19 anni la copertura è al 76,5 per cento (almeno due dosi), sotto i dodici anni sono al 25 per cento.

    Ha commentato Bianchi: “Il grosso dei contagi c’è stato nel periodo di chiusura delle scuole: l’impennata l’abbiamo avvistata dal 18 dicembre e l’accelerazione si è sviluppata quando bambini e ragazzi non erano a scuola. Se avessimo ceduto all’idea di una chiusura avremmo portato a casa 6,5 milioni di studenti. La pandemia non è passata, ma potremo vincerla. I problemi sono molti e variegati. Le stime date in questi giorni”, e si riferisce a quelle offerte dall’Associazione nazionale presidi su un lavoro fatto da Tuttoscuola, “non avevano basi numeriche”.

    Nei numeri offerti alla Camera non c’è il confronto sulla settimana precedente, che, attraverso le Regioni, indica comunque che il contagio sta correndo, come evidenziato da Repubblica. Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia, ha detto: “Non nascondiamoci la verità, non diciamo che le lezioni si stanno svolgendo regolarmente. Mancano i docenti, soprattutto nelle materie scientifiche”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, nelle regioni raddoppiano le classi in Dad. In Piemonte boom dei contagi tra zero e 10 anni

    ROMA – Sono usciti, nel corso della giornata di ieri, i dati degli studenti positivi e di quelli in Didattica a distanza in sei regioni importanti del Paese. I numeri non sono perfettamente omogenei, ma danno il quadro di un contagio che cresce sensibilmente all’interno delle aule italiane, rende le lezioni faticose, ma ancora la situazione non è fuori controllo.

    In Campania, e il presidente Vincenzo De Luca ha voluto girare i dati al presidente del Consiglio e, “per sua opportuna conoscenza”, al ministro dell’Istruzione, i bambini-preadolescenti da zero a 13 anni con il Covid sono stati 25.745 al termine della settimana 10-16 gennaio. Messi in parametro con i 555.394 alunni presenti nei tre gradi scolastici che il governatore avrebbe voluto mandare in Dad (infanzia, elementari e medie), fanno il 4,6 per cento del totale. Sono 15.689 i bambini contagiati solo nella provincia di Napoli. Le classi in Dad in tutto sono 4.000, che sulle 43.700 contate nei quattro cicli significa il 9 per cento. Erano 2.000 nella settimana precedente, ma qui il conteggio è dell’Associazione nazionale presidi. Sono, quindi, raddoppiate. In Campania le sezioni a didattica doppia (in presenza, con alcuni studenti a casa) sono valutate una ogni quattro. I docenti a casa per l’infezione sono 6 su cento, difficili da sostituire.

    Record di contagi tra i più piccoli. Le scuole svuotate dalle quarantene

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    Corrado Zunino

    17 Gennaio 2022

    L’Emilia Romagna ha dichiarato, invece, gli studenti in quarantena (positivi più contatti con positivi). Sono 13.133 su 548.187, pari al 2,1 per cento. Sono cresciute con velocità le classi inviate totalmente a distanza: 969, di cui 122 sezioni nido. Nella settimana 3-9 gennaio erano state solo 67. Sul totale delle sezioni-classi nei quattro cicli (vanno sottratti i nidi) sono, comunque, il 3,3 per cento.

    Nelle Marche le classi in quarantena sono diventate 645, da 313. Raddoppiate, quindi. Sulle 10.464 esistenti è il 6,2 per cento.

    Nel Lazio l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato, appoggiandosi a dati dei presidi parla di 25.000 studenti in Dad su 800.000 (il 3,1 per cento).

    Scuola, il disastro della Dad a metà. E i genitori s’inventano maestri

    di

    Valeria Strambi

    Corrado Zunino

    12 Gennaio 2022

    Il dato più preoccupante è quello della Valle d’Aosta, dove a far data da lunedì scorso le classi in quarantena erano l’8,2 per cento e tra le medie e le superiori il 16,6 per cento procedevano in Dad.

    Offre questi numeri, invece, il Piemonte. Nelle scuole delle sue nove province si registra una diminuzione dei focolai e delle quarantene, rispetto alla rilevazione del 28 dicembre: da 255 a 227 i primi, da 1.035 a 912 le seconde. Aumenta tra gli studenti, tuttavia, l’incidenza del contagio, ovvero i nuovi casi settimanali su 100 mila. L’incremento maggiore si registra nella fascia 3-5 anni (+120,7 per cento). A seguire 0-2 anni (+81,3 per cento), 6-10 anni (+64,3 per cento), 11-13 anni (+31 per cento) e 14-18 (+2% per cento).

    Altre regioni hanno realizzato monitoraggi in proprio in questo riavvio di anno scolastico postnatalizio. La Liguria per ora ha offerto solo il dato riguardante la Grande Genova (da Arenzano a Recco): 85 classi in Dad, quando a venerdì scorso erano soltanto 6. Il Veneto al 13 gennaio dava 1.039 classi con almeno un positivo (il 3,7 per cento) e 254 in quarantena. In Puglia 818 classi su 27.618, quindi il 2,96 per cento, sono in quarantena. Ma i presidi hanno contestato il dato offerto dalla Regione sostenendo, attraverso un sondaggio interno, che le classi in didattica mista sono il 14 per cento.

    Oggi alle 14 il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi sarà alla Camera per un’audizione sul tema scuola e quarantene e ha annunciato che offrirà tutti i dati disponibili. LEGGI TUTTO

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    ROMA – A Genova le classi in quarantena sono esplose nel weekend: erano sei, contate ancora venerdì scorso e in attesa dei risultati dei tamponi realizzati durante la settimana. Ora sono 85. E negli asili comunali manca il 16 per cento dei docenti. In Veneto, in attesa dei dati ufficiali che arriveranno tra due giorni, i gruppi classe inviati in Didattica a distanza si stimano in aumento. In assenza dei numeri offerti – con sistematicità – dal ministero dell’Istruzione per misurare il temuto riavvio dell’anno scolastico dopo le vacanze di Natale, ci si affida alle indicazioni di singole Regioni e provveditorati, che procedono ognuno secondo un libero passo statistico.

    È certo, e anche ovvio, che i casi di positività in classe siano aumentati, trainati dalle scuole primarie. È probabile che l’aumento sia consistente. È di nuovo certo che la situazione stia sfuggendo di mano a diverse scuole. Ecco cosa dice Valeria Sentili, dirigente dell’Istituto comprensivo Francesca Morvillo di Roma: “Ho appena chiesto all’Asl Roma 2 la chiusura del plesso di via Siculiana per l’esorbitante crescita dei contagi”. Dice esorbitante. “Ho ricevuto un diniego perché, mi hanno spiegato, la situazione è comune a tutte le scuole. Quest’anno gli istituti invece di chiudere per ordinanza, stanno chiudendo di classe in classe. Siamo sfiniti. Ho trascorso tra sabato e domenica dodici ore davanti al computer con i miei collaboratori. È davvero troppo”.

    Scuola, il disastro della Dad a metà. E i genitori s’inventano maestri

    di

    Valeria Strambi

    Corrado Zunino

    12 Gennaio 2022

    Da Bogliasco, Sori e Pieve, che sono i tre Comuni immediatamente a Levante di Genova, il senso di sfinitezza di un’istruzione sotto stress da due stagioni lo dà la preside dell’istituto comprensivo dell’area, Enrica Montobbio. Sul registro elettronico ha scritto ai genitori: “Chi può venga a sostituire gli insegnanti assenti”. Mancano all’infanzia, alle elementari e alle medie, quaranta classi in tutto. In poche ore madri e padri hanno risposto all’appello girando i curricula. L’Ufficio territoriale scolastico ha voluto precisare che, nel frattempo, le cattedre vuote erano state coperte con le normali procedure.

    I gruppi docenti su Facebook più affidabili contano, dall’interno, almeno una classe ogni due con uno studente positivo al minimo, e quindi con uno spicchio di Dad avviata. Alle assenze, giustificate e no, si aggiunge per tutti una pletora burocratica di richieste test, tamponi da fare, risultati da esibire al medico a distanza, autorizzazioni al rientro da ottenere che hanno reso la prima settimana scolastica del 2022 macchinosa e in continuo ritardo. Il ministro Patrizio Bianchi domenica sera, dopo aver ammesso che “i problemi ci sono”, ha anche annunciato uno snellimento delle pratiche del ritorno dalla quarantena e il ministro della Salute, Roberto Speranza, ora si appresta a varare una circolare in cui si ribadisce che, per chi è in autosorveglianza, non è necessario il tampone di rientro che viene arbitrariamente richiesto da alcune scuole.

    Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, sottolinea che “la catastrofe”, citazione del ministro, l’hanno evitata proprio i dirigenti scolastici e aggiunge: “L’efficacia della didattica mista nelle scuole secondarie, svolta parte in presenza e parte a distanza con una composizione che varia ogni giorno, è discutibile e presenta problemi che rischiano di pregiudicarne la validità”. Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza: “I contagi nelle classi stanno crescendo, il problema rimane. Tutti vogliamo che la scuola rimanga aperta, ma perché ciò avvenga bisogna cambiare passo e fare investimenti seri”.

    Piemonte

    Con troppi alunni a casa

    anche internet va in tilt

    Un docente su 5 è a casa tra isolamento, quarantena e sospensione. Pochi i supplenti, centinaia le classi in Dad (venerdì a Torino erano 120), alcune anche con un solo positivo, e Ffp2 mai arrivate. Tra i casi critici l’elementare Carducci, rimasta chiusa perché senza collaboratori. E alle criticità della ripartenza in alcune scuole, come il liceo Berti (dove gli alunni a casa sono oltre 300 su 1.300), si sommano il sovraccarico delle reti e le difficoltà di dirigenti e referenti Covid che lavorano no-stop anche nel weekend. 

    cristina palazzo

     

    Lombardia

    Pesano le tante assenzeanche tra i professori

    Pesano le assenze tra il personale, che per l’Anp Lombardia coinvolgono circa il 10 per cento dei lavoratori, di cui mille sono i sospesi perché non vaccinati. E, mentre aumentano le classi in autosorveglianza e in Dad, uno studente su dieci in moltissimi istituti ha seguito le prime lezioni online perché contagiato (o contatto) durante le vacanze. Nella settimana tra il 27 dicembre e il 2 gennaio, questo il dato più aggiornato, i nuovi positivi registrati tra gli under 18 lombardi sono stati 43.318.sara bernacchia

    Veneto

    Curva in salita al rientromille classi con un positivo

    Rientro dalle vacanze con impennata verticale dei contagi anche in Veneto. L’ultimo bollettino emesso è quello del 13 gennaio, che indicava 1.039 classi con almeno un positivo e 254 in quarantena: 20.780 studenti coinvolti, di cui 5.080 in Dad. La Regione sta compilando il nuovo report, che sarà diramato dopodomani ma è presumibile che i numeri siano saliti ancora notevolmente, con oltre 300 classi in quarantena. Il presidente Luca Zaia ha ammesso: “Il contact tracing è saltato”.

    enrico ferro

    Liguria

    Negli asili comunalimalato un maestro su sei

    Nella provincia di Genova, sono 85 le classi in quarantena. Il rapido incremento è causato soprattutto dal dilagare dei contagi tra i più piccoli. La maggior parte dei casi riguarda la scuola primaria, con 47 classi in didattica a distanza. Seguono le medie con 14 casi, le superiori con 14 casi e le scuole dell’infanzia con 5 casi. Altri 5 casi, infine, ai percorsi di formazione professionale. Quanto agli asili comunali, pure qui la situazione è critica: 210 insegnanti malati su 1.300, 538 bambini positivi su circa 5.000.alberto bruzzone

     

    Emilia Romagna

    Omicron in nidi e maternechiude una sezione su 5

    La Regione non ha dato le cifre della situazione delle scuole: si aspetta almeno la fine di questa settimana. Qualche cifra arriva da Bologna, dove Omicron ha colpito soprattutto i più piccoli. Come spiega l’assessore comunale Daniele Ara: “Siamo a 63 sezioni chiuse su 330, in nidi e materne comunali. C’è stato un boom nel weekend e anche se parliamo sempre di positivi con scarsi sintomi è evidente che siamo entrati nella fase acuta”. Per le superiori ci sono alcuni casi di scuole con un terzo delle classi in quarantena.

    caterina giusberti

    Toscana

    Negli ultimi sette giorni

    17mila casi in età scolare

    In Toscana, nella prima settimana di riapertura delle scuole, sono stati registrati 17.396 nuovi casi di Covid tra gli alunni. Dal 3 al 9 gennaio, invece, i nuovi contagiati nella fascia d’età 0-18 erano stati 15.698 e in quella dal 27 dicembre al 2 gennaio 11.645. La crescita più alta si è verificata alla primaria, dove si è passati dai 3.906 nuovi casi di inizio gennaio ai 5.101 della scorsa settimana. Un’impennata che, secondo i sindacati, ha portato a sempre più quarantene e quindi al passaggio in Dad di centinaia di classi.

    valeria strambi 

    Lazio

    In dieci aule per istitutoniente didattica in presenza

    A una settimana dalla riapertura le classi del Lazio in quarantena, auto-sorveglianza o sorveglianza sono 7.000: circa 10 per istituto. Già il primo giorno di scuola, nel comprensivo Paolo Stefanelli, è stato registrato un caso di Covid: uno studente rientrato dalle vacanze con quello che era stato preso per un raffreddore. In alcune scuole, come l’Ic Francesca Morvillo, tutte le classi sono in didattica mista: nessuna in presenza al 100%. Sta rientrando chi si era contagiato durante le feste: il 10 gennaio erano assenti 25.000 studenti.

    valentina lupia

     

     

    Campania

    Aperti per volere del Tarma già il 10% in quarantena

    A sette giorni dalla riapertura delle scuole, voluta dal Tar contro l’ordinanza della Regione, il bilancio dei contagi in classe conta, a Napoli centro, 145 positivi e 570 contatti scolastici in quarantena. E dunque un gran numero di classi è in Dad o in Ddi. In Campania, secondo le stime ufficiose di dirigenti e sindacati, sono meno del 10 per cento. Significa, con 43.700 classi campane, che quelle in Dad sono circa 4.000. Una settimana fa, secondo Anp Campania, erano 2.000.bianca de fazio

    Puglia

    In Dad il 3% delle classii presidi: sono il 14%

    La Puglia, la Regione che ha il record di vaccinati nella fascia 5-11 (il 40,6% ha ricevuto la prima dose) ha pochi studenti positivi: sono 1.634 su 551.238, lo 0,3%, secondo la Regione. I docenti contagiati sono invece 171, gli altri operatori scolastici positivi sono 9. I contatti stretti sono invece 13.668 tra gli studenti (2,5%) e 382 tra i docenti. Secondo il report, le classi in quarantena sono 818 su 27.618, quindi il 2,96 per cento. Più alti i numeri di un sondaggio dei presidi, che stimano in Dad o in didattica mista il 14% delle classi. 

    gennaro totorizzo LEGGI TUTTO

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    Scuola, il disastro della Dad a metà. E i genitori s'inventano maestri

    ROMA – Giovanna Balestrieri è un’insegnante di Cremona. E spiega: “Nella mia scuola ci sono cento studenti in Didattica a distanza. Inviamo il link su Meet e speriamo riescano a seguire mentre facciamo lezione in classe. Il funzionamento della connessione alla lavagna Lim è altalenante, un giorno sì, uno no. E’ problematico fare le verifiche, tanto più in prossimità degli scrutini. Sulla Dad individuale non ci sono linee chiare”. Il contorno, attorno alla sua scuola, si riassume con -3 gradi fuori. “Teniamo la porta aperta e spalanchiamo le finestre a ogni cambio d’ora”. Non ci sono impianti di ventilazione forzata, il Covid si combatte spalancando.   

    Anna Fiorillo, docente di Lettere di scuola secondaria, entra nel dettaglio: “Ieri stavo facendo ripasso con la classe in presenza e un alunno ripeteva alcuni argomenti studiati, altri potevano intervenire alzando la mano e integrando contenuti. Lo studente costretto in Dad non capiva nulla perché i compagni parlavano senza microfono e quando mi sono spostata per interagire con la classe, allontanandomi dalla cattedra e dal computer, il ragazzo a casa non vedeva più neanche me. Mi chiedo qual è l’efficacia di questo tipo di didattica”.

    Scuola, classi svuotate, molte assenze tra i docenti: “Ripartire è stato un errore”

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    Corrado Zunino

    10 Gennaio 2022

    La lezione frontale e la Dad in contemporanea, spiega chi la fa, sono difficilmente conciliabili “perché le due modalità didattiche hanno metriche completamente diverse”. Il collegamento a distanza deve essere attivato dopo che il docente ha fatto l’appello, registrato le giustifiche per assenze, scritto sul registro il nome di ogni studente che chiede di andare in bagno, orario di uscita e rientro in classe, quindi controllato che i ragazzi indossino le mascherine. Venti minuti (su cinquantacinque per ogni lezione) impiegati in preamboli. Le scelte del governo di mantenere la scuola in presenza, contestando chi, come la Campania, aveva fatto scelta opposta dall’infanzia alle scuole medie, non ha tenuto conto, tra le molte questioni, del fatto che “la Dad ibrida, metà classe in aula e metà da remoto, non è fattibile”. Lo spiega Sciltian Gastaldi, romano, insegnante liceale di Storia e Filosofia e scrittore, autore per Mondadori, tra l’altro, di un manuale per l’utilizzo della Didattica da remoto: “Lo so fare, guida all’apprendimento misto e all’insegnamento (anche) a distanza”. Spiega Gastaldi: “La Dad ibrida sarebbe possibile se la classe fosse uno studio tv, con radiomicrofoni per ogni studente presente in aula e un cameraman che segue il prof. Fantascienza”.

    Il prof Cesare Moreno contro la Dad: “La scuola ha la missione di far capire le cose, con la pandemia non ci ha nemmeno provato”

    di

    Ilaria Venturi

    12 Gennaio 2022

    “Connessione pessima, aule sature di Co2”

    Il quadro di Michela Di Giore, insegnante di Atena Lucana che sulla sua esperienza in ospedale causa Covid, nella primavera del 2020, ha costruito un reportage quotidiano destinato ai social, è questo: “Siamo ripartiti con le classi dimezzate o più che dimezzate, gli alunni sono positivi, le famiglie inviano in segreteria richieste di Dad o si fanno certificare i figli come fragili per richiedere la lezione da casa. La connessione è pessima, le aule sono sature di Co2, i docenti assenti sempre per contagio, i dirigenti scolastici provano a nominare supplenti che non ci sono. L’incertezza è totale e in queste condizioni la didattica, che sia vicina o lontana, è pari a zero”.

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    Antonio Siragusa, insegnante e blogger di Caserta, ribadisce che diversi studenti sono assenti per precauzione e per volontà delle famiglie, impaurite: “Oggi siamo immersi in un sistema molto più complicato e inefficace della Didattica a distanza. Le strumentazioni per la lezione in contemporanea non sono adeguate, le connessioni sono scadenti, così i computer, microfoni e cuffie sono di fortuna”. Il professor Siragusa nega che la forzatura di governo per la presenza a tutti i costi possa migliorare la socialità tra i ragazzi: “In classe ormai prevale la.paura, la diffidenza e la distanza. Lo stare insieme è ridotto ai minimi termini”. La Dad, almeno, “equipara tutti ed è più efficace sotto alcuni punti di vista. Con la condivisione dello schermo, per esempio, è più immediato condividere materiali su Classroom”. Verusca Costenaro, docente di scuola media a Firenze, anche lei scrittrice, racconta: “Per via degli studenti positivi che seguono da casa, molte classi sono già in Ddi”, la Didattica digitale integrata, erede linguistica della Dad. “Abbiamo dai due agli otto positivi per classe e il dato è in crescita”. La professoressa Costenaro rivela un sentimento diffuso tra gli studenti: “Anche chi segue da scuola, sogna di starsene a casa e seguire a distanza”.

    La paura dei genitori per il contagio, sì, riduce le presenza. Si moltiplicano le richieste di attivare la Dad a prescindere, ma i presidi, perlopiù, le respingono: la Didattica digitale integrata può essere concessa solo a chi è a casa in quarantena perché positivo al Covid o in attesa di tampone. “In un solo giorno sono arrivate quindici mail di madri e padri che mi chiedevano le lezioni online e me ne aspetto altrettante nelle prossime settimane”, racconta Tiziana Buono, preside dell’Istituto comprensivo Pieraccini di Firenze. “Ho detto “no” e il risultato è stato che molti hanno preferito non far tornare i bimbi in aula”. 

    Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, vuole procedere nella crescita della vaccinazione portando gli hub direttamente nelle scuole, come già ha fatto la Puglia a settembre.

    Bimbi a casa, homeschooling per due settimane

    In una quarta elementare della scuola Carducci di Firenze una maestra si è ritrovata a fare lezione a otto alunni su ventitré: “Non volevo crederci”, racconta Daria Serrecchia, mamma di uno dei pochi bambini presenti in aula. “Sapevo che nella classe di mio figlio c’erano cinque positivi, ma tutti gli altri non sono venuti perché le famiglie temono il virus. Che normalità avranno questi scolari? Andare avanti con il programma non si può, né tanto meno così si favorisce il confronto con i compagni”.

    Daniele Bianconi, papà di un alunno e un’alunna che frequentano la seconda e la quinta elementare a Chiusi, in provincia di Siena, ha scelto l’homeschooling (istruzione domiciliare) temporaneo. Ogni giorno, insieme alla moglie, fa direttamente lui lezione ai figli, approfittando dei compiti o dei materiali che gli vengono forniti dagli altri genitori. “Abbiamo provato a chiedere la Didattica a distanza, ma le maestre hanno detto che non era possibile”, spiega. “Siamo dispiaciuti e ovviamente qualcosa i nostri bimbi perderanno, ma far saltare loro la scuola per altre due settimane, in attesa che la curva dei contagi si abbassi, ci è sembrato il male minore. Lo facciamo per la loro salute e per quella dei nonni. A Chiusi ci sono ottomila abitanti e siamo arrivati a quota 250 positivi”.

    “Ma che 4,5%, uno su cinque segue da remoto”

    A proposito dei numeri sulle assenze diffusi dal ministro Bianchi, ovvero il 4,5 per cento di studenti assenti il 10 gennaio scorso, la docente Giulia Bianco dice: “Insegno alle superiori e ho più del 20 per cento dei miei iscritti in Dad, tutti rigorosamente positivi o in quarantena. Sicuramente i ragazzi hanno risentito dei lunghi mesi di Didattica a distanza, ma la situazione oggi è estremamente caotica. Vedo studenti che entrano in ritardo perché prima sono andati a fare un tampone o escono in anticipo perché scoprono che devono andarlo a fare. A tutte le ore del giorno e della notte arrivano mail in cui ci viene comunicato di ragazzi che vanno in remoto oppure tornano in classe. La rete internet da noi è buona, le Lim no. Per riuscire a condividere la lavagna con i ragazzi in Dad, in tre classi su cinque devo perdere il contatto visivo con loro. Questo non avviene quando uso da casa i miei dispositivi, che peraltro funzionano a dovere”.

    Scuola, i presidi si sfogano in chat: “Trattati come i soldati della campagna di Russia”

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    Corrado Zunino

    09 Gennaio 2022

    Da un istituto superiore di Ronco Scrivia, provincia di Genova, la professoressa Antonella Canepa racconta: “Abbiamo ripreso con una media di cinque studenti a casa, quindi adottiamo una modalità mista difficile da gestire perché spesso ci dimentichiamo di chi è a distanza. Non tutte le classi hanno telecamere funzionanti, e quindi ci arrangiamo con i nostri dispositivi. I ragazzi non si lamentano, noi docenti siamo spaventati”. Riflette Elisabetta Fiore, mentre i suoi studenti seguono le lezioni con i giacconi addosso: “La presenza è diecimila volte meglio, anche così, ma un paio di settimane di Dad per far fare prime dosi e richiami e mettere in sicurezza le scuole con classi pollaio non avrebbero fatto male a nessuno. L’avevano chiamata Didattica digitale integrata affinché diventasse uno strumento flessibile che tirasse fuori qualcosa di positivo dall’incubo del 2020. Hanno investito tanti soldi in pc, corsi di aggiornamento: perché non usarla quando serve? Non per lunghi periodi, ma all’occorrenza”. Riassume Loredana Giacomo Fazio: “La Dad è una porcheria necessaria in questo momento. Ovviamente chi non sa insegnare in presenza non sa farlo nemmeno a distanza”. Lorenzo Sarno, docente di liceo in provincia di Bologna: “Abbiamo tre, quattro persone a casa per ogni classe, 230 casi su 1.500 studenti. Il dirigente scolastico sta tutto il giorno dietro la definizione dei casi. Non si può interrogare uno studente in Dad con lo stesso livello di genuinità dell’interrogazione in classe. La spiegazione e il dialogo si riescono anche a fare, se, però, si ha a che fare con famiglie povere o straniere subentrano problemi più basilari: la connessione assente, l’esistenza di un computer”.

    Zaia: “Non reggeremo. Sulla scuola faccio l’ultimo appello a Draghi: ascolti la scienza”

    di

    Ilaria Venturi

    08 Gennaio 2022

    Chiude la lunga rassegna di testimonianze di cattiva ripartenza scolastica Laura Biancato, preside della provincia di Vicenza. Dice: “Gli studenti in Didattica a distanza sono molti più dell’assurdo quattro per cento comunicato dal ministro. La mia scuola è una superiore e ieri, in Dad, c’era il 12 per cento dei ragazzi, il triplo.E’ vero che diversi chiedono l’attivazione per paura, lo sapevo anche prima di riaprire perché avevo chiesto aì rappresentanti d’Istituto di organizzare un sondaggio. Io concedo la Dad anche per motivi scollegati al Covid: meglio che saltino le lezioni o meglio la Dad? La didattica mista, va detto, è la peggiore che possa esistere perché forzatamente deve conciliare due differenti stili di fare lezione. Anche le scuole con connessione ottima, come la mia, vanno in crisi se due terzi delle classi devono avviare la Didattica da remoto perché al normale carico si somma il collegamento su Meet di due terzi delle aule. I miei ragazzi sono contenti di essere venuti a scuola, certo, ma sono impauriti”.

    Il docente esperto Sciltian Gastaldi, a proposito della Dad demonizzata, spiega: “Potrebbe funzionare qualora noi docenti ci formassimo proprio sulla Dad. Formarsi significa studiare, mettersi in discussione, affrontare una curva d’apprendimento. Dedicarvi del tempo. Provarci”. Non è semplice, tuttavia, progettare qualsiasi tipo di lezione in aree del Paese dove ancora esistono problemi di rete internet. A Termoli, provincia di Campobasso, con le scuole di ogni ordine e grado in modalità Dad per ordinanza del sindaco, il collegamento fra ragazzi e docenti è impossibile a causa di problemi del gestore telefonico. Sono migliaia di utenze domestiche. LEGGI TUTTO

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    Il prof Cesare Moreno contro la Dad: “La scuola ha la missione di far capire le cose, con la pandemia non ci ha nemmeno provato”

    Se gli ricordi che il Tar ha costretto il governatore della Campania, la sua terra, Vincenzo De Luca a riaprire le scuole ti risponde con un “ghigno”. E ‘o mast, il maestro coi sandali, non aggiunge altro. Cesare Moreno, voce dei Maestri di strada a Napoli, tra i fondatori del progetto Chance per il recupero dei ragazzi delle medie, è senza esitazione a favore dell’apertura della scuola. Ha scritto una riflessione sulla scuola distante, anche quando è in presenza, in questo riavvio tormentato delle lezioni dopo le vacanze di Natale.

    Moreno, che effetto le ha fatto l’appello al premier Draghi dei 2000 presidi favorevoli alla Dad per 15 giorni in questa situazione di contagi in crescita?

    “Mi ha colpito il fatto che ci sono dirigenti scolastici che ogni volta che c’è una complicazione prendono posizione per dire che non si può cambiare niente. Girerei la domanda a chi contesta i presidi manager: ma dove stanno? Sono solo i manager della paura. Il problema è che il senso della missione della scuola non è così diffuso”.

    In che senso?

    “Chi ha tenuto le scuole aperte durante la guerra non ha mai scritto per protestare e dire: noi non lavoriamo sotto le bombe”.

    Come si affronta la pandemia tendendo la scuola aperta?

    “In generale abbiamo affrontato l’emergenza Coronavirus non sulla base della presa di coscienza e della conoscenza, ma dell’obbedienza. Prendere una decisione è molto complesso in questa situazione. Le nostre autorità hanno semplificato il tutto dando delle regole e dicendo che si devono rispettare. Ma le scuole, tempio del sapere, hanno fatto qualcosa per migliorare la consapevolezza e la conoscenza tra il personale e i ragazzi in materia di salute e trasmissione del virus? Le decisioni vanno basate sulla condivisione, non sulla gerarchia. La scuola complessivamente è venuta meno al suo compito di illuminare le persone, di chiarire ai ragazzini e ai genitori perché si devono fare certe cose e di creare l’assunzione di responsabilità per le cose che si fanno. Le scuole vanno tenute aperte, ma va fatto un lavoro molto serio per rendere tutti responsabili. Siamo ancora nella retorica della sconfitta del virus: c’è un nemico e lo sconfiggiamo. Non è così. Il virus è un coinquilino”.

    Quindi in concreto cosa è mancato?

    “In due anni le scuole avrebbe dovuto preparare le persone a convivere con il virus. Faccio un esempio: inutile urlare se due ragazzini si avvicinano, va spiegato loro perché devono stare distanti più di un metro, è il virus che lo esige, non i virologi. Oppure: bene la mascherina, ma ancora più importante è l’areazione e quindi che la responsabilità di aprire e chiudere le finestre non è di un preposto, ma è di tutti quelli che sono in aula. Ci siamo fermati alla norma che si rispetta dove c’è il guardiano e non lo si fa se nessuno controlla. Il motivo? Perché quegli stessi studenti non hanno capito che è pericoloso. Una istituzione del sapere dovrebbe lavorare sulla conoscenza. Mi chiedo: chi ha usato argomentazioni irrazionali per opporsi alla vaccinazione cosa insegna quando va in classe? Questo è il punto decisivo”.

    Lei ha scritto che occorre uscire da una logica binaria: aperti comunque, chiusi a qualsiasi costo.

    “Occorre capire che tenere aperto significa essere attivi su tre piani: le competenze, la sanità psichica, la coesione di gruppo; che non serve avventarsi contro le idiozie dei No Vax o l’insipienza degli allarmisti a oltranza, ma serve fare del contrasto alla pandemia l’occasione per un compito di realtà gigantesco in cui si vede se la cultura, le conoscenze, la scienza sono in grado di aiutare milioni di persone a districarsi da questo garbuglio oppure se scienza e cultura devono restare appannaggio di minoranze abbarbicate al potere che decidono come dobbiamo vivere e come dobbiamo respirare”.

    La scuola deve rimanere aperta anche se rischia di ritornare in Dad?

    “Noi non abbiamo mai chiuso, ci siamo vaccinati, abbiamo preso tutte le precauzioni e abbiamo continuato ad occuparci sempre di bisogni educativi speciali. Le classi, se non sono focolai, devono funzionare. Segnalo che il disagio psichico sta diventando più significativo dell’infezione. Ci preoccupiamo di salvare chi è in terapia intensiva, ma chi è che salva i candidati suicidi e chi si sta rivolgendo ai servizi di salute mentale perché non ce la fa più? Vorrei che ci fosse un impegno corale a capire cosa sta capitando alla nostra psiche individuale e ai nostri rapporti sociali, come si affronta una situazione caotica usando la ragione”.

    Lei critica una scuola distante, Dad o non Dad: cosa significa?

    “La Dad non è che la conseguenza del fatto che il modo di insegnare è molto spesso già a distanza. Con la Dad lo si è solo rivestito di tecnologia. Fare un’istruzione distante significa non accogliere il sapere dei ragazzi e rielaborarlo. Gli insegnanti si ribellano quando lo dico. Premetto che ci sono migliaia di insegnanti bravissimi che si sono dati da fare, ma la scuola come istituzione si è ritirata. Tanto è vero che quando tenta di dire, come ora: stiamo aperti, c’è la ribellione. La scuola ha la missione di far capire le cose e in questo caso non ci ha nemmeno provato. Ora bisogna assolutamente tornare in presenza, ma anche organizzarsi perché la scuola faccia la sua parte. Vuol dire che non mi metto a fare il programma di matematica o a spiegare Foscolo come se nulla fosse accaduto: stiamo agendo in una situazione pandemica”. LEGGI TUTTO

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    Scuole aperte, il governo ci crede: “Assenti per virus solo 6 prof su 100″

    ROMA – La ripartenza è stata difficile, gravida di assenze e contestazioni, ma Mario Draghi spiega perché vale la pena difendere questa scuola in presenza che rischia di far amplificare Omicron: “L’istruzione è fondamentale per la democrazia, va tutelata, protetta, non abbandonata. Il governo ha come priorità che la scuola resti aperta. Basta vedere gli effetti tra gli studenti causati dalla Didattica a distanza per convincersi che questo sistema scolastico provoca diseguaglianze destinate a durare sul futuro della loro vita, lavorativa e salariale. Non ha senso chiudere la scuola”, dice il presidente del Consiglio, “quando poi, la sera, i ragazzi vanno in pizzeria”. Porta un esempio, paragonando l’Italia ai Paesi che hanno morti per Covid in numeri simili ai nostri: “Il nostro Paese ha chiuso 65 giorni in più”. Alcuni comuni hanno fatto, lo scorso anno scolastico, un mese e mezzo di lezioni in presenza in tutto. “Bisogna respingere il ricorso generalizzato alla Dad”.

    Scuola, classi svuotate, molte assenze tra i docenti: “Ripartire è stato un errore”

    di

    Corrado Zunino

    10 Gennaio 2022

    Il ministro Patrizio Bianchi, Istruzione, ha presentato alcuni numeri per dire che la riapertura temuta, ieri, in fondo è andata bene. I docenti No Vax, spiega, dopo il varo dell’obbligo vaccinale sono diventati lo 0,72 per cento del totale, sette-ottomila cattedre vacanti quindi. Ma è una lettura parziale dire che solo il 3,07 per cento dei comuni ieri ha chiuso le scuole e che, di conseguenza, l’opposizione degli enti locali al decreto del 5 gennaio “non è dilagata”. In verità, come ha contato Repubblica, domenica scorsa erano 1.044 i comuni che avevano annunciato che non avrebbero aperto in presenza: 940 erano quelli della Campania e della Sicilia, coperti da ordinanze regionali. Il totale delle municipalità senza istituti scolastici aperti, quindi, alla fine sono stati oltre il 13 per cento.

    Ancora, Bianchi, a proposito della scuola riaperta a singhiozzo, ha rivelato che i docenti rimasti a casa, positivi o in quarantena indiretta, sono stati il 6 per cento (altre 60.000 cattedre da trovare), bidelli e amministrativi il 6,7 per cento, gli studenti il 4,5 per cento. Anche qui, i dati che arrivano da altre fonti sovrastimano i buchi della scuola e le sue fatiche ad andare avanti in presenza. In Trentino la Provincia ha certificato assente il 7 per cento degli studenti e il 9 per cento degli insegnanti. A Firenze la Cgil ha indicato in uno su dieci i docenti rimasti a casa. In Liguria, e qui la fonte è il presidente Giovanni Toti, al 10 per cento degli insegnanti che non si sono presentati si affianca il doppio dei ragazzi in Dad. In molte classi italiane erano più i discenti in cameretta che quelli in aula. E, questa volta, è stato il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, a far suo un lavoro di previsione a breve periodo: “Entro una settimana avremo la Dad per 200.000 classi del Paese”. Sarebbero più della metà del totale. Giannelli ha spiegato: “Quello che il governo non ha voluto fare lo farà la pandemia, sarebbe stato preferibile rinviare l’apertura di 3 settimane”.

    La giornata di ripartenza, la riassume un altro storico preside romano, Mario Rusconi. “Classi a rango ridotto, mancanza diffusa di docenti, fragili e in quarantena. Sono mancati impiegati e bidelli. Molti genitori non hanno mandato i figli all’infanzia e alla primaria. Non si vedono le mascherine Ffp2 e nulla si sa dello screening ministeriale degli studenti”. Molti alunni, verificati i guai classe per classe, hanno proclamato scioperi immediati, a Roma, Napoli, Bari.

    Zaia: “Non reggeremo. Sulla scuola faccio l’ultimo appello a Draghi: ascolti la scienza”

    di

    Ilaria Venturi

    08 Gennaio 2022

    In questa giornata difficile l’umore del ministro Bianchi è stato risollevato dalle decisioni del Tar della Campania, che ha respinto l’ordinanza del presidente Vincenzo De Luca sulla chiusura delle scuole del territorio dall’infanzia alle medie fino al 29 gennaio. Sono state accolte le istanze No Dad dei genitori e quella del governo, che rivendicava ogni decisione scolastica in zona bianca e gialla. Oggi in Campania si torna a scuola, anche se alcuni comuni potrebbero subentrare con ordinanze restrittive in proprio.

    A Palazzo Chigi il professor Franco Locatelli ha voluto ribadire come il Cts abbia la stessa opinione del governo sugli effetti di deprivazione affettiva e culturale della Dad. E il ministero ha aperto alla possibilità, già praticata in Emilia Romagna, di poter tornare in classe con il solo tampone negativo, senza certificazione medica. LEGGI TUTTO