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    Bertrand Piccard, il giro del mondo su un aereo a idrogeno

    “Lo faccio soprattutto per dimostrare al mondo che possiamo agire contro il cambiamento climatico. Che la situazione attuale è complicata, certo, ma ci sono soluzioni e opportunità, e la gente spesso non è al corrente. Per esempio, in quanti immagino che è già tecnicamente possibile girare il mondo su un aereo a idrogeno, senza soste?”. L’ultima, sensazionale sfida di Bertrand Piccard è un’idea che parte da lontano: si concretizzerà nel 2028, ma lui – avitatore e psichiatra svizzero, ma soprattutto “esploratore seriale” (come ama definirsi), già non vede l’ora.Volerà per nove giorni e nove notti su un piccolo velivolo che si chiama Climate Impulse e ha già nel nome il senso ultimo del progetto, una folle idea realizzata in partnership con SyensQo by Solvay. Piccard la definisce una idea spettacolare”, annunciata nei mesi scorsi da Green&Blue: ci sarà ancora da lavorare, due anni di test e di perfezionamento della tecnologia, ma la direzione è quella giusta.

    Sarà un progetto spettacolare, in grado di dimostrare al mondo che possiamo andare lontani, se lo vogliamo, e che l’idrogeno verde è una delle soluzioni in grado di risolvere una delle grandi criticità del mondo contemporaneo, le emissioni prodotte dalle migliaia di aerei. E se le stesse aziende qualche anno fa sorridevano di fronte a progetti così ambiziosi, averle oggi in prima linea nella ricerca vuol dire che il paradigma sta cambiando. E che possiamo allontanarci, finalmente, da una visione ecopessimistica. LEGGI TUTTO

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    Le tartarughe marine e la storia di Daniela Freggi che non si è mai arresa

    Rinunciare alla propria vita per salvare quella di migliaia di tartarughe marine. Una storia di impegno e passione quella di Daniela Freggi. Biologa marina, presidente dell’associazione “Caretta Caretta” che, dopo essere approdata a Lampedusa da Roma, ha tenuto in vita per oltre 30 anni il Sea Turtle Rescue, un centro di recupero per le tartarughe marine che qui sono state curate e salvate. Una specie a rischio estinzione, minacciata dalla cattura, dal degrado dell’habitat e dai cambiamenti climatici.Costretta nei mesi scorsi a chiudere il centro, oggi Daniela Freggi coordina una ricerca a livello europeo per conto dell’Istituto di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, punto di riferimento scientifico per la cura delle tartarughe marine per tutto il bacino mediterraneo. Il suo impegno a Lampedusa rimane: si prende cura delle tartarughe ferite portate a riva dai pescatori dell’isola.

    Daniela Freggi in laboratorio  LEGGI TUTTO

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    Paola Gianotti riparte in bici: da Helsinki a Parigi per una mobilità sostenibile

    Duemilasettecento chilometri in 18 tappe attraversando l’Europa in bici, da Helsinki a Parigi. Dove arriverà il 16 febbraio, in occasione della Giornata nazionale del risparmio energetico. La scelta non è casuale, perché Paola Gianotti, protagonista della nuova impresa, ha scelto di pedalare ancora una volta per la sostenibilità. E lo farà monitorando la qualità dell’aria e portando in Italia il traguardi della ciclabilità europea.L’atleta piemontese non è nuova a imprese del genere. Nata nel 1981, laurea in Economia e Commercio, Paola Gianotti è una coach e speaker motivazionale, ultra-ciclista e 4 volte Guinness World Record, tra cui quello della donna più veloce ad aver circumnavigato il globo in bici. L’atleta porta avanti da anni una campagna per la sicurezza dei ciclisti sulle strade.Dopo un brutto incidente che l’ha vista investita da un’auto nel 2014, con conseguenze drammatiche per la sua salute, Paola ha fondato l’associazione “Io Rispetto il Ciclista”. Nel nostro Paese poi ha pedalato in lungo e in largo (Giro d’Italia nel 2018 e nel 2019, Giro del Piemonte e Giro della Toscana nel 2020, Giro della Calabria e della Sicilia nel 2021), promuovendo sempre la guida responsabile nel rispetto dei ciclisti. Ad esempio, cerando di coinvolgere tutti i comuni italiani nell’installazione di cartelli cheinvitano a rispettare la distanza di 1,5 metri in fase di sorpasso di un ciclista.

    Estate green

    La montagna calabrese in bicicletta e altri itinerari dell’ultracyclist

    di Paola Rosa Adragna

    18 Luglio 2022

    Con “Bike The Nobel” nel 2016 ha pedalato da Milano a Oslo per candidare la bici per il Nobel per la pace e l’impresa ha permesso di regalare 104 biciclette alle donne Ugandesi, contribuendo alla formazione di 35 meccanici di biciclette sempre in Uganda. Nel 2020, in piena pandemia, ha pedalato per 12 ore sui rulli raccogliendo fondi per donare 10.600 mascherine agli ospedali Regina Margherita di Torino e Ospedale di Ivrea. Nel 2022, Paola ha lanciato il progetto Bike4Tree con il quale si è impegnata a piantumare 2022 alberi in Italia grazie allo spin-off dell’Università di Padova Wow Nature, e ha pedalato per 2.200 chilometri da Stoccolma a Milano. Nel 2023 la traversata del Mato Grosso in Brasile in bici per documentare la deforestazione e proseguire il progetto di ripiantumazione degli alberi.Oltre ad essere stata insignita del premio Don Puglisi, del premio Pulcheria, dell’Amelia Earhart, Paola ha ricevuto un riconoscimento al Premio Brera. Tre i libri all’attivo (Sognando l’Infinito ed. Piemme, In Fuga Controvento ed. Bradipo Libri, La Svolta ed. Feltrinelli) in cui racconta delle sue imprese, dei suoi giri e delle sue esperienze di vita, motivando e spronando al cambiamento. 

    E non è certo il momento di fermarsi, vista l’urgenza dettata dal cambiamento climatico: cambiare le nostre abitudini, cambiare mentalità. Così Paola Gianotti decide di ripartire, oggi, pedalanto per Cycling No Borders: una nuova impresa all’insegna della sostenibilità con un focus sulla mobilità green. 

    “Sicuramente, una delle azioni più urgenti è l’ampliamento delle rete ciclabile urbana e extra-urbana”. – Ci spiega Paola – “Nelle grandi città, è fondamentale rendere gli spostamenti in bicicletta accessibili e ovviamente, costruire nuove ciclabili e manutenere quelle esistenti è il passo numero uno, insieme all’abbassamento del limite di velocità a 30 km/h. Bologna, in questo, sta facendo da apripista e sarebbe auspicabile che altre grandi città come Milano, ad esempio, la seguissero a stretto giro. Anche i collegamenti intracittadini non sono da sottovalutare. È infatti altrettanto importante costruire ciclabili che colleghino i paesini della provincia a centri abitati più grandi: spesso chi abita a 5/6 chilometri dalle città è costretto ad utilizzare l’automobile per l’assenza di strade praticabili, in sicurezza, in bicicletta. Anche l’integrazione dei mezzi dovrebbe essere nel mirino per permettere spostamenti misti (es. treno+bici). In ultimo, incentivare a livello aziendale il Bike2Work potrebbe funzionare, ma prima della responsabilità del singolo cittadino o lavoratore, dovrebbero essere le istituzioni a garantire delle strade sicure per i ciclisti.”

    Il viaggio partito oggi (30 gennaio) dall Finlandia si concluderà nella capitale francese e, così come nelle imprese precedenti, ad esempio nel 2022 quando incontrato l’attivista Greta Thunberg, Paola approfitterà di questo viaggio per scambiare opinioni con personalità e associazioni che si prendono cura del Pianeta.

    Dopo l’arrivo a Parigi il 16 febbraio, infine, Paola parteciperà alla giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili “M’illumino di meno”, organizzata da RAI Radio 2 Caterpillar che seguirà l’impresa tappa dopo tappa. LEGGI TUTTO

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    La nuova sfida di Alex Bellini in Alaska su bici in plastica riciclata per raccontare gli impatti del clima

    Questa volta negli azzurrissimi occhi di Alex Bellini non ci sarà il riflesso dei fiumi inquinati dalla plastica ma quello dei ghiacci che nell’Artico scompaiono e si trasformano. Ventuno anni fa l’esploratore italiano ha lasciato “un pezzo di cuore” in Alaska in una delle sue prime spedizioni: a febbraio, accompagnato dall’amico e atleta Alessandro Plona, tornerà negli Stati Uniti per percorrere quasi 2000 chilometri a bordo di una bicicletta prototipo, realizzata da ingegneri ed esperti italiani, fatta con materiale e plastica riciclata. LEGGI TUTTO

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    La musica solare di Nathalie, da X Factor 4 al camper con l’energia giusta

    Un album solare, in tutti i sensi. Registrato seguendo i ritmi della natura, aspettando pazientemente nelle giornate di pioggia, dando il massimo con il sole tra una orchestra di cicale e il rumore del vento.  Appena uscito in Italia, “Freemotion”, il nuovo album della cantante Nathalie, è un disco decisamente amico dell’ambiente: si tratta del primo in Italia ad essere stato registrato interamente grazie al fotovoltaico e “en plein air”. LEGGI TUTTO

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    Giorgio Caporaso, il Signore del Cartone

    Lo chiamano “Il Signore del Cartone”. Giorgio Caporaso è un architetto e designer varesino, autore del “Manifesto Caporaso per il design circolare”, 15 regole che delineano una visione globale, sistemica e organica per una progettazione sostenibile. Sulle orme del progettista canadese Frank Gehry, Caporaso esplora nuove vie per realizzare arredi ecosostenibili in cartone. Leggerezza, flessibilità, dinamismo della forma che si rincorre: sono tutti elementi che si fondono con il rispetto dell’ambiente, all’interno di un cerchio infinito in cui nulla viene distrutto.”Ho cercato di dare l’anima a un materiale considerato povero, così l’anatroccolo è diventato cigno”, racconta Caporaso, che ha creato una collezione intera di arredi in cartone, partendo da una chaise longue e da una libreria. La sua lunga carriera professionale è costellata da un susseguirsi di sfide: tutti i suoi prodotti non solo devono avere caratteristiche non inferiori all’arredo tradizionale, ma potenzialità non ancora esplorate.

    Il cartone è naturale. Malleabile. È 100% riciclabile. Si usura come noi esseri umani, con le nostre sofferenze e con le nostre gioie che lasciano segni. Rappresenta la vita vissuta e il rapporto con l’uomo.

    Il cartone, ancora più sostenibile quando proviene da foreste certificate, è un materiale che, usato nel modo corretto, è estremamente resistente. “Poi dà quella sensorialità, il piacere del tatto, la texture dell’onda. Sembra quasi una trama tessile. Giunto a fine vita, diventa materia prima-seconda per tante altre situazioni. Mi piace che abbia una vita più lunga possibile ma, nello stesso tempo, ridiventi qualcosa. Il paradigma di una rinascita” afferma.

    Nel suo percorso di esplorazione della bellezza green, Caporaso ha voluto studiare una collezione che rispettasse almeno dieci parametri eco-sostenibili. Alcuni di questi – la modularità, la componibilità, la lavorazione con macchine a basso consumo energetico, la logistica – sono parametri già presenti in altri prodotti. La riparabilità e la multifunzionalità, la trasformabilità delle finiture, invece, erano ancora mete ignote. Ma non per lui. Così, i componenti prefiniti dei singoli pezzi della sua collezione sono stati catalogati e sono sostituibili. E nella sua “Twist Chair” ha voluto, persino, utilizzare lo spazio sottostante la sedia. “Ho creato un cerchio, un grembo che cura e accoglie qualcosa nel suo interno. Nella sua composizione a sandwich, la sedia è più leggera, gioca con la luce che filtra dalle fessure e usa meno materiale” illustra Caporaso.

    Quando si deve riparare o buttare un oggetto a fine vita, tutti i suoi elementi si possono disassemblare per monomateriale. Caporaso si è concentrato sulla riparabilità, per allungare il ciclo di vita del prodotto. Perché anche riciclare comporta dispendio di energia. E ha studiato soluzioni contro l’obsolescenza semantica. Una delle situazioni più frequenti che ci inducono a cambiare i prodotti è “quando non corrispondono più alla nostra sensorialità. La sostituzione di un elemento, della finitura o la modifica del colore appaga il nostro rinnovato punto di vista sensoriale-semantico”, aggiunge.Attraverso le 15 regole del suo “Manifesto per il design circolare”, Caporaso indica la retta via agli attori del mondo dell’economia. “L’economia fa parte della nostra via e può avere una forza dirompente anche nell’aiutarci a compiere una transizione verso nuovi consumi. Per affrontare le sfide future l’unica soluzione è investire nella ricerca e nell’innovazione. Io dico all’economia di continuare a fare quello che ha sempre fatto. Ma di farlo in maniera virtuosa”. LEGGI TUTTO

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    Tre ragazze e una boa tech per eliminare la plastica dagli oceani

    Hanno inventato una boa a forma di medusa per frenare la proliferazione delle microplastiche nei mari. Loro sono tre ragazze di 22 anni, colleghe universitarie che si sono appena diplomate allo IED, l’Istituto Europeo di Design di Milano. Dalla loro idea, contenuta nella loro tesi di laurea in Product Design, è nata la startup Jelter.

    Fin da piccola Rebecca Raho, una delle tre artefici del progetto, apprende dai suoi genitori l’amore e il rispetto per l’ambiente, soprattutto del mare. “Sono cresciuta – racconta Rebecca – con mio papà che mi portava a raccogliere le conchiglie, a fare le immersioni e ad ammirare i paesaggi marini: mi sono sempre sentita molto vicino al mare e ai suoi abitanti. Oltre alla passione per il mare, loro mi hanno trasmesso anche l’amore per il design e l’arte. Sicuramente il mio percorso di studi universitario è stato molto stimolante, spronato da persone altrettanto interessanti che fin da subito ci hanno supportate nel nostro progetto, soprattutto perché il tema della sostenibilità è molto sentito all’università. È stato avvincente unire la progettazione, l’arte e il design con la sostenibilità e l’amore verso l’ambiente”. LEGGI TUTTO

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    Sara Segantin: “Dall’Italia al Guatemala con le donne. La crisi climatica riguarda tutti e solo insieme possiamo uscirne”

    Fin dall’infanzia la sostenibilità, i diritti umani e l’interesse verso le diverse culture sono i cardini nella vita della comunicatrice scientifica Sara Segantin, 26 anni che, lo scorso 30 ottobre, è atterrata in Messico insieme ad Alice Franchi, 23 anni, Magdalene Pellegrin, 19 anni per il progetto “Diritto a REsistere”. Trascorreranno tre mesi tra Messico, Belize, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama per documentare i cambiamenti climatici causati dalla deforestazione e dalla riduzione della biodiversità. L’iniziativa trae ispirazione dal sentiero tracciato da Harriet Chalmers Adams, la prima esploratrice e fotoreporter del National Geographic.”Da piccola – racconta Sara – ero molto timida ma anche molto pestifera. Mi piaceva andare in campagna, nei boschi e raccogliere la frutta. Ero sempre arrampicata su un albero o nascosta in mezzo all’erba alta. Amavo il mare e la montagna, leggevo tantissimo, raccontavo e scrivevo: sono passioni che ho tutt’ora. Ho sempre avuto, soprattutto attraverso l’educazione della mia famiglia, un’attenzione particolare ai diritti umani e ai diritti ambientali. Vedere la barriera corallina a otto anni, in Honduras, mi ha cambiato la vita. Ho detto: voglio fare qualcosa, voglio difenderla”.Sara cresce sulle Dolomiti e, dopo un periodo di studio negli Usa, consegue la laurea in Lingue e letterature straniere a Trieste, per poi specializzarsi in Turismo Culturale. “Ho viaggiato tanto – continua Sara – grazie al volontariato e ai progetti. Ho visto alcuni posti di mare e di montagna cambiare nel corso degli anni: mi sono resa conto che un mondo giusto ed equo non l’abbiamo mai vissuto. Voglio contribuire a ritrovare un equilibrio. Non ho scelto io di vivere in questa epoca storica in cui devo preoccuparmi di cose più grandi di me”.Sara è inoltre una delle fondatrici di Fridays For Future in Italia. “Ci ha dato l’opportunità – sottolinea Segantin – di non sentirci più isole nel mezzo di un oceano. È stato uno slancio per avere un impatto sulle policies”.

    Sara, insieme ad Alice e a Magdalene, sta raccogliendo delle testimonianze per trovare delle soluzioni alla salvaguardia della giustizia ambientale. “In questo momento – spiega Segantin – sono sulle montagne del Guatemala. Passeremo qualche giorno con una cooperativa fondata da quattro donne. Producono cacao e curcuma. La crisi climatica colpisce purtroppo le popolazioni che vivono in aree malsane: perdono i raccolti e vivono in pessime condizioni di salute. Vedere il disfacimento fatto dal turismo di massa a Tulum, Cancún e Belize fa venire da piangere. Abbiamo scelto il Centro America perché è una delle aree più vulnerabili alla crisi climatica, una delle meno responsabili del cambiamento climatico ma che più sta pagando nonostante la ricchezza di biodiversità e cultura. Parleremo di indipendenza femminile, di boschi, di mangrovie e di ecosistemi marini. Abbiamo lasciato da poco Nuevo Horizonte, una comunità fondata da ex guerriglieri della guerra civile guatemalteca. È un villaggio fondato dopo gli accordi di pace del 1996, basato sull’educazione, la riforestazione e i diritti”.Sara raccoglie testimonianze che invitano a riflettere sul cambiamento climatico in atto. “C’è la storia – racconta Segantin – di Felipe e Jachira che vivono in un paesino nello Yucatan. Hanno costruito una caffetteria facendo lavorare donne che hanno subito violenze di genere.

    Portano avanti progetti di emancipazione femminile, di tutela della Natura, di turismo attento e sostenibile affinché la cultura Maya non venga svenduta. Il Centro America ha un rapporto diverso con il mondo naturale: viene visto come parte naturale di noi stessi. È importante un cambiamento di paradigma culturale prima che economico. Se ciò non avviene è difficile assistere ad una vera e propria svolta”. 

    Tra i partner del progetto c’è anche il Muse di Trento con il quale le tre attiviste, al loro rientro, prepareranno un progetto sul tema della giustizia ambientale rivolto a tutte le scuole italiane.

    Chiediamo all’occidente -conclude Sara- di ascoltare queste voci e di cercare di essere scevri da giudizi e preconcetti. La sfida è colossale ma siamo ancora in tempo per affrontarla. Il cambiamento climatico ci riguarda tutti e solo insieme possiamo uscirne. LEGGI TUTTO