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    Un accordo per decarbonizzare la produzione del cemento

    Decarbonizzare i processi di produzione di cementi e calcestruzzi nell’ottica di una maggiore sostenibilità ambientale e di sostegno alla transizione energetica. È l’impegno preso da Italgas e Buzzi Unicem, che hanno sottoscritto un accordo per lo sviluppo di uno studio di fattibilità relativo alla realizzazione di impianti Power to Gas in combinazione con sistemi di […] LEGGI TUTTO

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    Villette a schiera e superbonus: nuove scadenze e vincoli

    Villette a schiera e riqualificazione energetica. La legge di Bilancio ha messo nero si bianco le nuove scadenze per il Superbonus e i vincoli da rispettare. Come regolarsi in vista di una scadenza così stretta? E cosa fare se il general contractor che aveva garantito tutti i lavori “a costo zero” sparisce da un giorno […] LEGGI TUTTO

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    Fibre naturali e altre soluzioni per l'armadio senza plastica

    L’industria della moda ha un valore cospicuo, oltre 3 miliardi di dollari, il 2% del prodotto interno lordo mondiale e ha avuto una crescita spettacolare negli ultimi decenni, raddoppiando la produzione, e la vendita, tra il 2000 e il 2014. Purtroppo il valore delle merci è precipitato e, secondo McKinsey questo ha fatto sì che ogni capo venga mantenuto nell’armadio la metà del tempo rispetto a quanto accadeva 15 anni fa. Secondo il World Resources Intitute per ogni persona del Pianeta, ogni anno vengono realizzati 20 capi. Le stagioni, una volta due, ovvero primavera estate e autunno inverno, sono salite fino a 100 microstagioni. E calcolando che la maggioranza della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà nelle quali il cambio d’abito è un lusso, ciò significa che per la minoranza è un’attività troppo frequente.Questa nostra corsa ad avere sempre il vestito nuovo in molti casi ha un costo umano: i lavoratori del tessile, principalmente donne che vivono nei Paesi poveri o in aree poco sviluppate, hanno paghe minime e sono costrette a lunghe ore di lavoro. Inoltre ha un alto prezzo ambientale. La moda produce il 10% delle emissioni globali. Una ricerca del Mit ha dimostrato che la classica maglietta di poliestere produce 5,5 chilogrammi di CO2, il 20% in più di una equivalente di cotone. Il settore della moda utilizza poi 93 miliardi di metri cubi d’acqua, ovvero quanto necessario a far fronte ai bisogni di 5 milioni di persone. Ed è anche responsabile del 20% delle acque reflue mondiali e causa del 20% dell’inquinamento dell’acqua industriale.

    Stella McCartney: “Il futuro della moda e del pianeta è vegano”

    dal nostro inviato

    Antonello Guerrera

    03 Novembre 2021

    Il problema principale è però la plastica che affolla i nostri armadi. La moda usa e getta è basata sulle fibre sintetiche, economicissime perché non tengono conto dei costi ambientali dovuti al fatto che sono derivati del petrolio. Se si è sensibili al problema è inutile riciclare le bottiglie dell’acqua e i sacchetti, è necessario intervenire anche sul proprio abbigliamento.

    Riciclare non basta LEGGI TUTTO

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    Non solo lana e cotone: dieci tessuti naturali per vestirsi

    La canapa è la regina dei tessuti, estratta dalla pianta della cannabis sativa, la stessa che produce il Thc. A parità di altre fibre naturali ha una resa di raccolto molto più alta. Produce il 250% in più di fibra tessile rispetto al cotone e il 600 in più del lino. Cresce rapidamente raggiungendo un’altezza di 2-5 metri in soli tre mesi e non attira parassiti. Utilizzata da migliaia di anni, soprattutto in Asia, Medio oriente e Cina, grazie a nuove tecnologie ora è diventata più morbida e brillante. I tessuti di canapa sono più resistenti, assorbenti e duraturi rispetto gli altri. Sono resistenti agli acari, allo sviluppo dei batteri, alla muffa, alle termiti, e addirittura al fuoco. Danno una sensazione di freschezza. Le tarme non riescono ad attaccarli. Sono traspiranti, termoregolatori, anti-microbici, igroscopici. Non si restringono o scolorano e possono essere miscelati con altre fibre.

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    Quarant'anni di clima estremo ci sono costati 72,5 miliardi

    Ondate di calore e di gelo, alluvioni, siccità, frane, innalzamento dei mari, incendi. Sono diversi gli eventi meteorologici estremi che colpiscono, con diversa (ma crescente) intensità e periodicità l’Europa. La European Environment Agency ha calcolato che in quarant’anni l’Italia è stata teatro di 20.735 eventi, che sono costati 72,5 miliardi. La Germania è il Paese che ha subito più danni in termini economici, in totale 107,4 miliardi di euro ma relativamente a un numero di eventi minore (11.110). La Francia, nazione in cui è stato registrato il più grande numero di eventi (23.941), ha subito meno danni economici di quelli inferti all’Italia (67,5 miliardi di euro). 

    I dati indicano anche che l’Italia è il Paese mediterraneo più esposto a rischi. Situazione che ha assunto connotati storici e che si ritrova anche considerando uno spettro di tempo minore.

    Il Global Climate Risk Index 2020 riporta che, durante due decenni (1999 – 2018), gli eventi estremi hanno causato danni all’Italia per 32,9 miliardi di dollari (circa 28,7 miliardi di euro). Restringendo ancora un po’ il campo, secondo il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, dal 2013 al 2020 l’Italia ha speso in media 1,9 miliardi ogni anno per riparare i danni e 330 milioni per opere di prevenzione, un rapporto di 6 a 1.

    Fino a tre mesi in più di ondate di calore. Il clima sconvolgerà le città italiane

    di

    Jaime D’Alessandro

    20 Settembre 2021

    Altri elementi contribuiscono agli effetti nefasti degli eventi estremi di tipo atmosferico e climatico, come il consumo di suolo che amplifica gli effetti delle piogge e la sempre più scarna protezione offerta dall’anticiclone delle Azzorre, capace di offrire una schermatura dalle correnti perturbate, come spiegato dal fisico dell’atmosfera Antonello Pasini del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). 

    A fare difetto per il momento è anche la poca predisposizione dell’Italia alla digitalizzazione. La mappatura intelligente del territorio, come fa notare Zanchini, permette di rilevare le fragilità e intervenire con misure preventive mirate.

    Il clima nel 2021

    Al di là delle graduatorie, analizzando il 2021, sulla scorta dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, gli eventi estremi che hanno interessato l’Italia sono stati 187, praticamente uno ogni due giorni. Sono freschi nella memoria l’ondata di caldo del mese di agosto e i 48,8 gradi di Siracusa o i 496 millimetri di pioggia caduti nel savonese in 6 ore ai primi di ottobre.

    Le immagini

    2021, l’anno estremo del clima

    di

    Luca Fraioli

    27 Dicembre 2021

    Gli eventi estremi non conoscono logica geografica. La Sicilia è stata la regione più martoriata, con 30 eventi estremi nel corso del 2021, seguita dalla Lombardia con 23. Le città che hanno subito i danni più ingenti sono state Roma, Napoli, Catania, Palermo e Milano. LEGGI TUTTO