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    Il ritorno del gatto selvatico in Trentino è la conferma di un habitat resiliente

    È poco più di un’ombra catturata dalle fototrappole del Museo delle scienze di Trento, la coda grossa e caratteristica in primo piano, ma è una splendida prova della ripresa della biodiversità nelle Alpi Orientali. I ricercatori, che dal 2020 hanno avviato il monitoraggio nel Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino, sono cauti: “Servirebbe una conferma genetica”, ma la coda clavata, con punta nera e anelli chiusi e staccati, e la netta linea dorsale che termina all’attaccatura, con peculiari striature a livello della nuca e delle spalle, lasciano pochi dubbi che si tratti di un gatto selvatico (Felis silvestris silvestris). “È un’ottima notizia per la salute e la resilienza di questo ecosistema – dice Marco Salvatori, dottorando di ricerca del Muse e dell’Università di Firenze – ipotizziamo che sia arrivato dal Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, che non sono troppo distanti e dove la presenza di una colonia è accertata”. LEGGI TUTTO

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    “Abbiamo lasciato posto fisso e marketing per piantare alberi dal Cile all'Abruzzo”

    Tutto è iniziato con un seme di avocado, portato a casa dal Cile e messo in un vaso. L’idea ha preso forma quando un amico ha comprato quella piantina per finanziare un nuovo albero in Patagonia. La certezza che la strada fosse quella giusta è arrivata al secondo tutto esaurito in uno schiocco di dita. È in quel momento che Andrea Evangelista e Chiara Riente hanno lasciato i loro contratti a tempo indeterminato in Svizzera e si sono lanciati in un’avventura chiamata Piantando.Abruzzese lui, calabrese lei, Andrea e Chiara non hanno ancora 30 anni. Si sono incontrati al Politecnico di Milano, sono una coppia nella vita da nove anni, lavorano insieme da cinque. Da tre hanno dato vita a un progetto semplice e ambizioso: vendere delle piantine in vaso che finanziano – e testimoniano grazie a un codice univoco – un progetto solidale, che sia quello di riforestare il Cile (o il Veneto), portare pozzi d’acqua in Malawi o mandare spedizioni sanitarie in Perù. LEGGI TUTTO

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    Un edificio coperto di piante permette di risparmiare il 30% di energia

    Il dispendio di energia di un edificio può essere ridotto di oltre il 30%. Uno studio effettuato da esperti dell’Università di Plymouth, è arrivato alla conclusione che è possibile coniugare bellezza e risparmio delle emissioni ricoprendo gli edifici di verde e rendendoli vivi. Il 60% della spesa energetica residenziale viene speso nel riscaldamento. Nell’intenzione di abbassare la produzione di gas serra sarebbe è dunque necessario che anche questo settore si allineasse agli sforzi necessari a raggiungere i limiti imposti dagli Accordi di Parigi. La soluzione proposta dalla nuova ricerca, condotta in collaborazione con Sustainable Earth. potrebbe essere interessante ed è la prima che dimostra scientificamente l’efficienza termale dei muri verdi.

    I giardini verticali vengono ormai realizzati in molte città. Tra i più noti ci sono  quello del centro culturale CaixaForum di Madrid, quello dell’aereoporto di Edmonton in Canada o quello del centro commerciale Il Fiordaliso di Milano, il più grande in Italia.I loro benefici, compresi quelli economici, sono noti. Le piante sono un impianto di condizionamento naturale. Assorbono il 50 per cento della luce e ne riflettono il 30%. E dati precedenti già evidenziavano una spesa inferiore del 33% per il raffrescamento. Le analisi sono state effettuate su un fabbricato degli anni Settanta, comparando le aree sulle quali è stata realizzato il nuovo impianto, con quelle lasciate come erano prima.  

    I dati confermano che le piante svolgono un importante ruolo, rendendo le case più calde in inverno e fresche in estate e in generale migliorano l’isolamento. 

    L’effetto non richiede alti investimenti: viene raggiunto grazie a soluzioni che possono essere facilmente praticate. Le piante vengono trapiantate nelle tasche di un tessuto flessibile, come quello che viene già utilizzato nel giardinaggio verticale, all’interno delle quali viene deposto del terreno fertile. Sono state utilizzate specie resistenti e adattabili come carice, giunco, felci, e arbusti che fioriscono. Il materiale è stato poi appoggiato sulla facciata. 

    Il rendimento è stato monitorato per un periodo di cinque settimane, alla fine del quale il muro ricoperto ha rivelato il 31,4% di riduzione della dispersione di calore. Sono diminuite anche le escursioni tra il giorno e la notte e la temperatura è rimasta più stabile. 

    La vegetazione offre anche altri benefici. Incrementano la biodiversità urbana, forniscono polline per gli insetti impollinatori, favoriscono animali come gli uccelli. Agiscono anche sull’ambiente urbano depurando e filtrando l’aria, riducono l’effetto isola di calore e attenuano la violenza delle piogge intense. Isolano acusticamente, assorbendo il 41% del rumore, con una riduzione di 8 decibel. 

    Soprattutto favoriscono la salute mentale avvicinando alla natura e sono esteticamente piacevoli. Gli uffici che possono contare su questo tipo di sistemazioni riducono lo stress lavorativo migliorando la produttività e fornendo maggiore soddisfazione. Se invece si tratta di un negozio o di un ristorante, la gente passa più volentieri il suo tempo dove trova anche un allestimento vegetale. Infine un edificio verde vede salire il suo valore come proprietà. Una ricerca dell’Università del Michigan ha dimostrato che per ogni dollaro speso in questo tipo di installazioni, se ne guadagnano 109, con una resa più efficiente di qualsiasi altra miglioria. LEGGI TUTTO

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    Albero di Natale, ecco perché scegliere quello “vero” e come prendersene cura

    Un albero artificiale alto 2 metri ha un’impronta di carbonio pari a circa 40 kg di emissioni di CO2eq, ovvero 10 volte superiore a quella di un vero albero, che a fine vita può produrre energia o addirittura essere ripiantato. La stima di Pefc Italia, l’ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale, suggerisce di scegliere una pianta al posto dell’ormai altrettanto tradizionale abete in plastica, destinato prima o poi alla discarica e a finire poi disperso nell’ambiente, dove impiegherà più di 200 anni per degradarsi.

    Noi e l’ambiente

    Albero vero o finto? Addobbi, ecco le scelte giuste per un Natale sostenibile

    di

    Flavia Carlorecchio

    01 Dicembre 2021

    Tuttavia, scegliere un abete, – cioè una pianta che respira (anche quando recisa), assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno e olii essenziali che purificano l’aria in casa – vuol dire prendersene cura, almeno finché non tornerà ad essere materiale organico. Ma andiamo per piccoli passi, dall’acquisto fino al riciclo.

    Come scegliere l’albero e dove acquistarlo

    L’albero “vero” si trova nei vivai specializzati – in alcuni anche a noleggio – e il prezzo varia in media dai 20 euro ai 65 euro. Anche per questo, ricorda il Pefc, sia se coltivato in vivaio, sia se proveniente da attività di gestione sostenibile delle foreste, l’acquisto consente di sostenere aziende agricole che impiegano centinaia di persone in aree montane, creando una relazione positiva fra città e montagna.Gli alberi provenienti dai vivai sono il 90% di quelli che si trovano sul mercato nel periodo natalizio, mentre il restante 10% – secondo Coldiretti – (i cosiddetti cimali o punte di abete o giovani piante destinate al taglio), deriva da normali pratiche di gestione forestale di diradamento, indispensabili per far sviluppare meglio le foreste, da tagli di piante lungo strade o linee elettriche o da interventi di pulizia dopo eventi meteorici estremi, come accadde ad esempio nell’ottobre 2018 con la tempesta di vento Vaia in Veneto e in Trentino Alto Adige.

    Leggere l’etichetta

    Più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato l’albero, minore sarà l’impatto sull’ambiente per il trasporto. Anche per questo Pefc italia ricorda di leggere sempre l’etichetta: il tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale dovrebbe riportare la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età dell’albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni agli abeti autoctoni). LEGGI TUTTO

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    Sinergy Flow, la batteria low cost del Politecnico di Milano vince il Premio per l'Innovazione

    Vince la batteria a basso costo ed alta efficienza della milanese Sinergy Flow. A lei va il premio Premio Nazionale per l’Innovazione (Pni) 2021, riconoscimento istituito nel 2003 dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition – PNICube, per diffondere la cultura d’impresa nel sistema della ricerca. 

    La batteria di Sinergy Flow è a celle di flusso basata su materiali poco costosi in pieno rispetto dell’economia circolare. Usa infatti fra le altre cose i sottoprodotti dell’industria petrolchimica ricchi di zolfo tanto da arrivare ad un costo che è di trenata volte inferiore rispetto alle soluzioni sul mercato.

    Alessandra Accogli  LEGGI TUTTO

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    Il degrado del suolo ci costa 50 miliardi all'anno

    Il suolo è la pelle del Pianeta e senza una pelle in salute l’organismo ha meno difese. La Giornata mondiale del suolo, lanciata da Global Soil Partnership (costola della Fao nata nel 2012 per promuovere un’azione collettiva globale sul tema) ha appunto lo scopo di richiamare l’attenzione sull’importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno. Le azioni che portano a un degrado del suolo in Europa sono in aumento, come si legge nell’ultimo rapporto dell’European Environment Agency, nel quale si sottolinea che “il suolo è una risorsa finita e non rinnovabile, perché la sua rigenerazione richiede più tempo di una vita umana”. 

    I dati diffusi in questi giorni da Re Soil Foundation, nata nel 2020 e promossa da Università di Bologna, Coldiretti, Novamont e Politecnico di Torino, indicano che il 60-70% dei suoli nell’Unione Europea presenta qualche forma di degrado. “In Europa abbiamo 2,8 milioni di siti contaminati, il 65-75% dei suoli agricoli ha un apporto di nutrienti a livelli tali che rischiano l’eutrofizzazione e incidono sulla biodiversità. Il 25% dei terreni nell’Europa meridionale, centrale e orientale è a rischio alto o molto alto di desertificazione. Si stima che i costi associati al degrado del suolo nell’Unione superino i 50 miliardi di euro all’anno”, dice la Fondazione.

    L’importanza di un suolo sano

    Un suolo sano non significa soltanto cibo per tutti: decomposizione della sostanza organica, conservazione e depurazione dell’acqua e regolazione del bilancio idrologico, sequestro di CO2, preservazione della biodiversità (i soli microrganismi possono arrivare ad oltre un miliardo in un solo grammo di suolo), essere fonte di materie prime essenziali come argille, sabbie, ghiaie sono soltanto alcuni dei servizi offerti dal suolo. Eppure, sottolinea sempre l’Eea, la mancanza di una legislazione specifica sul suolo in Europa contribuisce al suo degrado nel Continente, nonostante nel nuovo European Green Deal il rispetto del suolo sia elemento chiave per avviare una transizione verde e inclusiva.

    © Fondazione Re Soil  LEGGI TUTTO