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    Le strutture artificiali si mangiano 5km di costa italiana all'anno

    Negli ultimi 20 anni le nostre coste sono state ridotte da nuove strutture artificiali che si sono mangiate 5km di territorio all’anno. In pratica, in due decadi in Italia è scomparso l’equivalente di un tratto di costa come quello di Fregene, nel Lazio. Questa ed altre cifre allarmanti sul consumo di suolo costiero sono contenute […] LEGGI TUTTO

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    La rivoluzione femminile delle produttrici di caffè del Guatemala

    Bere un caffè è un gesto quotidiano e universale. Coltivare caffè, invece, oggi non è altrettanto semplice. Il cambiamento climatico, la deforestazione e la crisi dei prezzi delle materie prime mettono a rischio l’industria del caffè globale, costringendo chi lo produce a piccole e grandi rivoluzioni. Proprio per questo motivo è arrivata a Torino Dora Estela Mirón Campos, operatrice sociale guatemalteca e coordinatrice di Verdad y Vida, onlus che sostiene più di 180 donne nella produzione locale e sostenibile di caffè nell’area di San Cristóbal, a pochi chilometri da Città del Guatemala, capitale del Paese. “La nostra associazione vuole ridare dignità e lavoro alle donne vittime delle violenze e della guerra civile che ha colpito negli scorsi decenni il nostro Guatemala – spiega Mirón Campos. – Io per prima sono una vedova di guerra: mio marito è stato rapito e poi ucciso per le sue idee politiche”.  Mirón Campos, come tutte le donne di Verdad y Vida, fa parte di una comunità indigena, quella del popolo Poq’omchi, discendenti dei Maya: fino a pochi anni fa i Poq’omchi erano lasciati ai margini della società, vittime di sfruttamento e diseguaglianze. Buona parte della popolazione, a causa dei conflitti, è donna: gli uomini sono desaparecidos o morti. Proprio grazie al caffè, però, il loro tessuto sociale si sta riallacciando e le loro ferite cicatrizzando. “Qualche anno fa eravamo solo in grado di vendere il caffè crudo ai grossisti che ci pagavano pochissimo. Molte coltivatrici erano analfabete, e non avevano le conoscenze né gli strumenti per lavorare i chicchi una volta raccolti. Ora abbiamo fatto rete e tutto è cambiato, il margine di guadagno è cresciuto molto: possiamo redistribuire il denaro nella comunità e allargare i nostri progetti”. La onlus Verdad y Vida è supportata dalla Fondazione Lavazza, che da anni investe nelle comunità locali produttrici di caffè seguendo gli obiettivi di sviluppo pianificati per il 2030 dalle Nazioni Unite. Lavazza – seguendo l’obiettivo numero 5 sulla gender equality – ha offerto formazione, supporto, strumenti per tutta la catena produttiva, così da garantire alle donne del Guatemala la possibilità di vendere direttamente il loro prodotto già lavorato. Lo spiega Giuseppe Lavazza: “Il nostro obiettivo è rendere sostenibile la produzione del nostro caffè, e mantenere la qualità e la varietà delle colture. Per farlo, abbiamo bisogno di comunità vivaci e indipendenti, capaci di abbracciare tradizioni ma anche modernità. Il caffè è come il genere umano: abbraccia il Pianeta ed è ricco di diversità. Questa diversità va protetta”.  LEGGI TUTTO

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    Reddito energetico: come richiedere il contributo per pannelli solari e minieolico

    Non solo incentivi fiscali per le energie rinnovabili, ma anche contributi locali a fondo perduto con la formula del reddito energetico. Prima opportunità quella offerta dalla Regione Puglia, con un bando che si apre oggi, mercoledì 25 maggio, e sostiene l’installazione di pannelli solari e sistemi di accumulo, minieolico e solare termico. A disposizione un fondo di 6,8 milioni di euro. Il bando finanzia sia gli impianti privati per le famiglie a basso reddito, sia quelli condominiali.

    Chi può chiedere il finanziamento

    La richiesta può essere presentata esclusivamente per le nuove installazioni. I contributi sono a disposizione di:

    proprietari di villette e immobili unifamiliari;
    proprietari di appartamenti in condominio, con la possibilità di installazione sulle parti di proprietà individuale, sul lastrico solare, o su ogni altra superficie comune;
    condomini.

    È necessario avere la residenza anagrafica nell’immobile in cui sarà realizzato l’impianto e  un ISEE corrente non superiore a 20.000 euro.

    Una quota massima del 20% del contributo può essere utilizzata anche per l’acquisto e l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria da abbinare comunque ad uno degli impianti di produzione di energia elettrica. Nel caso in cui siano previsti sistemi di accumulo il contributo massimo per l’acquisto sale a 8.500 euro.

    Il fisco verde

    Il fotovoltaico in condominio con il bonus fa anche guadagnare

    di

    Antonella Donati

    27 Aprile 2022

    La taglia degli impianti

    Gli impianti fotovoltaici da installare devono avere di potenza non inferiore a 1,8 kW  e non superiore alla potenza impegnata dall’utenza a cui l’impianto di produzione viene connesso. La produzione comunque dovrà risultare non inferiore a 1.200 kWh/kW in quanto il surplus energetico prodotto servirà ad alimentare la misura, e quindi ad assegnare le risorse ad altri beneficiari. Il finanziamento a fondo perduto non è  cumulabile con altre eventuali agevolazioni comunitarie, statali o regionali in materia di energia, né con il Superbonus o altri bonus fiscali.

    Le domande

    La domanda di iscrizione dovrà essere compilata utilizzando la piattaforma telematica che sarà resa disponibile a partire dal 25 maggio al 22 agosto nella Sezione tematica Politiche Energetiche della Regione Puglia. Per la partecipazione al bando occorrono lo Spid o la carta d’identità elettronica (CIE), e un indirizzo di posta elettronica ordinaria.

    I vantaggi dell’autoconsumo

    L’apertura del bando viene vista con favore da parte delle imprese locali. “Il reddito energetico finalizzato all’autoconsumo potrà assicurare una spinta ulteriore al fotovoltaico, favorendo anche l’occupazione e l’economia regionale” sottolinea infatti Vito Zongoli, Managing Director di SENEC Italia, azienda leader nel settore del fotovoltaico ad uso residenziale che ha sede proprio a Bari. “La Puglia, in particolare, nel 2021 ha rappresentato il 18% del nostro fatturato, quando nel 2020 non arrivava neanche all’1%. Tra i nostri obiettivi c’è proprio quello di consolidare il ruolo della Puglia nel fotovoltaico lungo tutta la filiera, tanto che stiamo partecipando al bando del Pnrr per ottenere finanziamenti e avviare stabilimenti di produzione nella regione”.  Nel 2021 il Superbonus d’altra parte ha dato un notevole impulso al fotovoltaico in ambito residenziale in tutta Italia, Puglia compresa, e questo potrà ulteriormente proseguire.

    Il fisco verde

    Il minieolico sul tetto o nel giardino dimezza la bolletta dell’elettricità (e si compra col bonus)

    di

    Antonella Donati

    20 Aprile 2022

    Dal Rapporto GSE (Gestore Servizi Energetici) pubblicato nel giugno 2021, emerge infatti come la Regione Puglia fornisce il contributo maggiore al totale nazionale (13,4% pari a 2.900 MW), seguita dalla Lombardia (11,7%) e dall’Emilia Romagna (10,0%). In Puglia si osserva anche la dimensione media degli impianti più elevata (53,4 kW). LEGGI TUTTO

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    A Davos l'ambiente in primo piano: l'economia non può più trascurare la crisi climatica

    La questione climatica, insieme al conflitto e alla ripresa post Covid, al centro della visione economica del futuro. Più di un terzo dei 270 panel in corso al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, che proseguirà fino a giovedì, sono dedicati al tema dell’emergenza clima nel tentativo di fornire delle risposte a quella domanda che Greta Thunberg pose due anni fa davanti ai potenti del Forum: “Cosa direte ai vostri figli, come gli spiegherete di averli lasciati consapevolmente di fronte a un tale caos climatico? Che avete deciso di rinunciare all’idea di garantirgli una vita futura senza nemmeno provarci?”. Gli effetti della crisi del clima, dalle ondate di calore all’aumento delle temperature, dalla siccità alla crisi della agricoltura, così come l’impatto su biodiversità e società, non possono più essere scollegati dalla questione economica. Motivo per cui nel primo forum in persona dopo due anni di pandemia il tema del cambiamento climatico sarà fra quelli “chiave”: a testimoniarlo la presenza a Davos dell’inviato Usa per il clima John Kerry, dell’attivista climatica ugandese Vanessa Nakate e di Alok Sharma, presidente della Cop26.

    Esg, finanziamenti e transizione energetica al centro

    Proprio a partire dalle promesse della Conferenza sul clima di Glasgow, come i 100 miliardi all’anno di finanziamenti da parte dei Paesi più ricchi ai meno sviluppati per poter sostenere politiche di adattamento e mitigazione al clima, riprenderanno i ragionamenti necessari in chiave di “ingiustizia climatica” e di fondi necessari per una transizione ecologica globale, sempre più incentrata sulle rinnovabili.Tra i temi previsti nei panel di confronto tra gli oltre 50 capi di Stato ed economisti di tutto il mondo anche la questione dell’eco-ansia che riguarda il “futuro rubato” ai giovani come disse Greta, ma soprattutto la discussione sulle mosse necessarie per migliorare l’accessibilità energetica e alimentare, così come l’idea di trovare uno scopo comune e condiviso per invertire la rotta che ci sta portando a oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Cruciale sarà anche il dibattito sul sistema degli Esg (Environmental, Social and Governance), i tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento e di una azienda, per capire se la rendicontazione della sostenibilità e la trasparenza potranno davvero portare nel tempo a un abbassamento delle emissioni da parte dell’industria. Chiaramente, in parallelo con la questione dell’invasione russa in Ucraina e dell’aumento dei prezzi in agricoltura, fondamentale sarà il confronto su come arrivare alla decarbonizzazione e a liberarsi dalla dipendenza delle fonti fossili puntano su solare, fotovoltaico, idrogeno e nuove tecnologie per arrivare al 2050 a emissioni zero in molti Paesi.

    “No alla guerra come scusa per investimenti nel fossile”

    A Davos tra i primi ad affrontare il tema della sfida dei cambiamenti climatici in connessione con il conflitto e la crisi energetica, è stato il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, che ha ricordato come “alcune persone potrebbero usare l’invasione dell’Ucraina come scusa per gli investimenti in combustibili fossili. Ciò chiuderà per sempre la porta per raggiungere i nostri obiettivi climatici”.Parole che ricordano le scritte e i cartelli con cui un gruppo di attivisti, in apertura del forum, ha protestato affinché anche questa edizione del Wef non resti solo un consesso di buone intenzioni ma apra davvero la strada ad azioni concrete contro il global warming. Per discutere dello stesso tema – quello della sfida energetica e climatica – l’Italia sarà presente a Davos con quattro ministri, Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibile) e Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale). Sulla base del motto di questa edizione, “Working Together, Restoring Trust (lavorare insieme, ripristinare la fiducia)”, Gim Huay Neo, direttore del Centro per la natura e il clima del World Economic Forum, ha spiegato come “che ci piaccia o no, siamo tutti legati insieme nella costruzione e nella protezione del futuro del nostro mondo. Dobbiamo promuovere un senso di responsabilità collettiva e rafforzare la determinazione tra i leader globali nell’affrontare la crisi climatica”. Per riuscirci, chiude, sarà dunque decisivo “promuovere l’ambizione climatica e finanziamenti, costruire un’economia positiva per la natura, pensare a una rigenerazione dei sistemi alimentari, oceanici e idrici e infine migliorare la gestione delle risorse e prevenire l’inquinamento”. LEGGI TUTTO

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    A frenarci nel passare all'auto elettrica è il pregiudizio

    Come esseri umani – non c’è nulla di male – siamo pieni di pregiudizi, o bias, come li chiama la scienza, che influenzano le nostre scelte. In qualche caso, però, anche l’ambiente e il clima potrebbero risentirne. Uno studio condotto dall’Università di Ginevra ha infatti mostrato che la nostra resistenza all’acquisto di automobili elettriche è legata in buona parte ad un’errata convinzione, dunque a un bias cognitivo, per cui riteniamo che le prestazioni della batteria non possano assicurarci la percorrenza che ci serve. E, nonostante diverse agevolazioni, ancora oggi il numero di queste auto rimane molto basso, anche a fronte dei benefici per la riduzione delle emissioni di gas serra. I risultati della ricerca sono pubblicati su Nature Energy.

    L’evento

    Quanto è verde l’auto elettrica? Fino a 29 volte di più: lo studio

    di

    Vincenzo Borgomeo

    22 Aprile 2022

    Siamo indietro

    I veicoli a combustione interna, che si basano su carburanti quali benzina, gasolio, metano e Gpl, sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra. L’elettrificazione dei mezzi di trasporto è uno dei pilastri alla base della transizione ecologica. Per rientrare negli obiettivi fissati per il 2030, dovremmo arrivare a una diffusione dei veicoli elettrici del 12%, mentre oggi siamo fermi all’1%. Tuttavia, ci sono state e ci sono varie iniziative per facilitare il passaggio, da agevolazioni sui costi a incentivi fiscali fino a una maggiore concentrazione dei punti in cui ricaricare automobili e altri mezzi.

    Viaggi senza interruzioni

    In questa cornice, i ricercatori di Ginevra hanno voluto comprendere le motivazioni alla base del rifiuto. Per farlo hanno intervistato, tramite questionari online, più di 2mila proprietari di automobili, di varie età e con reddito differente, in Germania e negli Stati Uniti, nel periodo compreso da luglio 2020 a gennaio 2021. Gli autori chiedevano ai partecipanti se a loro avviso un’autovettura completamente elettrica (non ibrida) era in grado di garantire tutti gli spostamenti e i viaggi durante l’arco di un anno – dove nei viaggi si intende andata o ritorno senza doversi fermare per ricaricare la batteria. Successivamente si domandava la loro propensione o l’intenzione di acquistare un’auto elettrica.

    Un “errore” pari al 30%

    Il risultato? Le barriere sono psicologiche più che tecnologiche o economiche: molti partecipanti segnalavano una quota superiore, rispetto a quella effettiva, di viaggi non coperti da questi veicoli. “Abbiamo rilevato – commenta il coautore Thomas Bosch – che i partecipanti sottostimavano in maniera sistematica la compatibilità delle capacità delle batterie elettriche disponibili attualmente sul mercato con i loro reali bisogni”. Questa sottovalutazione era sostanziale, dato che stimata pari circa al 30%. In pratica il guidatore è erroneamente convinto nel 30% di casi in più, rispetto a quelli reali, che le sue esigenze di spostamento e di viaggio, durante l’arco di un anno, non possano essere coperte da un’automobile elettrica. Nella realtà le automobili elettriche esistenti rispondono molto spesso – quelle con più autonomia quasi sempre, almeno nel campione analizzato – ai bisogni del consumatore.

    Tutorial

    I segreti dell’auto elettrica e 10 consigli per allungare la vita alla batteria

    di

    Vincenzo Borgomeo

    16 Aprile 2022

    Informare correttamente

    Ma c’è una buona notizia: possiamo fare qualcosa. Oltre ad aumentare il numero di stazioni di ricarica e la dimensione delle batterie, come già sta avvenendo, è importante informare i cittadini sulle reali performance dei veicoli elettrici, correggendo eventuali bias cognitivi. Nello studio, infatti, questo tipo di intervento è risultato efficace nel diminuire la diffidenza verso il cambiamento. Gli autori segnalano che la resistenza era sicuramente minore per chi traeva un vantaggio economico maggiore nel passaggio. In generale la ricerca dimostra che è importante tenere in considerazione anche i fattori psicologici che guidano i nostri comportamenti,  quando si tratta di politiche e scelte che riguardano la collettività e che possono avere un impatto sull’ambiente e sulla salute di tutti. LEGGI TUTTO

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    L'imprenditrice Daniela Ducato è la nuova presidente del Wwf in Italia

    Dopo i riconoscimenti come Cavaliere della Repubblica e gli apprezzamenti internazionali per le sue molteplici attività e la sua visione rivoluzionaria di edilizia sostenibile con la fondazione di Edizero, l’imprenditrice Daniela Ducato è stata eletta presidente del Wwf Italia. 

    Ducato, è stata eletta alla presidenza dal nuovo Consiglio Nazionale dell’associazione in virtù delle sue indubbie capacità e per i numerosi consensi raccolti dai soci di tutta Italia. Il presidente Mattarella l’aveva insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica proprio per meriti ambientali e la fondatrice a Guspini, in Sardegna, di Edizero Architecture for Peace ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale tra cui quello di miglior innovatrice europea nel settore eco-friendly, il riconoscimento di miglior innovatrice italiana dalla rivista americana Fortune ed è conosciuta a livello internazionale per le sue visioni innovative che ha saputo trasformare in azioni concrete, collaborando con aziende virtuose di tutto il Paese impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale.

    Daniela Ducato, la prima dei #GreenHeroes

    alessandro Gassmann

    01 Febbraio 2019

    Del nuovo Consiglio Nazionale, insieme a Daniela Ducato, fanno parte Mario Attalla, Donatella Bianchi, Simona Castaldi, Luciano Di Tizio, Alessandro Giadrossi, Silvio Greco, Carla Liuni, Paolo Lombardi e Silvio Ursini. Nella prima riunione Luciano Di Tizio, giornalista, naturalista e storico attivista del Wwf, è stato eletto vicepresidente.

    «Sono grata ai soci del WWF di tutta Italia e a Donatella Bianchi dalla quale prendo il testimone di una associazione forte e capace di dialogare costruttivamente con il governo e le istituzioni. Sono felice di poter contare sulla sua competenza e il suo impegno nel Consiglio Nazionale della nostra associazione», dichiara Daniela Ducato, che sarà tra gli ospiti del Festival di Green&Blue a Milano il 5 e 6 giugno prossimi, e aggiunge: «Oggi più che mai dobbiamo costruire alleanze e cercare soluzioni innovative che mettano assieme società civile, imprese e mondo della ricerca. Ho accettato questo incarico sapendo di poter contare su una squadra straordinaria formata da figure eccellenti, di alta competenza. Come presidente del Wwf Italia voglio dare continuità all’eccellente lavoro che è stato fatto da Donatella Bianchi. Dobbiamo unire, creare sinergie coniugando sociale e ambientale. Una direzione che sto già perseguendo come presidente di Fondazione territorio Italia attraverso le innovazioni nella green conservation dei beni culturali e la formazione con i green jobs destinati alle persone fragili».

    L’iniziativa

    Le prime 101 aziende eroiche che hanno già cambiato tutto

    11 Marzo 2022

    Daniela Ducato riceve il testimone da Donatella Bianchi, presidente dell’Associazione per otto anni: «Quelli trascorsi alla guida del Wwf Italia sono stati anni entusiasmati in cui sono avvenuti grandi cambiamenti. Dall’enciclica Laudato, passando dal varo dell’Agenda 2030 fino al traguardo che ha portato parole come ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali tra i principi fondamentali della nostra Costituzione ci sono stati momenti epocali. In questi anni ho imparato che la nostra vita non può prescindere dall’equilibrio dei sistemi naturali e che quello in natura è il migliore investimento che possiamo fare. Sono sempre più convinta che la società civile debba orientare le scelte ed essere determinate nel chiedere con forza trattati internazionali vincolanti per arginare le grandi emergenze che caratterizzano il nostro tempo e che sono intimamente connesse alla salute dell’ambiente. Nelle mani capaci di Daniela – a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro – lascio un’associazione in salute che il Consiglio Nazionale che ho avuto l’onore di presiedere ha rilanciato seguendo la strada del rinnovamento e dell’innovazione, nella convinzione che la nostra associazione sarà determinante per difendere la salute della natura da cui dipende anche la nostra salute».

    In Sardegna nasce l’architettura di pace con zero petrolio e zero acqua

    Marco Tedeschi

    30 Maggio 2016

    “I nuovi vertici si insediano in un momento cruciale, sia a livello nazionale che globale, per il nostro futuro, in cui è sempre più urgente dare risposte concrete alle grandi emergenze ambientali della nostra epoca, a cominciare dal cambiamento climatico e dalla crisi di biodiversità. – si legge nel comunicato del Wwf – È un momento di grande impegno per il Wwf che ha appena lanciato una petizione per la creazione di un Garante per la Natura e che è alla vigilia della partenza della campagna #Generazionemare che mobiliterà volontari e società civile nelle grandi sfide per difendere il nostro capitale blu”.  LEGGI TUTTO

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    Climate Change Italia, le vostre foto in mostra al Festival

    L’Italia a secco e il paesaggio che cambia, i volti di chi ogni giorno si spende per difendere l’ambiente e lottare contro il riscaldamento globale, gli effetti del cambiamento climatico e le soluzioni più innovative per fare fronte alla crisi, l’industria di un tempo e le tecnologie che oggi ci permettono di guardare al futuro.  […] LEGGI TUTTO

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    Energia, alle città di domani servirà un mix di fonti sostenibili

    “Siamo in una fase di sperimentazione. La possibilità di realizzare una comunità energetica sostenibile permetterà ai comuni di connettersi”. Michelangelo Giansiracusa, sindaco di Ferla (Siracusa), è stato tra gli amministratori presenti a City Vision Talk Energia, tenuto a Venezia il 20 maggio. Oltre alle voci dei provider, che hanno spiegato quanto il loro ruolo sia evoluto nel tempo, la presenza dei sindaci in Laguna ha dato una fotografia di quel che avviene sul territorio, con progetti concreti e attuabili per contrastare sia la crisi climatica, sia quella energetica. “Di recente – ha aggiunto Giansiracusa – abbiamo ricevuto il riconoscimento della nostra comunità. Ma, in Italia, ancora nessuno ha ricevuto gli incentivi. L’occasione di City Vision è utile anche per chiedere una semplificazione”.

    I panel dell’evento organizzato da Blum. Business as a medium e Padova Hall (il prossimo appuntamento di City Vision è in calendario il 9 giugno a Ivrea) hanno riunito buona parte degli attori coinvolti nella transizione green. Dalle aziende alle università, infatti, è fondamentale comprendere il ruolo attivo che ciascuno gioca per accompagnare il paese verso un nuovo modello di sviluppo e di città intelligente. “Pesaro è da anni un comune che investe sulla sostenibilità”, ha premesso il sindaco della città marchigiana, Matteo Ricci. Se si guarda, per esempio, alla Bicipolitana – una rete di ciclabili realizzata sul modello della metropolitana di Londra, con colori ben distinti in base alle direzioni delle piste – la città è diventata un modello a livello nazionale. Per quanto riguarda la transizione energetica, Ricci ha portato a City Vision un altro caso concreto di Pesaro. “C’era un’area in disuso, con vecchi capannoni e presenza di amianto. Abbiamo deciso di realizzare lì una nuova scuola, che fosse la più efficiente e innovativa possibile”. LEGGI TUTTO