consigliato per te

  • in

    Ecco il Patto per la scuola: concorsi semplificati ogni anno, 80 mila precari subito stabilizzati

    ROMA – Ecco il Patto per la scuola, a cui il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha voluto dare un’accelerazione nella notte inviando un documento di cinque pagine e mezzo, che Repubblica ha visionato, in cui si tratteggia la scuola a partire da settembre, si indica come dovranno essere i prossimi concorsi, ordinari e straordinari, ci […] LEGGI TUTTO

  • in

    Arrivano le risorse per togliere i seggi elettorali dalle scuole

    ROMA – Ci sono i primi due milioni per liberare le scuole italiane dalle elezioni politiche, nazionali, amministrative, europee. La pandemia ha allargato anche qesto problema: in due stagioni in cui gli istituti scolastici sono stati spesso chiusi ai naturali fruitori, i docenti e gli studenti, diventa ancora più stridente l’obbligo di prestare gli stessi […] LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, Bianchi: tra 10 anni un milione e 400mila studenti in meno. “Ma abbiamo bisogno di più insegnanti”

    Aumentare il tempo scuola. E’ uno dei passaggi affrontati, nella sua relazione alla Camera, dal ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi. E per questo occorrono più docenti. “Il  Mef ci ha confermato l’organico dello scorso anno, ma ci ha anche dato qualcosa in più per il sostegno e il potenziamento” nonostante, ricorda il ministro, nei prossimi dieci anni avremo tra i banchi un milione e 400mila ragazzi in meno. Ma “occorre ridefinire la numerosità delle classi e il dimensionamento istituti, per questo abbiamo bisogno di più insegnanti e più dirigenti”.

    Altro punto, la riforma di Viale Trastevere. “Il ministero così come è oggi, non è più in grado di organizzare la specificità e la complessità dei compiti – dice Bianchi –  Stiamo ampliando l’età dell’educazione dai zero anni ai 6, ma a che dopo i 18 con la formazione post-diploma e continua: serve un dipartimento che si occupi di formazione tecnica superiore, dobbiamo mettere mano all’organizzazione del ministero e degli organi decentrati”. L’obiettivo è creare un dipartimento che si occupi di formazione tenica superiore e di formazione permanente. “Poi vanno rafforzate le strutture del sistema scolastico: il Piano di ripresa e resilienza ci aiuta moltissimo basta pensare agli investimenti per la fascia dei più piccoli”, ha aggiunto.

    Il ministro presenta le linee programmatiche del suo mandato alle Commissioni congiunte Istruzione del Senato e Cultura della Camera. Altro tema, quello più caldo in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico: i docenti precari. Bianchi parla di reclutamento e del “transitorio”, ovvero “come recuperare coloro che hanno accumulato esperienza e che hanno bisogno di stabilità: su quasi 700 mila posti comuni, abbiamo oltre 200mila docenti a tempo determinato con situazioni diverse. La cosa sbagliata e trattarli tutti allo stesso modo, sono persone con titoli e esperienze diverse. Stiamo ragionando col Mef per capire come riconoscere titoli e merito diversi e permettere di far confluire queste persone all’interno di una visione stabile per far partire la macchina di una assunzione regolare e continua”.

    I passaggi della relazione sul reclutamento e le carriere dei docenti in realtà non vengono affrontati nei dettagli nella relazione. “Bisogna programmare le uscite degli insegnanti – spiega il ministro – con l’Inps siamo riusciti ad avere per tempo le previsioni di uscita di quest’anno e dei prossimi 10 anni e ci vuole anno per anno la possibilità di reclutamento che tenga conto delle uscite per garantire continuità e stabilità nei processi di reclutamento. Inoltre la professione del docente va riconosciuta anche in termini salariali, servono carriere più articolate per i docenti e tutto il personale delle scuole”.

    Alla voce diritto allo studio il ministro Bianchi riprende il tema della dispersione scolastica, “che non riguarda solo chi non ha raggiunto un titolo di studio, ma chi lo raggiunge senza avere competenze adeguate”. Il riferimento è al Piano estate, con le risorse: 150 milioni che saranno distribuiti alle scuole, 320 milioni di fondi Pon e 40 milioni sul contrasto alla povertà educativa. “La nostra idea è di una scuola più aperta, ma anche più interattiva con il territorio”.

    A scuola in luglio e agosto: ecco il piano dell’estate. Finanziato con 510 milioni

    di

    Ilaria Venturi

    27 Aprile 2021

    “Ci siamo presi l’impegno di darci un tempo per recuperare il principale vulnus del nostro sistema: non dare uguali opportunità ai nostri ragazzi – insiste Bianchi – Il recupero delle diseguaglianze, dispersione, della povertà educativa segnano in modo negativo il nostro cammino del crescere. Il recupero di questi punti ci può portare a superare la lunga stagnazione in cui è il nostro Paese da troppo tempo”.

    “Investire in istruzione vuole dire aumentare il numero di coloro che sono in grado di partecipare alla crescita del Paese – è altro passaggio della relazione – Abbiamo bisogno di aumentare il livello di produttività e aumentare il numero di coloro che dispongono delle competenze necessarie per concorrere allo sviluppo del Paese. In questo momento non basta l’apprendimento continuo e diffuso ma occorre dare una accelerata’. La scuola motore del Paese non è solo una dichiarazione ovvia ma un piano di intervento che si muove sulla linea delle persone e un asse dell’organizzazione, col superamento della gabbia del Novecento”.

    Bianchi si spende molto sugli istituti tecnici superiori – finanziati nel Pnrr – quei percorsi post diploma paralleli all’università: “Stanno saldamente dentro al sistema nazionale di istruzione, va pensato per loro un rafforzamento delle fondazioni che li gestiscono e dove devono essere coinvolti almeno un’università e un ente locale”. Sulla cultura tecnica, suo cavallo di battaglia già di quando era assessore in Emilia-Romagna, il ministro precisa: “Mettere l’enfasi sulla formazione tecnica non vuol dire sminuire il patrimonio dell’istruzione classica e scientifica, ma ampliarlo, dotare i ragazzi di strumenti di comprensione di un mondo complesso e mutevole. L’obiettivo non è avere più capacità di far di conto, ma di astrazione e sperimentazione. Non voglio distruggere il liceo classico, voglio potenziare tutto il sistema educativo dando a ciascuno percorsi di uguale dignità”.

    Sull’orientamento, dice Bianchi, “dobbiamo fare di più, va riformato: legare di più i diversi cicli e ordini per permettere ai ragazzi di fare scelte consapevoli, ma nel tempo. Non dire: finisco la terza media e vediamo cosa faccio. Queste cose si preparano nel tempo e dando ai ragazzi una varietà di opzioni possibili. Se si finisce la scuola superiore si può avere un percorso universitario; un Its con eguali dignità e forza; un percorso di esperienza all’estero; un percorso di apprendistato in cui imparare cose che poi si mettono a frutto; un percorso di volontariato. Ma devono essere tutte opzioni possibili e presentate e maturate per tempo. L’orientamento vuol dire non lasciare le famiglie e i ragazzi soli in una scelta che poi determinerà la loro vita”, conclude il ministro. LEGGI TUTTO

  • in

    Ripartono i viaggi Intercultura, 1.600 studenti in 50 Paesi del mondo

    ROMA – Ripartono i viaggi di Intercultura, e con loro ripartono tutte le organizzazioni che consentono ai ragazzi del mondo di fare un’esperienza di vita – che ti cambia la vita – nel resto del mondo. Sono 1.600 gli studenti italiani che da questa estate affronteranno un soggiorno per tre, sei, dodici mesi immergendosi in un ambiente sconosciuto dove frequentano scuole che insegnano materie diverse in una lingua non tua. I ragazzi partenti da giugno prossimo sono il triplo rispetto all’anno scolastico 2020-2021, erano stati poco più di 500, e le destinazioni sono cinquanta contro le trenta precedenti. I segni della riapertura del mondo sono chiari, così come quelli della resistenza alla crisi Covid del “viaggio-esperienza”.

    Al concorso per studiare all’estero hanno patecipato in cinquemila, adolescenti tra i 16 e i 17 anni. Solo il 32 per cento è risultato vincitore e ha iniziato un percorso di formazione e acclimatamento a distanza alla nuova esperienza, che sia da consumare a Londra, che sia nell’Ontario canadese. Di questi milleseicento, il 70 per cento ha potuto ususfruire di una borsa di studio messa a disposizione dai numerosi partner di Intercultura o da aziende consorziate con l’associazione che in Italia vive dal 1955, ma affonda le sue radici nei volontari dell’American ambulance chiamati sui campi di battaglia francesi della Prima Guerra mondiale.

    Andrea Franzoi, segretario generale di Intercultura, commenta: “Il nostro progetto educativo non si limita a inviare giovani a studiare in un altro Paese, ma si propone di accompagnarli in un percorso di crescita mirato a sviluppare le competenze necessarie per comprendere la realtà complessa del mondo di oggi. Una ricerca di Human Foundation sul “social return on investment” di Intercultura ha calcolato che ogni euro investito nelle nostre attività genera un beneficio di tre euro. E questo risultato non impatta soltanto sui singoli studenti partecipanti, ma sull’intera società italiana. Le competenze interculturali di questa esperienza daranno ai ragazzi partecipanti una marcia in più per il prosieguo della loro vita”.

    Tutte le partenze si succederanno nel corso dell’estate, da fine giugno in avanti, in base all’inizio dell’anno scolastico nei vari Paesi e all’effettiva apertura delle frontiere rispetto alla situazione sanitaria. Intercultura sta selezionando anche in Italia famiglie interessate a confrontarsi con ragazzi di altri Paesi: sono oltre 300 i giovani che arriveranno in Italia all’inizio del nuovo anno scolastico.

    Irlanda e Francia le prime mete

    Il 49 per cento degli studenti andrà in Europa, in particolare in Irlanda, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca e gli altri Paesi scandinavi. Il 20 per cento in America Latina (in particolare Argentina, Cile, Costarica, Uruguay) e il 18 per cento in Usa e Canada. Per l’11 per cento dei ragazzi è prevista una destinazione in Asia, il 2 per cento andrà in Oceania e Africa.

    Raffaele, studente 17enne di Como attualmente in Danimarca, racconta del suo Intercultura nel primo anno di pandemia: “Lasciare la mia comfort zone è stata un’impresa difficile da affrontare, ma non mi sono pentito”, racconta. “Scegliendo di partire nonostante la situazione Covid ho potuto vivere esperienze e cogliere opportunità che in Italia non avrei avuto. In Danimarca ho conosciuto nuovi amici da tutto il mondo immergendomi in una cultura che mi ha accolto e che ora è come se facesse parte di me. Guardando l’aspetto scolastico, il sistema in Danimarca è molto improntato sulla collaborazione fra compagni, propone lavori e attività di gruppo. Le aule sono luminose con un vasto accesso a internet, ci sono aree comuni per rilassarsi o studiare con i compagni, laboratori ben attrezzati e zone all’aperto per l’attività fisica. L’anno all’estero”, conclude Raffaele, “è un percorso che ti cambia nel profondo, ti rende sicuro di te stesso e ti fa aprire gli occhi su diverse società e diversi modi di pensare facendoti crescere a livello umano e mentale”.

    Ogni anno le iscrizioni alle selezioni per i programmi di Intercultura sono aperte dal 1 settembre al 10 novembre. Il prossimo bando di concorso, per i programmi dell’anno scolastico 2022-23, uscirà in estate e sarà rivolto a studenti nati tra il 2004 e il 2007. Già da ora è possibile richiedere il bando.

    “Un percorso accademico migliore”

    L’istituto di ricerca Ipsos, intervistando 886 ex-partecipanti partiti tra il 1977 e il 2012, ha ottenuto queste risposte: l’84 per cento di chi ha affrontato un’esperienza Intercultura si laurea, contro il 56 per cento della media italiana nella stessa coorte anagrafica. L’84 per cento dichiara, ancora, di non aver avuto difficoltà a trovare o cambiare lavoro, contro il 47 per cento. E poi l’89 per cento dei viaggiatori per studio conosce due lingue straniere (è il 24 per cento la media della popolazione italiana) e il 48 per cento ha fatto attività di volontariato (il 13 per cento). LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola divisa sulle lezioni estive, i presidi: “Dateci più personale per gestire i progetti”

    La scuola in estate? Chi è già partito, chi attende di capire come fare sino a chi si rifiuta. Sarà comunque una corsa contro il tempo per allestire programmi e partecipare ai bandi sui fondi Pon. Pochi i docenti che, a giudicare dai commenti nei social, si offriranno volontari (pagati) sebbene molti, giovani precari, chiedano: voglio lavorare a luglio e ad agosto, come si fa? Insomma il Piano presentato dal ministero all’Istruzione e finanziato con 510 milioni divide il mondo della scuola. Inquieta sui tempi e i modi di attivazione. Accende entusiami e critiche feroci.

    A scuola in luglio e agosto: ecco il piano dell’estate. Finanziato con 510 milioni

    di

    Ilaria Venturi

    27 Aprile 2021

    I presidi, con Antonello Giannelli appena rieletto alla guida dell’Associazione nazionale presidi (Anp), ricordano: “Lavoriamo da oltre un anno senza aver fatto ferie, il personale della scuola arriva a questa fine anno stremato. Qualsiasi esercito ha bisogno di riposarsi tra una battaglia e l’altra e questo principio è valido anche per noi”. Dunque, bene il Piano estate, ma Giannelli reclama personale a sostegno degli istituti: “Ne condividiamo il significato politico e il valore sociale, specie con riferimento ai soggetti meno tutelati e, quindi, più colpiti dai nefasti effetti della pandemia. Ma non possiamo ignorare però che il problema è organizzativo. Per questo chiediamo più risorse in termini di personale, soprattutto nelle segreterie. L’attuazione del Piano richiede ai dirigenti un surplus di lavoro, mentre essi nutrono numerose ragioni di grave insoddisfazione”.

    LEGGI LA NEWSLETTER DIETRO LA LAVAGNA

    Sul piano politico i sottosegretari all’Istruzione di Lega e M5S concordano, con una ritrovata pace dopo lo scontro sul reclutamento degli insegnanti ancora acceso. “Si scongiura uno dei grandi timori di milioni di studenti e famiglie: essere lasciati soli dopo un anno tanto complicato. Non sarà così, evidentemente” dichiara Rossano Sasso, sottosegretario del ministero dell’Istruzione. E così la sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia, senatrice M5s:”Il Piano prescrive programmi concreti con l’obiettivo non solo di recuperare la socialità perduta a causa della pandemia, che già è importantissimo, ma soprattutto con la finalità di rafforzare gli apprendimenti”.

    Scuola, Miozzo: “Ho presentato le dimissioni a Bianchi, sono stanco”

    28 Aprile 2021

    Per Manuela Ghizzoni, responsabile Istruzione nella segreteria del Pd, “dopo l’alternanza di lezioni in presenza o a distanza, è importante offrire, a tutte e tutti su base volontaria, un ampio ventaglio di opportunità che si svilupperanno dall’estate all’autunno”. Cisl e Flc-Cgil approvano. “Finalmente sul recupero educativo una proposta seria ben diversa dalle tante, banalizzanti e semplicistiche, sull’allungamento del calendario scolastico dice Maddalena Gissi. “La progettazione delle attività estive, che condividiamo nelle sue finalità, in questo anno straordinario – osserva Francesco Sinopoli – può rappresentare una prima occasione per restituire centralità alla scuola. Ma dovrebbe avere uno sguardo di prospettiva che vada oltre i mesi estivi e oltre l’emergenza, per una complessiva riqualificazione del sistema scolastico”.

    Più critico Pino Turi della Uil: “Il punto non è quello della definizione delle attivita di luglio-agosto che hanno una forte connotazione socio-assistenziale. Vorremmo che si parlasse della scuola di questo Paese”.

    Salvo Amato, fondatore di “Professione insegnante”, raccoglie un sentire comune tra i docenti: “Ci sarebbero altre priorità come quella di rendere la scuola sicura per settembre. Per ora non c’è nulla sui provvedimenti necessari come la riduzione del numero di studenti nelle classi. Noi docenti non veniamo mai ascoltati. Credo proprio che i colleghi non aderiranno: partecipare in modo volontario non è compatibile con le ferie”.

    Eugenio Tipaldi, preside dell’istituto comprensivo D’Aosta-Scura, nei quartieri Spagnoli di Napoli, annuncia in una lettera a Tecnica della Scuola, che rimanderà indietro i soldi: “Caro ministro, pensi piuttosto a spendere i soldi per far partire in sicurezza a settembre le scuole, dotandole di ventilatori d’aria in ogni aula, aumentando l’organico dell’autonomia che si basa ancora sui vecchi parametri di tagli, riducendo il numero di alunni per classe, dando i soldi per la piccola manutenzione direttamente alle scuole e non ai comuni o alle ex province che non ce la fanno a inseguire le emergenze. Spero che in questo gran rifiuto mi seguano i miei colleghi che lavorano nelle scuole di frontiera”.

    Chi è avanti è partito già con i Patti educativi introdotti ad agosto 2020. Alfonso D’Ambrosio, preside dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in provincia di Padova che fu cluster della pandemia di marzo 2020, ha già organizzato l’estate per i suoi alunni della primaria e delle medie: dal 7 giugno sino al 25 agosto, con laboratori di ceramica e microscopia, Gamelab, street dance, tennis, cineforum. Ha usato i fondi già distribuiti alle scuole – 10 milioni a livello nazionale – per ampliare l’offerta formativa ed è partito con i Patti educativi già a settembre scorso. “Sono fondamentali, hanno creato maggiore coesione tra terzo settore e scuola e conoscenza del territorio. La perplessità ora è che non puoi organizzare in pochi mesi una scuola che va oltre le mura e si fa abitare dalla città. Ci vuole tempo”.

    I fondi Pon, fanno notare molti dirigenti, hanno una gestione burocratica pesante e difficile da seguire per chi ha il personale amministrativo nelle scuole già ridotto all’osso. “Il rischio è che le scuole arrivino ad affidare tutto a società terze che non sanno nulla del territorio”. Il preside D’Ambrosio  è già comunque pronto: “Noi riusciamo a garantire anche corsi di recupero gratuiti grazie a un accordo coi gestori dei centri estivi: a loro diamo i locali con aria condizionata, le Lim e i tablet. I loro educatori per due ore al giorno, due volte alla settimana, si occupano del sostegno allo studio per 60 bambini. Tutte iniziative che non s’improvvisano”. LEGGI TUTTO

  • in

    A scuola in luglio e agosto: ecco il piano dell'estate. Finanziato con 510 milioni

    Visite nei musei, teatro e attività ricreative per i bambini modello centri estivi. Laboratori di coding e robotica, arte e musica, sport, modello summer school o campus, per i più grandi. L’ultima campanella suonerà tra il 5 e il 16 giugno, a seconda delle Regioni. Ma le scuole non chiuderanno. Su base volontaria, per studenti […] LEGGI TUTTO

  • in

    I ragazzi delle superiori al rientro a scuola, il ministero: “Privilegiare i maturandi e le classi prime”

    Privilegiare le quinte, in vista della Maturità, e le classi prime. È l’orientamento del ministero all’Istruzione, indicato nella nota a firma del capo dipartimento, Stefano Versari, per il rientro a scuola degli studenti delle superiori almeno al 70% nelle zone gialle e arancioni. Tra le indicazioni viene ricordata l’importanza di fare “scuola all’aperto” (suggerite attività come l’orienteering…): “Costituisce occasione di cura dei ‘mali’ sofferti per la pandemia e di socializzazione dell’apprendimento anche con il mondo circostante”. E si raccomanda agli insegnanti di considerare questo ritorno tra i banchi in misura più consistente come un nuovo primo giorno di scuola.

    “Gli effetti della pandemia continuano a minacciare l’Io e il Sé di ciascuno di noi, studenti e insegnanti – scrive Versari – Ora, nell’esercizio della propria funzione educativa, alle scuole è affidato il compito di accogliere gli studenti che rientrano in classe con particolare attenzione pedagogica. Occorre affiancarli e sostenerli nel ritorno alla socialità scolastica, avendo particolare attenzione e comprensione in questo tempo che per molti costituisce un vero e proprio reinserimento scolare. Occorre ‘prendere con sé’ specialmente coloro che più a lungo ne sono stati privati o che comunque manifestino forme di disagio”.

    Fin qui le indicazioni. Tutto bene, dunque? Non proprio. I presidi sono alle prese, calcolatrice alla mano, con il piano orari per arrivare al 70%. Le Regioni, dopo aver duramente protestato – il premier Draghi ha alzato l’asticella rispetto al minimo del 60% concordato con i governatori -, sono in affanno sul piano trasporti già messo a punto a dicembre scorso con i Prefetti su un rientro a metà dai ragazzi delle superiori. Uno strappo che aveva portato all’ira del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. A ricucire ci prova il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto questa mattina su Radio24: “Tutti concordano sulla necessità di riportare in presenza anche quel 50% di studenti delle superiori. Era stato definito il margine del 60-70%, con una direzione concordata verso il 100%. Poi il Cdm ha ritenuto di porre il 70%. Le possibilità di deroga sono già descritte nel decreto e riguardano zone particolari dove si presentano focolai. Il presidente Draghi e il presidente Fedriga troveranno il modo di ragionare anche su queste modalità di rapporto con le Regioni”.

    E dunque si procede. Ma in ordine sparso. Con la Puglia che tira dritto sul modello di scuola on demand. Il presidente Michele Emiliano ha emanato un’ordinanza valida da lunedì 26 aprile alla fine dell’anno scolastico in cui si ribadisce che le famiglie potranno scegliere per i propri figli la didattica a distanza. La scelta potrà essere esercitata una sola volta e per l’intero periodo. Si legge nell’ordinanza emanata oggi: “Le istituzioni scolastiche della scuola primaria, della secondaria di primo grado, di secondo grado e Cpia devono garantire la didattica digitale integrata a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell’attività in presenza”.

    Nuovo decreto, il governo: scuola in Dad fino al 50% nelle zone rosse. Salvini insiste su riaperture per locali al chiuso e coprifuoco alle 23

    di

    Tommaso Ciriaco

    20 Aprile 2021

    A Milano l’obiettivo è il 70%, ma resta la possibilità di derogare al ribasso nel caso in cui non si possa garantire il rispetto dei protocolli di sicurezza, ovvero in mancanza di spazi nelle scuole. A spiegarlo è il prefetto Renato Saccone. Si parte quindi dal 60 per cento (tutte le classi a metà e le quinte al completo) e da lì si aggiungono classi piene fino al 70, “che, con un range di adattamento di uno o due punti percentuali per eccesso o per difetto – spiega il prefetto – rappresenta la quota massima di presenza”.

    L’Emilia-Romagna ha dato l’indicazione di procedere in modo uniforme al 70% sino all’8 maggio: i dati epidemiologici, con le varianti del virus, non consentono di più, dice la direzione regionale della Sanità. Uguale orientamento in Piemonte: in via precauzionale, il 70%. La Toscana lascerà spazio di manovra all’autonomia scolastica: “Vogliamo che ogni preside decida a seconda della propria situazione, all’interno del contesto provinciale – spiega l’assessora regionale all’Istruzione, Alessandra Nardini – . La nostra indicazione è che ciascuno faccia il proprio meglio per garantire il massimo della presenza possibile, senza però forzare troppo”.

    Riapertura delle superiori, i genitori: “Ridicolo balletto delle percentuali”

    di

    Ilaria Venturi

    22 Aprile 2021

    La direzione scolastica regionale del Lazio ha frenato sulle aperture anche al sabato: chi non le faceva prima non può prevederlo ora. Il direttore generale Rocco Pinneri scrive: “Prima possibile, dal 26 al 30 aprile, dovrà essere realizzato l’incremento del tempo scuola al 70%”. Ma pone dei paletti ben chiari: chi vorrà andare oltre dovrà chiedere il permesso  all’ufficio scolastico. Inoltre gli orari di ingresso scaglionati rimangono fissati alle 8 e alle 10, “ma non dovrà aumentare il numero degli studenti che entreranno alle 8”. Infine, chi non ha aule per garantire il 70% dovrà almeno avvicinarsi alla percentuale più elevata.

    In Sicilia da lunedì asili, scuole materne, primarie e medie in presenza al 100% fino alla fine dell’anno scolastico. Le superiori, specifica una circolare firmata dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, fino al 30 aprile, a prescindere dalle zone, potranno adottare percentuali di presenza più basse rispetto al 70%, ma senza scendere al di sotto del 50. Dal 3 maggio le lezioni in presenza potranno raggiungere la percentuale prevista dal decreto del governo.

    LEGGI LA NEWSLETTER DIETRO LA LAVAGNA

    Lezioni in presenza al 70% per gli studenti in Abruzzo, rende noto l’assessore regionale all’Istruzione Pietro Quaresimale, al termine del tavolo sulla scuola. Per le classi quinte è stato stabilito il rientro al 100%. Mentre in Campania, Vincenzo De Luca, ha inviato i dirigenti scolastici a limitar al 50% la presenza in caso di necessità

    In Liguria, aveva spiega il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ettore Acerra, resteranno le due fasce di ingresso, una dalle 7,45 alle 8 e l’altra dalle 9,30 alle 9,45: “Non escludo che, con prudenza, si possa arrivare anche al rientro al 100% prima della fine dell’anno scolastico”. LEGGI TUTTO