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    La scuola italiana va in Fiera (e nei Saloni)

    Didacta torna in presenza con più di 250 eventi tra convegni, workshop e seminari sulla scuola del futuro tra aule smontabili, robot umanoidi, visori 3D e laboratori scientifici portatili. Ma la scuola è presente anche al Salone del Libro di Torino. Sono eventi che portano il sistema scolastico italiano a uscire dalle aule. E a confrontarsi.

    Caro lettore, ci occupiamo di questo, in apertura di “Dietro la lavagna”, raccontandoti anche cosa sta succedendo in Ucraina, ricordando che oggi 468 milioni di bambini sono senza alfabetizzazione di base e saranno un miliardo nel 2030.

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    PRIMO PIANO/1

    Aule smontabili e robot: Didacta torna dal vivo

    di Valeria Strambi

    Più di 250 eventi tra convegni, workshop e seminari e oltre 200 aziende pronte ad accompagnare gli insegnanti nella scuola del futuro in mezzo ad aule smontabili, robot umanoidi, visori 3D e laboratori scientifici portatili.

    È tornata, alla Fortezza da Basso di Firenze, Fiera Didacta Italia, il più importante appuntamento del Paese dedicato all’innovazione scolastica. L’edizione numero cinque, realizzata da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di Indire e un comitato organizzatore composto da ministero dell’Istruzione, Regione Toscana, Comune di Firenze e Camera di Commercio, si svolgerà in presenza fino a domani, domenica 22 maggio. Occasione, questa, per annunciare l’allargamento dei confini: Didacta, nata in Germania più di 50 anni fa e approdata in Italia e a Firenze nel 2017, dal 20 al 22 ottobre sarà presente anche in Sicilia, con uno spin off.

    Tante le novità di questa edizione, dedicata alla pedagogista Maria Montessori: dall’area green allo sport, dai sei dipartimenti immersivi calibrati sul grado di istruzione fino al focus sugli Its (Istituti tecnico superiori), ponte sempre più solido tra scuola e mondo del lavoro. E proprio a un incontro sugli Its parteciperà, il 21 maggio, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. 

    Numerose le ricerche e i progetti presentati in fiera: dal kit didattico multimediale “ViviSmart – Nutrirsi, Muoversi, Vivere Meglio” per contrastare la diffusione dell’obesità infantile e già distribuito a 1.600 insegnanti e 2.400 famiglie, fino ai seminari organizzati dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi sul ruolo di questi professionisti in classe e su come affrontare l’arrivo degli alunni ucraini in fuga dalla guerra.

    PRIMO PIANO/2

    Saturno è a portata di mano, Dante sul tablet

    di Valeria Strambi

    Immaginatevi di entrare in classe e di ritrovarvi, d’un tratto, catapultati tra Giove e Saturno, oppure ai piedi di una piramide egizia. Pensate all’emozione di scoprire i segreti dell’Astronomia o della Storia guidati da una voce esterna, che utilizza le stesse parole riportate nei libri, ma accompagnandovi direttamente dentro le cose. E poi provate a mettervi alla prova su quello che avete imparato attraverso dei giochi, collegando ad esempio la parola “supernova” con la definizione corrispondente. Il tutto toccando semplicemente la parete con la mano.  È la nuova aula immersiva targata CampuStore, con i contenuti editoriali messi a disposizione da Giunti e tra le principali novità tecnologiche di Didacta.

    Per rimanere nel mondo delle esperienze virtuali, da non perdere il viaggio all’interno della Divina Commedia pensato da Mr. Digital con il supporto della piattaforma BricksLab. Ciascuno studente, sul proprio tablet oppure direttamente sulla Lim, potrà ritrovarsi al fianco di Dante e Virgilio ed esplorare i canti dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.

    Anche qui non mancheranno la voce narrante, i testi di approfondimento e gli esercizi, con un occhio ai temi legati alla cittadinanza, dalla riflessione sull’etica all’analisi del fenomeno del femminicidio. 

    Guardando alla sicurezza, l’ultima frontiera è “Lenovo NetFilter”, il software che assicura alle reti scolastiche una protezione da virus, attacchi informatici e pericoli digitali. E che permette agli insegnanti di controllare i contenuti condivisi dagli studenti così da intercettare e prevenire comportamenti di cyberbullismo.

     

    PRIMO PIANO/3

    Telefono azzurro e gli adolescenti ucraini

    A Didacta ci sarà Telefono Azzurro, l’organizzazione da sempre impegnata a collaborare con il sistema educativo e formativo per promuovere un approccio corretto ai cambiamenti sociali e digitali costantemente in atto. Telefono Azzurro metterà sul tavolo due importanti spunti di riflessione che hanno caratterizzato quest’anno scolastico che volge ormai al termine. Particolare attenzione sarà data al tema della cittadinanza digitale, della salute mentale in rete e dell’uso consapevole delle tecnologie digitali e dei social media di bambini e adolescenti. È fondamentale che docenti ed educatori siano formati e conoscano tutte le possibilità offerte dalle più recenti piattaforme digitali, oltre a conoscere e comprendere quali sono i comportamenti che attualmente bambini e adolescenti adottano in rete.

    Per approfondire questi temi, Telefono Azzurro terrà un seminario dal titolo “Umanesimo digitale: dall’homo faber all’homo digitalis, le nuove sfide educative” per sabato 21 maggio ore 12,30 presso il Padiglione Volta della Fortezza da Basso, a Firenze. In particolare, con il presidente Ernesto Caffo si parlerà del ruolo fondamentale dell’educazione di docenti ed educatori riguardo le possibilità offerte dalle più recenti piattaforme digitali e della comprensione dei comportamenti che attualmente bambini e adolescenti adottano in rete.

    Quindi, sempre sabato, si parlerà anche dell’arrivo in Italia di migliaia di bambini e adolescenti ucraini e del loro bisogno di accoglienza e inclusione. Alle ore 9 presso Palazzina Lorenese è previsto il seminario “Identità sospese, il bisogno di ascolto, accoglienza e inclusione dei bambini e adolescenti ucraini”.

    PRIMO PIANO/4

    Al Salone del libro di Torino studenti giornalisti

    di Sara Scarafia

    La scuola al Salone del libro di Torino è anzitutto ad Arena Robinson, che ogni mattina ospita “Lezioni di giornalismo” dello scrittore-giornalistai Federico Pace: sessanta ragazzi del Liceo Regina Margherita con lui stanno imparando il giornalismo al tempo dei podcast e di Instagram. Venerdì allo stand il direttore di Repubblica Maurizio Molinari e la firma del giornalismo sportivo Paolo Condò hanno risposto alle domande degli studenti sul futuro della professione.  

    Fuori Arena sono stati presentati i risultati del progetto di lettura ad “Ad alta voce Porta Palazzo”, coordinato dal dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della Formazione dell’Università di Perugia in collaborazione con Fondazione per la Scuola, nell’ambito del progetto Riconnessioni sostenuto da Associazione Nausika e dal Movimento nazionale LaAv letture ad alta voce.

    Sono stati coinvolti più di mille studenti di Porta Palazzo, un quartiere multietnico, e la pratica quotidiana di lettura di gruppo ha puntato su inclusione e consapevolezza: cinquanta docenti, formati per l’occasione, hanno letto per più di duemila ore ogni giorno. Il progetto ha portata a ottimi risultati in termini di apprendimento e di socializzazione attorno ai libri e alle storie. Infine MyEdu, la piattaforma di formazione digitale fondata nel 2013 a Milano, che presenta invece il nuovo corso di formazione per la scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Alleniamo le soft skill”, nato grazie al contributo della pedagogista Elia Contoz e di Alessia Berra, insegnante e atleta paraolimpica, medaglia d’argento alle ultime Olimpiadi di Tokyo.

     

    PRIMO PIANO/5

    Save the children: “Quel miliardo di analfabeti”

    di Corrado Zunino

    Si parla di infanzia a Impossibile 2022, la manifestazione di quattro giorni organizzata da Save the children sulle condizioni dei bambini: “Sono la risorsa più preziosa e trascurata dalle priorità degli adulti”. Si parla di istruzione. Nel corso dell’evento, allestito nelle sede centrale all’Acquario romano e che si concluderà domenica 22, l’organizzazione ha ricordato che oggi 468 milioni di bambini sono senza alfabetizzazione di base e saranno un miliardo nel 2030. In Europa l’Italia è tra i Paesi più iniqui offrendo ai bambini il triplo delle possibilità di trovarsi in povertà assoluta rispetto agli over 65.

    Tra le principali proposte in discussione per l’Italia, all’evento, ci sono il raddoppio dell’investimento sul piano nazionale della Child Guarantee, la mensa scolastica gratuita nella scuola primaria, quindi la formazione di 30.000 nuove educatrici ed educatori per i nuovi asili nido e i poli zero-sei, gli incentivi economici e la formazione per dirigenti e docenti impegnati nei territori con maggiore povertà educativa.

    Anche se da un punto di vista sanitario non ha fatto distinzioni, il Covid ha fortemente aggravato, con i suoi effetti, le disuguaglianze. Nel mondo, 117 milioni di bambini sono ancora senza scuola a causa della pandemia (il 7,5 per cento circa della popolazione scolastica) e nei paesi più poveri si è perso il 66 per cento di giorni di scuola in più rispetto ai paesi ricchi, mentre 1 bambino su 5 rischia di abbandonare definitivamente gli studi esponendosi a sfruttamento, violenze e matrimoni precoci. Hanno partecipato all’evento di apertura, tra gli altri, la ministra Fabiana Dadone, i ministri Enrico Giovannini ed Andrea Orlando, l’economista Tito Boeri.

    PRIMO PIANO/6

    In sei regioni più Neet che occupati

    In Italia, la dispersione scolastica implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello minimo di competenze a 15 anni, riguarda quasi la metà degli studenti (45 per cento in italiano, 51 in Matematica), anche a causa del tracollo sugli apprendimenti conseguente alla pandemia, ma anche 876 mila bambini della scuola dell’infanzia hanno sofferto della discontinuità e frammentazione nei primi passi del loro percorso educativo.  Sosteneva un secolo fa Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the children: “Non c’è nessuna insita impossibilità nel salvare i bambini del mondo. È impossibile solo se ci rifiutiamo di farlo”. Servono conoscenze, risorse e volontà.

    La corsa ad ostacoli per i bambini inizia appena nati, pone barriere più alte nei territori maggiormente svantaggiati e continua durante il percorso di crescita. Solo il 14,7 per cento usufruisce di asili nido o servizi integrativi finanziati dai Comuni e la spesa media pro capite sotto i 3 anni si ferma a 906 euro, con forti disparità nella forbice che va da Trento (2.481 euro) alla Calabria (149 euro). Quando si passa alla scuola primaria, si scopre che nel Centro-Nord il 45 per cento dei bambini può beneficiare del tempo pieno, un’opportunità che manca invece all’85 per cento dei bambini al Sud. Se a Milano tempo pieno e mensa scolastica sono un’esperienza ordinaria per il 95 per cento dei bambini, a Palermo è un’eccezione assoluta visto che riguarda solo il 6 per cento dei bambini.

    La fragilità del rapporto con la scuola fa danni maggiori al Sud, dove il 16,3 per cento dei giovani ha lasciato prematuramente gli studi nel 2021, anche se in media, in Italia, la dispersione scolastica raggiunge comunque il 12,7 per cento.  Anche la qualità del percorso scolastico di chi prosegue gli studi, nel caso delle ragazze, è penalizzata dagli stereotipi di genere che limitano al 22 per cento sul totale delle iscritte all’università il numero delle donne che scelgono corsi scientifici e le materie Stem continuano ad essere percepite dalle ragazze come “poco adatte” a loro, sebbene, secondo una recente ricerca Ipsos per Save the children, appassionino e incuriosiscano il 54 per cento delle adolescenti a scuola.

    Mentre il made in Italy “è a caccia” di 244.000 talenti secondo i dati Istat, i posti vacanti – elaborati dalla Confcommercio – a luglio 2021 erano 182.000 nel settore dei servizi e 62.000 in quello dell’industria. Il nostro è un motore educativo che in molti aspetti sembra girare al contrario e che ha prodotto il numero più alto di Neet in Europa: più di 2 milioni di cui il 23,1 per cento nella fascia di età 15-29 anni. In sei regioni italiane si è già verificato il sorpasso dei Neet rispetto ai giovani inseriti nel mondo del lavoro. In regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia per due giovani occupati ce ne sono altri tre che non lavorano e non studiano. A livello nazionale, tra i giovani occupati e i Neet vi è uno scarto di soli 8 punti percentuali.

    L’INCHIESTA

    Ucraina, il crimine di mille scuole bombardate

    di Corrado Zunino

    Il governo ucraino ha contato più di mille scuole e strutture educative bombardate, e non è facile censirle tutte visto che molte città sono ancora in mano ai russi. Novantacinque di queste sono state completamente distrutte. Mura, soffitti, banchi, sedie, lavagne multimediali: polvere. L’Unicef sostiene 89 strutture nell’Ucraina orientale: quindici sono state danneggiate o demolite. Per questa distruzione organizzata di presidi educativi, il Tribunale penale internazionale potrà utilizzare le imputazioni di crimine di guerra. Nei confronti di chi ha ordinato o commesso l’atto.

    L’agenzia Associated Press con il programma “Frontline” sta conducendo una propria inchiesta sul tema scuole e ha individuato 57 casi che possono definirsi “crimini di guerra”. Cannoneggiare, o abbattere, deliberatamente un edificio scolastico è chiaramente un crimine di guerra e in molti casi non ci sono altre spiegazioni all’azione violenta se non la volontà dell’esercito russo di far pagare alla generazione più debole il peso della resistenza dei padri. Su un piano generale, sono più di 8.000, ad oggi, le imputazioni per “crimini di guerra” ipotizzati nel corso del conflitto in Ucraina.

    L’articolo integrale

     

    L’INTERVENTO

    I ragazzi fluidi sopra le circolari scolastiche

    “Questa è Maya, è pansessuale”. È arrivata la foto di classe e mio figlio, 12 anni, me la illustra. Alzo un sopracciglio. Lui prosegue incurante, il dito scorre sui visi implumi dei suoi compagni di seconda media. “Simone è gay, invece Bianca è bisessuale”. Il mio sguardo interrogativo lo irrita. “Be’, che c’è?”. “Niente, è che mi pare strano che alla vostra età, senza alcuna esperienza, abbiate le idee così chiare”. Marta è fluida, apprendo in tutta risposta. “E tu?”, chiedo, timidamente, consapevole di camminare su un crinale impervio. “Al momento mi sa che sono eterosessuale e cisgender. Ma devo ancora vedere”.

    Non sono ancora adolescenti, hanno identità in divenire e una sessualità acerba, prevalentemente estranea all’evidenza empirica. Eppure la teoria la conoscono benissimo e la frequentano con disinvoltura. Non frequentano una scuola sperimentale danese, ma una scalcagnata media pubblica alla periferia nord di Milano.

    Sono forse lo specchio di un Paese inclusivo e liberato? Sono il prodotto di un’apertura sociale e giuridica, capace di accogliere ed esaurire tutta la popolazione, nelle sue variegate declinazioni?

    L’articolo integrale

     

    IL RECLUTAMENTO

    Un concorso straordinario-bis in estate

    Ecco il concorso straordinario-bis tanto atteso per entrare di ruolo alle medie e superiori: 14mila posti in palio, un quinto dei quali in Lombardia, riservati a chi ha almeno 36 mesi di servizio. Precari storici. Un’altra mini-sanatoria mentre infuria la polemica sul concorso ordinario rispetto alle alte percentuali di bocciature nel test a quiz e agli errori nei quesiti. Il concorso prevede solo una prova orale (un colloquio di mezz’ora per testare le competenze disciplinari) e non c’è un punteggio minimo per passare. Insomma, dentro tutti per evitare che rimangano scoperti i posti, come puntualmente avviene.

    L’articolo integrale

    Mobilità docenti 2022: i trasferimenti. Come e dove vederli

    Tornano in Sicilia 1.400 insegnanti assunti al Nord. Meno posti per i precari

    Cosa ne pensate? Ditelo a: dietrolalavagna@repubblica.it

     

    L’INIZIATIVA

    Il flash mob per lo Ius scholae

    Martedì 24 maggio gli studenti delle scuole superiori Parini ed Einstein di Milano e di altre scuole italiane, a Bologna e a Napoli, metteranno in scena un flash mob per invitare i parlamentari a velocizzare l’approdo in aula dello Ius scholae e chiedere: #italiadimmidisì. L’iniziativa è della Rete per la riforma della cittadinanza.

     

    L’INIZIATIVA/2

    Parte la Carovana pedagogica di Arci

    Parte la Carovana pedagogica di Arci: un viaggio attraverso l’Italia che toccherà undici città da Nord a Sud, offrendo alle comunità oltre 70 giornate di occasioni pedagogiche – spettacoli, incontri, laboratori e proposte per le scuole – che accoglieranno 8.000 minori, oltre ad adulti e insegnanti.

    Nucleo centrale della Carovana sarà l’itinerario esperienziale “Guardateci!”, un percorso immersivo coinvolgente e innovativo per affrontare il tema degli stereotipi con bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, che resterà aperto al pubblico e alle scuole per sei giorni in ogni tappa. La Carovana pedagogica inaugurerà inoltre undici angoli “Ad alta voce”, spazi morbidi dedicati all’ascolto di letture da libri per l’infanzia che resteranno a disposizione dei territori insieme alle duecento Piccole biblioteche regalate alle classi che partecipano ai percorsi.

    La Carovana pedagogica sarà infine l’occasione per ascoltare e registrare i bisogni educativi degli abitanti delle periferie e per proporre undici calendari di appuntamenti per bambini, ragazzi e famiglie: spettacoli, presentazioni, tavole rotonde, formazioni, laboratori.

    L’appuntamento inaugurale è lunedì 23 maggio, alle ore 11, presso l’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci a Roma.

    LA FOTO

    Ischia, un murale di Jorit per Il Liceo Buchner

    Lo accolgono centinaia di studenti in festa, tra cartelloni di benvenuto e richieste (esaudite) di selfie. E gli chiedono, puntualmente, chi ritrarrà sulla grande parete bianca del liceo di Ischia, dove lo street artist Jorit ha iniziato, sotto un sole cocente, la creazione di un murale, preceduta – secondo un format consolidato – dalla scrittura di parole e frasi di denuncia (in questo caso, contro la guerra) che verranno poi “coperte” da un volto. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il concorso straordinario per sanare i precari: 14mila posti. Un solo orale, senza bocciati

    Ecco il concorso straordinario-bis tanto atteso per entrare di ruolo alle medie e superiori: 14mila posti in palio, un quinto dei quali in Lombardia, riservati a chi ha almeno 36 mesi di servizio. Precari storici. Un’altra mini-sanatoria mentre infuria la polemica sul concorso ordinario rispetto alle alte percentuali di bocciature nel test a quiz e […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, il test shock per gli alunni di 12 anni: “Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?”

    ROMA – “Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?”. E’ una delle domande proposte agli alunni di Seconda media. E poi: “Ti piace lavorare di sera o durante i fine settimana?”. Le domande sono state avvistate all’interno di un questionario offerto dai docenti ai dodicenni di un istituto comprensivo di Genova, ma i quesiti sono, in realtà, inseriti in un progetto di orientamento allestito da sei anni dalla Regione Liguria in cento scuole del territorio e la società che prepara il questionario lavora sistematicamente con sette Regioni italiane, più Province e Comuni. “Sono coinvolti 50.000 studenti ogni anno”, spiegano al Centro studi Pluriversum, gli ideatori del progetto di orientamento.

    Scuola, fare la scelta giusta farebbe risparmiare 400 milioni di euro l’anno

    di

    Salvo Intravaia

    20 Dicembre 2021

    Il questionario, nello specifico, si trova all’interno della piattaforma Sorprendo. Entrando nella zona test, si scoprono altre domande fortemente discutibili offerte a pre-adolescenti. Eccole: “Ti piace lavorare in piedi?”, “ti piace lavorare sulle scale o sollevato da terra?”, “con qualsiasi condizione di tempo?”. E una serie successiva di variabili sul tema: “In luoghi rumorosi?”, “sotto pressione?”. In questa ricerca della prestazione difficile, richiesta a ragazzini che un lavoro ancora non sanno cosa sia e che per lungo tempo dovrebbero dedicarsi a un’armonica crescita didattica e psicologica, si legge: “Ti piace lavorare da solo per un lungo periodo di tempo?”, “essere regolarmente lontano da casa?”, “lavorare per turni, inclusi quelli notturni?”.

    Alcune delle domande somministrate nel questionario  LEGGI TUTTO

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    La newsletter. La scuola perde i suoi alunni (un quinto)

    La denatalità entra a scuola. Vi raccontiamo con quali effetti e come ha reagito il ministero all’Istruzione. Banchi che si svuotano, cattedre da non perdere. E poi lo sciopero, quello già fatto e quello in vista. E i vostri interventi sui concorsi – ma quanti errori -, le storie di scuola e le nostre iniziative.

    Buona lettura.

    Vi invitiamo a dire la vostra a: dietrolalavagna@repubblica.it

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    PRIMO PIANO/1

    In 12 anni 1,4 milioni di studenti in meno

    di Corrado Zunino

    La denatalità italiana fa irruzione nella scuola. Il Decreto per l’arruolamento e la formazione obbligatoria, entrato in Gazzetta ufficiale sabato 30 aprile, illustra, tra le molte cose, come a partire dalla stagione 2026-2027 ci sarà una riduzione di 9.600 cattedre per i docenti nell’arco di cinque stagioni. Questi tagli derivano dal fatto che nei prossimi dodici anni si prevedono 1.365.883 studenti in meno. Sono numeri notevoli e illustrano un fronte di crisi nell’istruzione partito nel 2015 e che si va acuendo.

    L’elenco dei tagli agli organici di diritto è tutto spiegato all’interno del decreto licenziato: 1.600 posti saranno sottratti per il 2026-’27, 2.000 posti per il 2027-’28, 2.000 posti per il 2028-’29, 2.000 posti per il 2029-’30 e 2.000 posti, infine, per il 2030-’31.

    Con sole 404.000 nascite certificate nel 2020, 156.000 in meno rispetto al 2008, la desertificazione delle classi attuali appare un percorso segnato. Oggi gli alunni italiani, in tutti gli ordini, sono 7.405.014: centoventimila in meno rispetto all’anno precedente. Tra cinque anni, prima proiezione disponibile, saranno 6.793.066 con una perdita totale di 612.000 ragazzi. A partire dal 2026-2027 il declino sarà, ogni anno, di 100.000-130.00 unità e questo fino al 2033. Nell’ultima stagione presa in considerazione, il 2033-’34, la flessione sarà più contenuta: 71.971 studenti in meno. Il calo complessivo nei prossimi dodici anni si configura come un vero e proprio crollo: 1.365.883 studenti, il 18,4 per cento della platea attuale.

    La perdita di allievi, particolarmente forte alle superiori, ora è presente anche negli allegati al Recovery Plan inviato a Bruxelles. Le medie superiori, in dodici anni, perderanno poco più di 500.000 alunni, le medie inferiori 320.000, le elementari 310.000, l’infanzia quasi 20.000.

    PRIMO PIANO/2

    Vent’anni di calo demografico

    Le statistiche Istat degli ultimi vent’anni dicono che, sul fronte “nuovi nati”, assistiamo a un crollo del 28 per cento rispetto all’inizio del millennio: 125.550 nati in meno in venti anni esatti. Il calo brusco è coinciso, nel 2008, con la crisi economico-finanziaria che si è registrata a partire dagli Stati Uniti e dal quale il mondo intero è uscito solo nel 2014. Con la pandemia la situazione è ulteriormente peggiorata: 10.000 nati in meno nel 2021. Questi dati, confrontati con il tasso di mortalità sopra il 10 per mille, portano a un netto calo del numero dei residenti.

    Analizzando le province italiane, si scopre che in Puglia, a Barletta, Andria e Trani, la caduta demografica rispetto al 2002 è del 40 per cento, a Parma solo del 13 per cento.

    La denatalità ha svuotato le scuole di Brescia, per esempio: alle secondarie di primo grado quest’anno ci sono stati 564 iscritti in meno, alle primarie 335. Qui, crescono lievemente le superiori: da 10.500 iscritti a 10.600. Dopo il picco del 2016-‘17, nelle ultime cinque stagioni si è assistito a un’emorragia di studenti.

    In Veneto ci sono 7.141 iscritti in meno rispetto all’anno scorso. “Ogni anno, da oltre un decennio, il bollettino declina in concreto cosa vuol dire il drammatico fenomeno della denatalità nella nostra regione”, spiega l’assessore all’Istruzione Elena Donazzan. “Nemmeno gli immigrati stranieri, che incidevano positivamente sulle nascite e le iscrizioni nelle nostre scuole, ora riescono a modificare il saldo finale”. Nella provincia di Verona mancano 819 studenti, a Treviso 725, a Padova 567.

    PRIMO PIANO/3

    Il ministro Bianchi riduce le classi pollaio

    Il governo risponde alla crisi di natalità investendo sulla costruzione di asili e scuole materne. E provando a mantenere l’organico dei docenti per i prossimi quattro anni. Poi, dal 2026, partiranno le contrazioni. I 120.000 studenti in meno della stagione in corso avrebbero significato più di 10.000 insegnanti da tagliare. Il ministero dell’Istruzione ha conservato i docenti e 8.700 li ha redistribuiti – attraverso l’Ufficio scolastico regionale – nelle scuole con tassi di sovraffollamento più alti. Altri 2.000 insegnanti sono stati destinati all’Educazione motoria.

    L’abbattimento delle classi pollaio e l’investimento infrastrutturale sul primo ciclo scolastico è uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’altro, è l’aumento del tempo pieno al Sud.

    A questo proposito, il sindacato Anief chiede non più di 15-18 alunni per classe. E almeno 15.000 nuovi plessi scolastici, così da favorire quel distanziamento che, soprattutto alle scuole superiori, si è potuto attuare solo alternando didattica in presenza e a distanza.

     

    UCRAINA

    Guerra, e a Vinci cambia il menù in mensa

    Gli effetti della guerra ucraina, che ha comportato un forte ridimensionamento produttivo nell’area del conflitto, in particolare del grano, iniziano a farsi sentire anche sulla scuola italiana.

    La ditta Cir Food, concessionaria della mensa scolastica del Comune di Vinci, in provincia di Firenze, ha comunicato che le difficoltà di reperimento delle materie prime costringeranno al cambio di menù nella mensa delle scuole comunali. La crisi generata dalla guerra in Ucraina sta determinando “incertezza nell’approvvigionamento” dei prodotti freschi e freschissimi e, in generale, “una inevitabile situazione emergenziale da un punto di vista logistico, sia internazionale che nazionale”. I fornitori dei prodotti alimentari necessari alla preparazione del menù, hanno comunicato che le consegne potranno subire ritardi e che la lista di portate assicurate a inizio anno subirà cambiamenti.

    SCIOPERO

    Contratto e reclutamento, l’agitazione dei docenti

    Secondo quanto emerge dai primi dati, l’adesione allo sciopero del 6 maggio nel mondo della scuola proclamato da Anief, Cobas, Cub e Usb avrebbe visto una adesione pari all’1,06 per cento. Ma la mobilitazione continua con un nuovo sciopero annunciato da Flc-Cgil-Cisl-Uil, Gilda e Snals – unitario – in arrivo a fine maggio. Ecco le ragioni.

    INVALSI

    Dopo lo stop tornano i test

    Dopo lo stop della pandemia, sono tornati in tutte le scuole nella loro forma completa gli Invalsi, i test che certificano lo stato di salute delle classi italiane e sono tutt’oggi contestati a scuola. Alla primaria sono già partiti. Dall’11 maggio tocca agli studenti delle superiori.

     

    LA LETTERA

    “La scuola dell’Invalsi negazione della poesia”

    “Se dovessimo dar un nome alle nostre classi le chiameremmo ‘Le classi dei poeti estinti’ (in omaggio alla leggendaria classe del leggendario Prof. Keating). Dentro queste mura ci sono piccoli uomini, piccole donne che sprizzano poesia dagli occhi, dalle labbra, dai gesti. E qualcuno anche, letteralmente, dalla penna.

    La poesia la cogliete per forza, se li osservate, li ascoltate, ci dialogate ogni giorno.

    Poesia è la scoperta continua di se stessi, degli altri, della scrittura, dei numeri, della conoscenza.

    Poesia sono le loro intuizioni repentine, le loro associazioni d’idee così spiazzanti, eppur così geniali.

    Poesia sono i bigliettini d’amore che si scambiano i fidanzatini di turno, i disegni fatti su carta riciclata che ci donano per puro amore, i loro ingenui sotterfugi per sottrarsi alla “fatica” del giorno.

    Poesia è quando imparano a legarsi le scarpe sotto i nostri occhi e ce lo annunciano con orgoglio.

    La poesia è anche nell’errore che serve a loro e a noi per trarne insegnamento lungo tutto il percorso.

    È altamente poetico quando scorgiamo in ognuno la propria vocazione in nuce. Ancor più poetico accorgersi che ci siamo “addomesticati” per tanti anni quasi senza accorgercene. È, infine, quasi lirico quando, dopo dieci anni o più, scopriamo che una di quelle vocazioni è stata ascoltata, perseguita e divenuta realtà.

    La scuola “invalsificata” rappresenta l’esatta negazione di tutto questo. Perché non c’è poesia in un bambino di sette o dieci anni che compila inseguito dal cronometro.

    Perché non è un sistema concepito per rilevare la poesia dell’apprendimento, tutti i progressi fatti lungo la strada, il cammino educativo che alunno e maestro hanno percorso insieme”.

    La classe dei maestri quasi estinti (Budoni)

    Dite la vostra a: dietrolalavagna@repubblica.it

     

    CONCORSO/1

    Quegli errori agli scritti: il ministro intervenga

    “Vorrei porre alla vostra attenzione quanto sta accadendo relativamente al Concorso docenti per scuola, scuola secondaria, per il quale si stanno svolgendo adesso, da un mese, le prove scritte.

    I selezionatori si mostrano meno preparati dei candidati: strafalcioni, domande poste in maniera ambigua che si prestano a più risposte esatte, alcune scritte con superficialità sbagliando il testo, altre con refusi, altre frutto di vera e propria ignoranza o incompetenza.Quanto sta accadendo dovrebbe fare indignare chiunque si occupi di cultura o di informazione in questo Paese. Si dovrebbe sapere, cosa che ancora non è venuta fuori, chi si è occupato della preparazione dei test e si dovrebbe pretendere una spiegazione dal ministro. In un Paese serio, in realtà, il ministro si sarebbe già dimesso.Da un po’ di giorni è arrivata la notizia dell’annullamento di due quesiti: uno per la classe di concorso Admm (sostegno scuola secondaria I grado) e l’altro per la classe A060 (Tecnologia nella scuola secondaria di I grado). Entrambi i quesiti non contenevano alcuna risposta corretta tra le quattro opzioni proposte e dunque il ministero li ha eliminati conteggiando due punti aggiuntivi a tutti i candidati. Sembrava fosse l’inizio di una revisione e che man mano sarebbero arrivate le altre rettifiche dal ministero. Invece non è stato così. Cosa è stato fatto nei confronti degli altri quesiti errati che hanno comportato la ingiusta bocciatura di parecchi candidati? Nulla. Ce ne sono almeno una cinquantina, se non un centinaio, di quesiti che andrebbero rivisti. Non sarebbe doveroso da parte del ministero dell’Istruzione fare chiarezza?

    Attendo fiducioso (o forse non tanto) che qualche coscienza si smuova…”.

    Con amarezza

    Massimo Burgio

     

    CONCORSO/2

    Gli errori alla prova per Matematica e Scienze

    Riceviamo le vostre segnalazioni sulla prova per Matematica e Scienze del 5 maggio inviate anche all’Ufficio scolastico della Lombardia. 

    “Segnalo quello che è accaduto nel concorso Stem per A028 ieri 5 maggio: tra i quiz ci sono almeno due domande con risposta impossibile e altre incomprensibili o interpretabili in maniera soggettiva. Innanzitutto nella domanda su quanti isomeri ha il c6h14 mancava la risposta corretta (5).

    In un’altra domanda si parlava dei fattori primi dei numeri 45 e 51, e tra le risposte c’erano due valide a seconda dell’interpretazione linguistica: “45 ha più fattori di 51” e “45 e 51 hanno lo stesso numero di fattori”; dunque 45 è formato da 3x3x5 e 51 da 3×17. Se si prendono una sola volta i numeri che si ripetono, la seconda è la risposta giusta altrimenti lo è la prima… Nel testo di una domanda a un certo punto appariva una scritta maiuscola AND che non legava con il resto del testo.

    In un’altra che parlava di confronto tra le superfici di due triangoli sul piano cartesiano non c’era il verbo quindi bisognava andare di libera interpretazione. E comunque a dispetto di ciò che dice il ministero dell’Istruzione, carta e penna erano essenziali. Negarli è stato un atto di sadismo”.

    Valeria

    “In seguito ad incongruenze emerse durante lo svolgimento della prova stiamo provvedendo a sollevare la questione a livello mediatico per chiedere al ministero dell’Istruzione, come già fatto per altre classi di concorso durante lo svolgimento del concorso ordinario per il reclutamento di docenti, il riconteggio delle prove scritte in relazione agli errori individuati. Ecco una serie di difformità che sono state riscontrate ieri, 5 maggio 2022, durante le prove Stem A028 del turno del mattino. Le difformità riguardano i punti elencati di seguito:1. Il quesito relativo al triangolo di vertici Abc inscritto in una semicirconferenza con lato Ab coincidente al diametro aveva, tra le risposte disponibili, due identiche. Questo, dal nostro punto di vista, è in contrasto con quanto espressamente richiesto dal decreto che vuole invece quattro risposte per ogni singola domanda. Inoltre si segnala che questo errore ha causato non pochi problemi all’interno delle aule d’esame generando perdite di tempo e distrazioni tra i candidati.

    2. Si riporta inoltre che il quesito relativo al grave in caduta libera non presentava alcuna risposta corretta giacché un grave in caduta, converrete, salvo l’esistenza di altre forze, ha un solo moto verticale uniformemente accelerato e non di tipo orizzontale come invece è stato scritto nella prova.

    3. Riguardo la domanda di probabilità con il mazzo di carte non vi era specificato il numero totale (40, 52, 54) di carte nella prova del turno mattutino, mentre compariva nel testo del turno pomeridiano. Si converrà con noi candidati che il numero di carte non è un prerequisito da conoscere a memoria, dunque il turno pomeridiano risulterebbe più avvantaggiato in tal senso.

    4. In una domanda veniva utilizzato il connettivo logico Xor. La frase presentava un errore grammaticale in quanto dopo il connettivo logico compariva una lettera “e” accentata o apostrofata che rendeva la frase senza senso logico. Inoltre il connettivo logico Xor è utilizzato per determinare se determinati enunciati sono veri o falsi; nelle risposte comparivano invece delle soluzioni che facevano pensare alla teoria degli insiemi generando confusione”.

    Caterina

    REPUBBLICA@SCUOLA

    Il premio a Riccardo Bonomi e ai tanti prof

    La terza edizione di Atlante-Italian Teacher Award: ecco come è andata. Il premio è andato al professor Riccardo Bonomi, dell’Istituto comprensivo di Siziano (Pavia). L’articolo integrale

    Premio Atlante, quei (tanti) prof che rendono viva la scuola

     

    LA SENTENZA

    Covid, la maestra di Grosseto rientra senza vaccino

    Dal Tribunale di Grosseto arriva un provvedimento apripista sul fronte dell’obbligo vaccinale contro il Covid-19 per gli insegnanti. In particolare per coloro che, non vaccinati, ma comunque guariti dal Covid e dunque con Green pass rafforzato, si sono ritrovati in un limbo legislativo perché ritenuti inadempienti all’obbligo e sono stati costretti a lasciare aule e alunni per altre mansioni.

    Un’insegnante di sostegno di una primaria di Grosseto si era ammalata di Covid a metà dello scorso dicembre, proprio quando il governo aveva introdotto le restrizioni e l’obbligo di vaccinazione a scuola. Una volta guarita, la maestra ha ottenuto il Green Pass rafforzato, sufficiente per il rientro sul lavoro e la copertura fino a giugno 2022, ma l’istituto scolastico a partire da marzo ha iniziato a chiederle di dimostrare di essersi vaccinata, cosa che in realtà non aveva fatto vista la malattia che produce un’immunità al virus. La dirigenza scolastica, così, l’11 aprile ha sospeso l’insegnante e l’ha trasferita in biblioteca e in amministrazione.

    Alla base di questa scelta c’era una contraddizione tra le norme di governo e la circolare interpretativa del ministero dell’Istruzione: se guarisci dal Covid ottieni il Green Pass rafforzato per 180 giorni, ma se lavori nella scuola, contrai il Covid e guarisci, entro 90 giorni ti devi vaccinare. Il decreto legge, in verità, comanda; la circolare interpretativa del ministero era fallace e andava superata. L’avvocata dell’insegnate si è rivolta al giudice del lavoro del Tribunale di Grosseto che, osservato il caso, ha emesso un decreto di reintegro immediato, in attesa della sentenza definitiva attesa per fine maggio. Un provvedimento che non dà ragione alla vulgata No Vax, ma offre ordine tra due atti legislativi confliggenti tra loro. I genitori del bambino preso in cura dalla docente di sostegno hanno affiancato il ricorso, osservando sintomi di peggioramento nell’apprendimento del figlio a partire dall’inibizione all’insegnamento da parte dell’insegnante. 

    STORIE DI SCUOLA/1

    Milano, il primo istituto intitolato a Carla Fracci

    di Sara Bernacchia

    C’è la prima scuola italiana intitolata a Carla Fracci. È l’elementare dell’istituto comprensivo Primo Levi di Milano, che ha la danza nel proprio Dna. L’obiettivo a lungo termine della scuola è l’attivazione del percorso coreutico, per raggiungere il quale si procede con percorsi di sensibilizzazione. Così il progetto realizzato in collaborazione con il liceo coreutico Tito Livio, che oggi consente a 60 allievi di terza, quarta e quinta elementare di studiare danza con due insegnanti e dieci ‘compagne’ delle superiori, dal prossimo anno si estenderà anche alle medie.

    Il cambio di nome, spiega la preside Chiara Bonetti, rappresenta anche “un cambio di velocità”, simbolo “dell’idea che su questo quartiere si possa fare un bell’investimento in termini formativi, che si rifletta su tutto il territorio”.

    L’articolo integrale

    STORIE DI SCUOLA/2

    Liceo Cicognini, Ballo vietato alle coppie Lgbt

    È uno dei licei più prestigiosi della Toscana: Gabriele D’Annunzio frequentò proprio il Convitto nazionale Cicognini di Prato, Firenze, dal 1874 al 1881. E memorabile è la sua festa da ballo di fine anno scolastico. Che quest’anno finisce nella bufera: le coppie Lgbtqia+ sono state escluse dal ballo in programma il prossimo 18 giugno. La preside Giovanna Nunziata: “Si tratta di una tradizione centenaria sulle cui dinamiche non sono io a decidere, sarei favorevole a proporre un cambiamento, ma solo a partire dal prossimo anno”.

    L’articolo integrale

     

    IL LIBRO

    Galiano: “I ragazzi hanno perso le parole”

    “Quando siamo rientrati a scuola, a settembre scorso, cosa abbiamo fatto nelle prime riunioni tra colleghi? Abbiamo ricominciato a parlare di Pof, di griglie di valutazione e di una marea di adempimenti burocratici. Cioè abbiamo ricominciato a rifare le cose vecchie: è il modo per tenere lontana la realtà. Ma così, per quanto possa essere umana questa reazione, abbiamo distolto lo sguardo dai ragazzi”. Enrico Galiano, 45 anni, scherza e si diverte molto nei social, è uno dei prof più seguiti in Italia, il suo spettacolo più recente “Eppure studiamo felici” è una sfida: può una lezione essere magica? Quando insegna alle medie in provincia di Pordenone, all’istituto comprensivo di Chions, la cattedra gli va stretta. L’ultimo suo romanzo è già un bestseller, s’intitola “La società segreta dei Salvaparole” (Salani): lo abbiamo intervistato.

    L’intervista

     

    L’INDAGINE

    L’Istat: “Il 67% degli studenti boccia la Dad”

    I primi dati del’indagine riferita al 2021: “Il 49% degli intervistati ha sentito molto la mancanza dei compagni di scuola ed è aumentato il ricorso a chat e social per comunicare”.

    L’articolo integrale

     

    LA KERMESSE

    Arriva Didacta a Firenze, 250 eventi

    La quinta edizione di Didacta 2022 – dal 20 al 22 maggio a Firenze – è dedicata alla pedagogista Maria Montessori. Sono oltre 250 gli eventi formativi, tra convegni, workshop e seminari.

    Novità dell’edizione 2022 è la creazione di 6 dipartimenti, per mostrare agli insegnanti ambienti speciali e innovativi della scuola. Il dipartimento umanistico e scientifico; il dipartimento artistico che è un palcoscenico dove sono proposti workshop su danza e teatro, arti visive e artigianato artistico, musica di vari generi e scrittura rap.

    Nel dipartimento 0-6 vengono progettati percorsi educativi e di crescita; nel dipartimento di scuola primaria i docenti possono sperimentare sia come modificare le architetture scolastiche per orientarle all’apprendimento, sia il ruolo degli studenti che utilizzano tali spazi innovativi, gli arredi e le tecnologie in una coerente visione educativa. Infine, il sesto dipartimento, riguarda le biblioteche scolastiche innovative.

    Fra le nuove proposte in campo a Didacta 2022, lo spazio dedicato all’educazione motoria, quello sulle scuole professionali, mentre una sezione riguarderà l’area green, dove verranno organizzate iniziative sull’educazione all’ecosostenibilità.

    Per il programma e per iscriversi

     

    IL BANDO

    Oltre un miliardo per 216 scuole: le graduatorie

    Da Nord a Sud arriveranno 216 scuole nuove, innovative e sostenibili, che saranno finanziate con un miliardo e 189 milioni di euro di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È un numero più elevato rispetto alle 195 inizialmente previste, grazie a un aumento dei fondi che inizialmente era pari a 800 milioni.

    Sono state pubblicate sul sito del ministero dell’Istruzione le graduatorie delle aree, regione per regione, in cui sorgeranno i 216 istituti scolastici, all’esito dell’avviso pubblico rivolto agli enti locali pubblicato all’inizio del mese di dicembre. Al Mezzogiorno il 42,4 per cento dei fondi: una percentuale superiore rispetto al 40 per cento inizialmente prefissato, cresciuta grazie all’incremento di risorse.

    Le domande pervenute alla scadenza dell’avviso sono state 543. Le cinque regioni che hanno inoltrato più candidature sono state: Campania (95), Lombardia (61), Veneto (47), Emilia-Romagna (45), Toscana (42).

    RILEGGENDO

    Così abbiamo raccontato la scuola

    Mattarella e lo studente morto a fine stage: “Il lavoro irregolare poi diventa servitù”

    I genitori di Lorenzo Parelli: “Era felice di andare in fabbrica. Ora basta dare la colpa all’alternanza”

    Pnrr, ecco le linee guida per la scuola del futuro secondo archistar e pedagogisti

    L’archistar Boeri: “Da laboratorio a spazio per lo yoga: così trasformeremo le aule”

    Crolla il controsoffitto in una scuola, feriti tre studenti a Latina

    Classe divisa in “buoni” e “cattivi”: i genitori denunciano il maestro

    Il Tar boccia la ‘settimana corta’: “Per gli alunni con disturbi l’aumento delle ore di lezione è un problema”

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    Scuola, ecco il decreto arruolamento e formazione. Aggiornamenti pagati con i tagli sui docenti

    ROMA – Sabato sera, nove giorni dopo il licenziamento dell’atto in Consiglio dei ministri, il nuovo decreto legge sull’abilitazione, l’arruolamento e la formazione obbligatoria dei docenti di scuola è entrato nella Gazzetta ufficiale. Ora ci sono le coperture finanziarie, ma si è compreso che sono tutte interne al sistema: si pagherà la formazione obbligatoria con finanziamenti sottratti alla stessa istituzione scolastica, anche con tagli al numero dei docenti previsti. Nessun nuovo investimento, per ora.

    La risposta del sindacato è stata immediata. La Cisl scuola parla di mobilitazione del personale, da subito, per un’operazione definita “cannibalica”. Scrive la segretaria Ivana Barbacci: “Per dare vita a un fantomatico sistema di formazione incentivata si tolgono risorse economiche e di personale a una scuola già sofferente, si disattendono le promesse di investimento e si soffoca, con una gittata a lungo termine, ogni speranza di rilancio e valorizzazione del sistema d’istruzione”.

    L’elenco dei tagli agli organici di diritto è tutto all’interno del decreto: 1.600 posti per il 2026/’27, 2.000 posti per il 2027/’28, 2.000 posti per il 2028/’29, 2.000 posti per il 2029/’30 e 2.000 posti per il 2030/’31. “Ulteriori riduzioni possono essere previste in base ai pensionamenti. Con questo decreto viene messa a nudo la sindrome di Erode che guida, per l’ennesima volta, la politica scolastica del nostro Paese. Quello che si consuma è un vero e proprio tradimento, la scuola non merita l’ennesima mancanza di rispetto”.

    Il decreto dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni e, comunque, entro il prossimo 30 giugno dovrà essere chiuso, come indica il percorso concordato con l’Unione europea per il Piano nazionale di resilienza e ripresa. Questo il provvedimento per capitoli.

    Mascherine e Green Pass a scuola: ecco cosa è cambiato dal 1° maggio

    di

    Viola Giannoli

    02 Maggio 2022

    L’impianto

    Il decreto legge riguarda le scuole medie e superiori. Nell’arco di tre anni dovrebbe portare 70.000 nuovi docenti in cattedra a tempo indeterminato.

    La formazione iniziale

    Si prevede un percorso unitario di formazione, selezione e prova con l’obiettivo di accertare le competenze culturali e disciplinari “proprie della professione docente” (pedagogiche, relazionali, organizzative, in particolare tecnologiche e linguistiche) e “la capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico”.

    Alle università e alle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) è assegnato il compito della formazione iniziale (che è cosa diversa e separata rispetto alla formazione permanente). L’aspirante docente dovrà frequentare con successo i corsi per una laurea magistrale o a ciclo unico e, in aggiunta, ottenere 60 crediti formativi universitari (Cfu) sulle materie psico-pedagogiche e tecnico-linguistiche (ora i crediti richiesti sono 24). Al termine del corso sarà assegnata l’abilitazione all’insegnamento. I costi dei corsi sono a carico di chi li frequenta.

    Il ministero dell’istruzione stima, e comunica al ministero dell’Università e della Ricerca, il fabbisogno di docenti per il sistema nazionale di istruzione nel triennio successivo, per tipo di posto e classe di concorso.

    I 60 crediti potranno essere acquisiti durante il percorso magistrale o negli ultimi due anni della laurea a ciclo unico.

    Per aiutare chi frequenta i corsi, sono previsti i tutor: sono docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado. A questo fine, per il loro intervento, ci sono 16,6 milioni di euro per il 2022 e 50 milioni per il 2023.

    L’abilitazione alla professione di insegnante si otterrà dopo il superamento, presso i centri universitari, della prova finale del percorso: un test scritto e una lezione simulata. Dal punto di vista dello studio (teorico e pratico) i 60 crediti pesano la metà dell’intero percorso di una magistrale, che è pari a 120 punti. Nell’ultima versione approdata in Gazzetta ufficiale, si è aggiunto questo passaggio: “la formazione iniziale prevede un tirocinio diretto presso le scuole”.

    Coloro che sono già in possesso di un’abilitazione su una classe di concorso o su un altro grado di istruzione e coloro che sono in possesso della specializzazione sul sostegno possono conseguire l’abilitazione in nuove classi di concorsi o gradi di istruzione attraverso l’acquisizione di 30 crediti formativi universitari.

    Scuola, la protesta di matematici e pedagogisti: “La formazione degli insegnanti affidata al supermercato dei crediti”

    di

    Ilaria Venturi

    28 Aprile 2022

    I concorsi

    I concorsi saranno banditi ogni anno sul modello di quelli della pubblica amministrazione: un’unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla (la prova pesa al massimo 100 punti ed è superata da chi ne consegue almeno 70), quindi l’orale e la valutazione dei titoli. Nella prova finale – l’orale – è compresa una lezione simulata per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

    Il concorso nazionale sarà su base regionale (o interregionale). Sono tre le strade per accedervi. Presentarsi alla prova già abilitati (con 60 crediti formativi conseguiti durante gli studi): una scelta che dà il vantaggio di avere un punteggio in più nella selezione. Chi ha già preso la laurea (di qualsiasi tipo) può prendere i crediti mancanti successivamente al riconoscimento e raggiungere la quota di 60. La seconda strada, per chi ha tre anni di servizio negli ultimi cinque, consente di accedere direttamente al concorso e, se lo si supera, di conseguire successivamente 30 crediti e quindi abilitarsi nell’anno di prova.

    Il decreto, terza strada, offrirà a tutti coloro che hanno già 30 crediti (studenti universitari in attesa dei decreti attuativi e dei centri universitari) la possibilità di accedere al corso e prendere il percorso per l’abilitazione che assegni gli altri 30.

    Il concorso sarà “fino al 31 dicembre 2024” articolato su uno scritto con le crocette, un orale con lezione simulata e la valutazione dei titoli. Il primo concorso con le regole dettate da questo decreto sarà possibile a partire da settembre 2022. Ancora, dal primo gennaio 2025 il concorso sarà realizzato con quesiti a risposta aperta.

    L’assunzione post-concorso avverrà dopo un periodo di prova in servizio della durata di un anno, con test finale e valutazione conclusiva.

    Scuola, formazione obbligatoria e nuovi concorsi. Ghizzoni (Pd): “Il grande enigma sono i soldi”

    di

    Corrado Zunino

    22 Aprile 2022

    La Scuola di alta formazione

    Il decreto istituisce la Scuola di alta formazione del sistema nazionale pubblico per promuovere la formazione in servizio dei docenti in ruolo. Sarà guidata da un segretario nominato dal ministro dell’Istruzione. Costerà 2 milioni di euro l’anno.

    Inoltre, per gestire questa nuova macchina di assunzioni e formazione il ministero dell’istruzione ha individuato un’Unità di missione per il Pnrr all’interno del quale confluiranno 85 docenti e assistenti amministrativi e fino a un massimo di tre dirigenti scolastici.

    La formazione obbligatoria

    La formazione obbligatoria potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa per gli studenti. I percorsi svolti saranno valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

    Viene previsto un sistema di “progressione stipendiale accelerata” – parallela agli scatti d’anzianità, che rimangono come da contratto – per gli insegnanti che frequentano con profitto e superano periodiche prove valutative intermedie, percorsi di formazione e aggiornamento permanente selezionati e certificati dalla Scuola di alta formazione.  

    E’ istituito un Fondo per l’incentivo alla formazione la cui dotazione è: 20 milioni di euro nel 2026, 85 milioni di euro nel 2027, 160 milioni di euro nel 2028, 236 milioni di euro nel 2029, 311 milioni di euro nel 2030 e 387 milioni di euro a decorrere dall’anno 2031.

    Per riuscire a pagare la formazione obbligatoria dei docenti, il governo – e questo è il passaggio criticato dai sindacati – prevede anche “una razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026-2027”. Sono 9.600 cattedre in meno nei successivi cinque anni.

    Per la valorizzazione del personale docente che garantirà qualità e continuità per gli alunni, c’è una quota pari al 10 per cento “dello stanziamento annuale previsto al comma 592”.

    Da questo punto di vista, osservata la nuvola di critiche che si è creata attorno al provvediemnto prima e dopo la sua ufficializzazione, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, hanno diffuso una nota in cui “confermano l’impegno del Governo a incrementare significativamente il fondo previsto, fermo restando che le economie derivanti dagli effetti della denatalità saranno reinvestite nel settore istruzione”. Oggi ha detto, ancora: “Non si tagliano risorse economiche, adesso parte la discussionein Parlamento”.

    Non si parla, qui, degli 850 milioni di euro per l’aggiornamento digitale della scuola italiana, che presumibilmente saranno impegnati sul versante infrastrutturale del tema. E sul fronte infrastrutturale Bianchi annuncia 1,17 miliardi per 195 progetti in altrettante scuole innovative.

    Nella babele delle chat di classe, ecco le regole per genitori e prof

    di

    Viola Giannoli

    26 Aprile 2022

    Obiettivi

    Il ministro Bianchi ha detto: “Vogliamo dare certezze alla scuola e agli insegnanti gli strumenti necessari che consentano loro un aggiornamento costante, indispensabile per svolgere il compito di guida delle nuove generazioni”.

    I contrari

    Il nuovo decreto ha già sollevato la contrarietà dei sindacati, che, oltre all’aspetto degli investmenti mancati, parlano di una discussione mai avviata e contestano l’invasione di campo in materie di carattere contrattuale.

    Contraria la Lega, con lo stesso sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso.

    Il Pd ha chiesto più fondi, quindi di allargare ai docenti delle scuole paritarie e della formazione professionale l’accesso ai concorsi e di togliere la possibilità di ottenere crediti prima del triennio di laurea. Su questo punto si è detta contraria anche la Consulta delle società pedagogiche. Nella formulazione finale del decreto, a questo proposito si è specificato che i crediti formativi universitari o accademici di formazione iniziale “sono aggiuntivi rispetto a quelli necessari per il conseguimento della laurea”. LEGGI TUTTO