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    Ecco la Maturità: niente scritti, solo un orale e un elaborato concordato

    ROMA – Ecco la Maturità di giugno 2021. E’ pronta la prima ordinanza firmata dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e lunedì sarà inviata al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione per un parere. Commenta lo stesso ministro: “Gli studenti avranno modo di esprimere quanto maturato nel corso degli anni di studio”.
    Nel testo definitivo ci sono tutti gli elementi anticipati da Repubblica: esame solo orale, lungo, che prenderà l’avvio dall’elaborato dello studente. Quella che era conosciuta come la tesina, sarà un testo (o un prodotto multimediale o una prova pratica) che i maturandi potranno decidere insieme al coordinatore di classe e prepare in anticipo, con almeno un mese di tempo a disposizione.  
    Gli studenti, sostiene il ministero, saranno seguiti dall’assegnazione dell’argomento dell’elaborato fino alla sua discussione di fronte alla commissione.

    Quest’anno bisogna essere ammessi
    La sessione d’Esame avrà inizio il prossimo 16 giugno. L’Esame prevede un colloquio orale, a partire dalla presentazione di un elaborato che sarà assegnato dai Consigli di classe, sulla base del percorso svolto. L’elaborato riguarderà le discipline dell’indirizzo di studi, che potranno essere integrate anche con apporti di altre discipline, esperienze relative ai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente. L’ammissione all’Esame sarà deliberata dal Consiglio di classe.
     
    Prove Invalsi a maggio e non fa punteggio
    Come per gli esami conclusivi del primo ciclo, la partecipazione alle prove nazionali Invalsi, che comunque si terranno (dal primo marzo per la classi quinte), non sarà requisito di accesso, e saranno le istituzioni scolastiche a stabilire eventuali deroghe alla frequenza, prevista per i tre quarti dell’orario individuale. C’è una deroga anche al monte orario previsto per i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, la cosiddetta Alternanza scuola lavoro, che non rappresenta un requisito di accesso.

    Maturità, lo scritto non torna ma ricompare la tesina-collage
    di Corrado Zunino 16 Febbraio 2021

    Il colloquio partirà dall’elaborato predisposto dai candidati. L’argomento dell’elaborato sarà assegnato a ciascun studente entro il prossimo 30 aprile dal Consiglio di classe. Ogni docente seguirà un gruppo di studenti. I ragazzi saranno accompagnati durante la costruzione del loro elaborato, che dovrà essere consegnato all’insegnante di riferimento entro il 31 maggio. L’elaborato potrà avere la forma più varia, in modo da tenere conto della specificità dei diversi indirizzi di studio, della progettualità delle istituzioni scolastiche e delle caratteristiche dello studente in modo: questa amministrazione ha voluto valorizzare le peculiarità e il percorso personalizzato gin lì compiuto. Dopo la discussione dell’elaborato, la prova orale proseguirà con l’analisi di un testo già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento della Lingua e della Letteratura italiana. Saranno poi analizzati, come lo scorso anno, alcuni materiali (un testo, un documento, un problema, un progetto) predisposti dalla commissione. All’interno dell’elaborato o nel corso del colloquio saranno esposte le esperienze svolte nei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Nella conduzione dei colloqui si terrà conto delle informazioni contenute nel curriculum dello studente, che comprende il percorso scolastico, ma anche le attività effettuate in altri ambiti, come sport, volontariato, attività culturali. 

    Commisione interna con presidente esterno
    Il credito scolastico avrà un peso fino ad un massimo di 60 punti, 40 per l’orale. La votazione finale resta in centesimi e si potrà ottenere la lode. La commissione sarà interna, con il presidente esterno.

    “Studentesse e studenti, attraverso il loro elaborato, potranno dimostrare ciò che hanno appreso e compreso, la loro capacità di pensiero critico e di esprimersi”, ha detto il ministro Bianchi. “L’Esame deve essere concepito come il diritto di tutti gli studenti ad essere valutati sulla base delle attività scolastiche svolte nell’arco di tutto il loro percorso. Tenendo conto delle difficoltà vissute durante l’emergenza sanitaria”.

    L’Esame del primo ciclo
    L’Esame di Terza media prevede una prova orale a partire dalla discussione, anche qui, di un elaborato su un tema che i Consigli di classe assegneranno, tenendo conto delle caratteristiche personali di ciascun studente, entro il prossimo 7 maggio. Il lavoro sarà trasmesso alla commissione entro il 7 giugno. I docenti seguiranno i singoli alunni, suggerendo la forma di impegno più idoneo e accompagnandoli durante la stesura. L’elaborato potrà essere scritto, in forma multimediale, potrà essere una produzione artistica o tecnico-pratica e coinvolgere una o più discipline. La votazione finale resta in decimi. Si potrà ottenere la lode. L’ammissione all’Esame sarà deliberata dal Consiglio di classe. La partecipazione alle prove nazionali Invalsi, che comunque si terranno, non sarà requisito di accesso. Anche qui sula frequenza saranno i collegi docenti a introdurre le eventuali deroghe, tenuto conto delle specifiche situazioni dovute all’emergenza pandemica. LEGGI TUTTO

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    Covid, Il premier vuole gli studenti in classe, ecco il piano. Il Cts: “Rischio di esplosione contagi da varianti”

    ROMA – Il premier vuole riportare gli studenti in classe, “in sicurezza e al più presto”. Ha spiegato Mario Draghi al Senato: “Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori dfficoltà. Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale”, ha insistito, “allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta all’inizio della pandemia”.
    La scuola dopo le dieci di mattina e con più intensità il sabato è già una realtà negli istituti superiori italiani, almeno dalla ripartenza del 7 gennaio. Potrebbe esserci un’accelerazione negli orari, nei giorni della settimana e anche nella stagione scelta, con l’utilizzo di tutto giugno per i recuperi necessari. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha già spiegato a Repubblica che questi recuperi andranno localizzati per aree geografiche e singoli istituti: “Dovremo intervenire in quella fascia che ha sofferto la didattica a distanza, in particolare gli adolescenti del Sud e delle aree interne”.
    Ecco, c’è un piano per provare a tenere insieme le due cose: rientro e sicurezza. Anche in un momento in cui si teme l’esplosione dei contagi da varianti, che colpiscono soprattutto gli adolescenti. Ieri pomeriggio il ministro Bianchi ha iniziato a metterlo a punto con Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Miozzo, una lunga esperienza nelle protezoni civili italiana ed europea, ha spiegato che il Comitato tecnico teme fortemente l’esplosione delle varianti, in particolare a scuola: “C’è il sensato rischio che si riapra un ciclo di chiusure degli istituti scolastici”. Il ministro, forte delle indicazioni del premier, ha insistito chiedendo di affrontare in maniera seria e rapida  la questione dei contagi a scuola e la loro circoscrizione. Come fare?

    Maturità, lo scritto non torna ma ricompare la tesina-collage
    di Corrado Zunino 16 Febbraio 2021

    Il coordinatore del Cts ha illustrato la sua idea, che tra l’altro aveva già provato a imporre – senza successo – con il precedente governo. Poiché è difficile trovare rapidamente un numero di medici sufficienti per garantire alla scuola una corsia preferenziale nel controllo e nell’intervento anti-Covid – Bianchi vorrebbe approfondire la possibilità del medico scolastico – è più efficace allestire unità mobili in tutte le città, veri e propri “pronto intervento sanitari” capaci di arrivare nella stessa mattinata nell’edificio scolastico dove si segnala un cluster di coronavirus e, a quel punto, “identificarlo, circoscriverlo e avviare in tempi immediati i tamponi necessari per dare certezze a studenti e docenti e non chiudere l’intera struttura scolastica”.
    Chi dovrebbe gestire questi “pronto interventi” del Covid a scuola? Da tempo Miozzo sostiene che serve un ritorno al centro della scena pandemica della Protezione civile italiana, protagonista nel corso della prima ondata e attrezzata da oltre cinquant’anni all’emergenza. Anche un supporto dell’esercito, che ha forte specializzazione medica, sarebbe importante.
    Bisogna ricordare che uno dei motivi per cui gli istituti superiori sono stati chiusi il 5 novembre è dovuto ai ritardi con cui le aziende sanitarie comunicavano ai responsabili Covid scolastici l’esito dei tamponi. Ancora oggi, poi, in diverse metropoli l’affollamento dei mezzi pubblici nelle ore di punta rende gli spostamenti insicuri. 

    De Micheli: “In classe anche sabato e domenica. Non basta avere più bus”
    di Corrado Zunino 26 Novembre 2020

    L’azione di Bianchi, sul fronte del contrasto al Covid, dovrà prendere un’accelerazione. Le parole del premier sono chiare. E segnalano come la stessa Didattica a distanza abbia lasciato fuori dallo studio un terzo degli studenti del Paese: “A fronte di 1.696.300 iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo 1.039.372 (il 61,2 per cento del totale) ha avuto assicurato il servizio attraverso la Didattica a distanza“. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il 40% dei prof esclusi dal vaccino AstraZeneca

    Oltre 250mila insegnanti in servizio nelle scuole italiane non potranno ricevere il vaccino AstraZeneca. Sono eccessivamente anziani per assumere il siero che nelle intenzioni della task force del governo dovrebbe anticipare l’immunizzazione di alcune categorie a rischio e strategiche anche per il nuovo esecutivo, come i docenti della scuola italiana.

    Vaccini, dai diabetici agli obesi: ecco chi ha diritto alla precedenza
    di Michele Bocci 04 Febbraio 2021

    Le 250mila dosi del vaccino messo a punto dall’azienda angolo-svedese e dall’università di Oxford giunte finora in Italia saranno destinate alle forze dell’ordine, ai sanitari che non hanno ancora ricevuto il vaccino Pfizer o Moderna e a maestri e professori, soprattutto quelli della scuola superiore che da settembre hanno trascorso diverse settimana in Dad, la didattica a distanza tanto contestata dagli stessi studenti. La campagna vaccinale è partita ieri iniettando il farmaco alle forze dell’ordine e proseguirà con gli insegnanti. Ma l’età del corpo docente nostrano, uno dei più anziani al mondo, non consentirà ad una grossa fetta di professori e maestre di ricevere la tanto agognata iniezione. Perché l’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ha consigliato la somministrazione dell’antidoto ai soggetti di età compresa fra i 18 e i 55 anni. E nella scuola italiana, da alcuni anni a questa parte, dietro la cattedra si vedono teste sempre più canute.

    I vaccini: obiettivo trecentomila al giorno. E Arcuri per ora resta
    di Michele Bocci ,  Guliano Foschini 13 Febbraio 2021

    I numeri forniti dal ministero dell’Istruzione evidenziano, nell’anno scolastico in corso, quasi 269mila docenti di ruolo che hanno già spento 56 o più candeline. Un numero di insegnanti che corrisponde al 39% del totale. Quota di over 55 che sale addirittura al 45%, quasi metà, se si prendono in considerazione i prof dei licei, degli istituti tecnici e dei professionali, dove quasi un docente sui due verrebbe escluso per l’età dalla somministrazione. Una circostanza che renderà più complicata l’immunizzazione di coloro che a giugno porteranno alla maturità quasi 500mila studenti alle prese per tre mesi con lezioni da remoto, attività in modalità asincrona e ore di lezione di durata ridotta.
    Gli insegnanti troppo anziani per il vaccino messo a punto da AstraZeneca dovranno aspettare la fornitura di un prodotto idoneo alla loro età. Un’attesa che potrebbe essere parecchio lunga. Sono oltre 3 milioni, in base ai dati messi a disposizione quotidianamente dal ministero della Salute, gli italiani che hanno ricevuto la prima dose: due milioni e 600mila di operatori sanitari e personale non sanitario delle strutture ospedaliere, 329mila ospiti delle residenze per anziani e quasi 87mila over 80. Il grosso ha ricevuto il vaccino Pfizer, ma siamo a metà strada.
    Per completare infatti la campagna vaccinale rivolta a queste tre categorie (sanitari, personale e ospiti delle residenze per anziani e over 80), secondo il piano strategico approvato lo scorso 2 gennaio, occorreranno ancora alcune settimane, se in totale gli individui che rientrano nella prima fase ammontano a 6milioni e 400mila soggetti. Successivamente, nella seconda fase, si passerà ai 13 milioni di italiani con età compresa fra i 60 e i 79 anni e ai 7,4 milioni che sono affette da più malattie croniche. I docenti dovranno attendere la terza fase del piano vaccinale. “Naturalmente – spiega il Piano – con l’aumento delle dosi si inizierà a sottoporre a vaccinazione le altre categorie di popolazione”. Tra cui gli insegnanti. LEGGI TUTTO

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    I sindacati aprono al ministro Bianchi: “Si può tornare tutti in classe”

    ROMA – Nell’intervista con Repubblica, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha detto diverse cose. Tra cui: “In settimana deciderò come sarà l’esame di Maturità” (oggi previsto per il prossimo 16 giugno) e “voglio riportare docenti e studenti in classe, come abbiamo fatto dopo il terremoto dell’Emilia”. Bianchi è stato per dieci anni assessore, nella Regione Emilia Romagna, alla Scuola e al Lavoro. Le reazioni all’intervista sono state numerose, e si sono concentrate sul rientro in aula in tempi di pandemia. Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha detto: “Bisogna valutare la fattibilità tecnica di questa ipotesi. La presenza è possibile nel rispetto delle regole di distanziamento e in Italia abbiamo sempre il problema della inadeguatezza degli edifici e degli spazi”. Sulla Maturità Giannelli ha affermato: “Serve una linea di rigore rispetto alla valutazione delle competenze. Non possiamo permetterci di trattare gli studenti senza tener conto del loro impegno, che deve essere premiato adeguatamente”. I presidi chiedono, ecco, una Maturità più robusta rispetto ai soli orali prospettati da Lucia Azzolina, ministra nel precedente governo.

    Ministro Bianchi: “Decido subito come fare la maturità, poi voglio tutti a scuola”
    di Corrado Zunino 14 Febbraio 2021

    La Flc Cgil di Francesco Sinopoli apre a un rientro di tutti in presenza: “In aula al 100 per cento sì, ma facciamo i conti con le varianti del Covid. Per un ritorno in classe in sicurezza vanno messe in campo misure da gestire a livello nazionale. Serve un governo nazionale dell’Istruzione. Quanto è accaduto in questi mesi – rileva il segretario – è grave. Servono azioni: chiarezza sui dati del contagio negli edifici scolastici; aggiornamento dei protocolli di sicurezza che contempli anche un programma di screening periodico della popolazione scolastica e rafforzamento della campagna vaccinale, dato che l’età media dei docenti è sopra i 55 anni”. Sinopoli avanza la questione precari, da costruire subito: “Il prossimo anno scolastico deve essere stabile grazie alla stabilizzazione dei supplenti, da pianificare adesso. Guardando alla scuola in prospettiva c’è la necessità di un organico aggiuntivo Covid; di una riduzione degli alunni per classe; di un tempo-scuola più ampio; di trasporti”. Oggi la Cgil organizzerà un presidio davanti al ministero, già programmato con Azzolina alla guida.
    Pino Turi, segretario Cisl scuola, mostra collaborazione al nuovo esecutivo: “Sono convinto che l’obiettivo sia tutti in classe, ma bisogna capire come. Le scuole vanno rese sicure con presidi sanitari, tamponi rapidi, tracciamento vero e vaccinazioni. Mi auguro che il ministro Bianchi ci convochi presto e collaboreremo a far tornare la scuola in sicurezza. Partiamo dal vaccino al personale scolastico e ai ragazzi. Poi il tracciamento”. 
    Daniela Sbrollini, senatrice e responsabile del cantiere cultura e sport di Italia Viva, dichiara: “Quanto affermato dal neoministro all’Istruzione sulla necessità di rimettere al centro dello sviluppo italiano gli investimenti del Recovery Fund per la scuola, mettendo in sicurezza sia la didattica che le infrastrutture, è musica per le nostre orecchie. Chiediamo da sempre di non interrompere la didattica in presenza nelle scuole, gestire al meglio i trasporti e assicurare un piano vaccinale per professori e personale scolastico prevedendo un progetto serio di tamponi per gli studenti”. 
    Poi ci sono i consigli – appunti, li chiama – dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti. Questi: “Garantire la sicurezza nelle scuole richiede una serie di interventi immediati: sanificazione forzata dell’aria nelle aule attraverso opportuni sanificatori di ultima generazione, utili sia contro i virus sia contro l’inquinamento atmosferico; riduzione del numero di studenti nelle classi; aumento degli organici, a partire dall’immediato pagamento dei contingenti Covid, che attendono da mesi; revisione della responsabilità penale dei dirigenti scolastici”. E poi: “Se la didattica digitale integrata deve diventare parte del curriculum scolastico ordinario, allora serve lavorare a una piattaforma pubblica e a nuove regole operative”. Serve, infine, “un piano coraggioso di reclutamento che riduca drasticamente il precariato, a partire dai settori più sensibili, come il sostegno, dove sono tante le cattedre in deroga mentre migliaia di specializzati restano precari. Il professor Bianchi aveva giustamente chiesto 120 mila assunzioni nel rapporto che la sua task force aveva predisposto per il ministero nel 2020, per arrivare a questi numeri non si possono aspettare i concorsi attuali, serve attingere dal precariato”. LEGGI TUTTO

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    “Caro ministro, tenga aperte le scuole. E basta classi pollaio”

    E’ il movimento che in questi mesi ha lottato affinchè le scuole fossero le ultime a chiudere, in caso di lockdown totale, e la prime e riaprire, cosa che non è stato, in particolare in regioni come la Campania. Con flash-mob, lezioni all’aperto, presidi, appelli. Ora i genitori, soprattutto, gli insegnanti e gli studenti, con i sindacati del comitato “Priorità alla scuola” (in diecimila quando si connettono per le assemblee) si rivolgono al neoministro all’Istruzione Patrizio Bianchi con una lunga lettera aperta che sta raccogliendo firme via social. “Caro ministro, ecco le nostre priorità…”.

    Ministro Bianchi: “Decido subito come fare la maturità, poi voglio tutti a scuola”
    di Corrado Zunino 14 Febbraio 2021

    Tenere aperte le scuole. “Dopo un anno di pandemia, con un piano vaccinale che stenta a entrare a pieno regime, sentiamo parlare di ipotesi di nuova chiusura delle scuole, cosa che peraltro già sta avvenendo a macchia di leopardo nel Paese, indipendentemente dal colore in cui si trova la regione e dalle sentenze dei Tar regionali. È opportuno invece anticipare la vaccinazione dei docenti e del personale scolastico – si legge nella lettera – Da lei ci aspettiamo la difesa dell’apertura delle scuole, che siano le ultime a chiudere, solo in caso di lockdown totale e che pensi a riportare le scuole superiori al 100% in presenza prima che questo anno scolastico termini, anche perché bambini e ragazzi hanno già subito fin troppi danni psicofisici”.
    Nell’intervista a Repubblica, il ministro Bianchi ha detto: “La sicurezza delle scuole, sia pandemica che strutturale, sarà un punto forte del mio mandato. Riporteremo i ragazzi in classe con la giusta cautela e gli investimenti del Recovery Fund”.
    “Basta classi pollaio”. La proposta di “Priorità alla scuola” (qui la lettera integrale) è di portare il tetto massimo di alunni per classe a 20. “Classi meno numerose, accompagnate da un piano di assunzioni e stabilizzazione del precariato, sono il primo strumento di riforma: ciò che garantirà una scuola in presenza, in sicurezza e in continuità; ciò che permetterà di mettere le tecnologie al servizio della didattica e non viceversa”.
    “No all’Invalsi”. E’ una battaglia che si trascina da tempo e che divide il mondo dei docenti e dei dirigenti scolastici: da una parte la necessità di valutare gli apprendimenti (e in questo momento cosa hanno perduto gli studenti a causa della pandemia), dall’altra gli strumenti per farlo. Uno dei passaggi della lettera riguarda il sistema di valutazione del sistema di istruzione: “Questi due anni scolastici a dir poco travagliati dovrebbero essere presi come l’occasione per eliminare il sistema Invalsi”.
    Bianchi aveva già incontrato “Priorità alla scuola” durante le audizioni quando ha guidato, ad aprile scorso, la task force per la ripartenza delle lezioni a settembre. E su quel piano, presentato in Parlamento lo scorso 13 luglio, vengono riportati i punti critici: “Il primo riguarda quella scuola dei patti di comunità che, nei fatti, si configura come una totale delega, da parte dello Stato, della gestione e della regolazione dell’istruzione pubblica. Questione spinosa e preoccupante, tanto più che la pandemia ci ha fatto misurare i risultati di una politica analoga in un altro settore, quello della Sanità pubblica, per la quale lo Stato ha progressivamente ma sostanzialmente rinunciato a esercitare i poteri di cui dispone”.
    Infine, “la progressiva trasformazione in senso aziendalistico-gestionale” della scuola. Una questione che si è riaccesa. “Noi crediamo che la scuola del futuro non debba essere pensata in termini aziendalistici, bensì definita e regolata dalla sua natura, disegnata dalla nostra Costituzione: la scuola è una istituzione pubblica che deve istruire e il cui compito prioritario non è prioritariamente quello di preparare i giovani a rispondere alle richieste del mondo del lavoro, dell’economia e della finanza”.
    Il neoministro in questi giorni è bersagliato dalle tante richieste che vengono dal mondo della scuola, l’attesa è forte, anche l’aspettativa di una ripartenza con alcune certezze. Tra queste la priorità sul precariato: 220mila le cattedre non di ruolo a settembre prossimo, come abbiamo raccontato nella newsletter Dietro la lavagna, con due concorsi ordinari banditi, ma non ancora avviati. E scrive Antonello Giannelli, dell’Associazione nazionale presidi, in una lettera al premier Draghi: “La scuola deve riappropriarsi delle fondamentali funzioni di ascensore sociale e di motore dell’innovazione”.  LEGGI TUTTO

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    Scuola, occupati i licei storici di Roma: Gli studenti: “Draghi in continuità con i tagli”

    ROMA – Sono entrati alle sei di questa mattina, varcando il portone con la bidella del primo turno. Poi hanno scavalcato il cancello, ancora chiuso. Trenta studenti del liceo bene di Roma, il Liceo classico statale Ennio Quirino Visconti, hanno allargato le sedie che usano in classe nell’ampio cortile in mattonato dell’istituto del Collegio romano. E hanno occupato la scuola. Contro una ministra “tardiva e inadeguata”, hanno detto e scritto, e anche contro un premier incaricato “che ci chiede di andare a lezione in classe fino a luglio”, ma così “tiene studenti e professori ostaggi di un sistema che non funziona”. I ragazzi del Collettivo vedono Mario Draghi, neppure insediato, come un presidente del Consiglio “in assoluta continuità con i governi che hanno tagliato l’istruzione negli ultimi trent’anni”.

    Roma, dopo il Mamiani occupato anche il liceo Visconti
    di Arianna Di Cori e Valentina Lupia 11 Febbraio 2021

    Lezioni interrotte al Visconti: non accadeva dal 2011. “Lezioni interrotte con la forza”, scrivono quelli del Collettivo. E lo scavalco all’alba del Visconti arriva dopo le occupazioni, ieri, di un altro liceo di vaglia, il Mamiani di Prati – “siamo orfani di un sogno e siamo pronti a costruirlo” – e del Socrate alla semiperiferia della Garbatella, Prima ancora, fumogeni a tetto e sedie in cortile per il Kant di Centocelle e il Pilo Albertelli dell’Esqulino. Hanno già lasciato le terrazze dei plessi, negli ultimi due: hanno pulito nella notte e riconsegnato gli istituti, altri due licei, senza danni. I protagonisti dell’atto però, si sono già presi una denuncia.
    Dopo la donna del personale Ata, al Visconti sono arrivati la preside, un professore, il rappresentante dei genitori. E altri cinquanta adolescenti a dare una mano. I ragazzi hanno fatto entrare soltanto loro – i coetanei e i tre adulti – promettendo che chiuderanno l’aula magna e vigileranno su loro palazzo così prezioso. Hanno detto, poi, che sono pronti alle denunce: “Non vogliamo retrocedere”. La dirigente ha fatto sapere che rischiano un’accusa di “procurata pandemia”. Per ora, le distanze sono rispettate e le mascherine alzate sopra il naso. Adesso gli occupanti del Visconti sono in assemblea straordinaria e decideranno i giorni in cui vorranno tenere l’antico palazzo in consegna. Scrivono: “La scuola è collassata, il sistema è stato impreparato e improvvido. Noi stiamo con la nostra scuola, con la nostra preside, vogliamo difendere anche la sicurezza dei nostri professori, ma anni di tagli e una classe politica inadeguata hanno pregiudicato il percorso scolastico degli studenti di tutta Italia. Scioperiamo per ottenere un rientro sicuro, in queste condizioni, con i trasporti sempre più carri bestiame,  la Didattica a distanza è l’unica possibilità. Si sta parlando del nostro futuro e ce lo riprenderemo”.
    La prima ondata di occupazioni era partita da Milano, dal Liceo Parini, ma se quella era iniziata come una protesta contro la Dad come unica possibilità di studio, ora si sta trasformando in una contestazione a una presenza in classe che garantisce nuovi contagi. LEGGI TUTTO