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    Scuola, tra circolari e insulti: è la disfida per gli studenti in canottiera

    Nei giorni scorsi è arrivato l’anticiclone Hannibal, direttamente dall’Africa. Il suo alito rovente ci ha catapultati in una torrida estate. Si suda, non si respira. Presto, spogliamoci. Dove sono le canottiere, i calzoncini, i prendisole, le ciabatte, l’armamentario che, da rispettabili cittadini, ci trasforma in sciatti bagnanti?

    Richiamo legittimo o ingerenza moralista?

    Ma è solo maggio e Hannibal, senza alcun riguardo, ha soffiato anche nelle aule di scuole senza aria condizionata né ventilatori, gremite di corpi bambini e adolescenti, accaldati e sofferenti come i nostri, con l’aggravante della mascherina Ffp2, ultimo tenace baluardo di una società ormai affrancata da ogni restrizione pandemica. E l’annoso tiro alla fune tra i tutori del decoro e i libertari è ricominciato. In un liceo scientifico di Lecce la preside si è appellata alle “regole minime di continenza” tra i banchi. “La scuola è un ambiente educativo, nonché un luogo istituzionale che merita adeguato rispetto e ciò implica che ciascuno lo frequenti con un abbigliamento sobrio e decoroso, consono all’ambiente scolastico”, recita la sua circolare. Richiamo legittimo o ingerenza moralista?

    Genitori infuriati

    In un istituto comprensivo a Castellanza, in provincia di Varese, è in corso una sollevazione dei genitori degli alunni di elementari e medie contro il monito del dirigente: “Andranno evitati bermuda, pantaloni corti, canotte e ogni altro tipo di abbigliamento adatto a contesti non scolastici”. È una scuola, non una spiaggia, era il messaggio implicito che comunque non è stato apprezzato.

    L’epiteto corre sul web

    A Roma, in un liceo classico, una docente ha richiamato una studentessa per una canotta ritenuta non conforme al regolamento. La ragazza ha chiesto un confronto dal preside. Questa storia, raccontata sui social, sarebbe finita qui se un insegnante di Genova, estraneo alla vicenda ma posseduto dall’interventismo becero di un leone da tastiera, non si fosse affrettato a vergare il suo ignobile commento sessista: “Questa zoccoletta avrà quel che si merita non appena troverà un superiore nella sua vita lavorativa”.

    La norma (nazionale) assente

    Manca una norma nazionale sul dress code scolastico. Il legislatore non ci si è mai dedicato. Forse era distratto da questioni più pressanti o forse ha colto la spinosa delicatezza della questione e ha preferito delegare ai singoli dirigenti. Spulciando in rete qualche regolamento, ricorrono, tra gli outfit invisi ai presidi, pantaloni corti, bermuda, abbigliamento balneare, magliette corte, scollate e trasparenti. Sgraditi anche jeans e pantaloni troppo stretti o strappati, top e reggiseni in palestra. Vita grama anche per le “stravaganze nel colore dei capelli”.

    I ragazzi in kilt

    In generale si richiama a due capisaldi etici, oltre che estetici, tanto altisonanti quanto labili: dignità e decoro. Dov’è l’omino competente, armato di righello, capace di tracciare una linea universale davanti a cui arrestarsi o adeguarsi? Nella scuola dei miei figli, un liceo classico milanese, un professore ha dichiarato ai ragazzi insofferenti al divieto di indossare pantaloni corti: “Piuttosto mettetevi la gonna”. Il mio primogenito l’ha preso in parola e si è presentato in classe in kilt. Nessuno ha battuto ciglio. Eppure lo scorso novembre, in un altro liceo milanese, un docente si era rifiutato di fare lezione a tre studenti che indossavano la gonna per un’iniziativa contro la violenza sulle donne. Scuola che vai, regolamento che trovi.

    Se a lezione si va in boxer

    “La scuola è un’istituzione e i docenti sono pubblici ufficiali”. Per Daniele Grassucci, fondatore del portale per gli studenti, Skuola.net, “è legittimo, in un contesto educativo quale è la scuola, un codice di comportamento”. Tuttavia, sottolinea, limitarsi a vietare non basta. “Bisogna concertare le regole e motivarle affinché siano condivise e accettate”. E se arriva Hannibal e rende la scuola una graticola, “bene il decoro, ma occorre tolleranza”, conclude. Non esiste un principio assoluto che giustifichi gli strali puritani di un preside o avalli il diritto di uno studente di presentarsi a lezione in boxer.

    Deficit di buon senso

    La scuola deve educare, oltre che istruire e le sue regole vanno rispettate. Tuttavia se resta, come succede in questi tempi, l’estremo e solitario avamposto del rigore, per non perdere credibilità e autorevolezza dovrebbe mostrare buon senso. Lo stesso che chiede ai ragazzi richiamandoli al decoro. Nella consapevolezza, da parte dell’una e degli altri, che in tempo di Covid, di penuria di cibo e di energia, di guerra e di vaiolo delle scimmie, le priorità sono altrove. E un Paese che può occuparsi di bermuda e canottiere è un luogo molto fortunato. LEGGI TUTTO

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    Comix Games, al Salone del Libro studenti in festa tra rap e giochi di parole con Repubblica@Scuola

    “Siamo sempre studenti selvaggi”. Lo dicono forte i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato alla finalissima dei Comix Games, arrivati alla decima edizione, andata in scena al Salone Internazionale del Libro di Torino. È molto più di una frase, anzi in realtà di un tautogramma, ma lo hanno ribadito anche con un acrostico e nella sfida a suon di “barre” rap. Chi dietro la mascherina, chi levandola solo per i momenti clou, ma ognuno con la voglia di far sentire l’entusiasmo della generazione, entusiasmo che ha invaso la sala rossa al Lingotto per l’ultimo round del concorso nazionale di ludolinguistica per le scuole medie e superiori organizzato da Comix (Franco Cosimo Panini Editore) in collaborazione con Repubblica@Scuola e Salone del Libro, con partner Museo Egizio, Mondadori, Bper Banca e MarinoBus. 

    Girotondo attorno alla colonna dei libri, simbolo del Salone  LEGGI TUTTO

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    La scuola italiana va in Fiera (e nei Saloni)

    Didacta torna in presenza con più di 250 eventi tra convegni, workshop e seminari sulla scuola del futuro tra aule smontabili, robot umanoidi, visori 3D e laboratori scientifici portatili. Ma la scuola è presente anche al Salone del Libro di Torino. Sono eventi che portano il sistema scolastico italiano a uscire dalle aule. E a confrontarsi.

    Caro lettore, ci occupiamo di questo, in apertura di “Dietro la lavagna”, raccontandoti anche cosa sta succedendo in Ucraina, ricordando che oggi 468 milioni di bambini sono senza alfabetizzazione di base e saranno un miliardo nel 2030.

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    PRIMO PIANO/1

    Aule smontabili e robot: Didacta torna dal vivo

    di Valeria Strambi

    Più di 250 eventi tra convegni, workshop e seminari e oltre 200 aziende pronte ad accompagnare gli insegnanti nella scuola del futuro in mezzo ad aule smontabili, robot umanoidi, visori 3D e laboratori scientifici portatili.

    È tornata, alla Fortezza da Basso di Firenze, Fiera Didacta Italia, il più importante appuntamento del Paese dedicato all’innovazione scolastica. L’edizione numero cinque, realizzata da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di Indire e un comitato organizzatore composto da ministero dell’Istruzione, Regione Toscana, Comune di Firenze e Camera di Commercio, si svolgerà in presenza fino a domani, domenica 22 maggio. Occasione, questa, per annunciare l’allargamento dei confini: Didacta, nata in Germania più di 50 anni fa e approdata in Italia e a Firenze nel 2017, dal 20 al 22 ottobre sarà presente anche in Sicilia, con uno spin off.

    Tante le novità di questa edizione, dedicata alla pedagogista Maria Montessori: dall’area green allo sport, dai sei dipartimenti immersivi calibrati sul grado di istruzione fino al focus sugli Its (Istituti tecnico superiori), ponte sempre più solido tra scuola e mondo del lavoro. E proprio a un incontro sugli Its parteciperà, il 21 maggio, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. 

    Numerose le ricerche e i progetti presentati in fiera: dal kit didattico multimediale “ViviSmart – Nutrirsi, Muoversi, Vivere Meglio” per contrastare la diffusione dell’obesità infantile e già distribuito a 1.600 insegnanti e 2.400 famiglie, fino ai seminari organizzati dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi sul ruolo di questi professionisti in classe e su come affrontare l’arrivo degli alunni ucraini in fuga dalla guerra.

    PRIMO PIANO/2

    Saturno è a portata di mano, Dante sul tablet

    di Valeria Strambi

    Immaginatevi di entrare in classe e di ritrovarvi, d’un tratto, catapultati tra Giove e Saturno, oppure ai piedi di una piramide egizia. Pensate all’emozione di scoprire i segreti dell’Astronomia o della Storia guidati da una voce esterna, che utilizza le stesse parole riportate nei libri, ma accompagnandovi direttamente dentro le cose. E poi provate a mettervi alla prova su quello che avete imparato attraverso dei giochi, collegando ad esempio la parola “supernova” con la definizione corrispondente. Il tutto toccando semplicemente la parete con la mano.  È la nuova aula immersiva targata CampuStore, con i contenuti editoriali messi a disposizione da Giunti e tra le principali novità tecnologiche di Didacta.

    Per rimanere nel mondo delle esperienze virtuali, da non perdere il viaggio all’interno della Divina Commedia pensato da Mr. Digital con il supporto della piattaforma BricksLab. Ciascuno studente, sul proprio tablet oppure direttamente sulla Lim, potrà ritrovarsi al fianco di Dante e Virgilio ed esplorare i canti dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.

    Anche qui non mancheranno la voce narrante, i testi di approfondimento e gli esercizi, con un occhio ai temi legati alla cittadinanza, dalla riflessione sull’etica all’analisi del fenomeno del femminicidio. 

    Guardando alla sicurezza, l’ultima frontiera è “Lenovo NetFilter”, il software che assicura alle reti scolastiche una protezione da virus, attacchi informatici e pericoli digitali. E che permette agli insegnanti di controllare i contenuti condivisi dagli studenti così da intercettare e prevenire comportamenti di cyberbullismo.

     

    PRIMO PIANO/3

    Telefono azzurro e gli adolescenti ucraini

    A Didacta ci sarà Telefono Azzurro, l’organizzazione da sempre impegnata a collaborare con il sistema educativo e formativo per promuovere un approccio corretto ai cambiamenti sociali e digitali costantemente in atto. Telefono Azzurro metterà sul tavolo due importanti spunti di riflessione che hanno caratterizzato quest’anno scolastico che volge ormai al termine. Particolare attenzione sarà data al tema della cittadinanza digitale, della salute mentale in rete e dell’uso consapevole delle tecnologie digitali e dei social media di bambini e adolescenti. È fondamentale che docenti ed educatori siano formati e conoscano tutte le possibilità offerte dalle più recenti piattaforme digitali, oltre a conoscere e comprendere quali sono i comportamenti che attualmente bambini e adolescenti adottano in rete.

    Per approfondire questi temi, Telefono Azzurro terrà un seminario dal titolo “Umanesimo digitale: dall’homo faber all’homo digitalis, le nuove sfide educative” per sabato 21 maggio ore 12,30 presso il Padiglione Volta della Fortezza da Basso, a Firenze. In particolare, con il presidente Ernesto Caffo si parlerà del ruolo fondamentale dell’educazione di docenti ed educatori riguardo le possibilità offerte dalle più recenti piattaforme digitali e della comprensione dei comportamenti che attualmente bambini e adolescenti adottano in rete.

    Quindi, sempre sabato, si parlerà anche dell’arrivo in Italia di migliaia di bambini e adolescenti ucraini e del loro bisogno di accoglienza e inclusione. Alle ore 9 presso Palazzina Lorenese è previsto il seminario “Identità sospese, il bisogno di ascolto, accoglienza e inclusione dei bambini e adolescenti ucraini”.

    PRIMO PIANO/4

    Al Salone del libro di Torino studenti giornalisti

    di Sara Scarafia

    La scuola al Salone del libro di Torino è anzitutto ad Arena Robinson, che ogni mattina ospita “Lezioni di giornalismo” dello scrittore-giornalistai Federico Pace: sessanta ragazzi del Liceo Regina Margherita con lui stanno imparando il giornalismo al tempo dei podcast e di Instagram. Venerdì allo stand il direttore di Repubblica Maurizio Molinari e la firma del giornalismo sportivo Paolo Condò hanno risposto alle domande degli studenti sul futuro della professione.  

    Fuori Arena sono stati presentati i risultati del progetto di lettura ad “Ad alta voce Porta Palazzo”, coordinato dal dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della Formazione dell’Università di Perugia in collaborazione con Fondazione per la Scuola, nell’ambito del progetto Riconnessioni sostenuto da Associazione Nausika e dal Movimento nazionale LaAv letture ad alta voce.

    Sono stati coinvolti più di mille studenti di Porta Palazzo, un quartiere multietnico, e la pratica quotidiana di lettura di gruppo ha puntato su inclusione e consapevolezza: cinquanta docenti, formati per l’occasione, hanno letto per più di duemila ore ogni giorno. Il progetto ha portata a ottimi risultati in termini di apprendimento e di socializzazione attorno ai libri e alle storie. Infine MyEdu, la piattaforma di formazione digitale fondata nel 2013 a Milano, che presenta invece il nuovo corso di formazione per la scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Alleniamo le soft skill”, nato grazie al contributo della pedagogista Elia Contoz e di Alessia Berra, insegnante e atleta paraolimpica, medaglia d’argento alle ultime Olimpiadi di Tokyo.

     

    PRIMO PIANO/5

    Save the children: “Quel miliardo di analfabeti”

    di Corrado Zunino

    Si parla di infanzia a Impossibile 2022, la manifestazione di quattro giorni organizzata da Save the children sulle condizioni dei bambini: “Sono la risorsa più preziosa e trascurata dalle priorità degli adulti”. Si parla di istruzione. Nel corso dell’evento, allestito nelle sede centrale all’Acquario romano e che si concluderà domenica 22, l’organizzazione ha ricordato che oggi 468 milioni di bambini sono senza alfabetizzazione di base e saranno un miliardo nel 2030. In Europa l’Italia è tra i Paesi più iniqui offrendo ai bambini il triplo delle possibilità di trovarsi in povertà assoluta rispetto agli over 65.

    Tra le principali proposte in discussione per l’Italia, all’evento, ci sono il raddoppio dell’investimento sul piano nazionale della Child Guarantee, la mensa scolastica gratuita nella scuola primaria, quindi la formazione di 30.000 nuove educatrici ed educatori per i nuovi asili nido e i poli zero-sei, gli incentivi economici e la formazione per dirigenti e docenti impegnati nei territori con maggiore povertà educativa.

    Anche se da un punto di vista sanitario non ha fatto distinzioni, il Covid ha fortemente aggravato, con i suoi effetti, le disuguaglianze. Nel mondo, 117 milioni di bambini sono ancora senza scuola a causa della pandemia (il 7,5 per cento circa della popolazione scolastica) e nei paesi più poveri si è perso il 66 per cento di giorni di scuola in più rispetto ai paesi ricchi, mentre 1 bambino su 5 rischia di abbandonare definitivamente gli studi esponendosi a sfruttamento, violenze e matrimoni precoci. Hanno partecipato all’evento di apertura, tra gli altri, la ministra Fabiana Dadone, i ministri Enrico Giovannini ed Andrea Orlando, l’economista Tito Boeri.

    PRIMO PIANO/6

    In sei regioni più Neet che occupati

    In Italia, la dispersione scolastica implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello minimo di competenze a 15 anni, riguarda quasi la metà degli studenti (45 per cento in italiano, 51 in Matematica), anche a causa del tracollo sugli apprendimenti conseguente alla pandemia, ma anche 876 mila bambini della scuola dell’infanzia hanno sofferto della discontinuità e frammentazione nei primi passi del loro percorso educativo.  Sosteneva un secolo fa Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the children: “Non c’è nessuna insita impossibilità nel salvare i bambini del mondo. È impossibile solo se ci rifiutiamo di farlo”. Servono conoscenze, risorse e volontà.

    La corsa ad ostacoli per i bambini inizia appena nati, pone barriere più alte nei territori maggiormente svantaggiati e continua durante il percorso di crescita. Solo il 14,7 per cento usufruisce di asili nido o servizi integrativi finanziati dai Comuni e la spesa media pro capite sotto i 3 anni si ferma a 906 euro, con forti disparità nella forbice che va da Trento (2.481 euro) alla Calabria (149 euro). Quando si passa alla scuola primaria, si scopre che nel Centro-Nord il 45 per cento dei bambini può beneficiare del tempo pieno, un’opportunità che manca invece all’85 per cento dei bambini al Sud. Se a Milano tempo pieno e mensa scolastica sono un’esperienza ordinaria per il 95 per cento dei bambini, a Palermo è un’eccezione assoluta visto che riguarda solo il 6 per cento dei bambini.

    La fragilità del rapporto con la scuola fa danni maggiori al Sud, dove il 16,3 per cento dei giovani ha lasciato prematuramente gli studi nel 2021, anche se in media, in Italia, la dispersione scolastica raggiunge comunque il 12,7 per cento.  Anche la qualità del percorso scolastico di chi prosegue gli studi, nel caso delle ragazze, è penalizzata dagli stereotipi di genere che limitano al 22 per cento sul totale delle iscritte all’università il numero delle donne che scelgono corsi scientifici e le materie Stem continuano ad essere percepite dalle ragazze come “poco adatte” a loro, sebbene, secondo una recente ricerca Ipsos per Save the children, appassionino e incuriosiscano il 54 per cento delle adolescenti a scuola.

    Mentre il made in Italy “è a caccia” di 244.000 talenti secondo i dati Istat, i posti vacanti – elaborati dalla Confcommercio – a luglio 2021 erano 182.000 nel settore dei servizi e 62.000 in quello dell’industria. Il nostro è un motore educativo che in molti aspetti sembra girare al contrario e che ha prodotto il numero più alto di Neet in Europa: più di 2 milioni di cui il 23,1 per cento nella fascia di età 15-29 anni. In sei regioni italiane si è già verificato il sorpasso dei Neet rispetto ai giovani inseriti nel mondo del lavoro. In regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia per due giovani occupati ce ne sono altri tre che non lavorano e non studiano. A livello nazionale, tra i giovani occupati e i Neet vi è uno scarto di soli 8 punti percentuali.

    L’INCHIESTA

    Ucraina, il crimine di mille scuole bombardate

    di Corrado Zunino

    Il governo ucraino ha contato più di mille scuole e strutture educative bombardate, e non è facile censirle tutte visto che molte città sono ancora in mano ai russi. Novantacinque di queste sono state completamente distrutte. Mura, soffitti, banchi, sedie, lavagne multimediali: polvere. L’Unicef sostiene 89 strutture nell’Ucraina orientale: quindici sono state danneggiate o demolite. Per questa distruzione organizzata di presidi educativi, il Tribunale penale internazionale potrà utilizzare le imputazioni di crimine di guerra. Nei confronti di chi ha ordinato o commesso l’atto.

    L’agenzia Associated Press con il programma “Frontline” sta conducendo una propria inchiesta sul tema scuole e ha individuato 57 casi che possono definirsi “crimini di guerra”. Cannoneggiare, o abbattere, deliberatamente un edificio scolastico è chiaramente un crimine di guerra e in molti casi non ci sono altre spiegazioni all’azione violenta se non la volontà dell’esercito russo di far pagare alla generazione più debole il peso della resistenza dei padri. Su un piano generale, sono più di 8.000, ad oggi, le imputazioni per “crimini di guerra” ipotizzati nel corso del conflitto in Ucraina.

    L’articolo integrale

     

    L’INTERVENTO

    I ragazzi fluidi sopra le circolari scolastiche

    “Questa è Maya, è pansessuale”. È arrivata la foto di classe e mio figlio, 12 anni, me la illustra. Alzo un sopracciglio. Lui prosegue incurante, il dito scorre sui visi implumi dei suoi compagni di seconda media. “Simone è gay, invece Bianca è bisessuale”. Il mio sguardo interrogativo lo irrita. “Be’, che c’è?”. “Niente, è che mi pare strano che alla vostra età, senza alcuna esperienza, abbiate le idee così chiare”. Marta è fluida, apprendo in tutta risposta. “E tu?”, chiedo, timidamente, consapevole di camminare su un crinale impervio. “Al momento mi sa che sono eterosessuale e cisgender. Ma devo ancora vedere”.

    Non sono ancora adolescenti, hanno identità in divenire e una sessualità acerba, prevalentemente estranea all’evidenza empirica. Eppure la teoria la conoscono benissimo e la frequentano con disinvoltura. Non frequentano una scuola sperimentale danese, ma una scalcagnata media pubblica alla periferia nord di Milano.

    Sono forse lo specchio di un Paese inclusivo e liberato? Sono il prodotto di un’apertura sociale e giuridica, capace di accogliere ed esaurire tutta la popolazione, nelle sue variegate declinazioni?

    L’articolo integrale

     

    IL RECLUTAMENTO

    Un concorso straordinario-bis in estate

    Ecco il concorso straordinario-bis tanto atteso per entrare di ruolo alle medie e superiori: 14mila posti in palio, un quinto dei quali in Lombardia, riservati a chi ha almeno 36 mesi di servizio. Precari storici. Un’altra mini-sanatoria mentre infuria la polemica sul concorso ordinario rispetto alle alte percentuali di bocciature nel test a quiz e agli errori nei quesiti. Il concorso prevede solo una prova orale (un colloquio di mezz’ora per testare le competenze disciplinari) e non c’è un punteggio minimo per passare. Insomma, dentro tutti per evitare che rimangano scoperti i posti, come puntualmente avviene.

    L’articolo integrale

    Mobilità docenti 2022: i trasferimenti. Come e dove vederli

    Tornano in Sicilia 1.400 insegnanti assunti al Nord. Meno posti per i precari

    Cosa ne pensate? Ditelo a: dietrolalavagna@repubblica.it

     

    L’INIZIATIVA

    Il flash mob per lo Ius scholae

    Martedì 24 maggio gli studenti delle scuole superiori Parini ed Einstein di Milano e di altre scuole italiane, a Bologna e a Napoli, metteranno in scena un flash mob per invitare i parlamentari a velocizzare l’approdo in aula dello Ius scholae e chiedere: #italiadimmidisì. L’iniziativa è della Rete per la riforma della cittadinanza.

     

    L’INIZIATIVA/2

    Parte la Carovana pedagogica di Arci

    Parte la Carovana pedagogica di Arci: un viaggio attraverso l’Italia che toccherà undici città da Nord a Sud, offrendo alle comunità oltre 70 giornate di occasioni pedagogiche – spettacoli, incontri, laboratori e proposte per le scuole – che accoglieranno 8.000 minori, oltre ad adulti e insegnanti.

    Nucleo centrale della Carovana sarà l’itinerario esperienziale “Guardateci!”, un percorso immersivo coinvolgente e innovativo per affrontare il tema degli stereotipi con bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, che resterà aperto al pubblico e alle scuole per sei giorni in ogni tappa. La Carovana pedagogica inaugurerà inoltre undici angoli “Ad alta voce”, spazi morbidi dedicati all’ascolto di letture da libri per l’infanzia che resteranno a disposizione dei territori insieme alle duecento Piccole biblioteche regalate alle classi che partecipano ai percorsi.

    La Carovana pedagogica sarà infine l’occasione per ascoltare e registrare i bisogni educativi degli abitanti delle periferie e per proporre undici calendari di appuntamenti per bambini, ragazzi e famiglie: spettacoli, presentazioni, tavole rotonde, formazioni, laboratori.

    L’appuntamento inaugurale è lunedì 23 maggio, alle ore 11, presso l’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci a Roma.

    LA FOTO

    Ischia, un murale di Jorit per Il Liceo Buchner

    Lo accolgono centinaia di studenti in festa, tra cartelloni di benvenuto e richieste (esaudite) di selfie. E gli chiedono, puntualmente, chi ritrarrà sulla grande parete bianca del liceo di Ischia, dove lo street artist Jorit ha iniziato, sotto un sole cocente, la creazione di un murale, preceduta – secondo un format consolidato – dalla scrittura di parole e frasi di denuncia (in questo caso, contro la guerra) che verranno poi “coperte” da un volto. LEGGI TUTTO

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    Studente di 17 anni si ustiona in officina durante l'Alternanza scuola lavoro: è molto grave

    ROMA – Il terzo incidente grave, quest’anno, in Alternanza scuola lavoro. Uno studente di 17 anni è rimasto gravemente ustionato, ieri alle 15, a causa di un ritorno di fiamma all’interno di un’officina di Merano, in provincia di Bolzano, dove il ragazzo era in regime di Percorso per le competenze trasversali (Pcto). Il diciassettenne è stato trasportato al’ospedale San Maurizio di Bolzano, con ustioni in diverse parti del corpo, e poi trasferito in un centro specializzato in Baviera, a Murnau, dove è ricoverato in condizioni gravi. Con lui è rimasto ferito un operaio di 36 anni.

    Secondo i carabinieri intervenuti nell’officina, il giovane stava utilizzando sostanze chimiche per effettuare una pulizia industriale e il contatto con uno strumento alimentato a energia elettrica avrebbe innescato le fiamme. E’ già stato avvertito, tra gli altri,  l’Ispettorato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano.

    Lo scorso 21 gennaio un incidente accaduto nell’ultimo giorno di stage in fabbrica – era la Burimec di Lauzacco di Pavia di Udine – aveva ucciso un allievo dell’Istituto salesiano Bearzi, Lorenzo Parelli, 18 anni, di Morsano di Castions di Strada. Era stato colpito da una putrella, nel corso di un addestramento professionale previsto dal programma. 

    Marche, Giuseppe Lenoci morto a 16 anni. La rabbia della famiglia: “Non doveva viaggiare sul furgone, lo stage non lo prevede”

    dal nostro inviato

    Corrado Zunino

    15 Febbraio 2022

    Ancora, il 14 febbraio 2022 era morto in un incidente stradale un sedicenne in Pcto: Giuseppe Lenoci, in istruzione al Centro di addestramento Artigianelli di Fermo, era uscito con la ditta con cui stava facendo esperienza per sositutire una caldaia. E sotto la pioggia il furgoncino, di cui lui era passeggero, era sbandato finendo contro un albero.

    “Quest’ultimo incidente in officina si aggiunge a una lunga lista di morti sul lavoro e all’interno delle scuole”, dice Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti: “Sono fatti causati da un sistema malato, volto solamente al profitto. Vogliamo sicurezza dentro e fuori le scuole, vogliamo che l’Alternanza scuola lavoro e gli stage vadano aboliti in favore dell’istruzione integrata che metta in critica il sistema produttivo attuale per costruire dai luoghi della formazione un modello diverso di società”. Si annunciano mobilitazioni studentesche nel Paese. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il concorso straordinario per sanare i precari: 14mila posti. Un solo orale, senza bocciati

    Ecco il concorso straordinario-bis tanto atteso per entrare di ruolo alle medie e superiori: 14mila posti in palio, un quinto dei quali in Lombardia, riservati a chi ha almeno 36 mesi di servizio. Precari storici. Un’altra mini-sanatoria mentre infuria la polemica sul concorso ordinario rispetto alle alte percentuali di bocciature nel test a quiz e […] LEGGI TUTTO

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    Ucraina, l'ultimo crimine di guerra: mille scuole bombardate

    ROMA – Il governo ucraino ha contato più di mille scuole e strutture educative bombardate, e non è facile censirle tutte visto che molte città sono ancora in mano ai russi. Novantacinque di queste sono state completamente distrutte. Mura, soffitti, banchi, sedie, lavagne multimediali: polvere. L’Unicef sostiene 89 strutture nell’Ucraina orientale: quindici sono state danneggiate o demolite. Per questa distruzione organizzata di presidi educativi, il Tribunale penale internazionale potrà utilizzare le imputazioni di crimine di guerra. Nei confronti di chi ha ordinato o commesso l’atto.

    L’agenzia Associated Press con il programma “Frontline” sta conducendo una propria inchiesta sul tema scuole e ha individuato 57 casi che possono definirsi “crimini di guerra”. Cannoneggiare, o abbattere, deliberatamente un edificio scolastico è chiaramente un crimine di guerra e in molti casi non ci sono altre spiegazioni all’azione violenta se non la volontà dell’esercito russo di far pagare alla generazione più debole il peso della resistenza dei padri. Su un piano generale, sono più di 8.000, ad oggi, le imputazioni per “crimini di guerra” ipotizzati nel corso del conflitto in Ucraina.

    Guerra in Ucraina, i diciassette bambini uccisi e quelli salvati dalle bombe. E’ morto anche il fratellino di Polina

    dal nostro inviato

    Corrado Zunino

    03 Marzo 2022

    La prima vittima del conflitto all’interno di un edificio educativo è stata Alisa Hlans, 7 anni, colpita da bombe a grappolo vietate dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 2008 (né Russia né Ucraina vi hanno mai aderito). Era in corso un assedio a Ochtyrka, città del Donbass, nel secondo giorno dell’invasione russa. Alisa si era rifugiata nella scuola, con la mamma. E’ stata raggiunta da una scheggia, ed è morta il giorno dopo in ospedale. Lo ha raccontato la procuratrice generale Irina Venediktova diffondendo i disegni fatti dalla bimba ed esposti nella struttura che frequentava.

    Uno dei disegni realizzati nella scuola di Okhtyrka da Alisa, uccisa a 7 anni  LEGGI TUTTO