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    Scuola, iscrizioni: è ancora corsa ai licei

    Non si ferma la corsa ai licei, scelti da uno studente su due. Tengono i tecnici, mentre i professionali non riescono ad uscire dalla crisi nera che, nonostante la riforma, li vede in difficoltà da anni. Le iscrizioni online si sono chiuse ieri, lunedì 25, alle ore 20. E i risultati erano attesi, anche per capire quanto la pandemia, che ha costretto le scuole a presentarsi online, possa aver influito sulle scelte. In realtà cambia poco nelle macrotendenze fornite oggi dal ministero all’Istruzione. Interessante è la crescita delle domande di tempo pieno alla primaria, sebbene sia uno dei punti critici nell’offerta della scuola italiana, soprattutto al Sud.
    È ancora il Lazio la Regione con il maggior interesse per i licei, con il 71,2%. Seguono Campania (64,3%), Abruzzo (63,9%), Sicilia (63,8%). Veneto ed Emilia Romagna si confermano le Regioni con meno adesioni per gli indirizzi liceali, entrambe al 48,2%. Una conferma anche per il Veneto, come Regione con più adesioni per i Tecnici: 38%. Seguono Lombardia (36,2%), Emilia Romagna (36%), Friuli Venezia Giulia (35,7%). L’Emilia Romagna è ancora la prima Regione nella scelta dei professionali (15,8%), seguita da Veneto (13,8%), Basilicata (13,7%), Toscana (13,5%).
    Ma vediamo come è andata.
    I licei: cresce lo scientifico, cala il linguistico
    I licei continuano ad essere scelti da oltre uno studente su due: quest’anno il 57,8% delle domande ha riguardato un indirizzo liceale (era il 56,3% un anno fa). Rimane sostanzialmente stabile il classico, scelto dal 6,5% delle ragazze e dei ragazzi (il 6,7% un anno fa). Ancora in crescita l’interesse per gli indirizzi del liceo scientifico, che passano dal 26,2% delle preferenze di un anno fa al 26,9% di quest’anno. Scendendo nel dettaglio, ha scelto lo scientifico tradizionale il 15,1% dei ragazzi (un anno fa era il 15,5%), il 10% ha scelto l’opzione Scienze applicate, che è in crescita (l’8,9% l’anno scorso), confermata la scelta delle sezioni dello scientifico a indirizzo Sportivo da parte dell’1,8% delle studentesse e degli studenti.
    Il linguistico – dopo una crescita negli ultimi anni – scende dall’8,8% all’8,4% delle scelte. Cresce l’artistico, dal 4,4% al 5,1%. In aumento anche l’interesse per il liceo delle scienze umane, dall’8,7 al 9,7% delle preferenze. In particolare, l’indirizzo tradizionale sale dal 6% al 6,5%, l’opzione Economico-Sociale sale dal 2,7% al 3,2%. Stabile il dato per i licei ad indirizzo Europeo e internazionale (0,5%). I licei musicali e coreutici scendono dall’1% allo 0,7%.
    Gli istituti tecnici e professionali
    Un terzo delle scelte è ancora per i tecnici che, sostanzialmente, tengono: li sceglie il 30,3% delle studentesse e degli studenti (il 30,8% un anno fa). Il settore Economico scende al 10% dall’11,2%, cresce il Tecnologico, dal 19,6% al 20,3%. Gli Istituti professionali segnano un calo dal 12,9% all’11,9% delle scelte
    Più tempo pieno alla primaria
    Cresce la domanda di tempo pieno (per un totale di 40 ore settimanali) nella scuola primaria: a richiederlo è il 46,1% delle famiglie rispetto al 45,8% di un anno fa. Tra le Regioni con le più alte percentuali di scelta ci sono Lazio (64,1%), Piemonte (62,5%), Emilia Romagna (60,7%). La percentuale più bassa si registra in Sicilia (14,8%), Molise (15,3%), Puglia (21,4%). LEGGI TUTTO

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    Scuola, da lunedì 1 milione di ragazzi torna sui banchi. Ma continuano scioperi, occupazioni e proteste

    Un milione di studenti è pronto a tornare domani tra i banchi. Gli alunni delle superiori seguiranno infatti di nuovo le lezioni in presenza, seppur a turni, in quattro Regioni italiane: Lombardia, Liguria, Marche e Umbria. Ma a rientrare in classe saranno pure i ragazzini delle scuole medie della stessa Lombardia e della Campania.

    Scuole superiori a Milano, “Rientro al 50%: la ripresa sarà graduale e duratura”
    24 Gennaio 2021

    Per quanto riguarda la Lombardia, tornata arancione da stamattina, dopo settimane di didattica a distanza, proteste e occupazioni da parte dei ragazzi che chiedevano di poter fare ritorno nelle loro classi, rientrano a scuola i 200 mila studenti delle medie e oltre 400 mila delle superiori. Tuttavia, mentre le medie torneranno interamente in classe già da lunedì 25, le scuole superiori milanesi hanno qualche giorno in più per attrezzarsi alla ripresa delle lezioni in presenza al 50%: probabilmente sarà circa la metà degli istituti a partire subito, gli altri seguiranno a poco a poco. Gli studenti entreranno in classe su due fasce orarie: circa il 35% inizia alle 8 e il 15% alle 9:30.

    Milano, i nuovi orari della città contro il rischio ressa all’inizio delle lezioni
    di Federica Venni 24 Gennaio 2021

    Altri 640 mila studenti delle superiori erano tornati in classe lunedì scorso, 18 gennaio, nel Lazio, in Emilia Romagna, in Molise e in Piemonte. L’11 gennaio erano rientrati in Valle d’Aosta, Toscana e in Abruzzo. In Trentino Alto Adige gli studenti avevano fatto ritorno già dal 7 gennaio.

    Covid: in Campania da lunedì parte lo screening del personale scolastico
    23 Gennaio 2021

    All’appello mancano gli studenti delle superiori in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Basilicata, della Calabria, della Campania e della Puglia, per i quali è stato stabilito che si tornerà il 1 febbraio.
    Le manifestazioni
    Ma domani sarà anche giornata di nuove mobilitazoni. Il sindacato dei Cobas e il movimento “Priorità alla scuola” prevedono 25 presìdi in 23 città di cui uno a Roma, davanti al Ministero, alle ore 16. “La ministra Lucia Azzolina – si legge in una nota Cobas – è entrata al Ministero dell’Istruzione affermando che avrebbe preso di petto le classi pollaio ed ha continuato a ribadire lo stesso concetto anche nel corso della pandemia. Queste sono le parole. E i fatti? I fatti ci dicono che nemmeno un euro è stato stanziato né nel Recovery Plan, né in Finanziaria per la riduzione del numero di alunni per classe e il problema del sovraffollamento delle classi è letteralmente scomparso nelle recenti linee guida emanate dal Ministero”.

    Scuole occupate a Milano, è il turno del liceo Virgilio: studenti in aula dopo il tampone per protesta contro la dad
    di Sara Bernacchia 22 Gennaio 2021

    Per questo motivo e il rilancio della scuola pubblica, spiega il sindacato, “saremo davanti agli Uffici Scolastici regionali e Provinciali anche a Bologna, Pisa, Trieste, Genova, Torino, Reggio Emilia, Firenze, Massa, La Spezia, Napoli, Salerno, Catania, Siracusa, Prato, Bari, Modena, Mantova, Ancona, Vicenza, Padova, Pescara, Cremona, per chiedere: la riduzione del coefficiente del numero di alunni per classe: massimo 20 alunni e 15 in presenza di alunne/i con disabilità; l’immediata assunzione dei precari della scuola italiana; investimenti seri e veloci sull’edilizia scolastica; rientro almeno al 50% nelle scuole superiori delle Regioni e del 100% negli altri ordini di scuola in Campania; tracciamento capillare e diffuso all’interno delle scuole”.

    Coronavirus scuola, gli studenti occupano il liceo Kant di Roma: “Stanchi di essere messi all’ultimo posto”
    di Arianna Di Cori 23 Gennaio 2021

    Scioperi e occupazioni
    In lotta anche i liceali. Dopo le occupazioni a staffetta delle superiori di Milano, la mobilitazione ha contagiato anche i licei di Roma, a partire dal Kant. Sono le occupazioni lampo “Covid free”: pochi ragazzi, tutti controllati con test antigenici rapidi e mascherine sul volto. Ma, in altre forme, la protesta per un rientro completo in sicurezza si diffonde ormai a macchia d’olio. LEGGI TUTTO

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    Università, Manfredi: rientro in aula al 50% nel secondo semestre

    Come sulla scuola, il dibattito sul rientro nelle aule è aperto anche nelle università. Nella prima metà di febbraio è prevista la ripresa delle lezioni del secondo semestre. “Ho sollecitato i rettori con una lettera di predisporre, nei prossimi giorni, i piani per la riapertura dell’attività didattica. Le condizioni del nuovo Dpcm consentono di poter ritornare nello schema di settembre quindi di poter fare una didattica mista con la presenza del 50% in aula”. A parlare il ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi, intervenuto in streaming alla presentazione dell’arrivo di Luciano Floridi, considerato il padre della filosofia dell’informazione, come professore dell’Alma Mater.
    “Ovviamente va fatta una valutazione insieme ai comitati regionali perché l’università impatta molto sul sistema dei trasporti”, ha concluso il ministro da sempre per la linea “aperturista”. Dunque anche per le università il rischio è che si proceda in ordine sparso e molto dipenderà dall’andamento dei contagi. “Nostro orientamento è ripartire come a settembre”, dice il rettore di Bologna Francesco Ubertini.
    L’ateneo di Ferrara, per esempio, ha già deciso di continuare con il modello del primo semestre: tutte le lezioni da remoto e un giorno solo a settimana in cui ai ragazzi viene offerto un approfondimento in aula sui contenuti spiegati online. “Abbiamo trasformato una situazione di disagio in una sperimentazione didattica che può essere una formula utile in futuro. È un’idea da società chiusa aspettare l’arrivo dei vaccini e pensare che tutto tornerà alla normalità  – spiega il rettore Giorgio Zauli – La vera difficoltà, che abbiamo tutti, è sugli esami scritti a distanza: bisogna cercare di evitare che gli studenti copino. E quello che mi preoccupa di più è aiutarli ad affrontare il senso di estraniamento che stanno vivendo”.
    Il bilancio presentato da Manfredi sulla didattica online è positivo: “Stiamo raccogliendo in maniera dettagliata i dati del 2020 e questi ci dicono che il numero di crediti acquisiti dagli studenti e il numero di laureati sono in linea con il 2019 che è stato l’anno pre-pandemico. Quindi malgrado le grandissime difficoltà che abbiamo vissuto non potendo essere presenti in aula, dal punto di vista del risultato non ci sono stati arretramenti”. Il ministero si è detto poi disponibile a concedere anche quest’anno la proroga dell’anno accademico come richiesto a più voci dagli studenti, l’ultimo appello ieri è stato dell’Udu. “Se ci sarà una richiesta da parte della Crui di operare una proroga, questo sarà sicuramente preso nell’attenzione del Ministero e quindi provvederemo di conseguenza. Credo che sarà una decisione dei prossimi giorni”, precisa Manfredi.
    Infine, la ricerca. A breve sarà presentato il nuovo piano nazionale della ricerca. Intanto il ministro conferma i finanziamenti: su un piano settennale che si sta costruendo nel Recovery plan, nei primi 5 anni, spiega, sono ipotizzabili 20-25 miliardi, tra risorse esistenti e nuove. Il recovery infatti destina 9,1 miliardi alla missione “Dalla ricerca all’impresa” a cui si aggiunge il programma nazionale della ricerca (Pnr) 2021/27 da oltre 14 miliardi e i cui contenuti, dopo il via libera del Cipe, erano usciti prima di Natale. Almeno a grandi linee: la rimodulazione delle procedure di assegnazione dei fondi, un piano ad hoc per la “scienza aperta” (condivisione risultati, sistemi integrati tra ricerca di base e applicata), ricercatori “manager della ricerca”.
    Nei prossimi giorni Manfredi presenterà il Piano nei dettagli. Intanto dice: “Un’occasione molto rilevante che dobbiampo essere in grado di saper cogliere, abbiamo bisogno di fare un salto di scala nella capacità di organizzazione e di spesa, cosa che faremo”.
    Sulla crisi di governo Manfredi non si sbilancia: “Da un lato bisogna lavorare sulla continuità: siamo in una fase molto complessa del Paese, quindi c’è necessità di garantire una continuità dell’azione politica e amministrativa. Dall’altro c’è sempre una possibilità di migliorare” e “credo che sia all’attenzione del presidente del Consiglio e della maggioranza una valutazione sel poter rafforzare il Governo, ovviamente nell’interesse del raggiungimento degli obiettivi e nell’interesse dei cittadini”.
    Da Oxford a Bologna: arriva Floridi
    “Questa giornata è significativa di questo grande processo in atto che non definirei di ritorno dei cervelli ma di attrazione dei cervelli”. Così Gaetano Manfredi ha dato il benvenuto al filosofo Luciano Floridi come nuovo docente e ricercatore a Bologna. “Negli ultimi anni ci sono state migliaia di ricercatori che operavano all’estero che sono rientrati in Italia – sottolinea il ministro – con procedure di chiamata diretta che noi abbiamo rafforzato, anche con benefici fiscali inseriti in manovra. Questo è un segnale molto importante, perché una grande comunità scientifica, un grande Paese, deve essere un Paese attrattivo. Per far questo noi dobbiamo avere circolazione di cervelli, attrazione di talenti, capacità di essere al centro delle dinamiche internazionali guardando alle grandi sfide globali”.

    “Le sue idee e la sua leadership – aggiunge il rettore Ubertini – saranno un valore per l’Ateneo e per l’intero Paese”. Dall’inizio del mandato di Ubertini all’Università di Bologna sono stati chiamati dall’estero un centinaio di docenti e ricercatori, sia italiani che hanno fatto ritorno al loro Paese di origine, sia internazionali desiderosi di proseguire la loro carriera all’Alma Mater.
    “Che i filosofi tornino a fare il loro mestiere: costruire un apparato filosofico che elabori nuove strategie. In questo senso definisco la filosofia design concettuale”, il pensiero guida di Luciano Floridi, (suo il saggio Pensare l’infosfera, Raffaello Cortina). A Bologna il filosofo guiderà la ricerca sui temi dell’intelligenza artificiale e dei social media. “Come mi sento? – dice – Provo immensa gratitudine, non so come ringraziare Bologna e il sistema Italia. Il mio non è solo orgoglio, ma riconoscere che c’è dietro un progetto in tempi lunghi, c’è voglia di eccellere e di vincere”.

    Elezioni Usa 2020, il filosofo Luciano Floridi: “Un voto che ha cambiato le regole dei social media”
    di Riccardo Luna 03 Novembre 2020 LEGGI TUTTO

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    “La riforma dell'abuso d'ufficio pietra tombale per i concorsi falsi”

    ROMA – “Si è aperta una prateria di immunità”. La riforma dell’abuso di ufficio ha chiuso ogni contestazione, tra le altre, sulla questione dei concorsi universitari, un elemento friabile del mondo accademico italiano e mai affrontato dalla nostra politica. Nelle ultime settimane tre ricorsi penali, a Pescara, a Foggia, a Macerata, sono stati archiviati da giudici o le stesse accuse hanno fatto richiesta di archiviazione. In tutti i casi, per “insussistenza del fatto”. Le scelte dei tribunali non sono dipese dall’impossibilità di dimostrare un favoritismo nei confronti di un candidato prescelto o dalla difficoltà di portare prove di fronte a un bando costruito su una figura specifica. L’insussistenza era sempre collegata al dimagrimento dell’articolo 323 del codice penale, avvenuto con la cosiddetta “riforma” del 23 luglio, caricata dal governo all’interno del Decreto semplificazioni.
    Il ricasco di questa riforma sui processi collegati a concorsi d’ateneo lo si comprende bene, adesso, con le motivazioni emanate dal Gup di Pescara, depositate il 23 dicembre scorso e in queste ore nella disponibilità delle parti.
    La candidata Agnese Rapposelli aveva fatto ricorso contro tre componenti della commissione esaminatrice per un bando che avrebbe assegnato un posto da ricercatore di Statistica al Dipartimento di Economia aziendale all’Università di Pescara-Chieti. L’accusa rivolta ai tre esaminatori, e già riconosciuta come consistente da Tar e Consiglio di Stato, era quella di aver inserito diversi titoli di un candidato anche se non erano previsti dal bando di gara e di averli poi pesati per la valutazione finale in maniera arbitraria. Bene, il giudice non ha ritenuto che ciò non fosse avvenuto, ma che, a causa della riforma, di fatto il reato sia stato depenalizzato. Ha scritto il Gup Nicola Colantonio: “L’inosservanza delle regole contenute nel bando di concorso non può avere rilievo per la configurabilità del reato all’articolo 323 del codice penale atteso che trattasi di violazione di un mero atto amministrativo”. Nel caso, un atto contro le indicazioni di un decreto del ministero dell’Università e della Ricerca,
    Il giudice si è preso la briga di scrivere nelle motivazioni della sentenza: “Non può tacersi che l’articolo 323 veniva novellato in forza delle disposizioni del decreto del luglio 2020 trasformato poi in legge”. Il reato, prosegue il giudice, “si può configurare solo in violazione di regole di condotta aventi forza di legge, cioè da fonti primarie”. Se si viola un bando di gara – che non è una legge, ma un atto amministrativo – non si commette più reato. E questo dallo scorso luglio.
    Simili conclusioni in tribunale ci si sono state per ricorsi nei confronti di bandi emessi dall’Università di Macerata (qui c’è stata una richiesta di archiviazione della procura) e dall’Università di Foggia (dove in gioco c’è un’ipotesi di violazione del regolamento di ateneo al Dipartimento di Agraria). “Ora si aprono praterie di immunità”, scrivono i legali dei denuncianti. E il presidente dei penalisti di Foggia, avvocato Paolo D’Ambrosio, scrive: “Il governo guidato dai Cinque Stelle ha finito con lo spazzare via la norma del nostro codice penale che rappresentava un vero baluardo di tutela dei cittadini contro gli abusi e le ingiustizie commessi da chi amministra la cosa pubblica”.  
    Giambattista Scirè, animatore dell’Associazione Trasparenza e merito, dichiara: “Questo governo ha fatto un regalo alla lobby degli accademici e la Cassazione ha conferito alla pietra tombale del diritto un valore retroattivo, ci rivolgeremo alla Corte di giustizia europea”. LEGGI TUTTO

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    Nuova Maturità, solo maxi orale e quest’anno si può bocciare

    ROMA – Il contagio continua a orientare l’esame di Maturità, la chiusura comunque ansiogena di cinque anni di scuola superiore. Ora che si sono completate le audizioni ministeriali, ieri sera, Repubblica ha preso visione del quadro che porterà la ministra Lucia Azzolina, consigliata dal direttore generale Max Bruschi e da Maria Assunta Palermo, direttrice per gli ordinamenti scolastici, a rendere pubblic0 lo svolgimento dell’esame di Stato entro lunedì primo febbraio.
    Il perimetro entro cui si svolgerà l’appuntamento di una vita scolastica è questo: il ministero dell’Istruzione, al di là dei proclami No Dad, ha la consapevolezza che gran parte degli istituti del Paese non potranno rientrare al cento per cento in classe da qui a giugno. Questa presa di coscienza è il motivo principale per cui i dirigenti più importanti hanno optato per un secondo esame leggero nella sua architettura e accogliente nelle valutazioni degli esaminatori. Quest’anno, tuttavia, la Didattica a distanza va considerata strutturale e, quindi, torneranno le bocciature in tutte le classi e le “non ammissioni” all’esame. Per poter concorrere a un voto di Maturità sarà necessario ottenere un giudizio “complessivamente positivo” agli scrutini. Un “cinque” non sbarrerà il percorso verso la prova purché la valutazione generale sia sufficiente.
    Di certo, come già spiegava l’emendamento dei Cinque Stelle reso pubblico lo scorso 21 dicembre, la ministra Lucia Azzolina quest’anno ha pieni poteri sul tema e ha confermato ai suoi che anche nel 2021 non ci sarà prova scritta. Tutto sarà delegato a un largo orale, che si terrà a partire dalla seconda metà di giugno e che in questa stagione conoscerà tre importanti novità.
     
    Una prova stretta sulle materie d’indirizzo
    Con 30 milioni di euro, e una blindatura legislativa, la struttura ministeriale ha deciso di mettere al centro della prossima Maturità il curriculum dello studente. È una carta d’identità nata con la Buona scuola renziana e che quest’anno, per la prima volta, potrà essere utilizzata dagli studenti di quinta. Certifica l’andamento scolastico di ogni singolo maturando, in questo caso conta il triennio, il monte ore in presenza e a distanza, le certificazioni specialistiche, le esperienze internazionali, persino eventuali periodo di volontariato. Ecco, l’Esame di Maturità si affaccia alla vita — anche se il curriculum può essere più ricco a fronte di alunni benestanti — e chiede al vissuto dello studente di entrare in una valutazione compresa tra 60 e 100 (e lode). Il curriculum diventerà, tra l’altro, uno degli snodi dell’oralone di fine percorso.
    Bene, un’altra novità sarà il testo concordato con il coordinatore di classe, il docente che si farà carico dell’accompagnamento dei ragazzi verso la prova dell’ultimo anno. I ragazzi sceglieranno un lavoro gradito sulle materie d’indirizzo — Italiano, Greco e Latino al Classico, per esempio — e quel prodotto scritto, a casa, diventerà una relazione, a volte la relazione d’avvio, del lungo orale in presenza. Non sarà il ritorno della tesina interdisciplinare, richiesta dagli studenti in audizione, ma un titolo stretto sulle materie di peso. Tutto l’orale sarà centrato, poi, sulle discipline primarie del corso di studi scelto.

    Torna l’Alternanza scuola lavoro, no agli Invalsi
    La Maturità di nuovo leggera prevede, tuttavia, il ripristino — l’anno scorso non c’era — dell’Alternanza scuola lavoro (ora chiamata Pcto): molti studenti l’hanno già fatta a distanza o la stanno completando. Difficile che, invece, sia prevista anche una prova Invalsi. Il test non sarà comunque parte della valutazione per la Maturità.
    Sarà replicata anche la formula dell’anno scorso sui componenti della commissione: un presidente esterno e tutti gli altri interni. Infine, il voto. Le audizioni hanno espresso un orientamento favorevole al peso dato nella stagione 2020 ai due momenti del voto finale: il 60 per cento dipenderà dai giudizi del triennio e il 40 per cento dall’orale conclusivo.
    Incontrando in serata deputati e senatori di maggioranza, che in commissione si occupano di scuola, la ministra Azzolina ha chiesto di fare presto. Francia e Regno Unito hanno già deciso: niente prova finale. L’ipotesi di replicare giugno 2020 sottraendo gli scritti è stata accolta da molti. LEGGI TUTTO