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    Tre studenti scrivono la tesi di laurea pedalando: dal Brennero a Santa Maria di Leuca in bici per tracciare un itinerario cicloturistico

    BARI – Tracciare un itinerario per arrivare in bicicletta dal Brennero a Santa Maria di Leuca. Mille e duecento chilometri, dall’estremo Nord alla punta del Tacco d’Italia, lungo la costa adriatica. A percorrerli sono tre giovani studenti universitari, il 25enne Michelangelo Lamonaca di Canosa, il tedesco Vivian Rustige, 27 anni, e l’austriaca Laura Mann, 26enne, che ora sono arrivati a Bari. Nel loro percorso, avviato per stilare una tesi di laurea, sensibilizzano anche amministrazioni e comunità locali sull’importanza della mobilità dolce.

    I tre giovani sono partiti dal Brennero il 1° settembre e arriveranno a Santa Maria di Leuca il 30 settembre. E nel frattempo, Vivian e Laura sono stati ospitati nella manifestazione di Fridays for future di oggi 23 settembre, nel parco Rossani di Bari. “Io e Michelangelo studiamo assieme eco-social design a Bolzano e ci laureeremo a marzo. Per la nostra tesi abbiamo deciso di pedalare – racconta Vivian, ventisettenne di Kempten, in Baviera – Ci siamo chiesti come potessimo affrontare il cambiamento climatico divertendoci e collaborando, nel nostro piccolo, ma anche il significato di mobilità sostenibile e come potessimo costruire una rete internazionale di cittadini, associazioni e pubbliche amministrazioni che potessero cooperare su questi temi”.

    La protesta

    Fridays for Future, il 23 settembre sciopero globale per il clima con cortei in tutta Italia

    20 Settembre 2022

    In Erasmus inoltre Vivian ha conosciuto Laura che invece studia a Vienna, e ha deciso di unirsi al gruppo. “Il nostro obiettivo è definire una route in bicicletta che dal Nord Italia porti in Puglia, attraverso ciclovie e altri itinerari”. I tre giovani percorrono dai 50 agli oltre 100 chilometri al giorno, vengono ospitati da Fiab, scout, amici e dormono in camping.

    E raccontano la loro avventura sul sito in-motion-italia.org. “Ora il mio collega Michelangelo sta testando la ciclovia dell’Acquedotto e poi ci rincontreremo”, spiega. Nel loro viaggio sono passati per Verona, Bologna, Rimini, Ancona, Pescara, poi in Puglia hanno toccato Manfredonia, Canosa (dopo hanno virato anche in Basilicata), Castel del Monte, ora Bari e infine proseguiranno per Manduria, Nardò e Santa Maria di Leuca.

    Tappa dopo tappa, recensiscono la qualità delle vie che percorrono e raccolgono anche i commenti dei cittadini sulla ciclocultura.

    Clima, la litania degli slogan

    di Riccardo Luna

    29 Luglio 2022

    Oltre però a tracciare questo itinerario per la tesi di laurea, i tre vogliono anche sensibilizzare le comunità che incontrano. “Abbiamo dialogato anche con alcuni sindaci per creare una rete comunale e regionale”, aggiunge Vivian. Nella tappa finale di Santa Maria di Leuca, il 1° ottobre alla Pro Loco, promuoveranno inoltre una mostra per raccontare la loro iniziativa, organizzeranno workshop e una “critical mass”, cioè una pedalata collettiva accompagnata da musica. “A ogni tappa invitiamo sempre nuove persone ad aggiungersi. Così possiamo diffondere il nostro messaggio per la sostenibilità, creando comunità e raccogliendo nuove idee”. LEGGI TUTTO

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    Scuola Bologna, il liceo Malpighi vieta il telefonino in classe: sarà restituito solo alla fine delle lezioni

    BOLOGNA – Quando entreranno in classe dovranno riporre lo smartphone in un cassetto. Sarà restituito loro a fine mattinata, quando usciranno da scuola. Lezioni e intervalli senza telefonino. E’ la novità che accoglie i 530 studenti del liceo Malpighi, blasonato istituto superiore paritario di Bologna, nel primo giorno di scuola che è anticipato ad oggi […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, potere sanzionatorio ai presidi, i sindacati si oppongono: “Inammissibile, così si limita la libertà di insegnamento dei docenti”

    Sanzioni disciplinari a carico di maestri e prof comminate dai dirigenti scolastici? No grazie, rispondono i sindacati. La trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della scuola, scaduto ormai da quattro anni, va a rilento. Dopo un paio di incontri svolti prima della pausa estiva, la delegazione sindacale e l’Aran, (l’Agenzia per la rappresentatività […] LEGGI TUTTO

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    Voti a scuola, basta 7 e “mezzo” e 6 “meno meno”: per i presidi il numero deve essere intero

    Addio al sei e mezzo, al sette e mezzo e ai mezzi voti in generale. E a maggior ragione addio alle valutazioni seguite dal più, dal meno e da quel “meno meno” che per anni ha fatto impazzire studenti e genitori. Domani suona la prima campanella in Alto Adige, e le altre regioni riapriranno i portoni delle scuole tra il 12 e il 15 settembre. Ma i presidi da qualche mese raccomandano ai propri insegnanti di attribuire nelle valutazioni scritte e orali voti interi. Dal punto di vista normativo non è subentrata infatti nessuna novità. Ma, secondo tutte le leggi, i decreti e perfino le circolari ministeriali, alla scuola media e al superiore la valutazione si esprime in decimi. Con i mezzi voti sarebbe in ventesimi e con i più e i meno addirittura in quarantesimi. Anche se da quando esiste la scuola gli insegnanti utilizzano per distinguere le prestazioni degli alunni anche le frazioni di voto che i dirigenti scolastici non vorrebbero più vedere nei registri.

    Il capo dei presidi: “Una prassi ambigua nei confronti degli alunni”

    Antonello Giannelli è a capo dell’Associazione nazionale presidi e conferma quella che è ormai una direttiva che si sono dati i capi d’istituto. Sperando che i docenti la imbocchino. “La prassi di assegnare voti non interi – spiega Giannelli – attraverso l’uso dei “mezzi punti“ e dei “+ e –“ è molto infelice. Essa non ha un fondamento normativo e inoltre risulta ambigua nei confronti dello studente. Prassi di questo genere – continua – complicano la comunicazione tra scuola, studenti e famiglie. Peraltro non contribuiscono a riempire di senso la valutazione della prestazione didattica. In realtà, per attuare seriamente e concretamente una valutazione formativa occorrono, lo ribadisco ancora una volta, una vera didattica per competenze e un effettivo coinvolgimento dello studente”.

    La dirigente scolastica: “La valutazione deve essere formativa, non punitiva”

    La collega dell’Andis (l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici), Paola Bortoletto, è sostanzialmente d’accordo: “La valutazione nella scuola secondaria ormai viene fatta sulla base di griglie e rubriche di valutazione. Pertanto se griglie e rubriche sono strutturate per voti interi non si capisce quale possa essere il senso dei più, dei meno, dei mezzi voti. Inoltre, 10 posizioni, in una scala valutativa che deve sempre ricondursi a criteri qualitativi e non quantitativi, sono più che sufficienti. Andis persegue la valutazione formativa e non punitiva”. Secondo i dirigenti scolastici, l’armamentario di voti e voticini che da sempre usa i docenti della secondaria dovrebbe andare in soffitta. Anche se non è escluso che si possa continuare una griglia di valutazione che non comprenda solo numeri interi.

    Il prof di Palermo: “Ma il mezzo voto può essere un segnale positivo”

    “Qualora le griglie – spiega la Bortoletto – dovessero essere strutturate anche con mezzi voti, ciò rientra nell’ambito dell’autonomia dei Collegi docenti sulla valutazione, ma saranno i Dipartimenti a supportare con idonei strumenti un tipo di valutazione che contempli i mezzi voti e che, al momento, è basato solo sulla prassi e la consuetudine”. Ma cosa ne pensano i docenti? Francesca Gambino, insegna Francese in un istituto tecnico di Palermo: il Marco Polo. “Ritengo che per valutare un compito o un’interrogazione si deve essere quanto più precisi ed esaustivi possibile. Per questo, attribuire il mezzo voto o dare un più o un meno significa far capire che c’è sempre la possibilità di migliorare. Del resto – conclude “arrotondiamo” già abbastanza, mi pare”.

    “… e consentono una fotografia del giudizio più accurata”

    Anche Guglielmo La Cognata, professore di Storia e Filosofia presso il liceo classico Spedalieri di Catania “è favorevolissimo ai mezzi voti”. E spiega perché. “Consentono una fotografia della realtà più accurata, capace di cogliere maggiormente le sfumature e di esprimere meglio i progressi dello studente. Abolire i mezzi voti sarebbe come disegnare un bel paesaggio con un solo colore nella tavolozza”. Mentre per Valeria Petrone, docente di Matematica e Fisica al liceo classico di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro “a mio parere, mezzi voti o meno quelli finali sono comunque voti interi. Quindi non cambierebbe nulla”.

    Il docente di Udine: “Giusto, in pagella il voto è intero”

    Ma c’è chi è disposto ad assecondare il desiderio dei dirigenti scolastici. “Da questo punto di vista – dice Alessandro Crocco, docente di Italiano e Latino al liceo delle scienze umane Uccellis di Udine – i dirigenti scolastici non hanno tutti i torti se consideriamo che il voto finale in pagella è intero. Il mezzo voto, o il quarto di voto, è più frutto di una consuetudine, a mio parere, nata dalla componente soggettiva della valutazione. Se vi fosse una griglia chiara ed esauriente che contempli solo il voto intero, non avrei problemi ad applicarla, anzi, renderebbe più comprensibile e trasparente il risultato della verifica”. Anche se quest’anno, nelle tabelle di valutazione delle due prove scritte e del colloquio della maturità post Covid il ministero ha fornito alle commissioni griglie di valutazione con i mezzi voti. LEGGI TUTTO

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    Scuola e Covid, dalle mascherine alla Dad: ecco le regole per la riapertura

    Torna il compagno di banco e spariscono (almeno per ora) le mascherine, le finestre resteranno aperte ma non ci sarà più la Dad o la Ddi per chi contrae il Covid, riapriranno le mense e non ci sarà più nessuno a misurare la temperatura all’ingresso. La scuola riapre con alcune novità rispetto agli ultimi due anni e mezzo. Vediamo, nel dettaglio, quali sono quelle previste dai documenti dell’Istituto superiore di sanità e dal vademecum del ministero dell’Istruzione.

    Le mascherine

    L’anno scolastico 2022-2023 riparte senza obbligo di dispositivi di protezione individuale per tutti. I docenti, gli studenti e il personale scolastico considerati fragili, cioè a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19, potranno utilizzare le mascherine Ffp2 e i dispositivi per la protezione degli occhi che dovranno essere forniti dalla scuola in base alle indicazioni del medico competente. Inoltre, anche il personale scolastico o gli studenti che scelgono liberamente di indossare una mascherina per proteggersi dal contagio potranno indossarla. Per gli alunni sotto i 6 anni, che frequentano dunque la scuola dell’infanzia e gli asilo nido, l’uso della mascherina resta sconsigliato. Anche per i visitatori esterni alla scuola, i genitori ad esempio, non c’è più obbligo di mascherina. Attenzione però: i bambini con più di 6 anni che presentano sintomi respiratori di lieve entità (come il raffreddore) senza febbre e in buone condizioni generali potranno frequentare le lezioni, indossando però mascherine chirurgiche o Ffp2 fino alla risoluzione dei sintomi e avendo cura dell’igiene delle mani e dell’osservanza dell’etichetta respiratoria, un termine tecnico che in sostanza riassume tutti quei comportamenti corretti e di buon senso da mettere in atto per tenere sotto controllo il rischio di trasmissione di microrganismi da persona a persona come, ad esempio, proteggere la bocca e il naso durante gli starnuti o i colpi di tosse utilizzando fazzoletti di carta. Nel caso in cui la situazione epidemiologica dovesse mutare, le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità, recepite dal ministero della Pubblica istruzione, già prevedono la reintroduzione dell’uso della mascherina chirurgica o Ffp2 per tutti: studenti sopra i 6 anni, personale scolastico, visitatori esterni (dai fornitori ai genitori al personale che svolge attività extra mattutine o pomeridiane).

    Le protezioni per gli alunni fragili

    I genitori degli alunni fragili devono comunicare alla scuola tale condizione in forma scritta e documentata, precisando anche le eventuali misure di protezione da attivare durante la presenza a scuola. A seguito della segnalazione ricevuta, l’Istituzione scolastica dovrà valutare la specifica situazione in raccordo con il Dipartimento di prevenzione territoriale ed il pediatra/medico di famiglia per individuare le opportune misure precauzionali da applicare per garantire la frequenza dell’alunno in presenza e in condizioni di sicurezza.

    La temperatura

    All’ingresso delle scuole non è più prevista alcuna forma di controllo preventivo da parte delle Istituzioni scolastiche sullo stato di salute. Dunque il personale scolastico non misurerà più la temperatura agli studenti né ai docenti. Se però durante la permanenza a scuola il personale scolastico o un alunno presentano sintomi compatibili con una infezione da Sars-Cov-2, verranno ospitati in una stanza dedicata al loro isolamento e saranno poi rimandati a casa. Nel caso degli alunni minorenni saranno avvisati i genitori che dovranno raggiungere la scuola per far uscire i propri figli. I sintomi che rientrano tra quelli compatibili con Covid-19 rientrano, ad esempio, tosse e raffreddore con difficoltà respiratoria, vomito (episodi ripetuti accompagnati da malessere), diarrea, perdita del gusto, perdita dell’olfatto, cefalea intensa. In caso di raffreddore lieve invece si potrà restare a scuola ma indossando una mascherina chirurgica o Ffp2.

    Il distanziamento

    Il distanziamento di un metro tra bocca e bocca dei docenti e degli alunni non è più previsto in maniera stringente da un anno. Nell’organizzazione scolastica delle classi, delle aule, degli spazi e delle lezioni questo significa la possibilità di dismettere o riavvicinare i banchi monoposto o quelli a rotelle, ritrovando così anche il “perduto” compagno di banco. O, ancora, di svolgere le attività fisiche senza distanza tra uno studente e l’altro. Tra le possibili misure di prevenzione che Istituto superiore di sanità e ministero dell’Istruzione hanno individuato nel caso in cui mutassero le esigenze di sanità pubblica e il quadro epidemiologico c’è il ritorno del distanziamento di almeno un metro tra gli adulti nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido e anche tra i bambini o i ragazzi dalle scuole primarie in su. Con una postilla: “ove le condizioni logistiche e strutturali lo consentano”. Una deroga in presenza di classi troppo piccole o troppo affollate: le cosiddette classi pollaio non ancora risolte.

    Gli ingressi e le uscite

    Addio agli ingressi scaglionati, ai doppi turni per entrare e uscite. La campanella suonerà per tutti alle 8 o giù di lì, a seconda degli istituti. Lo scorso anno, in virtù della capienza ridotta sui mezzi pubblici e per scongiurare affollamento a bordo di bus, tram e metro alle 7.30 del mattino, i prefetti delle città avevano deciso di disporre due diversi ingressi (8 e 9.30 circa) e, di conseguenza, due diverse uscite. Dal primo aprile 2022 però la capienza dei mezzi pubblici è tornata al 100% e così anche le scuole possono tornare all’entrata unica.

    La didattica a distanza

    Stop alla dad (la didattica a distanza) e alla ddi (la didattica integrata digitale): gli alunni che contraggono il Covid non avranno più diritto a seguire le lezioni da casa. Saranno insomma semplicemente assenti fino a guarigione come gli alunni che in passato contraevano altre malattie. La normativa speciale per il contesto scolastico legata al virus Sars-Cov-2, che consentiva tale modalità – ha spiegato infatti il ministero dell’Istruzione – ha cessato i propri effetti con la conclusione dell’anno scolastico 2021/2022. La norma che prevedeva la Dad era contenuta nel decreto legge 24 del 24 marzo 2022. Nonostante l’articolo 9 del comma 4, dedicato alla didattica a distanza, non riporti la dicitura “fino alla conclusione dell’anno scolastico 2021/2022”, questa frase è riportata all’inizio dell’articolo e in ogni altro comma, dunque il Mi ha dato una interpretazione sistemica della norma, ponendo fine alla Dad. Salvo nuove, non auspicate, emergenze.

    L’isolamento dei positivi e la gestione dei contatti

    Il personale scolastico, i bambini o gli studenti che presentano sintomi indicativi di infezione da Sars-CoV-2 vengono ospitati nella stanza dedicata o area di isolamento, appositamente predisposta e, nel caso di bambini o alunni minorenni, devono essere avvisati i genitori. I presunti positivi dovranno quindi lasciare la scuola. Chi dovesse risultare positivo al test diagnostico per il coronavirus sarà sottoposto alla misura dell’isolamento. Per il rientro a scuola è necessario l’esito negativo del test (molecolare o antigenico) al termine dell’isolamento, ma non il certificato medico. Per quanto riguarda la gestione dei contatti con casi positivi non sono previste misure speciali per il contesto scolastico per cui si applicano le regole generali dettate dalla circolare del ministero della Salute del marzo scorso.

    Covid: verso la riduzione della quarantena da 7 a 5 giorni

    a cura di

    Viola Giannoli

    30 Agosto 2022

    Le mense

    Chi per due anni ha fatto merenda e pranzo al proprio banco potrà scoprire o riscoprire la mensa scolastica. Ma nel caso in cui la curva epidemiologica dovesse rialzarsi la misure previste per il contenimento dei contagi sono, per le scuole elementari, medie e superiori, la somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione e il consumo delle merende al banco. Per asili e materne la somministrazione dei pasti nelle mense limitando il più possibile la promiscuità tra bambini di gruppi diversi e il consumo delle merende nello stesso spazio di esperienza dedicato al gruppo dei bambini.

    L’aerazione

    Per quanto riguarda il ricambio dell’aria le linee guida del Mi suggeriscono che sia frequente, per questo la raccomandazione è di tenere le finestre aperte o aprirle spesso. Per quanto riguarda gli impianti di aerazione si legge invece che “l’utilizzo di dispositivi aggiuntivi di sanificazione, purificazione e ventilazione sia preso in considerazione solo una volta che le misure sopra indicate in modo esemplificativo siano state identificate e intraprese, e ciononostante, sia dimostrato che la qualità dell’aria non sia adeguata”. Per questo i presidi devono rivolgersi alle Asl e all’Arpa per effettuare le attività preliminari di monitoraggio della qualità dell’aria e di individuazione delle soluzioni più efficaci da adottare.

    Gite scolastiche

    L’addio del sistema dei colori aveva sbloccato in primavera le gite scolastiche e le uscite didattiche. Anche quest’anno le classi potranno organizzare visite a musei, giardini, parchi, città o viaggi di istruzione. Sperando che il Covid non rialzi la testa, in questo caso le uscite e le attività didattiche esterne saranno sospese. LEGGI TUTTO

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    Da downburst a virga, il lessico famigliare del clima impazzito

    La parola al cielo. Con la crisi climatica che avanza e porta fenomeni meteo sempre più intensi e frequenti, capaci in poche ore di sconvolgere tutto come successo ieri sul litorale di Ugento dove una tromba d’aria improvvisa ha danneggiato stabilimenti balneari tra turisti in fuga e ombrelloni “volanti” che hanno colpito i bagnanti, oppure nella zona di Manduria finita sott’acqua per un temporale, comprendere a fondo i termini tecnici della meteorologia e gli eventi estremi che ci colpiscono può essere utile per prepararci e difenderci. Con l’aiuto del meteorologo del Cnr Lamma Giulio Betti, proviamo a conoscere e semplificare il vocabolario del nuovo clima.

    Downburst

    Recentemente, durante alcune potenti tempeste nel nord Italia, i media hanno utilizzato la parola “downburst”, tipica del meteo statunitense. “In realtà – spiega Betti – banalmente è la parola americana che traduce le forti raffiche di vento da temporale”. Quando ci sono raffiche molto intense, anche sopra i 200 chilometri orari, viene usato questo termine: conoscerlo può aiutare a prepararsi.

    Bow-Echo

    A metà agosto tra Ferrara e Modena un’importante perturbazione ha causato gravi danni a case e infrastrutture. Si è parlato di “bow-echo”, una parola “molto tecnica che indica una curvatura, un arco sul radar, quando piove, e che presenta bande esterne a forme semicircolari” dice Betti. Una linea temporalesca che porta raffiche di vento molto veloci e piogge intense. “A mio avviso però è troppo tecnico e andrebbe usato poco”.

    Cumulonembi

    Discorso differente invece per un termine che deriva dal latino “e andrebbe usato di più perché estremamente corretto e promosso anche all’estero”, ovvero i cumulonembi. “Si tratta di nubi temporalesche a sviluppo verticale, grandi, spesso nere e con fulmini, con una forma che ricorda quasi un fungo atomico”. In molti casi un importante segnale di grande temporale in arrivo.Incudine – Quando il cumulonembo “raggiunge la tropopausa ( strato che separa troposfera da stratosfera) poiché la nube non riesce andare oltre a questa, allora si appiattisce e forma una nube dalla forma di incudine. Indica una nube che ha raggiunto una sorta di fase matura e può essere associata a fenomeni intensi, dai fulmini alle grandinate.

    Bomba d’acqua

    Questa espressione è invece un modo “improprio, che in realtà non esiste” per parlare “semplicemente di nubifragi e forti piogge”.

    Tromba d’aria

    Al contrario dire “tromba d’aria” per descrivere “sia le trombe marine sia i vortici d’aria sul terreno, è corretto. In particolare – precisa Betti – quelle di terra vengono chiamate tornado dallo spagnolo”.

    Albedo

    Un termine tecnico che oggi è più comune, purtroppo a causa della crisi climatica, è albedo, parola con cui si indica generalmente quanto “una superficie riflette anziché assorbire i raggi del sole: più la superficie è chiara, più la componente riflessa è maggiore rispetto a quella assorbita”. Se le grandi distese di neve diventano più scure per esempio a causa dell’inquinamento, saranno meno in grado di riflettere: nel caso dei ghiacciai, una minore capacità può accelerarne il declino.

    Derecho

    Presto anche il termine “derecho” potrebbe diventare comune. “Il derecho – precisa l’esperto del Cnr – è un fronte temporalesco enorme vasto centinaia di chilometri, anche 400 di estensione, che dura nel tempo più ore. Si sposta in una direzione per migliaia di chilometri rimanendo sempre intatto e nella fase frontale scatena fortissimi venti, i famosi downburst”.

    Squall Line

    Altra espressione che potremmo sentire è “squall line”, in italiano una linea temporalesca. “Una linea di più temporali uno accanto all’altro che si sposta”. Se invece si parla di parte primordiale del temporale si usa “cumulo congesto”. Un altro “tipo” è poi il “temporale grandinigeno”: quando si usa questa espressione meglio mettersi al riparo e coprire l’auto, sta per arrivare la grandine.

    Virghe

    Se da lontano vediamo una serie di precipitazioni legate alle nubi, che spesso però non toccano terra e rendono la nube un tutt’uno con la superficie dell’orizzonte, siamo davanti alle virghe. Visivamente, ci appaiono come un fascio di linee che si propagano al di sotto delle nubi.

    Non chiamiamolo maltempo

    A livello comunicativo, secondo Betti è importante “non parlare di maltempo, a meno che non sia una situazione che può portare solo ulteriori danni gravi o disagi alla popolazione, come potrebbero essere le ondate di calore, spesso caratterizzate dal sole. Meglio invece usare termini specifici perché il tempo è soggettivo. Se si è in siccità ad esempio dire che sta peggiorando il tempo usando il “mal” è paradossale: la gente dovrebbe essere contenta dell’arrivo delle piogge”.

    Crisi climatica

    Infine bisognerebbe invece condividere di più l’espressione “crisi climatica”, da usare soprattutto quando “ci sono fenomeni talmente eccezionali e fuori scala come le recenti ondate di calore, cartine tornasole della crisi climatica”. Più in generale, “la meteorologia è una scienza piena di responsabilità e con il cambiamento climatico che diventa più impattante ci vorrebbe una grande campagna di sensibilizzazione nell’interpretazione dei bollettini, delle parole e dei fenomeni dell’emergenza a cui dovremmo prepararci e adattarci”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, alle elementarri ritardi e presidi sotto stress per le due ore di ginnastica in più

    Dirigenti scolastici sull’orlo di una crisi di nervi per l’organizzazione dell’orario scolastico alla primaria, dov’è prevista l’introduzione dell’Educazione motoria. La denuncia arriva dagli stessi capi d’istituto che in questi giorni sono alle prese con l’organizzazione del prossimo anno scolastico. Per spiegare lo stallo in cui stanno le cose l’Associazione nazionale presidi rivolge al governo una esortazione: “Il ministero batta un colpo”. Perché, a pochi giorni dall’avvio ufficiale del nuovo anno, che parte il primo settembre con la riunione plenaria dei docenti per le prime delibere di tipo didattico, la situazione sembra tutt’altro che definita. E il suono della prima campanella non è lontanissimo: si inizia il 5 settembre in provincia di Bolzano e una settimana dopo, il 12, in Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e in provincia di Trento.

    Inizialmente solo i più grandi

    La novità, che prende il via proprio quest’anno, prevede l’introduzione graduale del maestro specializzato nell’educazione motoria per i bambini della scuola primaria. Partendo dalle quinte classi e successivamente da estendere alle quarte e alle altre classi fino alla prima. Viale Trastevere ne ha previsti 2.247 quest’anno. La nuova figura è stata introdotta dalla la legge di Bilancio per il 2022. Ma l’iniziativa, “pur meritoria – dichiarano dall’Anp – nella sostanza, sta ponendo non poche difficoltà alle istituzioni scolastiche interessate dalla riforma”.

    Il problema del tempo pieno

    Ecco perché. Il decreto interministeriale dello scorso aprile che definisce gli organici del personale docente per il 2022/2023, ricordano i dirigenti scolastici, stabilisce che l’insegnamento è introdotto “in ragione di non più di due ore settimanali aggiuntive”. Ma solo le classi che adottano il tempo ridotto (24, 27 e 30 ore settimanali) dovranno allungare l’orario di due ore a settimana. Le classi che adottano il cosiddetto tempo pieno, di 40 ore settimanali, “mantengono l’orario in essere anche quando interessate dal nuovo insegnamento, quantificato in ragione di non più di due ore settimanali”.

    “Serie difficoltà organizzative”

    In questi giorni, i presidi a capo di istituti comprensivi e di circoli didattici stanno simulando l’organizzazione del nuovo orario scolastico con le due ore aggiuntive per le 15.518 classi quinte a tempo ridotto distribuite su tutto il territorio nazionale. E il risultato è scoraggiante. “Ebbene – spiegano – nelle classi che non adottano il modello del tempo pieno l’innalzamento tout court da 27 a 29 ore determina serie difficoltà organizzative”.

    “Il problema della mensa e l’assistenza agli alunni disabili”

    Per aggiungere due ore di insegnamento è necessaria “una rimodulazione oraria del servizio che comporta, a sua volta, una serie di interventi sui quali il dirigente scolastico, per quanto possa investire energie e proporre soluzioni, non ha diretta responsabilità. Si pensi, ad esempio, alla necessaria connessione – continuano i dirigenti – con i servizi erogati dal Comune quali il trasporto, la mensa, l’assistenza educativa alunni con disabilità”. Per uscire fuori dall’ombra di interpretazioni diverse “occorre chiarire una volta per tutte come intendere le “non più di due ore aggiuntive” nelle classi con modello di tempo normale”.

    In alcuni casi, le ore di educazione motoria potrebbero fare saltare servizi fondamentali per gli alunni, spesso i più fragili. Il legislatore ha introdotto una riforma di valore, come si è detto, ma essa perde vigore e, soprattutto, sostanza se non accompagnata dalla predisposizione degli strumenti per darle concreta attuazione.

    L’impegno del ministro: tutti in cattedra il 15 settembre

    I nuovi docenti di Educazione motoria dovrebbero uscire dal concorso che non è stato ancora espletato. E i 2.247 docenti saranno reclutati tra i supplenti di educazione motoria della scuola secondaria di primo e secondo grado. Un’operazione che potrebbe andare per le lunghe e che potrebbe concludersi a settembre inoltrato. Il ministro Patrizio Bianchi si è impegnato affinché tutti i supplenti siano in cattedra entro il prossimo 15 settembre. Ma l’esperienza dello scorso anno con le nomine dalle Gps (le Graduatorie provinciali dei supplenti) rendono difficile quello che sembra più un auspicio. Perché nel 2021 le nomine andarono avanti fino a gennaio. 

    Incertezza per prof e famiglie

    I dirigenti scolastici chiedono al ministero “indicazioni che potrebbero supportare i dirigenti nella soluzione di problematiche che investono l’organizzazione delle scuole e delle famiglie, coinvolte in modifiche orarie introdotte in forza di una riforma”. Il presidente di Anp, Antonello Giannelli, ricorda che “mancano pochi giorni dall’avvio dell’anno scolastico e l’introduzione dell’Educazione motoria deve comunque essere attuata. In molti contesti – aggiunge – le istituzioni scolastiche non possono garantirla senza il necessario supporto degli enti locali. Ne deriva una generale incertezza anche per gli alunni delle future classi quinte e per le loro famiglie che va dissipata al più presto”. LEGGI TUTTO