consigliato per te

  • in

    “Legalità e merito”, torna il progetto della Luiss per i ragazzi delle superiori

    Sostegno al merito con borse di studio destinate a ragazze e ragazzi provenienti dalle aree più critiche del Paese, per guardare con fiducia al futuro. Ma anche incontri virtuali tra oltre 140 studenti universitari e liceali di tutta Italia per diffondere la cultura della legalità. Sono le caratteristiche della quarta edizione di “Legalità e merito nelle scuole”, il progetto della Luiss Guido Carli per sensibilizzare la “next generation” su rispetto delle regole e lotta alla corruzione.
    La nuova edizione è stata presentata giovedì 18 febbraio con un evento digitale, aperto dal neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che ha detto: “Le scuole sono e devono essere un presidio di legalità, sono le nostre bandiere nel territorio. L’educazione alla legalità è fondamentale e significa sentire lo Stato come proprio. Perciò bisogna parlare con le scuole, educare fin da piccoli, non per essere sospettosi, ma per essere guardiani della legge e della Costituzione”.
    Alla presentazione del progetto, nato in collaborazione con i ministeri dell’Istruzione e della Giustizia, il Csm, l’Anac, la Dna e con il supporto di Inwit sono intervenuti tra gli altri Paola Severino, vicepresidente della Luiss, il direttore generale Giovanni Lo Storto, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il presidente dell’Anac Giuseppe Busia e Michelangelo Suigo di Inwit. De Raho e Busia hanno evidenziato il ruolo fondamentale che le università giocano nel diffondere un messaggio di legalità verso gli studenti per renderli cittadini consapevoli.
    Oltre a 22 istituti superiori selezionati dal ministero dell’Istruzione, al progetto prenderanno parte, in continuità con le precedenti edizioni, anche tre carceri minorili (Milano, Firenze e Catania). La partecipazione è aperta a tutti gli studenti Luiss provenienti dai 4 dipartimenti (Giurisprudenza, Scienze politiche, Impresa e management, Economia e finanza). Una squadra di 140 “ambassadors” darà vita a una serie di laboratori per diffondere tra i giovanissimi alunni delle scuole selezionate, la cultura della legalità in tutte le sue declinazioni: dalla cittadinanza attiva all’immigrazione, dal contrasto alla corruzione alla lotta alle mafie.
    Inwit metterà a disposizione due borse di studio per l’iscrizione e la frequenza di un percorso triennale e magistrale in Luiss. A questa novità che punta agli studenti più meritevoli, si andranno ad aggiungere le 23 scholarship già previste – due per la scuola vincitrice, e una per ogni altra – per consentire ad altrettanti giovanissimi, la partecipazione alla prossima summer school organizzata dall’università.  LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, la rivincita degli istituti tecnici nel discorso di Draghi: “Pilastro dell'istruzione”. I presidi: “Ora più risorse”

    Tutto ci si aspettava nella scuola disastrata dal covid e da anni di tagli (8 miliardi in un solo triennio: la Gelmini, ricordate?) , tranne che un premier citasse gli istituti tecnici e i corsi post-diploma. “In Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo – dice Mario Draghi nel suo discorso in Senato – È stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale”. Il riferimento alle risorse riguarda gli Its, i percorsi paralleli all’università, quel doppio canale che guarda al modello tedesco.

    Il nuovo esecutivo: vaccini, ambiente, scuola, sanità, digitale e giovani
    di Daniela Minerva ,  Fabio Bogo ,  Corrado Zunino ,  Michele Bocci ,  Riccardo Luna ,  Elena Stancanelli 17 Febbraio 2021

    I presidi sono comunque sobbalzati dalla sedia, dopo anni di licealizzazione dell’istruzione superiore di secondo grado, quando anche la vecchia Ragioneria si trasformò in Liceo economico, le Magistrali in Liceo delle Scienze umane, l’indirizzo Tecnologico passò dai tecnici ai licei. Ora la prospettiva si sposta sugli istituti Cenerentola. “Finalmente” allarga le braccia Salvatore Grillo alla guida degli istituti Aldini-Valeriani a Bologna, una delle scuole tecniche più antiche in Europa, fondate da un fisico e da un economista a metà ‘800.
    Istituti prima comunali, poi statali, benedetti da Romano Prodi. Qui nel 2014 è nato quel modello duale tedesco di alternanza scuola-lavoro: Ducati e Lamborghini hanno avviato una “Scuola dei mestieri” che consente ai ragazzi di svolgere gli ultimi due anni di studio parte in fabbrica e parte nelle aule. “L’esperimento delle Aldini è la salvezza dell’Italia, va realizzato ed esportato” commentò allora Prodi. Esperimento che conosce bene l’attuale ministro Patrizio Bianchi, economista col pallino della formazione professionale, settore al quale ha messo il turbo in Emilia-Romagna nei dieci anni da assessore regionale.
    Il passaggio di Draghi sulla formazione tecnica, che ha sorpreso, dunque non stupisce: viene, certo, dalla necessità di coinvolgere la scuola per la ripresa economica del Paese, ma anche da questa storia, professionale e culturale, e attenzione del suo ministro all’Istruzione. Ogni anno si registra un calo progressivo nelle iscrizioni ai tecnici (scelti quest’anno dal 30,3% dei ragazzi di terza media contro il 30,8% del 2019-20) e soprattutto ai professionali (scelti dall’11,9% con un calo dell’1% rispetto al 2019-2020), quelli più in crisi e dove la riforma partita tre anni fa non è ancora arrivata a compimento.
    Bianchi in Emilia-Romagna ha sostenuto con forza la nascita degli Istituti tecnici superiori, corsi biennali post diploma realizzati con le aziende del territorio e gli imprenditori. Sono percorsi paralleli all’università, concordati, danno accesso immediato al mondo del lavoro, in Germania raccolgono più di mezzo milione di studenti ogni anno. In Italia sono una nicchia, ancora faticano, sebbene siano realtà dal 98% di occupabilità.
    Cosa serve invece agli istituti tecnici e professionali? Investimenti, personale stabile, cambiamento culturale perchè ancora oggi se esci dalle medie con voti alti i professori non hanno un dubbio: il liceo. “L’istruzione tecnica è una risorsa indispensabile per il rilancio economico, lo abbiamo sempre sostenuto” commenta Paolo Pergreffi, preside dell’Istituto tecnico industriale di Modena, una realtà da 1.200 studenti cresciuta nella Motor Valley emiliana. Ma la critica sull’istruzione pubblica in mano agli industriali, che monta nei social, fa paura? “Uno spauracchio agitato per decenni che ha fatto danni in Italia – osserva il dirigente scolastico – dobbiamo preparare i ragazzi a inserirsi nel mondo del lavoro e occorrono sinergie e collaborazioni nel rispetto delle reciproche autonomie e identità: la scuola ha una sua funzione educativa, l’azienda invece così si assume una responsabilità sociale. Nel nostro istituto Confindustria ci finanza i laboratori di ceramica: non ci hanno mai chiesto di intervenire sui programmi, ci mancherebbe”.
    Edoardo Soverini, neo-preside di un tecnico e professionale, ma grande esperto di orientamento, istruzione tecnica e alternanza scuola-lavoro, conosce bene il sistema tedesco: “Visiti le loro scuole e trovi maestri d’arte delle loro specialità che affiancano i docenti teorici. Da noi il reclutamento degli insegnanti tecnico-pratici di laboratorio langue, ci troviamo con personale che cambia continuamente. E poi avremmo bisogno di recuperare le ore tagliate dalla riforma Gelmini”.
    La prospettiva, aperta da Draghi con il riferimento alla formazione tecnica secondaria e terziaria, Soverini l’ha ben chiara: “Le nostre scuole tecniche e professionali devono tornare a diventare dei punti di riferimento: 20-30 anni fa le imprese venivano nei nostri istituti perché avevamo attrezzature all’avanguardia. Ora questo va ricostruito, laddove necessario, le energie ci sono e non mancano realtà eccellenti in Italia. Siamo noi che dobbiamo essere all’altezza affinché la scuola non sia vissuta come terra di conquista dove entri e fai quello che serve al mondo della produzione. Ci vogliono investimenti, ma anche un cambio di passo culturale. Occorre uscire dal taglio gentiliano che privilegia solo i licei, e ridare alla cultura tecnica dignità e prestigio”. LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, riparte il concorso per l'immissione in ruolo dei docenti che abbiano insegnato almeno tre anni

    Può ripartire il concorso straordinario per l’immissione in ruolo dei docenti che abbiano insegnato almeno tre anni. Il via libera è arrivato dal Comitato tecnico scientifico al termine della riunione di oggi.
    Gli esperti hanno dunque autorizzato lo svolgimento delle ultime 4 prove che erano rimaste sospese e che si terranno il 15, 16, 18 e 19 febbraio 

    Argomenti LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, mamma Rossella: “Mia figlia ancora in Dad per scelta: troppi contagi”

    La decisione è stata presa dopo un confronto in famiglia. “Meglio la continuità a distanza, che la discontinuità in presenza a tutti i costi”, spiega mamma Rossella, che per sua figlia Gaia ha scelto ancora una settimana di lezioni da casa in didattica digitale integrata. Rossella Colonna, 50 anni, è docente di Diritto ed economia (ora impegnata sul sostegno) nel liceo classico Socrate di Bari. Sua figlia Gaia, diciottenne e maturanda del liceo linguistico Cirillo, lunedì primo febbraio non tornerà fisicamente a scuola, come tutto il resto della classe. L’ordinanza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, lascia infatti ai genitori la libera scelta tra didattica in presenza e lezioni da remoto fino a sabato 6.

    Rossella Colonna, 50 anni, la docente di Bari che non manderà sua figlia Gaia a scuola ma le farà continuare la Dad 
    Licei, tecnici e professionali sono a casa da ottobre. Sua figlia è d’accordo con l’idea di restarci ancora?
    “Abbiamo deciso insieme, dopo un lungo confronto. Io sono insegnante e lei deve affrontare la maturità, quindi dall’inizio della pandemia il tema scuola è stato continuamente al centro delle nostre riflessioni. Lei ha scelto, io l’ho sostenuta. Quando è terminato il monitoraggio tra i compagni, ci siamo resi conto che abbiamo tutti condiviso gli stessi timori, quindi l’intera classe seguirà a distanza”.
    Mancanza di fiducia?
    “Ci tengo a ribadirlo: la scuola è sicura. Come docente ho seguito da vicino gli sforzi incredibili fatti durante l’estate per applicare le misure di sicurezza, nonostante l’esistenza di classi numerose che non si potevano smembrare. Il problema è tutto ciò che circonda la scuola. I trasporti, innanzitutto. La situazione non ci sembra così cambiata, gli studenti pendolari potrebbero continuare a viaggiare insieme a tante altre persone, dunque contagiarsi all’esterno e portare all’interno delle scuole il virus. E dalle scuole, alle famiglie. E ogni famiglia al suo interno ha persone fragili da tutelare. Mio marito, per esempio, ha affrontato un trapianto, dunque siamo particolarmente attenti, facciamo sacrifici e rinunce da mesi. Posso garantire che gli studenti pendolari che arrivano dalla provincia hanno paura, e sono stati i primi a scegliere la linea prudente”.

    Colori, oggi ultimo giorno in zona arancione, da domani in gialla: ecco cosa si può fare
    di Agnese Ananasso 31 Gennaio 2021

    Il problema, dunque, è la curva dei contagi. La Puglia è confermata regione arancione.
    “I numeri ci preoccupano, i casi sono sempre più vicini. Rispetto alla prima ondata conosciamo molta gente portata in ospedale con le ambulanze perché in crisi respiratoria. Non giudico affatto chi vuole mandare i figli a scuola a tutti i costi, ma i dati non sono rassicuranti. Si rischia di andare incontro a quarantene a catena in caso di un positivo in classe. Questo comporta rivedere ogni volta l’organizzazione della didattica, e tempo che si perde. Ecco perché forse è meglio una didattica a distanza fatta con continuità, rispetto a una in presenza svolta con discontinuità. I docenti miei colleghi e gli insegnanti di mia figlia si stanno impegnando tantissimo, gli studenti si applicano e i programmi vanno avanti con serietà”.
    Sua figlia frequenta l’ultimo anno: non teme possa perdere qualcosa?
    “Io ho fiducia che i ragazzi sapranno recuperare la socialità che stanno sacrificando. Ho notato, anzi, che la classe si è unita molto, che sono nati gruppi di studio per ripetere insieme nel pomeriggio, anche se a distanza. Si sono rinforzati i rapporti, nonostante la lontananza”.

    Licei, a Napoli rientro nel caos: i presidi si dividono, l’Umberto non apre
    di Bianca de Fazio 30 Gennaio 2021

    La soluzione mista (presenza e distanza) non piace affatto a presidi e sindacati.
    “Perché è oggettivamente difficile da gestire. Nella mia classe saranno presenti solo in sei, e molte aule pugliesi resteranno semivuote, con i docenti che dovranno comunque integrare metodologie didattiche per permettere a tutti di seguire allo stesso modo”.
    Quale orizzonte immaginate fino alla maturità?
    “Se ci diranno di tornare in classe, ovviamente lo faremo. Gradirei però rassicurazioni, mi piacerebbe vedere applicate tutte le misure di sicurezza annunciate, a partire dai trasporti. Sarebbe preferibile rientrare quando i contagi rallentano: abbiamo bisogno di stabilità, ne hanno necessità anche i lavoratori che questa situazione sta mettendo in ginocchio”.
    Licei, tecnici e professionali sono a casa da ottobre. Sua figlia è d’accordo con l’idea di restarci ancora?
    “Abbiamo deciso insieme, dopo un lungo confronto. Io sono insegnante e lei deve affrontare la maturità, quindi dall’inizio della pandemia il tema scuola è stato continuamente al centro delle nostre riflessioni. Lei ha scelto da sola, io l’ho sostenuta. Quando è terminato il monitoraggio tra i compagni, ci siamo resi conto che abbiamo tutti condiviso gli stessi timori, quindi l’intera classe seguirà a distanza”.

    Licei, a Napoli rientro nel caos: i presidi si dividono, l’Umberto non apre
    di Bianca de Fazio 30 Gennaio 2021

    Mancanza di fiducia?
    “Ci tengo a ribadirlo: la scuola è sicura. Come docente ho seguito da vicino gli sforzi increbili fatti durante l’estate per applicare le misure di sicurezza, nonostante l’esistenza di classi numerose che non si potevano smembrare. Il problema è tutto ciò che circonda la scuola. I trasporti, innanzitutto. La situazione non ci sembra così cambiata, gli studenti pendolari potrebbero continuare a viaggiare insieme a tante altre persone, dunque contagiarsi all’esterno e portare all’interno delle scuole il virus. E dalle scuole, alle famiglie. E ogni famiglia al suo interno ha persone fragili da tutelare. Mio marito, per esempio, ha affrontato un trapianto, dunque siamo particolarmente attenti, facciamo sacrifici e rinunce da mesi. Posso garantire che gli studenti pendolari che arrivano dalla provincia hanno paura, e sono stati i primi a scegliere la linea prudente”.
    Il problema, dunque, è la curva dei contagi. La Puglia è confermata regione arancione.
    “I numeri ci preoccupano, i casi sono sempre più vicini. Rispetto alla prima ondata conosciamo molta gente portata in ospedale con le ambulanze perché in crisi respiratoria. Non giudico affatto chi vuole mandare i figli a scuola a tutti i costi, ma i dati non sono rassicuranti. Si rischia di andare incontro a quarantene a catena in caso di un positivo in classe. Questo comporta rivedere ogni volta l’organizzazione della didattica, e tempo che si perde. Ecco perché forse è meglio una didattica a distanza fatta con continuità, rispetto a una in presenza svolta con discontinuità. I docenti miei colleghi e gli insegnanti di mia figlia si stanno impegnando tantissimo, gli studenti si applicano e i programmi vanno avanti con serietà”.

    Scuola, come combattere la fragilità educativa coinvolgendo studenti universitari e risorse tecnologiche
    di Flavia Carlorecchio 28 Gennaio 2021

    Sua figlia frequenta l’ultimo anno: non teme possa perdere qualcosa?
    “Io ho fiducia che i ragazzi sapranno recuperare la socialità che stanno sacrificando. Ho notato, anzi, che la classe si è unita molto, che sono nati gruppi di studio per ripetere insieme nel pomeriggio, anche se a distanza. Si sono rinforzati i rapporti, nonostante la lontananza”.
    La soluzione mista (presenza e distanza) non piace affatto a presidi e sindacati.
    “Perché è oggettivamente difficile da gestire. Nella mia classe saranno presenti solo in sei, e molte aule pugliesi resteranno semivuote, con i docenti che dovranno comunque integrare metodologie didattiche per permettere a tutti di seguire allo stesso modo”.
    Quale orizzonte immaginate fino alla maturità?
    “Se ci diranno di tornare in classe, ovviamente lo faremo. Gradirei però rassicurazioni, mi piacerebbe vedere applicate tutte le misure di sicurezza annunciate, a partire dai trasporti. Sarebbe preferibile rientrare quando i contagi rallentano: abbiamo bisogno di stabilità, ne hanno necessità anche i lavoratori che questa situazione sta mettendo in ginocchio”. LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, da lunedì 1 milione di ragazzi torna sui banchi. Ma continuano scioperi, occupazioni e proteste

    Un milione di studenti è pronto a tornare domani tra i banchi. Gli alunni delle superiori seguiranno infatti di nuovo le lezioni in presenza, seppur a turni, in quattro Regioni italiane: Lombardia, Liguria, Marche e Umbria. Ma a rientrare in classe saranno pure i ragazzini delle scuole medie della stessa Lombardia e della Campania.

    Scuole superiori a Milano, “Rientro al 50%: la ripresa sarà graduale e duratura”
    24 Gennaio 2021

    Per quanto riguarda la Lombardia, tornata arancione da stamattina, dopo settimane di didattica a distanza, proteste e occupazioni da parte dei ragazzi che chiedevano di poter fare ritorno nelle loro classi, rientrano a scuola i 200 mila studenti delle medie e oltre 400 mila delle superiori. Tuttavia, mentre le medie torneranno interamente in classe già da lunedì 25, le scuole superiori milanesi hanno qualche giorno in più per attrezzarsi alla ripresa delle lezioni in presenza al 50%: probabilmente sarà circa la metà degli istituti a partire subito, gli altri seguiranno a poco a poco. Gli studenti entreranno in classe su due fasce orarie: circa il 35% inizia alle 8 e il 15% alle 9:30.

    Milano, i nuovi orari della città contro il rischio ressa all’inizio delle lezioni
    di Federica Venni 24 Gennaio 2021

    Altri 640 mila studenti delle superiori erano tornati in classe lunedì scorso, 18 gennaio, nel Lazio, in Emilia Romagna, in Molise e in Piemonte. L’11 gennaio erano rientrati in Valle d’Aosta, Toscana e in Abruzzo. In Trentino Alto Adige gli studenti avevano fatto ritorno già dal 7 gennaio.

    Covid: in Campania da lunedì parte lo screening del personale scolastico
    23 Gennaio 2021

    All’appello mancano gli studenti delle superiori in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Basilicata, della Calabria, della Campania e della Puglia, per i quali è stato stabilito che si tornerà il 1 febbraio.
    Le manifestazioni
    Ma domani sarà anche giornata di nuove mobilitazoni. Il sindacato dei Cobas e il movimento “Priorità alla scuola” prevedono 25 presìdi in 23 città di cui uno a Roma, davanti al Ministero, alle ore 16. “La ministra Lucia Azzolina – si legge in una nota Cobas – è entrata al Ministero dell’Istruzione affermando che avrebbe preso di petto le classi pollaio ed ha continuato a ribadire lo stesso concetto anche nel corso della pandemia. Queste sono le parole. E i fatti? I fatti ci dicono che nemmeno un euro è stato stanziato né nel Recovery Plan, né in Finanziaria per la riduzione del numero di alunni per classe e il problema del sovraffollamento delle classi è letteralmente scomparso nelle recenti linee guida emanate dal Ministero”.

    Scuole occupate a Milano, è il turno del liceo Virgilio: studenti in aula dopo il tampone per protesta contro la dad
    di Sara Bernacchia 22 Gennaio 2021

    Per questo motivo e il rilancio della scuola pubblica, spiega il sindacato, “saremo davanti agli Uffici Scolastici regionali e Provinciali anche a Bologna, Pisa, Trieste, Genova, Torino, Reggio Emilia, Firenze, Massa, La Spezia, Napoli, Salerno, Catania, Siracusa, Prato, Bari, Modena, Mantova, Ancona, Vicenza, Padova, Pescara, Cremona, per chiedere: la riduzione del coefficiente del numero di alunni per classe: massimo 20 alunni e 15 in presenza di alunne/i con disabilità; l’immediata assunzione dei precari della scuola italiana; investimenti seri e veloci sull’edilizia scolastica; rientro almeno al 50% nelle scuole superiori delle Regioni e del 100% negli altri ordini di scuola in Campania; tracciamento capillare e diffuso all’interno delle scuole”.

    Coronavirus scuola, gli studenti occupano il liceo Kant di Roma: “Stanchi di essere messi all’ultimo posto”
    di Arianna Di Cori 23 Gennaio 2021

    Scioperi e occupazioni
    In lotta anche i liceali. Dopo le occupazioni a staffetta delle superiori di Milano, la mobilitazione ha contagiato anche i licei di Roma, a partire dal Kant. Sono le occupazioni lampo “Covid free”: pochi ragazzi, tutti controllati con test antigenici rapidi e mascherine sul volto. Ma, in altre forme, la protesta per un rientro completo in sicurezza si diffonde ormai a macchia d’olio. LEGGI TUTTO

  • in

    Università, Manfredi: rientro in aula al 50% nel secondo semestre

    Come sulla scuola, il dibattito sul rientro nelle aule è aperto anche nelle università. Nella prima metà di febbraio è prevista la ripresa delle lezioni del secondo semestre. “Ho sollecitato i rettori con una lettera di predisporre, nei prossimi giorni, i piani per la riapertura dell’attività didattica. Le condizioni del nuovo Dpcm consentono di poter ritornare nello schema di settembre quindi di poter fare una didattica mista con la presenza del 50% in aula”. A parlare il ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi, intervenuto in streaming alla presentazione dell’arrivo di Luciano Floridi, considerato il padre della filosofia dell’informazione, come professore dell’Alma Mater.
    “Ovviamente va fatta una valutazione insieme ai comitati regionali perché l’università impatta molto sul sistema dei trasporti”, ha concluso il ministro da sempre per la linea “aperturista”. Dunque anche per le università il rischio è che si proceda in ordine sparso e molto dipenderà dall’andamento dei contagi. “Nostro orientamento è ripartire come a settembre”, dice il rettore di Bologna Francesco Ubertini.
    L’ateneo di Ferrara, per esempio, ha già deciso di continuare con il modello del primo semestre: tutte le lezioni da remoto e un giorno solo a settimana in cui ai ragazzi viene offerto un approfondimento in aula sui contenuti spiegati online. “Abbiamo trasformato una situazione di disagio in una sperimentazione didattica che può essere una formula utile in futuro. È un’idea da società chiusa aspettare l’arrivo dei vaccini e pensare che tutto tornerà alla normalità  – spiega il rettore Giorgio Zauli – La vera difficoltà, che abbiamo tutti, è sugli esami scritti a distanza: bisogna cercare di evitare che gli studenti copino. E quello che mi preoccupa di più è aiutarli ad affrontare il senso di estraniamento che stanno vivendo”.
    Il bilancio presentato da Manfredi sulla didattica online è positivo: “Stiamo raccogliendo in maniera dettagliata i dati del 2020 e questi ci dicono che il numero di crediti acquisiti dagli studenti e il numero di laureati sono in linea con il 2019 che è stato l’anno pre-pandemico. Quindi malgrado le grandissime difficoltà che abbiamo vissuto non potendo essere presenti in aula, dal punto di vista del risultato non ci sono stati arretramenti”. Il ministero si è detto poi disponibile a concedere anche quest’anno la proroga dell’anno accademico come richiesto a più voci dagli studenti, l’ultimo appello ieri è stato dell’Udu. “Se ci sarà una richiesta da parte della Crui di operare una proroga, questo sarà sicuramente preso nell’attenzione del Ministero e quindi provvederemo di conseguenza. Credo che sarà una decisione dei prossimi giorni”, precisa Manfredi.
    Infine, la ricerca. A breve sarà presentato il nuovo piano nazionale della ricerca. Intanto il ministro conferma i finanziamenti: su un piano settennale che si sta costruendo nel Recovery plan, nei primi 5 anni, spiega, sono ipotizzabili 20-25 miliardi, tra risorse esistenti e nuove. Il recovery infatti destina 9,1 miliardi alla missione “Dalla ricerca all’impresa” a cui si aggiunge il programma nazionale della ricerca (Pnr) 2021/27 da oltre 14 miliardi e i cui contenuti, dopo il via libera del Cipe, erano usciti prima di Natale. Almeno a grandi linee: la rimodulazione delle procedure di assegnazione dei fondi, un piano ad hoc per la “scienza aperta” (condivisione risultati, sistemi integrati tra ricerca di base e applicata), ricercatori “manager della ricerca”.
    Nei prossimi giorni Manfredi presenterà il Piano nei dettagli. Intanto dice: “Un’occasione molto rilevante che dobbiampo essere in grado di saper cogliere, abbiamo bisogno di fare un salto di scala nella capacità di organizzazione e di spesa, cosa che faremo”.
    Sulla crisi di governo Manfredi non si sbilancia: “Da un lato bisogna lavorare sulla continuità: siamo in una fase molto complessa del Paese, quindi c’è necessità di garantire una continuità dell’azione politica e amministrativa. Dall’altro c’è sempre una possibilità di migliorare” e “credo che sia all’attenzione del presidente del Consiglio e della maggioranza una valutazione sel poter rafforzare il Governo, ovviamente nell’interesse del raggiungimento degli obiettivi e nell’interesse dei cittadini”.
    Da Oxford a Bologna: arriva Floridi
    “Questa giornata è significativa di questo grande processo in atto che non definirei di ritorno dei cervelli ma di attrazione dei cervelli”. Così Gaetano Manfredi ha dato il benvenuto al filosofo Luciano Floridi come nuovo docente e ricercatore a Bologna. “Negli ultimi anni ci sono state migliaia di ricercatori che operavano all’estero che sono rientrati in Italia – sottolinea il ministro – con procedure di chiamata diretta che noi abbiamo rafforzato, anche con benefici fiscali inseriti in manovra. Questo è un segnale molto importante, perché una grande comunità scientifica, un grande Paese, deve essere un Paese attrattivo. Per far questo noi dobbiamo avere circolazione di cervelli, attrazione di talenti, capacità di essere al centro delle dinamiche internazionali guardando alle grandi sfide globali”.

    “Le sue idee e la sua leadership – aggiunge il rettore Ubertini – saranno un valore per l’Ateneo e per l’intero Paese”. Dall’inizio del mandato di Ubertini all’Università di Bologna sono stati chiamati dall’estero un centinaio di docenti e ricercatori, sia italiani che hanno fatto ritorno al loro Paese di origine, sia internazionali desiderosi di proseguire la loro carriera all’Alma Mater.
    “Che i filosofi tornino a fare il loro mestiere: costruire un apparato filosofico che elabori nuove strategie. In questo senso definisco la filosofia design concettuale”, il pensiero guida di Luciano Floridi, (suo il saggio Pensare l’infosfera, Raffaello Cortina). A Bologna il filosofo guiderà la ricerca sui temi dell’intelligenza artificiale e dei social media. “Come mi sento? – dice – Provo immensa gratitudine, non so come ringraziare Bologna e il sistema Italia. Il mio non è solo orgoglio, ma riconoscere che c’è dietro un progetto in tempi lunghi, c’è voglia di eccellere e di vincere”.

    Elezioni Usa 2020, il filosofo Luciano Floridi: “Un voto che ha cambiato le regole dei social media”
    di Riccardo Luna 03 Novembre 2020 LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, arrivano i primi test rapidi ripetuti nel tempo. “Utili a scovare presto i focolai”

    Scuola, che fare? Undici mesi dopo l’arrivo del virus e con i banchi a rotelle ormai coperti di polvere, c’è un’idea nuova che si affaccia. Lo fa a macchia di leopardo e ancora timidamente. Un po’ in Francia e un po’ in Toscana, qua e là in Emilia Romagna e sporadicamente in altri comuni italiani, stanno per partire delle campagne di test rapidi periodici su studenti e professori. Non si tratta degli screening una tantum, che lasciano il tempo che trovano (Bolzano dopo il test a tappeto di novembre si ritrova in zona rossa). “Per essere efficaci, i test rapidi devono essere ripetuti con regolarità” spiega Stefania Salmaso, ex direttrice del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute all’Istituto superiore di sanità e oggi membro dell’Aie, Associazione italiana di epidemiologia.
    La cadenza fissa permette di ovviare ai due limiti principali dei tamponi rapidi antigenici: la loro fallibilità (la precisione è molto variabile fra le marche e comunque inferiore rispetto ai tradizionali tamponi molecolari) e il fatto che fotografano la situazione del contagio solo nel momento in cui vengono effettuati. Nulla esclude che ci si infetti un minuto dopo, accompagnati dalla falsa sicurezza di un test negativo. Test rapidi ripetuti ogni 3-4 giorni sono invece la strategia adottata in molti campus americani per isolare subito i focolai e consentire lo svolgimento regolare dell’anno accademico.  
    In Francia il ministro della Salute Olivier Véran ha annunciato giovedì che un milione di studenti e insegnanti saranno testati una volta al mese per bloccare i focolai. Véran ha preso la decisione per paura della variante inglese, “che sembra più contagiosa tra i bambini”. Anche questo dato non trova conferme, ma la Francia ha deciso comunque di adottare nelle scuole “misure di sorveglianza più rigide per identificare rapidamente i casi e capire se si tratti del ceppo britannico”, ha spiegato il presidente del Consiglio scientifico di Parigi, Jean-François Delfraissy.
    In Toscana è appena partito il progetto “Scuole Sicure”, che prevede test rapidi a campione e a rotazione su 54mila studenti e professori di 152 scuole superiori della Regione. “In ogni istituto sarà sottoposto a screening un campione di cinque studenti, estratti da cinque classi diverse, per un totale di 25 ragazzi a scuola” ha spiegato Renzo Berti, direttore del dipartimento di Prevenzione Toscana Centro. “L’operazione sarà ripetuta nelle settimane successive ogni volta su altri cinque studenti delle stesse classi”. L’Emilia Romagna, altra apripista, ha deciso di portare da 30 a 15 giorni la frequenza dei test sierologici e dei test rapidi antigenici per chi gravita attorno al mondo nella scuola. Possono essere effettuati gratuitamente in farmacia non solo da studenti, insegnanti e personale, ma anche da genitori e nonni.
    Certo, l’affidabilità dei test rapidi è un tema pieno di dubbi. “Ci sono tante ditte diverse che li producono in molti paesi del mondo. La precisione spesso è certificata solo dal produttore e i controlli sporadici” spiega Salmaso. “Ma anche un test lontano dall’optimum, se ripetuto, può diventare uno strumento utile per il monitoraggio delle scuole”.
    Il ruolo delle scuole nei contagi, infatti, resta ancora aggrovigliato, e non solo in Italia. E’ vero che in autunno nel nostro paese la seconda ondata è montata in seguito alla riapertura dell’anno scolastico. “Ma l’associazione temporale non ci dice molto sul ruolo che la scuola possa avere avuto nelle diverse fasi della pandemia, dato che molte altre contromisure sono state messe in atto” commenta Salmaso. “Uno studio sui focolai epidemici nelle scuole in Inghilterra ha dimostrato che la maggior parte della trasmissione era tra gli insegnanti e in misura minore tra gli allievi. Anche la valutazione dei dati di contact tracing sembra indicare che in pochi casi la trasmissione intrafamiliare sia stata avviata da un ragazzo che va a scuola”.
    I dati raccolti dall’Aie a proposito della riapertura delle scuole a settembre parlano di un incremento registrato soprattutto fra i ragazzi delle medie (11-13) e delle superiori (14-18 anni). L’andamento della curva dei bambini più piccoli è stato invece paragonabile o inferiore a quello degli adulti. “L’appello dell’Aie – conclude Salmaso – è quello a una migliore sorveglianza delle scuole, con un coordinamento nazionale che renda disponibili i dati a tutti”. LEGGI TUTTO