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    Università, il rapporto sui disabili: “Solo il 28% degli atenei offre servizi di trasporto, ma il 95% garantisce l’accesso e servizi”

    Diritto allo studio, ma ancora non per tutti: gli studenti disabili nelle università italiane sono 36mila, ovvero due su cento. Va anche peggio per i disabili che possono fare attività di ricerca post lauream: sono solo 488. Ancora troppo pochi, considerando che secondo dati ufficiali Inps i disabili in Italia sono almeno 3 milioni e 380mila. Ma è un dato sottostimato: in base a studi recenti, le persone con varie forme di disabilità sarebbero almeno 7 milioni.

    Del resto secondo l’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario e ricerca, un terzo delle famiglie italiane ha legami con persone che soffrono di varie forme di disabilità. La strada per garantire l’accesso all’università rimane ancora lunga, anche se sono stati fatti passi in avanti.

    Università, il rettore di Bologna: “Riformare le carriere e il reclutamento dei docenti, la nostra proposta”

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    Ilaria Venturi

    30 Aprile 2021

    È il caso del primo rapporto “Disabilità, Dsa e accesso alla formazione universitaria”, presentato oggi dall’Anvur e dal Cnudd (Conferenza nazionale universitaria delegati per la disabilità) alla presenza del presidente dell’Anvur Antonio Uricchio, del ministro per l’Università Maria Cristina Messa e del suo omologo per le disabilità Erika Stefani: è la prima volta che si fa una mappatura dell’accessibilità per i disabili negli atenei, e anche questo fa capire il gap che rimane da colmare in Italia sulle pari opportunità. Il quadro che emerge dal rapporto Anvur-Cnudd è per alcuni versi confortante, per altri molto meno: su 90 università italiane, almeno 86 assicurano accesso e servizi ai disabili.

    Scuola, Bianchi: tra 10 anni un milione e 400mila studenti in meno. “Ma abbiamo bisogno di più insegnanti”

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    Ilaria Venturi

    04 Maggio 2021

    Il 77% offre servizi di orientamento specifico prima, durante e dopo gli studi, mentre il 69% mette a disposizione servizi di supporto come il tutoraggio specializzato o materiale didattico digitale. Ma poi arrivano le note dolenti. Solo il 28% degli atenei italiani offre servizi di trasporto da e per il domicilio e gli stessi problemi si riscontrano nell’accesso a una casa per studenti disabili fuori sede: sono questi i principali aspetti da migliorare perché su 36.816 studenti disabili almeno 17 mila hanno una invalidità superiore al 66% e 16mila soffrono di forme di disturbi di apprendimento come dislessia, autismo, disgrafia e disturbi neurologici.

    Sono invece 17.390 gli studenti con invalidità superiore al 66%: più del 50% sceglie facoltà con indirizzo umanistico e le barriere più gravi all’accesso allo studio si trovano negli atenei del sud Italia. Oltre ai servizi di trasporto, mancano anche piattaforme accessibili anche sul linguaggio dei segni, libri di testo accessibili a tutti, accoglienza negli studentati: con un tasso di iscrizione per i disabili fermo al 23%, l’Italia rimane indietro rispetto all’Europa, dove il tasso medio è del 30%. “Il diritto allo studio è fondamentale e rientrerà nelle agende per il futuro perché disabilità e inclusione sono un tema trasversale”, ha promesso la ministra Erika Stefani. Il dicastero per l’Università guidato da Maria Cristina Messa sta comunque facendo passi avanti per abbattere le barriere e adesso gli enti locali, Comuni e Regioni in primis, dispongono di un fondo di 11 milioni di cui oltre 7 provenienti proprio dal ministero dell’istruzione e 3,7 dagli atenei.

    Ma il percorso rimane lungo. “Servono risorse non solo per il tutorato – conclude il professore Antonio Uricchio presidente Anvur – ma bisogna anche investire in nuove tecnologie di sostegno e comunicazione, nuovi servizi di trasporto e di placement ovvero inserimento nel mondo del lavoro e accesso alla ricerca post lauream. Il percorso non è ancora concluso”.  LEGGI TUTTO

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    Università, il rettore di Bologna: “Riformare le carriere e il reclutamento dei docenti, la nostra proposta”

    Non ci sta il rettore Francesco Ubertini a definire l’università malata. Tira fuori i numeri, “perché da ingegnere parto da lì”. E rilancia sulla riforma dell’accesso alla docenza che lui stesso ha portato avanti alla Crui, la Conferenza dei rettori e che è stata presentata alla ministra Maria Cristina Messa: “Non mi sottraggo alla discussione […] LEGGI TUTTO

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    Crescono gli asili nido in Italia, ma gli obiettivi europei sono lontani

    In Italia l’offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia è cresciuta negli ultimi anni. Facendo riferimento all’anno educativo 2018-2019, ci sono 25,5 posti ogni 100 bambini. È una crescita non trascurabile, ma che risulta ancora lenta rispetto agli obiettivi europei dei 33 posti ogni 100 bambini fissato per il 2026. Sono questi alcuni dati emersi dalla presentazione online del rapporto nazionale ‘Asili nido in Italia’ promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

    A scuola in luglio e agosto: ecco il piano dell’estate. Finanziato con 510 milioni

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    Ilaria Venturi

    27 Aprile 2021

    Le medie regionali però nascondono divari all’interno degli stessi territori. Anche nelle maggiori regioni del Sud, caratterizzate da una copertura media più bassa, il livello non è infatti uniforme. In Sicilia, l’offerta potenziale presente nella città metropolitana di Messina (17 posti ogni 100 bambini) è quasi tre volte quella della provincia di Caltanissetta (6,2%). In Calabria il dato di Crotone (16,3%) si contrappone a quello di Cosenza (7,7%). In Campania, l’offerta potenziale di Salerno (13 posti ogni 100 bambini) è quasi doppia rispetto a Caserta (6,6%). “La povertà educativa dei bambini e delle bambine – spiega Raffaela Milano, direttrice programmi Italia-EU Save the Children Italia onlus – affonda le radici già nella prima infanzia, e si consolida ben prima della scuola primaria. D’altro canto, è dimostrato come un asilo nido di qualità rappresenti, per i bambini, uno strumento efficacissimo di riduzione delle diseguaglianze di ingresso nel sistema scolastico ed un investimento fondamentale per prevenire la dispersione”.

    Otto marzo, la ministra Bonetti: “Sei miliardi per asili e aziende, così aiuteremo le donne”

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    Maria Novella De Luca

    07 Marzo 2021

    L’analisi elaborata dall’Osservatorio Povertà Educativa di Con i Bambini – “presenta chiaramente e in modo accurato – aggiunge Milano – i gravi squilibri oggi esistenti, in Italia, nella rete dei servizi. Proprio nei territori dove c’è maggior povertà educativa e dispersione scolastica mancano gli asili nido e questo rende anche più difficile, per le giovani donne, l’ingresso nel mondo del lavoro”. La carenza di asili nido al Sud incentiva poi il fenomeno degli anticipatari. In Italia – si legge nel report – sono circa 70mila i bambini che all’età di 2 anni frequentano già la scuola dell’infanzia. A fronte di una media nazionale del 14,8% di bambini di 2 anni anticipatari, il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi per la prima infanzia, come in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7 per cento.

    Donne e lavoro, i nidi riducono il gap. Anche con l’aiuto dei fondi europei

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    Roberta Paoletti

    08 Marzo 2021

    “Il 30 aprile – spiega Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini – il governo presenterà all’Europa il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che include i nidi, i servizi all’infanzia, l’istruzione e la ricerca dedicando oltre 28 miliardi di euro. Il Piano intende stabilire come obiettivo l’offerta minima al 33% per i servizi per la prima infanzia entro il 2026. Ci auguriamo che questo investimento strategico per l’Italia non venga toccato ma, anzi, potenziato. Partire presto e bene cambia tutta la vita delle persone. Ciò è vero in generale, lo è ancor più per chi nasce in situazione di esclusione e fragilità. Il potenziamento dei servizi da solo però non basta”.

    “Si deve puntare – sottolinea inoltre il presidente di Con i bambini – soprattutto a ridurre i divari tra i territori, che sono molto ampi. È anche importante il come si raggiunge l’obiettivo, i processi. Abbiamo imparato grazie ai 384 progetti sostenuti dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che è di decisiva importanza puntare sulle comunità educanti che garantiscono di raggiungere tutti i bambini e bambine e di rafforzare anche l’azione educativa dei genitori grazie ad alleanze educative tra scuola, famiglie, privato sociale, civismo educativo, istituzioni locali. Complessivamente, sono 6.700 i soggetti – conclude – oggi messi in rete. Il dialogo, l’ascolto, la cooperazione, il fare sistema in particolare sul tema dell’educazione dei piu’ piccoli, soprattutto nelle aree piu’ fragili, e’ la strada maestra” LEGGI TUTTO

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    Presidi e sindacati preoccupati per la totale riapertura delle scuole: “Troppo rischioso, niente interventi per il distanziamento e pochi vaccinati”

    Il premier Mario Draghi annuncia il rientro in classe alle superiori al 100% a partire dal 26 aprile. Ma i sindacati frenano. La scuola, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non è pronta a questo cambio di passo così repentino. In zona gialla e arancione, finora, la presenza a scuola degli studenti delle superiori varia tra il 50% e il 75%. In zona rossa tutti in Dad: la didattica a distanza. Ma tra una settimana si cambia: tutti in aula, nelle fasce regioni gialle e arancioni.

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    Quasi tutta Italia, al momento. I dirigenti scolastici sono molto preoccupati perché con gli stessi protocolli di sicurezza non sarà possibile rispettare il distanziamento di un metro tra gli studenti e contemporaneamente accogliere tutti in presenza. O l’uno o l’altro. Dentro un’aula di medie dimensioni entrano 17/18 banchetti monoposto e altrettanti studenti. Il resto dovrebbe rimanere a casa. A meno di non modificare i protocolli di sicurezza.

    La ricetta dei presidi per il Piano scuola: “Ecco cosa serve per la ripresa in presenza”

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    Salvo Intravaia

    17 Aprile 2021

    “È difficile organizzare tutto in una settimana – spiega Paolino Marotta, al vertice dell’Andis, l’Associazione nazionale dirigenti scolastici -. Passare da zero al 100% è una bella sfida. Senza servizi e senza misure di prevenzione aggiuntive sarà un salto nel buio. Quella dei dirigenti è un’ansia più che giustificata”. “Le scuole – aggiunge Pino Turi, della Uil scuola – non sono pronte a riaprire. Il protocollo della sicurezza non è mai stato attuato per intero né rivisto alla luce anche delle nuove situazioni, come la pericolosa variante inglese. Non c’è stato alcun intervento, solo promesse”. I sindacati chiedono regole chiare. “E’ giusto che si riapra – dichiara Maddalena Gissi, della Cisl scuola – se effettivamente tutti rispetteranno le indicazioni del premier Draghi. La decisione è stata assunta – continua la sindacalista – basandosi su un calcolo di “rischio ragionato” che non basta a dare tranquillità e garanzie al personale e agli alunni”.

    Scuola, scrutini anticipati dal primo giugno: a breve l’ordinanza del ministero

    16 Aprile 2021

    I rappresentanti dei lavoratori mettono in guardia il governo. “Non è cambiato assolutamente nulla – spiega Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil – ci aspettavamo e ci aspettiamo un confronto vero sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza, sia per gestire la fine dell’anno che la ripresa di settembre e poi, come sempre, un quadro chiaro sui dati che continuano a mancare. Mi pare siamo di fronte a un atto volontaristico più che a una pianificazione che si basa su interventi peraltro annunciati”. Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, “sarebbe meglio finire l’anno scolastico con la Dad, completare la vaccinazione di tutto il personale scolastico e iniziare quella degli alunni”. E Rino Di Meglio, della Gilda degli insegnanti, “lascerebbe all’autonomia scolastica la decisione di quanti studenti ammettere in classe”. E una critica all’esecutivo arriva anche da un alleato di governo.

    “Auspico – dichiara Francesco Boccia, responsabile Enti locali della segreteria Partito democratico – così come chiedono tanti sindaci e presidenti di provincia, che siano stati predisposti tamponi rapidi continui, un rigido distanziamento, l’igienizzazione continua e il tracciamento dei casi sospetti in tempo reale”.  LEGGI TUTTO

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    La ricetta dei presidi per il Piano scuola: “Ecco cosa serve per la ripresa in presenza”

    Recupero dei minuti persi con la didattica a distanza per tutti gli alunni della scuole di ogni ordine e grado. Poi corsi di recupero e/o approfondimento, in vista del prossimo esame di Stato, per i maturandi. E infine adeguamento degli spazi scolastici per le attività che verranno svolte da professori e alunni delle superiori nei […] LEGGI TUTTO

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    Registri elettronici sotto attacco, ma Axios garantisce: “I dati non andranno persi”

    Il caso è più grave del previsto. Ci vorrà almeno tutto il fine settimana per ripristinare i registri elettronici di circa 2.500 scuole italiane, fuori uso dalla notte di venerdì scorso e dunque dal rientro post-pasquale. Mercoledì 7 aprile Axios Italia, la società che sviluppa la piattaforma utilizzata da un gran numero di istituti, ha spiegato di aver ingaggiato due società – Momit e Swascan del gruppo Tinexta – per “effettuare tutte le opportune verifiche prima di ritornare online con i sistemi”. Probabile che le due società stiano cercando di forzare la crittografia grazie alla quale il malware ha congelato i server con i dati, i voti, le pagelle, le presenze, le note, i compiti e tutte le altre informazioni che ruotano intorno alla vita di migliaia di classi italiane. Chiedendo un riscatto in bitcoin che ovviamente, anche su indicazioni della Polizia postale a cui Axios ha presentato un esposto il 6 aprile, non sarà pagato. Oppure che stiano semplicemente ultimando le operazioni di ripristino dai server di backup, rafforzando i dispositivi di sicurezza.

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    Servirà dunque ancora “qualche giorno di pazienza” spiega la società, che è poi tornata a rassicurare studenti, dirigenti scolastici e famiglie con un documento – di fatto una lettera ai presidi, gli istituti sono i clienti finali dell’azienda – nel quale mette in chiaro che “i dati personali gestiti non sono stati persi/distrutti e non vi è stata alcuna visione/estrapolazione indebita”. Non solo. Il gruppo spiega che “le misure di sicurezza adottate, incluse le soluzioni di disaster recovery, nonostante un “attacco brutale con finalità estorsive” similare a quello ricevuto recentemente da multinazionali (esempio Acer), hanno consentito di preservare i dati gestiti nel rispetto della normativa privacy”. Stefano Rocchi, amministratore unico di Axios, ha aggiunto all’Agi che “non sono stati persi dati importanti, ma solo qualcosa di marginale che può essere facilmente recuperato. Inoltre voglio precisare che nessun dato è stato rubato dai nostri sistemi. Questo dimostra che la nostra sicurezza era buona”. A quanto è stato dichiarato, insomma, dalla prossima settimana le scuole servite dovrebbero poter riprendere a utilizzare i registri, fermi a prima delle vacanze pasquali, aggiornandoli secondo la procedura illustrata qui.

    Attacco hacker per Axios, rientro a scuola senza registro elettronico

    di

    Simone Cosimi

    07 Aprile 2021

    La ragione del rinvio sta nelle stesse parole di Rocchi: “Abbiamo deciso di rimandare a venerdì o al massimo a lunedì prossimo. Il motivo è che vogliamo potenziare ulteriormente le misure di sicurezza”. Sempre nel documento è infatti precisato che i ritardi sono “dovuti principalmente a scrupolosi controlli atti a verificare la bontà della bonifica effettuata e del regolare ripristino di tutte le funzionalità della piattaforma”. Secondo Axios non ci sarebbero neanche ragioni per rispettare quanto previsto dal Regolamento generale europeo per la protezione dei dati personali in termini di notifica al Garante per la protezione dei dati personali. Questo perché “non risultano presenti rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche”. Ma su questo aspetto ci sarà senz’altro bisogno di approfondimenti e non è da escludere un intervento dell’authority guidata da Pasquale Stanzione, che potrebbe essere utile a tranquillizzare istituti, famiglie e studenti. Non parliamo infatti solo di voti o compiti ma anche, per esempio, di informazioni sulla disabilità degli alunni che non sono di certo dati comuni.

    L’istruzione, come molti altri ambiti, è finito nel giro dei bersagli preferiti dagli hacker proprio con la migrazione di milioni di studenti all’insegnamento a distanza o comunque misto, fra casa e aula, legato alle restrizioni per la pandemia: “A livello globale stiamo assistendo a un forte aumento degli attacchi informatici contro il settore dell’istruzione, proprio in un momento delicato in cui le scuole non possono permettersi l’interruzione dei propri sistemi – spiega Max Heinemeyer, direttore della ricerca sulle minacce della società di sicurezza informatica Darktrace – prendere di mira argomenti che scuotono il dibattito pubblico come la didattica a distanza aumenta la pressione sulle potenziali vittime che sono di solito più propense a pagare un riscatto proprio quando la posta in gioco è più alta”.

    I dati non sarebbero persi ma secondo Heinemeyer l’operazione potrebbe far parte di “una campagna ransomware “a doppia minaccia” in cui gli attaccanti non solo criptano i dati ma minacciano di rubarli e rilasciarli se non viene pagato un riscatto. Non è sorprendente che l’attacco abbia avuto luogo durante il fine settimana di Pasqua, quando i team di sicurezza sono probabilmente più lenti a rispondere. Il settore dell’istruzione soffre già di una carenza di competenze informatiche”.

    David Gubiani, responsabile di Security Engineering per il Sud Europa di Check Point Software Technologies, sottolinea invece la possibilità di un effetto domino. D’altronde, secondo gli ultimi dati del Security Report dell’azienda, nel 2020 una nuova organizzazione è stata vittima di ransomware ogni 10 secondi in tutto il mondo: “Si tratta di un classico attacco ransomware che rende inaccessibili i dati dei computer infettati e chiede il pagamento di uno riscatto per ripristinarli. In questo caso, l’attacco assume un’importanza particolare, perché i dati in ostaggio sono quelli di studenti minorenni, quindi è a rischio la privacy degli studenti. Inoltre, quest’attacco ha provocato sicuramente un notevole disagio nei confronti di insegnanti e studenti che non riescono ad accedere ai risultati derivanti da settimane di scuola. Altro rischio da non dimenticare è il fatto che questo ransowmare possa contagiare tramite la piattaforma dei registri elettronici anche i pc degli studenti e degli insegnanti.

    Come andrà finire? “Il rifiuto da parte dell’azienda di pagare il riscatto è un’azione coraggiosa e importante, in questo modo non ha alimentato il cybercrimine. Il ripristino dei dati dipende tutto dall’azienda. Se prima dell’attacco Axios disponeva già di una strategia di backup e di recovery plan, i dati saranno ripristinati in breve tempo, se così non fosse, i tempi per il ripristino potrebbero essere più lunghi e senza un’adeguata strategia di backup quest’azione di ripristino potrebbe non andare a buon fine”, conclude Gubiani.

    Per evitare questo tipo di operazioni, spiega Filadelfio Emanuele, Security & Operation Manager presso CybergON di Elmec Informatica, non si può lasciare nulla al caso. Considerare i tempi, ad esempio, può essere vitale: “Il caso dell’attacco subito da Axios ha messo fuori uso dei servizi chiave per docenti, studenti e genitori e si parla di possibili ripercussioni che possono durare fino a lunedì 12 aprile, ben oltre una settimana dall’attacco. Sempre più spesso i gruppi di cybercrime attaccano aziende ed enti al venerdì sera, a ridosso del weekend e in orari extralavorativi, per sfruttare una maggiore finestra temporale prima che vengano prese contromisure – spiega l’esperto – e in questo caso la tempistica nella risposta è tutto. Consente non solo di mantenere la continuità del servizio, ma anche di evitare che altri gruppi di cybercrime approfittino della vulnerabilità. Quanto è accaduto ci deve far riflettere sulla necessità di una diffusione della cultura della sicurezza informatica per prevenire i rischi. Ad esempio strutturando processi di monitoraggio delle vulnerabilità e di aggiornamento dei sistemi, oltre a fissare finestre di manutenzioni ordinarie e di emergenza. Mantenere aggiornato un sistema di manutenzione preventiva, in gergo “patchare”, è spesso la chiave per ridurre significativamente i rischi operativi in termini di diminuzione di fault e tempi di ripristino, e mantenere sotto controllo lo stato di hardware e software che costituiscono l’infrastruttura Ict per garantire la loro piena efficienza. Il monitoraggio continuo sulle macchine è necessario per verificare eventuali anomalie. Tuttavia gli strumenti da soli potrebbero non essere in grado di rilevare tutto e subito. È necessario disporre di un team per la rilevazione e la gestione delle anomalie in modo proattivo, per mettere in campo una risposta efficace e tempestiva”. LEGGI TUTTO