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    Crocifisso in aula, la Cassazione: la scuola decida in autonomia

     Nell’infinita controversia sulla legittimità o meno dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, che da decenni contrappone cattolici e laici (ultima bufera nel 2019 su Fioramonti ministro che voleva toglierlo dalle classi), le sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno indicato la via maestra da percorrere: è quella dell'”accomodamento ragionevole”, del confronto, della “ricerca, insieme, di una soluzione mite, intermedia, capace di soddisfare le diverse posizioni”, senza neppure escludere, in caso di richiesta, la possibilità di esporre simboli di altre religioni.

    La linea della mediazione

    Aveva perciò torto, negli anni 2008 e 2009 – ha stabilito la Suprema corte (sentenza 24414) – il dirigente scolastico di un istituto professione di Terni il quale, aderendo alla decisione presa a maggioranza dall’assemblea degli studenti di una terza classe, aveva ordinato l’esposizione del crocifisso in quell’aula scolastica senza cercare un “ragionevole accomodamento” con la posizione manifestata da un professore dissenziente che, durante le sue lezioni, rimuoveva sistematicamente la croce, reclamando il rispetto della propria libertà di insegnamento e di religione. Tuttavia il professore dissenziente non poteva lamentare una compressione della sua libertà di religione – ha sottolineato la Suprema Corte – dal momento che il Crocifisso resta un simbolo passivo perché non implica alcun atto di adesione, e la libertà di insegnamento di un docente non ne rimane toccata.

    Quel simbolo, che appartiene alla tradizione culturale del popolo italiano – hanno osservato i giudici – non interferisce con la possibilità di ciascun insegnante di manifestare le proprie convinzioni religiose, finanche criticandone davanti alla classe, in modi adeguati, il significato e la stessa presenza. In definitiva, la circolare del dirigente scolastico era illegittima perché ordinava l’esposizione del crocifisso senza percorrere la strada del confronto e della mediazione, con la conseguenza che parte della sanzione disciplinare che era stata inflitta al docente dissenziente è stata invalidata.

    “Esporlo non è un atto dovuto”

    Nelle motivazioni della sentenza, le sezioni unite civili della Cassazione hanno fatto riferimento ai principi di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato, hanno ripercorso le diverse pronunce in materia di esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, fino alla pronuncia del 2011 della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo, che, accogliendo un ricorso dell’Italia, l’ha ritenuta legittima, ribaltando una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. Hanno, inoltre, ricordato, come l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, non avendo il Parlamento approvato una legge, sia tuttora prevista da un regio decreto del 1924, ma non è più un atto dovuto, non essendo consentito dalla Costituzione imporne la presenza.

    Non-obbligo non vuol dire divieto

    Il non-obbligo, tuttavia, non si traduce in un divieto di esposizione del crocifisso: esso, pertanto, può legittimamente essere esposta “allorquando la comunità scolastica valuti e decida in autonomia di esporlo, nel rispetto e nella salvaguardia delle convinzioni di tutti, affiancando al crocifisso, in caso di richiesta, gli altri simboli delle fedi religiose presenti all’interno della stessa comunità scolastica e ricercando un ‘ragionevole accomodamento’ che consente di favorire la convivenza delle pluralità”.

    Secondo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, che comunque si riserva di leggere la sentenza nella sua integralità, “i giudici della Suprema Corte confermano che il crocifisso nelle aule scolastiche non crea divisioni o contrapposizioni, ma è espressione di un sentire comune radicato nel nostro Paese e simbolo di una tradizione culturale millenaria”. “È innegabile – spiega – che quell’uomo sofferente sulla croce non possa che essere simbolo di dialogo”. Mentre per Unione atei, l’imposizione del crocifisso è incompatibile con uno stato laico. LEGGI TUTTO

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    Scuola, Bianchi e Speranza: “Via le mascherine se tutti vaccinati”. I presidi: “Attenzione a bullismo e discriminazioni”

    Lo ha detto Roberto Speranza, lo ha ripetuto Patrizio Bianchi: in classe senza mascherina si potrà stare solo se tutti saranno vaccinati. L’opinione dei ministri della Salute e dell’Istruzione ha suscitato la reazione dei presidi, perplessi dall’aspetto potenzialmente “discriminatorio”, a parer loro, della misura”. Sulla stessa linea anche due sottosegretari del ministero guidato da Bianchi. Mentre alcuni medici, interpellati, giudicano rischiosa l’ipotesi di allegerimento della misura.

    Le parole di Speranza erano arrivate ieri durante la conferenza stampa del presidente del Consiglio Mario Draghi: “Abbiamo sin dall’inizio detto, come governo, che questa è la priorità assoluta: far rientrare tutti in sicurezza in presenza a scuola. E io spero che presto avremo un numero molto alto di classi in cui tutti i ragazzi, oltre che gli insegnanti, saranno vaccinati. Ciò consentirà di alleggerire ulteriormente le misure. A partire dalle mascherine, che possono essere abbassate nelle classi dove sono tutti vaccinati”.

    A ruota lo aveva seguito Bianchi ricordando che “le regole a scuola sono quelle del Cts: mascherina, distanziamento e regole di igiene fondamentale”, ma “nelle classi dove sono tutti vaccinati, si possono togliere le mascherine e si può tornare a sorridere”. 

    Antonello Giannelli, alla guida dell’Associazione nazionale dei presidi”, sostiene però che “nelle classi ci sarà sempre qualcuno non vaccinato. E questo creerà una situazione di disagio con il rischio di emarginazione da parte dei ragazzi che vorrebbero levare la mascherina”. Fa un esempio Giannelli: “Si pensi a una classe di 25 alunni in cui ce n’è solo un non vaccinato, come si sentirà questo alunno?”. E ne fa anche una questione di privacy: “Fermo restando che tutti vogliamo tornare alla normalità, resta il fatto che né i dirigenti né i docenti possono avere informazioni sullo stato di salute di uno studente. Come facciamo quindi a sapere se in una classe tutti possono levarsi la mascherina?”. “Si potrebbe ovviare con una super app – conclude – come quella che verrà usata per controllare i Green Pass dei docenti”. 

    E se la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, attacca: “Questa scelta ci riporta alla Dad”, si dice scettico anche il sottosegretario leghista del ministero, Rossano Sasso, che su Facebook scrive: “Mi permetto di sollevare delle questioni pratiche sull’ipotesi formulata dal ministro Speranza. Ci sono classi in cui coesistono minori di 12 anni, che non hanno la possibilità di vaccinarsi, e ragazzi più grandi: in questo caso, quindi, l’abbassamento delle mascherine non sarebbe possibile e si rischierebbe di creare gruppi contrapposti di studenti. Altra criticità: in una classe può esserci un unico alunno che per fragilità personali, disabilità o scelte della famiglia, non ha potuto vaccinarsi. Il rischio è che i compagni lo indichino come responsabile dell’obbligo delle mascherine, creando una situazione di discriminazione o peggio, di bullismo”, conclude Sasso.

    Contrario pure Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive: “Le misure di contenimento devono essere mantenute perché’ il vaccino protegge dalle infezioni ma non completamente – spiega – Anche i vaccinati possono trasmettere la malattia e gli ambienti chiusi espongono a un rischio di trasmissione”. 

    A frenare ci pensa la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia: “Il ministro non ha detto che si farà, ma è un auspicio affinché si possa togliere”. Bisognerà prima attendere linee guida che devono ancora essere scritte e la questione va ancora approfondita sia con le autorità sanitarie che con il garante della privacy.  LEGGI TUTTO

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    No Green Pass, un altro prof respinto a Cuneo: “Non voglio né vaccino né tampone, ho diritto di insegnare”

    Anche a Cuneo un docente, non ammesso a scuola perché privo di Green pass, si è rivolto ai carabinieri. Il nuovo caso, riportato dalla pagina web di Cuneo della quotidiano La Stampa, riguarda il docente di un istituto di per geometri, che si era presentato all’istituto Bianchi-Virginio di Peveragno per gli esami di recupero.  Ne […] LEGGI TUTTO