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    Nel 2023 rinnovabili cresciute in Italia come mai negli ultimi 12 anni

    Accelerazione delle rinnovabili in Italia nel 2023: l’anno scorso l’energia prodotta nel nostro Paese da fonti come il Sole e il vento è aumentata come mai era successo negli ultimi 12 anni. Le nuove installazioni nel 2023 hanno raggiunto i 5,79 gigawatt, facendo registrare un balzo di 5,1 gigawatt rispetto al 2012 e di 2,6 gigawatt rispetto al 2022. A svelarlo è il rapporto Comuni Rinnovabili 2024 di Legambiente (qui il .pdf), che come ogni anno, attraverso l’analisi dei dati forniti da Terna, fa il punto sulla diffusione delle rinnovabili in Italia, “portando in primo piano anche quelle buone pratiche e comunità energetiche rinnovabili e solidali che stanno nascendo nella Penisola”.A spingere la crescita delle rinnovabili made in Italy nel 2023 è stato soprattutto il solare fotovoltaico (5,23 gigawatt di potenza istallata), seguito a distanza dall’eolico (487 megawatt).

    Transizione energetica

    Un terzo dell’elettricità del mondo è prodotta da energie rinnovabili

    di Giacomo Talignani

    08 Maggio 2024

    Ora si tratta di capire se l’accelerazione del 2023 sia stata episodica, dopo anni di piccolissimi aumenti, o se invece è il segnale di una vera ripartenza delle rinnovabili, paragonabile al boom che si ebbe una decina di anni fa grazie a importanti incentivi statali. Fa ben sperare, in questo senso, la tendenza registrata per la prima parte del 2024: +52% di capacità rinnovabile in esercizio rispetto al dato rilevato nello stesso periodo del 2023.Tuttavia Legambiente definisce il dato del 2023 “una crescita importante ma ancora non sufficiente per raggiungere gli obiettivi 2030”. “Stando alla media delle installazioni degli ultimi tre anni”, spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia per l’associazione ambientalista, “l’Italia solo nel 2046 – con ben 16 anni di ritardo rispetto al 2030 – raggiungerà il 100% degli obiettivi e riuscirà a soddisfare la quota di 90 gigawatt di potenza rinnovabile installata”.

    Rinnovabili

    Fotovoltaico da balcone, come funziona e perché è conveniente

    di Federico Turrisi

    21 Maggio 2024

    Ecco perché serve un ulteriore cambio di passo e Legambiente suggerisce al governo Meloni sette priorità per trasformare l’Italia in un hub delle rinnovabili (e non del gas, come ha spesso auspicato in passato la premier).

        Un testo unico sulle autorizzazioni per le energie rinnovabili partendo dalla revisione delle attuali norme per semplificare gli iter autorizzativi e definire tempi certi.
        Una cabina di regia nazionale che insieme alle Regioni sia struttura di riferimento unica per le imprese e i cittadini.
        L’accelerazione del processo di definizione delle aree idonee alla realizzazione degli impianti di energia rinnovabile.
        Seguendo l’esempio della Francia, l’approvazione di una norma che obblighi alla realizzazione di impianti solari fotovoltaici su parcheggi, coperture di supermercati e mercati, ma anche ex cave in disuso.
        La partecipazione dei territori per renderli protagonisti informati del processo di transizione energetica.
        L’elaborazione di un piano delle rinnovabili che traghetti l’Italia verso i 90 GW di nuove installazioni entro il 2030. 7
        I divieto di moratoria per Regioni e Comuni per fermare gli impedimenti tout court che ostacolano la realizzazione di impianti rinnovabili, in linea con le sentenze della Corte Costituzionale. 

    Ma se a livello nazionale (e regionale) le rinnovabili continuano a trovare ostacoli spesso insormontabili sul loro cammino, le cose vanno meglio nei comuni. E in effetti Legambiente attribuisce proprio ai piccoli impianti comunali il boom di oltre 5 gigawatt del 2023. Nel rapporto Comuni Rinnovabili 2024 c’è anche chi ha fatto di più: “Tra le grandi città, Roma, con 4.890 impianti solari e 32,05 MW di potenza installata, Padova (1.918 impianti e 15,03 MW) e Ravenna (1.519 impianti e 11,07 MW) sono quelle che nel 2023 hanno sostenuto le maggiori realizzazioni di solare fotovoltaico. Crescita più lenta per l’eolico, distribuito in 1.043 Comuni, in grado di soddisfare il 7,6% del fabbisogno energetico elettrico del Paese”.”Accanto al fermento dei territori, che nel 2023 hanno rianimato il settore delle rinnovabili promuovendo nuove installazioni, il governo continua a incoraggiare politiche pro-fossili e pro-nucleare, distogliendo l’attenzione su rinnovabili, accumuli, efficienza e reti, su cui serve un piano strutturato con norme chiare e tempi certi di realizzazione”, accusa il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. “Nel 2022, l’Italia ha speso oltre 52 miliardi per sostenere le fossili e le misure contenute nei vari decreti emergenza varati sui temi energetici, mentre le risorse pubbliche e private che servirebbero per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 continuano a rimanere al palo”. LEGGI TUTTO

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    Puliti, sostenibili e consapevoli: a Roma tornano gli Electric Days

    Mobilità elettrica e sostenibilità. Tre giorni, dal 7 al 9 giugno, per vivere la transizione energetica con la nuova edizione degli Electric Days, l’appuntamento romano al parco del laghetto dell’Eur e nelle strade circostanti (ingresso gratuito) forte di un calendario fitto di eventi e novità. Promosso da Motor1.com e InsideEVs.it, l’evento affianca quest’anno al collaudato binomio fatto di divulgazione ed esperienze dirette un nuovo ingrediente: l’intrattenimento. La manifestazione, infatti, includerà la Notte bianca dell’Eur – organizzata in collaborazione con il IX Municipio del Comune di Roma e Confcommercio – la sera dell’8 giugno, con i concerti di Gemello e WHTRSH e altri artisti.

    Tante le attività previste nei tre giorni: sport all’area aperta, gaming, laboratori e giochi per famiglie e bambini, e-boat tour sulle acque del laghetto (naturalmente) a bordo di imbarcazioni elettriche, talk sulla mobilità sostenibile con influencer e stakeholder delle realtà che stanno attuando il cambiamento a basse emissioni in Italia e in Europa. Oltre naturalmente ai test-drive delle auto elettrificate (serve la registrazione sul sito). Con gli incentivi governativi per l’acquisto di auto a basse emissioni ormai in dirittura d’arrivo, gli Electric Days saranno fra l’altro l’occasione ideale per scoprire le novità del panorama elettrificato, provare le soluzioni più recenti e ricevere i consigli degli esperti.

    Expo Village e Test Drive

    Saranno in mostra le novità più salienti del mondo automotive: modelli ibridi, plug-in ed elettrici protagonisti della transizione della mobilità potranno essere scoperti e toccati da vicino in un’area espositiva di oltre 500 metri lungo viale America. Berline, utilitarie, Suv e non solo potranno infatti essere provati con l’aiuto di piloti esperti che illustreranno nel dettaglio le caratteristiche della vettura su percorsi dedicati, per comprendere meglio le tecnologie legate all’elettrificazione e orientarsi verso la scelta. Queste le realtà e i brand presenti: BYD, Charge Guru, DR, Ford, Honda, Hyundai, Mercury Marine, Michelin, Motus-e, Plenitude + Becharge, Renault, Smart, Swapa, Telepass, Tesla e Volvo, con la partnership tecnica di HDI Assicurazioni e Fasolini Tiny House. LEGGI TUTTO

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    Rispetto e progetti per la montagna, sventolano sempre più “bandiere verdi”

    Sventolano più bandiere verdi fra le cime e le valli d’Italia. Anche quest’anno Legambiente ha deciso di premiare, con le bandiere verdi, le realtà che con impegno, ma anche creatività, stanno tentando di dare risposte allo spopolamento delle montagne, agli impatti della crisi del clima, oppure alla difesa di territori sempre più fragili a causa dell’impatto antropico. Le bandiere verdi  “issate” sull’arco alpino sono così cresciute del 15,7%, diventando 23 nel 2024 (erano 19 la scorsa edizione). Durante il VIII Summit Nazionale delle Bandiere Verdi a Chiavenna, Legambiente ha annunciato i premiati, ricordando come è ancora una volta il Piemonte – ormai per il sesto anno consecutivo – la regione che ospita più vessilli, ben cinque e seguito da Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto, tutte a quattro.Tre i filoni al centro, per questa edizione, dei riconoscimenti: l’attenzione alla agricoltura; il turismo consapevole e infine le pratiche per la convivenza uomo-natura  (in particolare con i grandi predatori come orsi e lupi). Per esempio per la parte agricoltura è stato premiato il progetto piemontese REACTION “che mette al centro la manutenzione dei castagneti attraverso una gestione sostenibile delle biomasse residuali della filiera del castagno” oppure una serie di comunità della Valchiavenna (SO) “impegnate nel recupero dell’agricoltura montana e nella valorizzazione delle varietà agronomiche locali”.Su versante turismo consapevole, i premi vanno dal trekking letterario de l’Alta Via dell’Orso, ideato dallo scrittore padovano Matteo Righetto insieme all’associazione turistica di Colle Santa Lucia, sino al “l’Alta Via dei Monti Liguri (GE) e nella vicina val Borbera (AL) dove con il Cammino dei Ribelli si sta rilanciando una terra spopolata e bellissima”.Tra i riconoscimenti poi anche quello a realtà come il comune di Moncenisio (TO) che “è in prima linea per il recupero e la trasformazione delle Casermette, che insieme all’Ecomuseo “Le terre al Confine”, costituiscono il potenziale fulcro di un processo di rinascita per il territorio”.Passando al  filone convivenza uomo-grandi predatori uno dei premi va al Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi per il progetto “Convivere con il lupo si può” e il progetto Pasturs “dove lavorando insieme ai pastori si affrontano i problemi della monticazione”.Riconosciuto anche il valore dell’intervento della Regione Piemonte che attraverso il pagamento compensativo per le zone forestali Natura 2000 “contribuisce attivamente a conservare gli ecosistemi naturali”.Se le pratiche “verdi” permettono fiducia e speranza, dall’altra parte però ci sono anche diverse realtà che “non percorrono la retta via, aggredendo la montagna”. A queste Legambiente ha assegnato le bandiere nere, 10 in totale nel 2024. Si tratta di realtà dove, soprattutto per questioni legate all’industria dello sci, così come per via dei trasporti, determinate azioni stanno arrecando danni alla natura del territorio. Per esempio, spiega l’associazione ambientalista, “tra le 10 bandiere nere, c’è quella alla Valle d’Aosta dove fra Zermatt e Cervinia le ruspe al lavoro hanno inferto pesanti ferite al ghiacciaio Teodulo per ampliare i domaines skiable ai fini di competizione agonistiche”, oppure “al Comune di Bardonecchia (TO) per il mancato contenimento dei mezzi motorizzati che in estate invadono sentieri e strade di montagna”, o ancora bandiera nera anche “al Comune di Caldaro (BZ) per la progettazione di bacini di accumulo che comportano la perdita e distruzione di 14,9 ettari di bosco di alto valore naturalistico”.Se da un lato cresce dunque in Italia lo sforzo per ridare linfa e risorse alle comunità di quelle montagne oggi sempre più spopolate, dall’altro avvengono ancora stravolgimenti che in epoca di crisi climatica non possiamo permetterci. “Ancora una volta – chiosa a tal proposito Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – le aree montane dimostrano di anticipare i tempi del cambiamento più che altrove, mettendo in campo anche azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. L’aver censito ben 23 bandiere verdi, per altro in crescita, ne è una prova. Le storie raccontate, per loro natura, vanno a definire una terza via, oltre le due opposte derive che confinano la montagna tra la museificazione e quella più aggressiva dell’industria del turismo. La nostra montagna non è il luogo dell’incontaminato, ma nemmeno il posto da stravolgere pur di gareggiare a tutti i costi com’è successo per il ghiacciaio del Teodulo in Valle d’Aosta”.

    TUTTI I PREMIATI

    Piemonte, 5 bandiere verdi. Si va dal progetto REACTION sulla gestione sostenibile dei castagneti avviato dal dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino e partner all’associazione EGDA per la promozione e valorizzazione delle identità gastronomiche e culturali. Dal comune di Moncenisio (TO) per il recupero e la trasformazione delle Casermette al lavoro messo in campo da associazioni e realtà territoriali del Cammino dei Ribelli, a Val Borbera (AL), per far conoscere il territorio attraverso il Cammino dei Ribelli. Vessillo green anche alla Regione Piemonte per l’operazione “Pagamento compensativo per le zone forestali Natura 2000” del PSR 2014-2022. 3 le bandiere nere 2024: al Comune Chiusa Pesio (CN) per la costruzione della pista skiroll in Valle Pesio; alla Provincia di Torino per il malfunzionamento della linea ferroviaria Torre Pellice-Pinerolo-Chivasso. Al comune di Bardonecchia (TO) per il mancato contenimento dei mezzi motorizzati che in estate invadono sentieri e strade di montagna.Valle D’Aosta, 4 bandiere verdi: si va dal comune di Champdepraz (AO) per il suo percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo “Rifiuti Zero” alla Cooperativa sociale ExEat per la riapertura del rifugio Alpe Bonze unendo sostenibilità e inclusione sociale prevedendo anche opportunità di formazione professionale per i ragazzi disabili. Dal comune di Courmayeur (AO) per l’istituzione di un servizio navette di collegamento con le valli al progetto agricolo Paysage à Manger, a cura della società Semplice Agricola, per la tutela e valorizzazione della biodiversità agricola. 2 le Bandiere Nere: la prima al progetto di strada poderaleintervalliva voluto dai Comuni di Brusson e Gressoney Saint Jean e dalla Regione Valle D’Aosta (AO); la seconda alla Cervino S.p.A per l’aggressione al ghiacciaio del Teodulo con il progetto Matterhon Cervino Speed Opening.Lombardia, 4 bandiere verdi: dalla Valchiavenna con sei realtà premiate per il recupero dell’agricoltura montana e la valorizzazione delle varietà agronomiche locali alla società Economica Valtellinese, a Sondrio (SO), per i percorsi formativi Montagna 4.0 – FUTURe ALPS. Dal Museo del latte di Vendrogno, a Bellano (LC), alla cooperativa Sociale Eliante Onlus, Coldiretti Bergamo, WWF Italia e WWF Bergamo-Brescia, Parco Orobie Bergamasche (e Parco Mont Avic-AO) per aver avviato azioni concrete di miglioramento della convivenza tra allevamento e grandi predatori. 1 Bandiere Nera: alla Società RSI srl controllata da Valle Decia (BG) per la recente riproposizione di un progetto di collegamento intervallivo per il turismo dello sci, vecchio di 25 anni, tramontato per problemi finanziari e ambientali.Veneto, 4 bandiere verdi: Dal trekking letterario promosso dallo scrittore Matteo Righetto e dall’Ufficio Turistico di Colle Santa Lucia (BL) con l’Alta Via dell’Orso al progetto “Convivere con il lupo si può” del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi (BL). Dal Gruppo Archeologico Cadorino, a Calalzo (BL), impegnati nella difesa e rivalutazione del patrimonio archeologico esistente, all’associazione La Calantina e Avviso Pubblico per il recupero e la cura della casa colonica alpina a Calalzo di Cadore (BL). 1 Bandiera Nera: all’Unione Montana Alto Astico per l’approvazione del contratto di concessione dell’area “Fratte” alla società Fiorentini Folgaria Srl per la realizzazione della nuova seggiovia Le Fratte – Monte Campolon.Friuli-Venezia Giulia, 3 bandiere verdi. Al Geoparco delle Alpi Carniche, a Tolmezzo (UD), per favorire la conoscenza del patrimonio geologico e paesaggistico delle Alpi Carniche. Alla Cooperativa CRAMARS, e ai Comuni di Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Comeglians, Resia, Resiutta, Stregna e Savogna, per aver saputo ricucire le relazioni della comunità attraverso il progetto “Riabitare la Montagna” a partire dalle esigenze di chi ci abita. 2 Bandiere nere: a Friuli-Venezia Giulia Strade e Consiglio comunale di Verzegnis (UD) per la realizzazione di una costosa ed inutile rotatoria in località Avons; altra bandiera nera all’assessorato alle attività produttive e turismo e Promoturismo Friuli Venezia Giulia per i progetti di nuove infrastrutture nel Tarvisiano dedicate allo sci.Liguria, 1 bandiera verde: all’associazione Alta via dei monti liguri per la realizzazione e gestione dell’omonimia alta via, in un’ottica di destagionalizzazione e distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.Provincia di Trento, 1 bandiera verde alla Cooperativa Edera per aver fornito un’opportunità di mercato ai piccoli produttori biologici rendendoli un punto di aggregazione nel quartiere.Alto Adige, 1 bandiera verde al Gruppo ambientalisti Val Venosta; AmUm-MeranO; Gruppo ambientalisti Caldaro; Gruppo ambientalisti Val Isarco Hyla; Ufficio Natura Provincia Autonoma di Bolzano; Thomas Wilhalm, ideatore e coordinatore (Gruppo ambientalisti Val Venosta) per l’adozione di aree protette (biotopi) da parte di volontari. Una Bandiera nera: al Comune di Caldaro (BZ) per la progettazione di bacini di accumulo che comportano la perdita e distruzione di 14,9 ettari di bosco di alto valore naturalistico. LEGGI TUTTO

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    Alaska, il cambiamento climatico sta tingendo di arancione i corsi d’acqua

    La prima volta è stata nel 2018. Lungo la Brooks Range, una catena montuosa dell’Alaska settentrionale, che arriva quasi a toccare il Canada, i fiumi hanno iniziato a tingersi d’arancione. Proprio così: cristalline fino a qualche mese prima, le acque di corsi d’acqua come l’Akillik, nel parco nazionale della Kobuk Valley, hanno cambiato colore. E alcune specie di pesci sono fatalmente scomparse. Quanto basta per allarmare la comunità scientifica e spingere un team di ricerca a indagare il fenomeno. E c’entra, neanche a dirlo, il cambiamento climatico, come riporta uno studio appena pubblica sulla rivista Communications Earth&environment.Perché a causare il fenomeno è il graduale scongelamento del permafrost, che nella regione artica ha profondamente alterato – negli ultimi dieci anni – la biogeochimica dei bacini idrografici. Metalli come zinco, rame, cadmio e ferro – immagazzinate nel permafrost artico, insieme con sostanze nutritive – subiscono un’alterazione chimica, complice l’esposizione all’ossigeno, e vengono rilasciati nell’ambiente finendo – attraverso il sottosuolo – nei corsi d’acqua: lo studio ne ha monitorati addirittura 75, quasi tutti diventati arancioni (come ha mostrato, insieme all’osservazione diretta, un monitoraggio attraverso tecniche di telerilevamento) nel corso di quello che i ricercatori hanno definito come un “periodo di rapido riscaldamento climatico”. Un periodo che prosegue, naturalmente, con trend addirittura in crescita.

    Inquinamento

    Il permafrost dell’Artico è una bomba a orologeria

    di Sandro Iannaccone

    21 Aprile 2023

    “Più sorvolavamo i fiumi, più iniziavamo a notare corsi d’acqua arancioni”, ha spiegato in una nota l’autore principale dello studio, Jon O’ Donnell, biologo in forze all’Arctic Inventory and Monitoring Network del National Park Service, l’agenzia federale statunitense incaricata della gestione dei parchi nazionali, dei monumenti nazionali e di altri luoghi protetti.E non si tratta, naturalmente, solo di una questione meramente estetica (del cambiamento cromatico il ferro è il maggiore indiziato): il processo si traduce in un abbassamento del pH e in una torbidità più elevata. E, quel che più conta, concentrazioni più elevate di solfati, ferro e altri metalli si associano, rileva la ricerca, “a un drastico calo della diversità dei macroinvertebrati e dell’abbondanza di pesci”.Con una serie di implicazioni, naturalmente negative, per l’approvvigionamento di acqua potabile e la pesca di sussistenza nelle zone rurali dell’Alaska. Sin qui, peraltro, pochi studi si erano concentrati sulle cause della mobilitazione del ferro e di altri metalli dai terreni in disgelo ai corsi d’acqua: una frontiera nuova, e per certi versi inquietante, che ora necessita di approfondimenti. Anche per meglio comprenderne le conseguenze per qualità dell’acqua e sulla catena trofica degli ecosistemi: secondo i ricercatori, pesci d’acqua dolce come il Salvelinus malma, il salmone keta e il coregone dell’Alaska potrebbero presto soccombere.

    Crisi climatica

    Il ghiaccio marino artico si sta riducendo a una velocità senza precedenti

    di redazione Green&Blue

    23 Febbraio 2024

    E non a caso uno degli obiettivi, a margine della ricerca, è di garantire adeguate informazioni alle comunità locali, tendenzialmente isolate in larga parte fondate su economia di autosussistenza, su un fenomeno che potrebbe avere effetti diretti anche sulla saluta umana. E non finisce qui. “Del resto la zona artica si sta riscaldando almeno due o tre volte più velocemente del resto del Pianeta e dobbiamo dunque attenderci che questo tipo di effetti continui”, annota Scott Zolkos, ricercatore del Woodwell Climate Research Center, non direttamente coinvolto nello studio. LEGGI TUTTO

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    Negazionisti e scettici possono ancora cambiare idea. Lo studio: la fiducia negli scienziati del clima è aumentata nel tempo

    Non è vero che la sfiducia in chi si occupa di fare ricerca sul tema del cambiamento climatico è dilagante. Anzi, secondo uno studio di revisione e meta-analisi, ossia di analisi di ricerche precedentemente pubblicate in materia, nel corso degli ultimi dieci anni la percentuale di persone a livello globale che ha dichiarato di fidarsi di ciò che gli scienziati dicono in merito a questi temi sembra essere aumentata. La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi guidato da Viktoria Cologna, ricercatrice presso il dipartimento di storia della scienza dell’Università di Harvard, ed è stata appena pubblicata su PLOS Climate.Il gruppo di ricercatori ha preso in considerazione la letteratura pubblicata fra il 2014 e il 2023, focalizzandosi su tre aspetti: l’attuale stato di fiducia nella scienza del clima e negli scienziati che si occupano di fare ricerca in questo ambito; le possibili ragioni che inducono sfiducia e scetticismo nel grande pubblico; i possibili effetti dell’impegno politico degli “scienziati del clima”. Per quanto riguarda il primo punto, dalle analisi è emerso che a livello globale la percentuale di persone che dicono di avere una profonda fiducia in ciò che gli scienziati dicono in merito a temi che riguardano l’ambiente è passata dal 57% nel 2019 al 68% nel 2021. Questo è il quadro globale, ma, sottolineano i ricercatori, esistono differenze significative su base regionale.

    Sentieri profondi

    I negazionisti climatici fanno male i conti

    di Matteo Righetto

    09 Febbraio 2024

    Per esempio, nei Paesi del Sud-Est Asiatico la percentuale di persone che si dice profondamente fiduciosa raggiunge l’84%. Negli Stati Uniti, invece, solo il 40% del pubblico ritiene che gli scienziati ambientali conducano un buon lavoro di ricerca per la maggior parte del tempo, mentre il 45% ritiene che lo facciano solo in parte. Inoltre, sempre negli Stati Uniti, il livello di fiducia nella scienza del clima risulta essere particolarmente polarizzato in base all’ideologia politica, con l’ala conservatrice della popolazione mediamente più scettica rispetto all’ala liberale.Ad avere un certo effetto sul livello di fiducia del pubblico sarebbe poi il modo col quale scienziati e comunicatori parlano al pubblico di clima e ambiente. Secondo i risultati della ricerca, chi sceglie un linguaggio aggressivo risulta meno credibile rispetto a chi utilizza invece uno stile più neutro. Inoltre, sottolineano i ricercatori, chi comunica questi temi dovrebbe tenere presente che il pubblico è costituito da gruppi (e individui) con ideologie diverse, ed è quindi importante appellarsi a valori e motivazioni che siano ampiamente condivisibili.

    Ambiente

    Far cambiare idea ai negazionisti climatici è più difficile del previsto

    di Sandro Iannaccone

    07 Febbraio 2024

    Non da ultimo, i ricercatori fanno notare che studi pubblicati in passato hanno documentato l’inefficacia di un approccio “top-down” nella comunicazione di temi che riguardano il cambiamento climatico. Ossia, non è sufficiente comunicare con lo scopo di informare il pubblico per tentare di indirizzarlo verso una certa opinione. Anzi, questo approccio, comprensibilmente, può suscitare l’effetto opposto. Al contrario, concludono gli autori, la comunità scientifica dovrebbe coinvolgere il pubblico in modo attivo, stimolando la discussione e la partecipazione ad esempio a progetti di citizen science, workshop e festival di scienza. LEGGI TUTTO

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    Con il fornello a gas si respirano da 10 a 100 volte più particelle rispetto a stare nel traffico

    I piani di cottura a induzione azzerano i rischi di incendio, diminuiscono il pericolo per i bambini, permettono un risparmio nella bolletta. In più, rispetto ai tradizionali fornelli a gas, consentono di respirare meglio. Lo afferma uno studio condotto dai ricercatori della Purdue University, negli Stati Uniti, e recentemente pubblicato sulla rivista Pnas Nexus, che ha evidenziato come la fiamma aumenti la possibilità di sviluppare asma o altre malattie respiratorie. 

    Le dimensioni delle particelle

    Una ricerca precedente, realizzata da un team di esperti statunitensi e australiani e comparsa sulle pagine dell’International Journal of Environmental Research and Public Health a dicembre 2022, aveva già stabilito che circa il 13% dei casi di asma infantile fosse attribuibile all’uso di fornelli a gas, monitorando nell’aria le particelle di dimensioni superiori a tre nanometri di diametro.Il nuovo lavoro si è, quindi, concentrato sulle particelle con un diametro inferiore, compreso tra uno e tre nanometri, talmente minuscole da poter raggiungere tutte le zone del sistema respiratorio, diffondendosi poi anche ad altri organi.

    NOI E L’AMBIENTE

    Dalla padella alla piastra: la cottura a induzione conviene

    di Flavia Carlorecchio

    29 Marzo 2021

    Un misuratore ad alta tecnologia

    Per effettuare l’esperimento, gli scienziati hanno utilizzato il laboratorio chiamato Zero energy design guidance for engineers (Zedge), una sorta di piccola casa dotata di appositi sensori. Qui hanno realizzato le simulazioni usando per la rilevazione uno strumento all’avanguardia. Si tratta di un misuratore di particelle a scansione, ovvero un nuovo spettrometro a mobilità elettrica che combina il sistema Scanning mobility particle sizer con rivelatore a condensazione (Smps+C) dell’azienda tedesca Grimm Aerosol Technik e il Particle size magnifier (Psm) dell’impresa finlandese Airmodus. “Questa combinazione consente di rilevare particelle a partire da un nanometro di diametro ed è l’unica che permette di monitorare particelle di dimensioni inferiori ai due nanometri”, precisa Brandon Boor, professore associato alla Lyles School of Civil Engineering della Purdue University, oltre che responsabile della ricerca. 

    Aria tossica indoor

    Grazie a questo dispositivo, i ricercatori hanno raccolto un’ingente mole di dati di alta qualità. Li hanno, quindi, confrontati con i livelli noti di inquinamento dell’aria esterna, più monitorati e regolamentati rispetto a quelli riguardanti l’aria interna. Hanno scoperto che per ogni chilo di gas potrebbero essere emessi fino a 10 milioni di miliardi di particelle di aerosol, pari o superiori a quelle prodotte dai veicoli a benzina o diesel. In pratica, ciò significa che si potrebbero respirare da 10 a 100 volte più particelle bollendo le patate sulla fiamma in cucina che restando imbottigliati nel traffico all’ora di punta.

    Domande e risposte

    Stufe e fornelli a gas inquinano? Cosa sappiamo sui rischi per noi e l’ambiente

    di Giacomo Talignani

    21 Gennaio 2023

    Dosi elevate soprattutto nei bambini

    L’esperimento ha, tra l’altro, dimostrato che l’aerosol è assai persistente e si diffonde rapidamente nella casa. Anche se molte particelle sono finite su varie superfici, si calcola che da 10 miliardi a un miliardo di miliardi potrebbero depositarsi nelle vie aeree e poi nei polmoni di un adulto. Una quantità, questa, ancora più elevata nei bambini: più piccolo è l’organismo più concentrata risulta, infatti, la dose. 

    Senza contare che l’aerosol proveniente dalla combustione potrebbe anche mescolarsi facilmente con particelle più grandi derivanti dal burro, dall’olio o da qualsiasi altro ingrediente sui fornelli, dando origine a nuove particelle con caratteristiche uniche. 

    Serve una buona ventilazione

    Naturalmente ciò non significa che chi ha il fornello a gas debba sbarazzarsene in quattro e quattr’otto per acquistare il piano elettrico a induzione. L’importante è che, nel frattempo, metta in atto alcuni accorgimenti per rendere l’ambiente il più salubre possibile. “La ventilazione è fondamentale”, afferma Boor. “Accendere la cappa del fornello può aiutare a eliminare gli inquinanti nocivi. In alternativa o in associazione, si possono utilizzare ventilatori, installare filtri per l’aria, aprire periodicamente le finestre. La nostra prossima sfida dovrà essere quella di ridurre l’esposizione a tutti i tipi di inquinanti presenti nell’ambiente domestico”. LEGGI TUTTO

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    Le strade si trasformano in piste ciclabili, grazie all’intelligenza artificiale

    Benefici ambientali, sociali e sanitari. Non esiste metropoli europea associata alla bicicletta, intesa come mezzo di trasporto, quanto Amsterdam. Dagli anni Settanta in poi, le strade della capitale dei Paesi Bassi hanno iniziato a riempirsi sempre più di donne e uomini che pedalano per andare al lavoro, a fare acquisti, a prendere i bambini a scuola. Una rivoluzione della mobilità ma anche culturale, suffragata dai numeri: alcune stime parlano di 800mila biciclette su 850mila abitanti, altre addirittura di un milione di velocipedi presenti. Vuol dire che in media ogni cittadino di Amsterdam ha una bicicletta, con tutti i benefici che ne derivano. 

    Non solo, le biciclette hanno un ruolo significativo in quanto contribuiscono al mantenimento della biodiversità locale. Per migliorare le nostre città e renderle più vivibili, almeno nella fantasia, l’ufficio nazionale del turismo dei Paesi Bassi ha sviluppando un’app di intelligenza artificiale che consente di aggiungere un “tocco olandese” alle strade delle città di tutto il mondo, trasformandole adatte per le bici: visualizzare una strada più felice e più sana grazie ad uno stile di vita da pedalata. 

    L’app Dutch Cycling Lifestyle è accessibile gratuitamente: non bisogna far altro che digitare un indirizzo o scegliere l’opzione gps per selezionare una posizione da reimmaginare. L’intelligenza artificiale fa il resto, utilizzando la vista stradale di Google Maps per creare un piano stradale in stile olandese, e realizzando quattro diversi risultati, in cui le auto e i mezzi motorizzati sono completamente banditi dallo scenario. L’app è stata condivisa in un post sul social X da Henk Swarttouw, presidente della Federazione europea dei ciclisti, “Andare in bicicletta previene ogni anno circa 6.500 morti nei Paesi Bassi e gli olandesi hanno mezzo anno di aspettativa di vita in più solo grazie alla bicicletta”.

    Come funziona Dutch Cycling Lifestyle

    Per iniziare, gli utenti inseriscono un indirizzo. Il sistema utilizza le immagini di Google Street View per valutare la ciclabilità delle strade. Se l’indirizzo non è disponibile nel sistema, gli utenti possono caricare una foto della posizione immaginata. Per trasformare la strada, gli utenti selezionano il pulsante “Reinventa la tua strada”. Il sistema passa quindi attraverso diversi processi, tra cui l’analisi della strada, la creazione di un nuovo piano stradale, l’aggiunta di ciclisti e pedoni, la piantumazione del verde e un’analisi finale della strada. Alla fine, vengono condivisi quattro scenari creati dall’intelligenza artificiale adatti alla bicicletta per l’indirizzo inserito in piattaforma. 

    In alcuni casi, il sistema condivide percorsi pavimentati in pietra, con piante e aiuole perfettamente curate, mentre altri rendering ricordano strade di campagna con alberi ad alto fusto e paesaggi lussureggianti cosparsi di fiori stagionali, come cespugli di lavanda, trucioli di corteccia di pino con scenari soleggiati.

    Roma, via del Corso: prima e dopo (Dutch Cycling Lifestyle)  LEGGI TUTTO

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    La mobilità ripensata in chiave sostenibile: le 15 startup vincitrici di MOST Mobility Competition 2024

    La mobilità sostenibile è una delle sfide più urgenti che dobbiamo affrontare per assicurare il futuro del nostro Pianeta. Il 20 maggio, presso Palazzo Emilio Turati, a Milano, sono state presentate le idee delle startup che hanno partecipato al MOST Mobility Competition 2024, il programma di innovazione promosso dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile e finanziato tramite fondi Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’obiettivo della competizione è quello di stimolare la creatività nella ricerca di soluzioni inclusive e attente all’ambiente, attraverso il supporto, lo sviluppo e il consolidamento di imprese a elevato contenuto tecnologico. 

    Il centro, che riunisce 24 università, il Cnr e 24 grandi imprese, ha scelto le startup in collaborazione con un comitato scientifico e un comitato di valutazione esterno, composto da esperti del mondo industriale, del venture capital e della tutela della proprietà intellettuale. La selezione si è basata su criteri di fattibilità tecnica ed economica, soddisfacimento di un bisogno di mercato e livello di innovazione. Oltre 30 startup italiane hanno partecipato alla competizione, e tra queste, 15 sono state proclamate finaliste, ricevendo un grant da 100 mila euro ciascuna. 

    MOST Mobility Competition 2024

    MOST Mobility Competition 2024 è un programma del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), nato con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di soluzioni moderne, sostenibili e inclusive nel campo della mobilità. Il concorso, finanziato con fondi del PNRR, rappresenta un’importante piattaforma per promuovere l’innovazione tecnologica e incoraggiare la crescita di imprese emergenti con un elevato contenuto tecnologico. 

    La finale del programma, moderata dalla giornalista Eleonora Chioda, si è svolta a Milano presso Palazzo Emilio Turati, dove oltre 30 startup selezionate hanno presentato i loro progetti a una giuria composta da esperti del settore industriale, del venture capital e della tutela della proprietà intellettuale. Non solo, all’iniziativa hanno contribuito enti e società quali Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Consiglio Nazionale delle Ricerche-Cnr, Eni, Ferrari, Ferrovie dello Stato Italiane, Intesa Sanpaolo, Iveco Group, Leonardo, Lutech, Politecnico di Bari, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, UnipolSai Assicurazioni, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Napoli Federico II. I criteri di selezione includevano la fattibilità tecnica ed economica delle soluzioni, la capacità di soddisfare un bisogno di mercato e il livello di innovazione. 

    “La MOST Mobility Competition rappresenta un’importante occasione che mette in luce il talento e l’innovazione delle startup italiane nel settore della mobilità e delle infrastrutture – ha dichiarato Ferruccio Resta, Presidente di MOST -. L’attenta selezione svolta dai nostri partner ha permesso di individuare più di trenta realtà emergenti, accomunate da una forte determinazione nel rispondere alle sfide del futuro. Attraverso questa edizione inaugurale vogliamo confermare il nostro impegno nel promuovere la crescita di moderne imprese con un’elevata competenza tecnologica su scala nazionale. È importante incentivare il cambiamento in atto, valorizzando al meglio le nuove abilità che si stanno sviluppando”. 

    Le startup vincitrici

    Le soluzioni presentate spaziano da tecnologie per la navigazione autonoma alla prevenzione degli incidenti, dai dispositivi intelligenti per ridurre l’inquinamento all’uso di tecnologie elettriche o a idrogeno. O ancora da soluzioni di monitoraggio delle infrastrutture con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, all’impiego di materiali sostenibili per i veicoli e di processi per il riciclaggio e il riuso delle risorse.

    20energyLYBRA di 20energy è un dispositivo piatto installato a filo della carreggiata e ricoperto in gomma vulcanizzata in grado di generare energia elettrica dall’energia cinetica dissipata dai freni delle automobili in fase di rallentamento obbligatorio (es. rotonde, incroci etc).

    AcusAcus rende la produzione di materiali compositi più sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale. Realizza stampi riutilizzabili su richiesta, per la produzione di materiali compositi.

    AraBatRiciclo sostenibile di batterie al litio attraverso gli scarti organici per recuperare materie prime preziose.

    AS.CAR.IASCARI ha un doppio obiettivo: migliorare l’esperienza di guida ad alte prestazioni in pista e sviluppare al contempo sistemi di sicurezza critici per applicazioni su strada. 

    DisplaidUna soluzione di monitoraggio standardizzata e scalabile, alimentata dall’intelligenza artificiale, per tutti i ponti e i viadotti nella rete, consentendo il passaggio alla manutenzione predittiva.

    Emsense TechnologiesSviluppo di software per il monitoraggio della salute senza contatto all’interno delle auto utilizzando i radar. Emsense si concentra sulla prevenzione degli incidenti dovuti alla perdita di controllo (IA per rilevare sonno, problemi cardiaci, ecc.) e sull’assistenza al soccorso dopo che un incidente è avvenuto fornendo dati in tempo reale ai servizi di soccorso. 

    EYE4NIREYE4NIR è un’azienda di semiconduttori fabless specializzata nello sviluppo di sensori di immagini multispettrali VIS/SWIR (visibile e infrarosso a onde corte) a costi contenuti. Sfruttando tecnologie innovative nel settore dell’elettronica, EYE4NIR mira a risolvere importanti sfide di visibilità nel settore automobilistico, migliorando così le capacità di imaging e aprendo nuove possibilità. 

    HMDriveHMDrive rende possibile l’utilizzo di occhiali AR come interfaccia veicolo consentendo ai conducenti di visualizzare tutte le informazioni utili nel campo di vista, sul veicolo o sulla strada, per aumentare la sicurezza, il comfort di guida e la sostenibilità. 

    MinervaSMinervaS offre una soluzione real-time per la riduzione ottimizzata dei consumi, adattabile continuamente ad ogni variazione di percorso, traffico e payload (carico). 

    NovacNovac è una startup impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative per l’energy storage, si è aggiudicata il grant per la produzione di supercondensatori che affiancando le batterie dei veicoli elettrici, incrementandone performance ed efficienza. 20energy, con il suo dispositivo a griglia Lybra installato a filo della carreggiata stradale, promette di generare energia elettrica dall’energia cinetica dissipata dai freni delle automobili in fase di rallentamento.

    O-DAMPO-DAMP: è un sistema integrabile in tutti i caschi protettivi per motociclisti e atleti. Con una struttura stratificata e l’uso di fluidi non newtoniani, migliora la protezione e favorisce l’assorbimento corretto delle accelerazioni rotazionali utilizzando materiali eco-sostenibili.

    RarEarthInnovativo processo di riciclaggio che non solo recupera quasi il 100% degli elementi delle terre rare, ma dà loro anche una nuova vita, creando magneti di alta qualità e sostenibili.

    RECARBONRECARBON attribuisce nuovo valore ai rifiuti di fibra di carbonio creando nuovi prodotti intermedi realizzati con fibra di carbonio riciclata.

    RESOH+RESOH+ mira a produrre celle a combustibile a ossido solido. Resoh è l’acronimo del nome inglese delle batterie ceramiche che intendiamo produrre tramite un impianto automatizzato ad alta tecnologia: celle a ossido solido reversibili per la conversione dell’idrogeno.

    VOLTA Structural EnergyLa prima soluzione di batterie strutturali per abilitare il trasporto il trasporto elettrico a lungo raggio nel settore terrestre, navale ed aereo senza ridurre masse e volumi dedicati a merci e/o passeggeri.  LEGGI TUTTO