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    Le cicatrici dell'Antropocene anche nello spazio

    L’Antropocene sta lasciando il segno non solo su terreni, fiumi, mari, intossicati plastiche e sostanze chimiche. Né soltanto nella temperatura dell’aria che continua a surriscaldarsi. L’ultimo allarme, rilanciato nei giorni scorsi da due notizie clamorose, riguarda la struttura stessa dell’atmosfera: gli esseri umani, alterandone la composizione ne stanno anche modificando gli strati. Inquinamento Allarme LEGGI TUTTO

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    Un terzo della produzione mondiale di cibo minacciata dalla crisi climatica

    Fra poco più di sessant’anni, in diversi Paesi che si trovano più o meno all’altezza dell’equatore, produrre cibo potrebbe diventare impossibile. Temperature elevate, fenomeni meteo intensi, siccità: la crisi climatica minaccia di mettere a rischio un terzo della produzione alimentare mondiale.  Tantissime realtà che si trovano principalmente tra Tropico del Cancro e del Capricorno potrebbero subire gli effetti devastanti del surriscaldamento e non essere più in grado di sostenere né le coltivazioni né gli allevamenti.

    Cibo sostenibile

    Sessanta kg di CO2 per uno di manzo: lo dice l’etichetta climatica

    di

    Matteo Grittani

    12 Maggio 2021

     Uno scenario drammatico raccontato da un nuovo studio dei ricercatori dell’Università finlandese di Aalto e appena pubblicato sulla prestigiosa rivista One Earth. Prendendo in considerazione dati sui tassi attuali di crescita dei gas serra e modelli climatici di vario tipo, gli scienziati hanno cercato di tracciare una serie di previsioni relative a due scenari, uno quello in cui il Pianeta riuscirà – grazie agli sforzi globali – ad arginare l’avanzata del surriscaldamento entro 1,5°- 2° C, l’altro nel caso in cui si andasse oltre questa soglia. LEGGI TUTTO

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    Acciaio, nel 2020 col riciclo 3.700 chilometri di binari ferroviari

    Nonostante le restrizioni che hanno duramente colpito i settori della ristorazione e dell’industria non alimentare, l’Italia si conferma un’eccellenza europea nella raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio, quali barattoli e scatolette, bombolette spray, tappi corona, capsule, scatole fantasia, latte, fusti e fustini. Nel 2020 è stato riciclato il 79,8% degli imballaggi in acciaio immessi al […] LEGGI TUTTO

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    La diffidenza come stile di vita

    La diffidenza è entrata ormai nei nostri stili di vita. Non ne possiamo fare a meno. E così per il 77% degli italiani “bisogna stare molto attenti nei confronti degli altri” e solo il 21% della popolazione è disposto a considerare “la maggioranza delle altre persone degne di fiducia”. Ad avanzare i maggiori sospetti, secondo questa statistica, sono le donne rispetto agli uomini.

    NON SPRECARE

    Il rancore, che spreco di energie

    di

    Antonio Galdo

    12 Febbraio 2021

    Premesso che la diffidenza è una mancanza di fiducia, una sorta di sospetto permanente, una maggioranza così schiacciante di donne e uomini che hanno poca fiducia nei confronti degli altri, smonta tutta la letteratura sulla solarità del popolo italiano, sulla nostra capacità di essere aperti e ben disposti. E qui entriamo nel campo degli sprechi, dei danni che la diffidenza può fare alle relazioni personali e collettive.

    NON SPRECARE

    Chi rimanda, inquina. Tutta colpa della paura

    di

    Antonio Galdo

    25 Dicembre 2020

    Provate a guardare bene negli occhi una persona sospettosa, incapace di lasciarsi andare, e scoprirete le tracce visibili di un velo di tristezza. La diffidenza brucia allo stesso energie e gioie. Ci rende più aridi. Da qui un secondo spreco: alzando questo muro, privo di qualsiasi funzione utile, tendiamo ad allontanarci dagli altri, spargiamo dubbi e non accendiamo il fuoco dell’empatia , del calore umano e della voglia di contatti. La diffidenza separa, laddove l’uomo non è nato per essere condannato alla solitudine, e come diceva Aristotele “non si può essere felici da soli”. Anche in questo caso potete fare una prova sul campo e scoprirete che le persone povere di fiducia sono anche quelle con le relazioni meno stabili e longeve. Una coppia, per esempio, fidanzati o sposati, è destinata a implodere se si lascia risucchiare nel vortice della reciproca diffidenza che, tra l’altro, è un sentimento molto contagioso, e dunque più pericoloso. Nel suo avanzare a macchia d’olio, la diffidenza è un virus che brucia sentimenti, emozioni, curiosità.

    NON SPRECARE

    Dalla dieta all’igiene personale, risparmiamoci le ossessioni

    di

    Antonio Galdo

    23 Aprile 2021

    Dalla dimensione personale, la diffidenza tracima nella sfera del sociale. Una società diffidente, e purtroppo l’Italia da alcuni anni è in tali condizioni, perde voglia e fiducia nel futuro. Si avvita nel rancore e nel risentimento. Non si sente rassicurata né da chi sta più in alto, con le relative responsabilità, né da chi è scivolato verso il basso, un destino che suscita paura e cieca ribellione. Una società diffidente si impoverisce prima nella qualità delle persone, e poi anche rispetto alla quota di benessere raggiunto. 

    In compenso, la diffidenza non è una patologia, non ha bisogno di essere curata con medicinali o con il solito lettino dell’analista. In fin dei conti possiamo ridurla a uno stato d’animo, a un temporaneo approccio con gli altri, talvolta un frutto avvelenato di precedenti esperienze negative. E allora gli anticorpi sono a portata di mano, li abbiamo dentro di noi. Alleniamoci a guardare gli altri con più benevolenza, senza sollevare il ditino giudicante; prendiamoci le qualità, più che i difetti, delle persone; affrontiamo con leggerezza, con ironia, chi ha la cronica debolezza di guardare gli altri con il filtro del sospetto. Scommettiamo su chi vogliamo avvicinare, non diventiamo avari nei sentimenti, e dimostriamoci disposti anche a sbucciarci il ginocchio: un rischio che vale sempre la pena correre quando sono in gioco le emozioni dei rapporti umani. LEGGI TUTTO

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    “Al bando il farmaco degli allevamenti: uccide avvoltoi e altri rapaci”

    L’antinfiammatorio diclofenac, un farmaco usato anche nel bestiame, è un veleno per avvoltoi e aquile. Quasi 20 anni fa, infatti, le ricerche hanno dimostrato che le tracce del farmaco nelle carcasse degli animali hanno causato la riduzione del 95% degli avvoltoi in alcune regioni dell’Asia. Eppure, nel 2013 la Spagna e l’Italia hanno autorizzato l’impiego del diclofenac negli animali. Questa mossa, pertanto, può mettere a rischio gli avvoltoi e altri rapaci anche in Europa: a spiegarlo, in una lettera pubblicata su Science, è un gruppo di ricerca dell’Università di Castiglia-La Mancia a Ciudad Real, in Spagna. La squadra di esperti richiama l’attenzione sull’importanza di vietare l’uso del farmaco per proteggere questi uccelli, che a loro volta difendono l’ambiente e anche noi da varie minacce, e per preservare la biodiversità.

    Biodiversità

    Aquile, grifoni e gipeti avvelenati dalla caccia: così il piombo intossica e uccide i rapaci

    di

    Laura Scillitani

    16 Marzo 2021

    Il diclofenac uccide i rapaci

    Il diclofenac è un farmaco sicuro per l’essere umano e per molti animali, ma non per tutti. Nel 2004 uno studio della Washington State University pubblicato su Nature ha chiarito il mistero della scomparsa degli avvoltoi in Pakistan, indicando una riduzione maggiore del 95% nelle popolazioni di questi animali a partire dagli anni ’90. La ricerca non lasciava molti dubbi: analisi dirette su una specie di avvoltoio, il grifone del Bengala, hanno rilevato un legame diretto fra l’esposizione al diclofenac e l’insufficienza renale negli avvoltoi. Tanto che la specie considerata è stata inserita fra quelle in “pericolo critico” nella classificazione del livello del rischio di estinzione da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

    L’appello degli scienziati

    Nonostante queste prove, nel 2013 il farmaco è stato approvato per l’uso animale anche in Italia e Spagna, in quest’ultima si concentra circa il 90% della popolazione di avvoltoi europei. Anche se ci sono disposizioni precise per lo smaltimento delle carcasse di animali curati con diclofenac gli autori spagnoli segnalano nella lettera che ci sono delle prime prove di avvoltoi avvelenati dal farmaco. In particolare, nel settembre 2020 un avvoltoio monaco, unica specie del genere Aegypius, è stato trovato morto, avvelenato dal diclofenac. Questo rapace era monitorato attraverso l’applicazione di un tag che funziona con un sistema di localizzazione, ma altri casi non seguiti e colpiti dal diclofenac potrebbero essere sfuggiti al monitoraggio.

    Giornata mondiale degli Uccelli Migratori

    Arcipelago toscano, dopo 90 anni il falco pescatore nidifica a Capraia

    di

    Cristina Nadotti

    08 Maggio 2021

    Pertanto nella lettera su Science gli autori lanciano un nuovo appello affinché le autorità nazionali spagnole e ai decisori politici degli altri paesi europei, affinché adottino un approccio precauzionale vietando l’uso del diclofenac. E virare su alternative più sicure, che esistono già, come l’antinfiammatorio meloxicam. Oltre a difendere rapaci e preservare la biodiversità, spiegano i firmatari della lettera, questa scelta risulta in linea con il piano d’azione del Green Deal europeo che intende preservare ambiente e natura. LEGGI TUTTO

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    Stelvio, la memoria dei ghiacciai: riaffiorano i reperti della Grande Guerra

    Gli enigmi del ghiaccio, i misteri e le tracce della storia riemergono dal fondo del tempo con lo scioglimento e il progressivo ritiro dei ghiacciai sulle Alpi. Il terreno ghiacciato sembrava eterno invece sparisce velocemente. Ma la storia avanza, non arretra. E così i resti del passato ricompaiono a distanza di molti decenni. La riduzione dei ghiacciai alpini sta riportando infatti alla luce una quantità sempre più alta di reperti bellici risalenti alle due guerre mondiali.

    La zona dei Passi di Zebrù, difesi un tempo da interi chilometri di filo spinato, con affaccio sul Ghiacciaio dei Forni, altra area di interesse per chi fa ricerca anche in ambito storiografico  LEGGI TUTTO

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    Delle fave non si butta via niente: la pasta con i baccelli

    INGREDIENTI:Orecchiette o maltagliati  400 grBaccelli di fava 500 grAcciughe sotto sale 4Spicchi di aglio 2Olio extravergine di olivaPecorino macinatoSale pepe  Le fave sono i legumi che più di ogni altro ortaggio annunciano la primavera. Il loro arrivo sui banchi dei mercati vuol dire che siamo ufficialmente fuori dalla stagione fredda. E anche solo per questo […] LEGGI TUTTO

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    Aria condizionata, quanta energia. Ma un nuovo materiale taglia i consumi

    Durante la calura estiva, uno dei metodi più utilizzati per mantenere fresche le abitazioni, non è solo quello di refrigerarle con i condizionatori d’aria, ma procedendo alla deumidificazione degli ambienti. Questi sistemi, però, hanno due problemi: il primo, quello che attualmente non sono efficienti dal punto di vista energetico, consumando circa il 76% dell’elettricità negli […] LEGGI TUTTO