consigliato per te

  • in

    La rivoluzione femminile delle produttrici di caffè del Guatemala

    Bere un caffè è un gesto quotidiano e universale. Coltivare caffè, invece, oggi non è altrettanto semplice. Il cambiamento climatico, la deforestazione e la crisi dei prezzi delle materie prime mettono a rischio l’industria del caffè globale, costringendo chi lo produce a piccole e grandi rivoluzioni. Proprio per questo motivo è arrivata a Torino Dora Estela Mirón Campos, operatrice sociale guatemalteca e coordinatrice di Verdad y Vida, onlus che sostiene più di 180 donne nella produzione locale e sostenibile di caffè nell’area di San Cristóbal, a pochi chilometri da Città del Guatemala, capitale del Paese. “La nostra associazione vuole ridare dignità e lavoro alle donne vittime delle violenze e della guerra civile che ha colpito negli scorsi decenni il nostro Guatemala – spiega Mirón Campos. – Io per prima sono una vedova di guerra: mio marito è stato rapito e poi ucciso per le sue idee politiche”.  Mirón Campos, come tutte le donne di Verdad y Vida, fa parte di una comunità indigena, quella del popolo Poq’omchi, discendenti dei Maya: fino a pochi anni fa i Poq’omchi erano lasciati ai margini della società, vittime di sfruttamento e diseguaglianze. Buona parte della popolazione, a causa dei conflitti, è donna: gli uomini sono desaparecidos o morti. Proprio grazie al caffè, però, il loro tessuto sociale si sta riallacciando e le loro ferite cicatrizzando. “Qualche anno fa eravamo solo in grado di vendere il caffè crudo ai grossisti che ci pagavano pochissimo. Molte coltivatrici erano analfabete, e non avevano le conoscenze né gli strumenti per lavorare i chicchi una volta raccolti. Ora abbiamo fatto rete e tutto è cambiato, il margine di guadagno è cresciuto molto: possiamo redistribuire il denaro nella comunità e allargare i nostri progetti”. La onlus Verdad y Vida è supportata dalla Fondazione Lavazza, che da anni investe nelle comunità locali produttrici di caffè seguendo gli obiettivi di sviluppo pianificati per il 2030 dalle Nazioni Unite. Lavazza – seguendo l’obiettivo numero 5 sulla gender equality – ha offerto formazione, supporto, strumenti per tutta la catena produttiva, così da garantire alle donne del Guatemala la possibilità di vendere direttamente il loro prodotto già lavorato. Lo spiega Giuseppe Lavazza: “Il nostro obiettivo è rendere sostenibile la produzione del nostro caffè, e mantenere la qualità e la varietà delle colture. Per farlo, abbiamo bisogno di comunità vivaci e indipendenti, capaci di abbracciare tradizioni ma anche modernità. Il caffè è come il genere umano: abbraccia il Pianeta ed è ricco di diversità. Questa diversità va protetta”.  LEGGI TUTTO

  • in

    Reddito energetico: come richiedere il contributo per pannelli solari e minieolico

    Non solo incentivi fiscali per le energie rinnovabili, ma anche contributi locali a fondo perduto con la formula del reddito energetico. Prima opportunità quella offerta dalla Regione Puglia, con un bando che si apre oggi, mercoledì 25 maggio, e sostiene l’installazione di pannelli solari e sistemi di accumulo, minieolico e solare termico. A disposizione un fondo di 6,8 milioni di euro. Il bando finanzia sia gli impianti privati per le famiglie a basso reddito, sia quelli condominiali.

    Chi può chiedere il finanziamento

    La richiesta può essere presentata esclusivamente per le nuove installazioni. I contributi sono a disposizione di:

    proprietari di villette e immobili unifamiliari;
    proprietari di appartamenti in condominio, con la possibilità di installazione sulle parti di proprietà individuale, sul lastrico solare, o su ogni altra superficie comune;
    condomini.

    È necessario avere la residenza anagrafica nell’immobile in cui sarà realizzato l’impianto e  un ISEE corrente non superiore a 20.000 euro.

    Una quota massima del 20% del contributo può essere utilizzata anche per l’acquisto e l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria da abbinare comunque ad uno degli impianti di produzione di energia elettrica. Nel caso in cui siano previsti sistemi di accumulo il contributo massimo per l’acquisto sale a 8.500 euro.

    Il fisco verde

    Il fotovoltaico in condominio con il bonus fa anche guadagnare

    di

    Antonella Donati

    27 Aprile 2022

    La taglia degli impianti

    Gli impianti fotovoltaici da installare devono avere di potenza non inferiore a 1,8 kW  e non superiore alla potenza impegnata dall’utenza a cui l’impianto di produzione viene connesso. La produzione comunque dovrà risultare non inferiore a 1.200 kWh/kW in quanto il surplus energetico prodotto servirà ad alimentare la misura, e quindi ad assegnare le risorse ad altri beneficiari. Il finanziamento a fondo perduto non è  cumulabile con altre eventuali agevolazioni comunitarie, statali o regionali in materia di energia, né con il Superbonus o altri bonus fiscali.

    Le domande

    La domanda di iscrizione dovrà essere compilata utilizzando la piattaforma telematica che sarà resa disponibile a partire dal 25 maggio al 22 agosto nella Sezione tematica Politiche Energetiche della Regione Puglia. Per la partecipazione al bando occorrono lo Spid o la carta d’identità elettronica (CIE), e un indirizzo di posta elettronica ordinaria.

    I vantaggi dell’autoconsumo

    L’apertura del bando viene vista con favore da parte delle imprese locali. “Il reddito energetico finalizzato all’autoconsumo potrà assicurare una spinta ulteriore al fotovoltaico, favorendo anche l’occupazione e l’economia regionale” sottolinea infatti Vito Zongoli, Managing Director di SENEC Italia, azienda leader nel settore del fotovoltaico ad uso residenziale che ha sede proprio a Bari. “La Puglia, in particolare, nel 2021 ha rappresentato il 18% del nostro fatturato, quando nel 2020 non arrivava neanche all’1%. Tra i nostri obiettivi c’è proprio quello di consolidare il ruolo della Puglia nel fotovoltaico lungo tutta la filiera, tanto che stiamo partecipando al bando del Pnrr per ottenere finanziamenti e avviare stabilimenti di produzione nella regione”.  Nel 2021 il Superbonus d’altra parte ha dato un notevole impulso al fotovoltaico in ambito residenziale in tutta Italia, Puglia compresa, e questo potrà ulteriormente proseguire.

    Il fisco verde

    Il minieolico sul tetto o nel giardino dimezza la bolletta dell’elettricità (e si compra col bonus)

    di

    Antonella Donati

    20 Aprile 2022

    Dal Rapporto GSE (Gestore Servizi Energetici) pubblicato nel giugno 2021, emerge infatti come la Regione Puglia fornisce il contributo maggiore al totale nazionale (13,4% pari a 2.900 MW), seguita dalla Lombardia (11,7%) e dall’Emilia Romagna (10,0%). In Puglia si osserva anche la dimensione media degli impianti più elevata (53,4 kW). LEGGI TUTTO

  • in

    A Davos l'ambiente in primo piano: l'economia non può più trascurare la crisi climatica

    La questione climatica, insieme al conflitto e alla ripresa post Covid, al centro della visione economica del futuro. Più di un terzo dei 270 panel in corso al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, che proseguirà fino a giovedì, sono dedicati al tema dell’emergenza clima nel tentativo di fornire delle risposte a quella domanda che Greta Thunberg pose due anni fa davanti ai potenti del Forum: “Cosa direte ai vostri figli, come gli spiegherete di averli lasciati consapevolmente di fronte a un tale caos climatico? Che avete deciso di rinunciare all’idea di garantirgli una vita futura senza nemmeno provarci?”. Gli effetti della crisi del clima, dalle ondate di calore all’aumento delle temperature, dalla siccità alla crisi della agricoltura, così come l’impatto su biodiversità e società, non possono più essere scollegati dalla questione economica. Motivo per cui nel primo forum in persona dopo due anni di pandemia il tema del cambiamento climatico sarà fra quelli “chiave”: a testimoniarlo la presenza a Davos dell’inviato Usa per il clima John Kerry, dell’attivista climatica ugandese Vanessa Nakate e di Alok Sharma, presidente della Cop26.

    Esg, finanziamenti e transizione energetica al centro

    Proprio a partire dalle promesse della Conferenza sul clima di Glasgow, come i 100 miliardi all’anno di finanziamenti da parte dei Paesi più ricchi ai meno sviluppati per poter sostenere politiche di adattamento e mitigazione al clima, riprenderanno i ragionamenti necessari in chiave di “ingiustizia climatica” e di fondi necessari per una transizione ecologica globale, sempre più incentrata sulle rinnovabili.Tra i temi previsti nei panel di confronto tra gli oltre 50 capi di Stato ed economisti di tutto il mondo anche la questione dell’eco-ansia che riguarda il “futuro rubato” ai giovani come disse Greta, ma soprattutto la discussione sulle mosse necessarie per migliorare l’accessibilità energetica e alimentare, così come l’idea di trovare uno scopo comune e condiviso per invertire la rotta che ci sta portando a oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Cruciale sarà anche il dibattito sul sistema degli Esg (Environmental, Social and Governance), i tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento e di una azienda, per capire se la rendicontazione della sostenibilità e la trasparenza potranno davvero portare nel tempo a un abbassamento delle emissioni da parte dell’industria. Chiaramente, in parallelo con la questione dell’invasione russa in Ucraina e dell’aumento dei prezzi in agricoltura, fondamentale sarà il confronto su come arrivare alla decarbonizzazione e a liberarsi dalla dipendenza delle fonti fossili puntano su solare, fotovoltaico, idrogeno e nuove tecnologie per arrivare al 2050 a emissioni zero in molti Paesi.

    “No alla guerra come scusa per investimenti nel fossile”

    A Davos tra i primi ad affrontare il tema della sfida dei cambiamenti climatici in connessione con il conflitto e la crisi energetica, è stato il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, che ha ricordato come “alcune persone potrebbero usare l’invasione dell’Ucraina come scusa per gli investimenti in combustibili fossili. Ciò chiuderà per sempre la porta per raggiungere i nostri obiettivi climatici”.Parole che ricordano le scritte e i cartelli con cui un gruppo di attivisti, in apertura del forum, ha protestato affinché anche questa edizione del Wef non resti solo un consesso di buone intenzioni ma apra davvero la strada ad azioni concrete contro il global warming. Per discutere dello stesso tema – quello della sfida energetica e climatica – l’Italia sarà presente a Davos con quattro ministri, Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibile) e Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale). Sulla base del motto di questa edizione, “Working Together, Restoring Trust (lavorare insieme, ripristinare la fiducia)”, Gim Huay Neo, direttore del Centro per la natura e il clima del World Economic Forum, ha spiegato come “che ci piaccia o no, siamo tutti legati insieme nella costruzione e nella protezione del futuro del nostro mondo. Dobbiamo promuovere un senso di responsabilità collettiva e rafforzare la determinazione tra i leader globali nell’affrontare la crisi climatica”. Per riuscirci, chiude, sarà dunque decisivo “promuovere l’ambizione climatica e finanziamenti, costruire un’economia positiva per la natura, pensare a una rigenerazione dei sistemi alimentari, oceanici e idrici e infine migliorare la gestione delle risorse e prevenire l’inquinamento”. LEGGI TUTTO

  • in

    A frenarci nel passare all'auto elettrica è il pregiudizio

    Come esseri umani – non c’è nulla di male – siamo pieni di pregiudizi, o bias, come li chiama la scienza, che influenzano le nostre scelte. In qualche caso, però, anche l’ambiente e il clima potrebbero risentirne. Uno studio condotto dall’Università di Ginevra ha infatti mostrato che la nostra resistenza all’acquisto di automobili elettriche è legata in buona parte ad un’errata convinzione, dunque a un bias cognitivo, per cui riteniamo che le prestazioni della batteria non possano assicurarci la percorrenza che ci serve. E, nonostante diverse agevolazioni, ancora oggi il numero di queste auto rimane molto basso, anche a fronte dei benefici per la riduzione delle emissioni di gas serra. I risultati della ricerca sono pubblicati su Nature Energy.

    L’evento

    Quanto è verde l’auto elettrica? Fino a 29 volte di più: lo studio

    di

    Vincenzo Borgomeo

    22 Aprile 2022

    Siamo indietro

    I veicoli a combustione interna, che si basano su carburanti quali benzina, gasolio, metano e Gpl, sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra. L’elettrificazione dei mezzi di trasporto è uno dei pilastri alla base della transizione ecologica. Per rientrare negli obiettivi fissati per il 2030, dovremmo arrivare a una diffusione dei veicoli elettrici del 12%, mentre oggi siamo fermi all’1%. Tuttavia, ci sono state e ci sono varie iniziative per facilitare il passaggio, da agevolazioni sui costi a incentivi fiscali fino a una maggiore concentrazione dei punti in cui ricaricare automobili e altri mezzi.

    Viaggi senza interruzioni

    In questa cornice, i ricercatori di Ginevra hanno voluto comprendere le motivazioni alla base del rifiuto. Per farlo hanno intervistato, tramite questionari online, più di 2mila proprietari di automobili, di varie età e con reddito differente, in Germania e negli Stati Uniti, nel periodo compreso da luglio 2020 a gennaio 2021. Gli autori chiedevano ai partecipanti se a loro avviso un’autovettura completamente elettrica (non ibrida) era in grado di garantire tutti gli spostamenti e i viaggi durante l’arco di un anno – dove nei viaggi si intende andata o ritorno senza doversi fermare per ricaricare la batteria. Successivamente si domandava la loro propensione o l’intenzione di acquistare un’auto elettrica.

    Un “errore” pari al 30%

    Il risultato? Le barriere sono psicologiche più che tecnologiche o economiche: molti partecipanti segnalavano una quota superiore, rispetto a quella effettiva, di viaggi non coperti da questi veicoli. “Abbiamo rilevato – commenta il coautore Thomas Bosch – che i partecipanti sottostimavano in maniera sistematica la compatibilità delle capacità delle batterie elettriche disponibili attualmente sul mercato con i loro reali bisogni”. Questa sottovalutazione era sostanziale, dato che stimata pari circa al 30%. In pratica il guidatore è erroneamente convinto nel 30% di casi in più, rispetto a quelli reali, che le sue esigenze di spostamento e di viaggio, durante l’arco di un anno, non possano essere coperte da un’automobile elettrica. Nella realtà le automobili elettriche esistenti rispondono molto spesso – quelle con più autonomia quasi sempre, almeno nel campione analizzato – ai bisogni del consumatore.

    Tutorial

    I segreti dell’auto elettrica e 10 consigli per allungare la vita alla batteria

    di

    Vincenzo Borgomeo

    16 Aprile 2022

    Informare correttamente

    Ma c’è una buona notizia: possiamo fare qualcosa. Oltre ad aumentare il numero di stazioni di ricarica e la dimensione delle batterie, come già sta avvenendo, è importante informare i cittadini sulle reali performance dei veicoli elettrici, correggendo eventuali bias cognitivi. Nello studio, infatti, questo tipo di intervento è risultato efficace nel diminuire la diffidenza verso il cambiamento. Gli autori segnalano che la resistenza era sicuramente minore per chi traeva un vantaggio economico maggiore nel passaggio. In generale la ricerca dimostra che è importante tenere in considerazione anche i fattori psicologici che guidano i nostri comportamenti,  quando si tratta di politiche e scelte che riguardano la collettività e che possono avere un impatto sull’ambiente e sulla salute di tutti. LEGGI TUTTO

  • in

    L'imprenditrice Daniela Ducato è la nuova presidente del Wwf in Italia

    Dopo i riconoscimenti come Cavaliere della Repubblica e gli apprezzamenti internazionali per le sue molteplici attività e la sua visione rivoluzionaria di edilizia sostenibile con la fondazione di Edizero, l’imprenditrice Daniela Ducato è stata eletta presidente del Wwf Italia. 

    Ducato, è stata eletta alla presidenza dal nuovo Consiglio Nazionale dell’associazione in virtù delle sue indubbie capacità e per i numerosi consensi raccolti dai soci di tutta Italia. Il presidente Mattarella l’aveva insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica proprio per meriti ambientali e la fondatrice a Guspini, in Sardegna, di Edizero Architecture for Peace ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale tra cui quello di miglior innovatrice europea nel settore eco-friendly, il riconoscimento di miglior innovatrice italiana dalla rivista americana Fortune ed è conosciuta a livello internazionale per le sue visioni innovative che ha saputo trasformare in azioni concrete, collaborando con aziende virtuose di tutto il Paese impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale.

    Daniela Ducato, la prima dei #GreenHeroes

    alessandro Gassmann

    01 Febbraio 2019

    Del nuovo Consiglio Nazionale, insieme a Daniela Ducato, fanno parte Mario Attalla, Donatella Bianchi, Simona Castaldi, Luciano Di Tizio, Alessandro Giadrossi, Silvio Greco, Carla Liuni, Paolo Lombardi e Silvio Ursini. Nella prima riunione Luciano Di Tizio, giornalista, naturalista e storico attivista del Wwf, è stato eletto vicepresidente.

    «Sono grata ai soci del WWF di tutta Italia e a Donatella Bianchi dalla quale prendo il testimone di una associazione forte e capace di dialogare costruttivamente con il governo e le istituzioni. Sono felice di poter contare sulla sua competenza e il suo impegno nel Consiglio Nazionale della nostra associazione», dichiara Daniela Ducato, che sarà tra gli ospiti del Festival di Green&Blue a Milano il 5 e 6 giugno prossimi, e aggiunge: «Oggi più che mai dobbiamo costruire alleanze e cercare soluzioni innovative che mettano assieme società civile, imprese e mondo della ricerca. Ho accettato questo incarico sapendo di poter contare su una squadra straordinaria formata da figure eccellenti, di alta competenza. Come presidente del Wwf Italia voglio dare continuità all’eccellente lavoro che è stato fatto da Donatella Bianchi. Dobbiamo unire, creare sinergie coniugando sociale e ambientale. Una direzione che sto già perseguendo come presidente di Fondazione territorio Italia attraverso le innovazioni nella green conservation dei beni culturali e la formazione con i green jobs destinati alle persone fragili».

    L’iniziativa

    Le prime 101 aziende eroiche che hanno già cambiato tutto

    11 Marzo 2022

    Daniela Ducato riceve il testimone da Donatella Bianchi, presidente dell’Associazione per otto anni: «Quelli trascorsi alla guida del Wwf Italia sono stati anni entusiasmati in cui sono avvenuti grandi cambiamenti. Dall’enciclica Laudato, passando dal varo dell’Agenda 2030 fino al traguardo che ha portato parole come ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali tra i principi fondamentali della nostra Costituzione ci sono stati momenti epocali. In questi anni ho imparato che la nostra vita non può prescindere dall’equilibrio dei sistemi naturali e che quello in natura è il migliore investimento che possiamo fare. Sono sempre più convinta che la società civile debba orientare le scelte ed essere determinate nel chiedere con forza trattati internazionali vincolanti per arginare le grandi emergenze che caratterizzano il nostro tempo e che sono intimamente connesse alla salute dell’ambiente. Nelle mani capaci di Daniela – a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro – lascio un’associazione in salute che il Consiglio Nazionale che ho avuto l’onore di presiedere ha rilanciato seguendo la strada del rinnovamento e dell’innovazione, nella convinzione che la nostra associazione sarà determinante per difendere la salute della natura da cui dipende anche la nostra salute».

    In Sardegna nasce l’architettura di pace con zero petrolio e zero acqua

    Marco Tedeschi

    30 Maggio 2016

    “I nuovi vertici si insediano in un momento cruciale, sia a livello nazionale che globale, per il nostro futuro, in cui è sempre più urgente dare risposte concrete alle grandi emergenze ambientali della nostra epoca, a cominciare dal cambiamento climatico e dalla crisi di biodiversità. – si legge nel comunicato del Wwf – È un momento di grande impegno per il Wwf che ha appena lanciato una petizione per la creazione di un Garante per la Natura e che è alla vigilia della partenza della campagna #Generazionemare che mobiliterà volontari e società civile nelle grandi sfide per difendere il nostro capitale blu”.  LEGGI TUTTO

  • in

    Le orchidee scalano le Alpi per adattarsi al cambiamento climatico

    Le piante si muovono, magari a ritmo di lumaca, ma lo fanno davvero. Si arrampicano lungo colline, colonizzano nuovi spazi, attraversano le pianure. Quello vegetale è un mondo che non sta mai fermo, sollecitato in continuazione dal mutare delle condizioni ambientali. Per adattarsi all’aumento delle temperature alcune orchidee che crescono spontanee sulle nostre Alpi oggi sono in grado di spostarsi ogni anno di circa cinque metri più in alto. Altre che non possono più contare sul loro insetto impollinatore, che si è estinto, hanno imparato ad autofecondarsi.Certo, la maggior parte delle specie europee non è in grado di fare questo scatto evolutivo ed è destinata al declino. Ma le orchidee, un terzo di tutte le specie da fiore, per sopravvivere possono contare su strategie inconsuete e trucchi da illusionista. Come rivelano i risultati di un recente studio dell’Università di Padova, in collaborazione con il Museo Civico di Rovereto sulle capacità di adattamento di queste piante, presentati a margine della mostra mercato internazionale Orchidarium, la principale iniziativa botanica del Muse di Trento dedicata agli appassionati di orchidee.

    Biodiversità

    Una base militare in Corsica custodisce prati di una rara orchidea

    di

    Anna Lisa Bonfranceschi

    04 Marzo 2022

    Per valutare lo stato di salute delle orchidee del Trentino, dove crescono i due terzi delle specie spontanee delle Alpi, tra il 2018 e il 2019 i botanici hanno verificato sul campo le oltre cinquantamila segnalazioni registrate negli ultimi trent’anni. Dai dati risulta che una buona parte delle piante, in particolare quelle che crescono negli ambienti subalpini, stiano salendo di quota per bilanciare gli effetti del riscaldamento globale.I ricercatori hanno calcolato che per compensare l’aumento delle temperature dovrebbero muoversi a una velocità compresa tra i 3,8 e i 5,5 metri all’anno. Ma dagli anni Novanta a oggi solo un piccolo gruppo di orchidee spontanea ha raggiunto il traguardo come Orchis mascula, Dactylorhiza sambucina e Nigritella rhellicani. Oltre il 50% del campione osservato rischia in futuro di cadere nel baratro perché troppo lento o perché non si muove affatto. Alcune, come Orchis moria, sbagliano addirittura strada e perdono quota. Oltre anche ai cambiamenti climatici, rivela lo studio pubblicato sulla rivista internazionale Nature Communications, anche l’alterazione degli habitat contribuisce a ridurre di quasi il 20% le possibilità di sopravvivenza delle orchidee europee.

    Biodiversità

    In Ecuador una pianta tropicale che si credeva estinta da 40 anni

    di

    Viola Rita

    23 Aprile 2022

    Ma in scena a Orchidarium si potranno ammirare curiose specie botaniche tropicali propagate a partire dalle piante in natura. “Le orchidee ci affascinano per la loro varietà morfologica – spiega Helen Wiesinger, botanica del Museo delle scienze – ma oltre all’aspetto estetico sorprendono anche da un punto di vista evolutivo. Hanno alcune tra le tattiche riproduttive, di sopravvivenza e di accrescimento più complesse e variegate nel regno vegetale”. Come un’orchidea del genere Dendrobrium, che per attirare l’insetto impollinatore, una vespa, rilascia sostanze simili a quelle emesse dalle prede quando sono in uno stato di paura. “Un’altro caso interessante – conclude Wiesinger –  è quello di Ophrys apifera, un’orchidea comune in Europa e impollinata esclusivamente da una piccola ape del genera Eucera, che oggi si è del tutto estinta. La pianta, che immaginavamo svanisse con il suo insetto, ha imparato al contrario ad impollinarsi da sola”. LEGGI TUTTO

  • in

    Il fotografo dei luoghi abbandonati dove la natura si riappropria dei suoi spazi

    In quanti edifici abbandonati è stato, Roman Robroek non lo ricorda. “Centinaia”, risponde. “Solo per l’ultimo progetto ho fotografato 130 chiese”. Nato nei Paesi Bassi 35 anni fa, ha cominciato a scattare fotografie quasi per gioco, unendo le altre sue più grandi passioni: l’interesse per l’architettura e l’amore per la storia.Avrebbe potuto lasciarsi ispirare dai campi di tulipani o dai mulini a vento, invece Roman ha preferito andare alla ricerca di luoghi abbandonati da fotografare. Per anni è stato un solo un hobby, immortalando edifici dismessi trovati vicino casa. Oggi è il suo lavoro. “L’anno di svolta – ricorda – è stato il 2017, quando sono andato in Romania per fotografare un casinò abbandonato. Ho scritto un articolo che è stato pubblicato sulla stampa internazionale, ripreso dal Guardian e dalla Bbc”. Attualmente collabora con alcune agenzie di stampa e alcuni dei suoi viaggi li racconta sul suo blog. LEGGI TUTTO

  • in

    Come il viaggio di una balena errante racconta la storia di un Pianeta fragile

    Cosa c’entriamo tutti noi con le vicende di una balena estinta da secoli nel Mediterraneo e all’improvviso comparsa in Italia? Più di quanto crediamo. Da una storia vera accaduta nel 2021, quella raccontata anche sulle pagine di Green&Blue da Giacomo Talignani, dallo stesso autore è nato il libro Come balene in bottiglia (edizioni Radici Future, 15 euro), un piccolo “viaggio nella crisi climatica fra animali smarriti, uomini intrappolati e messaggi inascoltati”, presentato il 21 maggio al salone del libro di Torino.Un libro dedicato a ragazzi e studenti, ma utile anche per gli adulti nel tentativo di approfondire temi come il riscaldamento globale, le cause delle emissioni o l’invasione di specie aliene, così come l’inquinamento da plastica e la mancanza d’acqua, tutte criticità che stanno velocemente mutando le dinamiche di questo fragile Pianeta.Il racconto ripercorre il viaggio di Wally, cucciolo di balena grigia nato nel Pacifico quando nel mondo è iniziata la pandemia che, dopo essersi diretto insieme alla madre nell’Artico per potersi nutrire, si perde da solo sulla strada del ritorno verso casa a causa di quei ghiacci sempre più sciolti per via del cambiamento climatico.

    Il libro

    Come il viaggio di una balena errante racconta la storia di un Pianeta fragile

    21 Maggio 2022

    La balena, convinta di essere sulla rotta di casa, si ritroverà invece nell’Atlantico e poi nel Mediterraneo, dove la sua specie si pensava estinta da più di tre secoli. A metà aprile del 2021 Wally appare all’improvviso al largo dell’isola di Ponza: da lì inizia un’altra storia che lo porterà a intraprendere un disperato viaggio lungo le principali coste europee per tentare di tornare da dove è venuto.Inseguendo Wally il libro affronta, anche con uno sguardo ai segnali di speranza e alle possibili soluzioni indicate dalla scienza, il tema dell’emergenza climatica, passando per l’invasione delle specie aliene (tra cui scherzosamente vengono annoverate anche i “finti pesci diversamente azzurri”, le mascherine mal gestite che sono ormai una bomba ecologica), del consumo di suolo, della perdità di biodiversità o della crisi energetica.In una avventura che passa dalla Puglia alle prese con la Xylella alla Colombia dove Pablo Escobar ha introdotto gli ippopotami, affrontando temi che vanno dalla carenza delle aree marine protette in Italia sino alla necessità di insegnare anche a scuola la crisi del clima, l’autore dà voce anche ai “piccoli supereroi verdi”, i giovani che si battono per l’ambiente, ma soprattutto a tutta quella lunga serie di segnali della natura che non possono più restare inascoltati. “Questa volta però – recita un passaggio del testo – Wally porterà un messaggio in bottiglia: ascoltandolo, forse, saremo ancora in grado di salvare il futuro”. LEGGI TUTTO