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    Clima, Rich Lesser (Boston Consulting): “E' nato il patto tra governi e imprese. I consumatori? solo un euro in più”

    “Il 2021 è un anno estremamente importante per la lotta al riscaldamento globale. E io vedo molti segnali positivi. Sia da parte dei governi che delle aziende private. Anzi, penso che i vertici dei prossimi mesi, a cominciare da quello voluto oggi dal presidente americano Biden in occasione della Giornata mondiale della Terra, avranno avuto successo se, oltre a ridurre le emissioni di CO2, segneranno una nuova collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese”. Rich Lesser è amministratore delegato di Boston Consulting Group, colosso tra le società di consulenza che lavora per governi e aziende in tutto il mondo. E’ anche consigliere capo dell’Alliance of Ceo Climate Leaders del World Economic Forum. La sua BCG è knowledge partner di Cop26, la Conferenza Onu sul clima che si terrà a inizio novembre a Glasgow. E lui è tra gli oltre 300 top manager americani che hanno scritto al nuovo inquilino della Casa Bianca chiedendo misure più rigorose per l’emergenza climatica.

    Signor Lesser, il vertice voluto da Biden per la Giornata Mondiale della Terra produrrà risultati concreti?

    “Al momento non abbiamo idea di cosa potrebbero annunciare i leader mondiali che partecipano. Potrebbe anche essere un summit puramente simbolico, ma a volte i simboli contano e fanno la differenza: questo vertice ci dice, per esempio, che gli Stati Uniti sono tornati e sono impegnati sul clima. Sappiamo che hanno lavorato duramente per preparare l’incontro, ottenendo pochi giorni fa la collaborazione della Cina. Certo, alla fine qualcuno potrebbe dire: non è stato fatto abbastanza. Ma è nella natura delle cose, c’è così tanto da fare per risolvere il problema…”.

    La novità sembra essere il ruolo giocato dalle aziende. In passato erano i governi a fare leggi per limitare l’inquinamento delle industrie. Ora, a giudicare dalla lettera che avete appena inviato a Biden, è il mondo del business a chiedere di tagliare drasticamente le emissioni di CO2. Cosa è cambiato?

    “Quello che vedo dal mio punto di osservazione è che anche gli amministratori delegati delle grandi aziende stanno mettendo il clima nelle loro agende. Lo dimostra la lettera dei grandi manager americani al presidente. Ma lo si percepisce anche nelle conversazioni private: le discussioni sul clima sono assai più frequenti che in passato ed è diffusa la convinzione che si debbano avere ambizioni maggiori sul taglio delle emissioni. Oggi per la comunità delle imprese esistono tre priorità: uscire dall’emergenza Covid, preparare la ripresa economica per il dopo pandemia e agire rapidamente per limitare gli effetti del riscaldamento globale. Finora si è stati troppo lenti. Ora abbiamo bisogno che i governi intervengano e che lo facciano insieme alle aziende. Nelle conversazioni con i manager colgo molta preoccupazione per la situazione attuale, ma percepisco anche l’opportunità che questo cambiamento può rappresentare. Si comincia a guardare questa vicenda del clima da una prospettiva diversa rispetto al passato”.

    Quali sarebbero le opportunità da cogliere?

    “Faccio un esempio. Abbiamo appena pubblicato uno studio sulla diffusione delle auto elettriche: la quota di mercato è cresciuta dall’8% nel 2019 al 12% nel 2020, e ha mostrato la stessa tendenza all’inizio del 2021. Una cosa che ha sorpreso anche noi: entro il 2026 i veicoli elettrificati rappresenteranno più della metà dei veicoli leggeri venduti a livello globale. Nella nostra relazione precedete immaginavano che sarebbe successo nel 2030. Un altro esempio riguarda le supply chain, per catene di produzione. Perché un prodotto sia a emissioni zero non basta agire sull’azienda che lo realizza, ma anche su tutti i suoi fornitori. Ebbene, in uno studio condotto per il World Economic Forum, abbiamo dimostrato che la decarbonizzazione ha un costo ma è fattibile se si condivide tale costo con i consumatori: l’impatto sui prezzi sarebbe relativamente basso, fra l’1 e il 4%, e non tale da danneggiare la competitività dell’impresa sul mercato. Una camicia a zero emissione costerebbe un euro in più e un’automobile da 30 mila euro vedrebbe salire il suo prezzo di 500 euro. Non che siano aumenti ininfluenti per i consumatori, ma comunque gestibili”.

    E il mondo del business come valuta le ipotesi, al vaglio per esempio in Europa, di tassare alle frontiere quei prodotti realizzati emettendo più CO2 del consentito?

    “Su questo punto c’è molto nervosismo da parte dei grandi gruppi industriali. Primo, perché non esiste ancora una tecnologia che possa certificare le emissioni delle singole aziende. Secondo, perché qualsiasi ulteriore barriera venga innalzata tra i Paesi è un ostacolo in più per chi fa business. Insomma, si tratterebbe di un sistema di dazi che impedirebbe una vera concorrenza. Il nostro punto di vista è che debbano essere gli Stati a trovare un accordo: se tutti i Paesi adottassero gli stessi standard di emissioni per le loro aziende non ci sarebbe bisogno di imporre una tassa alle frontiere”.

    In Europa si discute anche se considerare il gas naturale un investimento green o invece un combustibile fossile da archiviare subito insieme al carbone e al petrolio. Lei che ne pensa?

    “Ci aspetta una transizione energetica di lungo termine. Sappiamo di dover abbandonare tutti i combustibili fossili, ma il gas può essere una soluzione intermedia. E anche quando il solare e l’eolico rappresenteranno la maggior parte della produzione di elettricità, il gas potrebbe tornarci utile per soddisfare i picchi di fabbisogno energetico che le rinnovabili non riusciranno a soddisfare. Oppure quando le condizioni meteo causeranno un calo della produzione da solare ed eolico”.

    Voi siete partner di Cop26, ma c’è chi, da Greta Thunberg a Yvo de Boer, ex funzionario Onu per il clima, chiede di rinviarla piuttosto che rischiare un nuovo fallimento. Il Covid, sostengono, impedirà a molte delle parti di essere presenti fisicamente a Glasgow e in quel tipo di vertice sono fondamentali gli incontri bilaterali.

    “Cop26 è stata già rinviata l’anno scorso per il Covid. Ma il clima non aspetta la pandemia. Vanno tagliate le emissioni in modo ambizioso e va colta l’opportunità di far incontrare i leader di tutto il mondo. Dobbiamo fare subito del nostro meglio, anche se il risultato non sarà perfetto. Forse sulle Cop si ripongono troppe aspettative, ci si aspetta che risolvano il problema. La mia personale speranza è che oltre a impegnarsi su obiettivi ambiziosi per i tagli alle emissioni, la Cop26 sia l’occasione per comprendere quanto sia importante la collaborazione tra governi e business. C’è molta energia nel mondo delle imprese e se i governi capissero come sfruttarla per affrontare l’emergenza climatica sarebbe un grande progresso. Come ci ha insegnato la vicenda dei vaccini anti-Covid, la collaborazione tra governi e settore privato può portare a trovare soluzioni anche in tempi molto rapidi. Certo, la pandemia è iniziata 15 mesi fa mentre il cambiamento climatico si estende su un periodo di decenni. Ma oltre alle tante sfide, abbiamo davanti anche grandi opportunità per una transizione economica”. LEGGI TUTTO

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    Quei segnali positivi che ci fanno ancora sperare

    La Giornata mondiale della Terra nell’anno 2021 dopo un lungo periodo di pandemia Covid-19, una crisi climatica in atto e uno stallo dei negoziati sulla riduzione delle emissioni di gas serra farebbe pensare che ormai tutto è perduto e che il destino dell’umanità sia compromesso. Ma a guardar bene ci sono punti di forza su […] LEGGI TUTTO

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    “I migranti del clima aumenteranno fino al 350% se non facciamo qualcosa”

    LONDRA. Milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case ogni anno a causa delle estreme condizioni atmosferiche causate dal cambiamento climatico. Ora uno studio del fenomeno indica le allarmanti proporzioni che questo dislocamento di massa potrà avere da qui alla fine del secolo, specie se il mondo non mantiene gli obiettivi fissati dagli […] LEGGI TUTTO

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    Brian Eno, musica ed emozioni ci aprono gli occhi

    In molti avranno visto Brian Eno, uno dei più grandi artisti inglesi contemporanei, leggendario produttore di alcuni degli album più importanti della storia del rock, tra i quali gli Ultravox, i Talking Heads, gli U2 e i Coldplay, indossare di recente una maglietta con stampato a chiare lettere lo slogan “No music on a dead planet”, ‘niente musica in un Pianeta morto’. Lo slogan è quello di un’associazione di attivisti per la difesa dell’ambiente, Music Declares Emergency, formato da artisti e professionisti dell’industria musicale, per spingere verso un cambiamento culturale e concreto per un futuro più “verde” nel mondo.

    Eno è da sempre in prima fila in molte battaglie sociali e politiche, ma quella ambientale è al centro del suo impegno odierno. Ne ha parlato con Bloomerg, scrivendo un interessante articolo: “Ho passato molto tempo pensando ‘a cosa servo come artista?’”, scrive Eno, “Io conosco e lavoro con molti attivisti, li guardo e penso ‘perché non faccio qualcosa di utile come questo?’. Mi piace pensare che essere un artista fosse, in se stesso, una forma di attivismo, che ha un impatto sul mondo che in qualche modo può migliorarlo”.
    In realtà Eno è stato spesso un “attivista”, sia durante gli anni della Thatcher, sia più recentemente contro la Brexit ma è attraverso la sua arte, più che con le dichiarazioni di intenti o le proteste, che pure considera utili e fondamentali, che vuole contribuire alla battaglia in favore dell’ambiente.

    Lo spiega nell’intervista a Bloomberg: “L’arte ci presenta un diverso tipo di mondo attraverso i sentimenti. L’esempio più chiaro di quello che voglio dire è il senso che la gente da al proprio taglio di capelli. Siamo fortemente coscienti di quale affermazione di stile sia connessa con la nostra capigliatura, anche se probabilmente non analizziamo mai il perché e non sappiamo esattamente perché proviamo certi sentimenti. Guardiamo la capigliatura di qualcuno e diciamo ‘mi piace il tipo di mondo che rappresenta’. I sentimenti sono molto importanti, perché la maggior parte delle nostre scelte non sono fatte sulla base di attente raccolte di dati e di informazioni, di prove. Noi lo facciamo principalmente sulla base dei sentimenti. La maggior parte delle nostre scelte sono fatte sulla base delle emozioni. E questo significa che l’arte è una cosa particolarmente importante, perché è uno dei modi attraverso i quali noi capiamo il mondo”.

    Osservatorio clima

    Per salvare la Terra, innamoratevene

    di

    Timothy Egan

    20 Aprile 2021

    Eno cerca di ragionare sul motivo per il quale l’arte è importante nella battaglia per far crescere la consapevolezza della gente sulle tematiche ambientali e anche se considera importanti le canzoni ‘impegnate’, quelle che puntano a chiarire con testi semplici i motivi di alcune battaglie, le idee che le sostengono, è anche convinto che siano le emozioni a dover guidare le nostre scelte anche rispetto all’ambiente: “Perché le persone hanno iniziato a diventare ambientaliste negli ultimi cinquant’anni?”, si chiede, “Io credo che in parte sia perché hanno imparato a trovare bella la natura. C’era un album di grande successo negli anni Settanta, Canzoni per la megattera: è stata l’estetizzazione delle balene e le loro canzoni che ha fatto si che la gente improvvisamente iniziare a pensare, ‘Balene, Gesù, le stiamo uccidendo’. Questa è una delle cose che fa l’arte, sposta la nostra attenzione”. “A me sembra che l’unico modo per il quale noi salveremo il Pianeta”, conclude Eno, “sarà innamorandocene”. LEGGI TUTTO

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    Api, coleotteri e farfalle: la biodiversità nascosta

    La Giornata Mondiale della Terra è il momento giusto per recuperare ciò che manca per una corretta salvaguardia dell’ambiente. E le numerose ricerche sulla biodiversità aiutano a capire dove è più urgente intervenire e in quale misura. A cominciare dagli insetti, creature portatrici di un fascino che non morirà mai, e purtroppo tra le prime vittime dei cambiamenti climatici. Il Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, guidato da Marco Alberto Bologna, ha intrapreso una ricerca sulla famiglia dei coleotteri Meloidi svelando alcune funzioni tuttora oggetto di studio. Diffusi in tutto il pianeta (eccetto Nuova Zelanda, in Antartide e alcune isole Polinesiane), i Meloidi sono rappresentati da circa 3.000 specie. La loro fama è legata alla produzione di cantaridina, sostanza altamente tossica e irritante usata come difesa naturale. Dotata di proprietà afrodisiache e mediche, la cantaridina appare legata agli aspetti riproduttivi di questi insetti. Attualmente è oggetto di studio come antitumorale. Fra le peculiarità dei Meloidi vi è il loro ciclo di sviluppo, definito “ipermetabolico”, dove il primo stadio larvale  (triungulino) di alcune specie vive come parassita nei nidi di api selvatiche, mentre quello di altre specie sfrutta le cavallette. La maggior parte degli studi del professor Bologna sui Meloidi, condotti in collaborazione con la dottoressa Alessandra Riccieri, si concentra però sul loro status morfologico e molecolare. L’obiettivo è descriverne la biodiversità interpretando nel contempo la storia evolutiva che ha portato alla formazione e alla distribuzione delle specie oggi osservabili.

    Lo studio

    Api, farfalle & Co amici dei contadini: così gli insetti impollinatori aiutano l’agricoltura

    23 Marzo 2021

    Per esempio, selezionando alcuni frammenti del DNA è stato possibile tracciare l’evoluzione di Hycleus, un genere di Meloidi estremamente ricco di specie (circa 500), dalla distribuzione geografica vastissima. L’analisi del DNA di questi coleotteri si è dimostrata utile anche per capire in quale misura la distribuzione  di alcune specie sia stata influenzata dagli eventi geologici di milioni di anni fa, come le glaciazioni del Pleistocene o la crisi di salinità del Messiniano. LEGGI TUTTO

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    Earth Day, a Pollica la maratona digitale sul cibo sostenibile

    Una gigantesca maratona digitale che corre attraverso tutto il Pianeta e, in occasione della Giornata mondiale della Terra, passerà attraverso Pollica per ricordare ai giovani e non solo l’importanza di un cibo coltivato e prodotto in maniera sana e sostenibile. Un grande evento che prevederà lezioni in spiaggia, convegni e confronti con oltre cento voci dal mondo chiamate a discutere del futuro della Terra.

    Così a Pollica,  capitale della Dieta di Mediterranea, si riuniranno decine di giovani climate shapers, attivisti e ambasciatori del clima che guideranno il Pianeta del domani. L’evento della “Food for Earth”, maratona digitale di 24 ore, è organizzato dal Future Food Institute di Bologna in collaborazione con la Fao in occasione dell’Earth Day, proprio per celebrare il “Cibo per nutrire il Pianeta Terra”.Ragazzi, esperti, scienziati ma anche politici si confronteranno per una giornata intera sulle migliori pratiche dei sistemi alimentari sostenibili in una “grande lezione digitale mondiale sul potere rigenerativo dei sistemi alimentari a beneficio del Pianeta che, come un’ideale torcia olimpica, viaggerà da Est a Ovest e coinvolgerà giovani attivisti, scienziati, premi Nobel, chef, agricoltori, startup, giornalisti, giovani leader, policymakers da ogni angolo del mondo con l’obiettivo condividere esperienze e saperi capaci di ispirare un approccio integrale all’ecologia mostrando modelli di produzione, condivisione e consumo sostenibili” spiegano da Future Food Institute.

    Il commento

    Quei segnali positivi che ci fanno ancora sperare

    di

    Riccardo Valentini

    21 Aprile 2021

    L’intero evento, che si inserisce nelle iniziative di EarthDay.org, vedrà la partecipazione e il collegamento con studenti e persone da tutto il mondo, dall’Australia sino al Canada passando per Marocco, Senegal, Indonesia e tantissimi altri Paesi. Tra i politici che prenderanno parte alla maratona anche il direttore generale Fao QU Dongyu, il vicedirettore e consigliere speciale Fao Maurizio Martina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e quello delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

    L’intervista

    Maurizio Martina (Fao): “Dopo la pandemia, intensificare la lotta alla povertà e alla fame”

    di

    Laura Mari

    18 Marzo 2021

    Fondamentale sarà il confronto fra gli studenti e la partecipazione dei climate shapers, attivisti di tutto il mondo, che al grido di “la scuola si muove per salvare il Pianeta” si confronteranno insieme ai ricercatori del Future Food Institute e agli studenti e i professori delle scuole di Pollica con cui faranno una lezione di educazione ambientale all’aperto e anche in spiaggia. Lezioni in natura che avranno lo scopo di “aumentare la consapevolezza delle nuove generazioni per la Terra”.

    I protagonisti

    Eroi della Terra, in lotta dall’Ecuador al Ghana

    di

    Chiara Nardinocchi

    21 Aprile 2021

    Tra i temi in discussione durante la maratona, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, lo sviluppo sostenibile e le strategie per preservare l’acqua, il nostro oro blu troppo spesso dimenticato. Fra i giovani chiamati a parlare, i climate shapers Bernardo Melotti e Marina Lipari che interverranno nella sessione italiana “Agorà Italia” per raccontare la loro esperienza. 

    Due le sessioni di incontri italiani previste durante la maratona e trasmessi in direttasul canale YouTube di Future Food Institute e su il sito dell’evento, uno  su “Mediterraneo e Dieta Mediterranea: Patrimonio essenziale per il futuro dell’Umanita?” e poi “Agorà Italia” in cui interverrà il ministro degli Esteri Di Maio. LEGGI TUTTO

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    Usa, meno infrastrutture inutili e più ambiente

    L’Amministrazione Biden ha presentato il più grande, ambizioso e costoso piano di sviluppo pubblico da mezzo secolo a questa parte. Gli obiettivi enumerati sono raggiungibili e le sue enormi ambizioni giungono gradite, ma l’eccessivo affidamento sul governo da parte dell’Amministrazione per la concretizzazione di questi obbiettivi e la sua ingerenza nella sfera privata sono preoccupanti.Sì, sono favorevole al fatto che il governo si metta in gioco e diventi parte della soluzione. E sì, è indispensabile invertire il modus operandi degli anni in cui gli investimenti pubblici non avevano la priorità. Tuttavia, dobbiamo procedere in modo molto più ragionato. Questo è ciò che chiedo ai nostri decisori politici: spazzate via da queste iniziative di importanza cruciale tutto quello che è politica e burocrazia. Accogliete le soluzioni proposte dal settore privato tutte le volte che sarà opportuno. E usate gli incentivi fiscali in modo più energico per ispirare buone prassi.

    Rinnovabili

    Energia eolica, il mega piano di Biden per sfidare la Cina

    di

    Federico Rampini

    30 Marzo 2021

    Il piano di Biden non si limita ad aggirare in punta di piedi il ginepraio della scelta governativa dei vincenti e dei perdenti, o quella che è stata denominate la “politica industriale”. Ci inciampa proprio. Alcune agenzie governative – le cui passate esperienze di successo nel coinvolgimento diretto con il mondo commerciale sono, nel migliore dei casi, a dir poco contrastanti – investiranno centinaia di miliardi di dollari.A chiarire questo punto basta un esempio recente: l’American Recovery and Reinvestment Act del 2009, il pacchetto di stimoli economici da 787 miliardi di dollari, è stato di gran lunga inferiore ai quattromila miliardi di dollari che i due piani Biden hanno prospettato finora. Se da un lato il piano di stimoli del 2009 ha immesso nell’economia soldi di cui c’era un bisogno enorme senza truffe o illeciti (come a Biden piace ricordare), dall’altro non è riuscito a realizzare un altro dei suoi obbiettivi, quello di una rapida transizione verso l’energia pulita.

    Stati Uniti

    Biden e la raffineria delle Isole Vergini: nuova sfida per l’ambiente

    di

    Francesco Semprini

    26 Marzo 2021

    Tra i fallimenti di quest’ultimo, si ricordano la chiusura di due impianti di produzione di pannelli fotovoltaici; il licenziamento di molti operai di una fabbrica di batterie di Jacksonville in Florida – che il Presidente Barack Obama aveva inaugurato durante una sua visita del 2016 – che di recente ha cambiato anche il suo modello d’impresa; la cessazione nel 2020 delle efficienti procedure di cattura e sequestro di anidride carbonica che una centrale elettrica a carbone in Texas emetteva durante le sue fasi di produzione.

    Biden sfida i Kennedy con l’impianto eolico al largo dell’isola di Martha’s Vineyard

    di

    Paolo Mastrolilli

    10 Marzo 2021

    Perdipiù, come ha messo in evidenza lo studio di revisione dei progetti di stimolo per l’economia del 2015 Congressional Research Service, “alla fine del 2011 Solyndra ha dichiarato bancarotta ed è stata inadempiente rispetto a un prestito di 535 milioni di dollari; prima di chiudere i battenti delle sue fabbriche di produzione di pannelli solari e di dichiarare bancarotta nel 2012, Abound Solar ha ricevuto appena una settantina dei 400 milioni di dollari del prestito ottenuto; e SoloPower non ha mai soddisfatto i requisiti necessari ad avviare la sua garanzia di prestito per 197 milioni di dollari”.Niente di tutto ciò dovrebbe sorprendere più di tanto. Se si risale alla creazione della Synthetic Fuels Corporation nel 1980, di cui mi occupai come corrispondente del New York Times, notiamo che i ripetuti tentativi del governo federale di mettersi alla guida della transizione energetica sono stati perlopiù tormentati.Per quanto riguarda i trasporti, soltanto il governo può occuparsi della costruzione di autostrade, della realizzazione del trasporto di massa, della riparazione dei ponti. Anche in questo caso, tuttavia, i programmi soprintesi da Washington in più circostanze hanno mancato l’obiettivo in modo plateale. Da più di quindici anni, la Federal Aviation Administration è impegnata a realizzare il controllo di gestione del traffico aereo denominato “NextGen”. E sta ancora cercando di farlo. Riuscire a realizzare un sistema efficiente di rotte di volo, migliorando e incrementando le infrastrutture del nostro traffico aereo, consentirebbe di ridurre i consumi di petrolio più della maggior parte degli altri progetti.Nessuno dovrebbe voler veder fallire il piano di Biden. Tenuto conto della sua enorme portata – ho contato, con una stima prudenziale al massimo, più di una sessantina di iniziative –, l’Amministrazione dovrebbe però incrementare le sue possibilità di riuscita facendo maggiore affidamento sui privati per gli aiuti e usando gli incentivi fiscali per una maggiore efficienza.

    L’intervista

    Ambiente, John Podesta: “Per salvare il pianeta, Usa e Ue devono dialogare con la Cina”

    di

    Francesco Semprini

    01 Febbraio 2021

    Per esempio, i legislatori dovrebbero prendere in considerazione l’idea di affidare il controllo del traffico aereo a un ente indipendente, come hanno fatto molti altri Paesi. (La lobby dell’aviazione privata, che usufruisce di tariffe assurdamente basse per usare il sistema, ha contribuito in modo energico a intralciare questa operazione.) Ancora nel 2009, gli investimenti sostenibili muovevano appena i primi passi. Oggi, decine di aziende hanno maturato una competenza speciale in questo settore. Il governo potrebbe incrementare i suoi utili sugli investimenti sostenibili agendo in partenariato con le migliori di queste aziende.

    I miliardari del cambiamento climatico. Musk in testa, ma la maggior parte è cinese

    di

    Jaime D’Alessandro

    10 Febbraio 2021

    Nel caso di alcuni programmi di investimento che non si prestano al coinvolgimento del settore privato, come le dighe e i bacini artificiali, è ancora possibile per il governo assumerne la responsabilità esecutiva al di fuori del normale iter (dove il clientelismo abbinato all’inesperienza potrebbe avere effetti devastanti). Al contrario, il controllo potrebbe essere affidato a istituzioni più indipendenti, simili al Reconstruction Finance Corporation dell’epoca della Grande Depressione, che seppe gestire con successo i prestiti diretti agli agricoltori, alle ferrovie, alle scuole, ai governi statali e alle numerose società private.Purtroppo, l’Amministrazione Biden ha mostrato spesso indifferenza per l’aspetto business. All’apice della Grande Recessione, però, quando presiedevo la task force del presidente Obama per l’industria automobilistica – che in sostanza era separata dalla politica e in buona parte aveva personale formato da gente proveniente dal settore – credo che si sia dimostrata l’efficacia di un modello orientato al business.Infine, c’è il fisco. A essere sinceri, il piano di Biden usa gli incentivi fiscali in molteplici modi costruttivi – per incrementare l’edilizia, per incoraggiare l’acquisto di veicoli elettrici e altro ancora. Ma sarebbe possibile fare molto, molto di più. È un grave errore che la tassa federale di 18,4 centesimi di dollaro non sia stata aumentata dal 1993, specialmente con prezzi del greggio così bassi. Una tassa di 43 dollari per tonnellata sul carbone equivale più o meno a un aumento di 38 centesimi di dollaro per gallone di benzina, e indurrebbe gli automobilisti a usare meno l’automobile e a optare per il trasporto pubblico, senza contare che i profitti supplementari potrebbero essere stornati ai cittadini americani non benestanti tramite crediti d’imposta sui redditi.

    Emissioni

    La lunga marcia della carbon tax

    di

    Luca Fraioli

    07 Ottobre 2020

    In definitiva, quindi, il metodo più semplice, più efficace e meno dispendioso per affrontare e risolvere il problema del cambiamento del clima sarebbe quello di una imposta sulle emissioni di gas serra: l’ormai nota “carbon tax”. Pensate soltanto a quanti programmi inutili e inefficaci, quante migliaia di pagine di normative e quanti sprechi potrebbero essere evitati.L’autore è stato consigliere del segretario del Tesoro durante l’Amministrazione Obama, è un alto dirigente di Wall Street e opinionista del “New York Times”.Traduzione di Anna Bissanti© 2021, The New York Times LEGGI TUTTO

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    Quando l'America di Nixon scoprì l'ambientalismo

    NEW YORK.  Il movimento ambientale americano ha dei pionieri illustri: nell’Ottocento, Henry David Thoreau e John Muir furono tra i teorici di quello che allora si chiamava “conservazionismo”. Influenzarono i due presidenti-cugini, Theodore e Franklin Roosevelt, ambedue attivi nella creazione di parchi nazionali e nella tutela delle terre sotto giurisdizione federale. Ma l’ambientalismo moderno è […] LEGGI TUTTO