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    Tumore al pancreas: quali sintomi devono preoccupare?

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 24-11-2020

    Si tratta di un tumore che non dà segni della sua presenza a lungo e spesso viene diagnosticato in ritardo
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    Sanihelp.it – Il pancreas è una ghiandola a forma di cono allungato situata trasversalmente nella parte superiore e posteriore della cavità addominale.
    Dal punto di vista anatomico, il pancreas viene suddiviso in tre porzioni: testa, corpo e coda.
    Il pancreas è dotato di una duplice funzione, endocrina da un lato ed esocrina dall’altro. Il pancreas endocrino secerne nel circolo sanguigno gli ormoni che sintetizza, mentre l’esocrino produce enzimi digestivi da immettere nel tubo digerente.
    Il cancro del pancreas spesso viene diagnosticato in ritardo, quando è difficile da trattare. Nella stragrande maggioranza dei casi, i sintomi si evidenziano solo dopo che il tumore è cresciuto e ha iniziato a diffondersi.
    Oltre il 95% del cancro del pancreas è di tipo esocrino e, inizialmente, tende a essere silenzioso e indolore mentre cresce. Quando è abbastanza grande da causare sintomi, il cancro del pancreas è generalmente cresciuto al di fuori del pancreas. 
    I sintomi possono includere:
    ittero, poiché il cancro del pancreas blocca il condotto che rilascia la bile nell’intestino e gli ingredienti della bile si accumulano nel sangue. Questo fa diventare la pelle e gli occhi gialli (appunto ittero), urine scure, feci di colore chiaro e prurito;
    dolore addominale, che si irradia alla schiena;
    gonfiore, con senso di pienezza precoce con i pasti;
    nausea;
    vomito.
    Si tratta di sintomi aspecifici, che possono essere causati da molte altre condizioni.
    Tuttavia, con il passare del tempo, si osservano perdita di appetito e di peso, aumento degli zuccheri nel sangue, in quanto il tumore compromette la capacità del pancreas di produrre insulina.Tuttavia, la stragrande maggioranza delle persone con una nuova diagnosi di diabete non ha il cancro al pancreas.
    I tumori del pancreas endocrino rappresentano meno del 5% di tutti i tumori del pancreas.
    Come l’adenocarcinoma pancreatico, questi tumori possono causare dolore addominale, perdita di peso, nausea e vomito, oltre ai sintomi causati dagli ormoni rilasciati:
    insulinomi (eccesso di insulina): sudorazione, ansia, vertigini e svenimenti dovuti a un basso livello di zucchero nel sangue;
    glucagonomi (eccesso di glucagone): diarrea, sete o minzione eccessiva, perdita di peso;
    gastrinomi (eccesso di gastrina): dolore addominale, ulcere gastriche che possono sanguinare, reflusso, perdita di peso;
    somatostatinomi (eccesso di somatostatina): diarrea, perdita di peso, dolore addominale, feci grasse maleodoranti;
    VIPomi (eccesso di peptide intestinale vasoattivo): diarrea acquosa, crampi addominali, rossore al viso.
    Tra i sintomi che devono senz’altro consigliare una visita medica, a parte ovviamente i dolori non saltuari all’addome o alla schiena, l’ittero e la perdita di peso non voluta.

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    Tumore della prostata: aumento dei casi

    tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 17-11-2020

    Ci sono stati 37 mila nuovi casi di tumore nel 2019
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    Sanihelp.it – Il tumore della prostata è il carcinoma più frequente tra gli uomini, ed è in aumento, più al nord che al centro o al sud.
    I fattori che possono contribuire sono diversi: l’incremento della vita media (dopo i 50 anni la malattia è più frequente), gli stili di vita scorretti (abitudine al fumo, sedentarietà, alimentazione ricca di grassi e calorie), uso scorretto del PSA (Antigene Prostatico Specifico) e la scarsa propensione degli uomini alla prevenzione.
    Tutto questo può portare a ritardi nella diagnosi, che potrebbero essere evitati.
    È nata così una campagna per sensibilizzare nei confronti dei tumori alla prostata. Per migliorare la conoscenza sul tumore più comune tra gli uomini, gli esperti della Società Italiana di Urologia (Siu) collaborano con la Fondazione Movember, che prende il nome dal mix delle parole inglesi moustache, cioè baffi, e november, il mese in cui si svolge ogni anno la campagna internazionale di sensibilizzazione sulla salute dell’uomo.«Sono in crescita i numeri del tumore prostatico – spiega Francesco Boccardo, direttore della Clinica Oncologia medica, ospedale Policlinico Universitario S. Martino di Genova – 37 mila nuovi casi stimati nel 2019 nei maschi dopo i 50 anni, con maggiore incidenza tra gli over 65, che posizionano questa neoplasia al primo posto per diffusione e al terzo per mortalità. A dispetto dei numeri importanti, il tumore della prostata è oggi più curabile grazie a trattamenti multidisciplinari che sfruttano la chirurgia (prostatectomia radicale), la radioterapia, e/o la sorveglianza attiva nell’intento di offrire al paziente il minimo trattamento possibile di massima efficacia, preservando così la qualità della vita. Un obiettivo importante soprattutto per una gran parte di pazienti ancora giovani e pienamente attivi».
    A partire da novembre sarà a disposizione un numero di telefono diretto della Siu e una email (movember@siu.it), oltre a iniziative d’informazione sul sito www.siu.it.

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    Loretta Goggi testimonial contro l'osteoporosi

    Prevenzione
    di Valeria GhittiPubblicato il: 17-11-2020

    La sorella Daniela ha ricevuto una diagnosi di osteoporosi precoce e lei stessa fa controlli periodici. Per questo ha scelto di prestare il volto alla campagna Fai vincere le tue ossa.
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    Sanihelp.it – Quasi cinque milioni di italiani over 60 fanno i conti con la fragilità ossea e sono esposti al rischio di fratture da fragilità. L’emergenza Covid19 ha peggiorato lo scenario anche su questo fronte: controlli rinviati, terapie sospese, difficoltà nelle visite con gli specialisti. Ma essere informati sulla corretta prevenzione, sull’importanza dell’aderenza alla terapia e avere un dialogo con un medico di fiducia può aiutare i pazienti a rallentare l’indebolimento dello scheletro e ridurre il rischio di fratture da fragilità.
    Sono questi i punti chiave della nuova edizione della campagna di sensibilizzazione Fai vincere le tue ossa, che vede come testimonial Loretta Goggi interprete dello spot che su TV e web rilancerà il claim della campagna: Se soffri di osteoporosi, la terapia non è un gioco, seguila. «Mi sto impegnando in questa campagna sull’osteoporosi, e sono contenta di farlo, perché è un tema che mi riguarda molto da vicino: ho 70 anni e faccio i controlli periodici per valutare la salute delle mie ossa. Quando mi associo a un’iniziativa è perché la vivo anche sulla mia pelle, in questo caso sulle mie ossa, e le persone che mi seguono lo sanno» ha spiegato la stessa Loretta.
    E infatti ha rivelato come l’osteoporosi sia un affare anche di famiglia: «Mia sorella Daniela ha una problematica di osteoporosi molto importante, scoperta a causa di un incidente d‘auto, molto grave, che l’ha portata sulla sedia a rotelle per due anni. Durante la riabilitazione i medici si sono resi conto che l’osso della caviglia, che era il più danneggiato dall’incidente, si stava riformando ma era molto poroso e quindi hanno espresso una diagnosi di osteoporosi precoce. Questa vicenda è diventata per tutte noi, in famiglia, un campanello d’allarme e da quel momento in poi siamo state più attente. Oggi io e mia sorella andiamo in coppia, come Cip e Ciop, a fare i controlli e le MOC perché vogliamo tenere più lontane possibile le conseguenze dell’osteoporosi».
    Controlli periodici che Loretta esegue da tempo: «Ho cominciato a fare la MOC, ossia la Mineralometria Ossea Computerizzata, già in tempi non sospetti, per sapere in che condizioni fossi anche perché ho fatto una vita molto attiva e ho avuto alcuni infortuni. È andata bene per le prime 4/5 MOC con risultati buoni per la mia età, poi lo scorso anno hanno aggiunto alla MOC anche la parte degli arti e mi hanno detto che ho una fragilità al polso. Mi hanno confermato che è fragilissimo e devo stare attenta alle cadute proprio perché se andrò a proteggermi con le mani durante una caduta sarà il momento che mi sbriciolerò» .
    Si rivolge così a tutte le donne: «Soprattutto alle giovani: fate i controlli e fatene uno stile di vita. I giovani pensano che a loro non succederà mai niente e vivono molto nella loro condizione presente: è la loro forza ma è anche il loro limite. I giovani hanno l’entusiasmo per andare avanti ma hanno poca coscienza delle problematiche che coinvolgono le persone più anziane. Su questo aspetto può contribuire molto l’esempio dei genitori: se una mamma, o anche un papà, si cura e si fa controllare, i figli crescono con questo tipo di abitudine, o se la vogliamo chiamare educazione, e in questo modo si approcciano con più disinvoltura alla prevenzione, che diventa parte del loro stile di vita. Anche durante un periodo difficile come quello che stiamo vivendo al momento con l’emergenza sanitaria COVID-19 è importante ricordare a tutti che è essenziale continuare a fare i controlli e non abbandonarli, finché possibile».
    A partire dal 17 novembre e fino al 15 dicembre, è  attivo il Numero Verde 800.888.844, a disposizione dei cittadini per rispondere a domande sulla fragilità ossea e rischi di frattura. Il servizio, totalmente gratuito, è a disposizione ogni martedì e giovedì, dalle ore 12:00 alle 14:00 e dalle 16:30 alle 18.30 e per rispondere ai quesiti saranno coinvolti specialisti dell’osso afferenti a Centri specializzati selezionati dalle Società scientifiche partner GISOOS, OrtoMed e SIOMMMS.
    Sul sito della campagna www.ossafragili.it sono inoltre disponibili informazioni sulla fragilità ossea, suggerimenti sui corretti stili di vita, consigli nutrizionali, una panoramica sui trattamenti, indicazioni utili per prepararsi a una visita medica, oltre alla possibilità di fare un test per sapere se si è a rischio o meno di fragilità ossea e, di conseguenza, di fratture da fragilità.

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    Giacobbo racconta la sua esperienza con la Covid-19

    Attualità
    di Valeria GhittiPubblicato il: 10-11-2020

    Roberto Giacobbo lo scorso marzo è finito in rianimazione per colpa del coronavirus. Fortunatamente ha sconfitto la malattia e ha potuto raccontarlo.
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    Sanihelp.it – La pandemia continua a imperversare e continua a non risparmiare neppure i personaggi più famosi. Anche in questa seconda ondata non mancano gli annunci di volti noti che risultano positivi, più o meno sintomatici, come Gerry Scotti, Carlo Conti, da poco ricoverato in ospedale, Francesco Totti e consorte, solo per ricordarne alcuni. Purtroppo c’è anche non è riuscito a vincere la battaglia con il virus, come Stefano D’Orazio dei Pooh o il reporter Pino Scaccia.
    C’è poi chi ha affrontato la malattia già nella prima ondata, ha vinto ma ne è uscito cambiato. È il caso del conduttore Roberto Giacobbo che in una recente intervista a Verissimo ha rivelato per la prima volta di essersi ammalato di Covid-19 , finendo anche in ospedale: « È successo il 5 marzo. Qualcuno mi ha trasmesso il virus, probabilmente mentre ero al supermercato. Purtroppo, una laringite ha falsificato i sintomi. Avevo la febbre alta, non stavo bene. Ho comprato un pulsometro per misurare l’ossigenazione del sangue. Una mattina ho sentito una maggiore difficoltà nel respiro e dopo poche ore l’ossigenazione era crollata. Sono corso in ospedale» ha raccontato.
    Per lui non solo un ricovero: «Sono stato in rianimazione. Avevo confuso i sintomi e sono arrivato all’ultimo stadio. Ho affidato il mio corpo completamente nelle mani dei medici. Potevo muovere solo gli occhi. Ero a un passo dalla fine». E lo ha creduto davvero, quando gli hanno tolto tutto, anche la fede nuziale: «Ho pensato che sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbero avuto le mie figlie e mia moglie. Non avrebbero potuto piangere neanche il corpo».
    Tutta la sua famiglia è stata in realtà contagiata dal virus. La moglie dopo di lui è stata la più grave, ma non è stata ricoverate, mentre le tre figlie sono state coinvolte in modo diverso: la più piccola è rimasta asintomatica, la seconda ha fatto i conti la mancanza di gusto e olfatto, la più grande con febbre alta. Fortunatamente le cose si sono risolte per il meglio e Giacobbo ha potuto raccontarlo a distanza di mesi. Il conduttore ha confessato anche che l’esperienza della malattia lo ha cambiato: « Adesso tutto è più bello, sono felice. Ogni respiro è più bello».

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    Tumori, scoperto ruolo chiave proteina diapason

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 10-11-2020

    Nuovo passo in avanti della ricerca, in particolare nella conoscenza della diffusione delle metastasi
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    Sanihelp.it – Uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) e dell’Università Statale di Milano col sostegno della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha scoperto un ruolo inedito della proteina Atr, battezzata anni fa con il nome di proteina diapason, conosciuta da tempo per la sua funzione di difesa del DNA e di oncosoppressore: sarebbe anche il motore della plasticità della cellula tumorale e, pertanto, della sua diffusione metastatica. Un ruolo decisamente inatteso che per gli studiosi ha importanti implicazioni per comprendere le metastasi e per individuare soluzioni terapeutiche mirate.
    «Concettualmente – commenta il prof. Foiani, responsabile dell’Unità Integrità del genoma dell’Ifom e professore ordinario all’Università degli Studi di Milano – è paradossale che lo stesso gene sia un oncosoppressore e al tempo stesso un promotore di metastasi esattamente per la stessa capacità che ha di influenzare la forma e la rigidità del nucleo cellulare, ma questo dimostra che il cancro è una patologia meccanica oltre che genetica, in quanto le forze meccaniche possono interferire con la stabilità del genoma».
    Dalle ricerche precedenti, condotte sempre dallo stesso team, era emerso che Atr esercita un ruolo di sensore anche nelle cellule sane, avvertendo come un diapason le vibrazioni meccaniche che provengono dal nucleo o dall’esterno della membrana ogni volta che le cellule subiscono uno stress meccanico. Tutto questo modula la plasticità della cellula, salvaguardandola dallo stress.
    Dal nuovo studio è ora emerso che il controllo che Atr esercita sulla modulazione della plasticità cellulare costituisce altresì un fattore cruciale nella diffusione delle metastasi tumorali.
    La ricerca apre alla possibilità di sviluppare in prospettiva una nuova famiglia di farmaci ad hoc.

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    Oligoterapia, cos'è e a che cosa serve

    Cure alternative
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 10-11-2020

    Come prevenire e curare disturbi della pelle, allergie e problemi legati all’invecchiamento con i minerali
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    Sanihelp.it – Una terapia che utilizza i minerali per ripristinare l’equilibrio del corpo.
    Si tratta dell’oligoterapia, sistema che prende il suo nome dal greco. Infatti, Oligos significa Poco.
    Ecco perché si può dire che l’oligoterapia sia un sistema naturale che si avvale di minerali dotati di una grandezza molecolare molto piccola. Grazie a questa loro caratteristica, i minerali possono sciogliersi completamente in acqua.
    La carenza di questi minerali, che si trovano a piccole concentrazioni nel nostro corpo, può portare ad alterazioni fisiologiche e di tipo strutturale. Ecco che, quindi, il loro apporto consente di prevenire o guarire alcuni squilibri organici che, appunto, derivano dalla loro mancanza.
    Tra gli oligoelementi che vengono presi in considerazione con questa terapia ne esistono quindici considerati essenziali.
    Questi comprendono Fluoro, Iodio, Selenio e Silicio, come metalloidi, Cobalto, Cromo, Rame, Ferro, Litio, Manganese, Molibdeno, Nichel, Stagno, Vanadio, Zinco.
    Il funzionamento dell’oligoterapia avviene attraverso il così detto meccanismo delle diatesi, quindi dei quattro terreni organici.
    Questi sono stati definiti negli anni Trenta da Jacques Ménétrier, inventore dell’oligoterapia.
    Le diatesi sono le condizioni dell’organismo caratterizzate da componenti sia fisiche, sia intellettuali ed emotive.
    Le quattro categorie sono:
    ·       Diatesi di nascita (prima e seconda)
    ·       Diatesi involutive (terza e quarta)
    La terapia, quindi, andrà a curare le aree compromesse da una o più diatesi a causa dell’invecchiamento, dello stile di vita e così via.
    Per curare il disturbo si assumeranno gli oligoelementi. Questi sono vendute in fiale monodose, o in flaconi più grandi, e vengono individuate come forma terapeutica dal naturopata.
    La loro assunzione avverrà al mattino a digiuno trattenendo il liquido sotto la lingua per un minuto prima di deglutire.
    Le cure potranno avere una durata minima di 40 giorni, ma arrivare fino a 120 giorni in caso di problemi più profondi.
    I disturbi che si possono curare con questa terapia sono diversi.
    Si parte dalle patologie allergiche e artritiche, alla predisposizione a contrarre infezioni del tratto respiratorio, fino a problemi di degenerazione e di invecchiamento che si possono manifestare anche a livello neurologico.
     Più in generale si consiglia il ricorso a questa terapia per problemi come quelli della pelle, la cellulite, fino a problemi digestivi e alle allergie.

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    Intelligenza artificiale e tumori

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 03-11-2020

    L’intelligenza artificiale sta cambiando non solo la vita quotidiana, ma anche la scienza
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    Sanihelp.it – I ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dell’Università Cattolica di Roma, hanno svolto uno studio pubblicato sulla rivista Communications Physics, a proposito di un sistema di intelligenza artificiale che ingloba il tumore in una rete neurale ed è in grado di monitorare il metabolismo e la crescita delle cellule tumorale, oltre che gli effetti delle chemioterapie.
    «Si tratta di un’applicazione originale e innovativa dei nuovi concetti di Deep Learning alla fisica» spiega il coordinatore della ricerca, Claudio Conti del Dipartimento di Fisica della Sapienza e Direttore dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr. 
    «L’idea» aggiunge «è che possiamo usare questi modelli matematici non solo per fare operazioni semplici come il riconoscimento delle immagini, ma anche fare esperimenti decisamente non convenzionali, che sfruttano la fisica e la biofisica con un approccio interdisciplinare».
    Il team di ricercatori, in collaborazione con Massimiliano Papi della Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha realizzato una rete neurale ottica che ingloba al suo interno delle cellule tumorali viventi che crescono e si moltiplicano nel tempo. Si tratta di un dispositivo ibrido, formato da tessuti viventi e parti fisiche, come lenti, specchi e computer tradizionali, che evolve nel tempo e può essere addestrato per fornire informazioni sulle cellule tumorali, il loro metabolismo e l’effetto di chemioterapia e altri trattamenti. 
    I ricercatori hanno utilizzato cellule tumorali di glioblastoma, un tumore gravissimo del cervello, che sono state inserite nel dispositivo ottico. 
    Fasci laser sono in grado di attraversare le cellule tumorali, che si comportano come i nodi di una rete neurale. Il sistema di intelligenza artificiale agisce come una vera e propria rete neurale biologica, memorizza ed elabora i dati e successivamente codifica le informazioni contenute nella luce estratta dalle cellule tumorali.
    Ma non solo, la rete neurale vivente può riconoscere gli stimoli esterni e reagire ai cambiamenti: aggiungendo alcune dosi di farmaci chemioterapici i ricercatori hanno dimostrato la capacità del modello di calcolare l’efficacia della terapia contro il glioblastoma. 

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Ansa Salute© 2020 sanihelp.it. All rights reserved.

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