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    Rosanna Banfi testimonial per la salute delle ossa

    Prevenzione oncologica

    di Valeria GhittiPubblicato il: 13-04-2021

    L’attrice supporta la campagna per la prevenzione delle complicanze scheletriche correlate alle metastasi ossee nei pazienti oncologici.

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    Sanihelp.it – Lo scheletro rappresenta una delle sedi più comuni di metastasi tumorali: circa 7 donne su 10 con tumore metastatico al seno e oltre 8 uomini su 10 con tumore metastatico alla prostata sviluppano metastasi ossee. In conseguenze delle stesse, inoltre, una persona su 3 può sviluppare complicanze scheletriche: il 40% dei pazienti, senza una terapia specifica per le ossa, va incontro a complicanze scheletriche, come per esempio le fratture, entro un anno dalla diagnosi di metastasi ossee.
    Iniziare da subito a prendersi cura delle proprie ossa è fondamentale per far sì che esse possano continuare a sostenerci anche in futuro. Grazie ai trattamenti oggi disponibili è, infatti, possibile controllare il dolore associato alla malattia metastatica, prevenire le complicanze scheletriche e mantenere una buona qualità di vita. Ma la consapebolezza del rischio di complicanze scheletriche è ancora piuttosto scarsa ed è proprio per sensibilizzare su questi temi che nasce la campagna #TELOCHIEDONOLEOSSA, realizzata con il patrocinio di ROPI (Rete Oncologia Pazienti Italia) e il supporto non condizionante di Amgen Italia.
    Testimonial della campagna è Rosanna Banfi. L’attrice, che ha vissuto direttamente l’esperienza del tumore, superandola, è da anni impegnata nel diffondere e promuovere una cultura della prevenzione oncologica, chiave di volta nella lotta alle neoplasie: «È fondamentale mantenere sempre alto il livello di attenzione sulla prevenzione, e vincere quel timore di scoprirsi malati che spesso tiene le persone lontane da controlli che potrebbero salvarle. Allo stesso modo, quando si è affetti dalla malattia e si è impegnati nel contrastarla, è molto importante e autenticamente terapeutico condividere la propria esperienza. Si aiuta se stessi e gli altri».
    I contenuti informativi di Te lo chiedono le ossa, realizzati da Fondazione AIOM e basati su storie reali di pazienti oncologici, sono pensati nell’ottica di un approccio proattivo alla prevenzione e alla gestione di eventuali complicazioni scheletriche correlate. Così, attraverso le testimonianze fruibili presso il sito dedicato www.telochiedonoleossa.it, nonché su un canale Facebook dedicato e sul canale Facebook di Fondazione AIOM, si punta a sensibilizzare gli utenti per portarli ad approfondire la tematica. Materiali formativi verranno distribuiti anche all’interno dei centri ospedalieri, per intercettare i pazienti nelle diverse fasi del loro percorso di cura.

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    Tumori, nuovo studio sul melanoma

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 13-04-2021

    La combinazione di due farmaci contro il tumore della pelle

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    Sanihelp.it – Il melanoma è un tumore della pelle che origina dalla trasformazione maligna dei melanociti, le cellule della pelle che producono la melatonina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura della pelle. Fino a qualche anno fa il melanoma era considerato un tumore piuttosto raro, ma la sua incidenza è ultimamente molto aumentata.
    Il primo segnale della presenza del tumore è la comparsa di un nuovo neo sulla pelle o il cambiamento di un neo già esistente. Il neo diventa asimmetrico (le due metà sono diverse), il colore non è uniforme, il contorno è irregolare e cambiano anche le dimensioni.
    Uno studio recente ha analizzato una combinazione in dose fissa di due molecole, relatlimab e nivolumab, due anticorpi monoclonali, rispetto alla terapia con il solo nivolumab, in pazienti con melanoma metastatico o che non è stato rimosso chirurgicamente e non trattato precedentemente.
    La ricerca ha raggiunto l’obiettivo primario di sopravvivenza libera da progressione, mentre il follow up per l’obiettivo secondario, la sopravvivenza globale, è ancora in corso.
    Il meccanismo di questi farmaci è quello di potenziare l’azione antitumorale del sistema immunitario dell’organismo.
    «Gli inibitori di checkpoint immunitari in monoterapia o in combinazione hanno trasformato il trattamento e migliorato i tassi di sopravvivenza dei pazienti con melanoma metastatico o non resecabile. Tuttavia, rimane un considerevole numero di pazienti che potrebbero beneficiare di una nuova terapia di combinazione che influenza vie cellulari potenzialmente complementari per migliorare l’attività anti-tumorale», ha spiegato Jonathan Cheng, senior vice president e head of oncology development di Bristol Myers Squibb.

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    Tumori: due molecole per il rene

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 06-04-2021

    L’associazione di cabozantinib con nivolumab è stata approvata dalla Commissione Europea per il carcinoma a cellule renali

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    Sanihelp.it – Nel mondo si registrano ogni anno più di 400.000 nuove diagnosi di tumori del rene, il più comune dei quali è il carcinoma a cellule renali, che rappresenta circa il 90% dei casi. I pazienti di sesso maschile sono più colpiti.
    Se la diagnosi è precoce, il tasso di sopravvivenza è elevato, ma se viene diagnosticato in fase avanzata questo tasso è invece molto più basso.
    La Commissione Europea, basandosi sui dati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha approvato cabozantinib in associazione con nivolumab per il trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali avanzato. L’annuncio è stato dato dalle aziende farmaceutiche Ipsen e Bristol Myers Squibb.
    Il beneficio riscontrato riguarda sia la sopravvivenza che i tassi di risposta nel trattamento di prima linea. Lo studio di fase 3 CheckMate-9ER ha dimostrato miglioramenti significativi per tutti gli endpoint di efficacia. La combinazione è stata inoltre ben tollerata.
    «L’approvazione odierna della Commissione Europea per l’uso di cabozantinib in associazione con nivolumab fornisce un’importante nuova opzione di trattamento di prima linea per i pazienti che convivono con il carcinoma a cellule renali avanzato», ha spiegato Howard Mayer, Executive Vice President and Head of Research and Development, Ipsen «In Ipsen siamo orgogliosi che questa nuova opzione di trattamento, ora approvata, non solo risponda a benefici chiave di efficacia ma anche al bisogno di preservare la qualità di vita nei pazienti».
    Questa associazione riunisce due farmaci già comprovati per il carcinoma a cellule renali avanzato, che insieme hanno mostrato un’efficacia superiore. 

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    Bugola, l'erba spontanea che aiuta pelle e capelli

    Rimedi dolci

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 30-03-2021

    Questo vegetale è molto utile per contrastare l’alopecia e anche la presenza di acne, non solo in giovane età

    © iStock

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    Sanihelp.it – Una pianta spontanea dalle tante proprietà. Si tratta della Bugola, un vegetale che è anche chiamato Morandola, erba morta o erba di San Lorenzo.
    Questa pianta apparitene alla famiglia delle Laminaceae e già molti secoli fa veniva usata soprattutto per le proprietà astringenti e antinfiammatorie, e non solo.
    Le foglie, ricche di tannini, si utilizzavano anche per il contenuto in saponine e oli essenziali per moltissimi impieghi.
    Tuttavia, nel corso del tempo si è rilevato come la bugola contenga anche diterpeni neo clerodanici che sono tossici per il fegato. Per questo oggi l’uso interno è sconsigliato, anche se si possono trovare degli estratti sicuri di Bugola, in quanto ne contengono solo una parte.
    Questi integratori ed estratti, che si potranno richiedere in erboristeria, sono usati come antinfiammatori e cicatrizzanti, ma anche per la cura della colite e di altre infiammazioni dell’intestino. A livello esterno, inoltre, la bugola è molto utilizzata per contrastare la caduta dei capelli, anche quella provocata dagli ormoni, e come rimedio contro l’acne.
    Per poter usare in modo sicuro la bugola si potranno richiedere le foglie da utilizzare per la realizzazione di un infuso.
    Questo si potrà applicare sulle ferite, ma anche sulle emorroidi per favorire la corretta cicatrizzazione.
    Inoltre, lo stesso infuso si potrà usare come collutorio naturale in caso in infiammazioni della bocca e di mal di gola.
    Anche usare la bugola a livello topico su pelle e capelli vi aiuterà a combattere disturbi legati alla caduta dei capelli e ai brufoli.
    Quindi, l’assunzione interna dovrà essere davvero limitata, e dovrà sempre avvenire sotto controllo medico.

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    Un brindisi virtuale per la prostata con Paolantoni

    Uomo

    di Valeria GhittiPubblicato il: 30-03-2021

    L’attore torna testimonial della campagna per la prevenzione del tumore prostatico, invitando attraverso un web spot, a sottoporsi a periodici controlli.

    © comunicato stampa

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    Sanihelp.it – Francesco ha organizzato un brindisi digitale per il compleanno dell’amico Alessio, appena entrato nel club degli over 50, coinvolgendo altri due amici, Roberto e Gualtiero. Francesco, saggio e carismatico, è il vero trascinatore del gruppo: dopo una giovinezza prolungata più del dovuto, oggi ama ostentare ai più giovani compagni di avventura una raggiunta consapevolezza sulle buone abitudini da seguire nella mezza età, come il controllo annuale della prostata.  Proprio per questo, ha deciso di fare ad Alessio un regalo del tutto speciale, che lascia interdetto il festeggiato e gli altri due amici: un esame per il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico). Dopo una malcelata delusione, però,  Alessio fa buon viso a cattivo gioco e alla fine i quattro amici si ritroveranno ancora una volta uniti, anche se momentaneamente distanziati, sui passi necessari per la prevenzione del tumore della prostata.
    Quello appena descritto è il nuovo spot per il web che vede protagonista l’attore Francesco Paolantoni, ancora una volta scelto come testimonial per la campagna QUI PRO QUO Salute della prostata: stop agli equivoci, sì alla prevenzione, promossa da Europa Uomo Italia Onlus e Fondazione ONDA Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il patrocinio di AIOM – Associazione Italiana degli Oncologi Medici, SIU – Società Italiana di Urologia, SIUrO – Società Italiana di Urologia Oncologica, AIRO – Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AURO – Associazione Urologi Italiana, FIMMG – Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, Fondazione AIOM, FFO – Fondazione per la Formazione Oncologica, e con il contributo incondizionato di Astellas.
    Il cancro della prostata è la neoplasia più diagnosticata tra gli uomini sopra i 50 anni, con oltre 36.000 nuovi casi nel 2020 in Italia e 473.000 in Europa. Nel nostro Paese il numero di uomini che convivono con una diagnosi di tumore della prostata è pari a 564.000. Fattori di rischio, oltre all’età over 50, sono la familiarità e lo stile di vita. Secondo un’indagine realizzata da Elma Research, la conoscenza di questa malattia tra gli uomini è adeguata: il 60% degli intervistati cita spontaneamente il tumore della prostata tra le neoplasie maschili più diffuse. Buona anche la conoscenza del fattore di rischio dell’età over 50, indicata dal 72% del campione, seguita dalla familiarità, indicata dal 36%; discreta la conoscenza sui sintomi o campanelli d’allarme rivelatori del tumore prostatico, patologia in realtà spesso asintomatica nelle fasi iniziali: il 41% riferisce lo stimolo frequente a urinare, il 39% la difficoltà nella minzione, il 35% la prostata ingrossata. E gli uomini si mostrano assolutamente informati sulle azioni preventive da mettere in atto, quali il dosaggio del PSA (79%) e la visita urologica (68%).
    Eppure sono ancora troppo pochi gli uomini che si sottopongono con regolarità a visita urologica. I maggiori ostacoli? Tabù, reticenze, imbarazzi. Meglio invece non ritardare visite e controlli,  neanche in questo periodo difficile dominato dall’emergenza Covid-19: questo il messaggio della campagna. Su prostataquiproquo.it è possibile vedere lo spot e avere ulteriori informazioni sulla salute della prostata.

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    Come schiarire i capelli naturalmente

    Rimedi dolci

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 23-03-2021

    Come donare riflessi dorati alle proprie chiome senza l’uso di sostanze chimiche e senza rovinare il capello

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    Sanihelp.it – Schiarire i capelli è il sogno di molte persone, ma molto spesso si evita di farlo per non rovinare le proprie chiome.
    Effettivamente le schiariture effettuate dal parrucchiere possono lasciare i capelli secchi e stopposi, soprattutto nel momento in cui si voglia passare da una tinta molto scura ad un biondo chiaro.
    Esistono, però, delle tecniche naturali grazie alle quali si potrà dare un colore dorato ai propri capelli senza danneggiarli.
    La prima è costituita dall’uso della camomilla. Questa si può utilizzare per fare degli risciacqui che porteranno, pian piano, le chiome a schiarirsi. Per raggiungere questo obiettivo sarà sufficiente aggiungere un cucchiaio di fiori di camomilla ogni 200 millilitri di acqua bollente. Si lascerà in infusione per trenta minuti e poi si potrà utilizzare la miscela come risciacquo dopo lo shampoo.
    Per aumentare leggermente l’effetto sarà possibile aggiungere un cucchiaio di aceto di mele al composto.  
    Un rimedio più veloce è costituito dall’uso del succo di limone. Si utilizzerà il succo di un limone diluito in acqua, e lo si spruzzerà sulle lunghezze dei propri capelli lasciandolo in posa per venti minuti.
    Successivamente si laveranno tranquillamente i capelli. Non bisognerà abusare di questa tecnica, perché può danneggiare i capelli a lungo andare.  
    Anche il miele è un ottimo rimedio grazie al quale poter schiarire i capelli, e al tempo stesso nutrirli.
    Si effettuerà un impacco con miele, olio d’oliva e curcuma. Si lascerà in posa il composto per almeno un’ora, coprendo i capelli con una cuffia da doccia, e poi si laverà.  
    Infine, anche la birra può essere un sistema grazie al quale schiarire naturalmente i capelli.
    Si userà la birra chiara e la si verserà sui capelli massaggiandola accuratamente e lasciandola in posa circa venti minuti. Successivamente si procederà a lavare la testa come di consueto.

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    Un farmaco sperimentale per la leucemia linfatica cronica

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 23-03-2021

    Si chiama pirtobrutinib e sembra essere molto promettente

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    Sanihelp.it – Pirtobrutinib è un farmaco sperimentale facente parte degli inibitori della tirosina chinasi di Bruton (BTK). La cosa buona è che ha prodotto ottimi tassi di risposta in pazienti con tumori ematologici delle cellule B fortemente pretrattati.
    Lo studio, chiamato BRUIN, è stato recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet.
    Sono stati valutati 139 pazienti con leucemia linfocitica cronica o linfoma dei piccoli linfociti e il tasso di risposta globale è stato del 63%, con pirobrutinib a tutte le dosi, tasso che non è stato influenzato dal tipo di trattamento ricevuto in precedenza.
    Sono stati ottenuti buoni risultati anche in pazienti con linfoma mantellare e in un piccolo gruppo di pazienti con macroglobulinemia di Waldenström (raro tipo di linfoma non Hodgkin).
    «Che fosse un farmaco con ottima attività clinica e un buon profilo di tollerabilità, era evidente già prima di avere analizzato i dati» ha reso noto Jennifer Brown, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, co-autrice dell’articolo.
    Gli inibitori di BTK attualmente disponibili, ibrutinib, acalabrutinib e zanubrutinib, sono tutti inibitori irreversibili e molto efficaci, ma i pazienti trattati con questi farmaci spesso vanno incontro a progressione, in quanto sviluppano resistenze a causa di mutazioni.Per quanto riguarda gli effetti collaterali più frequentemente riferiti con pirtobrutinib, sono stati debolezza, diarrea e contusioni, neutropenia (10%), anemia (4%), cefalea (1%), più dolori addominali, dispnea (difficoltà di respiro), stipsi e febbre in meno dell’1% dei pazienti ciascuno.Inoltre, si sono registrati casi di fibrillazione atriale nell’1% dei casi, ma solo l’1% dei pazienti ha interrotto il trattamento a causa di tossicità. 

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    Caroline Wozniacki volto della campagna Advantage Hers

    Malattie autoimmuni

    di Valeria GhittiPubblicato il: 23-03-2021

    L’ex tennista danese condivide il suo percorso con l’artrite reumatoide attraverso i canali social per ispirare e incoraggiare altre donne affette da malattie infiammatorie croniche

    © ucb

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    Sanihelp.it – La vincitrice del Grande Slam Caroline Wozniacki è l’atleta di sesso femminile di più alto livello a cui è stata diagnosticata l’artrite reumatoide mentre stava ancora giocando a tennis a livello professionistico. Era infatti la numero 2 al mondo quando, nel 2018, ha cominciato ad accusare i sintomi della malattia: «Nell’estate del 2018, mi sentivo come se avessi preso una bruttissima influenza. Avevo persino abbandonato le partite per questo motivo. Le nocche delle mani erano infiammate e doloranti, e mi sentivo malissimo» ha raccontato.
    Arrivare alla diagnosi non è stato facile neppure per un’atleta del suo calibro:  «Mi sono fatta visitare da alcuni medici. Mi è stato detto che ero fuori forma, che potevo essere incinta e depressa! Essendo una fra le migliori tenniste al mondo, sentirmi dire all’apice della mia carriera che ero fuori forma è stato sbalorditivo. Ero così turbata e arrabbiata per il fatto che nessuno mi credesse, quando io conoscevo il mio corpo meglio di chiunque altro. Però, dopo alcuni momenti molto duri […]sono finalmente riuscita a trovare uno straordinario reumatologo che mi ha diagnosticato l’artrite reumatoide».
    Ha continuato a gareggiare a tennis per tutto il 2019, annunciando poi il ritiro a gennaio 2020, non ancora trentenne. «Non ha nulla a che fare con la mia salute e questo non è un addio, non vedo l’ora di condividere il mio entusiasmante viaggio con tutti voi!» spiegò all’epoca sul suo profilo Instagram. «Mi sono resa conto che c’è molto di più nella vita che mi piacerebbe realizzare fuori dal campo». Già in quell’occasione anticipò l’imminenza di un progetto per aumentare la consapevolezza sull’artrite reumatoide.
    In collaborazione con l’azienda farmaceutica UCB, infatti, Caroline è ora il volto di Advantage Hers, campagna che punta ad accrescere la consapevolezza circa le esigenze insoddisfatte di milioni di donne in tutto il mondo affette da malattie infiammatorie croniche come artrite reumatoide, spondiloartrite assiale, artrite psoriasica e psoriasi. L’iniziativa intende fornire informazioni e sostegno per consentire loro di assumere un ruolo più attivo nelle loro cure (per saperne di più si può visitare il sito dell’Iniziativa www.ucb.com/advantage-hers/it)
    «Attraverso questa nuova campagna di consapevolezza e responsabilizzazione, voglio mettermi in contatto con il maggior numero possibile di donne affette come me da malattie infiammatorie croniche in tutto il mondo, per contribuire a ispirarle, incoraggiarle e fornire loro tutto il sostegno e le informazioni possibili. Insieme possiamo sostenerci reciprocamente e ottenere un vantaggio sulle nostre malattie: una piccola vittoria alla volta» ha spiegato  la campionessa, che condivide il suo percorso con l’artrite reumatoide sui suoi canali social  (Instagram, Twitter e Facebook).

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Instagram (profilo ufficiale di Caroline Wozniacki), www.ucb.com/advantage-hers/it© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

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