consigliato per te

  • in

    Le donne straordinarie di Gal Gadot: “Spero che questa serie possa cambiare la vita di molte persone”

    Ti è capitato di fare da mentore?Amo le persone in quanto esseri umani e quando ho l’opportunità di dare un consiglio, lo faccio. Mi è capitato di fare da mentore ad alcune donne nella mia carriera ma non mi piace darmi pacche sulla spalla da sola. È una grandissima fortuna avere la capacità di aiutare e guidare qualcuno. Spero di avere tantissime altre opportunità in futuro.

    Come ispiri le tue figlie?

    Cerco di essere un buon modello per loro insegnandole ad amarsi. Quando ti senti capace e indipendente, raggiungi la massima emancipazione.

    Che cosa hai imparato da queste donne?Ho imparato molto da ognuna di loro. Kelsey, che ha perso la sorella per il Covid, ora aiuta le persone a gestire il trauma del lutto. Quando le ho parlato, ho visto nei suoi occhi la speranza di decidere che la sua vita è più forte di ogni cosa. È difficile da gestire la perdita della persona più vicina a te ma lei ha trasformato il suo trauma in una missione.

    Quali sono i superpoteri delle donne?

    Prima di tutto, possiamo avere dei figli. Ma non mi piace creare un divario perché amo le persone in quanto tali e credo sia fondamentale includere gli uomini nel nostro mondo e partire sempre dall’educazione.Sono così felice che Wonder Woman possa ispirare tante giovani bambine. Ma lo sono altrettanto che tanti giovani bambini possano ammirare questa donna forte in grado di fare cose straordinarie. Spero davvero che un giorno non ci saranno più discussioni al riguardo e potremo stare semplicemente bene con noi stessi.

    “Gal Gadot: Donne Straordinarie” è in anteprima digitale su National Geographic Italia e sul canale YouTube NatGeoTV (e prossimamente sul profilo Facebook NatGeoTvItalia). LEGGI TUTTO

  • in

    Gal Gadot: Donne Straordinarie, le immagini più emozionanti

    Pubblicato 17 giu 2021, 10:28 CESTGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment One/Jordan HeflerGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment One/Jordan HeflerGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Sebastian Gil MirandaGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Sebastian Gil MirandaGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment One/Ariel J. CobbertGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment One/Ariel J. CobbertGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment OneGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment OneGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment OneGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment OneGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment OneGal Gadot: Donne Straordinarie
    Fotografia di Entertainment One LEGGI TUTTO

  • in

    Come tutelare la salute mentale dei bambini attraverso delle attività stimolanti

    Emme sparisce nella sua stanza per ore con l’obiettivo di creare un’enciclopedia di draghi ricca di dettagliati retroscena e diagrammi anatomici. “Io le chiedo di andare al piano di sopra per cambiarsi e lei viene risucchiata da questo gioco”, racconta Goodman ridendo. “E poi devo tirarla fuori a forza dicendo cose del tipo, ‘dai adesso torna qui da me’”.Prima della sua scoperta dei draghi, Emme ha probabilmente sofferto ciò che gli esperti hanno soprannominato “languishing” o assenza di gioia. “Non si è depressi”, chiarisce Jeffrey Froh, professore di psicologia presso l’Università di Hofstra, “ma di sicuro non si ‘funziona’ in maniera ottimale”. Ed Emme non è di certo la sola ad aver sperimentato questa sensazione. Michelle Harris, assistente sociale di New York e fondatrice di Parenting Pathfinders, afferma di aver visto, dall’inizio della pandemia, molti più casi di bambini che sperimentano scarsa motivazione e difficoltà a concentrarsi.

    Secondo gli psicologi, le persone riescono a migliorare quando si sentono impegnate nella vita, hanno connessioni significative con gli altri e perseguono obiettivi che portano a un senso di realizzazione e controllo. Sfortunatamente queste condizioni si sono molto ridotte a causa della pandemia, afferma David Shernoff, psicologo dell’educazione presso la Rutgers University.

    L’incertezza e la paura generate dalla pandemia hanno anche contribuito al cosiddetto “languishing” nei bambini. “Il nostro senso di pericolo e sicurezza è su di giri”, spiega Froh, il che rende difficile perseguire qualsiasi attività impegnativa. E se i bambini sono direttamente influenzati dalle preoccupazioni per i genitori, allora la loro motivazione e la loro energia possono precipitare.

    “Per molti bambini, le sfide, le restrizioni e i cambiamenti dell’ultimo anno sono stati emotivamente davvero molto impegnativi”, afferma Harris. “Hanno influito sulla loro allegria e sul loro senso del divertimento”.

    Ma come ha poi scoperto Emme, c’è un antidoto alla negatività del languishing: il “flusso” (o esperienza ottimale). È lo stato che deriva dall’essere immersi in un compito o in un’attività e possiede molti di quei tratti distintivi che rendono i progressi possibili. I bambini “in flusso” sono completamente assorbiti da ciò che stanno facendo al punto da perdere traccia del tempo e addirittura dei bisogni fisici come mangiare o dormire.

    “Abbiamo tutti un innato desiderio di progredire”, afferma Froh. “E incoraggiare gli stati di flusso nei nostri figli li aiuta a perseguire e a raggiungere il loro potenziale”.

    La scienza del flusso

    E quindi cosa succede nel cervello di qualcuno che sperimenta il flusso? Come si è scoperto, succedono un bel po’ di cose ma il quadro è tutt’altro che semplice da chiarire.

    Charles Limb, chirurgo e neuro-scienziato presso l’Università della California a San Francisco, ha studiato l’attività neurale dei musicisti jazz durante le loro sessioni di pianoforte e ha scoperto che “ampie aree della corteccia prefrontale [associate all’auto-controllo] si fermano quando i musicisti improvvisano”. Allo stesso tempo, le parti del cervello responsabili della “elaborazione sensoriale e motoria sembrano aumentare [in attività] durante i momenti creativi”, afferma Limb. Modelli simili sono stati osservati anche in artisti rap di freestyle, comici e caricaturisti.

    In poche parole, le scansioni del cervello hanno dimostrato che quando gli individui sono immersi in un’attività di flusso la loro autocoscienza scompare mentre la loro consapevolezza dell’attività risulta aumentata. Una ballerina immersa nel suo flusso, per esempio, potrebbe non sentire il dolore nei muscoli ma è iper-sintonizzata con la musica che governa i suoi movimenti.

    Cosa può significare tutto questo per i bambini? Limb sospetta che ci siano diversi livelli per gli stati di flusso che variano a seconda dell’attività coinvolta e delle competenze della persona (ad esempio, un bambino a cui piace disegnare a confronto con un artista professionista). In uno studio in corso, la squadra di Limb ha esaminato l’attività cerebrale dei bambini senza competenze musicali tra i 9 e gli 11 anni durante un’attività d’improvvisazione. In maniera simile all’esperimento con i musicisti, Limb ha messo  a confronto i modelli cerebrali dei bambini mentre riproducono una sequenza memorizzata o ne compongono una loro. La configurazione sperimentale è stata ideata in maniera tale che qualsiasi nota venisse digitata, non risultasse mai sbagliata.

    “L’attività cerebrale dei bambini è risultata essere molto più blanda rispetto a quella dei musicisti professionisti”, dichiara Limb. “Questo solleva l’interessante quesito su come i modelli nei bambini siano in relazione ai modelli negli adulti esperti”.

    Ciò che è chiaro, tuttavia, è che “c’è una grande differenza nel cervello quando i bambini passano dalla memorizzazione all’improvvisazione” o da esercizi mnemonici ad attività in cui possono essere completamente assorbiti. Ma lo studio di questa scienza deve ancora essere perfezionato.

    Da un punto di vista prettamente neurochimico, la dopamina, che media tra apprendimento, memoria e regolamentazione emotiva, svolge un ruolo importante negli stati di flusso. “Il flusso s’inserisce nei circuiti dopaminergici del cervello” o i percorsi attraverso i quali questo neurotrasmettitore viaggia nel cervello, afferma Joydeep Bhattacharya, professore di psicologia presso l’Università di Londra. Lo studioso sostiene che i circuiti dopaminergici di persone che raggiungono spesso il flusso vengono “lentamente rimodellati e plasmati nel tempo”.

    Attività regolari di flusso quindi potrebbero aumentare sia la motivazione di apprendere sia l’abilità di gestire le emozioni. Nella sua ricerca, Bhattacharya ha dimostrato un legame tra la capacità di scivolare in stati di flusso e l’intelligenza emotiva degli studenti di pianoforte (anche se avverte che questo studio mostra la correlazione non la causalità).

    Come incoraggiare il flusso nei bambini

    Chiunque abbia assistito a un bambino immerso nell’attività di scarabocchiare o costruire la torre perfetta può attestare che: “I bambini hanno una tendenza naturale e intrinseca a sperimentare il flusso”, afferma Bhattacharya. Ma a volte hanno bisogno di una spintarella. Gli esperti hanno alcuni suggerimenti per aiutare i bambini a beneficiarne.

    Scoprite ciò che li appassiona. Poiché la motivazione intrinseca è così cruciale per raggiungere il flusso, è fondamentale individuare le passioni di vostro figlio. “Parlate con i bambini di ciò che li interessa”, consiglia Harris, aggiungendo che i genitori dovrebbero incoraggiare i bambini a trovare le proprie idee piuttosto che dire loro cosa fare. Una volta che avranno assunto un po’ di padronanza saranno più propensi a restare immersi in una determinata attività. Per i genitori di bambini più piccoli, invece, “sentitevi liberi di suggerire idee se fanno fatica a trovarne di loro”.

    Quella che è considerata un’attività di flusso dipende molto dal singolo individuo. “Nel caso dei bambini, dovete scoprire cosa riesce davvero a catturarli”, afferma Shernoff. “Più possono contare su queste attività di flusso, più iniziano a costruire la loro motivazione e il loro senso”.

    Assicurate loro un tempo privo di distrazioni. Viviamo in un’epoca di distrazioni e giornate oberate di attività ed entrambi questi elementi possono uccidere il flusso. “Spegnete la TV, trovate uno spazio con distrazioni limitate e lasciate che i bambini sappiano che quello è un momento tutto per loro per non fare altro se non godere di ciò in cui sono impegnati”, spiega Harris.

    Froh concorda: “Il gioco non strutturato, e in grandi quantità, è un imperativo”. Ad esempio, la figlia undicenne e il figlio quattordicenne di Froh hanno solo due attività extracurriculari in modo da garantire loro molto tempo non strutturato utile a perseguire i loro interessi.

    Supportate e sostenete i bambini. Il flusso richiede un difficile equilibrio: il compito deve essere abbastanza complesso da alimentare l’interesse ma non così difficile da rendere l’esperienza scoraggiante. I genitori dovrebbero sostenere questo equilibrio fornendo supporto quando i bambini hanno bisogno di maggiore aiuto e lasciandoli poi fare da soli a mano a mano che acquisiscono fiducia.

    Con i Lego, per esempio, potete iniziare con un kit dove “seguite le istruzioni e sapete esattamente cosa state per costruire”, dice Shernoff. Ma non appena vostro figlio si sente più a suo agio con le basi, potete costruire qualcosa di nuovo insieme. Non dimenticate di porre alcune domande: di che colore sarà il comignolo? Questa porta si apre verso l’interno o verso l’esterno? Ma lasciate che sia il bambino a condurre il gioco.

    Impegnarsi insieme nelle attività di flusso è anche un ottimo modo per stabilire una connessione con i vostri figli, e quando i bambini si sentono connessi agli altri, sia che si tratti di famiglia, amici o mentori, anche quello può incoraggiare il flusso e combattere il “languishing”. Nella ricerca di Shernoff sul flusso nelle scuole, ad esempio, il ricercatore ha scoperto che il supporto degli insegnanti e dei compagni porta a un maggiore impegno scolastico. “Condividere l’esperienza di flusso con gli amici”, afferma Shernoff, “lo rende significativo e lo rende fonte di coesione”. E quando gli amici e i mentori forniscono un feedback immediato, questo aiuta i bambini a raggiungere (e superare) i loro obiettivi.

    Ponete meno enfasi sulle prestazioni. Quando i genitori si concentrano sulle prestazioni o sui risultati, possono inavvertitamente smorzare la gioia dei bambini verso una determinata attività. “Non devi essere Mozart per suonare il pianoforte e non devi essere Michael Jordan per giocare a pallacanestro”, afferma Limb. Piuttosto incoraggiate i bambini a impegnarsi in attività che sono un po’ più libere senza tanti passaggi o regole da seguire: creare un fumetto senza il pensiero di pubblicarlo o cantare la colonna sonora di un film del cuore.

    In definitiva, Limb ritiene che la creatività sia universale anche se richiede un po’ di allenamento per essere perfezionata. “Quando i bambini si impegnano in queste attività, stanno sviluppando la creatività nel loro cervello”, spiega. E più i bambini entrano in contatto con la loro natura creativa attraverso il flusso, più è probabile che tradurranno queste abilità in un’età adulta produttiva. LEGGI TUTTO

  • in

    Coronavirus: il virus può causare il diabete?

    “Io e il mio collega facevamo molta fatica a tenere sotto controllo il livello della glicemia in alcuni pazienti COVID-19 anche in quelli che non presentavano un’anamnesi di diabete”, racconta il biologo Shuibing Chen, esperto in cellule staminali presso il Weill Cornell Medicine. Ancora più sorprendente, prosegue Chen, era il fatto che alcuni pazienti, che non soffrivano di questa malattia prima dell’infezione, sviluppavano il diabete dopo essere guariti dalla COVID-19.Il virus della COVID-19 – il SARS-CoV-2 – è noto per provocare ingenti danni nei polmoni e causare insufficienza respiratoria grave. Ma come e perché alcuni pazienti COVID-19 sviluppino improvvisamente una malattia cronica come il diabete è ancora un mistero così come il numero di persone che devono fare i conti con questa complicazione.

    Un’analisi globale condotta nel 2020 dal ricercatore sanitario Thirunavukkarasu Sathish presso la McMaster University in Canada ha scoperto che quasi il 15% dei pazienti che hanno contratto una forma grave di COVID-19 hanno sviluppato anche il diabete. Ma, ammette, “questo numero è probabilmente più alto tra gli individui a maggior rischio, ad esempio, quelli con prediabete”. La ricerca, condotta dall’endocrinologo Paolo Fiorina presso la Harvard Medical School e pubblicata nel 2021, ha mostrato che, in un gruppo di 551 pazienti ricoverati per COVID-19 in Italia, quasi la metà ha sviluppato iperglicemia.

    Peter Jackson, biochimico presso la Stanford University School of Medicine, stima che “la percentuale di pazienti con forma grave di COVID-19 che possono sviluppare il diabete arrivi al 30%”.

    Incuriositi dall’allarmante collegamento tra COVID-19 e diabete, Chen e Jackson hanno entrambi avviato indagini indipendenti per scoprire in che modo il SARS-CoV-2 potrebbe scatenare l’iperglicemia. Entrambi i gruppi hanno pubblicato i propri risultati nel numero di maggio della rivista scientifica Cell Metabolism.

    “Le loro scoperte offrono informazioni essenziali sui meccanismi di base per cui la COVID-19 può portare a sviluppare nuovi casi di diabete nei pazienti infetti”, afferma Rita Kalyani, professoressa associata di medicina presso la Divisione di endocrinologia, diabete e metabolismo della Johns Hopkins University, non coinvolta in nessuno dei due studi.

    Una ricerca sviluppata dall’ospedale Sacco, ospedale San Paolo e dall’Università degli Studi di Milano con un team internazionale coordinato dal professor Paolo Fiorina ha rivelato come si sviluppa il diabete correlato al Covid-19. L’infezione virale può indurre la resistenza all’insulina e quindi deteriorare la normale funzionalità β-cellulare. 

    Il pancreas è un altro obiettivo del virus della COVID-19

    Il SARS-CoV-2 colpisce l’uomo in modi molto diversi. Molte persone accusano solo sintomi lievi mentre altre sviluppano la malattia in forma grave, potenzialmente letale. Con il proseguire della pandemia è diventato evidente che, oltre che nei polmoni, questo virus può diffondersi in altri organi essenziali come fegato, cuore e reni e danneggiarli. È stato inoltre confermato che diabete e obesità sono fattori di rischio comuni nei casi gravi di COVID-19.

    In uno studio precedente, il gruppo di Chen ha coltivato in laboratorio diversi tipi di tessuto per vedere quali risultavano vulnerabili al virus della COVID-19. “Con grande sorpresa, abbiamo scoperto che le cellule beta del pancreas sono molto permeabili all’infezione di SARS-CoV-2”, spiega Chen. Il pancreas, che si trova dietro lo stomaco, è un organo complesso composto da numerosi tipi di cellule che aiutano la digestione. Inoltre contiene le cellule beta che producono l’insulina, l’ormone che scorta le molecole di zucchero dal sangue alle cellule dell’organismo dove vengono usate per l’energia.

    Tuttavia il fatto che un virus possa infettare le cellule cresciute su un vetrino da laboratorio non significa che possa attaccare l’organismo nello stesso modo. Per verificare se le osservazioni del laboratorio rappresentavano ciò che effettivamente accade nell’uomo, entrambi i gruppi di Chen e Jackson hanno acquisito campioni da autopsie di pazienti morti di COVID-19. Entrambi i gruppi hanno rilevato il SARS-CoV-2 nelle cellule beta del pancreas dei pazienti deceduti.

    Ma in che modo, esattamente, un virus respiratorio si sposta dai polmoni e raggiunge il pancreas? Dopo che i pazienti si ammalano di polmonite, l’infezione del lobo inferiore del polmone può causare un danno tessutale che permette al virus di fuoriuscire dagli alveoli polmonari e raggiungere i vasi sanguigni, spiega Jackson. “Una volta entrato nel sistema circolatorio, il virus può penetrare in altri tessuti altamente vascolarizzati come pancreas, cervello e reni”. Altri presumono che il virus possa entrare nel sistema circolatorio fuoriuscendo dall’intestino, cosa che può verificarsi nei pazienti privi di flora batterica intestinale sana.

    In che modo il virus blocca la produzione di insulina

    Entrambi i team di ricerca hanno notato che le cellule beta infettate con il SARS-CoV-2 smettono di produrre l’insulina. Nello studio di Jackson, le cellule beta infettate muoiono per apoptosi, una sequenza di autodistruzione geneticamente programmata attivata dalle cellule danneggiate.

    Il gruppo di Chen ha scoperto che le cellule beta infette subiscono un processo chiamato transdifferenziazione, ovvero si convertono in un altro tipo di cellula, un tipo che non produce più l’insulina. È possibile che alcune delle cellule beta infettate subiscano la transdifferenziazione mentre altre si autodistruggono.

    In entrambi i casi, il risultato è il medesimo: quando il virus della COVID-19 attacca le cellule beta pancreatiche, la produzione di insulina si riduce.

    Questa situazione può provocare il diabete di tipo 1 che in genere è causato da fattori di rischio genetici che stimolano una reazione autoimmune che attacca e distrugge le cellule beta. Il diabete di tipo 1 si riscontra più frequentemente in età giovanile e i pazienti devono iniettarsi l’insulina ogni giorno poiché il loro corpo non produce più quell’ormone. Inoltre, il diabete di tipo 1 si manifesta a seguito di un fattore ambientale scatenante, come un’infezione, che attiva la reazione immunitaria.

    Al contrario, il diabete di tipo 2, molto più comune, si verifica quando l’organismo diventa resistente all’insulina che produce. Il diabete di tipo 2 può essere gestito modificando l’alimentazione e facendo esercizio fisico anche se talvolta sono necessari farmaci che migliorano la sensibilità all’insulina. Complessivamente sono 34,2 milioni gli americani che soffrono di diabete secondo un report del 2020 pubblicato dal Centro per il controllo delle malattie (Centers for Disease Control).

    È importante continuare a studiare le cellule beta infettate e il loro destino perché potrebbero esistere sistemi per prevenirne la distruzione nei pazienti con casi gravi di COVID-19. Il team di Chen ha condotto analisi su un ampio ventaglio di sostanze chimiche nella speranza di trovarne una che possa evitare il processo di transdifferenziazione.

    Possibilità terapeutiche

    Dall’analisi è emerso un composto chiamato trans-ISRIB che ha aiutato le cellule beta a mantenere la loro identità e la loro capacità di produrre insulina una volta infettate con il SARS-CoV-2. Trans-ISRIB, che significa Integrated Stress Response InhiBitor (ovvero inibitore della risposta integrata allo stress, NdT), è un composto scoperto nel 2013 che è in grado di prevenire la normale risposta allo stress di una cellula. Composti di questo tipo sono allo studio come potenziali terapie per evitare apoptosi e danneggiamento cellulare.

    Chen avverte però che “Trans-ISRIB non è un farmaco approvato dall’FDA quindi non può ancora essere utilizzato sui pazienti. Ma i nostri studi indicano che è possibile sviluppare un nuovo farmaco per evitare che la COVID-19 causi il diabete”. Il gruppo di Jackson ha scoperto che il recettore di una proteina cellulare, chiamato neuropilina-1, è essenziale affinché il SARS-CoV-2 possa invadere le cellule beta; il blocco di questo recettore evita che le cellule vengano infettate.

    C’è anche un grande interesse tra la comunità di ricerca per lo sviluppo di farmaci che impediscano alle cellule di autodistruggersi per apoptosi. Composti sperimentali chiamati inibitori della caspasi, che impediscono il suicidio delle cellule, vengono attualmente studiati come potenziali terapie per migliorare o prevenire gravi forme di COVID-19. Sfortunatamente gli inibitori della caspasi non hanno ottenuto un concreto successo nella pratica clinica nonostante le ottime premesse e l’interesse suscitato. Eppure “potrebbero funzionare per l’esposizione a breve termine limitando il danno virale”, afferma Jackson.

    Chen aggiunge che il SARS-CoV-2 non è l’unico virus che minaccia il pancreas: “Coxsackievirus B, rotavirus, virus della parotite e citomegalovirus sono tutti virus che infettano e danneggiano le cellule beta. Che siano causa diretta del diabete di tipo 1 è tuttavia ancora oggetto di controversie”. Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se sia possibile neutralizzare gli attacchi virali diretti contro il pancreas bloccando l’infezione oppure impedendo al virus di raggiungere l’organo.

    Kalyani precisa che questi studi “sottolineano ulteriormente l’importanza di vaccinarsi contro la COVID-19. Gli individui che contraggono la COVID-19 e in particolare quelli con prediabete o altri fattori di rischio per il diabete devono segnalare al proprio medico eventuali sintomi di iperglicemia come minzione frequente, sete eccessiva, vista sfuocata o immotivata perdita di peso”.

    Questi nuovi risultati enfatizzano il fatto che abbiamo ancora molto da imparare sulla COVID-19 e sui suoi effetti a lungo termine. Sembra chiaro che per alcuni individui sfortunati sconfiggere il virus è solo l’inizio: ulteriori complicazioni possono emergere a seconda dei sistemi dell’organismo che vengono danneggiati dall’infezione virale. LEGGI TUTTO

  • in

    Un evento misterioso ha causato il tracollo delle popolazioni di squali 19 milioni di anni fa

    Tuttavia, 19 milioni di anni fa, qualcosa di misterioso ha colpito duramente le popolazioni degli squali oceanici, un evento dal quale non si sono più ripresi.Gli indizi di tale estinzione, descritti sulla rivista Science, sono stati ritrovati sotto forma di scaglie di squalo – i cosiddetti denticoli – in campioni di fondale dell’Oceano Pacifico. Sulla base della forma e dell’abbondanza dei denticoli nei campioni, i ricercatori ipotizzano che le popolazioni di squali oceanici del pianeta si siano improvvisamente e inspiegabilmente ridotte di oltre il 90%. Come termine di paragone, l’evento di estinzione che sterminò i dinosauri non-aviari 66 milioni di anni fa, determinò la morte del solo 30% circa degli squali.

    “Questi resti ci stanno dicendo chiaramente che è successo qualcosa di grosso”, afferma l’autrice principale dello studio Elizabeth Sibert, paleobiologa e oceanografa presso l’Università di Yale. “Gli squali hanno una storia evolutiva di 400 milioni di anni, è molto tempo che vivono sul nostro pianeta, ne hanno viste tante…cosa può essere stato a eliminarne il 90%?”

    Nessuno sa cosa abbia innescato questa decimazione ma, qualsiasi cosa sia stata, dev’essere successa nell’arco di 100.000 anni circa, un tempo che in termini geologici equivale a un battito di ciglia. Stranamente, questo evento non corrisponde a nessun grosso cambiamento climatico né ad alcun principale mutamento evolutivo noto tra altri predatori oceanici.

    D’altro canto è possibile che il declino nelle popolazioni di squali abbia dato ad altre specie marine la possibilità di prosperare. Molti milioni di anni dopo detta estinzione, gruppi di animali come tonni, uccelli marini, balene e squali migratori si diversificarono creando l’ecosistema oceanico che conosciamo oggi.

    I ricercatori avvertono anche che i ritrovamenti potrebbero essere un brutto segno per le attuali popolazioni di squali. Dal 1970 il numero totale di squali e razze oceanici è crollato del 71%, secondo uno studio pubblicato su Nature, un declino causato dalla pesca eccessiva. Se gli squali oceanici non si sono mai completamente ripresi dal duro colpo subito 19 milioni di anni fa, quale sarà il futuro degli oceani a seguito dell’azione dell’uomo?

    “In un certo senso questo studio ci mostra chiaramente quanto siano fragili questi grandi e carismatici predatori di fronte a certi improvvisi cambiamenti climatici”, afferma il paleobiologo specializzato in squali Mohamad Bazzi, dottorando presso l’Università di Uppsala in Svezia, che non è stato coinvolto nello studio. “Ha fortissime implicazioni anche sul presente”.

    Una biblioteca di squali

    Sibert incappò nei primi indizi di questa misteriosa estinzione diversi anni fa mentre cercava di capire i complessi meccanismi di vita dei pesci, inclusi gli squali, negli oceani degli ultimi 85 milioni di anni di storia della Terra.

    Per decodificare i trend della situazione nel suo complesso, Sibert ha consultato una delle biblioteche più importanti del nostro pianeta: i sedimenti delle profondità marine estratti mediante carotaggio dagli scienziati dal 1968. Il fondo marino ha in sostanza la funzione di un libro di storia delle dimensioni di un pianeta. Gli indizi chimici e fossili racchiusi in ogni strato di sedimenti scrivono la storia dell’evoluzione della Terra nel tempo nonché di come la vita ha reagito a tali cambiamenti. Questi ritrovamenti sono stati fondamentali ad esempio per ricostruire gli antichi cambiamenti nel clima terrestre. LEGGI TUTTO

  • in

    L’allevamento dei cammelli in Somalia è a rischio: “Se il cammello sta bene, anche noi stiamo bene”

    Mudha e BaruudParlando con noi sulla spiaggia di Xijiinle, Rasiid Jaamac, che è proprietario di 52 cammelli, ricorda che qui c’erano così tanti cammelli “che era impossibile vedere il mare”.

    In un recinto circolare fatto di rami conficcati nella sabbia c’era una coppia di cuccioli così giovani che dai loro ventri pendeva ancora il cordone ombelicale. Quando Maxamed si è avvicinata a loro, l’hanno salutata sfregando la testa alle sue mani e strattonandola per l’hijab. Lei ha accarezzato il loro ciuffo di peli e ha risposto con un mugolìo dolce. Si chiamano Mudha, che è il nome di un tipo di albero che Maxamed descrive come “luminoso e bellissimo”, e Baruud che significa tenace.

    La madre di Baruud era incinta durante la siccità e aveva iniziato a muoversi in cerchio come fanno i cammelli prima di intraprendere la loro spirale della morte. Maxamed ha camminato per due ore dal villaggio all’ospedale per prendere il cibo per lei e l’ha salvata dal baratro. 

    Dopo la nascita di Baruud, la madre ha ricominciato a produrre latte in quantità sufficiente perché ne avanzasse un po’ anche per la famiglia di Jaamac e Maxamed.

    La paura di perdere le loro mandrie a causa di episodi di siccità sempre più violenti e frequenti incombe sui pastori di Xijiinle e, secondo le Nazioni Unite, il 2021 potrebbe essere un altro anno di siccità. Jaamac spiega che anche se tutti i cammelli della famiglia morissero per la siccità, andrebbe a lavorare in città il tempo sufficiente per comperare due femmine e un maschio e poi tornerebbe a Xijiinle per riformare la mandria.

    Maxamuud Cali Xuseen vede il suo futuro in modo diverso. Xuseen, pastore di 36 anni con 35 cammelli, racconta che il ciclone gli ha fatto capire che il suo vecchio stile di vita oggi è troppo precario. Vuole qualcosa di diverso per i suoi figli e per questo ha mandato il maggiore a studiare nel paese vicino, Lughaya, nella speranza che un giorno riuscirà a trovare un buon lavoro all’estero.

     Asma Dhamac ha contribuito al report dal Somaliland. LEGGI TUTTO

  • in

    Metodo Feldenkrais, che cos'è e come applicarlo

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 15-06-2021

    Una metodologia che consente di riequilibrare e rieducare il corpo, la mente e il respiro anche in occasione di traumi

    © iStock

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Una metodologia di auto educazione che passa attraverso il movimento.
    Si tratta del Metodo Feldenkrais, ideato nel 1949 da Moshe Feldenkrais che cercò una soluzione per poter ritornare alla mobilità dopo un infortunio al ginocchio.
    Dopo anni di sperimentazione su se stesso, Feldenkrais iniziò ad insegnare questa metodologia e ad utilizzarla per la rieducazione del corpo.
    Infatti, il metodo, che in Italia si è diffuso a partire dagli anni Ottanta (arrivando, nel 1987, alla fondazione dell’AIIMF), ha come obiettivo quello di coinvolgere non solo il corpo, ma anche la mente, in una vero e proprio lavoro basato sulla percezione e l’ascolto di noi stessi.
    Ma come si mette in pratica questo metodo?
    Nelle sedute di metodo Feldenkrais ci si occupa di controllare la percezione del corpo nello spazio, ma anche di eseguire alcuni esercizi di equilibrio e di allungamento muscolare.
    Il tutto rispettando i limiti di ogni persona, così da ridurre al massimo i fastidi e azzerare ogni effetto collaterale.
    L’insegnante, quindi, inizierà con il porre alcune domande alla persona per comprendere la sua predisposizione ma anche il suo disagio.
    Poi si occuperà di proporre alcuni esercizi che dovranno essere eseguiti con costanza e con precisione, in correlazione con il respiro.
     Così, il metodo diventa un ottimo strumento per chi abbia subito un trauma fisico, oppure per chi abbia a che fare con disturbi neurologici.
    Ottimo anche per chi soffra di mal di schiena, di artrosi e di difficoltà di movimento, questo metodo viene praticato anche dagli atleti in quanto consente di aumentare la coscienza di sé e la concentrazione.
    Un punto essenziale del Metodo è la costanza: gli allievi vengono chiamati ad eseguire gli esercizi tutti i giorni, anche più volte al giorno, in modo da rieducare il corpo, la mente e il respiro.
    In Italia solamente gli insegnanti diplomati possono occuparsi di proporre ai propri allievi il metodo Feldenkrais.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 LEGGI TUTTO

  • in

    5 vip driver alla 1000 Miglia Charity

    Ricerca oncologica

    di Valeria GhittiPubblicato il: 15-06-2021

    Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta nel team alla guida della pink car della Fondazione IEO-Monzino, per sostenere la ricerca sui tumori femminili.

    © comunicato stampa Fondazione IEO-Monzino

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Dal 16 al 19 giugno si corre la 1000 Miglia, la storica sfilata delle più prestigiose vetture d’epoca, da Brescia a Roma e ritorno. Ad affiancare la corsa più bella del mondo c’è la 1000 Miglia Experience 2021 SOC, una sfilata delle più spettacolari vetture del Supercar Owners Circle (il club svizzero di appassionati collezionisti di beni automobilistici) che, lungo un percorso di gara studiato ad hoc, potranno condividere le quattro giornate di gara con le vetture che hanno fatto la storia della Freccia Rossa.
    Ed è in quest’ambito che la Freccia Rossa si tinge un poco di rosa con il progetto 1000 Miglia Charity, volto a raccogliere fondi per il Women’s Cancer Center, il centro multidisciplinare e multifunzionale a misura di donna dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia: proprio tra le auto del Supercar Owners Circle è presente la pink car della Fondazione IEO-MONZINO, una Aston Martin DBX completamente rosa per la campagna Follow The Pink.
    A guidarla un team di sole donne capitanato dalle due board member della Fondazione IEO-MONZINO Warly Tomei (ideatrice dell’iniziativa) e Umberta Gnutti Beretta, insieme a Viviana Galimberti, Direttore della Divisione di Senologia Chirugica dello IEO-Istituto Europeo di Oncologia. 
    E saranno Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta le special pink driver che durante la corsa, con la loro esuberanza e il loro calore, inviteranno alle donazioni per supportare la ricerca oncologica e in particolare il Women’s Cancer Center. Si tratta del primo centro in Italia riservato al mondo dei tumori femminili nella sua globalità: dalla gestione del rischio di ammalarsi, alla diagnosi precoce, alle terapie, fino al reinserimento nella quotidianità con il recupero del progetto di vita individuale. È dunque un posto per la donna, dedicato alla salute femminile nel suo insieme. L’obiettivo finale è che, una volta varcata la soglia del centro, la donna si affidi a chi la prende in carico, senza dover pensare ad altro che al proprio benessere.
    È grazie a iniziative come questa che è possibile continuare a sostenere lo IEO che lotta contro il cancro da oltre 25 anni, per non smettere di combattere e un giorno poter vincere la sfida. Dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto ogni contributo ha un significato enorme che può fare la differenza. Sostenere la Ricerca medico-scientifica significa guardare al futuro. Chiunque può sostenere il progetto facendo una donazione libera attraverso la pagina di crowdfunding dedicata https://partecipa.fondazioneieoccm.it/projects/1000-miglia-experience-per-la-ricerca. 

    VOTA:

    3.5 stars / 5 LEGGI TUTTO