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    L’ornitorinco è fluorescente: la scoperta che sorprende gli studiosi

    Dallo scoiattolo volante all’ornitorinco
    La biofluorescenza è un fenomeno per cui una sostanza, come ad esempio la pelliccia, assorbe la luce a una lunghezza d’onda e la emette a una lunghezza diversa. I colori più comuni della biofluorescenza comprendono verde, rosso, arancione e blu.
    Negli ultimi anni gli scienziati hanno scoperto che diversi tipi di gusci di tartarughe marine, funghi e scoiattoli volanti sono biofluorescenti. Le ragioni di questo fenomeno sono ancora sconosciute, tra le ipotesi c’è la mimetizzazione o la comunicazione tra individui della stessa specie.
    Nel 2019 Anich, mammaloga presso il Northland College di Ashland, in Wisconsin, e i suoi colleghi hanno scoperto che gli scoiattoli volanti presentano fluorescenza sotto la luce UV, illuminandosi di luce rosa sulla pelliccia del ventre.
    Questi studi hanno portato il team di ricerca al Field Museum di Chicago, dove i ricercatori hanno illuminato le pellicce di scoiattolo lì conservate con luce UV. Per curiosità, hanno fatto lo stesso su un campione di ornitorinco presente nello stesso museo, e hanno visto la fluorescenza. 
    Poco prima della pubblicazione dello studio di Anich, un’altra ricerca aveva riportato la scoperta che un ornitorinco ucciso da poco su una strada in Australia brillava sotto la luce nera, una lampada che emette luce UV.
    Questo convalida la scoperta di Anich e dimostra che anche gli ornitorinchi vivi, non solo quelli morti da tempo, sono quasi certamente fluorescenti, afferma Gilad Bino, esperto di ornitorinchi presso l’Università del Nuovo Galles del Sud di Sydney, in Australia.
    “L’ornitorinco non smette mai di stupirmi”, afferma Bino commentando il nuovo lavoro, al quale non ha partecipato.
    A che scopo?
    Ancora non è chiaro il motivo della fluorescenza dell’ornitorinco.
    Trattandosi di animali notturni che tengono gli occhi chiusi mentre nuotano, sembra improbabile che la fluorescenza abbia un ruolo importante nella comunicazione con altri esemplari della specie, afferma Anich.
    Potrebbe aiutarli a evitare certi predatori che possono vedere la luce UV: assorbire la luce UV ed emettere una luce blu-verde potrebbe servirgli per mimetizzarsi, dice Anich.
    Bino è concorde su questa ipotesi: molti mammiferi, inclusi molti uccelli, possono vedere la luce UV. I predatori dell’ornitorinco comprendono grandi pesci come il merluzzo di Murray, uccelli rapaci e dingo.
    È possibile anche che questa caratteristica non abbia alcuna funzione, che sia un tratto ancestrale che l’ornitorinco ha mantenuto insieme alle sue altre caratteristiche primitive, come la deposizione delle uova.
    Sia Anich che Bino sperano di poter studiare presto un ornitorinco vivo per confermare la scoperta della biofluorescenza e forse anche scoprirne la funzione.
    “Ora che so di questa caratteristica” dice Bino “porterò sempre con me una pila a UV quando uscirò per fare ricerche sul campo”. LEGGI TUTTO

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    Tristan da Cunha: come preservare il più grande “santuario marino” dell'Atlantico

    Tristan da Cunha, territorio britannico, si trova a 3.700 km a est del sud America e a 2.500 km ad ovest del Sudafrica. Per raggiungerlo sono necessari sette giorni di nave dal Sudafrica, e una volta che ci si arriva “ti senti proprio ai confini del mondo”, afferma Jonathan Hall, responsabile dell’unità dei territori d’oltremare del Regno Unito presso la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB, Reale società per la protezione degli uccelli, NdT).
    Ora questo arcipelago di quattro isole diventerà un santuario marino di 687.245 chilometri quadrati, ovvero un’area corrispondente a quasi tre volte il Regno Unito. Come annunciato oggi dal governo di Tristan da Cunha, il 90% delle acque circostanti la catena di isole diventerà una no-take zone, ovvero una zona in cui sono vietate la pesca, l’estrazione mineraria e altre attività estrattive.
    Questo aiuterà non solo a sostenere una piccola attività di pesca dell’aragosta al di fuori del santuario, affermano gli ambientalisti, ma proteggerà le aree di foraggiamento per le decine di milioni di uccelli marini che abitano le isole, come l’albatro beccogiallo e il pinguino saltarocce, nonché l’habitat di foche, squali e balene.
    La nuova area protetta verrà inclusa nel Blue Belt Programme del Regno Unito, che ad oggi salvaguarda quasi 7 milioni di chilometri quadrati di ecosistemi marini in tutto il mondo. Il nuovo santuario è il risultato di una collaborazione tra il governo di Tristan da Cunha, quello del Regno Unito e una serie di gruppi ambientalisti, inclusa RSPB, che lavora nella regione da 20 anni, e l’iniziativa Pristine Seas della National Geographic Society.
    L’Edimburgo dei sette mari
    In un articolo del 2014 che è apparso sull’edizione americana della rivista National Geographic Traveler (ora non più attiva), lo scrittore Andy Isaacson descriveva Tristan da Cunha — o semplicemente Tristan, come viene spesso chiamata l’isola — come un mix tra la Scozia e il Big Sur della California.
    L’isola, la più grande dell’arcipelago, è sormontata da un vulcano attivo, incappucciato di neve in inverno e caratterizzato da ripide scogliere sulle quali nidificano gli albatros. Lungo le sue spiagge si trovano colonie di foche e pinguini, e appena al largo prosperano dorate foreste di kelp. Sull’isola esiste una sola specie di albero, la phylica arborea, o “l’albero dell’isola”.
    Appena 245 persone, di origini scozzesi, americane, olandesi e italiane, vivono nell’unico villaggio dell’isola, chiamato Edinburgh of the Seven Seas, l’Edimburgo dei sette mari. Scoperta dall’esploratore portoghese Tristão da Cunha nel 1506, l’isola è rimasta disabitata fino al 1816, quando ci fu mandata di stanza una guarnigione britannica per evitare che i francesi salvassero Napoleone, esiliato sull’Isola di Sant’Elena, a 2.161 km più a nord.
    Sono i discendenti di quei marinai britannici e di pochi altri che sono arrivati negli anni a popolare l’isola, vivendo di allevamento di pecore, coltivazione di patate e pesca di aragoste. Se la presenza umana è scarsa, la fauna selvatica invece abbonda su Tristan da Cunha, dove le popolazioni di uccelli marini contano decine di milioni di esemplari. Tutte le sere “sembra che l’aria si riempia di fumo, tanto è grande la nuvola nera degli uccelli che rientrano sulla terraferma” afferma Hall “l’abbondanza di vita è sorprendente”.
    Durante una spedizione di ricerca sull’arcipelago nel 2017, gli scienziati di Pristine Seas di National Geographic hanno scoperto anche un’ampia popolazione di squali blu migratori, una specie molto colpita dalla pesca eccessiva per via delle loro pinne.
    “Questo è un ecosistema unico, che non si trova in nessun altro posto”, dice l’Explorer-in-Residence per National Geographic Enric Sala. È l’unica regione, nell’arco di migliaia di chilometri, in cui si trovano ecosistemi costieri come le foreste di kelp, aggiunge, ed è una nursery di fondamentale importanza per i cuccioli di squalo blu.
    I benefici della protezione marina
    Per quanto remota, Tristan da Cunha non è esente a minacce ambientali: una specie di topi invasivi, portati dalle navi di passaggio, arrivano a uccidere circa due milioni di uccelli all’anno. Il primo programma di eradicazione verrà avviato nel 2021. LEGGI TUTTO

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    Perché le attività all'aperto sono importanti per i bambini (ora più che mai)?

    Anche prima della pandemia, i bambini trascorrevano solo dai quattro ai sette minuti al giorno a fare giochi all’aperto, secondo le stime della National Recreation and Park Association. Ora che gran parte delle attività all’aria aperta sono limitate, questo tempo è stato ulteriormente tagliato – e molti bambini non stanno nemmeno prendendo quel po’ di aria fresca di cui solitamente beneficiavano per andare (e tornare) a scuola. In effetti, uno studio recente della Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud ha rilevato genitori che riferiscono di aver visto i loro figli meno fisicamente attivi e più sedentari durante i mesi di aprile e maggio, in confronto al mese di febbraio.
    E ora stanno per arrivare anche giornate più brevi e un clima più rigido – condizioni da sempre legate alla tendenza dei bambini a voler stare maggior tempo rintanati dentro casa. Ma gli studiosi concordano sul fatto che stare all’aperto anche durante i mesi più freddi sia fondamentale per la salute dei bambini.
    I genitori, molto probabilmente, sono a conoscenza degli effetti benefici della luce del sole: aiuta a produrre la vitamina D, è responsabile della costruzione ossea ed è in grado di stimolare una ghiandola che regola umore e sonno. Ma l’attività all’aria aperta rilascia anche quegli ormoni del benessere chiamati endorfine, che aiutano le persone a calmarsi e ad alleviare l’ansia. Questo processo è davvero molto importante adesso, visto che molti esperti ritengono che la pandemia stia contribuendo a un aumento di stati d’ansia e depressione tra i più piccoli, afferma Forrest Talley, psicologo clinico dell’Invictus Psychological Services di Folsom, in California.
    “Alcuni dei benefici maggiori del trascorrere tempo all’aria aperta sono cognitivi e sociali”, spiega Talley. “Quando i bambini giocano con gli altri bambini sperimentano un senso di comunità, il che quasi sempre contribuisce a ridurre gli stati depressivi”.
    Il trucco, ovviamente, sta nel convincere i vostri figli a coprirsi bene e lasciare il caldo avvolgente della vostra casa. Ecco alcune idee su come spingerli a cercare un po’ di “fresco”.
    Combattete la resistenza
    Se i vostri figli puntano letteralmente i piedi a terra di fronte al vostro tentativo di spingerli fuori dalla porta di casa, fate un passo indietro.
    “Se già sapete che i vostri figli opporranno resistenza, siate proattivi”, afferma la consulente genitoriale Laura Froyen di Madison, Wisconsin, le cui figlie hanno 5 e 8 anni. “Affrontate la conversazione in un momento di calma e “connessione”, magari mentre fate uno snack o state giocando in tranquillità”.
    Chiedete a vostro figlio che cosa non gli piace dello stare all’aperto. Poi indagate più a fondo. Chiedete cosa vorrebbe fare e dove vorrebbe andare. Se avete un gruppetto di amici, scoprite chi avrebbe voglia di incontrare. Queste domande possono aiutarvi a fare un po’ di chiarezza.
    Per esempio, Froyen ha avuto un’esperienza con una madre che non riusciva a capire come mai suo figlio di dieci anni non volesse andare al parco per cani. Dopo averne parlato con lui, la donna ha poi scoperto che era dispiaciuto perché non poteva unirsi agli amici del parco poiché non facevano parte della cerchia ristretta imposta dal COVID-19. Una volta che sua madre ha compreso il motivo di quel comportamento, ha smesso di spingerlo ad andare al parco e ha pianificato delle attività all’aria aperta in altri luoghi.
    La mamma di Pele, Bridget Barrett-Parker, afferma che il più grande ostacolo che impedisce a suo figlio e alla sorellina di due anni di uscire in inverno non è rappresentato dalla loro resistenza – ma piuttosto dalla sua stessa ritrosia di madre. Avere un motivo per uscire aiuta.  
    “Ci vuole qualcosa che ci invogli a uscire”, afferma Barrett-Parker, insegnante e consulente genitoriale. “Se c’è un minimarket che si può raggiungere a piedi o un punto del giardino da osservare, posso proporre ‘Facciamo una gita’”.
    Create una routine d’uscita
    Un altro modo per superare la resistenza: rendete l’uscita parte integrante della vostra vita quotidiana.
    “Rendetela non-negoziabile”, dice Barrett-Parker. “Sia che facciate una passeggiata prima o dopo scuola ogni mattina, spendete del tempo al parco, oppure pianificate di incontrarvi con un amico; programmare un arco di tempo consistente per stare fuori ogni giorno contribuirà a togliervi un po’ di pressione di dosso”.  
    E per quanto abbiate la tentazione di farlo, non ignorate le varie lamentele del tipo “sono annoiato” oppure “ho freddo”. Prendetene atto, ma poi aiutate comunque i bambini a impostare un’attività regolare, di lungo termine.
    “Anche se riuscite a portare i vostri figli fuori solo per cinque minuti un giorno, e sei il giorno dopo, quella è comunque una vittoria”, afferma Froyen. “Puntate al miglioramento piuttosto che alla perfezione”.
    Portate l’interno all’esterno
    I vostri figli hanno un’attività preferita dentro casa? Portatela fuori – con un piccolo colpo di scena.
    Riempite bottigliette spray con acqua fredda e colorante alimentare per dipingere sulla neve, raccomanda la consulente genitoriale L. Elizabeth Forry di Annapolis, Maryland. “Cosa c’è di meglio di una tela bianca intatta e pura?” afferma la donna, madre di due bambini di sei e nove anni.
    Jolene Caufield di Baltimora, madre di un bambino di sei anni, suggerisce un pigiama party all’aperto. Le tende separate possono assicurare il distanziamento sociale. “Assicuratevi che i bambini non abbiano alcuna distrazione, in maniera da poter godere appieno del divertimento”, aggiunge. 
    Anche mischiare le attività stagionali può rendere l’uscita all’aria fredda più attraente. Sarah Miller, madre di due bambini di cinque e due anni a Kalamazoo, Michigan, fa notare che le attività estive possono essere ancora più divertenti in inverno.
    “I camion giocattolo o i classici giochi da spiaggia rinascono a nuova vita se usati come giocattoli per la neve”, afferma la donna. “I bambini possono anche fare delle bolle e vedere se si congelano”.
    Aggiungete più avventura
    Se poi le tradizionali attività invernali sono più nel vostro stile, provate a intensificare il senso d’avventura per invogliare i bambini a stare all’aria aperta.
    Graehme Esarey, padre di due bambini di 12 e 14 anni a Bainbridge Island, Washington, ha pianificato l’osservazione di tempeste sulla spiaggia e rafting invernale sul fiume. Ma fa notare che anche le attività di “basso profilo”, come giocare a scacchi o bere cioccolata calda, sono più divertenti se fatte all’aperto.
    “L’idea di vivere un’avventura è molto importante per i bambini”, spiega l’uomo. “Preparateli mentalmente, e sfruttate ogni occasione per crearne una nuova”. LEGGI TUTTO

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    Cioccolato dell'Ecuador: che cosa lo rende “il cibo degli dei”?

    In Ecuador nascono le varietà più pregiate al mondo. Se alcune grandi imprese agricole sono note per la coltivazione di monocolture come la CCN-51 – una varietà di cacao tristemente nota per il suo alto rendimento e scarso sapore – gli agricoltori più piccoli e spesso indigeni, che lavorano con proficui accordi commerciali diretti con i produttori artigianali di cioccolato, hanno invece stimolato la rinascita di varietà perdute. 
    In questo contesto si è assistito alla rinascita del superlativo cacao Arriba Nacional, una varietà a rischio nota per il suo basso rendimento, ma anche per il suo profilo gustativo ricco, fruttato e floreale. Questa è la varietà che ha dato notorietà a Pacari (sebbene oggi la sua produzione di cioccolato spazi anche su molte altre varietà). Il successo è arrivato grazie alla collaborazione dell’azienda con 4.000 agricoltori ecuadoriani, tra cui Alvarado di Santa Rita.
    “Abbiamo eliminato gli intermediari”, afferma Santiago. “Siamo tornati a commerciare direttamente con i piccoli produttori, in un momento in cui nessuno si rivolgeva a loro. Erano i perdenti del grande gioco dell’esportazione, e nessuno parlava di prodotti vegani, biodinamici o biologici. Abbiamo pagato più del prezzo di mercato, offrendo un incentivo per il controllo qualità e per la fedeltà”. 
    Una dolce nuova era 
    L’esplosione dell’interesse internazionale per il cioccolato monorigine di alta qualità ha determinato un boom nel numero di appassionati di cacao interessati a conoscere i produttori di cioccolato di lusso ecuadoriani. 
    Secondo un rapporto del 2019 dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, l’Ecuador ha vissuto il più grande incremento mondiale nel numero di visitatori: un aumento del 51% con 2,42 milioni di visitatori, rispetto a 1,6 milioni dell’anno precedente. Sebbene la pandemia abbia notevolmente ridotto questi numeri, la nazione si attende una ripresa, che naturalmente vede il cioccolato come incentivo. 
    La notevole biodiversità tipica dell’Ecuador nasce dal suo spettacolare territorio, che si estende dal bacino tropicale dell’Amazzonia alle cime innevate delle Ande fino alle coste sabbiose del Pacifico. Uno dei modi migliori per esplorare la sua variegata conformazione geografica è in autobus. Wanderbus offre una varietà di itinerari “sali e scendi” nei quali i viaggiatori possono visitare piccole comunità dell’ecosistema di alta quota di Páramo per gustare una zuppa di patate fatta in casa, o fare una breve sosta nella foresta pluviale amazzonica per conoscere le piante medicinali e vedere la produzione di cacao.  LEGGI TUTTO

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    Settimana 2, Vendée Globe 2020-2021: immagini e coordinate geografiche

    .css-1vr1c5u{font-family:GeoEditRegular,sans-serif;font-size:12px;font-weight:normal;font-stretch:normal;font-style:normal;line-height:1.5;-webkit-letter-spacing:3px;-moz-letter-spacing:3px;-ms-letter-spacing:3px;letter-spacing:3px;color:#555555;text-transform:uppercase;white-space:nowrap;}@media (min-width:768px){.css-1vr1c5u{color:#000000;}}@media (max-width:767px){.css-r9bic9{display:none;}}Friday, November 20, 2020 LEGGI TUTTO

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    Settimana 2, Vendée Globe 2020-2021: nell'occhio della tempesta tropicale

    La tempesta tropicale Thêta
    È stata la ventinovesima tempesta tropicale del 2020, un numero elevato rispetto alla media. Credo fosse dal 2005 che in Atlantico non nascevano cosi tante tempeste tropicali…
    Allo stadio in cui l’abbiamo incontrata noi era una depressione poco estesa, tutto succedeva in un raggio molto limitato, ma intensa: Thêta ha soffiato fino a 60 nodi (oltre 111 km/h) e ho dovuto tracciare una rotta che evitasse queste raffiche: dovevo proteggere Prysmian Group, la mia barca, e me stesso.
    Ho scelto una rotta che in gergo si chiama “ad ala di gabbiano”: verso il centro della depressione, verso l’esterno e nuovamente verso l’interno. Per poi uscirne, indenne.
    Una navigazione effettuata in base al barometro, strumento che in questo caso utilizzavo per conoscere la mia posizione rispetto al centro della depressione e posizionarmi di conseguenza.
    Man mano che mi avvicinavo alla depressione, il barometro scendeva, la copertura nuvolosa aumentava, con nubi sempre più stratiformi …
    Quando mi sono avvicinato all’occhio della tempesta, ho strambato, ho cambiato traiettoria. A quel punto il barometro ha iniziato a risalire e le nubi si sono diradate. Questo giro di danza l’ho fatto per due volte, in cerca del vento per me più favorevole.
    La notte tra venerdì 13 e sabato 14 è stata intensa, non posso negarlo, così come il giorno seguente. Sembrava di essere in una piccola lavatrice all’interno della pancia della barca.Ma ne siamo usciti.
    Guardandomi indietro ho riflettuto su quello che sono e che possono diventare le tempeste tropicali. Thêta ha avuto un’evoluzione inaspettata, tanto che è arrivato un messaggio dalla direzione di regata a riguardo. Noi l’abbiamo affrontata, ha picchiato duro, qualche concorrente ha subito dei danni, ma tutti ne siamo usciti e Thêta è andata scemando verso le coste iberiche.
    A volte però le depressioni si trasformano in cicloni, con una forza impressionante. Ho pensato alle conseguenze che questi venti e le onde che li accompagnano producono a terra, e il mio pensiero di gratitudine è andato a Electriciens sans Frontiéres, che interviene in questi casi per ripristinare l’energia elettrica e l’accesso all’acqua potabile. Ho guadato il loro logo presente sulla mia barca e mi sono sentito orgoglioso di portarne i colori.
    Finisce un territorio marinaresco, entriamo in un nuovo territorio oceanico: l’anticiclone delle Azzorre si sta formando e dobbiamo attraversarlo per agganciare gli Alisei, che mi porteranno nell’emisfero australe.
    GIANCARLO PEDOTE: SCOPRI DI PIÙ LEGGI TUTTO