11 Luglio 2025

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    Ghiacciai neri, cosa sono e perché si tratta di una brutta notizia

    Li immaginiamo di colore bianco, candidi, lucenti, immacolati. Ma, in realtà, sempre più spesso appaiono scuri e grigi. Per questo vengono chiamati ghiacciai neri, in termini tecnici debris covered glacier: distese di ghiaccio ricoperte di detriti e sedimenti, che si concentrano soprattutto nella porzione inferiore, la cosiddetta zona di ablazione. Questi depositi modificano il modo in cui la coltre ghiacciata interagisce con la luce solare, alterando il valore di albedo, ovvero il potere riflettente dello strato superficiale.

    Sicurezza e Ambiente

    Ghiacciai in ritirata: come la crisi del clima sta cambiando l’alpinismo

    a cura della redazione di Green&Blue

    16 Giugno 2025

    Riflettere o assorbire i raggi del sole
    Una superficie chiara, come la neve fresca, riflette gran parte dell’energia solare e ha, quindi, un valore di albedo elevato. Al contrario, una superficie scura ne respinge solo una minima parte e possiede perciò un valore molto inferiore, che comporta un maggiore assorbimento da parte del ghiaccio, con conseguente aumento della fusione. Per intenderci, lo stesso fenomeno è alla base della scelta dell’abbigliamento estivo: di solito preferiamo abiti bianchi anziché neri, proprio perché i primi, respingendo la luce del sole, ci consentono di stare più freschi, mentre i secondi, accumulando calore, amplificherebbero la sensazione di afa.

    Peraltro, un sensibile decremento dell’albedo è stato evidenziato già nel 2019 da uno studio pubblicato su Global and Planetary Change e condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, che hanno analizzato 15 ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale, nelle Alpi centrali, tra il 1984 e il 2011.

    Argentina

    Manu Chao contro Milei, in gioco la sopravvivenza dei ghiacciai andini

    di Giacomo Talignani

    23 Giugno 2025

    Le cause del fenomeno
    La principale causa dell’annerimento sono i cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi decenni. L’innalzamento delle temperature globali provoca, infatti, il rapido ritiro dei ghiacciai, esponendo superfici di roccia sempre più estese, che vengono sgretolate dal gelo e dalle escursioni termiche producendo materiali frantumati. Per esempio, sui ghiacciai della valle dell’Hunza sul Karakorum, in Pakistan, i detriti sono aumentati dall’8 al 21% tra il 1990 e il 2019. Analogamente, la copertura rocciosa sui ghiacciai del Gran Caucaso è passata da circa 48 chilometri quadrati nel 1986 a circa 79 nel 2014. Un altro importante fattore che contribuisce allo scurimento sono le polveri trasportate dall’atmosfera, di origine soprattutto umana, come il particolato proveniente dalla combustione dei motori diesel, dalle attività industriali, dagli incendi boschivi.

    Secondo alcuni esperti, però, almeno una notizia positiva ci sarebbe: quando la copertura supera i 10-20 centimetri di spessore protegge il ghiacciaio sottostante, rallentando, almeno per un certo periodo, il processo di scioglimento. Ma lo scenario resta comunque desolante.

    Gli esempi più significativi
    I ghiacciai neri si trovano in molte catene montuose del mondo, con una distribuzione eterogenea: in regioni polari o a basse pendenze la copertura detritica è quasi assente, mentre sulle montagne ripide è più abbondante. Ecco perché il fenomeno è presente anzitutto in Asia, dove sono coinvolti il ghiacciaio Khumbu in Nepal, sul versante dell’Everest; il ghiacciaio Ngozumpa sull’Himalaya orientale; il ghiacciaio Baltoro sul Karakorum. È rilevante anche sulle Ande, dove interessa soprattutto il ghiacciaio Ventisquero Negro sul monte Tronador, in Argentina. Neppure l’Italia è immune da questa dinamica. Sulle Alpi i casi più noti sono il ghiacciaio Miage sul Monte Bianco e quello del Belvedere sul Monte Rosa.
    Uno studio del 2018 basato su analisi satellitari ha stimato che circa il 4,4% della superficie di tutti i ghiacciai del Pianeta, fatta eccezione per Groenlandia e Antartide, è ricoperto da sedimenti. Questa percentuale globale, pur esigua, equivale in realtà a migliaia di chilometri quadrati di manti glaciali scuriti.

    La storia

    Il glaciologo Felix Keller: “Così possiamo salvare i ghiacciai”

    di Paola Arosio

    04 Giugno 2025

    L’impatto sull’ambiente
    La presenza di detriti ha vari impatti ambientali. Anzitutto aumenta l’instabilità dei versanti e il rischio di frane. Poi favorisce l’apertura di cavità e depressioni dove si accumula l’acqua formando dei laghi, sulla superficie o lungo i margini dei ghiacciai. Ciò destabilizza la struttura del ghiacciaio dall’interno e ne accelera il collasso, con il rischio di inondazioni improvvise nelle valli sottostanti. LEGGI TUTTO

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    Suoni Controvento 2025: la cultura incontra la natura nel festival a impatto zero

    Certe volte la sostenibilità è solo un’etichetta buona per ogni stagione. Certe altre, è davvero il cuore di un’ispirazione e di un progetto. Dal 15 luglio al 7 settembre torna Suoni Controvento, il festival umbro concepito per avere un impatto ambientale minimo. Nato per portare musica, teatro, letteratura, gaming e incontri sui temi d’attualità nei paesaggi naturali dell’Umbria, il festival ha fatto della sostenibilità il suo tratto distintivo. La manifestazione, arrivata alla nona edizione, è promossa da Aucma (Associazione umbra della canzone e della musica d’autore), associata AssoConcerti, con il sostegno di Regione Umbria, Sviluppumbria, Fondazione Perugia e Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.

    Spettacolo fra borghi e natura
    Il programma spazia dalla musica alla letteratura, offrendo un’esperienza immersiva che fonde cultura e natura. Tra gli ospiti musicali più attesi ci sono Brunori SAS e gli Afterhours, previsti rispettivamente l’1 e il 3 agosto ad Assisi, Serena Rossi l’8 agosto a Spoleto, la PFM il 9 agosto a Gualdo Tadino, Nada l’11 agosto a Fossato di Vico e Dardust il 31 agosto a Narni. A settembre toccherà a Raphael Gualazzi esibirsi a San Gemini. Il cartellone internazionale vede la presenza di artisti come la carismatica Nik West, in programma il 12 agosto a Sigillo, il songwriter Joseph Arthur, e proposte indie, di confine e sperimentazione come Murubutu (02/08, Trevi), Giorgio Poi (27/07, Norcia), i Selton (06/08, Corciano) e molti altri. Non mancano contaminazioni tra teatro e musica, come l’evento con Mario Tozzi ed Enzo Favata (20/07, Marsciano), né raffinati incontri musicali, tra cui quello tra Luca Ciammarughi e Jacopo Taddei (02/09, Acquasparta). A chiudere la nona edizione sarà un omaggio a Pino Daniele alla Cantina Caprai di Montefalco.

    Cultura sostenibile in movimento
    Elemento distintivo di Suoni Controvento sono però anche le passeggiate verso i “palcoscenici naturali” dove si tengono i concerti. Quest’anno le camminate, che spesso si svolgono in notturna sotto il cielo stellato, potranno essere fatte anche in bicicletta, offrendo così un’alternativa sostenibile per raggiungere i luoghi degli spettacoli. Accanto alla musica, la letteratura rimane protagonista grazie alla rassegna “Libri in cammino”, che vedrà protagonisti Giorgio Van Straten (Montone, 20/07), Valerio Aiolli (02/08, Spoleto), Viola Di Grado (09/08, Sigillo), Valerio Mieli (24/08, Marsciano) e Nicoletta Verna, vincitrice dell’European Union Prize for Literature 2025, il 30 agosto a Narni.

    Dialogo su ambiente e società
    Il festival non trascura il dibattito sociale e ambientale, con la rassegna parallela “Ripartiamo dai territori”, incontri a ingresso gratuito organizzati da Rai Umbria e Suoni Controvento. Quattro gli appuntamenti in programma su temi di grande attualità e sensibilità sociale: si parte il 15 luglio al Teatro Cucinelli di Solomeo con “Come ricostruire un’economia sociale”, si prosegue il 27 luglio in piazza San Benedetto a Norcia con “La spiritualità – confronto, ispirazione e orientamento sociale”. Il 2 settembre a Palazzo Cesi di Acquasparta ci sarà “La cultura e l’educazione al rispetto sono le basi dei diritti civili”, per chiudere il 6 settembre al Sacro Convento di Assisi con “Come comunicare nuove energie creative”, anteprima del “Cortile di Francesco” dedicato quest’anno al tema della creazione. “Suoni Controvento è un festival che ribalta il rapporto tra natura ed eventi perché negli anni è riuscito a costruire un’audience che ha percepito e protetto l’importanza dei luoghi naturali e non – spiega Lucia Fiumi, presidente di Aucma – vogliamo proporre un modo nuovo di portare la cultura nella natura, dove le logiche d’uso sono sostituite da una collaborazione mutualistica tra uomo e natura.”

    Evento a impatto zero certificato
    Alla base di Suoni Controvento c’è un’impronta ecologica attentamente misurata. Tutti gli eventi sono progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale, evitando installazioni invasive e utilizzando strutture leggere e temporanee. Il festival è impegnato in un percorso di certificazione della carbon footprint, in collaborazione con Regusto, che consente di calcolare e compensare le emissioni di CO? tramite crediti di impatto certificati su blockchain. Inoltre, grazie alla partnership con il Gruppo Hera, Suoni Controvento promuove l’utilizzo di energia pulita, configurandosi come un modello di evento culturale a impatto positivo.

    Una rete culturale diffusa
    Nato nei borghi del Monte Cucco, Suoni Controvento coinvolge oggi ben 24 comuni umbri, tra borghi storici e scenari naturali incontaminati. Questa espansione testimonia la capacità del festival di creare una rete culturale diffusa sul territorio, valorizzando la natura e le strepitose piazze medievali umbre grazie anche alla partecipazione attiva delle comunità locali. I luoghi scelti non fanno dunque semplicemente da cornice: dalle cime montane ai parchi naturali, dalle grotte ai borghi medievali, diventano parte integrante degli spettacoli, instaurando un dialogo armonioso tra arte e paesaggio.

    Una rete nazionale per la musica in montagna
    Suoni Controvento fa inoltre parte del circuito “KeepOn Experience” ed è tra i fondatori della Rete dei Festival Italiani di Musica in Montagna insieme a eventi prestigiosi come Suoni delle Dolomiti (Trentino), Musica sulle Apuane (Toscana), MusicaStelle Outdoor (Valle d’Aosta), Paesaggi Sonori (Abruzzo), RisorgiMarche (Marche), Suoni della Murgia (Puglia) e Time in Jazz (Sardegna). La rassegna ha infine ottenuto il riconoscimento “Umbria culture for family”. LEGGI TUTTO

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    Le ragioni dei ragazzi che boicottano l’esame di Maturità. Non ignoriamo il loro malessere

    Quale senso può avere ancora oggi l’esame di Stato previsto al termine del quinto anno di scuola media superiore che presto, a quanto pare, dovrebbe tornare a chiamarsi “di maturità”? Attualmente, come sappiamo, è concepito secondo un sistema di giudizio formulato su base numerica. Alcuni osservatori considerano tale modalità ormai superata; altri invece continuano a ritenerla valida e intendono semmai rilanciarla, secondo standard di valutazione oggettiva.
    È una vecchia questione che, quasi a ogni generazione, si ripresenta in veste nuova. Credo che casi come quelli di Gianmaria e Maddalena, i quali hanno contestato l’orale adducendo ragioni legate alla mancanza di empatia del corpo docente, offrano spunti di riflessione non trascurabili.

    Padova, rifiuta di fare l’orale alla maturità: “L’esame è una sciocchezza, i voti non servono”

    a cura della redazione Cronaca nazionale

    07 Luglio 2025

    Teniamo presente che tutti i grandi educatori moderni, da John Dewey a Maria Montessori, da don Lorenzo Milani ad Alberto Manzi, nella sostanza sarebbero stati d’accordo con questi ragazzi. Dico di più: li avrebbero abbracciati uno per uno. Intendiamoci: noi sappiamo che ogni giudizio, non solo scolastico, dell’uomo sull’uomo è un’invenzione culturale: non si tratta della verità, che resterà fatalmente inattingibile, bensì di un modo, sempre imperfetto, che è stato escogitato allo scopo di organizzare la società. La polis non esiste in natura, così come l’aula scolastica. Ma come facciamo a spiegarlo a Gianmaria? Una maniera ci sarebbe: bisogna scoprire gli ingranaggi della valutazione. Questo, ammettiamolo, è molto più complicato che limitarsi a svolgere il programma, interrogare e stilare il cosiddetto bilancio delle competenze.

    Maturità, gli studenti ribelli: “Boicottiamo l’orale”. Valditara: bocciateli

    11 Luglio 2025

    Non dovremmo addestrare gli scolari a superare l’ostacolo, come se l’istruzione fosse un percorso di guerra, destinato a premiare chi arriva primo lasciando tutti gli altri nella retrovia polverosa. Come professori siamo chiamati a fondare, insieme agli allievi che ci sono stati affidati, nuove imprese conoscitive. In mancanza di una fiducia reciproca fra chi insegna e chi studia, niente si può realizzare. Se i docenti non conoscono nel profondo gli alunni che hanno di fronte e si mantengono disinteressati alle loro persone, la scuola continuerà ad essere un luogo specialistico dove ci si annoia e basta, senza scoprire e riconoscere i propri talenti.

    È necessario puntare tutto sulla qualità della relazione umana: nel momento in cui stipuliamo un patto emotivo con l’adolescente, ogni cammino potrà essere intrapreso. Scaricare di peso il voto, invece di drammatizzarlo, significa premiare il movimento registrato dallo scolaro rispetto alla sua stazione di partenza, prima ancora del traguardo raggiunto o mancato. Ciò non significa ridurre gli obiettivi didattici, ma calibrarli sapendo che ogni apprendimento ha tempi e forme diverse. Creare in un diciottenne la consapevolezza della dimensione convenzionale di qualsiasi esame è di gran lunga più importante che fargli conseguire un buon risultato.

    Esame di stato al via, ma dall’anno prossimo si cambia

    di Viola Giannoli

    18 Giugno 2025

    Non illudiamoci: almeno fin quando il titolo di studio conserverà valore legale, quali che siano i sistemi di valutazione praticati, il distacco fra l’istituzione e la persona sarà inevitabile, in certo qual modo necessario; tuttavia, soprattutto oggi, in piena rivoluzione digitale, se davvero vogliamo far crescere nei giovani in via di formazione il senso della responsabilità non possiamo limitarci a contrapporre alle loro prevedibili insofferenze i nostri semplici cartelloni precettistici. Dobbiamo prendere sul serio le rimostranze di chi percepisce lo scarto fra la potenza della vita e l’artificio della scuola. LEGGI TUTTO