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    Scuola, l'ira di Azzolina sui rinvii delle Regioni: “Presa in giro”. Ma Zingaretti: “Conta la sicurezza, non i partiti”

    ROMA – Lucia Azzolina si sente presa in giro. Tradita anche dalla parte del Pd che aveva promesso di dare una mano, sulla scuola, per far tornare in presenza i ragazzi delle superiori almeno al 50 per cento dopo le feste natalizie. E invece, ogni promessa è stata infranta. Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia aveva proposto – durante il Consiglio dei ministri iniziato lunedì scorso – una mediazione: ritorno in classe al 50 per cento a partire da lunedì 11, dopo il monitoraggio settimanale previsto per oggi, per capire qual è la reale diffusione del contagio e in che fascia si troveranno le diverse regioni dopo l’omologazione fatta durante le feste.

    La scuola rinvia l’apertura delle superiori, 14 Regioni hanno già detto “no”
    di Corrado Zunino 08 Gennaio 2021

    “Ho capito subito che era una presa in giro – ha detto Azzolina ai parlamentari che l’hanno chiamata in queste ore – adesso ne ho la certezza”. Perché a ripartire davvero con la didattica in presenza al 50 per cento da lunedì saranno solo le scuole superiori della Toscana e, probabilmente, di Valle d’Aosta e Abruzzo. E perché stamattina il presidente del Lazio Nicola Zingaretti, che in quanto segretario del Pd aveva fatto chiedere il rinvio in Consiglio dei ministri, ha deciso che le scuole superiori della sua Regione resteranno in didattica a distanza al 100 per cento fino almeno al 18 gennaio. Pur avendo fatto partire una campagna di screening gratuito per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Proprio Zingaretti alla titolare dell’Istruzione dice: “Conta la sicurezza, non contano i partiti”.
    Sulle date, il giorno prima Michele Emiliano in Puglia aveva fatto peggio. Rinviando al 15 gennaio l’inizio delle lezioni in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado, elementari comprese. Stessa cosa in Sicilia: ci sarà la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 31 gennaio e per le scuole elementari e medie dall’11 al 16 dello stesso mese. Mentre in Calabria, il Tar impone di riaprire almeno le elementari, ma il presidente facente funzioni Antonino Spirlì scrive su Facebook che non lo farà mai. Quanto alla Campania, Vincenzo De Luca non poteva certo restare indietro: lunedì 11 gennaio riapriranno in presenza solo le scuole dell’infanzia e le prime due classi della scuola primaria. A partire dal 18 gennaio, sarà valutata la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado. Di rinvio in rinvio, i bambini campani sono andati a scuola meno di tutti.
    “La verità è che i ragazzi sono sempre gli ultimi”, si è sfogata la ministra, “è stato un giochino fatto ad hoc, senza pensare a tutti quei ragazzini che dalla Dad sono penalizzati per i motivi più diversi. E a quelle regioni dove neanche i bambini delle elementari sono ancora tornati a scuola”. Stando ai monitoraggi settimanali resi noti oggi, la maggior parte delle Regioni in Italia è in fascia gialla, cinque sono “arancioni”, ma per tutte – secondo gli accordi con il governo – le scuole superiori avrebbero potuto riprendere in presenza almeno al 50 per cento, perché non ci sono zone rosse. Le previsioni sul contagio e la paura dell’impatto della variante inglese hanno fatto però cambiare idea a gran parte del Pd e dei presidenti di Regione, che pensano sia più saggio – in questa situazione – sacrificare la scuola in presenza per gli studenti delle superiori.
    Bianca Granato (M5s): “Traditi dal Pd”.
    “Ci sentiamo traditi: pensavamo che quella sulla scuola fosse una battaglia condivisa con il Pd, ma evidentemente non è così. Da un lato Dario Franceschini che tiene chiusi musei, luoghi di cultura e i siti archeologici, si riempiono la bocca di cultura ma questa dove è? Dall’altra il presidente Stefano Bonaccini che fino a pochi giorni fa aveva detto che era tutto pronto per la riapertura delle scuole superiori nella sua Regione, ma oggi ha rinviato al 25 gennaio. Probabilmente Zingaretti non era pronto per la riapertura e gli altri sono stati condizionati”. Lo dice Bianca Laura Granato, capogruppo M5s in Commissione Istruzione al Senato.
     
    La replica di Zingaretti
    “Vorrei dire alla ministra Azzolina che la politica e i partiti non c’entrano nulla. Quello che conta è la vita e la sicurezza delle persone a cominciare dalla scuola”. Lo dice il leader del Pd, Nicola Zingaretti in risposta alla titolare dell’Istruzione: “Abbiamo sempre e giustamente difeso al massimo la didattica in presenza di elementari e medie, ma per quanto riguarda le superiori è perfino superfluo dover ricordare che se i contagi aumentano in questa misura è sbagliato allentare le regole, mettere a rischio le persone e prolungare il blocco delle attività per un prevedibile e prolungato aumento dei contagi”. LEGGI TUTTO