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    Riaperture, in settimana il nuovo decreto. Draghi domani incontrerà la Regioni sulla scuola

    Lo chef Gianfranco Vissani, insieme ad altri colleghi, cucina a Città della Pieve, un pranzo simbolico per Mario Draghi per spingerlo a fare di più, a riaprire di più. Il presidente del Consiglio però non c’è, non è tornato nel fine settimana nella sua casa umbra. Troppe cose da fare a Roma, troppi dossier aperti sul tavolo. Fra mercoledì e giovedì deve riunire il Consiglio dei ministri e mettere a punto un nuovo decreto legge per liberare altri pezzi di economia dai vincoli anticovid. Deve trovare strumenti per fare viaggiare gli italiani da regione a regione. Verificare se si può spostare in avanti il coprifuoco, che adesso scatta ancora alle 22.

    Governo, si riparte dal 26, ma all’aperto. Draghi: “Un rischio ragionato”

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    Tommaso Ciriaco e Roberto Mania

    16 Aprile 2021

    Cose di cui parlerà probabilmente con le delegazioni di Italia viva e di Fratelli d’Italia, che riceverà nel pomeriggio sul Recovery plan. Primo atto di un nuovo giro di consultazione con i partiti. I renziani fanno a gara con Matteo Salvini per chiedere più libertà e meno restrizioni. Giorgia Meloni continua a gridare che quello che si fa è sempre troppo poco. E non si faranno sfuggire l’occasione per parlarne con Draghi.

    Covid, ci si sposterà col certificato: il pass arriverà tra più di un mese

    Tommaso Ciriaco

    17 Aprile 2021

    Domani incontro governo-Regioni sulla scuola

    Ma il presidente del Consiglio deve tenere conto più che dei suoi nervosi sostenitori della maggioranza o degli oppositori, delle regioni e dei comuni. Domani Draghi incontrerà i presidenti delle Regioni per parlare del ritorno a scuola. Ma il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, sottolinea: “Domani incontreremo il Governo insieme ad Anci e Upi che hanno sollevato le medesime preoccupazioni delle Regioni. Su questo ci dovrà essere un mix di soluzioni che non dev’essere solo sul trasporto ma anche sull’organizzazione scolastica e su le altre misure che prevedono una modulazione delle percentuali”.

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    Fedriga dice: “Vogliamo trovare soluzioni ma bisogna raccontare la verità e dire fin dove è possibile arrivare, altrimenti si fanno danni. Meglio dire i limiti con chiarezza e serietà altrimenti non si risolvono i problemi”.

    Il vertice su scuola e trasporti

    Un altro incontro con le regioni è già previsto fra il ministro dell’Istruzione Bianchi e quello dell’Infrastrutture Giovannini per discutere di scuola e trasporti, di come tornare in aula fisicamente. E di come farci arrivare senza rischi studenti, docenti e personale amministrativo. La Lega spinge sempre per maggiori libertà e conta su un calo dei contagi per premere sul governo e Draghi. Sono tanti vogliosi di piazzare un’altra bandierina nella guerra delle riaperture che sono disposti a fare slittare il varo del nuovo decreto a venerdì, quando verranno resi noti i dati settimanali del contagio, e di varare le nuove norme con il tato deprecato strumento del Dpcm.

    Le posizioni di sindaci e governatori

    Cosa pensa il presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia lo ha detto comunque chiaramente ieri. Secondo Fedriga le riaperture che partiranno dal 26 aprile potevano essere di più. “Ad esempio le palestre con le lezioni individuali che non sono fonte di particolare contagio. Penso si poteva riaprire di più. Su qualche dettaglio potremmo collaborare col governo per migliorare le misure”, ha detto a Mezz’ora in più su Rai 3. Fedriga fa sapere che le regioni hanno partecipato con un loro contributo alla stesura dell’ultimo decreto legge che prevede riaperture a partire dal 26 luglio. E di essere moto soddisfatto del fatto che Draghi ne ha tenuto conto. E annuncia che i “governatori” hanno pronto un nuovo protocollo sulle riaperture da presentare a Palazzo Chigi.

    Tira però un po’ il freno Stefano Bonaccini. Il presidente dell’Emila Romagna è stato presidente della Conferenza delle Regioni fino a due settimane fa e ora dice: “Una certa prudenza rispetto ad alcune richieste in più che c’erano io la condivido, perché non è ancora sparito il virus, circola ancora e quindi una certa prudenza serve. Vediamo nelle prossime settimane come va, pronti a situazioni che richiedano interventi puntuali”.

    Bonaccini “Dal governo una scelta ponderata ma non è un liberi tutti”

    di

    Silvia Bignami

    17 Aprile 2021

    Della partita fanno parte anche i sindaci. Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci che chiede al governo un patto per l’estate. E propone “una rimodulazione degli orari dei negozi per consentire ai ristoratori di avviare i turni della cena in anticipo. È un problema sentito soprattutto da Roma in giù, ma penso che con un po’ di organizzazione si possa fare”.

    Riaperture, Decaro: “Chiedo al governo un patto per l’estate: sacrifici ora per salvare la stagione”

    di

    Domenico Castellaneta

    18 Aprile 2021

    Problemi che il presidente del Consiglio deve risolvere mentre il governo è occupato nello slancio finale sul Recovery plan. Palazzo Chigi ha smentito le voci arrivate dall’Europa di uno slittamento italiano rispetto al 30 aprile, termine per la presentazione del piano. Draghi, dopo un Consiglio dei ministri che approverà il progetto, ne parlerà alla Camera e al Senato il 26 e 27 aprile. LEGGI TUTTO

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    Scuola, Bianchi revoca la nomina del professore accusato di essere lo stalker di Azzolina

    ROMA – Revoca dell’incarico. Il ruolo di Pasquale Vespa, masaniello dei docenti precari della Campania, è durato meno di 48 ore. Non sarà più lui il segretario di Rossano Sasso, sottosegretario (della Lega) all’Istruzione, che pure lo ha difeso fino all’ultimo istante. 

    Il ministro Patrizio Bianchi, preso in contropiede dalla nomina dello stalker di Lucia Azzolina, ma, ancor più, di un sindacalista di strada che dell’attacco personale e violento aveva fatto uno strumento di successo social, ha chiesto a Sasso di valutare l’opportunità dell’incarico. Vespa si è autosospeso e quindi il ministro ha dato mandato all’amministrazione di procedere alla revoca.

    In una nota del ministero, Bianchi, “pur riconoscendo l’autonomia dei sottosegretari nella nomina del loro staff”, ha chiesto a Sasso di valutare “attentamente e rapidamente” la scelta del professor Pasquale Vespa. A quel punto è arrivata l’autosospensione del docente-sindacalista di Napoli – che rivendica una laurea in Ingegneria, è stato attivista della Uil, ha frequentato tutta la politica locale (dal Pd a Forza Italia, a Fratelli d’Italia fino all’approdo leghista) e da alcune stagioni guida il sindacato Anddl – e la successiva revoca del mandato. Il ministro Bianchi ha voluto esprimere, parallelamente, “la massima stima dei confronti dell’ex ministra Lucia Azzolina”, che ha già denunciato Vespa per diffamazione reiterata e minacce gravi.

    Istruzione, la denuncia di Lucia Azzolina: “Il mio stalker Pasquale Vespa lavora al ministero per la Lega”

    26 Marzo 2021

    Bianchi ha fatto notare al suo sottosegretario che c’era una contraddizione plateale tra la delega ricevuta dallo stesso – “bulismo e cyberbullismo”, tra le altre – e la nomina di uno stretto collaboratore che era stato denunciato per aver detto nelle sue dirette fiume su Facebook: “Le mele rosse sono sempre avvelenate, ma noi ti sbucceremo… Si sta scavando la fossa e noi l’atterreremo”. Al centro, nelle ultime due stagioni, c’era una ministra che, a sua volta, ha fatto un uso disinvolto dello strumento social, ma il linguaggio di Vespa si abbatteva con la stessa aggressività su sindacalisti, politici locali e nazionali, avversari, giornalisti, colleghi di ruolo o precari contrari alla sua linea.

    Sasso è stato un forte oppositore parlamentare di Azzolina nel corso del Governo Conte e, nominato sottosegretario, ha provato ad utilizzare il pasdàran Vespa per portare avanti la sua battaglia sull’assunzione dei precari, in particolare quelli di Terza fascia, senza abilitazione, in cattedra per supplenze brevi o annuali. Nelle ultime tornate elettorali la Lega ha pescato a piene mani dal bacino dei precari e quando è andata al governo – ministro Marco Bussetti all’Istruzione – ha firmato sanatorie senza controllo. Il ministro Bianchi sta aprendo, in questa primavera, un patto per il precariato italiano, ma intende gestirlo con i sindacati ortodossi e costruire un percorso che consenta una valutazione degli assunti.

    Il sottosegretario Sasso ha voluto giustificare la presenza di Pasquale Vespa come quella di “un conoscitore del mondo del precariato” e ha fatto sapere, pochi minuti prima della sua revoca, che avrebbe avuto un ruolo tecnico e “non sarà mai chiamato ad esprimere opinioni pubbliche”. L’intervento del ministro Bianchi ha interrotto la questione. LEGGI TUTTO

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    Patrizio Bianchi all'Istruzione, il professore-assessore che guidò la task force di Azzolina

    Un professore-assessore, un tecnico prestato alla politica, area prodiana. Patrizio Bianchi, 68 anni, ferrarese, ha un curriculum accademico di respiro europeo e internazionale: la formazione a Scienze politiche dell’Alma Mater con Romano Prodi, di cui è amico di vecchia data, e Alberto Quadrio Curzio; gli studi successivi alla London School of Economics fino alla cattedra universitaria in Economia e Politica industriale e alla guida dell’Università di Ferrara, rettore dal 2004 al 2010. È titolare nel suo Ateneo della Cattedra Unesco “Educazione, crescita ed eguaglianza”, è autore di 40 libri, 250 pubblicazioni, è stato responsabile del laboratorio di Politica industriale di Nomisma e chiamato nel 1999 a guidare Sviluppo Italia.

    Governo, Draghi scioglie la riserva e annuncia i ministri: Franco all’Economia, Cingolani alla Transizione ecologica , Cartabia alla Giustizia
    12 Febbraio 2021

    Per due mandati, con i governatori Vasco Errani e Stefano Bonaccini, ha guidato l’assessorato della regione Emilia-Romagna all’Istruzione, Università e Lavoro. In questa sua carica ha gestito la ricostruzione delle scuole colpite dal sisma in Emilia nel maggio 2012. E ha continuato ad occuparsi di scuola quando è stato chiamato dallla ministra Lucia Azzolina a guidare la task-force di esperti per la riapertura a settembre.

    La newsletter

    Il professore-assessore, primo candidato all’Istruzione
    di Ilaria Venturi ,  Corrado Zunino 06 Febbraio 2021

    Ci lavorò duramente, ascoltando tutte le voci del mondo della scuola. Quel piano, dove si tentava di dare una prospettiva e soluzioni oltre all’urgenza della pandemia, fu pronto a fine maggio. Ma finì nel cassetto, pressoché ignorato. Bianchi molto tempo dopo non nascose il suo garbato disappunto. Uno stile sempre istituzionale, il suo: “Forse sarebbe stato utile dare spazio, favorire un dibattito intorno al testo. Credo, senza polemiche, che sia mancato”. Il suo scuola-pensiero è raccolto nel libro uscito per Il Mulino a ottobre scorso intitolato “Nello specchio della scuola” dove ripete: “È tempo di investire in educazione”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, l'ira di Azzolina sui rinvii delle Regioni: “Presa in giro”. Ma Zingaretti: “Conta la sicurezza, non i partiti”

    ROMA – Lucia Azzolina si sente presa in giro. Tradita anche dalla parte del Pd che aveva promesso di dare una mano, sulla scuola, per far tornare in presenza i ragazzi delle superiori almeno al 50 per cento dopo le feste natalizie. E invece, ogni promessa è stata infranta. Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia aveva proposto – durante il Consiglio dei ministri iniziato lunedì scorso – una mediazione: ritorno in classe al 50 per cento a partire da lunedì 11, dopo il monitoraggio settimanale previsto per oggi, per capire qual è la reale diffusione del contagio e in che fascia si troveranno le diverse regioni dopo l’omologazione fatta durante le feste.

    La scuola rinvia l’apertura delle superiori, 14 Regioni hanno già detto “no”
    di Corrado Zunino 08 Gennaio 2021

    “Ho capito subito che era una presa in giro – ha detto Azzolina ai parlamentari che l’hanno chiamata in queste ore – adesso ne ho la certezza”. Perché a ripartire davvero con la didattica in presenza al 50 per cento da lunedì saranno solo le scuole superiori della Toscana e, probabilmente, di Valle d’Aosta e Abruzzo. E perché stamattina il presidente del Lazio Nicola Zingaretti, che in quanto segretario del Pd aveva fatto chiedere il rinvio in Consiglio dei ministri, ha deciso che le scuole superiori della sua Regione resteranno in didattica a distanza al 100 per cento fino almeno al 18 gennaio. Pur avendo fatto partire una campagna di screening gratuito per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Proprio Zingaretti alla titolare dell’Istruzione dice: “Conta la sicurezza, non contano i partiti”.
    Sulle date, il giorno prima Michele Emiliano in Puglia aveva fatto peggio. Rinviando al 15 gennaio l’inizio delle lezioni in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado, elementari comprese. Stessa cosa in Sicilia: ci sarà la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 31 gennaio e per le scuole elementari e medie dall’11 al 16 dello stesso mese. Mentre in Calabria, il Tar impone di riaprire almeno le elementari, ma il presidente facente funzioni Antonino Spirlì scrive su Facebook che non lo farà mai. Quanto alla Campania, Vincenzo De Luca non poteva certo restare indietro: lunedì 11 gennaio riapriranno in presenza solo le scuole dell’infanzia e le prime due classi della scuola primaria. A partire dal 18 gennaio, sarà valutata la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado. Di rinvio in rinvio, i bambini campani sono andati a scuola meno di tutti.
    “La verità è che i ragazzi sono sempre gli ultimi”, si è sfogata la ministra, “è stato un giochino fatto ad hoc, senza pensare a tutti quei ragazzini che dalla Dad sono penalizzati per i motivi più diversi. E a quelle regioni dove neanche i bambini delle elementari sono ancora tornati a scuola”. Stando ai monitoraggi settimanali resi noti oggi, la maggior parte delle Regioni in Italia è in fascia gialla, cinque sono “arancioni”, ma per tutte – secondo gli accordi con il governo – le scuole superiori avrebbero potuto riprendere in presenza almeno al 50 per cento, perché non ci sono zone rosse. Le previsioni sul contagio e la paura dell’impatto della variante inglese hanno fatto però cambiare idea a gran parte del Pd e dei presidenti di Regione, che pensano sia più saggio – in questa situazione – sacrificare la scuola in presenza per gli studenti delle superiori.
    Bianca Granato (M5s): “Traditi dal Pd”.
    “Ci sentiamo traditi: pensavamo che quella sulla scuola fosse una battaglia condivisa con il Pd, ma evidentemente non è così. Da un lato Dario Franceschini che tiene chiusi musei, luoghi di cultura e i siti archeologici, si riempiono la bocca di cultura ma questa dove è? Dall’altra il presidente Stefano Bonaccini che fino a pochi giorni fa aveva detto che era tutto pronto per la riapertura delle scuole superiori nella sua Regione, ma oggi ha rinviato al 25 gennaio. Probabilmente Zingaretti non era pronto per la riapertura e gli altri sono stati condizionati”. Lo dice Bianca Laura Granato, capogruppo M5s in Commissione Istruzione al Senato.
     
    La replica di Zingaretti
    “Vorrei dire alla ministra Azzolina che la politica e i partiti non c’entrano nulla. Quello che conta è la vita e la sicurezza delle persone a cominciare dalla scuola”. Lo dice il leader del Pd, Nicola Zingaretti in risposta alla titolare dell’Istruzione: “Abbiamo sempre e giustamente difeso al massimo la didattica in presenza di elementari e medie, ma per quanto riguarda le superiori è perfino superfluo dover ricordare che se i contagi aumentano in questa misura è sbagliato allentare le regole, mettere a rischio le persone e prolungare il blocco delle attività per un prevedibile e prolungato aumento dei contagi”. LEGGI TUTTO