7 Marzo 2023

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    Il report di Legambiente: “Non c'è più neve e bisogna ripensare il turismo per lo sci”

    Bianchi segnali di speranza sono caduti nelle ultime ore in provincia di Cuneo, in Valle d’Aosta, sui monti oltre 1200 metri e persino sull’Etna. Imbiancate tanto attese in questa fase di estrema siccità invernale per l’Italia, che però probabilmente non basteranno a rallentare la morsa della carenza idrica, critica per montagne, fiumi e laghi e minacciosa in vista di quella che si preannuncia come una nuova estate bollente.Nonostante nevicate qua e là, sui monti italiani oggi permane l’sos neve, ricorda un nuovo dossier appena presentato da Legambiente e intitolato “Nevediversa 2023. Il turismo invernale nell’era della crisi climatica”, un’analisi degli impatti della crisi del clima e l’aumento delle temperature sul turismo invernale e  la stagione sciistica.

    In Italia il 90% della neve sulle piste è artificiale 

    I dati diffusi dall’associazione ambientalista mostrano come il nostro è fra i paesi alpini più dipendenti dalla neve finta: quasi il 90% delle piste sono innevate artificialmente. Una pratica che permette ad appassionati e sciatori di continuare a divertirsi e fare sport, ma un sistema al tempo stesso “non sostenibile, che fa male all’ambiente ed è uno sperpero di soldi pubblici. È tempo di pensare ad un nuovo modello di turismo invernale e a rindirizzare meglio le risorse del PNRR” spiega il dossier.A preoccupare Legambiente è anche il rapporto fra l’assenza di neve sui nostri monti, la vicinanza dei bacini idrici alle piste e l’utilizzo continuo di questi per creare neve artificiale. Una pratica soprattutto italiana, dato che altri paesi oggi sono meno dipendenti rispetto a noi dalla neve finta: simile a noi c’è l’Austria (70% neve artificiale), mentre altre realtà hanno dati decisamente inferiori, come Svizzera (50%), Francia (39%) o Germania (25%).

    Olimpiadi invernali

    La nuova pista da bob di Cortina per i Giochi del 2026 che fa infuriare gli ambientalisti

    di Fiammetta Cupellaro

    16 Gennaio 2023

    Legambiente ha mappato per la prima volta (grazie alle immagini satellitari) il numero di bacini idrici artificiali presenti in montagna vicino agli impianti da sci e utilizzati principalmente per l’innevamento artificiale: “Sono ben 142 quelli mappati in Italia per una superficie totale pari a circa 1.037.377 mq. Il Trentino Alto Adige detiene il primato con 59 invasi, seguito da Lombardia con 17 invasi e dal Piemonte con 16 bacini. Nel Centro Italia, l’Abruzzo è quello che ne conta di più, ben 4” si legge nel report dell’associazione. LEGGI TUTTO

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    Perché le smart city devono mettere le donne al centro

    L’accesso a trasporti economici e affidabili è uno dei maggiori ostacoli all’occupazione femminile a livello globale. Per questa ragione, nel momento in cui si progettano le smart city, occorre mettere al centro i bisogni delle donne. È la conclusione alla quale arriva uno studio del World Economic Forum. La priorità è ripensare i trasporti I […] LEGGI TUTTO

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    Un'isola microclimatica (e non solo) trasformerà il MAXXI in un'oasi sostenibile

    Il progetto “MAXXI sostenibile” è molto più di un insieme di interventi per mitigare l’impatto ambientale del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, perché, nello sperimentare nuove soluzioni per raggiungere la carbon neutrality, gli architetti, i tecnici, gli amministratori della Fondazione stanno dando vita a un vero e proprio laboratorio di innovazione. È stata Giovanna Melandri, durante la sua presidenza dal 2012 al 2022, a volere che la sfida green fosse al centro del suo progetto “Grande MAXXI”, una sfida che ora il suo successore, Alessandro Giuli, ha abbracciato con convinzione. “È una sfida importante che immagina il Museo dei prossimi anni attraverso l’ampliamento dei suoi spazi e dei suoi contenuti culturali – dice il neopresidente – Un progetto ambizioso, che nasce dopo le trasformazioni, l’evoluzione, la ricerca e i risultati degli oltre dieci anni dall’apertura del Maxxi. Sarà, nel complesso, l’occasione per una profonda ridefinizione anche degli spazi esterni, con interventi coordinati volti a mitigare l’impatto ambientale dell’edificio grazie all’inserimento di tecnologie sostenibili, alla realizzazione di un’isola microclimatica e di un nuovo asse di verde urbano rivolto al quartiere e alla città di Roma”.A indicare la continuità nel progetto ambientale del MAXXI c’è la conferma dell’architetta Margherita Guccione come direttrice del “Progetto Grande MAXXI”. È lei a spiegare alcune delle innovazioni per raggiungere la carbon neutrality attraverso “un lavoro che ha messo sotto osservazione tutta l’attività del museo”. Un esempio su tutti: i tecnici stanno cercando nuove soluzioni per gli allestimenti delle mostre, in modo da riciclare i pannelli e gli elementi indispensabili alle esposizioni. “Tutti i materiali con cui creiamo le strutture provvisorie – dice Guccione – prima venivano mandati in discarica, invece ora li conserviamo nei magazzini e pensiamo le nuove programmazioni in modo da riutilizzarli. Così abbiamo un risparmio a più livelli, sia in termini di impronta ecologica, sia finanziario”.Riciclo e riuso solo due degli interventi con cui il progetto “MAXXI sostenibile” prende forma. Il museo si candida infatti a diventare un prototipo nell’utilizzo del fotovoltaico sulle architetture monumentali con l’autoproduzione di energia verde, che coprirà un terzo del fabbisogno. Un’altra parte della produzione avverrà attraverso l’istituzione di una comunità energetica in collaborazione con il ministero della Difesa, proprietario delle caserme adiacenti al MAXXI.Verranno poi eliminate le caldaie a gas metano e tutte le sorgenti luminose saranno riconvertite con tecnologia a led. Per generare un sistema di economia circolare, oltre al riciclo e riuso degli allestimenti è previsto il recupero delle acque piovane. “Ancora una volta, però – sottolinea Guccione – è stato importante mettere in discussione modalità di lavoro che davamo per scontate e ripensare i comportamenti all’interno del museo, per esempio per l’utilizzo dell’energia”.È un modo di pensare che permette ai progettisti di sperimentare con i materiali: “Una delle sfide maggiori è quella dei pannelli fotovoltaici – continua Guccione – perché cerchiamo modalità di intervento di grande qualità architettonica. Abbiamo così pensato di non sovrapporre alla struttura dei pannelli fotovoltaici standard, ma di cercare prodotti sperimentali: per gli edifici adiacenti, che hanno il tetto in tegole, abbiamo così trovato delle tegole fotovoltaiche identiche a quelle tradizionali. Avremo una produzione un po’ inferiore, ma utile a produrre una quota parte dell’energia che consumiamo. Pur se non ci sarà un pareggio, la nostra sperimentazione darà un contributo alla ricerca, sarà importante per la transizione ecologica dei centri storici”.Non si cerca soltanto la qualità architettonica, ma anche il risultato artistico. “Un’altra strada di ricerca – racconta Guccione – è di integrare il fotovoltaico sulle travature in calcestruzzo che disegnano la copertura del MAXXI, e poiché non sono visibili dal basso, ma con la diffusione dei droni dobbiamo preoccuparci anche della visuale dall’alto; stiamo tra l’altro sperimentando su una grande area della galleria, che ha copertura piana, interventi artistici con pannelli fotovoltaitici colorati. I “pannelli-pennelli” serviranno a concepire un’opera d’arte capace di produrre energia pulita. Così con tutti gli interventi previsti  il museo offrirà un catalogo di possibili soluzioni, a dimostrazione che un uso consapevole della tecnologia è fondamentale per la qualità del paesaggio urbano del futuro”.Fulcro del “MAXXI sostenibile” è poi la fascia di verde urbano attrezzata lungo l’asse di via Masaccio. Questa quinta verde, che collegherà tutti gli spazi all’aperto del Museo, sarà fruibile dal pubblico e sarà una sorta di galleria a cielo aperto, con interventi site specific di artisti e paesaggisti, laboratori di progettazione del paesaggio, orti urbani produttivi e sostenibili, giardini didattici per una nuova coscienza ambientale. “Il progetto sviluppato dal paesaggista Bas Smets – osserva l’architetta – ha caratteristiche fortemente innovative e si basa su una concezione del verde non solo estetica, ma soprattutto ambientale e mira a creare un’isola microclimatica che mitighi le ondate di calore attraverso la demineralizzazione e la piantumazione di alberi, in grado di ombreggiare e raffrescare le superfici. L’attuale immagine del MAXXI è legata al cemento, l’inserimento del verde produrrà un grande benessere ambientale a vantaggio del pubblico del museo. L’isola microclimatica riuscirà ad abbassare la temperatura fino a 4 gradi”.

    A sostenere il progetto Grande MAXXI ci sono diversi finanziamenti. “Abbiamo presentato il progetto un anno fa, approvato e apprezzato dal Ministero della cultura. La nostra stima complessiva dei costi è di 40 milioni di euro, di cui 15 arriveranno appunto dal Mic; il ministero delle Infrastrutture ci finanzierà per altri 20 milioni per la rigenerazione urbana e 2 milioni in quota PNRR per l’accessibilità. Ora cerchiamo di coinvolgere risorse private, i tempi di realizzazione non andranno oltre il 2026”.Guccione sottolinea che il progetto ambizioso del Maxxi è possibile anche grazie alla sua organizzazione come fondazione: “Il Maxxi ha creato un ufficio specifico – conclude – con architetti, tecnici ed esperti amministrativi, perché nel progetto c’è una parte rilevante di gestione e rendicontazione. Abbiamo la consapevolezza, come istituzione culturale, della nostra responsabilità di dare un segnale verso la sostenibilità. Ecco perché è importante nel nostro progetto realizzare la comunità energetica con la vicina caserma e con le scuole di quartiere: sotto questo punto di vista calcolare quanto risparmieremo in costi per l’energia diventa secondario rispetto al fatto di riuscire a creare relazioni con il territorio, qualificandoci  come museo al suo servizio e sviluppando una nuova mentalità”. LEGGI TUTTO