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    Che impatto avrà il riarmo dell’Europa sulle sue politiche climatiche?

    Che impatto avrà il riarmo dell’Europa sulle sue politiche climatiche. ReArm Europe prenderà a cannonate e affonderà definitivamente il già traballante Green Deal pensato per decarbonizzare le economie della Ue? “Sicuramente assisteremo a una distrazione di risorse economiche. E già vediamo una distrazione dell’agenda politica: le politiche sono già passate in secondo piano”, risponde Matteo Leonardi, cofondatore di Ecco, think tank italiano per il clima. “Ma ci sono implicazioni indirette, che potrebbero anche essere positive”.

    Leondardi, avete già fatto una valutazione precisa di quanto costerà riarmo della Ue alla sua decarbonizzazione?
    “È presto per farlo, in termini di cifre. Ma certamente ci sono implicazioni dirette che vedremo nel breve termine. La prima è che appunto ci saranno meno risorse, proprio in un momento in cui la decarbonizzazione aveva bisogno di un input di risorse con una consistente partecipazione pubblica. Distrarre il 3% del pil su un settore che non ha nulla a che fare con la decarbonizzazione, rappresenta un grosso problema per le politiche green europee. Ancora più grosso è il problema della distrazione dell’agenda: non si tratta solo di dove trovare i soldi, ma di come costruire le politiche di cui l’Europa ha bisogno per la sua crescita, con investimenti su innovazione, industria, lavoro. Ma per costruire politiche ci vuole tempo. Anche nell’interlocuzione con i migliori e più illuminati decision maker è ormai evidente che l’agenda è cambiata. Perfino il Green Industrial Deal di qualche giorno fa è passato in secondo piano”.

    C’è anche un problema di consenso da parte dei cittadini europei?
    “È la terza implicazione diretta che vediamo: l’universo sociale che più supporta l’idea di Europa si trova spiazzato nel momento in cui l’Unione sposta la propria azione dai temi della solidarietà, delle questioni sociali, a quelli del riarmo. C’è il rischio di perdere il consenso sociale di chi fino a oggi ha sostenuto di più l’idea di Europa, proprio mentre il continente affrontare crisi all’interno e all’esterno”.

    Cosa salvate?
    “Ci sono alcune implicazioni indirette del ReArm Ue che vogliamo approfondire, perché potrebbero avere conseguenze non facilmente prevedibili al momento. La prima è che il riarmo, indipendentemente da come lo si farà, non ha alcun senso se non ci sarà una maggiore integrazione europea. Questo nuovo scenario innescherà un processo che farà superare ostacoli finora insormontabili tra i 27? Non è detto che da una cosa in cui non ci si riconosce possa nascere una maggiore unità. Poi c’è la questione del debito…”.

    È caduto il tabù?
    “Pare di sì. In tre settimane, dopo che per decenni il mantra è stato: non si può fare. E allora ci chiediamo: se l’Europa lo fa fa per le armi, perché non l’ha mai fatto per il sociale o per il clima? Inoltre, se da oggi si può fare, vuol dire che si aprono nuovi spazi per la politica. Come ha detto il premier spagnolo Sanchez: spiegateci meglio il piano, perché per la Spagna sicurezza non vuol dire fronteggiare le armate russe ma cybersecurity e sicurezza energetica”.

    Ma l’Europa cosa può fare in termini di politiche climatiche, stretta tra gli Usa di Trump e la Russia di Putin?
    “È possibile un ribilanciamento delle relazioni diplomatiche e commerciali tra Europa e Cina. Dobbiamo capire che spazio si apre, visti gli interessi reciproci. Entrambi i blocchi sono poveri di combustibili fossili, ma Pechino ha una sovracapacità di tecnologie per la decarbonizzazione, di cui ha un grande bisogno Bruxelles. Che però finora era intenzionata a metterci i dazi. Nella nuova situazione, la Ue metterà comunque i dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi? Se li importi è perché ti fidi, e per fidarti vuol dire che hai spostato un po’ l’asse verso Est. In questo momento non è nell’interesse e nelle possibilità economiche dell’Europa finanziare un esercito e contemporaneamente avviare una industria di pannelli fotovoltaici fatti nel bresciano, per dire. Mentre di sicuro abbiamo la necessità di procurarci energia a prezzi convenienti”.

    Tornando alle parole di Sanchez: la sicurezza si fa con le armi o con l’indipendenza energetica?
    “La sicurezza dell’Europa passa necessariamente per l’energia e per la sua governance. E anche qui servirebbe una Europa più integrata. E poi: chi è l’alleato in questo caso? Gli Stati Uniti? Ma se ci costringono a riarmaci, potremo poi fidarci di loro come fornitori di gas? E della Russia ci possiamo fidare? Sappiamo la risposta. E viene in effetti d chiedersi se il vero problema dell’Europa non sia proprio l’indipendenza energetica. Sapendo che le tecnologie rinnovabili ci offrono l’alternativa”.

    Questo ritorno ai blocchi è la fine del multilateralismo e quindi anche delle Conferenze Onu sul clima?
    “La sensazione è che tutti i processi multilaterali, dalle Cop al G7, stiano perdendo valore e si pongano obiettivi sempre meno ambiziosi. Ma si dovrà vedere quale sarà il nuovo equilibrio. La Cina è un grosso difensore del multilateralismo. Qualcuno ha detto: o sei seduto al tavolo o sei nel menù. Pechino lo sta mettendo in pratica. Come Europa, cerchiamo di non finire nei menù”. LEGGI TUTTO

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    Lavori green, l’apicoltore: “Nelle arnie il segreto del cibo sano”

    Chiamarlo lavoro, è riduttivo. Una passione? Le api e l’apicoltura possono essere entrambe le cose”. Parole chiare quelle di Giuseppe Cefalo, presidente dell’Unaapi (l’associazione che riunisce gli apicoltori italiani) e imprenditore agricolo. Cinquant’anni, irpino, una laurea in Economia, alla spalle una famiglia impegnata in agricoltura da cinque generazioni: producono olio e miele. ”Ho iniziato ad occuparmi di apicoltura dopo la laurea, perché in casa avevamo le arnie lasciate da mio nonno. Alcune risalivano addirittura al 1922, è stato lui a trasferirmi la passione per le api. Ho cominciato gradualmente finché ho capito che quel mondo affascinante, poteva diventare davvero anche il mio lavoro”.

    Una professione di grande responsabilità, l’apicoltore. Non solo perché le specie di cui si occupa sono considerate a rischio estinzione (in Europa in trent’anni il numero delle api si è ridotto del 70%), ma anche perché il ruolo di questi insetti è considerato cruciale, visto che influisce sull’intero ecosistema. ”Basti pensare che l’impollinazione è essenziale per la produzione di cibo a livello globale. Oltre il 70% della produzione agricola mondiale di frutta, verdura, ortaggi e semi dipende dagli insetti impollinatori, di cui le api sono la specie più numerosa e importante”, tiene a sottolineare Giuseppe Cefalo, che oggi gestisce 600 alveari. LEGGI TUTTO

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    Balena ritrovata a Trieste: lo scheletro verrà recuperato e studiato

    Dallo scorso 30 agosto, data della morte, è laggiù, sotto i pontili di Porto San Rocco, a Muggia, ultimo comune del Friuli-Venezia Giulia. Ora quel che resta di una “balenottera comune” aiuterà a comprendere i misteri che ancora avvolgono una specie straordinaria, il secondo animale più grande del pianeta. Ed è per questo che dopo il trasporto al largo e l’affondamento della carcassa in una zona portuale off-limits, l’area marina protetta di Miramare ha avviato un’attività di monitoraggio subacqueo sui resti dell’animale. Attorno ai quali si sono immersi, in questi giorni, i ricercatori Saul Ciriaco e Marco Segarich, animati dal desiderio di rispondere a interrogativi più o meno comuni. Per esempio: in quanto tempo si decompone la carcassa di una balena? E ancora: quali processi biochimici si attivano sott’acqua? Quanti dati può offrire e quali storie può raccontare l’analisi e lo studio del suo scheletro, del cranio, delle vertebre, dei fanoni?

    Biodiversità

    Senza l’impatto dell’uomo le balene vivono molto più a lungo di quanto credevamo

    03 Gennaio 2025

    Il contributo alla salute dell’oceano
    Le attività, che procedono con il coordinamento della Capitaneria di Porto di Trieste, hanno già mostrato che il processo di decomposizione è in stato avanzato: circa il 90% dei tessuti molli della balena non è più presente, decomposto o predato. Proprio in questi giorni, del resto, uno studio guidato dall’Università del Vermont pubblicato su Nature Communications ha evidenziato come le balene contribuiscano in modo determinante al sostentamento nutritivo di molte specie oceaniche anche indirettamente, attraverso le loro carcasse, che nutrono ‘spazzini’ del mare (squali tigre e grandi elasmobranchi), non di rado interessati a seguire le grandi rotte migratorie dei cetacei proprio con il malcelato obiettivo di trarne giovamento. E non finisce qui. LEGGI TUTTO

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    Dai pesi alle scarpe, così il fitness diventa sostenibile

    Allenarsi tonifica l’organismo, migliora l’umore, tiene alla larga molte malattie. E potrebbe anche aiutare l’ambiente. È ciò che accade nelle palestre ecologiche, che si stanno gradualmente diffondendo, dove sono presenti luci Led, soffioni per la doccia a risparmio idrico, rubinetti a basso flusso, bidoni per differenziare i rifiuti, bottigliette per l’acqua riutilizzabili. Alcune strutture, poi, vanno oltre, proponendo macchine e attrezzi green.

    Produrre energia elettrica pedalando
    Una nuova generazione di macchinari sfrutta, per esempio, il movimento degli utenti per generare elettricità. Pare che i primi tentativi in tal senso risalgano al 2007, quando il California Fitness Club di Hong Kong impiegò una tecnologia in grado di convertire l’energia cinetica in energia elettrica. Su questa scia, l’anno successivo, il personal trainer Adam Boesel fondò, in Oregon, negli Stati Uniti, The Green Microgym, la cui sfida era quella di avvicinarsi il più possibile all’autosufficienza energetica proprio attraverso l’allenamento dei clienti. Così creò una spin bike capace di trasformare, tramite il collegamento a un generatore, le pedalate in corrente. “Le mie palestre consumano circa l’85% in meno di elettricità e hanno un’impronta di carbonio che ammonta a circa un decimo rispetto a quella di una palestra tradizionale”, quantifica il proprietario.

    Oggi lo stesso meccanismo della bicicletta viene applicato anche a step, cyclette, tapis roulant. Tra le aziende che producono attrezzature di questo tipo c’è anzitutto SportsArt, che offre anche prodotti eco-friendly per la riabilitazione.

    Dal legno alla gomma, fino al sughero
    Un’altra sfida è quella dei materiali. Dalle balance ball ai rulli addominali, molti attrezzi prodotti in serie e di plastica possono, in realtà, essere realizzati anche con materiali naturali, rinnovabili, riciclabili e a basso impatto. L’azienda Nohrd crea, per esempio, vari macchinari con legni duri, come ciliegio, noce, quercia, provenienti da foreste degli Appalachi gestite in modo sostenibile. Tra le proposte, SlimBeam, attrezzo a cavi con sistema a doppia puleggia; WaterGrinder, macchina che simula il lavoro del velista; WaterRower, vogatore che utilizza una tecnologia basata sul principio della resistenza dell’acqua.

    Anche il produttore finlandese FitWood punta, come suggerisce il nome stesso, sul legno: con questo materiale, derivante da foreste scandinave sostenibili, crea anelli da arrampicata e spalliere di alta qualità. A partire da gomma di pneumatici recuperati, plastica riciclata, acciaio, il marchio svedese Eleiko produce, invece, pesi per un allenamento a 360 gradi.

    E ancora, Paragon propone corde in pelle per saltare, mentre Casall realizza tappetini da yoga in sughero, estratto a mano senza danneggiare o abbattere gli alberi. In più, per chi volesse, molti di questi attrezzi sono perfetti anche da utilizzare a casa.

    Abbigliamento sportivo eco-friendly
    Importante pure scegliere l’abbigliamento giusto. Si calcola che ogni anno la produzione di capi sportivi in poliestere provoca oltre 700 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio e utilizza una quantità di petrolio pari a quella che servirebbe per alimentare 47mila navi da crociera. Ma le alternative, per fortuna, non mancano. Allbirds, per esempio, realizza scarpe da ginnastica utilizzando fibre naturali come lana, canna da zucchero, eucalipto. Inoltre, i suoi lacci vengono creati a partire da bottiglie di plastica riciclata, mentre le solette contengono olio di ricino.

    Community Clothing, impresa con sede nel Regno Unito, ha di recente messo a punto la linea Organic Athletic, che comprende indumenti di cotone biologico certificato, elastici in gomma naturale, istruzioni per manutenzione e lavaggio scritte con un inchiostro non tossico a base d’acqua. L’azienda sta, inoltre, collaborando con varie università per sviluppare nuovi materiali sostenibili. Tra questi, l’acetato di cellulosa, una fibra di origine vegetale che può essere facilmente riciclata. LEGGI TUTTO

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    Nel parco museo dove si salva la flora brasiliana

    Mentre Juliano Borin, il curatore del giardino botanico di Inhotim, fa il suo appello perché le istituzioni botaniche di tutto il mondo accedano all’incredibile mole di dati su piante e cambiamento climatico elaborati dal suo istituto, un colibrì approfitta delle fioriture e un tucano si alza in volo da una delle palme a rischio di estinzione, una Euterpe edulis, di cui Borin e i suoi collaboratori studiano l’adattamento al riscaldamento globale. Poco lontano, una delle opere d’arte di Inhotim, la “Viewing Machine” dell’artista danese Olafur Eliasson, invita i visitatori a modificare la loro visione del mondo, a percepire se stessi e l’ambiente circostante in maniera diversa. In quest’angolo di paradiso brasiliano, a Broumadinho, cittadina del Minas Gerais a 60 chilometri da Belo Horizonte, basta guardarsi intorno per comprendere l’unicità dell’istituto Inhotim. Nato nel 2002, l’Instituto Inhotim è insieme museo d’arte contemporanea e giardino botanico, uno dei più grandi musei open-air al mondo, di sicuro uno dei luoghi migliori per immergersi in una fusione di arte, natura e architettura. L’ampio terreno di Inhotim offre la rara opportunità di presentare opere d’arte di grandi dimensioni che non troverebbero spazio nei musei tradizionali e la sua posizione, tra la foresta atlantica e la savana tropicale del Cerrado, lo rende un ambiente naturale tra i più ricchi di biodiversità. Nei suoi 140 ettari di estensione si può godere di una foresta lussureggiante, di circa 700 opere di oltre 60 artisti provenienti da quasi 40 Paesi diversi esposte sia all’aperto, sia in gallerie, e di un giardino botanico con oltre 4,3 mila specie rare, provenienti da tutti i continenti.

    www.youtube.com/canalvlv  LEGGI TUTTO

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    Una piazza per l’Europa: “Tutti uniti per il clima, il cibo e l’ambiente”

    L’Europa è tutela dell’ambiente. L’Europa è piani e fondi per tagliare l’emissioni, programmi per la scienza e il cambiamento climatico, come i satelliti di Copernicus. L’Europa è politiche agricole. L’Europa è sostenibilità, con i suoi 17 obiettivi dell’Agenda 2030. L’Europa è rispetto della natura e della biodiversità.
    Su tutti questi aspetti, quelli che riguardano il green e l’ambiente, l’Europa può essere migliorata e perfezionata, ma solo se “uniti”.
    Di questo sono convinti i tanti partecipanti del mondo del verde – con in testa associazioni ambientaliste, della sostenibilità, del clima e dell’agricoltura – che prenderanno parte il 15 marzo a Roma a “Una piazza per l’Europa”, l’iniziativa lanciata da Michele Serra, una manifestazione apartitica con sole bandiere europee rivolta a tutti i cittadini che desiderano dire di sì all’Ue e mostrare la loro unione.

    “La pace dipenderà da come gestiremo le risorse”
    Ci saranno soci Wwf e ci sarà una delegazione di Legambiente. Proprio Legambiente ha raccontato che “il 15 marzo saremo anche noi in piazza a Roma, perché vogliamo un’Europa più verde, più innovativa e più inclusiva, protagonista delle uniche azioni di pace nel mondo davvero efficaci, che non sono fondate sull’uso delle armi ma su politiche di giustizia ambientale e sociale”.
    Se scenderanno in piazza gli ambientalisti è perché dalla “democrazia e la pace dipenderanno molto da come il mondo riuscirà a gestire le risorse, a governare la crisi climatica, a decarbonizzare l’economia, a farlo in modo equo”.
    Legambiente ricorda che l’Europa “ha svolto un ruolo fondamentale per la tutela dell’ambiente e della salute delle cittadine e dei cittadini dei Paesi membri. E ha promosso iniziative importanti per rilanciare il suo protagonismo nello scenario economico globale. Un’identità che rischia di smarrire oggi, se non facciamo sentire con più forza la nostra voce”.

    Transizione

    Eurostat: emissioni gas serra diminuite nella Ue del 7% nel 2023

    redazione Green&Blue

    13 Gennaio 2025

    E aggiungono di essere “fermamente convinti che una efficace operazione di peacekeeping nel mondo, soprattutto di fronte alla deriva isolazionista della presidenza di Trump e alla strategia guerrafondaia di Putin, con la criminale aggressione all’Ucraina, si possa fondare solo su una politica europea e mondiale che punti velocemente all’indipendenza energetica dalle fonti fossili, grazie alla diffusione di impianti a fonti rinnovabili, all’innovazione produttiva e alla mobilità elettrica, grazie all’economia circolare in tutte le filiere, a partire da quelle che consentono di recuperare dai rifiuti, come le apparecchiature elettriche ed elettroniche, materie prime critiche fondamentali per la transizione ecologica”.

    Crisi climatica

    Riscaldamento globale, a rischio il limite dei +1.5 gradi definito con l’accordo di Parigi

    di Sara Carmignani

    20 Febbraio 2025

    Lo slogan
    In Piazza del Popolo porteranno anche uno slogan: “Più rinnovabili, più economia circolare, no riarmo, più pace. Lo facciamo perché crediamo nel sogno europeo, fondato sui principi di partecipazione democratica, lanciato da Altiero Spinelli con Il Manifesto di Ventotene”. Anche l’ASvis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, sarà presente, in nome della sostenibilità e della coerenza per centrare “i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, la cui attuazione costituisce l’impegno quotidiano dell’ASviS. Per conseguirli, in Italia, in Europa e nel mondo, riteniamo indispensabile rafforzare l’Unione europea, anche sul piano istituzionale, migliorando la democraticità dei suoi processi decisionali, come indicato nei diversi Rapporti elaborati dall’ASviS”.

    La sicurezza alimentare
    Al loro fianco, anche gli agricoltori della Confederazione italiani Agricoltori (CIA) per “un’Europa di pace, diritti e cibo sicuro”. Proprio sulla sicurezza alimentare la CIA ricorda come l’agroalimentare “è Il nostro capitale per il futuro ed è minacciato dalla instabilità Ue e a corto di finanze, visto anche il debito nazionale, ma è una risorsa non replicabile, a vantaggio dell’Europa intera. Occorre dunque una maggiore consapevolezza condivisa tra gli Stati membri, a riconoscimento del valore aggiunto di ciascun Paese e in questo caso, tra l’altro, nella sfida più ampia per la sicurezza alimentare globale, che deve posizionare l’agricoltura, e il suo reddito, a obiettivo chiave e comune, da incentivare e non sanzionare”. Così come fa leva sull’importanza di “affrontare i cambiamenti climatici” e sul fatto che “per restare competitivi sui mercati internazionali occorrono investimenti fondamentali alla sostenibilità agricola, nella sua valenza economica, ambientale e sociale”.

    Crisi climatica

    Copernicus: mai così poco ghiaccio ai poli

    a cura della redazione di Green&Blue

    06 Marzo 2025

    L’Europa del Green Deal
    Tra le adesioni del mondo verde, anche quella di Italian Climate Network, organizzazione che si occupa proprio di cambiamenti climatici e di divulgazione e che segue da sempre le Conferenze globali sul clima. Come spiega il presidente, Jacopo Bencini, il network aderisce perché “l’Europa è l’Europa del Green Deal. È l’Europa della leadership nei negoziati ONU per il clima, pur con tanti punti migliorabili. L’Europa sono i dati del programma Copernicus, consultabili gratuitamente dalle cittadine e i cittadini. L’Europa è il programma Erasmus, il diritto allo studio europeo e la libertà di movimento per studenti, ricercatori, attivisti. Sono le cattedre europee e le borse di studio Marie Sk?odowska-Curie in ambito STEM, il programma Horizon, i programmi LIFE e DEAR su ambiente, clima e biodiversità”. E ricorda infine che “la prospettiva di un’Europa dei popoli sempre più unita, in questo futuro che ogni giorno promuoviamo verso la transizione ecologica, è un postulato necessario, e quando viene chiesto di dimostrare con la presenza che ancora qualcuno ci crede non possiamo che rispondere affermativamente”.

    Le idee

    Cop29, Slow Food Italia: “Chi paga? Paga l’umanità, se non si fa nulla”

    12 Novembre 2024

    Concetti simili a quelli che in piazza porterà anche Slow Food Italia, “perché vogliamo un’Europa di pace, che sia unita e investa sulla vita, non sulla morte”, spiega la presidente Barbara Nappini.
    Se partecipano, chiosano da Slow Food, è infatti proprio “per sottolineare che in questo momento di grande difficoltà è necessario lavorare tutti insieme, mettere da parte le ostilità della guerra e le differenze che naturalmente ci contraddistinguono avendo il coraggio e la forza di accogliere la complessità, che è l’essenza delle democrazie, e realizzare insieme qualcosa di straordinario e di urgente”. LEGGI TUTTO

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    Lavori green, l’ingegnere meccanico: “Sui monti e in laguna ci mando il robot”

    Quando Manolo Garabini ha iniziato, da studente, ad avvitare bulloni a zampe e bracci meccanici, tutto ciò che fa ora, a 40 anni, mentre progetta robot da liberare nelle lagune sarde o nei boschi dello Stelvio, non era nemmeno immaginabile. “Internet era ancora agli albori, il libretto era cartaceo, si faceva tutto in presenza – ricorda – e ancora nel 2010 si lavorava per far uscire i robot dalle fabbriche. Portarli nella foresta era fantascienza”.Garabini, professore di Robotica all’Università di Pisa, ora ne costruisce ancora di più particolari. Li hanno soprannominati con un nome che a un bambino cresciuto negli anni ‘80 fa brillare gli occhi: i “transformers”. Anymal, per esempio, è un “cane”, ha quattro zampe e ruote: “Le zampe garantiscono di superare gli ostacoli, le ruote un’autonomia maggiore”.

    Manolo Garabini insegna Robotica all’Università di Pisa, dove vengono sviluppati robot a quattro zampe capaci di raggiungere luoghi impervi per il monitoraggio ambientale e industriale  LEGGI TUTTO

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    Il documento d’identità sarà biodegradabile: il prototipo

    In Italia, ogni anno vengono emessi circa 17 milioni di documenti di identità in formato card, per la produzione dei quali vengono utilizzate oltre 130 tonnellate di plastica. Al termine del ciclo di vita, tipicamente dopo dieci anni, la quasi totalità di queste carte viene smaltita in discarica.

    I materiali fino ad oggi impiegati nella costruzione di tali prodotti sono plastiche di origine fossile, nello specifico si tratta di policarbonato (PC) e polivinilcloruro (PVC), che per le prestazioni che garantiscono sono diventati veri e propri standard per il settore dei documenti di sicurezza (carte d’identità, patenti, tessere sanitarie), e delle carte bancarie di tutto il mondo. Il tempo di decomposizione nell’ambiente di questi materiali va però da un minino di 100 a un massimo di oltre 1.000 anni, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente, e gli ecosistemi in cui vengono dispersi.

    Per contrastare questo fenomeno, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ha portato avanti un’iniziativa di ricerca e sviluppo finalizzata a ridurne l’impronta ambientale, mettendo a punto materiali innovativi ricavati da fonti rinnovabili ed ecosostenibili. La sfida del progetto è stata di assicurare un elevato livello di sicurezza del documento in termini di anticontraffazione, preservando allo stesso tempo la resistenza all’usura quotidiana, la conformità agli standard di settore e la minimizzazione degli impatti sui processi e sugli impianti di produzione in essere. “La ricerca di soluzioni green e tecnologicamente avanzate fa parte del DNA del Poligrafico, un’azienda che è sempre più protagonista della transizione della pubblica amministrazione verso un futuro sostenibile e digitale”, ha dichiarato a Green&Blue, l’amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Francesco Soro.

    “Progetti la tua identità, proteggi l’ambiente”
    La carta. Dopo circa due anni di lavoro è stato messo a punto un supporto innovativo, costituito da strati di polimeri biodegradabili derivanti da biomasse, come per esempio amido di mais. Ogni parte della carta gioca il suo ruolo: dagli strati per alloggiare il microchip, a quello per stampare i dati e l’immagine del volto del titolare, fino agli strati di protezione da falsificazioni e contraffazioni.
    Per quanto riguarda la composizione, la tessera è costituita da sfoglie di polimeri biodegradabili prevalentemente a base di acido polilattico (PLA). Ognuna di queste viene funzionalizzata mediante trattamenti fisico-chimici al fine di ottenere le caratteristiche richieste. La formatura della carta avviene accoppiando i vari fogli mediante un processo di termofusione.

    I test. Il processo di validazione in corso per certificare la biodegradabilità del materiale realizzato sta fornendo risultati estremamente positivi, confermando che già dopo 77 giorni nella macchina di compostaggio la card è biodegradata al 90,6% (il limite del test di biodegradabilità è il 90% in sei mesi). “Realizzare un’alternativa ai materiali fossili usati nella costruzione di documenti, che presentino alte prestazioni in termini di durabilità e capacità di integrare elementi di sicurezza, senza stravolgere gli attuali processi di produzione, è stata senz’altro la sfida più ardua di questa iniziativa – spiega Antonio Gentile, responsabile della struttura di Ingegneria di Prodotto del Poligrafico – . Allo stesso tempo ha però rappresentato l’aspetto più stimolante che ha animato i ricercatori e i tecnici che per oltre due anni si sono confrontati quotidianamente su questi temi, arricchendosi di competenze che potranno essere messe a frutto su nuovi prodotti di sicurezza, in grado di realizzare condizioni sempre migliori per il cittadino, le imprese e l’intero Sistema Paese.”

    Il primo prototipo di tessera biodegrabile creata con processi industriali, nella quale sono stati integrati – visibili in una clear window – dei semi di lino: “dai documenti scaduti, a contatto con la terra, potranno nascere dei fiori”, è stato presentato dal Poligrafico a Milano lo scorso 5 marzo in occasione della fiera Integraf. LEGGI TUTTO