27 Agosto 2025

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    L’amore impossibile di Ned, la lumaca mancina

    Talvolta la ricerca del vero amore potrebbe essere un questione lunghissima, ma in certi casi perfino impossibile. Soprattutto se si parla di una rara lumaca mancina. Ned, questo il nome dato a una lumaca scovata nel giardino di Wairarapa in Nuova Zelanda dall’illustratrice Giselle Clarkson, è un gasteropode davvero particolare: lo si potrebbe infatti definire mancino. Non a caso è stato chiamato così in onore di Ned Flanders, famoso personaggio mancino dei Simpson. La sua conchiglia infatti si avvolge a spirale in senso antiorario (a sinistra) a partire dal suo punto più piccolo, una rarità nel mondo delle chiocciole, tant’è che si stima 1 caso su 40mila di lumache con questa caratteristica. Una peculiarità che però rischia di non dare la possibilità a Ned di trovare un partner adatto alla riproduzione: la conformazione del guscio “mancino” è infatti un problema perché la logistica fisica per l’accoppiamento indica che Ned debba trovare un’altra lumaca con la stessa caratteristica per potersi riprodurre. Nonostante lo strano senso della sua spirale Ned potrebbe però avere una chance per riuscire a trovare l’amore: l’intera Nuova Zelanda si sta infatti mobilitando per aiutarla.

    La sorte ha infatti voluto che a ritrovarla nel giardino di casa mentre sollevava pietre e faceva giardinaggio sia stata Giselle Clarkson che lavora per New Zealand Geographic. Proprio la sua passione per gli animali le ha permesso di identificare quella inusuale caratteristica e, con l’aiuto di altri colleghi, Clarkson ha poi deciso di lanciare una campagna online per trovare il “vero amore” di Ned, in sostanza una chiocciola con la stessa spirale con cui potersi riprodurre. Le lumache sono ermafrodite ma per riuscire ad accoppiarsi hanno bisogno di incastrarsi come fossero pezzi di un puzzle: a una mancina serve un’altra mancina. Con una probabilità estremamente bassa di trovare un partner adatto per Ned Clarkson ha deciso così di invitare le persone ad “esplorare i propri giardini o i parchi locali” e a cercare fra i posti umidi e i vasi in mezzo alla vegetazione. “Dovrebbero esserci delle lumache lì, vedi se riesci a trovarne una mancina e poi contatta subito New Zealand Geographic” si legge nell’appello che si conclude con una frase ad effetto, del tipo “non siamo crudeli non neghiamo la possibilità di amare” scrive l’illustratrice ricordando come altrimenti la lumaca sarebbe condannata a vagare per giardini e orti tutta la vita senza mai probabilmente accoppiarsi.

    Attualmente, Ned sta aspettando in una boccia di vetro per pesci, adattata alle sue esigenze, che qualcuno l’aiuti a trovare un partner. Non è la prima volta che avviene questo tipo di operazione: nel 2017 ci fu una campagna anche per aiutare Jeremy, esemplare mancino trovato a Londra. Furono scovati due esemplari con spirale a sinistra idonei, ma inizialmente si accoppiarono fra loro. Solo dopo, fu il turno di Jeremy che generò una prole con guscio a spirale a destra. Dettagli e petizioni, queste sul mondo animale, che potrebbero apparire curiose o irrilevanti ma che secondo Catherine Woulfe del New Zealand Geographic sono molto importanti se viste in un’ottica diversa: abbiamo infatti bisogno di “mettere in contatto le persone con l’ambiente. Questo tema può apparire leggero e divertente, ma speriamo che sia anche un’apertura verso argomenti più profondi come la comprensione del mondo naturale e le strane complessità della riproduzione” ha affermato. Del resto, tra urbanizzazione ed evoluzione della società, con sempre più persone che vivono all’interno di grandi metropoli e abbandonano campagne e montagne, il nostro rapporto con la natura è cambiato. Tanto che le parole della natura sono perfino scomparse dalla letteratura.

    Uno studio appena pubblicato su Earth da Miles Richardson, professore dell’Università di Derby, spiega infatti come negli ultimi 220 anni la natura sia uscita dalla vita delle persone. Per sostenerlo usa dati sull’urbanizzazione, sulla perdita di fauna selvatica nei quartieri e anche sul fatto che i genitori non trasmettono più ai figli il coinvolgimento con la natura. Una trasmissione che manca anche perché la natura sta uscendo dai libri dove termini come fiume, fiore, muschio e altri sono in costante calo. Lo studio alla fine si conclude con una stima: negli ultimi due secoli il legame fra natura ed esseri umani è calato del 60% e Richardson sostiene come solo avvicinare i bambini alla natura potrà contribuire a invertire questo declino. Ecco dunque che, dicono da New Zealand Geographic, la campagna per aiutare Ned andrebbe vista anche in questo senso: uno stimolo a tornare in natura, a immergere le scarpe nel fango e sporcarsi le mani per aiutare sia un gasteropode a trovare l’amore, sia noi stessi a riabbracciare il nostro rapporto con le altre specie. LEGGI TUTTO

  • in

    Junior Water Prize, due studenti tedeschi premiati per l’allarme anti alluvione

    Un sistema di allarme anti alluvione è valso lo Stockholm Junior Water Prize 2025. Ad aggiudicarselo sono stati i due studenti tedeschi Niklas Ruf e Jana Spiller, autori dell’app che tramite sensori permette di monitorare lo stato delle acque dei corsi più piccoli favorendo la prevenzione. Lo Stockholm Water Prize quest’anno andrà al professore austriaco […] LEGGI TUTTO

  • in

    La nuova Pac e i dazi Usa: così l’Europa rischia di restare indietro

    “Facite ammuina”, ovvero “fate confusione”. Così recitava l’articolo 27 dei Regolamenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie del 1841: un ordine per creare disordine, fumo negli occhi più che sostanza. Una formula che torna in mente leggendo le prime indiscrezioni sulla nuova Politica agricola comune (Pac) 2028-2034.

    Era stata promessa una rivoluzione silenziosa e ha finito per deludere e preoccupare tutti, intimoriti dal veder creare un unico contenitore che non finanzierà più soltanto l’agricoltura, ma anche coesione, lavoro, migrazioni e persino difesa. Alla fine, facendo confusione, si scava sempre più il solco delle differenze tra gli Stati membri, ancor di più con un bilancio di programma che perde quasi 90 miliardi di euro rispetto alla precedente programmazione. E gli slanci verso un riarmo generale sembrano riportare l’Europa indietro nel tempo e nella storia.

    Che fine hanno fatto le ambizioni di tutela dell’ambiente, di cambio di paradigma, di neutralità carbonica? Che fine ha fatto l’idea di un sistema di produzione agroalimentare capace di preservare gli ecosistemi da ogni tipo di dissesto, favorendo l’agroecologia e i modelli sostenibili, guardando alla biodiversità come strumento di resilienza? La deriva produttivistica, finalizzata a un sistema globale sostenuto dalla massimizzazione dei profitti sulle spalle di agricoltori responsabili e di cittadini ancora troppo spesso ignari, torna a farsi dominante, affievolendo quel processo che con la Farm to Fork aveva preso consistenza e che, con pochi colpi di spugna, è quasi scomparso.

    Il tema chiave di cui oggi si discute di più sono i dazi, che hanno spento l’attenzione sulla crisi climatica. Mentre, da un lato, le innovazioni tecnologiche hanno abbattuto in tempi rapidissimi le barriere culturali, linguistiche e sociali tra i popoli del pianeta, da un altro lato il balzello dei dazi ha messo l’Europa di fronte a una politica tanto anacronistica quanto ridicola. Per i prossimi anni, almeno tre, i dazi rappresenteranno un’arma di ricatto, variabile quanto gli umori di chi li brandisce, e sarà complesso venirne a capo. Oggi si mettono, domani si levano, oggi alti, domani bassi, gestendoli con la stessa facilità con cui abbiamo visto ritirare le firme dagli accordi internazionali sul clima, impegni di lungo periodo che sono l’unica vera scommessa per il nostro futuro.

    E se li guardassimo al contrario? Se i dazi li pagasse chi inquina e non mitiga, chi non si impegna a compensare? Alziamo il tono, facciamo sentire la voce di chi è consapevole che un sistema produttivo estrattivistico e noncurante degli effetti sugli ecosistemi non è più accettabile. Chi continua ad applicarlo paghi un dazio che finirà per abbassare i profitti reali e forse determinerà l’esigenza di ripensare il paradigma.

    L’Europa, con la nuova Pac, rischia di prendere la strada della debolezza, invece di rafforzare il settore primario e dare un futuro agli ecosistemi, in barba ai dazi.

    Oggi, sembra voler scegliere una strada con ambizioni agroambientali al lumicino, pur in presenza di modelli di gestione sostenibile delle aziende che si basa, in una visione olistica, sull’integrazione di pratiche ambientali, sociali ed economiche (i pilastri ESG) per creare valore nel lungo periodo senza compromettere le risorse e gli equilibri futuri.

    Ci vuole coerenza, ci vuole coraggio, ci vuole capacità di discernere ciò che garantisce il futuro delle comunità che vivono questo pianeta dal tentativo continuo di indirizzare le politiche a beneficio di pochi. Ci vuole rispetto sociale, rispetto per le culture dei popoli e dei territori. Lasciare che qualunque comunità, ancorché piccola, resti indietro per le ferite inferte dall’inequità sarà un peso e una perdita di immenso valore per le future generazioni. Come far conciliare questa prospettiva in un regime globale complesso appare un rebus, ma fare ‘ammuina’ serve oggi probabilmente solo a confondere i cittadini, a porgere una mano da un lato ritirando l’intero braccio dall’altro, spegnendo ogni entusiasmo in chi quotidianamente resiste con impegno.

    (Francesco Sottile è Vicepresidente di Slow Food Italia) LEGGI TUTTO

  • in

    La lotta all’inquinamento da plastica parte dall’ufficio

    Ci sono pause che fanno bene alle persone. E all’ambiente. È con questa visione che Flaskk, startup innovativa nel campo della sostenibilità e del welfare aziendale, debutta con il suo sistema integrato per l’idratazione funzionale e personalizzata. Nato per rivoluzionare il modo in cui le aziende si prendono cura dei propri dipendenti, il progetto Flaskk si compone di dispenser intelligenti connessi alla rete idrica, in grado di erogare acqua microfiltrata e personalizzabile con mix aromatici naturali e ingredienti funzionali studiati con esperti nutrizionisti. “Flaskk non è solo un erogatore di acque funzionali: è un nuovo modo di vivere il benessere in azienda”, ci racconta Filiberto Sola, founder e Ceo di Flaskk. “Siamo partiti da una domanda semplice: perché l’acqua, il bene più essenziale, è ancora così poco valorizzata nei luoghi di lavoro? La nostra risposta è un sistema smart, personalizzabile e sostenibile, che rende più semplice e naturale prendersi cura di sé e dell’ambiente anche in ufficio”.

    “Un piccolo gesto, per un grande impatto”
    Diversi studi dimostrano che anche una leggera disidratazione può ridurre la concentrazione, aumentare il senso di affaticamento e causare mal di testa, con un impatto diretto sulle performance cognitive e sul benessere al lavoro. Eppure, secondo alcune ricerche, ben il 60% dei lavoratori non riesce ad idratarsi in modo adeguato durante la giornata in ufficio. In parallelo, cresce anche l’attenzione verso la qualità dell’idratazione e le sue implicazioni sulla salute: secondo il Global Wellness Institute, le persone cercano sempre più esperienze personalizzate e con un’attenzione alla sostenibilità.

    Anche le aziende stanno ridefinendo le proprie priorità. La qualità dell’ambiente lavorativo, dall’attenzione al benessere dei dipendenti fino alla riduzione dell’impatto ambientale, è oggi un asset strategico per attrarre talenti, ridurre il turnover e migliorare la produttività. Tra le aree più trascurate ma ad alto potenziale c’è proprio l’idratazione, basti pensare che ogni giorno, solo in Italia, negli uffici si consumano oltre 3 milioni di bottiglie di plastica monouso (fonte Greenpeace Italia).

    Come funziona il sistema IOT
    Il progetto si basa su una tecnologia proprietaria brevettata e si articola su tre elementi interconnessi. Il primo è Flaskk One, un distributore intelligente collegato alla rete idrica, che eroga acqua microfiltrata personalizzabile nel livello di temperatura, frizzantezza e gusto, grazie all’aggiunta di mix aromatici naturali e di ingredienti funzionali, pensati per sostenere energia, concentrazione, digestione e altri bisogni legati alla routine quotidiana. Grazie alla combinazione di reminder soft, gusti piacevoli e tracciamento personalizzato, Flaskk aiuta concretamente le persone a bere di più durante la giornata: un’azione semplice ma spesso trascurata, che può contribuire a ridurre sintomi comuni della disidratazione come stanchezza, mal di testa e difficoltà di concentrazione, soprattutto nelle ore pomeridiane. Il sistema è cloud-based, touchless e connesso tramite SIM LTE proprietaria.

    Il secondo elemento è composto dall’ app personale. Una volta scaricata, ogni utente ha accesso a un’area dedicata dove può monitorare i propri consumi, configurare le preferenze di gusto e accedere a contenuti sul benessere. La piattaforma include funzionalità di tracciamento ambientale e meccanismi di gamification, pensati per stimolare comportamenti virtuosi. Il terzo elemento è la bottiglia smart Flaskk. In pratica ogni bottiglia è associata all’utente tramite tecnologia NFC o QR code, ed è riutilizzabile e personalizzabile. In alternativa, qualsiasi borraccia può diventare una Flaskk tramite l’inserimento di una chiave digitale. Una soluzione concreta per eliminare le bottiglie usa e getta, ridurre i consumi e monitorare in modo trasparente i dati ambientali legati agli obiettivi ESG.

    “Ogni goccia conta”
    Flaskk è interamente progettata e assemblata in Italia, con sede di produzione a Pinerolo (TO) e una rete di fornitori tra Piemonte e Lombardia. Guidata da Filiberto Sola, giovane imprenditore della Gen Z, la startup si basa su una tecnologia proprietaria brevettata e su un processo produttivo interno che assicura qualità, controllo e rapidità nell’implementazione. I mix funzionali sono sviluppati in collaborazione con esperti nutrizionisti, per offrire un supporto nutrizionale mirato nella quotidianità lavorativa. I mix aromatici naturali, invece, sono realizzati con aziende aromatiche internazionali, per un’esperienza di gusto distintiva e naturale. La startup piemontese ha già ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui il grant europeo EIT Food, il Design Europa Awards e l’accesso ad un programma di accelerazione presso Techstars. LEGGI TUTTO