18 Agosto 2025

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    Abruzzo, basta foto con gli orsi: al via una campagna di sensibilizzazione

    Il tema è caldo, oggi più che mai. L’overtourism e i suoi effetti, diretti e indiretti, sulla biodiversità. Al mare e in montagna, nel lungo mese di agosto che coincide con il picco del fenomeno: flussi imponenti di turisti smartphone-muniti che arrivano un po’ ovunque, sconvolgendo gli equilibri naturali, impattando sui territori. Usa l’arma della sottile ironia, allora, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, raccontando una distopica presa di posizione degli orsi, animali simboli dell’area protetta, per i giorni che segnano tradizionalmente il picco delle presenze turistiche all’interno dell’area protetta. Con un post sui profili del Parco, si annuncia che “gli orsi si sono organizzati e costituiti in comitato per protestare contro ciò che vedono, allibiti dai diversi comportamenti tenuti dai turisti, non adeguati ad un territorio speciale che è anche casa loro”.

    Biodiversità

    Pettorano sul Gizio, il primo paese a misura d’orso

    di Fiammetta Cupellaro

    10 Aprile 2025

    Quando il turismo diventa una minaccia
    Nel dettaglio, prosegue il racconto, che ha collezionato centinaia di condivisioni, “sono stupefatti nel vedere turisti impreparati, improvvisarsi escursionisti della domenica, spesso urlanti, qualcuno addirittura salire in ciabatte anche a duemila metri, senza contare quelli che escono dai sentieri autorizzati e si fanno addirittura il bagno nei ruscelli”. Del resto, ed è qui la differenza, “gli orsi sanno sempre come comportarsi e quale sia il percorso migliore da scegliere in base alle loro capacità”. Sono stufi di essere paparazzati in ogni loro piccola e fugace uscita pubblica. Loro ogni volta che incontrano un umano si fanno gli affari propri con discrezione e rispetto, non si mettono a inseguirli per fargli le foto. Sono sconcertati nel vedere gli umani che si avvicinano ai cervi, alle volpi per dargli da mangiare: non è un comportamento rispettoso degli animali selvatici. Loro non hanno bisogno di noi umani”.

    I protagonisti

    La grande sfida della convivenza con la fauna selvatica

    di Piero Genovesi

    06 Giugno 2025

    Rischio di un Parco off-limit per i turisti
    Di qui, dunque, la reazione, con l’orsa Giacomina che – secondo la versione del Parco – “ha convocato tutti gli orsi marsicani ed insieme hanno deciso: tourist go home!”. Ma c’è una via d’uscita, per scongiurare il rischio di un Parco off-limits per gli umani. “Siamo venuti a conoscenza, da un portavoce del comitato, che basterebbe davvero poco per far cambiare idea agli orsi. – si legge nel messaggio – n fondo, sarebbe sufficiente: camminare per i boschi in modo rispettoso, dimenticarsi il telefono in tasca e godersi il luogo, non inseguire orsi in macchina, non dare da mangiare a cervi, volpi e orsi, riporre i rifiuti nel proprio zaino, riportandoli a casa e fare la differenziata”.
    L’appello
    Ed ecco, infine, la morale, che è un vero e proprio appello ai visitatori-turisti: “Quando venite al Parco, siate orsi. Rispettate ogni angolo di questo paradiso e condividete la gioia di poterlo vivere in armonia con la Natura. Chi saprà farlo, sarà sempre più che il benvenuto tra questi monti, valli, boschi e paesi”. LEGGI TUTTO

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    É un batterio dello stesso ceppo del colera a sterminare le stelle marine

    Finalmente abbiamo il colpevole di un’epidemia che da un decennio sta uccidendo intere popolazioni di stelle marine lungo la costa occidentale del Nord America. Si tratta di un ceppo del batterio vibrio pectenicida che causa la cosiddetta Sea Star Wasting Disease (Sswd), malattia da deperimento delle stelle marine, considerata la più grande epidemia marina mai documentata in natura, tanto che fino ad oggi ha ucciso miliardi di stelle marine di oltre 20 specie diverse dall’Alaska al Messico. A riferirlo è stato un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology and Evolution da un team di ricerca internazionale, guidato dell’Hakai Institute, dell’Università della British Columbia e dell’Università di Washington, secondo cui comprendere la causa della malattia sarà essenziale per mettere a punto strategie per il recupero delle stelle marine e degli ecosistemi colpiti dal loro declino.

    La misteriosa malattia che trasforma le stelle marine in poltiglia

    Noemi Penna

    06 Marzo 2023

    Il killer delle stelle
    Vibrio è un genere di batteri già ben conosciuti: vibrio cholerae, per esempio, è il patogeno che causa il colera negli esseri umani. Nel caso delle stelle marine, l’infezione con il ceppo FHCF-3 di vibrio pectenicida innesca una grave malattia che inizia con lesioni esterne e, in circa due settimane, arriva a uccidere le stelle marine “fondendone” i tessuti. Oltre il 90% delle stelle marine girasole (Pycnopodia helianthoides), che possono arrivare a sviluppare 24 braccia, è stato sterminato dalla malattia Sswd in appena un decennio ed oggi questa specie fa parte della Red List delle specie in via d’estinzione dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).

    Ambiente

    I fondali degli oceani come miniere, a rischio habitat e biodiversità

    Alessandro Petrone

    27 Aprile 2023

    Le foreste di alghe
    L’enorme perdita delle stelle marine ha avuto effetti drammatici sugli ecosistemi marini. “Quando perdiamo miliardi di stelle marine, le dinamiche ecologiche cambiano radicalmente”, ha commentato Melanie Prentice, prima autrice dello studio. “In assenza di stelle marine girasole, le popolazioni di ricci di mare aumentano, il che significa la perdita delle foreste di alghe marine, con ampie implicazioni per tutte le altre specie marine e per gli esseri umani che dipendono da esse”. Le foreste di alghe, infatti, sono cruciali perché forniscono l’habitat a migliaia di organismi, contribuiscono alle economie locali attraverso la pesca e il turismo e immagazzinano l’anidride carbonica. “Capire cosa ha portato alla scomparsa della stella marina girasole è un passo fondamentale per il recupero di questa specie e di tutti i benefici che gli ecosistemi delle foreste di alghe offrono”, ha aggiunto Jono Wilson, tra gli autori dello studio.

    Ambiente

    I fondali degli oceani come miniere, a rischio habitat e biodiversità

    Alessandro Petrone

    27 Aprile 2023

    La ricerca
    Dopo ben 4 anni di ricerche e analisi per trovare il patogeno responsabile, il team di ricercatori ha scoperto livelli elevati di vibro pectenicida nel fluido celomatico, ossia il corrispettivo del nostro sangue, nelle stelle marine, riuscendo finalmente a identificarlo come agente causale della malattia. “Quando abbiamo esaminato il fluido celomatico tra stelle marine malate e sane, c’era fondamentalmente una cosa diversa: Vibrio”, ha commentato la co-autrice Alyssa Gehman. “Avevamo tutti i brividi. Pensavamo: è questo che causa la malattia”. Per confermare che il ceppo FHCF-3 di vibro pectenicida fosse la causa della Sswd, i ricercatori hanno creato colture di vibro pectenicida dal fluido celomatico di stelle marine malate e lo hanno poi iniettato in stelle marine sane, dimostrandone la patogenicità. Sebbene servano ulteriori ricerche per poterlo confermare, i ricercatori ipotizzano che tra i fattori scatenanti della malattia ci sarebbe l’aumento delle temperature oceaniche, dato che altri ceppi di Vibrio proliferano in acque calde. “Questa scoperta apre nuove interessanti prospettive in grado di sviluppare soluzioni per il recupero della specie”, ha concluso Wilson. “Stiamo conducendo studi che esaminano le associazioni genetiche con la resistenza alle malattie, l’allevamento in cattività degli animali e la riproduzione sperimentale per comprendere le strategie e i luoghi più efficaci per reintrodurre le stelle marine girasole in natura.” LEGGI TUTTO

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    “Fulmini sempre più potenti: ecco come proteggersi”

    Non è il numero di fulmini in Italia a preoccupare, ma è l’energia in costante crescita che si sta verificando sul nostro territorio. Quello che un tempo poteva essere infatti un banale temporale estivo oggi è – per conseguenza della crisi climatica – “un evento potenzialmente letale se non si valuta attentamente il rischio” spiega a Repubblica Sante Laviola, climatologo e ricercatore del Cnr-Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima).

    In Salento, lungo la statale 275, un 42enne purtroppo è morto dopo essere stato sbalzato dalla sua motocicletta a causa di un fulmine caduto durante un temporale.Poche ore prima a Ferrandina stessa tragica sorte per un 29enne che si trovava all’interno di un’auto, dove si era rifugiato per via di una tempesta: la macchina è stata schiacciata da un albero caduto dopo l’impatto con un fulmine.
    Prima ancora ci sono stati casi di feriti o di persone folgorate a Pescasseroli, nelle acque di Palinuro, a Piombino, ma anche in montagna sopra Auronzo di Cadore o in Appennino a Cima Tauffi. Episodi gravissimi che ci ricordano, spiega l’esperto del Cnr, la necessità di una “nuova cultura del rischio” davanti ai fenomeni meteo estremi.
    Già due vittime e diversi casi di folgorazione potenzialmente letali. I fulmini sono in aumento in Italia?
    “No, per ora direi di no, nel senso che se parliamo solo di numeri gli ultimi dati a disposizione, che sono di un paio di mesi fa, non indicano per ora un particolare aumento. Il 2018 (con 7 milioni di fulmini, ndr) resta uno degli anni record, un picco massimo. Quello che sta crescendo invece è l’energia”.

    Cosa significa?
    “Che i temporali, all’interno dei quali si formano i fulmini, hanno un’accelerazione di intensificazione dovuta proprio al cambiamento climatico. La quantità di calore dovuta alle irruzione anticicloniche accumula energia in atmosfera che, in fase di rimescolamento – come quella che sta avvenendo ora al centro sud Italia con temporali anche intensi – contribuisce a formazioni nuvolose con tanto ghiaccio e grandine all’interno, condizioni ideali con cui si formano le scariche elettriche. Questo è accentuato in montagna, ma avviene anche lungo le coste, come in mare, dove può essere davvero alto il carico di attività elettrica”.

    Perchè in questi mesi serve una “doppia” attenzione ai fulmini?
    “Perchè soprattutto a luglio e agosto, mesi di picco massimo per i fulmini, i temporali hanno una elevata quantità di energia che si manifesterà probabilmente con scariche elettriche vigorose. Quelle che finiscono spesso al suolo, ma soprattutto su alberi, strutture puntiformi e in mare, zone dove d’estate tendiamo a ritrovarci. Proprio il mare caldo contribuisce a questa energia. In particolare il vapore d’acqua in atmosfera adesso ha un trend in aumento: più cresce più le nubi hanno una quantità di ghiaccio maggiore disponibile e questo provoca temporali più intensi. Dunque sia la stagionalità, sia la persistenza dell’anticiclone africano, sia il fatto che ci troviamo in un hotspot climatico come il Mediterraneo in caso di temporali devono sempre farci stare in allerta. Vale per i fulmini ma anche per il vento o la grandine in questo periodo”.

    Come comportarsi se una tempesta ci sorprende?
    “In generale la prima arma a disposizione è sempre il buon senso. Bisogna entrare nell’ordine di idee che i temporali estivi, sia Nord che a Sud, e questo almeno fino a ottobre, sono e saranno temporali intensi. Quindi quando si sta per verificare una tempesta non bisogna mai escludere venti forti e una carica elettrica elevata e mettersi subito al riparo. Dove? Non sotto alberi o ombrelloni, meglio sempre in strutture chiuse, che garantiscono l’effetto gabbia di Faraday (un sistema in grado di isolare l’ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico, ndr). Se si è al mare uscire subito dall’acqua, se si è in montagna a maggior ragione consultare immediatamente meteo e bollettini e meglio preferire sempre escursioni nella prima parte della giornata per poi rientrare per pranzo: sulle cime infatti i fenomeni sono più accelerati spesso nel pomeriggio, dove è facile trovarsi nel bel mezzo di un temporale. Attenzione estrema anche alle ferrate, per via dei cavi metallici. Insomma, buon senso ovunque per evitare risvolti drammatici”.

    Con la crisi del clima e l’intensificazione dei fenomeni meteo serve dunque, anche d’estate, una nuova cultura rischio?
    “Non dobbiamo mai sottovalutare, sia i fenomeni sia le allerte, persino una gialla infatti può oggi rapidamente evolvere e trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso. Questo vale sempre, quando ci si sposta, durante le escursioni, ma anche in città. Bisogna che cambiamo tutti paradigma: mai sottovalutare infatti che in questo contesto climatico anche un banale temporale estivo può avere dei risvolti davvero tragici, dai fulmini improvvisi sino ai fiumi che da tranquilli corsi in pochi istanti diventano grandi flussi a carattere torrentizio”.
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