15 Agosto 2025

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    Specie aliene, per frenare la diffusione del pesce scorpione inizieremo a mangiarlo

    Era quasi certo di trovarlo, immergendosi nel mar Ionio, in Calabria. E lui non si è fatto aspettare. “L’ho visto a venti metri di profondità, vicino al relitto di un peschereccio abbandonato, atteggiamento confidente proprio come nei mari tropicali, pronto a esibire la sua voracità nei confronti dei pesci che lo circondavano. Venti giorni dopo, era ancora lì: una specie stanziale, che ha pochissimi predatori potenziali”. Il fotografo subacqueo Pasquale Vassallo ha cercato e trovato il pesce scorpione partendo dal Ficarella Diving Club di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.
    Basta un’immersione, qui, per imbattersi nella specie aliena per eccellenza, che è (ormai) diventata inquilina fissa dei nostri ecosistemi. Così, nei giorni in cui anche il Washington Post lancia un allarme globale sui pesci velenosi che invadono il Mediterraneo, ricercatori, scienziati e appassionati si interrogano sulla diffusione (incontrastata) del “lionfish”, specie originaria del Sud-est asiatico, che avanza imperterrito lungo le coste italiane, dalla Sicilia (dove in media si registra addirittura una segnalazione al giorno) alla Calabria, favorito dal riscaldamento del Mare Nostrum, la cui temperatura è aumentata, negli ultimi quattro decenni, il di 1,5 gradi Celsius.

    Cosa succede al pianeta

    Stiamo cambiando gli equilibri della natura

    di Elena Dusi

    11 Agosto 2025

    Come contrastarlo? “Un’ipotesi è mangiarlo”
    Sottolinea al Washington Post Paraskevi Karachle, che studia questa ed altre specie come ittiologa per l’Hellenic Center for Marine Research. E sulla piccola isola di Cervi (Elafonisos in greco), ad appena 570 metri dalla costa del Peloponneso, alcuni ristoranti già lo propongono nel menu. “Per ora i clienti girano alla larga, preferendo piatti più tradizionali”, fa spallucce Chris Berdoussis, chef e ristoratore. “Ci vuole ancora tempo”, aggiunge. Ma la strada potrebbe essere segnata, anche perché la popolazione di polpi è in netto declino e i visitatori, viceversa, in aumento esponenziale. E allora il Wwf ha avviato una serie di dimostrazioni guidate con chef riconoscibili che mostrano la preparazione del pesce scorpione. Il risultato? A Rodi e Creta nei mercati si inizia a trovare, ad Atene ancora no. Questione di tempo, forse.

    L’allarme

    Attenzione all’alga tossica nell’Adriatico, un software per monitorarla

    di Giacomo Talignani

    23 Luglio 2025

    Il progetto AlienFish

    Di specie aliene si occupa Francesco Tiralongo, ittiologo dell’università degli studi di Catania. Con il progetto AlienFish monitora, con l’aiuto della cosiddetta citizen science, la diffusione del pesce scorpione, ma anche dei pesci coniglio e dell’ormai famigerato granchio blu, assieme a tante altre specie aliene invasive. “La risposta all’invasione – dice – non può essere una sola: bisogna contenere, conoscere e, dove sicuro, valorizzare a tavola, trasformando parte dell’emergenza in opportunità per pescatori e filiere locali”. Il caso studio è proprio quello del granchio blu, voracissimo: in Alto Adriatico la sua proliferazione ha messo in ginocchio la venericoltura, causando danni enormi. “In risposta, nel 2025 è stato varato un Piano nazionale di contenimento con risorse dedicate e obiettivi espliciti di rimozione massiva, protezione degli allevamenti e tracciamento dei flussi, anche con misure regionali attuative. – spiega Tiralongo – Il piano dialoga con iniziative locali: in Veneto, ad esempio, centinaia di tonnellate di granchio blu sono state commercializzate nel 2024, mentre altre non commerciabili (in particolare le femmine e gli esemplari sottotaglia, ndr) sono state rimosse e destinate a mangimistica e farine proteiche, oppure allo smaltimento. Dove c’è mercato, si crea un incentivo economico alla rimozione, fondamentale per alleviare la pressione sugli ecosistemi e sostenere le imprese”.

    Un granchio blu preda uno scorfano nel Golfo di Napoli (foto Mimmo Roscigno)  LEGGI TUTTO

  • in

    Cycas, come coltivare la pianta che viene dalla preistoria

    La cycas abbellisce giardini, terrazzi e interni con le sue splendide foglie verde brillante. Questa pianta è considerata un fossile vivente: la sua comparsa sulla Terra risale a circa 280 milioni di anni fa, ben prima dell’arrivo dei dinosauri. Chiamata anche cycas revoluta, palma sago e palma nana, ricorda una palma, pur non essendolo visto che presenta foglie arcuate e rigide ed è più imparentata con le conifere. Oltre al suo aspetto decorativo, la cycas è molto apprezzata per la sua notevole resistenza e la coltivazione semplice, tanto da essere ideale anche per chi si avvicina al giardinaggio.

    L’esposizione della Cycas
    Parte della famiglia delle Cycadaceae e originaria del Giappone, la cycas unisce robustezza, longevità, eleganza e fascino ed è molto diffusa per abbellire case e giardini. Questa pianta ornamentale presenta grandi foglie dalla forma pennata e un tronco corto, robusto e legnoso, cresce lentamente, fiorisce ogni 15 anni ed è tra le più resistenti, richiedendo una bassa manutenzione. Adatta sia per gli interni, che per gli esterni, predilige luoghi luminosi, dovendo però evitare i raggi solari diretti, che potrebbero bruciarne le foglie. Qualora si coltivi all’aperto l’ideale è sistemarla in una posizione dove non batta il sole nelle ore centrali della giornata oppure in un’ombra parziale, mentre se la si tiene all’interno, è necessario collocarla nei pressi di una finestra luminosa, facendo in modo però che la luce sia filtrata. Una luce troppo esigua potrebbe rendere il suo aspetto poco sano e le foglie rade. L’habitat perfetto per la cycas vede le temperature tra i 20 e i 25 gradi e il terreno leggermente acido, arricchito con torba e sabbia e ben drenato, evitando tassativamente i ristagni d’acqua, causa del marciume dell’apparato radicale.

    Coltivazione in vaso e giardino della cycas
    La cycas è facile da coltivare, cosa che la rende particolarmente apprezzata e popolare. Con semplici accorgimenti cresce in modo rigoglioso, dando molte soddisfazioni: questa pianta antichissima può essere seminata in vaso o in piena terra. Il periodo migliore per interrarla è la primavera, in particolare tra marzo e maggio, momento dell’anno in cui il clima mite stimola i germogli e le giornate si allungano progressivamente, ma la luce solare non è ancora troppo forte. Per quanto riguarda la coltivazione in vaso, per permettere il corretto sviluppo delle radici, il recipiente scelto deve essere profondo, aggiungendo sul fondo uno strato di argilla espansa per migliorare il drenaggio. È necessario ricorrere a del terriccio universale, aggiungendo torba, sabbia o perlite e porre i semi a una profondità di 2-3 centimetri, dovendo lasciare, in caso di semina multipla, tra ogni seme 3-5 centimetri. Una volta effettuata questa operazione bisogna portare pazienza, tenendo conto che la cycas ha una crescita lenta, mediamente 3 centimetri all’anno. Il rinvaso va eseguito ogni 3-4 anni, spostando la pianta in un vaso poco più grande.

    La cycas può essere coltivata in giardino, prediligendo un terreno ben drenato, aggiungendo sabbia e torba per tenere alla larga i ristagni d’acqua: durante il periodo di germinazione il substrato va mantenuto sempre leggermente umido, evitando però che sia zuppo. I semi vanno interrati a una profondità di 2-4 centimetri, che può variare a seconda della dimensione del seme: quelli più piccoli possono essere interrati a 0,5 centimetri. Tra ciascun seme bisogna lasciare circa 3-5 centimetri, in modo tale che le piante sviluppino al meglio le radici. Il trapianto di una cycas in vaso va effettuato tra la primavera e l’autunno: per eseguirlo è necessario scavare una buca larga il doppio del paniere radicale e profonda quanto questo. La pianta deve essere posizionata alla stessa profondità del vaso in modo da non comportarle troppo stress e prevenire il marciume radicale. Il terreno in cui si trapianta deve essere arricchito di materiale drenante e compost per poi irrigarlo in modo consistente dopo l’intervento.

    Come prendersi cura della cycas: irrigazione, potatura e concimazione
    Molto resistente e facile da curare, la cycas richiede una bassa manutenzione. Per un suo sviluppo rigoglioso è necessario irrigarla in modo regolare, prestando però attenzione ai ristagni d’acqua, responsabili del marciume radicale. Prima di procedere con l’innaffiatura è sempre bene verificare con un dito che il substrato sia asciutto. Durante il periodo di crescita bisogna darle da bere ogni 1-2 settimane: le irrigazioni devono essere abbondanti soprattutto in caso di caldo e clima secco. La frequenza delle annaffiature è influenzata dalla stagione, tenendo conto che in inverno e autunno le irrigazioni devono essere ridotte, visto che in questo periodo dell’anno la pianta è in riposo vegetativo, effettuandole ogni 3-4 settimane. Per prevenire il marciume dell’apparato radicale, il terreno deve essere drenato, leggermente umido, ma mai zuppo ed è necessario non dare da bere alla corona, la parte centrale della pianta.

    In merito alla potatura, questa non è richiesta in modo regolare e occorre limitarsi a rimuovere le foglie rovinate oppure secche, di solito concentrate nella parte inferiore della pianta, ricorrendo a forbici sterilizzate e facendo dei tagli precisi, per prevenire il marciume radicale ed eventuali attacchi da parte dei parassiti. Questo intervento può essere eseguito annualmente oppure al bisogno, preferibilmente alla fine dell’estate o durante la primavera avanzata. La concimazione deve essere svolta durante la primavera e l’estate e la frequenza è determinata dal tipo di fertilizzante impiegato. Se si ricorre a un concime liquido specifico per la cycas l’operazione va effettuata ogni 2 settimane, mentre ogni 3 mesi se si utilizza un fertilizzante granulare a lenta cessione.

    Manutenzione della cycas: malattie e parassiti
    Nella cura della cycas possono insorgere alcune problematiche. Per esempio le sue foglie possono ingiallire, cosa che viene causata da irrigazioni eccessive, fertilizzante troppo abbondante, carenza di ferro o magnesio e attacco da parte di parassiti, in particolare della cocciniglia. Questo parassita può essere rimosso ricorrendo a un batuffolo di cotone imbevuto di alcool oppure utilizzando del sapone neutro o ancora un antiparassitario ad hoc. La pianta è soggetta anche ad attacchi di afidi, ragnetto rosso, thrips e punteruolo e all’insorgere di malattie fungine, come ad esempio oidio, marciume radicale e macchie fogliari, dovendo intervenire prontamente con trattamenti specifici se insorgono queste problematiche. LEGGI TUTTO

  • in

    Alaska, cede un lago ghiacciato. La causa è l’aumento della temperatura

    L’allarme è rientrato da poche ore: è cessata la minaccia di un’inondazione nel Suicide Basin, in Alaska, e le acque si sono ritirate. Nella città di Juneau, attraversata dal fiume Mendenhall, le aree evacuate sono ora aperte, anche se accessibili solo ai residenti.
    A generare l’allarme nei giorni scorsi il repentino rilascio di acqua di fusione da parte del ghiacciaio Mendenhall. Mercoledì scorso i corsi d’acqua alimentati dal ghiacciaio si sono gonfiati a livelli da record (più di 2 metri in 24 ore), preoccupando le autorità della capitale che conta poco più di 30mila abitanti.

    Il fenomeno è ormai diventato periodico, ennesimo sintomo del riscaldamento globale. E il pericolo non è rappresentato solo dall’acqua prodotta dalla fusione del ghiaccio. Più acqua scorre sulla superficie, più l’erosione aumenta e ci vuole meno pioggia per innescare un’alluvione: in queste condizioni, una tempesta prevista una volta ogni dieci anni può causare il tipo di alluvione catastrofica che si prevede solo ogni 100-200 anni.

    Lo studio

    Isole Svalbard, l’allarme dei ricercatori: inverni con più pioggia e meno neve

    di Pasquale Raicaldo

    21 Luglio 2025

    Le contromisure
    Le prime inondazioni di questo tipo si sono verificate a Juneau a partire dal 2011, ma con il passare del tempo sono diventate sempre più distruttive e ormai rappresentano una minaccia “estiva” costante.
    Tanto che la città ha imparato a prendere le contromisure: quest’anno, con l’aiuto del genio dell’esercito Usa, sono state costruite barriere fatte di sacchi piene di detriti o sabbia e rinforzato con strutture metalliche per arginare l’acqua e mettere al riparo soprattutto le zone abitate lungo il fiume. L’operazione ha avuto successo, perché ha evitato le distruzioni provocate dalle alluvioni verificatesi ad agosto sia nel 2024 che nel 2023. L’anno scorso l’acqua travolse un centinaio un centinaio di abitazioni, nonostante fosse stata installata una barriera anti-inondazione nelle aree a rischio, dove risiedono circa mille tra residenti e aziende.

    Lo studio

    Dove c’era il ghiacciaio ora crescono più fiori: il fenomeno del greening in alta quota

    di Fabio Marzano

    15 Luglio 2025

    Allerta caldo e inondazioni
    Misure di adattamento ai cambiamenti climatici, che cercano di porre rimedio agli effetti della crisi climatica dovuta all’uso di combustibili fossili. L’Artico, compresa l’Alaska, si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto al resto del Pianeta, a causa dell’aumento delle temperature globali. In questa parte del Profondo Nord, l’aumento delle temperature ha ridotto drasticamente l’estensione del ghiacciaio Mendenhall e del suo bacino, creando il rischio annuale di inondazioni dei laghi glaciali, poiché il ghiaccio viene sostituito da acqua liquida e si avvicina sempre di più al bordo del bacino durante l’estate.

    L’iniziativa

    Reinhold Messner: “Ecco il mio museo dedicato ai ghiacciai”

    di Paola Arosio

    05 Luglio 2025

    Tra i 10 e i 15 milioni le persone esposte alle alluvioni glaciali
    A livello globale, sono tra i 10 e i 15 milioni le persone esposte agli effetti delle inondazioni dei laghi glaciali. E si prevede che l’aumento del numero e delle dimensioni dei laghi glaciali farà crescere la frequenza delle inondazioni in futuro. Ma non si vedono all’orizzonte politiche serie di mitigazione (taglio delle emissioni di gas climalteranti, nonostante il 2025 sia stato proclamato dall’Unesco Anno internazionale della Conservazione dei Ghiacciai. LEGGI TUTTO