21 Marzo 2025

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consigliato per te

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    Sale la bolletta dell’acqua, 500 euro a famiglia nel 2024

    Cresce ancora la bolletta per l’acqua: è di 500 euro infatti la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane nel 2024, rispetto ai 481 euro (+4%) del 2023. Confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato del 23%. È quanto emerge dal XX Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio […] LEGGI TUTTO

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    Le foreste assorbono quasi un terzo delle emissioni di CO2

    L’Unione europea è responsabile del 10% della deforestazione globale e purtroppo l’Italia ne è protagonista essendo il terzo maggior importatore europeo di commodities che causano deforestazione. Con questo segnale di allarme oggi, in occasione della Giornata internazionale delle foreste di domani 21 marzo, il WWF grida a gran voce l’urgenza di fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurre la pressione sulle foreste, un ecosistema vitale per il Pianeta e per tutti i suoi esseri viventi.

    La giornata internazionale

    Dispensa naturale e rete di sicurezza: in che modo le foreste contribuiscono a sfamare il mondo

    di QU Dongyu

    21 Marzo 2025

    L’integrità ecologica delle foreste è posta in serio pericolo e, a livello globale, non si sta facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi stabiliti al 2030 riguardanti la loro protezione e ripristino. In particolare, come noto, la principale minaccia per questi ecosistemi è la deforestazione causata dall’espansione dei terreni destinati all’agricoltura, addirittura nel 90% dei casi nelle foreste tropicali. Ciò ha impatti sulla biodiversità a livello locale e, globalmente, aggrava ulteriormente la crisi climatica con effetti negativi proprio sulle produzioni di materie prime, quali il caffè, e quindi sui produttori locali, ma anche sul consumatore finale causando l’aumento dei prezzi.

    Decine di migliaia di ettari di foreste distrutti ogni anno
    Le stime indicano che ogni anno vengono rase al suolo decine di migliaia di ettari foreste nel mondo, soprattutto in Paesi tropicali, per importare materie prime che vengono lavorate o consumate in Italia. Ad esempio, importiamo il 100% sia non torrefatto, principalmente dal Brasile (31%) e dal Vietnam, confermandoci così il terzo maggior importatore globale di caffè verde nonché il primo in Europa, sia dell’olio di palma di cui siamo i maggiori importatori europei , soprattutto da Paesi ad alto rischio deforestazione come Indonesia e Malesia. Inoltre, più della metà (50,6%) dei prodotti derivanti dagli allevamenti di bovini (carne, pelle) che entrano in Europa è importato dall’Italia: ad esempio, produciamo il 25% di tutte le pelli del mondo, ma il 90% della materia prima viene importata, soprattutto dal Brasile, Paese da cui importiamo anche la maggior parte della soia, la quasi totalità della quale è impiegata come mangime animale.

    Biodiversità

    Nel parco museo dove si salva la flora brasiliana

    di Marcella Gandolfo

    14 Marzo 2025

    Italia importatore di materia prima di origine legnosa
    Dati analoghi riguardano il legno: nonostante il nostro Paese sia coperto per quasi il 40% di foreste, ben l’80% del fabbisogno nazionale di materia prima di origine legnosa viene importato dall’estero, parte del quale illegalmente. Il problema è proprio che le importazioni delle sette commodities più a rischio deforestazione (legno, olio di palma, soia, carne bovina, cacao, gomma e caffè), che riguardano circa 36,6 miliardi di euro e 175.000 imprese medio, piccole e artigiane, quasi sempre provengono da Paesi in cui il rischio che siano state causa di deforestazione è molto elevato.

    Il Regolamento Ue “Deforestazione Zero”
    L’Europa ha individuato una soluzione per contrastare questo problema e assumere un ruolo di leader globale: il regolamento “Deforestazione Zero” (EUDR), approvato a giugno 2023, mira a creare catene del valore senza deforestazione attraverso la collaborazione tra aziende, istituzioni e società civile. Tuttavia, la sua applicazione è stata posticipata di dodici mesi, al 30 dicembre 2025.

    “Ora servono azioni concrete: la Commissione deve fornire agli Stati e alle aziende strumenti adeguati, mentre i governi, Italia inclusa, devono garantire risorse, supporto tecnico e sanzioni efficaci per un’efficace implementazione del Regolamento”, dice Edoardo Nevola, WWF Italia.

    Il WWF ha in primis richiesto questo regolamento nel 2021, fin da subito collaborato per una sua efficace approvazione, ed è ora impegnato per assicurarsi che non ci sia un ulteriore rinvio della sua entrata in vigore. In alcune aree del mondo cruciali quali l’Amazzonia colombiana, il WWF inoltre lavora localmente per assicurare una produzione di commodities sostenibile che non comprometta la tutela delle foreste, ad esempio cooperando con alcune associazioni locali di agricoltori nella foresta Amazzonica colombiana.

    Tutti noi consumatori possiamo fare qualcosa
    In attesa che la legge venga implementata, le foreste continuano a perdere fette importanti del loro habitat. Ma la buona notizia è che noi consumatori italiani già possiamo fare qualcosa dimostrando così anche alle istituzioni che vogliamo una celere implementazione di questo importante Regolamento. Approfittando dell’arrivo del grande evento globale di Earth Hour, in programma il 22 marzo, il WWF invita ognuno di noi a dedicare un’ora del proprio tempo per salvare le foreste. Come? Anche se pare impossibile, con semplici gesti concreti come scelte di acquisto più responsabili, la somma di tutti i nostri gesti può fare la differenza. Ecco alcune azioni che si possono intraprendere:

    Ridurre il consumo di prodotti ad alto rischio di deforestazione: essere consapevoli dei prodotti ad alto impatto e scegliere quelli provenienti da agricoltura biologica e, quando possibile, anche locali.
    Verificare le certificazioni sostenibilità: cercare prodotti che abbiano certificazioni riconosciute come FSC (Forest Stewardship Council) per il legno e la carta o RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) per l’olio di palma, Rainforest Alliance per cacao e caffè sostenendo aziende impegnate per la sostenibilità con politiche chiare contro la deforestazione.
    Ridurre il consumo di carne e derivati: la produzione intensiva di carne, in particolare quella bovina, è una delle principali cause della deforestazione. Optare per una dieta più vegetariana e ridurre il consumo di carne possono avere un impatto positivo sulle foreste.
    Informarsi sugli impatti ambientali delle proprie scelte di consumo e sensibilizzare altre persone riguardo la deforestazione e l’importanza di sostenere prodotti che non contribuiscano alla distruzione delle foreste. LEGGI TUTTO

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    L’intelligenza artificiale “divora” energia con un impatto ambientale insostenibile

    L’intelligenza artificiale “idrovora” di energia, con conseguente impatto in termini di emissioni di CO2, e l’addestramento di modelli di deep learning di grandi dimensioni (come GPT e BERT) hanno un impatto ambientale significativo. Basti pensare che un modello come GPT-3 (175 miliardi di parametri) ha richiesto 355 anni-GPU per l’addestramento (la GPU è il tipo di processore utilizzato per l’IA), con un costo stimato di 4,6 milioni di dollari solo per l’energia e un consumo solo per l’addestramento di circa 1300 megawatt/ora (MWh), equivalente al consumo annuo di 130 abitazioni negli Stati Uniti. Ad esempio il training di BERT (una piattaforma IA di Google) ha prodotto 284 tonnellate di CO?, pari alle emissioni di 125 viaggi aerei transcontinentali. I centri dati che ospitano questi modelli consumano circa il 15% dell’energia totale di Google. È urgente spostarsi verso l’uso di piattaforme IA ‘green’, che divorano meno energia, pur se a scapito di un’accuratezza inferiore. Si stima che la Green AI (ottenuta in vario modo, ad esempio con una fase di addestramento su una quantità di dati inferiore, oppure optando per processori più sostenibili) può ridurre il consumo energetico e l’impronta del carbonio fino a 50% o più, a seconda della tecnica usata. Sono alcuni dei dati emersi dallo studio dei ricercatori Enrico Barbierato e Alice Gatti del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Brescia, pubblicato sulla rivista IEEE Access, secondo cui, il problema principale è che molte aziende puntano ancora sulla massima accuratezza dei modelli, accettando il costo elevato per l’ambiente che comportano.

    Background
    L’intelligenza artificiale è divenuta protagonista assoluta negli ultimi anni, soprattutto grazie al deep learning, che consente di ottenere risultati rivoluzionari in svariati settori. Tuttavia, modelli avanzati come ChatGPT hanno un impatto ambientale significativo a causa dell’elevato consumo energetico richiesto per il loro addestramento. In particolare, i cosiddetti Red AI, modelli addestrati con metodi ad alto consumo di risorse su grandi dataset, massimizzano la precisione e le prestazioni, ma comportano elevati costi energetici e un’impronta ecologica considerevole. Al contrario i Green AI sono modelli progettati per ridurre l’impatto ambientale attraverso l’uso di set di dati più piccoli, tecniche di addestramento meno dispendiose o l’adozione di fonti energetiche sostenibili per alimentarli. La Green IA punta all’efficienza più che alla mera accuratezza, spiegano gli esperti. Il costo energetico dell’IA cresce esponenzialmente con l’aumento delle dimensioni dei modelli. L’energia necessaria per migliorare l’accuratezza di un modello dell’1% si stima essere di un ordine 100 volte superiore.

    Lo studio
    Nel lavoro gli autori suggeriscono strategie per ridurre l’impatto della Red AI, a cominciare da un aumento dell’efficienza computazionale mediante l’utilizzo di hardware specializzato come le Tensor Processing Units (TPU, un tipo di processore che è fino a 30 volte più veloce e fino a 80 volte più efficiente di una normale CPU nei nostri PC) e GPU ottimizzate per ridurre il consumo. Poi può essere utile scegliere tecniche atte a ridurre il numero di parametri su cui viene addestrato il modello (fino all’80% di parametri in meno), senza ridurne le prestazioni. Ciò può abbattere il consumo energetico del 30-50%. E poi, ancora, bisogna optare per ‘energia rinnovabile per alimentare i processori. Alcuni modelli di AI sono stati testati con alimentazione 100% da fonti rinnovabili, abbattendo le emissioni quasi completamente.

    “L’AI sostenibile è possibile, ma richiede compromessi tra accuratezza e consumo energetico – spiegano i ricercatori dell’università Cattolica. La Red AI genera un’impronta di carbonio enorme, mentre la Green AI cerca di ridurla con metodi più efficienti e l’uso di energia pulita. Tuttavia, la transizione è complessa perché le aziende puntano ancora su modelli sempre più grandi e precisi, a discapito dell’efficienza ambientale”, concludono. LEGGI TUTTO