22 Novembre 2022

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    Valditara, sui lavori socialmente utili la protesta dei docenti: “Il ministro scopre l'acqua calda”

    “I lavori socialmente utili a scuola? Quella di Valditara è un’uscita identitaria per dire: siamo arrivati noi. Esistono già, il ministro dovrebbe saperlo”. Beppe Bagni, presidente nazionale del Cidi, scuote la testa. Ma in generale è un coro unanime quello di presidi e professori che approvano l’azione educativa quando non vengono rispettate le regole a scuola, ma si stupiscono rispetto a un’indicazione del ministro  all’Istruzione e al Merito che è già praticata da anni.

    E c’è chi s’indigna. O salta sulla sedia quando Valditara, oggi ospite del convegno annuale dell’Associazione nazionale presidi (Anp), ribadisce il concetto: “Ha parlato di lavori socialmente utili per studenti sospesi un anno, ma la sospensione di un anno non esiste”, bacchettano i presidi in sala. Mentre nei palazzi della politica la Lega applaude. E critico è il Pd con la deputata Ilenia Malavasi: “Pensare a forme di volontariato per ripristinare eventuali atti di vandalismo o per far conoscere realtà sociali è un conto. Ben altro, ipotizzare di togliere uno studente dalla scuola e mandarlo forzatamente al lavoro. La scuola, prima di ogni altra cosa, deve educare e formare. Queste sono parole dette in libertà, gravi se escono dalla bocca di un ministro”. Rincara la dose la Dem Anna Ascani: “La scuola non è un tribunale e non deve comminare agli studenti ‘pene alternative’, è il luogo dell’educazione, lasci perdere certe colossali stupidaggini”.

    “Ministro, non siamo all’anno zero”

    “Le scuole già recuperano atteggiamenti sbagliati con sistemi educativi – continua Beppe Bagni del Centro iniziativa democratica insegnanti –  Le norme esistono già, perché il ministro deve mettere bocca in una scuola che è autonoma e che ha tutte le potenzialità per sceglire le misure educative? I lavori socialmente utili sono utili perchè rieducativi, non punitivi. E questo i docenti lo sanno e lo fanno, il ministro non sia irrispettoso verso di loro, non si sostituisca al loro ruolo indicando cosa devono fare”.

    Anche Angela Mambretti Nava, presidente del Coordinamento genitori democratici, frena: “Quello di Valditara è un modo declamatorio e forte di proporre una misura dimenticando la scuola nella sua storia: non siamo all’anno zero. Sembra, dai proclami, che il ministro ignori quanto nelle scuole già si fa. Da quando si è insediato ha fatto passaggi veloci sull’autonomia delle scuole e la libertà insegnamento, saltando a piè pari l’esistenza degli organi collegiali che, saranno anche stanchi, ma esistono e vanno rispettati. E poi va ricordato che rispetto alle “punizioni” a scuola lo Statuto degli studenti e delle studentesse già prevede una serie di meccanismi collegiali per le sanzioni, si tratta di strategie educative usate dai docenti o dalla comunità scolastica. La riparazione del danno è uno strumento e una riflessione che la scuola italiana da molto tempo fa”.

    “Chi conosce bene il mondo della scuola dovrebbe già sapere che violazioni gravi dei regolamenti scolastici esistono solitamente in provvedimenti di “sospensione”, che sono per dettato di legge convertiti in lavori socialmente utili all’interno delle mura scolastiche (deve essere sempre assicurata la vigilanza). Quindi il ministro scopre l’acqua calda – afferma Gaia Pierpaoli a nome del gruppo di insegnanti “Presidio per una scuola a scuola” –  Resta il fatto che gli episodi di violenza fanno clamore, ma riguardano pur sempre una esigua minoranza di studenti. Mentre i problemi strutturali della scuola sono altri, ben noti e lasciati irrisolti da anni.”

    I pasti in mensa e i muri ridipinti

    Si chiamano attività di rilevanza sociale e portano gli studenti a scuola al pomeriggio a ridipingere i muri dell’istituto, a riparare ciò che si è danneggiato sino ad esperienze di volontariato in Caritas, come servire pasti in una mensa, o in associazioni che si occupano di persone anziane, fragili, in difficoltà. Lamberto Montanari, coordinatore dell’Anp Emilia-Romagna, ricorda che “quando la scuola è costretta ad adottare provvedimenti così penalizzanti come le sospensioni, già da molti anni, secondo il regolamento di ogni singola scuola, si prevede di impegnare il ragazzo o la ragazza in attività utili socialmente. Se il ministro intende questo, beh le scuole già si muovono in questo senso”.

    I sondaggi sui lavori socialmente utili

    La proposta del ministro di prevedere lavori socialmente utili per gli studenti violenti in classe piace ai più. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio di orizzonte Scuola al popolo della scuola che in meno di 24 ore ha raggiunto quasi mille utenti: circa il 90% degli utenti si è detto favorevole alla proposta. Il dibattito è aperto.

    Salvo Amato, docente in un istituto industriale Cocuzza Euclide a Caltagirone, e responsabile del portale Professione Insegnante spiega: “La sanzione dei lavori socialmente utili è formativa. Ma non solo per quelli che maltrattano gli insegnanti, ma per tutti quelli che fanno qualcosa contro la scuola. Altre sanzioni, come la sospensione, lasciano spesso il tempo che trovano”. Il docente ha fatto un sondaggio con Professione Insegnante chiedendo se si è d’accordo sui lavori socialmente utili per gli studenti che danneggiano la scuola e maltrattano gli insegnanti: hanno risposto al volo in 400 e 390 sono i sì. 

    Novara: “Sono un azzardo”

    Da pedagogista Daniele Novara ricorda che “la scuola, nel momento in cui punisce, segnala la sua difficoltà, se non il suo fallimento”. Rispetto ai lavori socialmente utili per studenti violenti, l’esperto di gestione dei conflitti ragiona: “Trasformare un’opzione di crescita, come i lavori socialmente utili, ovvero il darsi da fare, il prendersi cura del territorio e degli altri in una punizione è un azzardo. Il messaggio è equivoco, fatto salvo che sono sempre stato contrario alle sospensioni. Bisogna sempre puntare all’apprendimento, se i ragazzi hanno momenti di aggressività, si comportano male significa che hanno un problema, meritano maggiore attenzione”.

    Cosa fare, dunque? “Bisogna creare piuttosto dei programmi di recupero nella logica di aiutarli a imparare qualcosa che a loro manca come la capacità di litigare, di manifestare se stessi senza aggrendire. E dunque va creato un percorso con colloqui di classe o specifici. Peccato che nei programmi sull’educazione civica il tema della buona educazione ai conflitti e a stare con gli altri non è neanche preso in considerazione, nonostante alcune circolari ministeriali del passato che si proponevano questo obiettivo”. LEGGI TUTTO

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    Aeroporti, arriva la certificazione ambientale su larga scala

    Scatto in avanti nel contrasto alle emissioni inquinanti legate al settore aereo. La International Air Transport Association (Iata) ha lanciato il programma IEnvA for Airports and GSPs (‘Valutazione Ambientale per gli Aeroporti e i Fornitori di Servizi a Terra’) che estende la certificazione ambientale ai servizi a terra. Scalo capofila Si parte con l’aeroporto internazionale […] LEGGI TUTTO

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    Dagli aerotaxi al trasporto merci: è l’ora dell’elettrico

    La transizione energetica e la digitalizzazione stanno accelerando la trasformazione delle nostre città e dei sistemi di trasporto, favorendo un modello più responsabile di mobilità per ridurre l’impatto sull’ambiente dei nostri spostamenti. Gli obiettivi di decarbonizzazione e gli impegni a decongestionare le strade trafficate delle grandi metropoli hanno spinto la ricerca di alternative sostenibili: tra queste, ci sono i velivoli elettrici per il trasporto aereo urbano, il cui mercato globale potrebbe raggiungere i 700,5 milioni di dollari nel 2032, con una crescita del 38,2% rispetto ai 27,5 milioni di dollari previsti per il 2023. La quota più grande in termini di valore, pari al 54,74%, sarà relativa all’area nordamericana: una tendenza che si spiega con il gran numero di aziende situate nella regione che operano nel comparto.

    A dirlo è una ricerca pubblicata sul sito di Research and markets. Il report fa notare che la piattaforma dei velivoli a decollo e atterraggio verticali (eVtol, electric vertical take-off and landing) consente diverse applicazioni, dal trasporto delle persone – come gli aerotaxi e i veicoli privati – a quello delle merci, fino agli sviluppi nell’ambito sanitario e delle attività di soccorso, come le ambulanze aeree. Secondo gli analisti, sarà il veicolo aereo personale (Personal Air Vehicle) ad avere la maggiore penetrazione nel mercato nel 2023: questo segmento dovrebbe riportare circa 13,8 milioni di fatturato il prossimo anno, con un tasso di crescita annuale composto del 34,8% nel periodo esaminato.

    Le emissioni dei trasporti

    Questi progetti di urban air mobility puntano nel lungo termine a rendere gli spostamenti in città più rapidi e sostenibili, abbattendo l’inquinamento prodotto dal movimento di cose e persone. Come ricorda l’Agenzia internazionale dell’energia, le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti sono tornate a crescere nel 2021, segnando un incremento dell’8% e raggiungendo i 7,7 Gt nel mondo, dopo il declino registrato nel 2020 dovuto alle restrizioni a ai lockdown imposti per contrastare la pandemia di Covid.

    Anche in Europa le emissioni sono calate con la crisi sanitaria, che ha rallentato o interrotto le attività economiche e sociali. Ma con la graduale uscita dall’emergenza, l’inquinamento è tornato a crescere nelle città del Vecchio continente. Secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, infatti, le emissioni sono aumentate del 7,7% nel 2021 e, nonostante le misure pianificate dagli Stati membri, si prevede un ritorno ai livelli del 1990 solo nel 2029. La maggior parte delle iniziative programmate dai Paesi europei prevedono la promozione delle auto elettriche e a basso impatto ambientale, e del trasporto pubblico locale. Il trasporto su strada è responsabile della quota maggiore delle emissioni del comparto: nel 2020 ha generato il 77% di tutti i gas a effetto serra dei trasporti dell’Ue.

    Le sfide da affrontare

    L’innovazione tecnologica ha migliorato il raggio d’azione e l’efficienza di questi velivoli. Inoltre, lo sviluppo dei veicoli autonomi ha dato un forte impulso a questo settore. Tuttavia, ci sono alcuni problemi che rallentano l’adozione di questi mezzi, a cominciare dalle batterie: quelle utilizzate attualmente sono accumulatori agli ioni di litio, batterie al litio-zolfo e al litio-ferro-fosfato che non bastano ad alimentare i mezzi in volo sulle distanze più lunghe. Inoltre, la densità energetica delle batterie a litio è bassa per gli eVtol.

    A queste sfide tecniche si aggiungono ostacoli di natura normativa. Le disposizioni che regolano l’utilizzo di questi velivoli nelle aree urbane e la costruzione dei vertiporti sono ancora in fase di sviluppo: una situazione che rallenta lo sbarco sul mercato di questi mezzi. LEGGI TUTTO

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    Scuola, al via le iscrizioni per l'anno scolastico 2023-2024. Ecco tutte le date e le novità

    Tutto pronto per le iscrizioni all’anno scolastico 2023/2024, il primo dell’era Meloni-Valditara. La circolare che regola la procedura per la scelta della scuola per coloro che frequenteranno il primo anno di primaria e secondaria a partire da settembre 2023 è stata illustrata ai sindacati ieri dai tecnici del ministero dell’Istruzione e del merito. A darne […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, Valditara: “Contro la violenza lavori socialmente utili”

    Contro gli episodi di violenza in classe serve trovare una soluzione “anche prevedendo forme diverse di sanzioni nei confronti di quegli studenti che non hanno capacità di rispettare le regole: una cosa che mi è sempre parsa molto utile sono i lavori socialmente utili” ha detto ieri il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante il suo intervento a ‘Italia – Direzione Nord’, l’evento organizzato al Palazzo delle Stelline di Milano.

    “Dobbiamo ridare autorevolezza ai docenti, rispetto verso i docenti, gli studenti e i beni pubblici”, ha proseguito il ministro sottolineando che “c’è anche il tema dei docenti che devono essere sempre consapevoli del ruolo che hanno” anche attraverso “un aumento del livello retributivo”. Adesso, ha concluso il ministro Valditara, verrà formalizzato un tavolo di lavoro “per trovare soluzioni, che sia la didattica personalizzata, l’intervento dello psicologo o sanzioni più efficaci”.

    Anief: “Idea forte ma segnale va dato”

    “Rispetto a certi segni di inciviltà bisogna dare dei segnali ai ragazzi, il nostro compito deve essere quello di educare, le scuole non sono riformatori, non sono carceri, ma non possono essere profanate e i ragazzi devono capire che ci deve essere rispetto per le istituzioni, gli insegnanti e per tutta la comunità educante. L’idea di far fare lavori socialmente utili, come dice il ministro Valditara, è forte, ma certo un segnale va dato”. Così Marcello Pacifico, leader del sindacato Anief.

    Presidi: si fa già da anni

    “Lo Statuto degli studenti, in vigore sia per le scuole medie sia per le superiori da oltre un decennio, prevede una serie di sanzioni verso quegli studenti che commettano atti  indisciplinati, forme di violenza o procurino danni alla scuola. Pertanto è applicabile anche a chi occupa un edificio scolastico, interrompendo inoltre un servizio pubblico. Siamo quindi d’accordo che si ricorra in questi casi a misure come lavori socialmente utili come le scuole fanno da anni”. A dirlo è Mario Rusconi, presidente dei presidi di Anp di Roma. “Potrei citare al proposito molti esempi vissuti in prima persona”, prosegue il dirigente scolastico, ricordando il caso di un ragazzo che per punizione dovette riparare la porta della classe che aveva preso a calci o di un altro che, avendo fatto uno scherzo macabro ad un compagno in gita scolastica, dovette servire alla mensa della Caritas per una settimana.

    Il nodo delle occupazioni

    “Rimane però insoluta la questione dell’individuazione di chi occupa una scuola, non potendo accedere noi presidi ed i professori nei locali occupati. In diversi casi la denuncia obbligatoria  alle forze dell’ordine da parte dei dirigenti scolastici non ha ottenuto lo sgombero delle scuole pur essendo stato richiesto. Al ministro chiediamo che se il preside sollecita lo sgombero dell’istituto, bisogna far sì che polizia e carabinieri  intervengano, mentre la maggior parte delle volte non accade”. Rusconi ricorda che lo scorso anno 50 sono state le scuole occupate che hanno procurato 500 mila euro di danni; “di fronte a queste situazioni non si riesce mai ad appurare chi è colpevole e su chi quindi far pesare una qualche forma di rivalsa economica”, conclude. LEGGI TUTTO

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    Così il riscaldamento globale rende sempre più intense le tempeste tropicali

    I modelli climatici prevedono che, a causa del riscaldamento globale, aumenterà la forza dei cicloni tropicali, uragani e tifoni. Il futuro, però, forse non è il tempo verbale giusto. Stando a uno studio pubblicato su Nature, infatti, questa tendenza sarebbe già cominciata e sarebbe evidente nei dati raccolti sugli oceani negli ultimi trent’anni.

    Perché i cicloni si formano dove è caldo

    I cicloni nascono nelle regioni tropicali in corrispondenza di una perturbazione, ovvero in una regione di bassa pressione, quando la temperatura dell’acqua dell’oceano supera i 27 gradi. La temperatura è una variabile fondamentale, perché l’energia che alimenta un ciclone proviene dal calore rilasciato dal vapore acqueo quando condensa. Il primo ingrediente, quindi, è la presenza di uno spesso strato di aria calda e umida sopra l’oceano. Il secondo, è la creazione di correnti d’aria che si muovono alla stessa velocità e direzione dalla superficie fino agli strati più alti dell’atmosfera. Ancora una volta, l’aria umida e calda è più instabile e quindi favorisce la formazione di correnti convettive che raggiungono l’alta atmosfera. L’ultimo ingrediente, infine, è la rotazione: questa è impartita dalla rotazione terrestre attraverso una forza, chiamata forza di Coriolis, nulla all’equatore ma sufficiente a innescare un moto a vortice dell’aria già a 500 km da esso, e quindi nelle regioni tropicali.

    L’aumento dell’intensità con il riscaldamento globale

    Misurare la forza del vento nella regione di formazione di un ciclone, e seguirne l’evoluzione, non è semplice. Non con la strumentazione che si usa in condizioni normali vicino alla superficie dell’acqua, o con i satelliti. Innanzitutto, perché spesso i cicloni si formano lontano dalle coste, in secondo luogo perché gli strumenti di misurazione diretta sono limitati ad alcune regioni oceaniche e quindi non consentono di raccogliere sufficiente statistica e infine perché, spesso, sono inadatti rispetto alle condizioni atmosferiche e alla forza del vento raggiunta.

    Nello studio, quindi, è stata sfruttata la relazione che lega la velocità delle correnti oceaniche e le forze che i venti esercitano sulla superficie dell’oceano. Le correnti oceaniche vicino alla superficie, proprio in risposta al rapido insorgere di forti venti, raggiungono velocità estremamente elevate in un ciclone tropicale. I ricercatori hanno misurato la velocità del vento sulla superficie dell’oceano utilizzando una vasta rete di dispositivi galleggianti chiamati drifter, che si muovono con le correnti oceaniche, raccogliendo un record di 84.110 misurazioni durante i cicloni tropicali avvenuti tra il 1991 e il 2020.

    È risultato, in modo chiaro, che le correnti oceaniche sotto i cicloni tropicali si sono rafforzate negli ultimi decenni. Una tendenza all’aumento in linea con l’aumento delle temperature globali e che riguarda tutti i bacini oceanici in cui si verificano queste tempeste. Gli autori, grazie a una buona copertura di drifter nell’Oceano Pacifico settentrionale, hanno concluso anche che il riscaldamento globale intensificherebbe i cicloni di tutte le intensità, anche se quelli classificati come “deboli” sono i più comuni in quest’area. Sono quelli che, quando si avvicinano a terra, diventano tempeste tropicali o uragani di categoria 1.  LEGGI TUTTO

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    Alex Bellini: “I diritti negati e l’ambiente: i miei giorni a Cop27”

    “Nella mia vita di viaggi pazzeschi e rischiosi ne ho fatti tanti, ma quello in cui ci siamo imbarcati tutti noi li supera tutti”. È cominciato così il viaggio da cui è appena tornato Alex Bellini, destinazione Sharm El-Sheikh. Esploratore e divulgatore ambientale, Alex ha 44 anni e per Green&Blue ha raccontato la Conferenza delle parti sul clima in Egitto via Instagram, spiegando in pillole quel che accadeva fuori e in parte dentro le stanze dove i “grandi” del mondo si sono riuniti per decidere quali strategie adottare contro la crisi climatica. Due settimane di trattative non facili e piene di contraddizioni che Bellini tornerà a raccontare domani al MAXXI di Roma per l’Open Summit 2022.
    “Che la Cop27sia stata la più grande vittoria dopo quella di Parigi del 2015, o la più grande occasione persa, dipende da che prospettiva la si voglia guardare. È storico l’accordo per creare un fondo per ripagare i danni e le perdite subite dai paesi più esposti agli effetti catastrofici del cambiamento climatico. Da oggi si comincia a parlare di compensazione delle responsabilità storiche”.L’Egitto è stato criticato molto per sorveglianza eccessiva e divieto di protestare.”Segna un clamoroso autogol il governo egiziano che, tendando in tutti i modi di soffocare le proteste, ha messo ancor più sotto la luce dei riflettori l’insostenibilità della crisi locale dei diritti umani. Questa concorre, assieme a quella ambientale, a creare quella che Mia Mottley – la premier di Barbados – ha chiamato “policrisi”. In parte è una vittoria, anche se solo sul piano intellettuale. I grandi inquinatori come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno miseramente fallito nel tentativo di impressionare i visitatori facendo solo sfoggio di tecnologie verdi innovative. La questione è rimandata all’anno prossimo, quando saranno proprio loro ad ospitare Cop28.”

    Chi festeggia per la vittoria quindi vuole vedere solo il bicchiere mezzo pieno?”Su altri fronti la Cop27 è stato un colossale fallimento. Sul lato dei negoziati si è perso un anno perché su mitigazione e finanza climatica l’accordo finale ricalca quello del 2021 di Glasgow. C’era la volontà di non lasciare nessuno indietro, ma molti sono stati scaricati in corsa. Come chi ha avuto il coraggio di esprimere il proprio dissenso”.
    Attivisti con il bavaglio?”Jacob Johns, nativo americano, e alcuni suoi colleghi, ad esempio, sono stati allontanati (e i loro pass ritirati) per una breve protesta durante l’intervento del presidente Usa Joe Biden. La loro unica colpa è stata quella di mostrare il cartello “People vs Fossil fuels”. Questo avrebbe rappresentato una minaccia alla sicurezza pubblica. Ho incontrato Johns nell’appartamento dove era confinato. Nei suoi occhi si legge la storia di un popolo, quello indigeno: “Il modo in cui il mondo tratta le culture indigene è umiliante. Siamo custodi di conoscenze antiche che vengono trascurate, ma il mondo avrebbe molto da imparare da noi'”.

    Cosa resta di Cop27?”L’immagine a cui legherò per sempre Cop27 sono le tante facce di persone che si facevano fotografare, ogni giorno, davanti alla grande rappresentazione del globo. Era come se scoprissero, in quel preciso momento, una verità nascosta: “siamo tutti lì, assieme, uniti dallo stesso destino”. È poco, ma può fare la differenza. Partiamo da qui”. LEGGI TUTTO