4 Gennaio 2022

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    Scuola, la sfida dei governatori: “Sì all’apertura, ma lo dica il Cts”

    Si torna a scuola, in presenza. Qualche studente lo farà venerdì 7, la maggior parte lunedì 10. La variante Omicron piega i primati della Delta, se si prende in considerazione l’anno della vaccinazione, ma Palazzo Chigi nella prima sera di ieri informa direttamente il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. Così: “Vogliamo tenere le scuole aperte, vogliamo farlo lavorando insieme a voi”. Significa che sulla pericolosità del neoCovid a scuola entro 48 ore si potrebbe esprimere, come chiesto dalle Regioni, il Cts. Inoltre si rivedrà – alzando i limiti e semplificandone le procedure – la quarantena post contagio in classe.

    Scuola, scontro con le Regioni per il rientro in classe il 10: “Il Cts si prenda la responsabilità”

    di

    Michele Bocci

    Corrado Zunino

    04 Gennaio 2022

    Il pomeriggio che aveva anticipato il vertice dell’esecutivo – Mario Draghi in quella sede ha chiesto dati ai ministri Speranza, Bianchi, Brunetta e al commissario Figliuolo pretendendo soluzioni per oggi – aveva visto il ruggito della Regione Campania (“se la situazione diventerà tremenda agiremo da soli”, aveva detto il presidente Vincenzo De Luca) e l’emersione delle speranze di Veneto, Lombardia e Toscana (“posticipare la ripartenza delle lezioni dal vivo, se lo dicono gli scienziati, sarebbe utile”) attraverso i due momenti della commissione Salute e della Conferenza delle Regioni. Ma l’esistenza di un decreto legge dallo scorso agosto non dava possibilità di intervento alle amministrazioni locali: con il colore bianco e giallo, sulle singole regioni decide il governo. E oggi nessuno è in arancione né tanto meno in rosso.

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    I governatori, non riuscendo ad andare in Dad, hanno giocato allora la partita dei tamponi e della gestione delle quarantene a scuola. In tutto il Paese il controllo dei contagi è sfuggito di mano e i bilanci locali stanno saltando per coprire le spesa legate alla pandemia. Il documento finale, firmato da Fedriga, divide gli studenti in tre fasce e chiede che per gli istituti dell’infanzia (fino a 6 anni), oggi senza copertura vaccinale, la ferma delle lezioni in presenza scatti con un caso di positività: quarantena di dieci giorni e rientro con tampone antigenico o molecolare. Per l’arco 6-12 anni (dalla prima elementare alla prima media compresa), una copertura bassa (13 per cento), con un caso gli altri studenti restano in classe e in autosorveglianza (con mascherina Ffp2 e l’obbligo di frequentare solo casa e scuola). Con due o più positivi, tutti in quarantena per sette giorni con test molecolare o antigenico tra il quinto e il settimo. Infine, per gli over 12, che vuol dire dalla seconda media alla quinta superiore, con uno o due positivi si resta in classe con Ffp2 e autosorveglianza. A partire dal terzo caso, quarantena di sette giorni, quindi test. Per chi ha già fatto la terza dose, ne ha ricevute due da meno di 120 giorni o è guarito, basterà autosorveglianza e test solo con i sintomi.

    Obbligo, quarta dose, test fai da te e antivirali: le proposte delle Regioni per affrontare la pandemia

    di

    Michele Bocci

    04 Gennaio 2022

    Il governo è pronto a chiedere il parere su tutto questo, e sulla pericolosità in aula di Omicron, al Comitato tecnico scientifico, ma non lo ha ancora convocato. Non piace l’idea delle Regioni di non fare il tampone a chi resta in classe, si vorrebbe che il tracciamento ci fosse. L’esecutivo intende anche intervenire sulla quarantena. Il ministero della Salute ritiene troppo alto il livello per gli over 12, la Dad solo a partire da tre casi è un rischio. Oggi in Consiglio dei ministri potrebbe essere prevista la mascherina Ffp2 per tutti gli studenti.

    Oggi, ancora, l’Agenzia Aifa approverà il booster, ovvero la terza dose di Pfizer, per la categoria 12-16 anni. Fino ad ora era ammessa solo per i fragili. La lunga giornata scolastica si è chiusa con l’ennesimo incontro-scontro tra il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e i sindacati. Questo il riassunto di Maddalena Gissi (Cisl): “Il governo ha venduto gli studenti ai bisogni delle imprese”. Pino Turi (Uil) ha parlato di sgarbo istituzionale, di fronte al silenzio ministeriale sulle riaperture. Non ci sono i soldi neppure per garantire le supplenze brevi, molti istituti faticheranno a riaprire tutte le classi lunedì 10. LEGGI TUTTO

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    Tumori: immunoterapia sì, ma non è la bacchetta magica

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 04-01-2022

    È stato pubblicato un articolo su Lancet Oncology in cui gli oncologi italiani danno il loro parere sull’immunoterapia

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    Sanihelp.it –  Se è vero che l’immunoterapia ha rappresentato una svolta nella terapia dei tumori, è anche vero che non bisogna pensare che sia il Santo Graal. Ad affermarlo un gruppo di oncologi italiani, autori di un lavoro scientifico pubblicato su Lancet Oncology, una prestigiosa rivista scientifica.Il timore è che, esaltando troppo questi trattamenti, si possano creare false speranze, o addirittura approvazioni frettolose, che possono creare più danni che benefici.Il commento è stato fatto su alcuni studi che hanno testato farmaci inibitori dei checkpoint immunitari (Ici) nel trattamento del mesotelioma refrattario. Gli oncologi, Pierpaolo Correale, Francesca Pentimalli, Valerio Nardone, Antonio Giordano e Luciano Mutti, hanno esaminato i risultati di studi su nivolumab e pembrolizumab, arrivando alla conclusione che non ci sono dati certi a sostegno del fatto che come agenti singoli funzionino meglio della chemioterapia convenzionale.Quanto agli altri studi analizzati su Ici nel mesotelioma refrattario, il professor Correale, direttore dell’Unità Oncologia medica Grande Ospedale metropolitano Bianchi Melacrino Morelli, Reggio Calabria, ritiene i risultati «molto chiari: nessuno degli attuali trattamenti in questo ambito è superiore (in particolare Ici vs chemioterapia), perché la sopravvivenza dei pazienti ai diversi regimi terapeutici considerati è la stessa. Ciò nonostante siamo costernati nel notare come i risultati siano spesso distorti e fuorvianti» nelle descrizioni che arrivano al grande pubblico. «Questo è irrispettoso verso i pazienti e verso la verità», aggiunge.Gli specialisti chiedono dunque che le approvazioni dei farmaci siano confermate da solidi studi scientifici, per evitare costi inutili per il Servizio Sanitario e soprattutto per dare ai pazienti la garanzia di una terapia che risponda ai loro bisogni.

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    Scuola, al via le iscrizioni: 3 su 4 studenti delle medie hanno già scelto. Ecco come la pandemia ha influito sulla decisione

    Il 4 gennaio si aprono le iscrizioni scolastiche. E, stando al portale Skuola.net che ha sviluppato l’Osservatorio sugli studenti di terza media, chiamati forse a fare la scelta più importante, ben 3 su 4, su 1000 ragazzi intervistati nei giorni scorsi, hanno già deciso a quali istituti superiori iscriversi.

    Il 22% di loro ha affermato che la pandemia ha influito sulla decisione, cambiando le intenzioni iniziali. Rimane il gap generazionale studenti-genitori: i primi stanno superando quei pregiudizi verso le scuole tecniche, che invece ancora permangono tra gli adulti.

    Il 60% continua a preferire il liceo, gli istituti tecnici e professionali sembrano attirare circa 1 studente su 3. Uno studente su 5 non ha mai svolto attività di orientamento a scuola e non ha mai ricevuto un consiglio orientativo, che secondo il MI andrebbe “reso noto ai genitori e agli esercenti la responsabilità genitoriale degli alunni in tempo utile per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado”.

    Tsunami Omicron, record di contagi nel Lazio. Ciccozzi: “Rientro a scuola inimmaginabile”

    di

    Arianna Di Cori

    02 Gennaio 2022

    “Qualcosa sta cambiando: 12 mesi fa gli indecisi a pochi giorni dall’inizio delle iscrizioni alle scuole superiori erano quasi il 40%. Oggi sono solo, si fa per dire, il 25%. Uno dei dati più bassi di sempre registrati dal nostro tradizionale Osservatorio sull’orientamento scolastico”, commenta il direttore di Skuola.net, Daniele Grassucci. “Ma il merito non è né della scuola, dove le attività di orientamento ancora faticano a ingranare, né delle famiglie, che continuano a rimanere legate a preconcetti su ipotetiche scuole di serie A e di serie B. Il merito è tutto dei ragazzi, che stanno dimostrando agli adulti come reagire alle avversità”.

    Ormai solo uno studente di terza media su 4 pensa che solo i licei preparino meglio al futuro (di studi o lavorativo) e la quota si assottiglia di anno in anno. I colpevoli dell’eccessiva “licealizzazione” restano soprattutto i genitori: in oltre la metà dei casi (54%) – a detta dei figli – in casa sono ancora convinti che gli indirizzi liceali siano l’unica scelta di qualità. Un vero problema per quel quarto abbondante di studenti (27%) per cui la famiglia avrà un “peso” determinante (o quasi) nella scelta della scuola, ma soprattutto per quel 13% che nutre orientamenti diversi dai genitori. Per fortuna, il 71% dice che la decisione sarà del tutto personale e autonoma.

    Una scelta che, però, per molti continua ad avvenire “al buio”, come accaduto in passato a tanti loro predecessori. In attesa che il Pnrr porti con sé – come annunciato – una riforma dell’Orientamento, solamente il 27% degli studenti di terza media afferma di aver svolto attività in questo ambito sin dallo scorso anno scolastico. La prassi più comune – come riporta il 51% degli intervistati – è quella di iniziare direttamente in terza media e, tutto sommato, è sempre meglio che non fare proprio nulla, come accaduto agli altri (il 22%). Inoltre, in parecchi casi (24%), a fare orientamento ci hanno pensato i docenti interni all’istituto.

    Forse anche per questo, pur essendo stato aiutato dalla propria scuola, il 15% non ha trovato alcun utilità dall’orientamento e al 49% ha chiarito solo una parte dei propri dubbi.

    Istituti che avrebbero potuto fare molto di più anche su un altro punto: il consiglio orientativo, ovvero quel documento con cui gli insegnanti, assieme, danno al singolo alunno una visione di quali potrebbero essere i percorsi superiori più adatti a lui. Ebbene, a fine dicembre un quarto degli studenti di terza media (23%) non l’aveva ancora ricevuto e il 36%, pur avendolo avuto, lo ha ritenuto di scarsissimo supporto. LEGGI TUTTO

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    Scuola, la protesta degli studenti: “Dad inaccettabile, booster di gruppo: fateci finire l'anno in classe”

    “Inaccettabile”. Non usano mezzi termini gli studenti di Roma quando gli si chiede cosa pensino dell’ipotesi di una ripresa della scuola con la didattica a distanza, almeno per qualche giorno, per non rischiare di richiudere subito. Lo dicono mentre sono in coda a fare i tamponi coi soldi della paghetta di mamma e papà (contrari al vaccino), prima dell’aperitivo coi compagni.

    Roma, la curva dei contagi preoccupa: “Se si torna a scuola in sette giorni tutti a casa”

    di

    Arianna Di Cori

    Valentina Lupia

    03 Gennaio 2022

    O, quelli dai 16 anni in su, mentre in comitiva vanno a fare la terza dose: prima all’hub a Ostiense, poi a quello all’Eur, “tanto c’è la metro che li collega”, infine di corsa a Villa Claudia, sulla via Flaminia, dove una mamma ha avuto notizia di qualche dose avanzata.

    “Così anche il ritardatario del gruppo si è sbrigato a fare il vaccino”. Che per loro è una sorta di lasciapassare, “un passo in più verso la libertà, il cinema, la palestra, l’uscita con una ragazza che mi piace, la cena con gli amici, che poi sono proprio loro la scuola”, racconta Alessandro, 15 anni, liceo Kant.

    L’appello dei presidi: “Diciamo no a non vaccinati in Dad. Bisogna aprire le scuole. Servono i test”

    03 Gennaio 2022

    E quindi no, per loro la didattica a distanza, non è uno strumento più contemplabile, nonostante i contagi non facciano presagire nulla di buono. “Sarebbe una scelta incomprensibile”, dice Pietro Marconcini, liceo Plinio. Che spiega: “Ci siamo vaccinati in massa, aderiamo a qualsiasi forma di screening, e ci richiudete in casa?”. Solo all’idea, gli occhi di Chiara, Fanny, Margherita restituiscono paura. “Di nuovo la Dad? – dice Fanny Bonato, del Machiavelli – Non è possibile, non si può continuare a vivere nell’incertezza. Anche su come sarà l’esame di maturità non c’è chiarezza”.

    Già, le fa eco Chiara D’Avella del Cavour: “La Dad è uno strumento fallimentare, si impara poco e male: stare davanti a uno schermo per sei ore di fila è impossibile”. Ma è Margherita Camomilla, dell’Albertelli, a sbottonarsi un po’ di più, a mostrare le cicatrici che il lockdown le ha lasciato: “Della Dad ho paura. Ho paura per le conseguenze che potrebbe avere sulla nostra salute mentale”.

    “Sì, avrebbe effetti devastanti”, dice Eva Bazzella del Paciolo, Bracciano. Ed è per questo che gli studenti romani, che la loro rabbia l’hanno già mostrata tra ottobre e metà dicembre con oltre 50 occupazioni, ora chiedono “di non prendere in considerazione la Dad senza aver provato ogni altra via”, prosegue Marconcini, del Plinio. Purché, però, non si arrivi al Green Pass per entrare a scuola: “Anche se serve a tutelare la salute di tutti – dice Michele Sicca, della Rete degli studenti medi del Lazio – non può essere uno strumento di negazione del diritto allo studio per chi, minorenne, non può decidere di vaccinarsi”. Per chi, cioè, ha genitori No Vax.  LEGGI TUTTO