in

Il giallo della moria delle api, negli Usa a rischio agricoltura e miele

Da alcuni mesi negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa di strano: milioni e milioni di api stanno inaspettatamente morendo. Se è vero che la perdita di impollinatori nel mondo è in aumento costante, con almeno il 35% delle specie di api e farfalle considerate a rischio estinzione, quanto sta accadendo negli Usa mostra però nuovi segnali inquietanti non sempre semplici da decifrare e con ricadute che, dopo la carenza di uova legata all’uccisione di galline per via dell’influenza aviaria, potrebbero essere letali anche per i comparti agroalimentari del miele e delle coltivazioni da frutta. Si dice – anche se non è comprovato – che Albert Einstein disse che “se l’ape scomparisse dalla superficie del globo, all’uomo rimarrebbero solo quattro anni di vita”: non c’è certezza che questa frase sia sua ma è noto come il grande fisico fosse estremamente affascinato dal lavoro di questi animali, tanto da scambiarsi lettere con il Nobel Karl von Frisch autore della “danza dell’oscillazione” delle api mellifere, in cui rimarcava proprio l’importanza di questi insetti per la salute del Pianeta.

Quell’importanza può essere tradotta in due semplici dati: le api e gli impollinatori sono responsabili, per le loro funzioni, del 75% delle coltivazioni alimentari mondiali e della salute del 35% dei terreni agricoli globali. Ecco perché quanto sta accadendo da circa otto mesi negli Stati Uniti, nonostante il presidente Donald Trump continui politiche di negazione del riscaldamento globale e tagli alla ricerca, alla scienza e alla protezione della biodiversità, dovrebbe essere un campanello d’allarme globale. Ancora non ci sono cifre esatte sulla perdita di api e sulle cause della morte ma si parla di cali intorno al 65%. Gli entomologi della Washington State University stimano le perdite commerciali delle colonie di api mellifere negli Stati Uniti tra il 60 e 70% nel 2025, rimarcando come nell’ultimo decennio le perdite siano state in genere comprese tra il 40 e il 50%. I motivi generali della perdita di api sono noti: la crisi del clima, la perdita di habitat e come spiegano dalla Washington University anche “una combinazione di fattori di stress, tra cui carenze nutrizionali, infestazioni di acari, malattie virali e possibile esposizione a pesticidi durante la precedente stagione di impollinazione”. Tutti fattori che già oggi per esempio si stanno ripercuotendo sull’industria delle mandorle, in ginocchio proprio a causa della carenza di impollinatori.

Biodiversità

Lavori green, l’apicoltore: “Nelle arnie il segreto del cibo sano”

15 Marzo 2025

Ma sebbene ci sia una sorta di abitudine al sali e scendi per esempio della produzione di miele, dato che nonostante meno api sono però aumentati gli apicoltori e i produttori in diverse aree del Paese, adesso si stanno verificando morti di intere colonie difficili da spiegare. Di recente per esempio la CBS ha intervistato Blake Shook, uno dei più importanti apicoltori statunitensi che da oltre vent’anni si occupa di api in diversi stati della nazione. Shook ha spiegato di aver trovato anche lui decine di migliaia di insetti morti all’interno delle sue attività, qualcosa che non aveva “mai visto prima”. Non solo, potrebbe trattarsi della “peggiore perdita di api nella storia registrata” ha affermato. Per Juliana Rangel, entomologa della Texas A&M University, lo Stato principale in cui Shook alleva le api, dopo aver studiato gli alveari nel suo laboratorio è possibile che dietro alla moria potrebbero esserci la variazione delle temperature oppure la perdita di habitat, ma al momento “non c’è una risposta certa”. Il che è preoccupante se si pensa che per i servizi ecosistemici che offrono nella coltivazione di frutta, noci e verdura, le api sono decisive per raccolti stimati in 15 miliardi di dollari l’anno.

“Se perdiamo l’80% delle nostre api ogni anno, l’industria non può sopravvivere, il che significa che non possiamo impollinare nella scala di cui abbiamo bisogno per produrre cibo negli Stati Uniti” si è sbilanciato a dire Shook. Lo stesso apicoltore sta coordinando una rete di vari apicoltori che stanno raccogliendo sempre più alveari morti, sostenendo che il 25% delle attività – soprattutto legate alle api da miele – di questo passo potrebbe chiudere entro fine anno. “Ho ricevuto una chiamata da un amico che aveva 20.000 alveari all’inizio dell’inverno, e ora ne ha meno di 1.000” ha detto scioccato l’apicoltore. In un sondaggio pubblicato un mese fa dal “Progetto Apis” e che ha riguardato quasi due terzi delle api mellifere gestite in America, gli apicoltori commerciali hanno segnalato di aver perso in media più del 60% delle loro colonie durante l’inverno. Un tasso di declino enorme, superiore a qualunque record del passato, forse la “più grande perdita di colonie di api mellifere nella storia degli Stati Uniti” sostiene Scott McArt, professore di entomologia alla Cornell University.

Agricoltura

Meteo estremo, inquinamento e import: il miele italiano è ancora in crisi

01 Novembre 2024

I motivi di queste perdite anomale per portata sono da ricercarsi secondo gli scienziati sicuramente negli impatti del nuovo clima, ma per esempio anche nella diffusione dilagante del Varroa destructor, parassita che attacca le api Apis mellifera e Apis cerana. Eppure, anche se c’è probabilmente la complicità di parassiti e virus tra le cause delle morti, queste potrebbero non essere le sole spiegazioni di quanto sta accadendo, tanto che il dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha aperto una indagine per studiare api, cera e polline e capire cosa sta succedendo. Ci vorrebbero anche ulteriori ricerche, ma i tagli al personale da parte di Trump hanno costretto a un rallentamento negli studi sulle cause. Un’altra delle spiegazioni possibili relative alla moria è la perdita, sempre per azioni antropiche, di determinate colture e di piante che fungono da protezione per le api: senza, hanno meno chance di sopravvivere. Ma anche in questo caso si parla di concause, non di certezze. Come dice McArt, che sta portando avanti una serie di studi su quanto accaduto, attualmente “non c’è una cosa in particolare che colpisce le api, ma stiamo cercando di capire quali siano gli stress più importanti in questo momento. Ci sono sospetti su molte cose al momento e ci sono anche teorie su un nuovo virus coinvolto, ma dobbiamo raccogliere i dati. Non possiamo escludere nulla in questa fase”. Però bisogna fare in fretta: “A rischio ci sono interi settori delle coltivazioni degli Stati Uniti”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


Tagcloud:

Lavori green, il fotografo: immortalare la natura senza fretta

Scuola, se la gita è un lusso per pochi: “Uno studente su due non fa più viaggi d’istruzione”