Cop16 e la natura dimenticata, nemmeno un politico italiano al grande vertice sulla biodiversità
ROMA – La natura snobbata. C’è un clima cupo sulla sede Fao davanti al Circo Massimo a Roma: non tanto per il cielo grigio ma per l’indifferenza in cui ha preso il via nella Capitale italiana la parte finale della Cop16, la grande conferenza internazionale in cui si deciderà il destino della biodiversità globale. Anche qui, a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, sembra infatti soffiare una aria trumpiana: quello che è considerato il principale vertice globale per trovare i miliardi necessari alla cura della perdita di biodiversità planetaria – parliamo di 1 milione di specie a rischio e il 73% delle popolazioni di animali selvatiche perse in soli 50 anni – appare oscurato, ridimensionato, snobbato persino dal Paese che lo ospita. Sì, essendo questo il tempo supplementare della Cop16 che si è tenuta lo scorso anno in Colombia fallendo nei tentativi di intesa, si tratta di un appuntamento sotto la bandiera dell’Onu, del CBD, la Convenzione internazionale della biodiversità, e dunque nulla c’entra l’Italia nell’organizzazione del vertice.
Ma tenendosi a Roma, nel cuore della Capitale, delegati e associazioni ambientaliste si aspettavano che in qualche modo, anche solo a fare gli “onori di casa” o a presenziare ci fosse qualche ministro, vice o sottosegretario italiano. Almeno un politico, un decisore. Invece no, nella sede della Fao, a parte i tecnici – dalle delegazioni Ispra a quelle che seguono i dettagli del negoziato – non c’è in pratica nessun rappresentante italiano di peso. Per dire: lo scorso anno alla Cop29 sul clima a Baku, non solo era presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma c’erano anche i ministri e un’importante delegazione nostrana. Alla Cop sulla biodiversità invece, niente di tutto questo, nonostante siano presenti o attesi almeno 26 tra ministri, viceministri e alti rappresentanti politici di diverse nazioni, comprese Francia, Germania, Canada oppure dei Paesi africani, così come è attesa la Commissaria all’ambiente dell’Unione europea.
Il Wwf ribadisce come “nonostante la nostra straordinaria ricchezza di specie e habitat da preservare” per la Cop italiana “non è attesa la partecipazione di nessun ministro o sottosegretario italiano” il che, in attesa di smentite, appare come “una mancanza di attenzione nei confronti di un appuntamento internazionale cruciale per il futuro di tutti noi. Ci auguriamo quindi che il governo partecipi ai negoziati per fermare l’emorragia di natura che se non arginata produrrà un impatto devastante su tutti noi e su chi verrà dopo di noi”.
Stesso concetto sottolineato anche da altre associazioni ambientaliste che oggi, con i giovani della Climate parade, hanno sfilato al Circo Massimo davanti alla sede Fao indossando maschere di animali per chiedere uno sforzo maggiore nella protezione della biodiversità planetaria. La Cop16 in corso a Roma, è giusto ricordarlo, prevede una sessione molto tecnica dei negoziati con lo scopo principale di concentrarsi sulle finanze e i fondi necessari da trovare. Questo implica che dal 25 al 27 febbraio nell’aula plenaria (oggi gremita) della sede Fao ci siano soprattutto capi delegazione e addetti ai lavori, con l’assenza della società civile: si parla di circa 1400 persone registrate per questa fase, rispetto alle 23mila che si erano registrate per la prima fase della Cop a Calì in Colombia.
Ma la quasi totale assenza italiana è difficile da comprendere se non fosse per lo sviluppo geopolitico di questa prima parte del 2025: una presa di distanza generale – guidata da Donald Trump – dalle questioni climatiche e ambientali. Come noto non solo il neo presidente Usa si è smarcato dall’Accordo di Parigi ma sta anche smantellando ogni tipo di agenzia e istituto sia per la lotta alla crisi del clima, sia per le questioni ambientali. Il nero del petrolio – al grido di “drill, baby, drill!”, trivellare tutto quel che si può – si sta infatti mangiando ogni tipo di impegno verde. Con le grandi finanze destinate ai conflitti mondiali, con i nuovi assetti geopolitici concentrati su miniere e terre rare, uniti a un generale smarcamento dagli Usa all’Argentina dai processi multilaterali delle Cop che arrancano nel trovare soluzioni rapide e concrete, i temi naturali oggi sembrano dunque perdere posizione a livello globale, nonostante necessitino di aiuti ora, prima che sia tardi. Per questo, con i giusti sforzi, la Cop16 di Roma – nonostante sia poco considerata dall’Italia – proprio dalle aule davanti al Circo Massimo potrebbe trasformarsi in una vittoria “cruciale”, come l’ha definita la presidente della Cop stessa, la colombiana Susana Muhamad, o in qualcosa di “storico”, come aggiunge il delegato della Tanzania in plenaria, riferendosi all’idea di trovare i giusti fondi per la biodiversità.
“L’importante è che non si perda totale fiducia nel processo” ricordano molti dei delegati presenti, perché qui c’è in gioco “la salute della natura”, quella a cui è legato il 50% del Pil globale. Per centrare questo obiettivo, mettere d’accordo Paesi sviluppati e quelli meno abbienti e trovare 200 miliardi di dollari entro il 2030 di investimenti, così come per proteggere il 30% delle aree naturali, serve però uno sforzo decisionale molto più potente, così come servono segnali da parte di tutti i Paesi, Italia compresa. Del resto, come ha detto in apertura di lavori la presidente della Cop16, Susana Muhamad, non sottovalutiamo un concetto: quelle in corso a Roma “non sono decisioni tecniche, sono decisioni politiche”. LEGGI TUTTO