19 Febbraio 2025

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    Cineraria: coltivazione, cura e fioritura

    La Cineraria (Cineraria Hibrida Grandiflora) è una pianta ornamentale apprezzata per la bellezza dei suoi fiori e la varietà di colori. Questa pianta, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, è originaria delle Canarie e si distingue per la sua capacità di trasformare giardini e balconi in angoli di pura eleganza.

    Coltivazione della Cineraria
    La Cineraria si adatta bene sia in vaso, sia in piena terra, rendendola una scelta versatile per giardini, balconi e terrazzi. Predilige luoghi luminosi ma non direttamente esposti al sole, che potrebbe bruciare foglie e fiori. Una posizione ideale per lei è un’area con luce diffusa o ombra parziale, soprattutto durante le ore più calde della giornata.

    Anche il terreno gioca un ruolo particolarmente importante per la coltivazione. La Cineraria, infatti, predilige un terreno ben drenato e ricco di sostanze organiche; un substrato leggero, composto da terriccio universale mescolato con sabbia o perlite, garantirà un ottimo drenaggio e una crescita sana. È molto importante assicurarsi che il pH del terreno sia leggermente acido o neutro.

    Come si semina la Cineraria
    La semina della Cineraria avviene generalmente in autunno, per consentire alla pianta di svilupparsi durante i mesi invernali e fiorire in primavera. Seminare è piuttosto semplice: distribuite i semi su un substrato umido e copriteli leggermente con uno strato sottile di terriccio. La temperatura deve rimanere attorno ai 18-20° per favorire la germinazione, che avviene in 2-3 settimane. Nel caso in cui si acquistino piante già sviluppate, sarà utile trapiantarle in vaso o in giardino durante la primavera, assicurandosi di mantenere una distanza di almeno 10-30 cm tra le piante per garantire una buona circolazione dell’aria.

    Cura della Cineraria
    Come ci si prende cura della Cineraria? In realtà questa pianta dai cespugli di fiori colorati non richiede particolari attenzioni, ma come tutte le piante ha bisogno di amore e di attenzioni. Ad esempio, per quanto riguarda l’irrigazione, bisogna che questa sia regolare, soprattutto durante il periodo di crescita e di fioritura. Il terreno deve essere mantenuto costantemente umido, ma non inzuppato: è molto importante. L’acqua stagnante, infatti, può causare il tanto temuto marciume radicale; quindi, è sempre bene assicurarsi che i vasi abbiano fori di drenaggio adeguati.

    Durante l’estate, invece, la Cineraria avrà bisogno di annaffiature più frequenti, ma occhio sempre a non bagnare direttamente le foglie: in questo modo si eviteranno le malattie fungine! In inverno, invece, sarà doveroso ridurre le irrigazioni e assicurarsi allo stesso tempo che il terreno non si secchi completamente.

    Concimazione
    Sia che si tratti di semina a terra, in vaso o in semenzaio, la concimazione è a tutti gli effetti un passaggio importante per il benessere della Cineraria. Questa, infatti, beneficia di una concimazione regolare per mantenere una crescita rigogliosa e una fioritura abbondante. Per eseguirla occorrerà utilizzare un fertilizzante liquido bilanciato ogni due settimane durante il periodo di crescita, preferibilmente ricco di fosforo e potassio per stimolare i fiori. Per evitare che crescano più foglie che fiori, sarebbe meglio evitare prodotti con eccesso di azoto.

    Potatura Cineraria: qual è il periodo migliore
    Per mantenere la pianta ordinata e stimolare la produzione di nuovi fiori, è consigliabile rimuovere regolarmente i fiori appassiti. Questo processo, noto come deadheading, permette alla Cineraria di concentrare le sue energie sulla crescita e sulla fioritura. Potare all’inizio della primavera si rivela una scelta vantaggiosa, perché prepara la pianta alla crescita abbondante quando le temperature cominciano ad alzarsi.

    Cineraria: protezione dai parassiti
    La Cineraria può essere attaccata da afidi, acari e mosche bianche. Per prevenire infestazioni, si devono attuare trattamenti naturali anche (e non solo) preventivi. Ad esempio, controllare regolarmente le foglie e utilizzare prodotti biologici o insetticidi specifici è sempre un’ottima scelta, ma se e quando le malattie fungine avranno già colpito la pianta, sarà utile intervenire con prodotti specifici volti a migliorarne la ventilazione. Tra i prodotti naturali ottimi per tenere sotto controllo la salute della Cineraria:

    Olio di lino: per cocciniglie e acari soprattutto;
    Piretro: per afidi e cimici;
    Olio di neem: per mosche bianche, afidi, lepidotteri;
    Sapone molle: capace di evitare fumaggini.

    Fioritura della Cineraria
    La fioritura della Cineraria avviene generalmente in primavera e si protrae fino all’inizio dell’estate. I fiori, simili a margherite, si presentano in un’ampia gamma di colori, tra cui blu, viola, rosa, rosso e bianco, spesso con contrasti cromatici sorprendenti e meravigliosamente estetici. Per ottenere una fioritura abbondante e duratura, è essenziale fornire alla Cineraria le giuste condizioni ambientali e cure. Per quanto riguarda la temperatura, è importante mantenere la pianta in un ambiente che oscilli tra i 10 e i 20°: temperature troppo alte o troppo basse possono comprometterne la fioritura. Per consentire la crescita sana dei suoi fiori stupendi, la Cineraria richiede una luce soffusa e abbondante, mentre respinge il sole diretto, che può danneggiare i boccioli. Durante il periodo di fioritura, infine, sarebbe meglio utilizzare un fertilizzante specifico per piante da fiore per prolungare la bellezza dei fiori, vero spettacolo di colori.

    Cineraria: cosa sapere prima di acquistarla
    Coltivare la Cineraria non è complesso, ma tutti e tutte dovrebbero sapere che si tratta di una pianta tossica per gli animali domestici. Questa pianta, infatti, contiene alcune sostanze che, se ingerite, possono essere tossiche per cani e gatti. Nel caso in cui abbiate animali domestici, ragionate se sia il caso di tenerla in casa o, eventualmente, posizionatela fuori dalla loro portata.

    Si tratta di una pianta straordinaria che, con le giuste cure, può trasformare qualsiasi spazio in un tripudio di colori. Che si abbia un giardino, un balcone o un angolo verde in casa, la Cineraria è una scelta eccellente per aggiungere un tocco di eleganza e vivacità a ogni ambiente. LEGGI TUTTO

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    Nauru, l’isola del Pacifico che vende passaporti per contrastare il riscaldamento globale

    Per contribuire a coprire i costi dello spostamento di circa 10.000 residenti dalle loro abitazioni situate in zone minacciate dall’innalzamento del livello del mare e dalle inondazioni, la remota nazione di Nauru, nell’Oceano Pacifico, intende vendere la propria cittadinanza per fare cassa nella lotta al cambiamento climatico. Il presidente David Adeang, secondo Bloomberg, sta cercando […] LEGGI TUTTO

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    Filippine, una taglia sulle zanzare: la ricompensa a chi le prende “vive o morte”

    L’animale più pericoloso al mondo nelle Filippine è diventato most wanted, c’è persino una taglia per catturarlo “vivo o morto”, o se preferite ancora in stato larvale. Non stiamo parlando di grandi predatori o serpenti velenosi, ma del più letale animale di sempre per la salute dell’uomo: la zanzara. Veicolo di malattie, dalla malaria alla Dengue, questo insetto è diventato talmente pericoloso che in un quartiere delle Filippine chiamato Addition Hills, nella cittadina di Mandaluyong, le autorità locali hanno deciso di tentare uno stratagemma che ci riporta ai cartelloni del Far West: offrire una taglia per la cattura delle zanzare. LEGGI TUTTO

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    Cop16, gli aiuti al Sud del mondo per salvare la biodiversità

    La partita cruciale per arginare e invertire la perdita di biodiversità che sta investendo ogni angolo del globo, e in particolare il Sud del mondo, si gioca in Italia: dal 25 al 27 febbraio la FAO a Roma ospiterà infatti la seconda sessione della Conferenza delle Parti sulla Biodiversità (COP16Bis) delle Nazioni Unite, cui anche Greenpeace parteciperà con una propria delegazione di rappresentanti. L’appuntamento arriva a pochi mesi dalla COP16 di Cali, in Colombia, sospesa lo scorso 2 novembre per il mancato accordo sulle risorse economiche che i Paesi del Nord globale avevano promesso di destinare al Sud del mondo per contrastare la perdita di biodiversità.

    Al vertice di Cali erano stati raggiunti alcuni risultati positivi: tra questi, la creazione di un nuovo organismo dedicato ai Popoli Indigeni, la definizione di un metodo standard per identificare le aree oceaniche di alto valore ecologico, e un accordo sui contributi finanziari che le aziende utilizzatrici di informazioni genetiche derivanti dalla biodiversità (come quelle dei settori farmaceutico, cosmetico e biotecnologico) dovranno destinare alla conservazione della natura. Ma restano importanti questioni da dirimere: garantire un accesso diretto ai finanziamenti per i Popoli Indigeni e le comunità locali; assicurare che il fondo di Cali per convogliare le risorse derivanti dall’uso commerciale della natura venga reso operativo in modo corretto, giusto ed equo; raggiungere un accordo, entro il 2025, su un piano per ridurre gradualmente, riformare ed eliminare gli incentivi finanziari dannosi per la natura.

    Lo stallo più grande da superare è la mancanza di impegni concreti dei Paesi più ricchi in favore di quelli in via di sviluppo, i più impattati dalla perdita di biodiversità: una questione essenziale per attuare il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (KM-GBF), il Quadro Globale per la Biodiversità scaturito della storica COP15 di Montreal del 2022. Tra i target principali stabiliti dal KM-GBF, ci sono la protezione di almeno il 30% degli ecosistemi marini e terrestri entro il 2030, un flusso di risorse economiche dai Paesi sviluppati a quelli meno sviluppati di 20 miliardi di dollari all’anno entro il 2025 e di 30 miliardi all’anno entro il 2030, una riduzione dei sussidi ai settori dannosi per la biodiversità di almeno 500 miliardi di dollari entro il 2030.

    “La priorità del summit che si terrà a Roma è sbloccare un’equa distribuzione delle risorse economiche necessarie ad arginare la perdita di biodiversità, assicurando almeno 20 miliardi di dollari entro il 2025 alle comunità che più pagano le conseguenze della distruzione di habitat e dello sfruttamento di risorse naturali”, dichiara Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.

    “C’è un importante gap da colmare e l’Italia è tra i principali responsabili del ritardo nel versamento della propria quota in favore dei Paesi in via di sviluppo. Inoltre è importante ridurre e riallocare a favore di un’effettiva ed efficace protezione della natura i sussidi elargiti ai settori ambientalmente dannosi, cui anche il nostro Paese contribuisce in misura significativa”.Tra il 2016 e l’inizio del 2023, denuncia il report di Greenpeace “EU Bankrolling ecosystem destruction”, diverse istituzioni finanziarie con sede in Italia hanno contribuito con 10 miliardi di euro in credito e oltre 2,5 miliardi di euro in investimenti a importanti società in settori come quelli lattiero-caseario, della mangimistica, dei biocarburanti e del packaging, che mettono a rischio gli ecosistemi del pianeta.

    Uno studio che quantifica l’impatto della deforestazione legata ai consumi delle economie più sviluppate, pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 2024, evidenzia in particolare come tra il 2001 e il 2015 circa l’80% della perdita di biodiversità associata ai consumi italiani sia avvenuta al di fuori dei confini nazionali: tra i 24 Paesi considerati, l’Italia si posiziona al settimo posto a livello globale e al quarto a livello europeo per perdita di biodiversità “importata”.

    Da un rapporto di ODI (Overseas Development Institute) del giugno 2024 emerge inoltre che, a dispetto degli obiettivi fissati alla COP15 di Montreal, su 28 Paesi analizzati, 23 hanno versato meno della metà della loro quota promessa ai Paesi in via di sviluppo per arginare la perdita di biodiversità, con 8,4 miliardi di dollari e un deficit di 11,6 miliardi di dollari: tra i principali responsabili del ritardo ci sono Giappone, Regno Unito, Italia, Canada e Spagna, che mancano all’appello con 8,3 miliardi. Soltanto Norvegia e Svezia hanno rispettato il loro impegno.

    L’Italia è il Paese europeo con la maggiore varietà di habitat e di specie, e il più alto numero di specie endemiche: oltre il 50% delle specie vegetali e il 30% di quelle animali di interesse conservazionistico a livello europeo si trovano solo nel nostro Paese. L’Italia vanta anche 85 tipi di ecosistemi terrestri, ma il 68% di questi è in pericolo, mentre il 30% delle specie presenti è a rischio estinzione. A oggi, le aree protette sul territorio italiano coprono appena il 17% della superficie terrestre e l’11% di quella marina; tuttavia, quest’ultima cifra è incerta perché include anche siti protetti soltanto su carta, come recentemente denunciato da Greenpeace. Eppure, il 32% degli habitat marini soggetti a degrado in Europa si trova proprio nel Mediterraneo.A livello globale le cose non vanno meglio. Solo circa il 15% della superficie terrestre risulta protetto.

    Tra il 2015 e il 2020, la FAO stima un tasso di deforestazione di circa 10 milioni di ettari all’anno, con l’agricoltura intensiva tra le principali cause della perdita di biodiversità e il 33% del suolo terrestre utilizzato per coltivazioni o pascoli. Circa il 75% dell’ambiente terrestre risulta a oggi significativamente alterato dalle attività umane. Per quanto riguarda la superficie marina, risulta protetto l’8,4% degli oceani, anche se appena il 2,7% risulta sottoposto a rigide misure di conservazione, con una percentuale che si riduce allo 0,9% per le aree d’alto mare al di fuori della giurisdizione nazionale.

    Mentre la Lista Rossa della IUCN (l’Unione internazionale per la conservazione della natura) conta oltre 150 mila specie minacciate, 42.108 delle quali a rischio estinzione.La conservazione della biodiversità rimane dunque una delle sfide più urgenti, che deve fare i conti con molteplici minacce: dal cambiamento climatico alla distruzione e frammentazione degli habitat, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali all’inquinamento.

    E mentre gli oceani si trovano a fronteggiare vecchi e nuovi pericoli, dalla pesca industriale al possibile avvio delle estrazioni minerarie in alto mare (il cosiddetto deep sea mining), le foreste continuano a essere distrutte per gli interessi dell’agroindustria e delle compagnie del gas e del petrolio.Per evitare il collasso della biodiversità marina e terrestre e quindi garantire il mantenimento della funzionalità degli ecosistemi, è necessario fermare e invertire la tendenza al più presto: pertanto, Greenpeace sarà alla COP16Bis per chiedere l’approvazione di una strategia di mobilitazione delle risorse che sia tempestiva, trasparente, giusta ed equa, con finanziamenti direttamente accessibili ai Popoli Indigeni e alle comunità locali più impattati dalla perdita della natura. LEGGI TUTTO

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    Dove si vive senza energia elettrica né riscaldamento per scelta green

    La crisi climatica, con tempeste dalla forza dirompente, bombe d’acqua violente, allagamenti causati dallo straripamento di fiumi, sono fenomeni sempre più diffusi. Anche laddove, un tempo non si verificavano. Purtroppo la violenza dell’acqua e la potenza del vento possono mettere ko centri urbani di qualsiasi dimensioni. È successo in Italia, ed è accaduto recentemente con la tempesta Eowyn, che ha colpito Irlanda e Scozia con venti paragonabili a quelli di un uragano. Nella contea di Galway, le onde oceaniche si sono alzate fino ai 12 metri di altezza, mentre i venti hanno raggiunto i 185 km/h, un mix devastante che provocato il blackout elettrico di circa 560mila edifici.

    Vivere senza energia elettrica è un incubo per gran parte di noi, anche solo qualche giorno può rappresentare un’esperienza traumatica. Eppure, c’è chi nella contea di Fermanagh, territorio irlandese conosciuto come la terra dei laghi – anch’esso colpito da Eowyn – ha scelto di farlo già da anni, senza elettricità ed addirittura senza avere accesso all’acqua potabile. Come Margaret Gallagher, un’anziana di 83 anni, che vive nella sua piccola casa con il tetto in paglia vecchia di oltre 200 anni, appena fuori Belcoo (Irlanda del Nord), nello stesso luogo dove è nata nel 1942. Una vita molto semplice, da sempre senza acqua corrente, frigorifero o altri elettrodomestici e neanche il riscaldamento centralizzato, ma solo un camino che riscalda tutta casa, come ha raccontato a BBC.
    L’anziana inglese, in realtà, vive in queste condizioni, da quando, bambina di 10 anni, perse sua madre e fu costretta a prendersi cura di suo padre disabile, morto nel 1980. Una famiglia che, anche per motivi economici non ha mai modernizzato la casa, così Margaret sin da piccola si è abituata ad andare al pozzo a prendere l’acqua, a cucinare con il fuoco del camino, che riscalda anche il cottage, mentre quando è buio usa candele e lampada a olio per illuminare. Il suo intrattenimento è basato sull’ascolto della radio a batterie e sulla lettura. Eppure, questo stile di vita anacronistico, le ha consentito di affrontare nel migliore dei modi le conseguenze della tempesta Eowyn, che ha lasciato il villaggio senza elettricità e le ha permesso di dare conforto ai suoi vicini, fornendo acqua fresca e pasti caldi, mentre molti abitanti non riuscivano neanche a dormire senza i riscaldamenti nelle gelide notti di gennaio. LEGGI TUTTO