1 Febbraio 2025

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    La dieffenbachia, come curare la più diffusa delle piante da appartamento

    La dieffenbachia è una pianta della famiglia delle araceae che si trova in natura in aree tropicali come il sud America e le Indie occidentali. Questa pianta è nota anche per eliminare le tossine dall’ambiente in cui viviamo: proprio per questo, è spesso acquistata per purificare gli ambienti interni dalle sostanze nocive per la salute umana. Si tratta di un esemplare sempreverde che ha foglie di colore verde scuro, con un bordo definito o marmorizzato di colore bianco o crema. Le foglie sono di forma ovale, ma appuntite. In natura riesce a raggiungere i 3 metri di altezza con foglie lunghe 50 centimetri. In vaso, invece, si ferma a circa 90 centimetri di altezza. In generale è possibile dire che la dieffenbachia è una pianta a crescita rapida e in un anno circa raggiunge già i 60 centimetri di altezza, specie se ha preso la giusta quantità di luce. Questa pianta ama posizioni ombreggiate, anche se durante la stagione invernale non disprezza la luce intensa. Per un’ottima crescita, però, è importante alternare la posizione tra semi-ombreggiata e con la luce. La temperatura perfetta per questa pianta è compresa tra i 18°C e i 25°C e non deve mai andare al di sotto dei 15°C, poiché temperature troppo fredde possono far emergere diversi problemi. Anche zone della casa con correnti di aria fredda possono compromettere la dieffenbachia.

    In commercio se ne possono trovare diverse varietà:
    Dieffenbachia picta: tipica del Brasile, arriva fino a 2 metri di altezza ed ha un fogliame chiaro con piccole macchie di colore crema;
    Dieffenbachia oerstedii: si trova comunemente in Costa Rica ed ha foglie grandi di colore verde, con nervature che tendono al bianco;
    Dieffenbachia amoena: anche questa è contraddistinta da foglie grandi, ma il colore va dal verde al giallo-crema;
    Dieffenbachia superba: questa pianta ha foglie grandi e macchiate di colore bianco;
    Dieffenbachia exotica: il fusto di questa pianta ha foglie di colore bianco e giallo;
    Dieffenbachia barraquinia: questa varietà si presenta con fogliame di colore avorio;

    La dieffenbachia è velenosa?
    Anche se si tratta di una pianta particolarmente apprezzata per arredare l’appartamento o l’ufficio è necessario tenere a mente che si tratta di un esemplare che ha una certa tossicità. Proprio per questo, viene detto che la dieffenbachia è velenosa: ogni parte della pianta contiene sostanze che irritano le mucose in caso di contatto. Nel caso in cui dovessero essere masticate o ingerite parti della pianta si rischiano intossicazioni. Per questo è importante utilizzare i guanti quando la si tocca. Tra le varietà della dieffenbachia ne esiste una detta “pianta del muto”: in pratica, in caso di contatto con la bocca questa paralizza la lingua anche per una settimana.

    Quale terreno utilizzare per la sua coltivazione?
    Questa pianta gradisce un terreno di tipo fertile, ma soprattutto ben drenato e ventilato. È importante selezionare un terreno comune per le piante da interno di questo tipo, con pH compreso tra 6 e 7,5. In questa maniera, si offrono le migliori condizioni di crescita alla dieffenbachia.

    Ogni quanto bagnare la pianta?
    Le annaffiature della dieffenbachia devono essere fatte con estrema attenzione. Questa pianta, come tante altre piante ornamentali da appartamento, non gradiscono i ristagni idrici. Proprio per questo, è necessario che i primi centimetri della terra siano asciutti prima di procedere con l’annaffiatura della pianta. In questa maniera, si possono prevenire anche malattie dovute per l’appunto alla presenza eccessiva di acqua.

    La concimazione
    Per concimare correttamente la dieffenbachia si possono utilizzare fertilizzante liquido o granulare, a patto che contenga un elevato quantitativo di azoto. Si può dare il fertilizzante alla pianta in maniera regolare, ogni 4-6 settimane circa.

    La propagazione della pianta
    Quando ci si occupa del rinvaso della pianta è possibile recuperare una parte delle radici per propagare la dieffenbachia. Infatti, una piccola parte dell’apparato radicale consente di ottenere una nuova pianta direttamente in un altro vaso delle dimensioni adeguate. Allo stesso tempo, la propagazione si può effettuare tramite talea: è necessario recuperare un segmento di pianta con un paio di nodi, privando il rametto delle foglie inferiori. A questo punto basta sistemare il rametto in un terreno drenato e attendere la comparsa delle radici.

    Il rinvaso e la potatura
    È importante effettuare dei rinvasi periodici della dieffenbachia, poiché come abbiamo già detto cresce in maniera rapida. Proprio per questo è necessario controllare se sono presenti dei rigonfiamenti delle radici sul terreno per capire se è arrivato il momento giusto per cambiare il contenitore. Il momento migliore è a inizio primavera, quando la pianta è pronta a svilupparsi maggiormente. Dopo aver indossato un paio di guanti, è possibile passare al cambio del vaso, maneggiando in maniera delicata le radici. Per quanto riguarda la potatura, invece, non ne ha bisogno: è importante togliere le foglie danneggiate e inferiori per dare slancio nella crescita e creare una bella chioma folta di foglie.

    Le eccessive irrigazioni, infatti, possono portare la dieffenbachia ad essere sofferente: in tal caso si possono notare delle differenze nelle foglie. Infatti, in presenza di foglie gialle della dieffenbachia significa che si sta dando troppa acqua alla pianta. Successivamente, il fogliame tenderà a staccarsi e cadere. Quindi, è importante toccare il terriccio per capire quando è necessario irrigare la pianta. Se il terriccio è troppo umido, è fondamentale attendere circa una settimana. Un altro campanello d’allarme in presenza di foglie gialle è la carenza di azoto: in tal caso, si può usare un buon fertilizzante. Quando le foglie non sono gialle, ma tendono verso il basso, è perché stanno prendendo troppa luce: in tal caso, sarà sufficiente cambiare zona al vaso.

    I problemi più comuni della pianta: malattie e parassiti
    Anche questa pianta d’appartamento è particolarmente sensibile agli acari e alla cocciniglia. È importante combattere in maniera efficace questi problemi che danneggiano il fogliame e nei casi peggiori portano alla morte della pianta. Infine, non dimentichiamo la comparsa di muffe e marciume radicale in presenza di annaffiature eccessive. LEGGI TUTTO

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    Gianluca Patti e il “Respiro” dell’arte

    L’arte di Gianluca Patti, pittore monzese di 47 anni, punta sulla sostenibilità e la rigenerazione sociale: nelle sue opere utilizza una tecnologia per sanificare l’aria, nel rispetto dell’ambiente. “Ho avuto una bellissima infanzia, vissuta – spiega Gianluca Patti – in totale libertà, libero di scorrazzare in giro per il mio paese, Vedano al Lambro, a due passi dal bellissimo Parco di Monza. Erano altri tempi, ben diversi da quelli che viviamo oggi. Ricordo però anche dei momenti passati in ospedale, circa otto mesi, a causa di una malattia respiratoria. Forse è per questo motivo che, una volta guarito e dimesso, ho sempre apprezzato il fatto di vivere all’aria aperta. Ho lavorato per tanti anni nel settore dell’editoria per gruppi italiani molto importanti e poi, un bel giorno, ho sentito questa forte vocazione per il mondo dell’arte e dopo qualche anno ho fatto il grande salto. Vi assicuro che è stata la scelta più pazza della mia vita”.

    Patti sceglie di raccontare, attraverso la sua arte, un mondo che ha a cuore il nostro ecosistema, in primis la qualità dell’aria. “Recentemente – racconta – ho realizzato Respiro, un’opera murale presso la Cittadella degli Archivi di Milano. Possiamo definirla un’opera site specific per il luogo in cui è ospitata. Infatti, visitando questo archivio storico, mi sono imbattuto in un articolo di un giornale del 1929, Il Popolo d’Italia, dove già all’epoca si parlava di tematiche ambientali, come la cura delle aree verdi in città. Ho sentito l’esigenza di portare il mio respiro all’interno di quelle mura, pensando di dipingere un’opera che potesse essere vista come un prato fiorito di un parco. Ho utilizzato vernici ecosostenibili e una nanotecnologia che mi ha permesso di ‘assorbire’ l’inquinamento attraverso un processo fotocatalitico che si attiva con la combinazione di luce e aria. Pensate che Respiro è un’opera in grado di disgregare gli inquinanti atmosferici per un equivalente di cinque nuovi alberi piantati. I social mi hanno aiutato molto all’inizio per farmi conoscere e oggi li utilizzo per mostrare le mie opere e i miei progetti. Racconto semplicemente quello che faccio e spero che le persone possano cogliere i messaggi che desidero trasmettere. Molti mi scrivono e mi sostengono, condivido con loro le mie idee e ci confrontiamo. Respiro è stato un progetto virale che ha ottenuto un’ampia visibilità. Recentemente mi hanno persino definito il portabandiera italiano dell’art regeneration. Sorrido a questa definizione e continuo con determinazione il mio percorso”.

    L’intento di Patti è quello di trasformare l’arte in un catalizzatore di benessere psicofisico.

    L’arte ha sicuramente questo ruolo e un bravo artista è colui che, attraverso un’incessante ricerca, si impegna a raggiungere questo scopo. Sono particolarmente sensibile alle tematiche ambientali, in particolare alla qualità dell’aria che respiriamo. Purtroppo, ho avuto una brutta malattia respiratoria da piccolo e, sebbene ne sia uscito parzialmente, non posso non pensare a questo tema. Proprio per questo motivo ho deciso di avere un ruolo attivo e mi reputo molto fortunato di poterlo fare con la mia arte.

    La tutela del nostro ecosistema resta il filo conduttore nella vita dell’artista. “Da sempre – conclude Patti – sono stato attento agli sprechi di ogni genere, in primis all’acqua. È la nostra fonte primaria e non dobbiamo assolutamente sprecarla. Anche per il cibo ho grande attenzione: provengo da una famiglia che ha conosciuto la fame, per cui mi impegno ogni giorno nell’organizzazione dei pasti per evitare sprechi. In generale, sono contro i consumi inutili e, quando posso, preferisco utilizzare la bicicletta o, ancor di più, spostarmi a piedi. Nel futuro vorrei far conoscere la mia arte nelle città italiane e, perché no, anche all’estero. Pensare a Respiro nelle nostre piazze, nelle scuole, negli ospedali e in molti altri luoghi. Vorrei che, passando davanti alla mia opera, chiunque possa ricordarsi di quanto sia importante porre attenzione alla condizione ambientale in cui viviamo e magari attivarsi con piccoli gesti quotidiani per salvaguardare il nostro pianeta”. LEGGI TUTTO