Costi elevati, sempre meno prof che accompagnano i ragazzi, sanzioni disciplinari che impediscono il viaggio: così la gita scolastica è in declino. Dalle scuole medie alle superiori, i viaggi d’istruzione somigliano sempre di più a un lusso per pochi, speso soprattutto entro i confini dello stivale.
Lo dice l’osservatorio sulle gite di Skuola.net che ha intervistato 3mila alunni delle scuole di secondo grado confermando un trend ormai stabile nel post pandemia quando, dopo due anni di stop, le gite sono pian piano riprese.
Secondo il sondaggio, quest’anno uno studente su due dovrà rinunciare al viaggio d’istruzione di più giorni: il 29 per cento ha già ricevuto comunicazione da parte della scuola che non si partirà, mentre l’11 per cento è ancora in attesa di ricevere indicazioni, ma la fine dell’anno scolastico si avvicina.
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I “no” degli studenti
Quasi uno studente su dieci (7 per cento), poi, saluterà i propri compagni in partenza senza aggregarsi al gruppo. La motivazione, almeno stando a quella resa nota nel questionario, è nella metà dei casi la mancanza di voglia di passare giorni fuori casa h24 con compagni e prof. Almeno un terzo di chi rinuncia invece lo fa per ragioni economiche: non si può permettere la gita. E solo in qualche caso scattano (e vengono accettate) collette solidali.
Per circa un “deluso” su quattro non è prevista nemmeno la tradizionale gita fuori porta di un giorno. A cui si aggiunge una quota – circa uno su tre – di sognatori, che ancora aspettano che il proprio istituto pianifichi un’uscita da qui a giugno.
Gli ostacoli alla partenza
Tra i principali ostacoli alla partenza, al primo posto figura nuovamente l’indisponibilità dei professori ad accompagnare le classi in gita: un problema comune a quattro studenti su dieci. C’è poi un 18 per cento, quasi uno studente su cinque, che sostiene come i costi dei trasporti e delle sistemazioni per il pernotto, in alcuni casi proibitivi, abbiano spinto la propria scuola a non organizzare affatto la trasferta, visto il rischio concreto che dopo aver messo in moto la macchina molte famiglie non avrebbero poi aderito.
E in effetti, dove è stato organizzato un viaggio di istruzione, uno su dieci è rimasto a bocca asciutta perché non si è raggiunto il numero minimo di partecipanti.
Infine, ci sono le sanzioni disciplinari: il 14 per cento degli intervistati ha rivelato di non poter partire a causa della condotta tenuta in classe.
Gli studenti italiani possono tirare un sospiro di sollievo: gite scolastiche e scambi culturali sono salvi, per il momento. “Al fine di evitare Il rischio di compromettere il regolare svolgimento dei viaggi di istruzione nell’interesse della collettività, data l’importanza rivestita da questi nell’offerta educativa scolastica, Anac ha deciso un’ulteriore deroga di sei mesi per le scuole al fine di qualificarsi e gestire gli affidamenti per gite scolastiche e viaggi d’istruzione secondo le nuove regole stabilite dal Codice degli appalti”. Lo comunica l’Autorità anti corruzione.
Uscite didattiche e viaggi rischiavano di saltare per colpa del mancato adeguamento delle scuole ai requisiti previsti dal nuovo Codice degli appalti. Per organizzare gite di istruzione per cifre superiori a 140mila euro, infatti, con la nuova norma gli istituti sarebbero obbligati a gestire la spesa tramite un vero e proprio appalto pubblico, diventando stazione appaltante qualificata. Procedure lunghe e complesse, per le quali nelle scuole spesso non c’è il personale adatto. Per questo molti presidi stavano già rinunciando a organizzare gite. Ora arriva la proroga: ci sono altri sei mesi di tempo per adeguarsi alle nuove regole. Nel frattempo i viaggi di istruzione sono salvi e gli studenti non saranno privati “di un così fondamentale strumento di crescita e apprendimento”, scrive Anac.
“Le visite d’istruzione sono un’opportunità importante per ampliare gli orizzonti culturali dei nostri studenti e rafforzare il loro apprendimento. Per questo, abbiamo lavorato con Anac per trovare soluzioni che permettano alle scuole di continuare a organizzarle senza interruzioni, ma con procedure che assicurino trasparenza e legalità”. Lo dichiara il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, commentando la decisione di Anac.
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Le mete e la durata del viaggio
Tra chi parte, due su tre resteranno in Italia, privilegiando città d’arte e mete low cost rispetto a Roma e Milano: Firenze, Napoli e Palermo. All’estero vincono Atene e Barcellona. In alternativa, ci si muove tra le località di mare o di montagna, o verso città meno turistiche – sempre per questioni di budget – come testimonia il 24 per cento degli studenti.
Per ammortizzare i costi il 40 per cento dei ragazzi starà fuori tre giorni.
Il budget medio ruota attorno ai 424 euro, con un aumento del 5 per cento rispetto allo scorso anno.
Mezzo preferito è il pullman, uno su quattro andrà in aereo e poco più di uno su dieci in treno. Pochissimi in nave, sia per muoversi che per partire, appena il 2 per cento, ma comunque raddoppiati rispetto allo scorso anno.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml