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Stiamo scoprendo nuove specie sempre più velocemente


La velocità con cui scopriamo nuove specie al mondo è decisamente più elevata rispetto ai ritmi che portano all’estinzione delle specie. Questo fatto, oltre alla consapevolezza che ci siano sempre più esemplari di fauna e flora da scoprire, lascia aperta la speranza all’ipotesi che – nonostante l’impatto negativo dell’uomo sulla Terra – la biodiversità di alcuni gruppi di esseri viventi sia ben più ricca di quanto finora immaginata, con vantaggi futuri anche per la salute dell’uomo. Soltanto fino a pochi secoli fa l’umanità non solo non aveva idea di chi, quali e quante fossero le creature con cui stava condividendo la vita sul Pianeta, ma non riusciva nemmeno a identificarle o darle un nome.

I segreti della biodiversità

Poi, circa 300 anni fa, il prezioso lavoro del naturalista Carlo Linneo (Carl Nilsson Linnaeus) fu l’inizio di una straordinaria impresa capace di dare un nome a ogni organismo vivente sulla Terra: lo svedese divenne il padre della moderna tassonomia e, grazie al suo sistema di denominazione binominale, riuscì a classificare e descrivere oltre 10mila specie di piante e animali.

A partire dai suoi metodi la conoscenza di tutti gli abitanti della Terra è diventata esponenziale e gli scienziati hanno continuato a descrivere nuove specie nella ricerca per svelare i segreti della biodiversità planetaria. Ma con l’attuale declino che la varietà animale e vegetale stanno vivendo spesso a causa degli impatti antropici, si pensava di essere davanti a un freno o perlomeno un rallentamento nella scoperta. Tutt’altro, dice però un nuovo studio pubblicato su Science Adavances dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.

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“Un ritmo mai visto prima”

Ogni anno infatti nel mondo vengono descritte la bellezza di 16mila nuove specie. Una larga parte di queste, circa seimila, sono quasi sempre insetti. Secondo lo studio la velocità con cui siamo oggi in grado di individuare e descrivere nuove specie è dunque altissima, a un ritmo mai visto prima ogni anno. “La tendenza non accenna a rallentare e il team dietro il nuovo studio prevede che la biodiversità di alcuni gruppi, come piante, funghi, aracnidi, pesci e anfibi, sia più ricca di quanto inizialmente pensato dagli scienziati” si legge nella nota di presentazione dello studio. “Alcuni scienziati hanno ipotizzato che il ritmo delle descrizioni di nuove specie sia rallentato e che ciò indichi che stiamo esaurendo le nuove specie da scoprire, ma i nostri risultati dimostrano esattamente il contrario” sostiene John Wiens, professore autore principale dello studio.

“In effetti, stiamo scoprendo nuove specie a un ritmo più veloce che mai” racconta spiegando come per stabilire i tassi di scoperta è stata analizzata “la storia tassonomica di circa 2 milioni di specie, che abbracciano tutti i gruppi di organismi viventi”. In pratica tra il 2015 e il 2020, fra i periodi recenti con dati più completi, i ricercatori stimano che siano state documentate in media oltre 16.000 nuove specie ogni anno, tra cui appunto più di 10.000 animali (prevalentemente artropodi e insetti), 2.500 piante e 2.000 funghi.

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Dai fondali alle foreste

“La buona notizia è che questo tasso di scoperta di nuove specie supera di gran lunga il tasso di estinzione delle specie, che abbiamo calcolato essere circa 10 all’anno. Queste migliaia di nuove specie scoperte ogni anno non sono solo organismi microscopici, ma includono insetti, piante, funghi e persino centinaia di nuovi vertebrati” sostiene Wiens. Molte altre creature potrebbero inoltre essere scovate e classificate nei prossimi anni grazie alle nuove conoscenze e tecnologie come gli strumenti molecolari e genetici: secondo le stime ad esempio potrebbero esserci fino a 115.000 specie di pesci e 41.000 specie di anfibi sulla Terra, sebbene attualmente siano descritte solo circa 42.000 specie di pesci e 9.000 specie di anfibi. Se parliamo di insetti quelli identificati sono circa 1,1 milioni, ma potrebbero essere in realtà oltre 6 milioni.

“Come disse il famoso ecologo Robert May, se gli alieni in visita ci chiedessero quante specie vivono sul nostro Pianeta, non avremmo una risposta definitiva – chiosa il professore – Al momento, conosciamo circa 2,5 milioni di specie, ma il numero reale potrebbe essere nell’ordine delle decine o centinaia di milioni, o addirittura di miliardi”.

Importante anche per la scoperta di nuovi farmaci

Scoprire nuove specie non è fondamentale solo per garantire la biodiversità, ma anche per il futuro dell’umanità. Se da una parte conoscere significa poter applicare strumenti di protezione e conservazione, dall’altra “la scoperta di nuove specie contribuisce a trovare nuovi prodotti naturali per il benessere dell’uomo” scrivono gli esperti. Da nuove specie sono nati farmaci di ogni genere, persino dai veleni di ragni e serpenti o da molte piante e funghi sono stati sviluppati prodotti naturali con potenziali applicazioni medicinali, tra cui trattamenti per il dolore e il cancro. Applicazioni che non riguardano poi solo la medicina: dai gechi per esempio impariamo a sviluppare invenzioni a nostro vantaggio studiando materiali che imitano le loro zampe capaci di aggrapparsi ovunque. Insomma, “sebbene la ricerca di Linneo per identificare le specie sia iniziata 300 anni fa, il 15% di tutte le specie conosciute è stato scoperto solo negli ultimi 20 anni. Per cui tanto rimane sconosciuto e ogni nuova scoperta ci avvicina alla comprensione e alla protezione dell’incredibile biodiversità della vita sul nostro Pianeta e anche dell’uomo stesso” concludono gli esperti.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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