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    Una rete dei Centri di cura per la leucemia

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 06-07-2021

    Ci sono ancora troppe differenze tra le regioni nella cura di questa forma di tumore

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    Sanihelp.it – La leucemia mieloide acuta colpisce ogni anno oltre 2.000 persone in Italia.La gestione di questa patologia presenta però parecchie differenze tra le varie regioni, per eliminare le quali è necessaria una Rete strutturata di centri di riferimento (Hub) e periferici (Spoke).È necessario investire di più nelle strutture periferiche, dove spesso manca un ematologo specialista in questa forma di tumore del sangue.La Rete consentirebbe di garantire velocità nell’esecuzione dei test mutazionali, non solo al momento della diagnosi, ma anche al presentarsi di una recidiva, e va stabilito un piano adeguato di controlli (follow-up) per il paziente, anche con percorsi integrati, come il supporto psicologico e nutrizionale.«La leucemia mieloide acuta – spiega il Prof. Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio dei Tumori Dino Amadori – IRST, Meldola (FC) Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), riconosciuto dal Ministero della Salute – rappresenta il modello per eccellenza della medicina personalizzata. È una patologia rara, che il più delle volte si presenta in maniera subdola, ponendo quindi un problema di difficile riconoscimento. Il primo step è definire con attenzione il percorso diagnostico terapeutico, a partire dal Pronto Soccorso. Al paziente in emergenza va riservato un approccio salvavita e di forte riferimento con i centri Hub. Nelle situazioni di non emergenza, vanno adottati modelli organizzativi che garantiscano standard uniformi sul territorio nazionale e che permettano di condurre indagini diagnostiche più accurate, come quelle di biologia molecolare, avviando i pazienti alla migliore terapia disponibile, senza distinzioni sul territorio nazionale». «Il secondo step riguarda la diagnostica» aggiunge Martinelli, «poiché i test di biologia molecolare da effettuare devono spesso essere eseguiti molto velocemente. Per molti malati è dunque essenziale, al momento della ricaduta, essere pronti ad effettuare un nuovo test rapido».

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    Tumori: approvato in Europa daratumumab sottocute

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 29-06-2021

    Questo riduce di molto il tempo di somministrazione del farmaco

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    Sanihelp.it – La Commissione Europea ha approvato daratumumab in formulazione sottocutanea per due nuove indicazioni: mieloma multiplo e amiloidosi.
    Il mieloma multiplo è un tumore delle plasmacellule, che si moltiplicano senza controllo nel midollo osseo e talora in altre parti del corpo. Le plasmacellule derivano dalle cellule B (linfociti B), un tipo di globuli bianchi che normalmente produce anticorpi.  il sintomo più comune della malattia è rappresentato dal dolore osseo. 
    Amiloidosi è un gruppo di malattie caratterizzate dall’accumulo, spesso in sede extracellulare, di un materiale proteico insolubile, definito come amiloide. Queste malattie compromettono la funzionalità di diversi organi. Inoltre, i sintomi dell’amiloidosi sono diversi e aspecifici, il che può comportare un ritardo nella diagnosi.
    Entrambe queste malattie del sangue non hanno cure ben definite.Questa nuova formulazione di daratumumab, in associazione con ialuronidasi, riduce di ore il tempo di somministrazione del farmaco, mantenendo l’efficacia e riducendo l’incidenza delle reazioni avverse legate all’infusione (IRR). Per ridurre il rischio di IRR devono infatti essere somministrati medicinali pre-infusione prima del trattamento con daratumumab, come cortisonici, antipiretici, antistaminici.
    Daratumumab è un anticorpo monoclonale che si è dimostrato un potente inibitore della crescita in vivo di particolari cellule tumorali e che viene usato in combinazione con altri chemioterapici, oppure in monoterapia per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo recidivo e refrattario alle terapie. 

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    Olio di canfora, tutti gli utilizzi

    Rimedi dolci

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 29-06-2021

    Come usare questa sostanza nota fin dai tempi antichi non solo per rilassare i muscoli, ma anche per pelle e tosse

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    Sanihelp.it – Un olio molto conosciuto, ma dalle applicazioni spesso ignorate.
    Si tratta dell’olio di canfora, utilizzato da moltissimo tempo anche in Italia, i cui utilizzi vanno oltre rispetto a quelli conosciuti dalle nonne.
    L’olio, che viene estratto dall’albero omonimo, può essere usato solo a livello topico e non dovrebbe mai essere ingerito.
    Ecco tutte le diverse applicazioni dell’olio di canfora, per la bellezza e il benessere.
    Come prima cosa, l’olio di canfora potrà essere usato per prevenire e curare le infiammazioni, sia di origine batterica sia quelle provocate da un colpo.
    Si può utilizzare per evitare che la pelle si infetti e si può utilizzare anche sulla pelle che sia affetta da prurito.
    L’olio di canfora è ottimo anche per ridurre il dolore e il gonfiore. Ad esempio, lo si potrà applicare su un livido oppure a seguito di una storta.
    Un’applicazione ottima per quest’olio è anche quella legata ai funghi. L’olio di canfora, infatti, è anche antifungino e si potrà utilizzare allo scopo di combattere i funghi a livello di pelle e unghie.
    Si potrà utilizzare l’olio di canfora anche contro la tosse, ma sempre con uso esterno. Si potrà massaggiare sul petto e sulla schiena per calmare la tosse e ridurre il fastidio anche a lungo.
    Infine, l’applicazione dell’olio consente di rilassare i muscoli, e forse questo è il tipo di utilizzo per il quale l’olio di canfora è più famoso in assoluto.
    Com’è già stato indicato, non si deve mai ingerire l’olio, e non lo si dovrà applicare sulla cute lesa.  

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    Zerbi e Balivo per un'estate in salute

    Attualità

    di Valeria GhittiPubblicato il: 29-06-2021

    I due conduttori sono stati scelti come ambassador di una guida pratica per affrontare l’estate al meglio tra vaccini e vacanze, proteggendo le vie respiratorie.

    © www.proteggiituoipolmoni.it

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    Sanihelp.it – La prima estate con la campagna vaccinale contro il coronavirus in corso è cominciata. I turisti immunizzati, così come quelli in attesa della prima o della seconda dose, preparano la valigia e alimentano un flusso di spostamenti che, entro settembre, si stima possa sfiorare i 39 milioni di viaggiatori tra italiani e stranieri, con un incremento di circa il 12% rispetto alla scorsa estate. 
    Sì viaggiare, dunque, ma è necessario tenere alta la guardia, sia prima che dopo la vaccinazione, ed essere consapevoli di tutti quei comportamenti pratici, di quei micronutrienti e di quelle sostanze che possono contribuire a limitare i rischi di contagio, aumentare le difese del sistema immunitario e in particolare delle vie respiratorie.
    Nasce così la guida pratica Estate, io sono pronto: un’iniziativa che fa parte della campagna educazionale Proteggi i tuoi polmoni, promossa da Zambon Italia, e che è stata messa a punto dalla Professoressa Maria Pia Foschino Barbaro, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie dell’Apparato Respiratorio del Policlinico Riuniti di Foggia, per evidenziare le 10 cose da sapere e fare per un’estate responsabile. Dall’alimentazione all’attività fisica, dai mezzi di trasporto al benessere mentale e all’aria condizionata, fino alla possibilità di aumentare le difese immunitarie delle vie respiratorie.
    Per trascorrere un’estate in sicurezza tra viaggi, vacanze e vaccini, sensibilizzare gli italiani e diffondere i consigli pratici della guida scendono in campo anche due ambassador d’eccezione, il conduttore televisivo e speaker radiofonico Rudy Zerbi e la conduttrice televisiva Caterina Balivo. «Sono molto onorato che Zambon Italia mi abbia scelto come ambassador di Estate, io sono pronto – commenta Rudy Zerbi – in quanto sono convinto che la priorità per gli italiani, in questo momento, sia quella di poter passare un’estate in salute, proteggendo se stessi e gli altri. Attraverso la campagna mi impegnerò in prima persona per far sì che questo importante messaggio arrivi al maggior numero di persone possibile».
    La guida Estate, io sono pronto è consultabile online e scaricabile gratuitamente dal sito www.proteggiituoipolmoni.it.

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    Andrea Vianello diventa presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv

    Ictus

    di Valeria GhittiPubblicato il: 22-06-2021

    Il giornalista presiede l’Associazione per la Lotta all’ictus cerebrale dopo esserne stato colpito nel 2019. Vicepresidente la magistrato Anna Canepa, anch’essa colpita da ictus nel 2015.

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    Sanihelp.it – «L’ictus non è un tabù, non è qualcosa di cui vergognarsi, ma un pezzo di vita con cui fare i conti. Va gestito e affrontato senza rimuoverlo, senza sensi di colpa e cercando di prendere anche qualcosa di buono da questa esperienza devastante»: queste le prime parole di Andrea Vianello, Direttore di RaiNews, da oggi Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).
    Come abbiamo già avuto modo di raccontare, il 2 febbraio del 2019 Andrea Vianello è stato colpito da un ictus cerebrale, esperienza che ha poi raccontato nel libro, edito da Mondadori, Ogni parola che sapevo. «Ė per me un grande privilegio e, nello stesso tempo, una grande responsabilità assumere questa carica. Mi auguro di essere uno stimolo per chi ha vissuto la mia stessa situazione e spero di riuscire ad aiutare chi, come me, si trova ancora a lottare e convivere con le conseguenze di questa patologia» continua il neo-presidente. «A.L.I.Ce. Italia oggi è una voce autorevole ed unica nel proprio campo, un’Associazione di portata nazionale ed internazionale, con rapporti consolidati sia con le principali Società Scientifiche di riferimento che con le Aziende e con ottime collaborazioni con le più importanti associazioni di pazienti che hanno come obiettivo principale la salute delle persone e la tutela del paziente. Negli ultimi anni A.L.I.Ce. Italia ha raggiunto importanti traguardi grazie al notevole lavoro svolto da chi mi ha preceduto e i progetti futuri si prospettano altrettanto stimolanti».
    Non meno importante la figura scelta per la carica di vice-presidente: il ruolo, infatti, sarà ricoperto da Anna Canepa, ligure, magistrato, attualmente sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia a Roma, colpita da ictus nel 2015 e autrice del libro Sana come un pesce, nel quale viene raccontata la storia di Lucia Sassi, modellata sulla vita reale dell’autrice. La protagonista è infatti una donna in carriera e sempre in movimento, con una salute invidiabile, fino a quando, improvvisamente, un ictus le cambia per sempre la vita. «Ero appunto sana come un pesce, sportiva, indipendente e dinamica» dichiara la neo vice-presidente. «Ho dovuto fare i conti con un tipo di realtà al quale non ero assolutamente preparata, una realtà fatta di fisioterapia, immobilità, badanti, totale mancanza di autonomia. Il percorso di guarigione è stato e tuttora lo è, lungo, faticoso, spesso avvilente. Sono felice di poter condividere la mia esperienza e di poterlo fare avendo alle spalle un’Associazione solida come questa».
    L’associazione, composta da chi vive la problematica con forza e motivazioni pari a quelle di chi in prima persona convive con la malattia, vede a fianco del Consiglio direttivo di laici un Comitato Tecnico scientifico di medici, per lo più neurologi, tutti al servizio della causa comune: «L’obiettivo è sempre stato quello di ridurre le conseguenze devastanti dell’ictus cerebrale, migliorare la qualità della vita delle persone colpite, siano essi bambini, giovani, adulti o anziani, dei loro familiari e delle persone a rischio, cercando di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione» conclude Nicoletta Reale, Presidente uscente. «Ė stato per me un onore poter rappresentare l’Associazione in questi anni e sono certa che i neo-eletti porteranno avanti le nostre battaglie e i temi a noi cari con grande entusiasmo e tenacia».

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    Singhiozzo, i rimedi naturali

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 22-06-2021

    Come bloccare questo riflesso involontario, e molto fastidioso, con semplici tecniche adatte a tutti

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    Sanihelp.it – Il singhiozzo è un riflesso naturale, presente addirittura nell’utero.
    Eppure, può essere molto fastidioso, e si possono cercare rimedi grazie ai quali farlo cessare.
    Se, infatti, si può incorrere in forme gravi di singhiozzo, che perdurano oltre le 48 ore, anche quelle considerate ordinarie possono comunque dare molto fastidio.
    Ma quali sono le cause del singhiozzo?
    Esistono diversi elementi scatenanti per questo riflesso, che si manifesta con la contrazione involontaria del diaframma.
    Sicuramente il fatto di subire una grande emozione può portare al singhiozzo, così come il fatto di bere molto alcol.
    Anche il fatto di mangiare molto, oppure eccedere nel fumo possono essere elementi in grado di scatenare episodi di singhiozzo, così come l’assunzione di cibi o bevande molto freddi.
    L’ingoiare molta aria, ad esempio perché si mangia molto in fretta, può portare al singhiozzo, così come il reflusso gastroesofageo.
    Infine, anche le bevande gassate possono scatenare episodi di singhiozzo.
    I rimedi per il singhiozzo
    Esistono alcuni rimedi naturali grazie ai quali affrontare il singhiozzo.
    Il primo consiste nel bere acqua e limone, oppure una  bevanda allo zenzero. Infatti, il singhiozzo è provocato da un’irritazione al nervo vago, e queste sostanze hanno il potere si resettare l’azione del nervo riportandolo alla normalità.
    Anche rilassare il diaframma aiuta. Il consiglio delle nonne di trattenere il respiro per almeno dieci secondi è effettivamente utile!
    Si potrà rilassare questo muscolo anche respirando in un sacchetto di carta in modo profondo.
    Anche portarsi con le ginocchia al petto in posizione seduta o distesa aiuta a bloccare il riflesso del singhiozzo, in quanto va a rilassare, nuovamente, il diaframma.
    Infine, applicare una goccia di olio essenziale di menta, diluito in olio vettore, a livello del palato può aiutare a bloccare il singhiozzo.

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    Leucemia linfatica cronica: i benefici di acalabrutinib

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 22-06-2021

    Il farmaco conferma il buon profilo di tollerabilità e i benefici a lungo termine

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    Sanihelp.it – Lo studio ELEVATE-TN, presentato recentemente al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) conferma che il trattamento con l’inibitore di BTK (tirosin-chinasi di Bruton) di nuova generazione, acalabrutinib da solo o in combinazione con l’anticorpo monoclonale obinutuzumab, offre un beneficio significativo di sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioimmunoterapia con clorambucile più obinutuzumab nei pazienti con leucemia linfatica cronica non trattati in precedenza. 
    «Sono dati che testimoniano la grande efficacia e la tollerabilità molto buona del trattamento con acalabrutinib con un periodo di osservazione importante, 4 anni, in pazienti che erano mediamente anziani», ha detto ai microfoni di Pharmastar Antonio Cuneo, Direttore della Sezione di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Arcispedale Sant’Anna di Ferrara e Professore Ordinario di Ematologia all’Università degli Studi di Ferrara e Parma. «Sicuramente e soprattutto nei pazienti con un profilo di malattia che prevediamo non risponderebbe bene alla chemioimmunoterapia convenzionale con clorambucile e obinutuzumab, acalabrutinib (da solo o in combinazione) sarà sicuramente un trattamento di ampio utilizzo, in grado di migliorare la sopravvivenza libera da progressione di questi pazienti e, speriamo, anche la sopravvivenza globale».
    Prima dell’introduzione dell’inibitore di BTK ibrutinib, la combinazione clorambucile-obinutuzumab rappresentava un’opzione standard di prima linea per i pazienti con leucemia linfatica cronica.A fine 2019, la Food and drug administration (FDA) ha approvato acalabrutinib per il trattamento di pazienti con leucemia linfatica cronica o linfoma linfocitico a piccole cellule, sulla base dei dati dello studio ELEVATE-TN, e a fine 2020 acalabrutinib ha avuto anche il via libera europeo.

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    5 vip driver alla 1000 Miglia Charity

    Ricerca oncologica

    di Valeria GhittiPubblicato il: 15-06-2021

    Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta nel team alla guida della pink car della Fondazione IEO-Monzino, per sostenere la ricerca sui tumori femminili.

    © comunicato stampa Fondazione IEO-Monzino

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    Sanihelp.it – Dal 16 al 19 giugno si corre la 1000 Miglia, la storica sfilata delle più prestigiose vetture d’epoca, da Brescia a Roma e ritorno. Ad affiancare la corsa più bella del mondo c’è la 1000 Miglia Experience 2021 SOC, una sfilata delle più spettacolari vetture del Supercar Owners Circle (il club svizzero di appassionati collezionisti di beni automobilistici) che, lungo un percorso di gara studiato ad hoc, potranno condividere le quattro giornate di gara con le vetture che hanno fatto la storia della Freccia Rossa.
    Ed è in quest’ambito che la Freccia Rossa si tinge un poco di rosa con il progetto 1000 Miglia Charity, volto a raccogliere fondi per il Women’s Cancer Center, il centro multidisciplinare e multifunzionale a misura di donna dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia: proprio tra le auto del Supercar Owners Circle è presente la pink car della Fondazione IEO-MONZINO, una Aston Martin DBX completamente rosa per la campagna Follow The Pink.
    A guidarla un team di sole donne capitanato dalle due board member della Fondazione IEO-MONZINO Warly Tomei (ideatrice dell’iniziativa) e Umberta Gnutti Beretta, insieme a Viviana Galimberti, Direttore della Divisione di Senologia Chirugica dello IEO-Istituto Europeo di Oncologia. 
    E saranno Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta le special pink driver che durante la corsa, con la loro esuberanza e il loro calore, inviteranno alle donazioni per supportare la ricerca oncologica e in particolare il Women’s Cancer Center. Si tratta del primo centro in Italia riservato al mondo dei tumori femminili nella sua globalità: dalla gestione del rischio di ammalarsi, alla diagnosi precoce, alle terapie, fino al reinserimento nella quotidianità con il recupero del progetto di vita individuale. È dunque un posto per la donna, dedicato alla salute femminile nel suo insieme. L’obiettivo finale è che, una volta varcata la soglia del centro, la donna si affidi a chi la prende in carico, senza dover pensare ad altro che al proprio benessere.
    È grazie a iniziative come questa che è possibile continuare a sostenere lo IEO che lotta contro il cancro da oltre 25 anni, per non smettere di combattere e un giorno poter vincere la sfida. Dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto ogni contributo ha un significato enorme che può fare la differenza. Sostenere la Ricerca medico-scientifica significa guardare al futuro. Chiunque può sostenere il progetto facendo una donazione libera attraverso la pagina di crowdfunding dedicata https://partecipa.fondazioneieoccm.it/projects/1000-miglia-experience-per-la-ricerca. 

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