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Venezuela, le mani di Trump sul petrolio: nuovi rischi per l’ambiente


Tra le tante incognite legate al futuro del Venezuela dopo la prova di forza di Donald Trump c’è un enorme punto interrogativo: che fine faranno la natura e gli ecosistemi del Paese? Il Venezuela infatti non è solo il principale stato petrolifero al mondo ma è anche uno dei paesi con i più alti tassi di biodiversità sul Pianeta. Negli ultimi vent’anni però il Paese ha subito un costante declino ecologico a causa dell’aumento dell’estrazione mineraria (anche nella parte amazzonica), la siccità, la crisi idrica dovuta all’inquinamento di fiumi e falde e l’impatto delle fuoriuscite del petrolio, oltre che agli effetti negativi visibili legati all’aumento della crisi climatica. Per dire: nel 2024, con l’ulteriore riduzione del ghiacciaio di Humboldt, il Venezuela ha perso praticamente tutti i suoi ghiacciai.

La crisi ambientale, tra scarsità di acqua e risorse idriche incontaminate, ha accelerato così anche la crisi agricola e di approvvigionamento al cibo e gli esperti sostengono che una buona parte dei 7 milioni di rifugiati fuggiti dal Venezuela siano da considerare anche rifugiati climatici e ambientali. Parte di questo costante collasso è legato al petrolio, il bene chiave che ha portato alla presa di controllo degli Stati Uniti sul Paese. Se vi ricordate, una volta eletto, lo stesso Trump aveva inaugurato il suo mandato al grido di “trivellare, baby, trivellare” facendo capire da subito l’importanza dell’oro nero per il futuro degli States. Successivamente a quelle parole e prima della cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro il Tycoon ha poi sempre dimostrato una certa coerenza nello smantellare ogni tipo di politica climatica ed ecologica: ha affossato le rinnovabili, smantellato le politiche per combattere la crisi del clima (da lui definita “truffa”) uscendo dall’Accordo di Parigi, ha tagliato enti scientifici e rimodellato gli Usa in una macchina con un’unica direzione, quella delle fonti fossili (la causa principale del riscaldamento globale). Il timore è che con la forte ripresa del greggio che Trump intende avviare in Venezuela per estrarre quanto più petrolio possibile, osservando i forti segnali mostrati finora nel voler ignorare le criticità ambientali, il degrado ecologico venezuelano possa toccare a breve un punto di non ritorno.

Via dagli Usa

Le compagnie del tech e del fossile contro la scienza del clima

Uno studio da poco pubblicato sul Journal of South American Earth Sciences sostiene per esempio come i fiumi e i bacini del Venezuela siano oggi in serio pericolo. Parla di “un grave stress ambientale nei sistemi fluviali del Venezuela, in particolare a causa degli effetti combinati dell’estrazione petrolifera, dell’inquinamento industriale e della deforestazione. I nostri risultati sottolineano la necessità critica di un intervento immediato per ripristinare la stabilità ecologica e salvaguardare le risorse di acqua dolce del Paese”. Viene descritto in particolare come realtà già fortemente a rischio, tra cui il fiume Orinoco (il secondo più importante del Sud America) e anche il Lago Maracaibo, siano già seriamente impattati dall’estrazione petrolifera e mineraria.

Sebbene come noto il numero dei barili sia calato sotto l’amministrazione Maduro è anche vero però che negli ultimi anni il governo venezuelano, nonostante proclami di vario tipo per un “Venezuela verde” ha operato pochissime bonifiche e ammodernamenti tanto che le infrastrutture attuali sono così degradate che i rischi di fuoriuscite di greggio sono costanti. Tra il 2020 e il 2021 in particolare le fuoriuscite hanno causato gravi danni ambientali sostiene l’Accademia scientifica del Venezuela e la PDVSA, compagnia petrolifera statale, non ha mai mostrato reali dati e garanzie per ripristino e bonifica. Nello stesso arco di tempo ci sono state almeno 9 fuoriuscite che hanno portato a importanti livelli di inquinamento in aree come il parco nazionale Morrocoy oppure il Lago Maracaibo. “Lungo la costa, le fuoriuscite di idrocarburi e lo scarico di rifiuti da parte dell’industria petrolifera avvengono con frequenza sempre maggiore ogni giorno” si legge nel report dell’Accademia.

Via dagli Usa

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Oltre ad allarmi costanti rilanciati da più associazioni – come SOS Orinoco – anche l’Osservatorio di Ecologia Politica del Venezuela ha pubblicato un rapporto specificando come nel 2022 si siano verificate “86 fuoriuscite di petrolio, tredici in più rispetto all’anno precedente, a causa della mancanza di investimenti nella manutenzione di strutture obsolete e di adeguate politiche di regolamentazione”. Queste fuoriuscite incidono sulla salute degli ecosistemi, la pesca, l’agricoltura. Sulla vita delle persone. Ci si chiede dunque se, con una gestione statunitense, verranno apportati cambiamenti e maggiore sicurezza nella salvaguardia ambientale, oppure se sarà semplicemente un saccheggio di oro nero.

Ma ovviamente c’è un altro spettro fondamentale che bisogna considerare: l’impatto sulla crisi del clima che può portare – per il Pianeta – la ripresa petrolifera venezuelana. Il petrolio venezuelano è infatti particolarmente dannoso: è molto pesante e denso tanto da richiedere raffinerie speciali per essere lavorato. In pratica è “tra i più inquinanti al mondo da produrre in termini di riscaldamento globale” sostiene Paasha Mahdavi, professore associato di scienze politiche dell’Università della California.

Il caso

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L’accelerazione che intende porre Donald Trump dunque potrebbe rivelarsi anche un’accelerazione degli impatti climatici a livello di emissioni contribuendo ulteriormente a una spirale già negativa per il Paese sudamericano: secondo l’Accademia di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali venezuelana, il cambiamento climatico in Venezuela avrà infatti “un impatto sull’approvvigionamento idrico e causerà perdite fino al 25% nei raccolti, costringendo un numero maggiore di persone alla povertà estrema”. Affermazione molto simile all’allarme lanciato dalla FAO, dopo uno suo studio sull’impatto del cambiamento climatico sull’agricoltura e la sicurezza alimentare, quasi dieci anni fa. Nel frattempo, le cose sono peggiorate: ora bisogna capire se, per l’ambiente, sprofonderanno ancor di più sotto dopo la mossa di Trump o se, al contrario, il Venezuela avrà una nuova chance di ripresa ecologica.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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