Prima ci fu il seme dell’idea, quella di offrire risorse naturali a un Paese che stava crescendo ma soffriva per erosione e consumo di suolo. Poi ci furono, letteralmente, le piante: miliardi e miliardi di nuovi alberi piantumati. Infine, la sorpresa: non sempre, piantare, porta esattamente a benefici e prospettive che ci eravamo immaginati. La storia della Cina ci insegna questo: dall’inizio degli anni Ottanta a i giorni nostri (periodo 1978-2021) il Paese ha piantato quasi 78 miliardi di nuovi alberi dando vita a realtà straordinarie come la Grande muraglia verde. Questi alberi, in uno dei Paesi con il più alto tasso di emissioni al mondo, sono stati fondamentali nell’aiutare per esempio ad assorbire la CO2 ma anche a ripristinare territori e risorse naturali decisive per una nazione in cui vivono 1,2 miliardi di persone.
Il problema, racconta però un nuovo studio pubblicato su Earth’s Future, è che questa enorme quantità di piante ha contribuito anche a cambiare il ciclo dell’acqua, spostando di fatto le risorse idriche da una zona all’altra. Riforestare porta infatti grandi benefici ma quando il rinverdimento è di tale portata, come accaduto in Cina, è anche possibile che venga alterata l’idrologia di un Paese: aumentando evaporazione e traspirazione le piante hanno infatti contribuito a spostare le precipitazioni in alcune aree, lasciando per contro seccare altre zone. Quando a inizio anni Ottanta i cinesi hanno deciso di combattere erosione del suolo e disboscamento hanno investito tantissimo in progetti capaci, nel tempo, di aumentare la copertura forestale di circa il 25% (nel 2024). Una tale quantità di alberi però – spiega un team di ricercatori cinesi delle Università di Tianjin e Pechino, insieme ad esperti dell’Università di Utrecht, ha stravolto il ciclo dell’acqua. Secondo la ricerca infatti tra il 2001 e il 2020 l’aumento della vegetazione ha ridotto le risorse idriche nella regione monsonica orientale e in quella più arida nord occidentale, aree che di fatto costituiscono quasi due terzi della superficie totale della Cina. Questo a causa dell’aumento dell’evapotraspirazione (processo attraverso cui le piante rilasciano vapore acqueo) e ciò ha causato “variazioni nelle precipitazioni, convogliando più umidità verso l’altopiano tibetano, che ha visto un aumento della disponibilità idrica. Al contrario, la Cina orientale e nord-occidentale ha registrato una diminuzione della disponibilità idrica, con il nord-ovest che ha perso di più a causa del notevole spostamento di umidità” scrivono gli esperti.
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La Cina modificando l’uso del suolo per contrastare il cambiamento climatico, garantire la sicurezza alimentare e ripristinare i pascoli, ha ottenuto ovviamente diversi benefici ma “sebbene questi sforzi trasformino il paesaggio, influenzano anche il modo in cui l’acqua si muove nell’ambiente, e questi impatti non sono ancora pienamente compresi” precisano i ricercatori ricordando come “abbiamo scoperto che questi cambiamenti hanno portato a un aumento dell’evapotraspirazione da terra e piante, con conseguente aumento delle precipitazioni complessive. Tuttavia, la quantità di acqua disponibile per l’uso è in realtà diminuita perché è stata persa più acqua per evapotraspirazione”. Un lezione importante per comprendere come, sebbene siano fondamentali gli sforzi per il ripristino e le politiche di contrasto alla crisi del clima, sia anche importantissimo comprendere “che i cambiamenti nella copertura del suolo possono ridistribuire le risorse idriche tra le regioni. Comprendere questi effetti è fondamentale per pianificare una gestione sostenibile del territorio e delle risorse idriche in Cina” scrivono gli autori dello studio.
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Per esempio con i cambiamenti in atto alle regioni settentrionali del Paese – dove vivono circa il 46% dei cinesi e dove è presente la metà delle aree coltivabili – è assicurata ora solo il 20% della disponibilità idrica che, al contrario, è aumentata in altre aree magari meno bisognose di grandi riserve idriche perché prive di determinati raccolti. Ora l’attenzione andrà infine puntata verso la Grande muraglia verde, enorme progetto che mira a rallentare l’espansione dei deserti del Gobi e del Taklamakan. Nei prossimi 25 anni sono previsti altri 34 miliardi di alberi da piantare: anche qui però potrebbe verificarsi il cambiamento del ciclo dell’acqua già in corso e non è ancora chiaro quanto questa iniziativa sarà davvero efficace nel rallentare la desertificazione oppure se, come temono alcuni esperti, potrebbe contribuire di fatto a “spostare” nuovamente le precipitazioni e le risorse idriche altrove.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

