Se fosse il Pianeta a giocare con le margherite recitando il “m’ama o non m’ama” nei confronti dell’umanità è probabile che l’ultimo petalo strappato dia un verdetto decisamente negativo. L’uomo infatti bruciando combustibili fossili sta continuando ad aumentare le emissioni che portano al surriscaldamento globale e innescano cambiamenti un tempo impensabili, proprio come le margherite che ora sbocciano addirittura a gennaio.
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Fiori come le margherite o i denti di leone si stanno infatti trasformando in sentinelle d’allarme, in segnali chiaramente visibili per ognuno di noi dell’aumento eccessivo delle temperature. A certificare questo cambiamento sono stati per esempio di recente i britannici del Met Office che dopo un 2025 con temperature elevate ed numerosi eventi meteo estremi hanno avvertito di come parte della flora in Inghilterra stia diventando proprio un “segnale visibile” del surriscaldamento globale. In particolare in un report coordinato dalla Botanical Society of Britain and Ireland (BSBI), chiamato New Year Plant Hunt e che raccoglie dati sulla flora del Regno Unito, viene spiegato come circa 310 specie di piante autoctone fossero in fiore già a gennaio, un numero decisamente alto se si pensa che un tempo erano circa 10 le specie normalmente previste in fioritura a inizio anno.
Ogni anno, da quasi dieci anni, viene fatta nel Regno Unito una sorta di “caccia alla margherita” e altre specie che si tiene esattamente dopo capodanno: diversi botanici cercano piante inaspettatamente in fiore per documentare i cambiamenti. I primi risultati del 2026, per esempio, hanno mostrato eccezionalmente margherite e denti di leone già in fiore. Ogni minimo aumento o cambiamento delle temperature può infatti innescare fioriture precoci nei vegetali selvatici anche in inverno e un esempio iconico sono proprio le margherite che solitamente non fiorivano prima dell’arrivo della primavera. Gli esperti sostengono che per ogni grado di temperatura media più elevata tra novembre e dicembre successivamente nel periodo tra capodanno e inizio anno “vengono osservate circa 2,5 specie di piante da fiore in più”, in pratica si tratta di “un’ulteriore prova che il cambiamento climatico sta colpendo indiscriminatamente la nostra flora e fauna selvatica”, sostiene Kevin Walker del BSBI aggiungendo che “questo è un segnale visibile che tutti possono vedere nei propri giardini e nelle proprie comunità”.
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I ricercatori nello specifico parlano di “spostamento dei cicli naturali” con effetti a lungo termine che dobbiamo ancora comprendere. Ciò non vale solo per la Gran Bretagna, ma per tutta l’Europa per esempio, soprattutto nell’area Mediterranea racconta un altro studio pubblicato su Agricoltural and Forest Meteorology che avverte però anche come, in determinati casi, un freddo invernale insufficiente possa ritardare i cicli di alcune specie o addirittura impedire la fioritura. In futuro per esempio, sostiene l’analisi, mandorli e pistacchi spagnoli, marocchini e tunisini potrebbero subire fioriture ritardate, oppure nell’Europa centrale meli, susini e ciliegi sperimentare fioriture troppo precoci, con rischi in entrambi i casi per i raccolti.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

