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    Olio essenziale di labdano, usi e proprietà

    Cure alternative
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 12-01-2021

    Come utilizzare questo rimedio per la cicatrizzazione, ma anche per ansia, agitazione e per aiutare il sistema immunitario
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    Sanihelp.it – Un olio essenziale ancora poco utilizzato ma dalle importanti proprietà.
    Si tratta dell’olio di labdano, spesso chiamato anche ladano o laudano, derivato dalla resina che viene creata dalle piante di Cisto.
    Sottoponendo la resina ad un preciso processo di estrazione, è possibile ottenere l’olio essenziale di labdano, molto aromatico, come accade per tutte le altre resine.
    Questo olio può essere usato come rimedio naturale, e qui sarà possibile vederne gli usi e le proprietà specifiche.Le proprietà dell’olio essenziale
    L’olio essenziale di labdano ha proprietà emostatiche, immunostimolanti, ma anche antivirali, rilassanti e antibatteriche.
    Ecco perché lo si potrà utilizzare con diversi scopi, a partire dalla riduzione dell’epitassi, cioè del sanguinamento dal naso.
    Inoltre, si potrà usare anche per contrastare l’ansia, l’agitazione e l’insonnia, per le smagliature, per contrastare le micosi della pelle e anche per vesciche, emorroidi e acne.
    Si potrà utilizzare l’olio esternamente applicandolo insieme ad un olio vegetale: una o due gocce in un cucchiaio di olio saranno sufficienti.
    Si potrà applicare la mistura sulla pelle per aiutare la cicatrizzazione, ma anche per purificarla e per favorire il rilassamento del corpo.
    Per stimolare il sistema immunitario si potrà assumere una goccia di olio essenziale (ma solo quello puro e utilizzabile ad uso interno) in un cucchiaino di miele.
    Infine, per tosse e raffreddore sarà possibile usarlo nei suffumigi: un paio di gocce saranno sufficienti.
    L’uso interno di questo olio, seppure sicuro nella maggior parte dei casi, dovrà sempre essere fatto sotto controllo medico.

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    Cevoli: la prevenzione non è questione di culo

    Tumori
    di Valeria GhittiPubblicato il: 05-01-2021

    Il comico è testimonial della campagna di sensibilizzazione nazionale promossa dalla Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente (FISMAD) per la prevenzione del cancro colon-rettale.
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    Sanihelp.it – Prevenire il cancro colon-rettale si può: «Robuste evidenze scientifiche hanno dimostrato che lo screening per cancro colorettale riduce del 20% il numero di nuovi casi e la mortalità per questo tumore del 30%», spiega Elisabetta Buscarini, Presidente della FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente) e Direttore UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva Ospedale Maggiore di Crema. Eppure in tutta Italia l’adesione allo screening rimane stabile e di poco superiore al 40%. E questo nonostante la prevenzione contro il cancro colon-rettale sia semplice, rapida, indolore e gratis per chi ha più di 50 anni, perché effettuata attraverso un semplice test che rileva la presenza di sangue occulto nelle feci.
    «La prevenzione non è questione di culo» è il claim forse un po’ dissacrante ma sicuramente di impatto scelto dalla FISMAD e affidato a un testimonial d’eccezione, il comico Paolo Cevoli, per la campagna di sensibilizzazione nazionale, per ricordare come non basta affidarsi alla sorte contro questo tumore e per fare chiarezza sulla modalità di screening del cancro colon-rettale, evidentemente ancora poco nota al pubblico.
    A partire dai 50 anni di età il Servizio Sanitario nazionale avvia gratuitamente il percorso dello screening organizzato: invia a casa ogni due anni una lettera di invito a eseguire il test del sangue occulto delle feci che non ha significato diagnostico, ma è un indizio per identificare la presenza di cancro colorettale e dei polipi intestinali, che si possono asportare per impedirne la possibile trasformazione in tumore maligno.
    Per aderire, basta recarsi in farmacia e ritirare l’apposito kit contenente una provetta per raccogliere un campione di feci, cosa che si può fare tranquillamente a casa, per poi riportare il kit con il campione in farmacia. L’analisi in laboratorio viene effettuata in pochi giorni e, solo nel caso in cui vengano rinvenute tracce di sangue nelle feci, sarà necessario un ulteriore accertamento, la colonscopia.

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    Tumori: poche infezioni da Covid 19 nei pazienti oncologici

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 05-01-2021

    Una ricerca afferma che, tra i pazienti che sono sottoposti a trattamento antitumorale, pochi hanno contratto l’infezione virale
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    Sanihelp.it – La rivista Jama Oncology ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta da Cipomo, il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri, in 118 strutture italiane di Oncologia medica per capire in che misura i pazienti oncologici siano stati colpiti da Covid 19. 
    «I risultati sono rassicuranti», spiega il Cipomo «il tasso di infezione è rimasto al di sotto dell’1% anche nelle aree geografiche più pesantemente coinvolte dalla pandemia durante la prima fase dell’emergenza».
    Queste percentuali vanno tuttavia considerate con prudenza, in quanto non si è trattato di uno studio di screening e, di conseguenza, non c’è stato modo di identificare eventuali soggetti contagiati ma asintomatici e senza un contatto noto con un caso positivo.
    L’età media dei pazienti infettati dal coronavirus è stata di 68 anni (28-89) anni, la maggior parte erano sintomatici e ben il 77% ha avuto necessità di ricovero in ospedale. 
    Tra le persone affette da Covid 19 la maggior parte era affetta da tumore polmonare e la chemioterapia era il trattamento antitumorale più frequente.
    Carlo Aschele, coordinatore dello studio e primo autore della pubblicazione, afferma che è attualmente in corso di valutazione l’impatto dei diversi tipi di tumore e dei diversi tipi di trattamento sull’incidenza di infezione da Sars-CoV2, per valutare se un determinato tipo di tumore o di trattamento antitumorale si associano a un maggior rischio di infezione, o all’esito della infezione stessa. 
    «Per noi oncologi e per i nostri pazienti – commentano Aschele e Livio Blasi, presidente Cipomo e co-autore del lavoro – la bassa probabilità di infezione da Sars-CoV-2 che abbiamo osservato tra i soggetti trattati presso i Day hospital oncologici in Italia (minore dell’1%) supporta l’importanza di continuare la maggior parte dei trattamenti oncologici in quanto i benefici ottenibili sopravanzano il rischio di infezione, suggerendo di non posticipare routinariamente i trattamenti antitumorali anche durante le attuali fasi di persistente circolazione del virus».

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    Dermaplaning, per eliminare le imperfezioni senza bisturi

    Cure alternative
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 29-12-2020

    In che cosa consiste questa tecnica e a quali tipi di problemi della pelle si possa concretamente applicare
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    Sanihelp.it – 
    Ringiovanire con una tecnica non invasiva ma, sicuramente, ancora poco conosciuta.
    Si tratta del dermaplaning, un sistema di dermoabrasione grazie al quale è possibile esfoliare la pelle per farla rigenerare e, quindi, ridurre i segni del tempo e migliorare la grana restringendo i pori.
    Questo trattamento, che può essere praticato solo da un dermatologo, consiste nell’eliminazione, tramite una specie di scalpello chirurgico, di quello che è lo strato superiore della pelle.
    Il passaggio dello scalpello consente di rifinire la parte superficiale della pelle e di rimuovere le cellule morte.
    Molte persone non si sono ancora rivolte a questa tecnica, sicuramente innovativa e alternativa, per i dubbi in merito alla sua efficacia.
    In realtà, gli effetti che si possono ottenere mediante la sua esecuzione sono diversi, e tra questi rientrano i seguenti:
    Una pelle più luminosa
    Il dermaplaning è una sorta di esfoliazione profonda, che consente di rendere la pelle più luminosa, eliminando anche le differenze tra le diverse zone del viso.
    Riduzione dei pori e della grana della pelle
    Eliminando lo strato superficiale della pelle sarà possibile promuovere il rinnovamento cellulare con la conseguente riduzione dei pori e della grana della pelle.
    Questo consentirà di agire anche sulle forme di iper pigmentazione, e sulle piccole cicatrici, così come sulle piccole rughe.
    Riduzione dell’acne
    Consentendo alla pelle di respirare meglio, questa tecnica darebbe anche la possibilità di ridurre l’acne nel medio e lungo periodo, migliorando la risposta della pelle alla stimolazione da parte degli ormoni.
    Il dermaplaning è una tecnica sicura, ma in alcuni casi può essere consigliata. Sicuramente, dovrebbero evitarla coloro che soffrono di cheratosi, di rosacea e di acne cistica.
    Nel momento in cui ci si sarà sottoposti al trattamento si potrà sentire la pelle un po’ infiammata e questa apparirà sicuramente arrossata. Questi disturbi scompariranno in un massimo di due giorni.
    L’eliminazione dello strato superficiale della pelle eliminerà anche la normale peluria. Tuttavia, i dermatologi rassicurano soprattutto le donne in merito a questo dettaglio: la peluria non tenderà a ricrescere più nera e folta.
    Per mantenere i benefici del dermaplaning sarebbe consigliato eseguirlo, soprattutto le prime volte, una volta al mese, per poi diradare le sedute.

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    Aifa approva pembrolizumab per nuove indicazioni

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 29-12-2020

    L’Agenzia Italiana del Farmaco dà l’ok per curare altre tre neoplasie
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    Sanihelp.it – È stata approvata da AIFA la rimborsabilità di pembrolizumab, un anticorpo monoclonale, per la terapia in fase avanzata di tre neoplasie: il tumore del polmone non a piccole cellule squamoso, del rene e di testa-collo.
    Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, spiega: «Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone in Italia è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. L’impatto delle terapie innovative come l’immuno-oncologia su questi risultati è significativo, soprattutto perché consentono benefici a lungo termine».Pembrolizumab è la prima immunoterapia rimborsata dall’Agenzia del Farmaco per il trattamento in prima linea del tumore del rene, in particolare in combinazione con axitinib (inibitore tirosin chinasico), nei pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico non trattati in precedenza.Sergio Bracarda, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica e Traslazionale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, afferma che «in questa neoplasia la chemioterapia e la radioterapia si sono sempre dimostrate poco efficaci, al contrario della chirurgia, conservativa quando possibile. Oltre il 50% dei pazienti diagnosticati in fase precoce guarisce grazie all’intervento. Ma il 30% arriva alla diagnosi già in stadio avanzato e, in un terzo, la malattia può recidivare in forma metastatica dopo l’intervento chirurgico. Storicamente, i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato presentano tassi di sopravvivenza a 5 anni inferiori al 10%. Nello studio di fase 3 KEYNOTE-426, la combinazione di pembrolizumab con axitinib ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale».L’immunoterapia con pembrolizumab è risultata efficace anche nei tumori della testa e del collo (faringe, laringe e cavo orale), aumentando la sopravvivenza globale. Nel 2020 si stimano circa 9.900 nuove diagnosi nel nostro Paese.Nel tumore del polmone non a piccole cellule a istologia squamosa, AIFA ha approvato pembrolizumab in combinazione con chemioterapia (carboplatino e paclitaxel/nabpaclitaxel). Soddisfazione da parte di Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia, per il riconoscimento di innovatività che oggi, in oncologia, è riservato a pochissime opzioni di trattamento e solo a quelle molecole che si distinguono per la capacità di soddisfare, in maniera significativa, importanti bisogni terapeutici, primo fra tutti l’aumento della sopravvivenza. 

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Pharmastar© 2020 sanihelp.it. All rights reserved.

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    Gattuso e la miastenia

    Malattie
    di Valeria GhittiPubblicato il: 29-12-2020

    Recentemente apparso con occhiali provvisti di benda, l’allenatore del Napoli ha spiegato di soffrire di una malattia autoimmune. Ecco di cosa si tratta.
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    Sanihelp.it – «Soffro di una malattia autoimmune, la miastenia. Sono 10 giorni che non sono me stesso e voglio dirlo a tutti i ragazzini che hanno paura quando hanno un qualcosa di strano e non si vedono bene allo specchio: la vita è bella e bisogna affrontarla senza paura, senza nascondersi» così Rino Gattuso, tecnico del Napoli, ha parlato, ai microfoni di Sky, subito dopo il pareggio con il Torino, chiarendo perché da alcuni giorni appariva in panchina con occhiali protettivi.
    La miastenia gravis è una malattia autoimmune caratterizzata da debolezza muscolare: in pratica il sistema immunitario aggredisce parti dell’organismo non riconoscendole come proprie. Nel caso specifico, esso produce anticorpi che impediscono a una sostanza necessaria per la contrazione dei muscoli, l’acetilcolina, di svolgere la propria funzione causando, così, la debolezza muscolare. I sintomi oculari – visione doppia (diplopia) e abbassamento di una o entrambe le palpebre –  sono generalmente i primi a comparire. La malattia, caratterizzata da facile affaticamento dei muscoli, tende a peggiorare quando si è stanchi e migliora dopo il riposo.
    «Comunque sono vivo» ha proseguito scherzando Gattuso. «Perché ho sentito voci in giro che dicevano che ho un mese di vita, ma tranquilli che non muoio. Ho questa malattia da 10 anni, questa è la terza volta che mi ha colpito e stavolta mi ha colpito forte, ma tranquilli perché l’occhio tornerà al suo posto e sarò più bello, speriamo, il più presto possibile. Adesso non sono bello da vedere, ma passerà pure questa».
    Del resto già nel 2018, nell’ambito del programma monografico Campi di Battaglia, nella puntata a lui dedicata, Ringhio aveva rivelato di fare i conti da tempo con questo problema: «A 34 anni ero quasi a fine carriera e durante Milan-Lazio per trenta minuti ho giocato con un occhio solo. Ad un certo punto al trentesimo minuto mi sono scontrato con un giocatore, pensavo fosse un avversario, invece era Nesta.  Ne ho sentite tante, dal tumore alla distrofia muscolare. Finalmente poi hanno scoperto che ho la miastenia (oculare). Ti porta alla diplopia perché non funzionano bene i muscoli degli occhi e gli occhi vanno per affari loro. Vedi tutti gli oggetti in quattro o cinque posizioni diverse».
    Non ci sono cure risolutive per la malattia, ma le attuali terapie possono aiutare a ridurre i sintomi e permettere una buona qualità di vita a chi ne soffre. Andrebbero anche evitati sforzi fisici e stress, ma Gattuso non sembra intenzionato a rinunciare alla vita stressante da tecnico: «I ragazzi mi sono stati tanto vicino, anche se lo nascondevo negli ultimi giorni facevo tanta fatica: vedere doppio 24 ore al giorno non è facile, solo un pazzo come me può stare in piedi. E non mi piace vedere la gente che si emoziona a vedermi in questo modo… Ma va accettato perché nella vita c’è di peggio, e io ho la fortuna di fare quello che mi piace nella vita».

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    Acqua di riso, l'elisir per capelli rovinati

    Rimedi dolci
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 22-12-2020

    Come avere chiome sane e una cute più idratata grazie all’uso di questo ingrediente economico e accessibile
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    Sanihelp.it – Molti considerano l’acqua utilizzata per cuocere il riso come un residuo inutile, da gettare via.
    In realtà, l’acqua di riso viene considerata un elisir per i capelli, in particolare come un mezzo per aumentare lo spessore dei capelli e per ridurre i problemi al cuoio capelluto.
    Ecco come utilizzare l’acqua di riso per i capelli.
    Se tutti conosciamo l’acqua di riso come residuo della cottura, è possibile realizzare questa acqua di bellezza mettendo a mollo per diverse ore del riso in acqua.
    Basterà mettere una tazza di riso in acqua (una quantità sufficiente e di poco superiore a quella del riso), lasciando a riposare per almeno 12 ore fino a quando il riso inizierà a produrre le sostanze che renderanno l’acqua benefica per i capelli.
    Questo perché il riso tenderà a fermentare e, come accade per altre sostanze fermentate, potrà produrre gli effetti positivi, in questo caso sulla pelle e sui capelli.
    In particolare, nell’acqua di riso sono stati trovati nutrienti quali antiossidanti, flavonoidi, vitamine B, la vitamina E, carboidrati e aminoacidi.
    Per utilizzare, poi, l’acqua di riso esistono diversi sistemi.
    Per chi non abbia particolari problemi, ma voglia comunque avere capelli più lucidi, sarà possibile fare l’ultimo risciacquo, dopo lo shampoo, usando proprio l’acqua prodotta dal riso.
    Per chi, invece, voglia rinforzare profondamente capelli e cute si potrà eseguire un impacco di acqua di riso prima del lavaggio: si distribuirà il composto sul cuoio capelluto e sui capelli, e si lascerà per venti minuti circa.
    Infine, per chi non voglia fare un vero e proprio impacco ma una maschera, si potrà applicare l’acqua di riso prima del balsamo, e dopo il lavaggio. Si lascerà in posa circa tre minuti e poi si sciacquerà.

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