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    Argilla di Caolino, cos'è e come si usa?

    Rimedi alternativi
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 16-02-2021

    Questo insieme di minerai è molto utile per la pelle e anche per lo stomaco e l’intestino infiammati
    © rete

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    Sanihelp.it – L’argilla è conosciuta e usata in tutto il mondo anche con l’obiettivo di curare e minimizzare disturbi di diverso tipo.
    Esiste un tipo particolare di argilla, detta Argilla di Caolino, che si utilizza nell’erboristeria e che deriva dal caolino. Questa argilla viene anche conosciuta in Italia come Argilla bianca.
    Il suo nome fa capire come sia piuttosto chiara ed impalpabile, formata da cristalli piccoli di diversi minerali, che comprendono il silicio e il quarzo.
    L’utilizzo dell’argilla di caolino consente di ottenere numerosi benefici, e il suo impiego è riconosciuto soprattutto per alcune disfunzioni o patologie.
    Innanzitutto, si potrà utilizzare per pulire la pelle, facendo delle maschere che consentano di eliminare le cellule morte e il sebo in eccesso, questo anche nel caso in cui la pelle sia particolarmente delicata.
    Sciogliendo l’argilla di caolino in acqua sarà possibile utilizzare la mistura allo scopo di rendere i denti più bianchi: si faranno dei semplici risciacqui senza insistere troppo. Per un trattamento urto sarà possibile anche aggiungere un pizzico di argilla al normale dentifricio, ma si dovrà evitare questo impiego in chi abbia già problemi allo smalto.
    In chi soffra di acne questo tipo di argilla si potrà utilizzare per ridurre l’infiammazione e limitare la proliferazione dei brufoli.
    Si potrà usare l’argilla anche internamente, sciogliendone un cucchiaino in un bicchiere d’acqua tiepida o di tisana alla camomilla.
    L’uso interno sarà molto utile a chi soffra di dolori di stomaco, ulcere e anche disturbi intestinali.
    L’argilla di caolino è in genere sicura, ma in alcuni casi può provocare reazioni avverse a livello della cute.
    Per l’uso interno sarà necessario rivolgersi sempre al medico o all’erborista, e si sconsiglia di utilizzarla internamente nel caso in cui si stiano assumendo farmaci come gli antibiotici.

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    Tumori: le cellule tumorali si mettono a dieta

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 09-02-2021

    È stata sviluppata una terapia sperimentale per ingannare le cellule tumorali
    © iStock

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    Sanihelp.it – Le cellule tumorali sono ghiotte di colesterolo, così un team di ricercatori della Northwestern Medicine ha sviluppato una nuova terapia sperimentale, facendo apparire come colesterolo una nanoparticella sintetica che si lega alle cellule tumorali, che in questo modo muoiono di fame.
    I risultati di questo studio sono stati pubblicati sul Journal of Biological Chemistry.
    La ricerca ha analizzato gli effetti del farmaco solo sui linfomi, per ora, ma potrebbero essere coinvolti anche altri tipi di tumori, come quelli alle ovaie e ai reni, in quanto le loro cellule hanno un particolare appetito per il colesterolo.
    I ricercatori spiegano che questa nuova terapia potrebbe funzionare in quanto è stato dimostrato che il metabolismo del colesterolo è molto diverso nelle cellule tumorali rispetto alle cellule normali.
    In questo modo il trattamento sarebbe in grado di prendere di mira soltanto le cellule tumorali, attaccandole e uccidendole, non colpendo invece le cellule normali.  
    «La nostra terapia prende di mira le cellule tumorali che dipendono dall’assorbimento del colesterolo e perturbano l’equilibrio generale del colesterolo nella cellula» spiega Shad Thaxton, docente associato di Urologia alla Northwestern, tra i coordinatori dello studio.
    Il trattamento con nanoparticelle biologiche sintetiche è il primo a colpire le cellule tumorali attraverso il metabolismo del colesterolo cellulare.
    I risultati dello studio rivelano che il farmaco è tossico solo per le cellule tumorali e non per quelle normali.
    I ricercatori si sono posti degli obiettivi: utilizzare questa nuova tecnica nei pazienti affetti da linfoma che non rispondono alla terapia classica, prendere di mira altri tipi di cancro e iniziare sui pazienti le varie fasi degli studi clinici.

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    Collutorio con oli essenziali, come farlo in casa

    Rimedi dolci
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 09-02-2021

    Come creare un ottimo prodotto per il cavo orale senza ingredienti pericolosi o dannosi per la salute
    © iStock

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    Sanihelp.it – Il collutorio è uno strumento grazie al quale è possibile combattere le gengiviti, l’alito cattivo e la carie.
    Tuttavia, spesso i collutori contengono sostanze non proprio naturali, che consentono di mantenere il prodotto stabile e di fargli avere un buon sapore.
    Per ovviare al problema del contenuto non naturale dei collutori industriali è possibile realizzare in casa un collutorio naturale con oli essenziali.
    Il primo ingrediente da procurarsi sarà il carbonato di calcio: è una semplice polvere che si può trovare anche come integratore in molte farmacie e negozi di alimentazione naturale.
    Si aggiungerà un cucchiaio di carbonato a tre tazze d’acqua e a questo punto si potrà procedere all’aggiunta degli oli essenziali.
    Si potranno aggiungere cinque gocce di olio essenziale di menta, che aiuterà non solo a rinfrescare la bocca, ma anche a combattere le infiammazioni.
    A questo si potranno aggiungere cinque gocce di olio essenziale di Tea Tree, ottimo per tutti coloro che soffrano di stomatiti e di frequenti infezioni, in quanto è antibatterico e antiinfiammatorio.
    Infine, si potranno aggiungere tre gocce di olio essenziale di limone. Quest’olio è ottimo per il cavo orale anche perché ha un potere leggermente sbiancante, che aiuterà a combattere le macchie a livello dei denti.
    Si metterà il collutorio in una bottiglia di vetro e lo si potrà tenere in frigo.
    Per l’uso si prenderà un bicchierino di collutorio, dopo averlo leggermente agitato per mescolare bene gli ingredienti, si sciacquerà la bocca per una ventina di secondi e poi si sputerà il collutorio.
    Non dovrà assolutamente essere inghiottito.

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    Tatsoi, il vegetale per cuore e sistema immunitario

    Cure alternative
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 09-02-2021

    Come integrare questa erba gustosa nelle proprie ricette e utilizzarla anche in modo più specifico

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    Sanihelp.it – 
    Un’erba molto consumata nella cucina cinese e coreana, ma con tante proprietà officinali.
    Si tratta della Tat Soi, chiamata anche Tatsoi e Bok choy rosetta.
    Questo vegetale di colore verde si può trovare in diversi piatti, ma quello che qui interessa è l’insieme delle sue proprietà, grazie alle quali aiutare il corpo a stare meglio.
    Come prima cosa, questo vegetale è ottimo per il sistema immunitario, grazie alla presenza di Vitamina C e di Vitamina A, che svolgono la funzione anche di antiossidanti. Per questo il consumo del Tatsoi può aiutare non solo a prevenire le infezioni, ma anche a contrastare l’effetto dei radicali liberi sul corpo.
    La presenza di antiossidanti, ma anche di calcio, è un ottimo elemento per chi voglia proteggere il cuore. Questo vegetale, infatti, contribuisce a mantenere tonico il muscolo cardiaco.
    Ma come si può consumare questo vegetale?
    Sicuramente, nel caso in cui abbiate assaggiato la cucina orientale, soprattutto quella coreana e cinese, avrete visto questo vegetale nelle zuppe. È proprio così che questi popoli lo consumano maggiormente, e voi potrete inserirlo in zuppe e stufati, ma anche farlo saltare in padella.
    Tutavia, la cottura ad alte temperature può determinare un deterioramento delle vitamine, soprattutto della Vitamina C. Per questo, se siete interessati agli effetti positivi del Tatsoi sul corpo dovreste andare in erboristeria. Qui potrete trovare estratti che vi aiuteranno a massimizzare gli effetti del vegetale.
    Il Tatsoi non prevede particolari controindicazioni, ma si consiglia di moderarne l’uso nel caso in cui si abbiano problemi alla tiroide.
    Infatti, come accade per altri tipi di vegetali, il Tatsoi viene indicato come goitrogeno, quindi come in grado di inibire la normale funzione della tiroide.

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    Pierpaolo Spollon diventa donatore Admo

    Trapianti
    di Valeria GhittiPubblicato il: 09-02-2021

    L’attore si è sottoposto al prelievo di sangue per la tipizzazione del midollo e invita a fare altrettanto, perché con la pandemia sono calati i donatori ma non quanti necessitano di trapianto.
    © Admo Veneto

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    Sanihelp.it – In una delle ultime puntate di DOC- Nelle tue mani, il medical drama tutto italiano che ha riscosso molto successo nella scorsa stagione televisiva, è stato affrontato il tema del trapianto di midollo osseo. A parlarne uno dei protagonisti della fiction, lo specializzando Riccardo, interpretato da Pierpaolo Spollon.
    Dopo la messa in onda, lo scorso novembre, l’attore padovano, diventato famoso con la fiction L’Allieva (in cui interpreta il fratello della protagonista), contattato da Admo Veneto, la sezione regionale dell’Associazione Donatori Midollo Osseo, ha lanciato un appello ai ragazzi che hanno dai 18 ai 35 anni, per invitarli a iscriversi all’associazione e a tipizzarsi, ovvero effettuare un semplice prelievo di sangue.
    Iscriversi e tipizzarsi è importante tanto più che, per effetto della pandemia, come ha spiegato l’Admo stessa, si è ridotto del 60% il numero dei nuovi potenziali donatori, mentre non cessa la richiesta di trapianto. La tipizzazione prevede che sul campione di sangue vengano svolte indagini genetiche i cui risultati vengono inseriti nella banca dati del Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo: solo se e quando il campione risulta compatibile per un trapianto si viene chiamati a donare il midollo (una volta iscritti al Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo si può donare fino ai 55 anni).
    In occasione dell’appello Spollon ha promesso pubblicamente di tipizzarsi e quel momento è arrivato lo scorso 5 febbraio quando l’attore, attualmente in tv con Che Dio ci aiuti 6 (dove interpreta ancora una volta un medico) si è sottoposto all’esame del sangue nel Centro Trasfusionale ai Colli ed è così entrato nel registro del donatori di midollo osseo, testimoniando il tutto attraverso i social. Come lui, ricordiamolo, possono candidarsi a diventare donatori tutte le persone in buona salute, di età compresa tra i 18 e i 35 , che pesino almeno 50 kg: pasta contattare la sezione Admo più vicina.

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    Benedetta Parodi e il ritorno delle Arance della salute

    Iniziative
    di Valeria GhittiPubblicato il: 02-02-2021

    Dal 4 febbraio torna la campagna a sostegno della ricerca contro il cancro, con modalità riviste per via della pandemia, ma sempre con il supporto di volti noti. La conduttrice è una di loro.
    © www.arancedellasalute.it

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    Sanihelp.it – «Le arance sono uno degli alimenti migliori perché combattono il cancro, fanno bene e sono piene di vitamine. Proprio l’arancia è il simbolo che ha scelto Fondazione AIRC, per la prima campagna di raccolta fondi dell’anno» ricorda Benedetta Parodi, uno dei numerosi ambasciatori che l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha scelto per promuovere la storica campagna Le Arance della salute. Insieme a lei ci sono anche altri personaggi televisivi come Antonella Clerici, Carlo Conti, Giulia Arena e Maddalena Corvaglia, gli sportivi Margherita Granbassi, Paolo Pizzo, Carlotta Ferlito e  Sofia Goggia, gli chef Andrea Berton, Moreno Cedroni e Bruno Barbieri.
    «Quest’anno i volontari distribuiranno miele e marmellata mentre le arance saranno disponibili in moltissimi supermercati» continua Benedetta, evidenziando la principale novità dell’iniziativa in questo 2021 segnato dalla pandemia. Poiché, infatti, quest’anno non è possibile distribuire in piazza la classica reticella di arance rosse, dal 4 febbraio sarà acquistabile in oltre 6.000 supermercati e ipermercati su tutto il territorio italiano fino a esaurimento: per ogni reticella venduta nel periodo, le aziende aderenti doneranno 50 centesimi di euro a supporto della lotta contro il cancro. Sono oltre 50 le insegne partner e sono elencate sul sito www.arancedellasalute.it.
    Non è tutto:  per raccogliere risorse fondamentali per il lavoro dei nostri scienziati e parlare dell’importanza di adottare comportamenti salutari per prevenire il rischio di cancro, da lunedì 1 febbraio i Comitati Regionali e i volontari della Fondazione stanno distribuendo, in forma privata, marmellata d’arancia (vasetto da 240 grammi, donazione minima 6 euro) e miele di fiori d’arancio (confezione da 500 grammi, donazione minima 7 euro), insieme alla speciale guida con preziose informazioni sulla prevenzione e con alcune ricette sane e gustose a tema arance firmate dagli chef aderenti ai Jeunes Restaurateurs d’Italia.
    Maggiori informazioni su come contattare i volontari si trovano sul sito della campagna, dove è anche possibile acquistare online miele e marmellata. «Scegliete questi prodotti per fare un pieno di vitamine, fate del bene a voi e insieme fate bene anche alla ricerca sul cancro» è l’invito di Benedetta Parodi.

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    Tumori: una lattuga velenosa contro il glioblastoma

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 02-02-2021

    Una molecola estratta da una pianta molto comune potrebbe essere molto utile per potenziare le cure contro il glioblastoma
    © iStock

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    Sanihelp.it – Il glioblastoma è una forma molto aggressiva di tumore che colpisce il sistema nervoso centrale, purtroppo piuttosto difficile da curare. 
    La malattia si manifesta con mal di testa di crescente intensità, nausea, vomito, a volte attacchi epilettici e disturbi della personalità, a seconda di quale area del cervello è interessata.
    La terapia prevede l’intervento chirurgico, di solito non risolutivo perché il tumore è spesso localizzato in aree fondamentali del cervello, radiazioni e chemioterapia con temozolomide.
    Oggi, una ricerca diretta da Antonella Arcella, del Laboratorio di Neuropatologia molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, e pubblicata su Molecules, rivela che una lattuga selvatica, non commestibile perché tossica, contiene una molecola che potrebbe aiutare nel potenziare le terapie antitumorali contro il glioblastoma.
    La lactucopicrina, estratta dalla pianta Lactuca virosa, dove virosa sta, appunto, per velenosa, nel corso di un esperimento è stata usata per trattare uno specifico tipo di cellule del glioblastoma.
    «Il trattamento delle cellule di glioblastoma – spiega la Dottoressa Arcella, coordinatrice del laboratorio – si è dimostrato efficace utilizzando vari meccanismi. La lactucopicrina è infatti capace sia di arrestare il ciclo cellulare che di indurre la morte programmata delle cellule (apoptosi). Inoltre la stessa molecola è capace di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali verso la temozolomide, il chemioterapico di prima scelta contro il glioblastoma».
    «Si è manifestata una azione combinata – continua Arcella – tra la lactucopicrina e il farmaco, cosa che ci fa pensare che la lactucopicrina possa entrare a far parte di una terapia multimodale che, combinando gli effetti della chemioterapia e dell’estratto naturale, possa rappresentare una strada terapeutica più efficiente contro questo insidioso tumore cerebrale».

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Adnkronos Salute© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

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    Tumore alla prostata: per Covid persa una diagnosi su due

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 02-02-2021

    Una diagnosi su due persa dall’inizio della pandemia

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    Sanihelp.it – L’allarme viene dalla Fondazione PRO, organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è diffondere la cultura della prevenzione e del benessere nella popolazione maschile.
    «Il tumore alla prostata è il secondo tumore con maggior incremento annuo dopo il melanoma per gli uomini under 50 – spiega il Prof. Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia dell’Università Federico II di Napoli e Presidente di Fondazione PRO – in Italia sono oltre 564.000 gli uomini che devono convivere con questa patologia, con un’età media di 72 anni al momento della diagnosi. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia e dobbiamo mettere i pazienti nelle condizioni di non abbandonare i trattamenti».
    Il 2020 è stato un anno molto duro per il Servizio Sanitario Nazionale, durante il quale molte cure sono state sacrificate per dare la priorità all’infezione virale da Coronavirus, con conseguente crollo delle diagnosi e dei percorsi terapeutici in generale.
    La Fondazione PRO è intervenuta proprio per arginare la paura del contagio da Covid che tiene lontane dagli ospedali e dagli ambulatori le persone che avrebbero bisogno di controlli, e l’ha fatto con una campagna, Per il cancro non c’è lockdown, realizzata con il supporto di Ipsen e che vede come testimonial Massimiliano Allegri, allenatore di calcio.
    «Il nostro appello alle persone colpite da cancro alla prostata – conclude il Prof. Mirone – è a non abbandonare i trattamenti per nessun motivo, consultando il proprio urologo o oncologo in caso di dubbi o timori. Come Fondazione PRO ci impegniamo a intervenire sul sommerso non diagnosticato con campagne educazionali come Per il cancro non c’è lockdown e a presidiare, in questa seconda ondata di contagi, i percorsi diagnostico-terapeutici riservati ai malati di cancro alla prostata».

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Pharmastar© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

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