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    Tumori: aspirina migliora la sopravvivenza in alcune forme

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 16-03-2021

    L’ultimo di diversi studi in merito all’assunzione di acido acetilsalicilico (aspirina) contro i tumori conferma un legame

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    Sanihelp.it – Secondo un recente studio pubblicato su JAMA Network Open, l’assunzione di acido acetilsalicilico almeno tre volte alla settimana pare associata a una migliore sopravvivenza nei pazienti anziani con tumori alla vescica o al seno, mentre non si notano effetti su altre forme tumorali.
    Indagini ulteriori hanno dimostrato che l’uso di acido acetilsalicilico può essere associato con una minore incidenza del rischio di tumore e con una aumentata sopravvivenza in alcuni tipi di tumore, come quello del colon-retto, mentre nessun legame è stato osservato con tumori della prostata e dell’ovaio.
    Estendendo gli studi ad altre forme tumorali, si è notato appunto un aumento della sopravvivenza per la vescica e la mammella, senza però riduzione del rischio di tumore. I pazienti coinvolti nell’analisi erano di età uguale o superiore a 65 anni. Nessun beneficio per la sopravvivenza, invece, per quanto riguarda tumori all’esofago, allo stomaco, al pancreas e all’utero.
    Ma perché l’acido acetilsalicilico ha questo effetto (oltre a quelli ben noti come antinfiammatorio, antipiretico, analgesico e, a dosi minori, antiaggregante piastrinico)? 
    Non ci sono certezze, ma diverse ipotesi. L’acido acetilsalicilico agisce inibendo due isoforme dell’enzima ciclossigenasi: COX1 e COX2. Tramite questo meccanismo d’azione ostacola la produzione di prostaglandine ed è responsabile delle azioni conosciute dell’acido acetilsalicilico.
    Uno studio pubblicato tempo fa sulla rivista Science ha dimostrato che alte concentrazioni di salicilato (sale sodico dell’acido acetilsalicilico) attivano una proteina che gioca un ruolo chiave nella regolazione del metabolismo e della crescita cellulare. L’attivazione di questa proteina sembra avere un effetto positivo in diverse patologie, come tumori e diabete. Ecco il motivo per il quale l’acido acetilsalicilico è costantemente oggetto di studio, e chissà che non riservi altre sorprese.

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    Oldani e Albertini a fianco della LILT

    Prevenzione

    di Valeria GhittiPubblicato il: 16-03-2021

    Lo chef e l’ex calciatore sono i testimonial della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori per la XX edizione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica.

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    Sanihelp.it – Torna l’appuntamento con la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, la campagna di sensibilizzazione, istituita con decreto dell’allora Presidente del Consiglio, volta a diffondere la cultura della prevenzione e l’importanza di adottare un corretto stile di vita per tenere lontano il cancro.
    Per la XX edizione, in corso fino al prossimo 21 marzo, la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) ha scelto come testimonial, Davide Oldani, chef e inventore della cucina POP, una cucina basata sulla semplicità e su materie prime di qualità, esempio di uno stile alimentare gustoso ma soprattutto salubre, e Demetrio Albertini, una vita consacrata allo sport, per lavoro e per passione, dirigente sportivo e, prima, campione indimenticabile ovunque nel mondo sul campo da calcio. Due eccellenze che si fanno portavoce di queste semplici ma preziosissime regole: alimentarsi correttamente, praticare attività sportiva, dire no al fumo, limitare l’alcol, esporsi al sole con moderazione e sottoporsi a controlli clinico-sanitari periodici.
    «Questo del tutto particolare storico momento socio-economico-sanitario sta insegnando a ciascuno di noi come la tutela della salute sia la cosa più preziosa che abbiamo. Salute che dipende in larga parte dalle scelte che compiamo ogni giorno, a partire dai piccoli gesti della vita quotidiana, dall’importanza di cosa mettiamo nel piatto, sino all’inserimento dell’attività fisica nelle nostre abitudini, al pari dello spegnere definitivamente la sigaretta e ricordarsi di sottoporsi a periodiche visite specialistiche di controllo. Possiamo fare moltissimo per allontanare il rischio cancro e vivere meglio. Basti solo pensare che oltre il 40% dei tumori sarebbe evitabile semplicemente adottando un corretto stile di vita, soprattutto a tavola» ricorda il Presidente Nazionale della LILT Francesco Schittulli. «Il crescente fenomeno dell’obesità, ad esempio, è strettamente correlato all’insorgenza di tumori, oltre che di tante altre patologie ed i recenti studi hanno evidenziato come il sovrappeso sia direttamente proporzionale ad una prognosi negativa, con maggiore rischio di mortalità nelle persone affette da Covid-19».In questo momento così difficile per tutto il sistema sanitario, LILT continua a rimanere al fianco di chi lotta contro il cancro e ad impegnarsi quotidianamente per diffondere la cultura della prevenzione come prima arma per tenere lontana la malattia. L’invito è a non trascurare o rimandare i controlli: presso gli ambulatori LILT, circa 400 in tutta Italia, è possibile prenotare visite di prevenzione in senologia, ginecologia, endocrinologia, pneumologia, gastroenterologia e dei tumori della pelle. Rimane inoltre sempre attivo il numero verde SOS LILT 800 998877 (lun-ven dalle 10:00 alle 15:00): voci di esperti potranno supportare e indirizzare chi chiama in cerca di aiuto per smettere di fumare, assistere un famigliare malato, conoscere i propri diritti come paziente, ricevere informazioni su come adottare uno stile di vita più salutare o individuare l’ambulatorio LILT più vicino.

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    Tumori: nuovo studio su un complesso proteico

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 09-03-2021

    I ricercatori da anni cercano di saperne di più sul ruolo di questa sostanza, e ora finalmente si apre una strada
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    Sanihelp.it – Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, è stato pubblicato sulla rivista eLife ed è stato svolto dai ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb), in collaborazione con l’Università di Otago (Nuova Zelanda) e l’Australian National University (Australia).
    I dati dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), in collaborazione con l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), fanno sapere che in Italia nel 2020 sono stati diagnosticati circa 1.030 nuovi casi di tumore al giorno e che il numero totale nel corso dell’intero anno è stato di oltre 376.000.In alcuni tumori sono state rinvenute mutazioni nei geni che codificano per un complesso proteico noto come coesina.  
    «La coesina contribuisce a una corretta divisione cellulare, all’organizzazione tridimensionale del nucleo e alla regolazione dell’espressione genica», spiega Antonio Musio, ricercatore dell’Istituto che ha condotto lo studio.
    Se la coesina non funziona correttamente, la cellula si destabilizza, cresce in maniera incontrollata e si trasforma in cellula tumorale. 
    I molteplici ruoli del complesso proteico offrono anche l’opportunità di inibire la crescita delle cellule tumoraliinterferendo con le vie biochimiche che dipendono dalla funzione della coesina stessa.«Nella ricerca abbiamo studiato l’efficacia di 3.009 composti chimici, di cui 2.399 approvati dalla Food and Drug Administration (FDA), nell’inibire la crescita delle cellule tumorali con mutazioni a carico della coesina», aggiunge Musio «Dallo screening sono stati selezionati 206 composti e particolarmente interessante si è rivelato il composto LY2090314. Inibendo il gene GSK3, tale composto attiva la via biochimica di Wnt, una famiglia di glicoproteine, determinando un’efficace riduzione della crescita cellulare». 
    Dopo anni di ricerche volte a comprendere il ruolo della coesina nello sviluppo tumorale, la speranza è quella di aprire la strada a nuove terapie.

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    La gnoccanza in salute di Federica Accio sostiene l'AIRC

    Attività fisica
    di Valeria GhittiPubblicato il: 09-03-2021

    Fino all’8 aprile l’anti personal trainer più famosa di Instagram sosterrà la ricerca contro il cancro devolvendo una parte del ricavato dalla vendita dei pacchetti di home fitness.
    © instagram – profilo personale

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    Sanihelp.it – Si chiama Federica Accio, ma molti hanno imparato a conoscerla attraverso il profilo Instagram @Informaconfede durante il lockdown: forte della laurea in scienze motorie e dei 23 ani di esperienza, è una personal trainer (o meglio, come ama definirsi, una anti personal trainer) che propone un home fitness diverso dal solito, pensato per chi odia la palestra, preferisce allenarsi a casa o all’aperto e «migliorarsi senza stramazzare al suolo mentre si allena».
    Con un approccio non convenzionale, alimentato anche da espressioni e slogan particolari e d’impatto (come nopainogainfanculino, divanite, ginnastichina, gnoccanza in salute eccetera), Federica è riuscita a conquistare circa  70 mila follower sul suo profilo Instagram e 12 mila antiallieve, come lei stessa le definisce, che seguono la sua proposta di home fitness basta su una ginnastichina non impegnativa, sostenibile e inclusiva.
    Il metodo si basa sull’ ascolto e sull’accettazione dei propri limiti considerando l’esercizio fisico un momento che rigenera corpo e mente, non stressogeno e non finalizzato esclusivamente al risultato estetico. «L’attività fisica che porta a risultati estetici senza effetti negativi sull’organismo deve essere moderata, costante e deve rispettare muscoli e articolazioni» ricorda l’anti personal trainer.
    Quest’anno, al grido di #gnoccanzainsalute, dall’8 Marzo all’8 Aprile, Federica da sempre vicino alle donne, sosterrà la ricerca contro il cancro devolvendo a Fondazione AIRC il 22% del ricavato dai pacchetti acquistati dalle antiallieve. Sarà anche l’occasione per sottolineare l’importanza dell’esercizio fisico nella prevenzione oncologica.

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    Diabete e vaccino anti-Covid, una scelta salvavita

    Diabete e Covid 19
    di Alberta MascherpaPubblicato il: 24-02-2021

    Sono una delle categorie più a rischio, confermano i dati. Ecco perché vaccinarsi per chi soffre di diabete è fondamentale.
    © istock

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    Sanihelp.it – Il Covid è un nemico pericoloso, per le persone con diabete loè ancora di più. Per questo la Società Italiana di Diabetologia, insieme all’Associazione Medici Diabetologi e alla Società Italiana di Endocrinologia, si sono fatte promotrici della richiesta di rendere prioritaria la vaccinazione anti-Covid per le persone con diabete.
    A ulteriore conferma di quanto il vaccino sia fondamentale per la popolazione diabetica, arrivano i risultati aggiornati dello studio Coronado, pubblicati oggi su Diabetologia dai professori Bertrand Cariou e Samy Hadjadj dell’Università di Nantes in Francia.
    I dati pubblicati a maggio evidenziavano che il 10% delle persone con diabete e Covid moriva entro la prima settimana di ricovero. Secondo la nuova analisi, effettuata su 2.796 partecipanti, arruolati presso 68 centri ospedalieri francesi, evidenzia che un paziente su 5, tra i diabetici ricoverati per Covid muore entro 28 giorni dal ricovero. Una glicemia elevata al momento del ricovero si associa infatti a un aumentato rischio di morte.
    «La pandemia di Covid» afferma il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia «continua a mietere vittime che sono certamente molto più numerose tra le persone già affette da altre patologie e tra queste vanno incluse quelle che soffrono di diabete».
    Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità il diabete mellito è presente nel 30% dei pazienti deceduti per Covid-19, una percentuale significativamente superiore rispetto alla prevalenza della malattia diabetica nella popolazione generale che in Italia interessa il 6,7 % tra uomini e donne.
    Recentissimi studi internazionali non fanno che confermare questo dato drammatico. Un lavoro inglese del dottor Andrew McGovern dell’Università di Exeter, appena pubblicato online su Diabetologia, dimostra che tra i soggetti affetti da Covid il rischio di morte in un individuo di 50 anni con diabete è pari al rischio di morte di un soggetto di 66 anni senza diabete. «Lo studio osservazionale francese Coronado conferma che 1 su 5 pazienti diabetici ricoverati per Covid va incontro al decesso durante le prime quattro settimane di ricovero» continua l’esperto.
    «Dati drammatici che sottolineano ancora volta quanto sia fondamentale ed irrinunciabile, per tutti, ma in particolare per le persone con il diabete, prevenire il contagio e proteggersi con il vaccino» commenta il dottor Consoli. 
    «Tutti i dati ad oggi disponibili dimostrano che anche nelle persone con diabete la vaccinazione anti-SARS Cov 2 è efficace e sicura» commenta l’esperto. «E’ quindi necessario che le persone affette da questa condizione si rendano conto di quanto sia fondamentale la protezione offerta dal vaccino e corrano a vaccinarsi appena questo sarà possibile nelle loro sedi. Questo sempre continuando a rispettare scrupolosamente nei comportamenti le norme di sicurezza generali necessarie per limitare la trasmissione del virus cioè l’uso della mascherina e il distanziamento sociale».

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    Una piattaforma digitale per l'oncologia

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 23-02-2021

    La piattaforma nasce con lo scopo di migliorare il coinvolgimento dei pazienti
    © patchai

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    Sanihelp.it – Si tratta di un accordo tra PatchAi, start up italiana di digital health, e Roche, per dare vita a PatchAi for Smart Health Companion, una piattaforma per pazienti oncologici, disponibile da luglio 2020, nata con lo scopo di far si che i medici possano contare su una soluzione digitale di telemedicina per assistere i propri pazienti affetti da patologie emato-oncologiche in tempo reale.
    Con questa soluzione dedicata ai Patient Support Programs (PSPs) PatchAi entra anche nell’area dei percorsi di cura standard.
    I pazienti vengono coinvolti da questo assistente virtuale nell’autogestione delle proprie condizioni di salute, nel miglioramento dell’aderenza alle terapie e nella compilazione di diari giornalieri.
    I dati raccolti vengono analizzati per migliorare l’assistenza ai pazienti e la loro esperienza. Il progetto getta le basi per ottimizzare l’erogazione dei servizi sanitari indirizzandoli verso la trasformazione digitale, cosa che si sta rivelando utile in particolare in questo periodo di pandemia, durante il quale si è assistito a un brusco calo delle visite preventive e di controllo.
    I dati preliminari sui pazienti che utilizzano la piattaforma rivelano un’aderenza al protocollo fino al 95%, nettamente superiore rispetto ad altri applicativi simili.
    «Siamo lieti di aver realizzato questo progetto lavorando in prima linea per realizzare oggi ciò di cui i pazienti necessiteranno all’interno del digital health – ha affermato Alessandro Monterosso, Ceo e co-fondatore di PatchAi – con questo risultato, continuiamo a impegnarci a svolgere un ruolo attivo nel ridefinire e rivoluzionare il patient engagement nell’ambito della sanità digitale. Collaboreremo con gli operatori sanitari per supportare i pazienti in modo rapido ed efficace traducendo il concetto di centralità del paziente in programmi che ne dimostrino l’affidabilità e l’efficacia da un punto di vista economico-sanitario».

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    Comedoni, come eliminarli naturalmente

    Cure dolci
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 23-02-2021

    Come tornare ad avere una pelle pulita, e libera dalle impurità, utilizzando semplici ingredienti a basso costo
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    Sanihelp.it – I comedoni sono spesso visti come inestetismi fastidiosi e difficili da eliminare.
    Consistono nella chiusura di un follicolo pilifero mediante la presenza di cheratina in eccesso, insieme al sebo, la sostanza oleosa che viene prodotta naturalmente dalla nostra pelle.
    Esistono diverse cause che possono portare alla formazione dei comedoni, che vengono anche chiamati punti neri.
    Le cause più diffuse sono quelle genetiche, la menopausa, ma anche gli altri squilibri ormonali. Inoltre, alcuni prodotti per la pelle possono andare ad occludere i pori, così come l’uso di prodotti esfolianti che sia fatto in modo troppo aggressivo.
    Infine, anche l’alimentazione e il fumo possono portare alla formazione dei comedoni.
    Esistono dei rimedi naturali grazie ai quali sarà possibile eliminare i comedoni e prevenirne la ricomparsa.
    Ecco alcune proposte che tutti potranno mettere in pratica facilmente.
    Maschera all’argilla
    Si potrà preparare una maschera all’argilla verde in grado di liberare la pelle dai comedoni. Si dovrà mescolare l’argilla (due cucchiai) con acqua. Poi, si andrà a massaggiare il composto sulla pelle e si lascerà agire per quindici minuti, prima di risciacquare.
    Bicarbonato e limone
    Con questi due ingredienti sarà possibile creare una soluzione da applicare sul viso. Si mescolerà un cucchiaino di bicarbonato, un cucchiaino di succo di limone e mezzo bicchiere d’acqua. Si lascerà in posa per qualche minuto prima di risciacquare.
    Miele e cannella
    Il miele e la cannella possono essere usati per creare una maschera in grado di eliminare i comedoni e di prevenirli, grazie alle proprietà antibatteriche del miele e di stimolazione della circolazione della cannella.
    Si mescolerà un cucchiaino di miele con uno di cannella in polvere. Si applicherà il tutto sul viso e si coprirà la pelle con una garza pulita o un panno.
    Si lascerà in posa per cinque minuti e poi si potrà risciacquare.

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    Malattia di Crohn e tumori intestinali: c'è un legame?

    Tumori: prevenzione e terapie
    di Elisa BrambillaPubblicato il: 16-02-2021

    Sono molti i pazienti che soffrono di malattia di Crohn, una malattia infiammatoria intestinale, e si parla di un rischio più elevato di sviluppare un tumore del colon-retto
    © iStock

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    Sanihelp.it – La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica intestinale, le cui cause non sono ancora oggi ben conosciute. Si tratta probabilmente di un insieme di fattori, tra i quali la predisposizione genetica, i fattori ambientali, il fumo, l’ambiente, le alterazioni della flora batterica intestinale.
    Questa infiammazione può colpire tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano, ma di solito riguarda l’ultima parte dell’intestino tenue.
    La terapia è basata su vari tipi di farmaci, dagli antinfiammatori intestinali come la mesalazina agli immunosoppressori, dai corticosteroidi ai farmaci biologici.
    Non c’è un’età preferenziale, i pazienti possono essere giovani o anziani.
    Una revisione pubblicata sulla rivista Cancers, che ha coinvolto un team multidisciplinare italiano, ha approfondito l’aspetto diagnostico e terapeutico, sia per quanto riguarda i farmaci che eventuali interventi chirurgici.
    Si è appurato che il rischio di insorgenza di tumori gastrointestinali è più elevato rispetto al resto della popolazione.
    Lo scopo della revisione è di tracciare una panoramica per un adeguato percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti affetti da malattia di Crohn dopo l’insorgenza di un tumore gastrointestinale.
    I trattamenti sia chirurgici che oncologici non sono sempre gli stessi di quelli della popolazione generale, in quanto bisogna tener conto dell’infiammazione, e la sovrapposizione della malattia neoplastica potrebbe portare a una modulazione della terapia seguita per il morbo di Crohn, in particolare per quanto riguarda i farmaci immunosoppressori.
    Infatti, le terapie immunosoppressive non sono raccomandate nei pazienti con cancro in corso e in genere si richiede un intervallo libero da malattia da 2 a 5 anni prima di iniziare queste terapie in sicurezza dopo una diagnosi di cancro. Questo rende la gestione della malattia di Crohn particolarmente impegnativa nei pazienti che ricevono una diagnosi di cancro.
    In conclusione, i ricercatori affermano che la diagnosi e il trattamento dei tumori gastrointestinali nei pazienti Crohn rappresentano ancora una sfida rilevante. 
    Per ottenere buoni risultati sarà necessario personalizzare la terapia, valutare attentamente i fattori di rischio e monitorare i risultati nel tempo.

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Pharmastar© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

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