More stories

  • in

    Metodo Feldenkrais, che cos'è e come applicarlo

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 15-06-2021

    Una metodologia che consente di riequilibrare e rieducare il corpo, la mente e il respiro anche in occasione di traumi

    © iStock

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Una metodologia di auto educazione che passa attraverso il movimento.
    Si tratta del Metodo Feldenkrais, ideato nel 1949 da Moshe Feldenkrais che cercò una soluzione per poter ritornare alla mobilità dopo un infortunio al ginocchio.
    Dopo anni di sperimentazione su se stesso, Feldenkrais iniziò ad insegnare questa metodologia e ad utilizzarla per la rieducazione del corpo.
    Infatti, il metodo, che in Italia si è diffuso a partire dagli anni Ottanta (arrivando, nel 1987, alla fondazione dell’AIIMF), ha come obiettivo quello di coinvolgere non solo il corpo, ma anche la mente, in una vero e proprio lavoro basato sulla percezione e l’ascolto di noi stessi.
    Ma come si mette in pratica questo metodo?
    Nelle sedute di metodo Feldenkrais ci si occupa di controllare la percezione del corpo nello spazio, ma anche di eseguire alcuni esercizi di equilibrio e di allungamento muscolare.
    Il tutto rispettando i limiti di ogni persona, così da ridurre al massimo i fastidi e azzerare ogni effetto collaterale.
    L’insegnante, quindi, inizierà con il porre alcune domande alla persona per comprendere la sua predisposizione ma anche il suo disagio.
    Poi si occuperà di proporre alcuni esercizi che dovranno essere eseguiti con costanza e con precisione, in correlazione con il respiro.
     Così, il metodo diventa un ottimo strumento per chi abbia subito un trauma fisico, oppure per chi abbia a che fare con disturbi neurologici.
    Ottimo anche per chi soffra di mal di schiena, di artrosi e di difficoltà di movimento, questo metodo viene praticato anche dagli atleti in quanto consente di aumentare la coscienza di sé e la concentrazione.
    Un punto essenziale del Metodo è la costanza: gli allievi vengono chiamati ad eseguire gli esercizi tutti i giorni, anche più volte al giorno, in modo da rieducare il corpo, la mente e il respiro.
    In Italia solamente gli insegnanti diplomati possono occuparsi di proporre ai propri allievi il metodo Feldenkrais.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    5 vip driver alla 1000 Miglia Charity

    Ricerca oncologica

    di Valeria GhittiPubblicato il: 15-06-2021

    Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta nel team alla guida della pink car della Fondazione IEO-Monzino, per sostenere la ricerca sui tumori femminili.

    © comunicato stampa Fondazione IEO-Monzino

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Dal 16 al 19 giugno si corre la 1000 Miglia, la storica sfilata delle più prestigiose vetture d’epoca, da Brescia a Roma e ritorno. Ad affiancare la corsa più bella del mondo c’è la 1000 Miglia Experience 2021 SOC, una sfilata delle più spettacolari vetture del Supercar Owners Circle (il club svizzero di appassionati collezionisti di beni automobilistici) che, lungo un percorso di gara studiato ad hoc, potranno condividere le quattro giornate di gara con le vetture che hanno fatto la storia della Freccia Rossa.
    Ed è in quest’ambito che la Freccia Rossa si tinge un poco di rosa con il progetto 1000 Miglia Charity, volto a raccogliere fondi per il Women’s Cancer Center, il centro multidisciplinare e multifunzionale a misura di donna dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia: proprio tra le auto del Supercar Owners Circle è presente la pink car della Fondazione IEO-MONZINO, una Aston Martin DBX completamente rosa per la campagna Follow The Pink.
    A guidarla un team di sole donne capitanato dalle due board member della Fondazione IEO-MONZINO Warly Tomei (ideatrice dell’iniziativa) e Umberta Gnutti Beretta, insieme a Viviana Galimberti, Direttore della Divisione di Senologia Chirugica dello IEO-Istituto Europeo di Oncologia. 
    E saranno Caterina Balivo, Alessandra Mastronardi, Cristina Parodi, Francesca Piccinini e Melissa Satta le special pink driver che durante la corsa, con la loro esuberanza e il loro calore, inviteranno alle donazioni per supportare la ricerca oncologica e in particolare il Women’s Cancer Center. Si tratta del primo centro in Italia riservato al mondo dei tumori femminili nella sua globalità: dalla gestione del rischio di ammalarsi, alla diagnosi precoce, alle terapie, fino al reinserimento nella quotidianità con il recupero del progetto di vita individuale. È dunque un posto per la donna, dedicato alla salute femminile nel suo insieme. L’obiettivo finale è che, una volta varcata la soglia del centro, la donna si affidi a chi la prende in carico, senza dover pensare ad altro che al proprio benessere.
    È grazie a iniziative come questa che è possibile continuare a sostenere lo IEO che lotta contro il cancro da oltre 25 anni, per non smettere di combattere e un giorno poter vincere la sfida. Dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto ogni contributo ha un significato enorme che può fare la differenza. Sostenere la Ricerca medico-scientifica significa guardare al futuro. Chiunque può sostenere il progetto facendo una donazione libera attraverso la pagina di crowdfunding dedicata https://partecipa.fondazioneieoccm.it/projects/1000-miglia-experience-per-la-ricerca. 

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    Tecnica Bowen per promuovere l'autoguarigione

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 08-06-2021

    Un sistema di manipolazioni che aiuta a riequilibrare il corpo e a spingerlo a ritrovare da solo l’armonia

    © iStock

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Una tecnica che viene indicata come utilizzabile per l’autoguarigione.
    Si tratta della Tecnica Bowen, ancora poco conosciuta ma molto utile per tutta una serie di problematiche, soprattutto muscolari, ma non solo.
    La tecnica venne messa a punto da Thomas Ambrose Bowen, che si appassionò fin dai primi anni di studi alle diverse tecniche manuali, tutto questo nonostante non abbia ricevuto una formazione professionale di tipo medico.
    La tecnica, infatti, viene messa in pratica in un trattamento nel quale si effettuano delle manipolazioni digitali molto leggere, le quali verranno realizzate seguendo una sequenza prestabilita.
    Le pressioni, che sono molto delicate, si applicano su alcuni punti chiave, sia a livello dei muscoli sia dei legamenti.
    In più, durante l’applicazione della tecnica Bowen, ci si occuperà anche di far ruotare il muscolo o il tendine.
    Le sedute di tecnica Bowen possono durare da 10 a 40 minuti, e la persona trattata spesso indicherà di aver sentito il muscolo o il tendine sciogliersi in modo naturale.
    Per questo si indica come questa tecnica più che una terapia manuale possa essere utilizzata come un sistema che promuove l’autoguarigione della persona.
    A questo punto ci si potrebbe chiedere come possa agire la tecnica Bowen sul paziente e sul suo disturbo.
    La manipolazione parte dal presupposto per il quale i muscoli e i tendini del corpo siano come le corde di uno strumento musicale. Solo facendo risuonare queste corde nel modo giusto si creerà armonia.
    Per questo sarà possibile utilizzare le manipolazioni per trattare contratture, ma anche problemi posturali e di accumulo di tensione, aiutando il corpo a metabolizzare il problema e a liberarsene naturalmente.
    Anche in Italia si possono trovare moltissimi operatori che si occupano, su semplici lettini da massaggio, di eseguire e di offrire questi trattamenti.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    Ruffini in un corto per l'autismo

    Inclusione

    di Valeria GhittiPubblicato il: 08-06-2021

    Si sono svolte a Roma le riprese del cortometraggio che vede protagonista Paolo Ruffini ed i ragazzi OISMA- Un faro per l’autismo. Un film non sull’autismo ma con l’autismo.

    © oisma

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Dal 29 maggio al 2 giugno diversi quartieri di Roma sono stati teatro delle riprese di Super Giò, cortometraggio che vede protagonista un dei ragazzi dell’Associazione OISMA – Un faro per l’autismo, al fianco di Paolo Ruffini.
    Un film che parla di autismo (si racconta la storia vera di una persona autistica, che interpreta Giò) ma soprattutto fatto con l’autismo: è stata infatti offerta ad alcuni ragazzi di OISMA la possibilità di lavorare su un vero set cinematografico, ricoprendo ruoli attivi di formazione e lavoro (3 attori, 2 assistenti di produzione, un assistente di Paolo Ruffini, un assistente alla fotografia, un assistente scenografo ed infine un assistente alla regia).
    Un progetto, il primo di una serie, che punta quindi all’inclusione e allo sviluppo di abilità e autonomie dei ragazzi con disturbi dello spettro autistico, che è poi la missione dell’associazione OISMA.  Paolo Ruffini ha subito aderito, forte anche di precedenti esperienze inclusive (ha portato nei teatri italiani e poi anche sul grande e piccolo schermo, il progetto Up&Down insieme ad attori con disabilità come sindrome di Down, spettro autistico e in carrozzina): «Ho imparato che i ragazzi che vivono questa condizione non hanno bisogno di essere guariti, hanno semplicemente bisogno di essere compresi, accolti. E noi, per riuscirci, abbiamo bisogno di un solo strumento: la sensibilità. Questo cortometraggio vuole essere un’esperienza di condivisione, di comunicazione sensibile, dando spazio al talento e al valore dell’unicità che risiede in ogni essere umano» ha commentato l’attore.
    Super Giò è solo il primo progetto di un percorso cinematografico con l’autismo:  terminate le riprese del cortometraggio, in OISMA si attiverà infatti un laboratorio sulla regia e sul doppiaggio, che vedrà, tra gli altri, anche la partecipazione di Monica Ward in qualità di docente.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    I tumori neuroendocrini: sintomi e terapia

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 08-06-2021

    Questo tipo di tumore origina dalla trasformazione maligna delle cellule del sistema neuroendocrino

    © iStock

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Le cellule del sistema neuroendocrino hanno funzione sia endocrina, cioè producono ormoni, sia nervosa.Le cellule neuroendocrine sono presenti in tutto l’organismo e nei diversi organi svolgono importanti funzioni, come regolare il flusso dell’aria nei polmoni, il transito del cibo nel tratto gastrointestinale o il rilascio dei succhi digestivi.Il sistema neuroendocrino è presente in tutto l’organismo e i tumori da esso originati possono perciò colpire vari organi tra cui tiroide, timo, ghiandole surrenali, intestino, pancreas, polmoni, con forme che possono essere benigne o maligne.I tumori neuroendocrini, o NET (dall’inglese Neuro-Endocrine Tumor), sono piuttosto rari (meno dello 0,5% dei tumori maligni).Uno dei fattori di rischio è costituito dall’età, in quanto l’insorgenza della malattia è più frequente tra gli adulti e gli anziani, anche se vi sono diagnosi tra bambini e adolescenti.Il sesso è, per alcuni tipi di NET, un altro fattore di rischio, per esempio il feocromocitoma è più frequente negli uomini.Il rischio è aumentato anche nelle persone con un sistema immunitario particolarmente indebolito, ma anche condizioni ambientali o stili di vita sbagliati, come l’eccessiva esposizione all’arsenico, oppure l’eccessiva esposizione al sole, possono favorire l’insorgenza del tumore a cellule di Merkel.I sintomi, almeno inizialmente, non sono presenti o non sono specifici e vengono facilmente scambiati per disturbi associabili a patologie non tumorali. Si manifestano infatti febbre, tosse persistente, mal di testa, nausea, eccessiva sudorazione, aumento o riduzione di peso, innalzamento o abbassamento della glicemia, il tutto a seconda dell’organo che è stato colpito.In base all’aspetto delle cellule tumorali al microscopio, i tumori neuroendocrini si distinguono in differenziati, poco aggressivi che crescono lentamente, e non differenziati, molto aggressivi che rapidamente causano metastasi. Altre classificazioni sono basate sulla capacità delle cellule di produrre ormoni e sull’organo coinvolto.La prevenzione vera e propria non è possibile, bisogna consultare il medico alla comparsa di sintomi, ma anche la diagnosi non è delle più semplici.La terapia di elezione, quando possibile, è chirurgica, in altri casi si ricorre alla radioterapia e alla chemioterapia.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    Ward dà voce alle storie di tumore polmonare

    Oncologia

    di Valeria GhittiPubblicato il: 01-06-2021

    La web serie che racconta l’impatto del tumore del polmone sulla vita familiare, rinnova la sua narrazione diventando un audiolibro con una delle voci italiane più conosciute e apprezzate.

    © sito web

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Il tumore del polmone, con i suoi 40.882 nuovi casi ogni anno, è la terza neoplasia più frequente nella popolazione italiana, prima causa di morte negli uomini e terza nelle donne. Negli ultimi anni, si sta assistendo ad una significativa evoluzione del percorso diagnostico e terapeutico di questo tumore, dovuta all’identificazione di mutazioni geniche specifiche che consentono di individuare le terapie più appropriate; inoltre, l’immunoterapia lascia intravvedere prospettive fino a pochissimo tempo fa insperate.
    «A dispetto dei numeri e della sua gravità, fino a pochi anni fa si conosceva ben poco del carcinoma polmonare e non se ne parlava sui mezzi d’informazione. In una parola, i pazienti erano soli – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus e Salute Uomo Onlus – In questi ultimi anni, però, le cose sono in parte cambiate, grazie alla ricerca e allo sviluppo di terapie innovative e mirate, con un miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita di questi pazienti. È cominciata un’epoca diversa, caratterizzata da un nuovo racconto di questo grave tumore; una narrazione che parte dall’esperienza personale e dalla convivenza con la malattia che coinvolge tutta la famiglia. Salute Donna e Salute Uomo hanno avvertito l’esigenza di focalizzare l’attenzione su una patologia oncologica che è tutt’ora un territorio in parte inesplorato e con cui è difficile convivere per il paziente e i suoi familiari».
    È nata così In famiglia all’improvviso. Combattiamo insieme il tumore del polmone, la campagna promossa da MSD Italia con il patrocinio di Salute Donna Onlus, Salute Uomo Onlus e WALCE – Women Against Lung Cancer in Europe Onlus. Dopo il successo della omonima web serie, l’iniziativa ora si consolida come narrazione di riferimento sul tumore del polmone evolvendosi in un grande progetto multimediale, in cui, con un audiolibro e dei podcast, la voce è la vera protagonista. Nell’audiolibro in 10 puntate ritroviamo l’aspirante regista Fernardo, l’imprenditore Carlo con la sua famiglia e tutti gli altri personaggi della web serie In famiglia all’improvviso, scritta e diretta da Christian Marazziti.
    E quando si parla di voci, una tra le più conosciute e apprezzate, in Italia, è quella dell’attore e doppiatore Luca Ward, voce narrante dell’audiolibro che, con il suo inconfondibile timbro, introduce i dialoghi e le diverse situazioni, guidando nella scoperta di nuovi punti di vista sul racconto. «Il progetto di audiolibro di In famiglia all’improvviso mi ha coinvolto subito, soprattutto per la storia che ho avuto l’opportunità di raccontare le vicende di Carlo e della sua famiglia, sconvolta dalla comparsa di un tumore al polmone, una difficile battaglia da combattere e una realtà estremamente complessa da affrontare. Un evento doloroso che ci fa comprendere quanto sia davvero importante unirsi e riscoprire i legami reciproci per combattere insieme questa malattia. La sfida maggiore è stata per me quella di raccontare un tema ostico, mantenendomi sempre al confine tra dramma e commedia per rappresentare questo argomento in tutta la sua complessità ma al tempo stesso trasmettere tutte le possibili sfumature che caratterizzano i rapporti famigliari» spiega Ward.
    Oltre all’audiolibro, nei podcast si raccontano le testimonianze di Paoletta, Daniela, Giuseppe, Stefano (narrate da Emanuel Caserio, Andrea Dianetti, Paola Iezzi e Margherita Zanatta). I nuovi contenuti audio sono disponibili sul sito www.infamigliaallimprovviso.it insieme a informazioni sulla patologia e alla web fiction.

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:comunicato stampa© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More

  • in

    Tumori: anticorpo made in Italy contro la leucemia

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 01-06-2021

    L’anticorpo è stato sviluppato a Catanzaro

    © iStock

    Contenuti correlati

    Sanihelp.it – Un nuovo anticorpo monoclonale umanizzato, chiamato ahuUmg1, prodotto da ricercatori dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, è in grado di riconoscere in modo specifico un particolare sottogruppo di leucemia linfoblastica acuta, quella di tipo T, e di attivare la risposta immunitaria dell’organismo per combatterla. 
    Lo studio è stato pubblicato sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer, e l’Università calabrese lo ha portato avanti in collaborazione con il Centro di ricerca Tettamanti di Monza e con altri centri italiani e internazionali. Il lavoro è stato supportato dall’acceleratore di progetti biotech italiani BiovelocITA, dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC), dalla Fondazione Alessandro Maria Zancan Onlus GrandeAle Onlus e da Transcan-2 Fondazione regionale per la ricerca biomedica.
    «Diversi anni fa, nei nostri laboratori – spiega Pierfrancesco Tassone, responsabile dell’Unità di Oncologia medica traslazionale dell’università di Catanzaro – abbiamo scoperto un nuovo bersaglio antigenico specificamente espresso da cellule di leucemia acuta di tipo T (T-All), e su di esso abbiamo generato un nuovo anticorpo monoclonale umanizzato e un suo derivato ingegnerizzato bi-specifico, chiamato Bispecific T Cell Engager (Btce), capace di attivare una potente risposta immunitaria citotossica. È un nuovo agente terapeutico molto promettente per il trattamento di leucemie pediatriche e dell’adulto del tipo T, meritevole di sviluppo clinico a tempi brevi».
    La leucemia linfoblastica acuta è il tumore più frequentemente riscontrato in età pediatrica, che costituisce in questa fascia di età l’80% delle leucemie e circa il 25% di tutti i tumori diagnosticati tra 0 e 14 anni. La massima incidenza si registra tra i 2 e i 5 anni, per poi calare con l’aumentare dell’età.

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Pharmakronos© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.

    VOTA:

    3.5 stars / 5 More