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    Chirurgia contro l'endometriosi per Giorgia Soleri

    Ginecologia

    di Valeria GhittiPubblicato il: 24-08-2021

    La modella e influencer, che sui social ha raccontato la propria storia di dolore cronico e ritardo diagnostico, è stata sottoposta a un intervento contro l’endometriosi.

    © Instagram

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    Sanihelp.it – «Ho aspettato tanto questo momento». Comincia così il post su Instagram che Giorgia Soleri ha pubblicato lo scorso 19 agosto, corredato da un’immagine che dice molto: il suo braccio con, al polso, il braccialetto identificativo dell’ospedale.
    Così la modella e influencer, nota ai più per essere la fidanzata di Damiano dei Måneskin, ha fatto sapere di essersi finalmente operata per risolvere uno dei problemi che la attanaglia da tempo: l’endometriosi. «Il 21 Marzo 2021 è il giorno in cui è arrivata la diagnosi di endometriosi e adenomiosi. In realtà, come per la maggior parte delle persone affette da queste malattie, io lo sapevo già. Lo sapevo quando a 14 anni sono svenuta a scuola per i dolori mestruali e sono stata quasi obbligata a iniziare la pillola anticoncezionale. Lo sapevo quando ogni mese le mestruazioni mi incatenavano al letto e mi facevano rimettere fino a non avere più forze. Lo sapevo quando a 21 anni mi sono rivolta a un importante centro specializzato e sono stata mandata via senza una diagnosi, trattata come se fossi ipocondriaca e bugiarda. Lo sapevo anche quando è arrivato il referto dopo 20 giorni dalla risonanza magnetica. Lo sapevo e basta» ha spiegato.
    Più volte in questi mesi la venticinquenne ha utilizzato i social per raccontare la propria storia, «fatta di dolore cronico e ritardo diagnostico, tra vulvodinia, ipertono pelvico, endometriosi e adenomiosi». Una scelta fatta non solo per ragioni personali ma anche per sensibilizzare, «perché la mia storia è la storia di molte persone, e ci siamo stancate di essere considerate invisibili».
    E l’intervento non poteva che essere celebrato come una vittoria: «e non perché voglia usare quella retorica guerresca che tanto odio dove la malattia è una battaglia da affrontare e il malato un guerriero con addosso la responsabilità della proprio guarigione. No, affatto» chiarisce la diretta interessata. «È una vittoria perché da domani avrò la possibilità di conoscere un corpo nuovo, che non ho mai avuto la possibilità di vivere: un corpo senza dolori. L’endometriosi fa parte di me da talmente tanto tempo che non so più nemmeno cosa sia mio e cosa sia suo. Questa operazione è una vittoria perché, da domani, potrò provare a riprendermi una vita che mi appartiene e che per troppo tempo non ho vissuto: la mia».

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    Il caffè alleato di Valentina Giacinti

    Sport

    di Valeria GhittiPubblicato il: 17-08-2021

    Un recente studio conferma l’effetto positivo del caffè, grazie alla presenza di caffeina, sulle prestazioni atletiche. Lo sa anche la bomber della Nazionale di calcio, testimonial del Consorzio Promozione Caffè.

    © iStock

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    Sanihelp.it – Secondo i risultati emersi da un’ampia meta-analisi di 21 studi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, la caffeina può apportare molteplici benefici a livello sportivo. In particolare, può migliorare la resistenza muscolare e sembrerebbe avere un effetto positivo maggiore sulle attività aerobiche rispetto a quelle anaerobiche.
     «Quando si parla di caffè e della caffeina, i risultati sono chiari in relazione agli sportivi: la caffeina può contribuire a migliorare le prestazioni. Molti studi dimostrano che gli atleti che consumano caffeina prima di una gara o di un evento sportivo sono in grado di andare più veloci, durare più a lungo e recuperare più rapidamente rispetto a chi non ha questa spinta in più. Ciò vale soprattutto nelle attività di resistenza, come la corsa a lunga distanza» ha commentato il dottor J.W. Langer, esperto in nutrizione e docente di farmacologia medica presso l’Università di Copenaghen.
    L’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) ricorda, inoltre, come diversi studi, tra cui uno concentrato sugli esercizi di resistenza e sul salto e uno focalizzato su una cronometro ciclistica di 5 km, hanno evidenziato come la caffeina apporti miglioramenti nell’attività sportiva sia nei consumatori abituali, sia in quelli sporadici. Un’assunzione bassa o moderata di caffeina prima o durante l’esercizio può aiutare a migliorare alcune funzioni cognitive fondamentali nello sport, in particolare i livelli di energia, l’umore, i tempi di reazione e la memoria. Una ricerca ha inoltre dimostrato che bere una tazza di caffè prima di una corsa di 1,6 km può migliorare i tempi nei corridori maschi fino al 2%. Gli atleti che avevano bevuto del caffè con caffeina, infatti, hanno corso circa 4 secondi più velocemente rispetto a chi aveva assunto caffè decaffeinato, staccando invece di 5 secondi chi aveva consumato il placebo.
    Questa bevanda pare inoltre essere un alleato nel calcio: la caffeina, assunta dai 5 ai 60 minuti prima dell’allenamento, potrebbe produrre importanti benefici nei calciatori, in particolare nel salto, nello sprint e nella distanza, così come migliorare il tempo di esaurimento, l’altezza del salto in contro movimento e la percezione dello sforzo. Il condizionale è d’obbligo poiché secondo un’altra ricerca non risultano particolari giovamenti per i calciatori dall’assunzione di caffeina, segno che bisogna continuare a studiare il rapporto tra caffè e sport. 
    Intanto però Valentina Giacinti, bomber della Nazionale di Calcio e capitano del Milan Femminile, ammette di non rinunciare mai a un buon caffè prima di scendere in campo: «Amo il caffè, il suo aroma per me significa famiglia e ritualità. Un piacere irrinunciabile che, come molti sportivi sanno, può dare grandi benefici grazie all’effetto positivo della caffeina. Per questo prima di ogni partita non posso fare a meno di un buon espresso, una vera e propria routine costante. Per me è fondamentale per essere al massimo delle mie energie e dare il meglio in campo» ha dichiarato la sportiva, testimonial del Consorzio Promozione Caffè.

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    Leucemia, al San Raffaele nuova strategia per combatterla

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 17-08-2021

    Al centro dello studio il sistema immunitario dell’organismo

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    Sanihelp.it – Il team di ricercatori, coordinato da Giulia Casorati, responsabile dell’Unità di Immunologia sperimentale dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, ha ingegnerizzato in laboratorio delle specifiche cellule immunitarie prelevate da donatori sani. Queste cellule, linfociti T, sono state geneticamente modificate con un recettore, chiamato Tcr, in grado di riconoscere la molecola CD1c, presente sulla superficie cellulare e associata a un particolare antigene lipidico (mLPA), sovra-espresso nelle cellule maligne.Il complesso formato da CD1c con mLPA, una sorta di meccanismo chiave-serratura, è identico in tutte le persone, e il Tcr identificato è universale, cioè in grado di riconoscere le cellule tumorali di ogni paziente, senza barriere di istocompatibilità tra donatore e ricevente.Il test è stato eseguito su modelli sperimentali di leucemia acuta e i risultati, che sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications, dimostrano come i linfociti T, modificati per esprimere il Trc universale, ritardino in modo significativo la progressione della malattia, senza tuttavia aggredire i tessuti sani dell’ospite.«Ora stiamo approfondendo alcuni aspetti importanti che miglioreranno la sicurezza e l’efficacia di questa tecnica» – ha spiegato Giulia Casorati, coordinatrice dello studio – «Speriamo di essere in grado di definire una nuova strategia immunoterapeutica alternativa che possa andare a complementare quelle già esistenti, per ampliare le opzioni da offrire ai pazienti che vanno incontro a recidive».

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    I rimedi anti caldo per la pelle

    Trattamenti naturali

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 17-08-2021

    Come ridurre la sensazione di calore, e gestire anche la sudorazione, senza l’uso di sostanze chimiche

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    Sanihelp.it – Il caldo può davvero mettere a dura prova tutto il corpo.
    Uno dei mezzi attraverso i quali il nostro fisico cerca di ridurre la temperatura interna è la pelle, in quanto organo maggiormente esteso.
    Aiutare la pelle a sopportare ancora di più il caldo può essere davvero un’ottima strategia, e farlo con sistemi naturali è fondamentale per evitare gli effetti collaterali.
    Ecco, quindi, alcuni consigli per evitare il caldo passando dalla pelle.
    Le acque rinfrescanti
    L’acqua è uno dei sistemi che il nostro corpo utilizza per rinfrescarsi. Se assumiamo acqua a sufficienza, questa potrà servire per la sudorazione.
    Ma potremo anche applicare delle acque rinfrescanti a livello esterno, così da avere una doppia efficacia.
    Si potranno realizzare delle acque rinfrescanti sia con le erbe sia con gli oli essenziali.
    Ottima sarà l’acqua con aggiunta di olio essenziale di menta. Si metteranno un paio di gocce di olio in uno spruzzino da almeno 250 ml di acqua. Si agiterà il tutto e si potrà nebulizzare sul corpo, soprattutto in corrispondenza dei polsi, del collo e dei piedi.
    Si potrà anche realizzare un infuso a base di menta mettendo due cucchiai di menta in un pentolino d’acqua. Si farà bollire per qualche minuto e si filtrerà. Poi, una volta fatto raffreddare si potrà nebulizzare sul corpo.
    Le polveri assorbenti
    Il sudore è sicuramente uno strumento essenziale per la nostra sopravvivenza, ma può risultare fastidioso.
    Per questo si potranno realizzare delle polveri assorbenti in grado di rinfrescare anche il corpo.
    La base sarà costituita da amido o polvere di riso. Si aggiungeranno, poi, tre o quattro gocce di olio essenziale di menta piperita. Si mescolerà il tutto e si potrà usare questa polvere in tutte le aree soggette non solo alla sudorazione, ma agli arrossamenti.

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    Tumori rari: timoma e carcinoma del timo

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 10-08-2021

    Il carcinoma del timo è una forma di neoplasia epiteliale del timo caratterizzata da un elevato potenziale maligno

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    Sanihelp.it – Il timo è una ghiandola linfatica situata nella parte alta del torace, dietro lo sterno.Prima della nascita e durante l’infanzia il timo produce i linfociti, globuli bianchi che aiutano l’organismo a combattere le infezioni. Nel timo avviene la maturazione dei linfociti T, che poi si riversano nel circolo sanguigno e migrano fino alle ghiandole linfatiche e alla milza.Il compito di questa ghiandola è quindi quello di garantire le difese immunitarie dell’organismo.Il timoma è un tumore che origina dalle cellule che rivestono la parte interna del timo, raro negli adulti tra i 40 e i 70 anni e ancora più raro nei bambini.Le cellule tumorali del timoma crescono lentamente e di solito il tumore è incapsulato, quindi si diffonde raramente ad altre parti del corpo, a differenza del carcinoma del timo, le cui cellule crescono più rapidamente e tendono a diffondersi dando metastasi.La diagnosi è resa difficoltosa dal fatto che circa il 30-40% dei pazienti è asintomatico e i sintomi, quando presenti, sono comuni ad altre patologie:tosse persistentedolore toracicodifficoltà di respiroastenia e debolezza muscolarefrequenti infezioniMentre il timoma può essere associato con altre patologie, come lupus eritematoso sistemico, tiroiditi, anemia aplastica, miastenia grave, il carcinoma timico è raramente collegato con altre malattie.La chirurgia è il trattamento di elezione, spesso l’unico per pazienti diagnosticati a uno stadio precoce.Se la neoplasia è a uno stadio più avanzato si ricorre alla radioterapia e alla chemioterapia, con cisplatino o carboplatino.Per quanto riguarda la prevenzione, non essendo note le cause dei tumori del timo, non è possibile adottare comportamenti preventivi.

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    Punture di zanzara, tutti i rimedi naturali

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 10-08-2021

    Come ridurre fin da subito prurito, gonfiore e fastidio senza ricorrere a sostanze chimiche e senza creare ulteriori infiammazioni

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    Sanihelp.it – Le zanzare sono le compagne delle estati italiane, e non solo. È davvero difficile non venire mai morsi, e per questo può risultare utile avere a portata di mano una serie di rimedi naturali grazie ai quali affrontare le punture di zanzara senza l’uso di sostanze chimiche.
    Ecco, quindi, i rimedi naturali per i morsi di zanzara.
    Buccia di Banana
    La Buccia di banana è un ottimo rimedio per ridurre il gonfiore ma anche il prurito, conseguenti la puntura di zanzara. Basterà strofinare la buccia, a livello della parte interna, sulla puntura fin dalla sua prima comparsa per sentirne subito i benefici.
    Miele
    Il miele è un altro ottimo aiuto contro le punture di zanzara. Si applicherà poco miele in corrispondenza della puntura e si coprirà la parte. Si lascerà in posa per circa trenta minuti prima di risciacquare.
    Succo di limone
    Il succo di limone consente di ridurre fin da subito il prurito e il gonfiore. Si potrà passare direttamente una fettina di limone sul morso per sentirne i benefici e far durare molto meno il decorso del pizzico.
    Acqua e sale
    L’acqua, con l’aggiunta di sale, aiuterà a trovare fin da subito sollievo al prurito. Si immergerà la parte per qualche minuto, oppure si applicherà acqua e sale direttamente sulla pelle.
    Aloe vera
    Infine, anche l’aloe vera è un ottimo rimedio contro le punture di zanzara. Si applicherà una puntina di Gel di Aloe direttamente sulla parte per ridurre notevolmente il prurito e il gonfiore.

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    Tumori: studio sul medulloblastoma apre nuove speranze

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 03-08-2021

    Il medulloblastoma è il tumore cerebrale più frequente nei bambini

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    Sanihelp.it – Il medulloblastoma è un tumore embrionale del sistema nervoso centrale, che si forma nel cervelletto, struttura localizzata alla base del cervello, responsabile tra l’altro della coordinazione dei movimenti.In Italia sono colpiti circa 7 bambini su un milione, in particolare sono più a rischio i bimbi affetti da alcune malattie genetiche.I sintomi sono diversi, spesso comuni ad altre malattie meno gravi: mal di testa, nausea, vomito, difficoltà a camminare e a coordinare i movimenti di braccia e gambe. Questi tumori tendono a crescere velocemente, diffondendosi nel sistema nervoso centrale e formando metastasi.Il tasso di sopravvivenza globale è dell’80% per i pazienti a rischio standard, ma scende purtroppo al 30-60% per quelli ad alto rischio.La terapia del medulloblastoma è chirurgica, seguita da radioterapia e chemioterapia.Sono però presenti delle cellule staminali cancerose, resistenti alla chemio e alla radioterapia, che possono diffondersi nel midollo spinale.Una ricerca dell’Ospedale Bambino Gesù, in collaborazione con le Università di Tor Vergata, Sapienza e di Trento ha scoperto il meccanismo che scatena la forma più aggressiva di questa malattia e ha individuato due farmaci potenzialmente in grado di bloccare la crescita del cancro e la sua capacità di produrre metastasi.La ricerca, sostenuta da Airc, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, è pubblicata sulla rivista scientifica Acta Neuropathologica.«Molti bambini presentano già metastasi al momento della diagnosi, rendendo imprescindibile lo sviluppo di terapie più efficaci» spiega Francesco Cecconi, ricercatore del Bambino Gesù e professore ordinario all’Università di Roma Tor Vergata «per i pazienti con medulloblastoma di Gruppo 3, la forma a più alto rischio di morte, che hanno una prognosi spesso infausta, c’è un urgente bisogno di integrare nuove possibilità di trattamento e, ovviamente se confermati nell’applicazione clinica, i nostri risultati potrebbero portare a una terapia personalizzata di questa forma aggressiva di tumore cerebrale».

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    Vanessa Ferrari testimonial di Passione Accesa

    Malattie infiammatorie croniche

    di Valeria GhittiPubblicato il: 03-08-2021

    Fresca di medaglia d’argento olimpico, è tra gli atleti che supportano la campagna di sensibilizzazione a sostegno dei pazienti con psoriasi, artrite psoriasica e artrite reumatoide. Iniziativa che prosegue anche d’estate.

    © www.passioneaccesa.it

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    Sanihelp.it – Vanessa Ferrari, la farfalla cannibale, festeggia oggi la medaglia d’argento olimpica nella ginnastica artistica, conquistata a 30 anni, dopo anche per essere stata capace di superare, nel corso della carriera, non pochi infortuni gravi, dai quali è sempre stata in grado di riprendersi dando prova di una formidabile resilienza. «È proprio la resilienza la qualità di cui devono dare prova le persone affette da una malattia infiammatoria, allenate a cadere e rialzarsi con grande forza di volontà, per tenere sotto controllo una malattia che è cronica», sottolinea Silvia Tonolo, Presidente ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici.
    Ecco perché Vanessa è una dei campioni scelti come testimonial di Passione Accesa la campagna di sensibilizzazione sostenuta dalle associazioni di pazienti e società scientifiche di riferimento per le malattie infiammatorie croniche (Apmarr, Anmar, Apiafco, Adoi, CReI e Sifo), che vuole aiutare i paziente a superare le difficoltà, fisiche e psicologiche, allenando  la determinazione, la costanza e la responsabilità, tutti requisiti fondamentali anche nella vita degli atleti.
    Parliamo in particolare di psoriasi, artrite psoriasica e artrite reumatoide: malattie infiammatorie croniche, spesso invalidanti, che possono limitare i gesti più semplici e che hanno importanti riflessi anche a livello psicologico. Dove trovare la determinazione per alimentare ogni giorno una passione che non si deve mai spegnere, se si vuole arrivare al traguardo? E dove recuperare quella che serve per reagire a una condizione non voluta, ma con la quale bisogna convivere? Sono domande speculari, rivolte a campioni dello sport e a pazienti con malattie infiammatorie croniche.
    Da queste analogie tra la tensione al risultato tipica degli sportivi e l’aspirazione alla normalità dei pazienti è nata l’iniziativa, incentrata sulle storie e il vissuto dei pazienti, raccontati attraverso la pagina Instagram @Amgenpassioneepersone e il sito www.passioneaccesa.it, in una sorta di gemellaggio con il percorso di vita sportiva di alcuni campioni sportivi. Oltre a Vanessa sono coinvolti  Massimiliano Rosolino, oro nel nuoto a Sidney e Antonella Canevaro, atleta paralimpica di equitazione. Atleti e pazienti si confrontano e condividono le proprie storie: percorsi apparentemente differenti ma accomunati dalla tenacia con cui ciascuno affronta le difficoltà fisiche e psicologiche quotidiane.
    La campagna non si interrompe in estate, perché questa stagione può essere realmente bella per coloro che sono affetti da malattie infiammatorie croniche: sole, mare e nuoto, insieme all’alimentazione più leggera tipica dei mesi estivi, sono tutti fattori in grado di contribuire in modo significativo al miglioramento delle condizioni di salute e al benessere dei pazienti. E proprio la consapevolezza che l’estate sia in grado di offrire importanti benefici può aiutare a vivere con maggiore naturalezza e serenità la stagione del sole e dei bagni che, molto spesso, è invece fonte di difficoltà emotive.

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