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    Linfoma mantellare: AIFA approva terapia Car-T

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 22-03-2022

    Una nuova terapia è stata approvata in Italia per questo tipo di tumore

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    Sanihelp.it – Si chiama KTE-X19 il primo trattamento autorizzato per il linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario. Si tratta di una immunoterapia cellulare basata sull’utilizzo di cellule Car-T, cellule in grado di riconoscere e legare un antigene espresso sulle cellule tumorali. Le Car-T sono una terapia innovativa in campo oncoematologico basata sui linfociti T, globuli bianchi responsabili della difesa immunitaria dell’organismo. Come funzionano? Al paziente viene prelevato il sangue, dal quale si separano i linfociti T dal resto delle cellule sanguigne e dal plasma, con una tecnica detta aferesi. Vengono così raccolti i linfociti del paziente, che vengono inviati al laboratorio dove subiscono un processo di modificazione genetica, che consiste nell’inserimento nei linfociti del recettore CAR (Chimeric Antigen Receptor) in grado di riconoscere le cellule tumorali. Dopo 3-4 settimane i linfociti Car-T possono essere infusi nel sangue del paziente con l’obiettivo di attaccare e distruggere le cellule tumorali.
    L’autorizzazione di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) si basa sui dati di uno studio chiamato Zuma-2, condotto in Europa e negli Stati Uniti, su pazienti adulti con la malattia e già trattati in precedenza con almeno due linee di terapia sistemica. Il linfoma mantellare è un tipo di linfoma non Hodgkin a cellule B piuttosto aggressivo, che ha spesso una prognosi sfavorevole. Colpisce maggiormente le persone adulte di età media di 65 anni ed è più frequente nel sesso maschile.
    «La disponibilità di questa prima terapia cellulare per il linfoma mantellare recidivante o refrattario fornisce un’opzione importante per i pazienti» spiega Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Milano. «Al momento le opzioni di trattamento per questi pazienti, la cui malattia progredisce dopo le terapie iniziali, sono pressoché nulle. Esiste quindi una sentita necessità di nuove opzioni terapeutiche. Gli elevati tassi di risposta osservati supportano il potenziale di KTE-X19 come terapia efficace per le persone affette da linfoma mantellare recidivato o refrattario, con un profilo di sicurezza gestibile».

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    Patrizio Rispo ha scoperto di avere un tumore da testimonial

    Oncologia

    di Valeria GhittiPubblicato il: 15-03-2022

    L’attore è stata da poco operato per due tumori alla prostata che gli sono stati diagnosticati dopo che era stato invitato a diventare testimonial per la prevenzione.

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    Sanihelp.it – Le campagne di prevenzione servono: ai cittadini che vengono sensibilizzati a sottoporsi a controlli di routine, ma anche ai testimonial. Ne sa qualcosa Patrizio Rispo, noto al grande pubblico per il ruolo di Raffaele Giordano, il portiere di Palazzo Palladini in Un posto al sole.
    L’attore partenopeo, infatti, chiamato alcuni anni fa dall’urologo Vincenzo Mirone come testimonial per girare uno spot sulla prevenzione del tumore alla prostata e invitato a sottoporsi a un controllo, ha scoperto di avere un tumore. È stato lui stesso a rivelarlo nei giorni scorsi in una intervista concessa al quotidiano Il Mattino.
    La diagnosi risale al 2016 e in quell’anno Rispo avrebbe anche dovuto essere operato, ma venne a mancare la corrente elettrica in ospedale e l’intervento chirurgico saltò. L’attore scelse quindi di aspettare, in vigile attesa, eseguendo controlli ogni sei mesi, fino ad oggi: da poche settimane è infatti stato operato all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, con una nuova tecnologia non invasiva a ultrasuoni focalizzati: «Con il senno di poi, posso definirlo un miracolo. L’intervento nel 2016 sarebbe stato invasivo; con il trattamento di eccellenza, possibile grazie questa apparecchiatura, non ho avuto alcun tipo di conseguenze. Ma, sottoponendomi regolarmente agli accertamenti, non ho lasciato niente al caso» ha raccontato nell’intervista.
    Prima è passato da testimonial a paziente, ma subito è tornato a sensibilizzare: « Io non faccio altro che sostenere campagne di prevenzione perché sono l’unica grande difesa dalle malattie, come dimostra quel che è successo a me. Ma la prima medicina è nella testa. Serve un atteggiamento positivo, combattivo. Oggi, in un modo o nell’altro, si risolvono patologie che fino a poco tempo fa sono state motivo di terrore. Lo ripeto a tutti quelli che incontro, e li invito a fare i controlli, ad aderire agli screening».

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    Il tumore della cistifellea: sintomi e terapia

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 15-03-2022

    Si tratta di una forma tumorale più frequente nelle donne

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    Sanihelp.it – La cistifellea, o colecisti, è un piccolo organo a forma di sacca posto subito sotto il fegato, il cui compito è quello di immagazzinare la bile, liquido di colore giallo-verdastro prodotto dal fegato, che serve per facilitare la digestione e l’assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili e per neutralizzare l’acidità del chimo che proviene dallo stomaco. Durante il digiuno la bile viene accumulata per poi essere riversata nel tratto iniziale dell’intestino tenue dopo i pasti. 
    I tumori della cistifellea originano in genere dalle ghiandole che si trovano nella mucosa interna dell’organo e si distinguono in adenocarcinomi non papillari, che rappresentano la maggior parte dei tumori della colecisti, e adenocarcinomi papillari. Sono più diffusi nelle donne con un’età media di circa 65 anni. I sintomi più frequenti sono comuni anche ad altre patologie, per cui non raramente la diagnosi viene ritardata, e sono nausea e vomito, dolore nella parte destra in alto dell’addome e ingrossamento della colecisti. Sintomo invece classico è la comparsa di ittero, cioè un colorito giallo della pelle e degli occhi, a volte con prurito. Altri sintomi, meno frequenti, sono inappetenza, perdita di peso e gonfiore addominale. Tra i fattori di rischio ricordiamo la presenza di calcoli biliari, l’obesità, infezioni da virus dell’epatite B o C, famigliarità per questo tipo di tumore.
    I primi esami da fare sono quelli del sangue, per valutare il dosaggio degli enzimi epatici come le transaminasi, le gamma-GT e la fosfatasi alcalina, oltre alla ricerca dei marker tumorali. In seguito, si possono eseguire una ecografia addominale, una TAC e una risonanza magnetica, oltre a esami più specifici. La terapia dipende dallo stadio a cui è giunto il tumore, e potrà essere chirurgica e/o chemioterapica o radioterapica.

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    Funghi Maitake, un toccasana per diabete e fertilità

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 15-03-2022

    Come utilizzarli per migliorare il proprio stato di salute, combattere il colesterolo e rinforzare il sistema immunitario

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    Sanihelp.it – L’uso dei funghi a livello medicinale è molto noto, soprattutto nella Medicina tradizionale Cinese.
    Esistono moltissime varietà di funghi utilizzati a tale scopo, ma negli ultimi anni se ne stanno scoprendo di nuove, soprattutto in relazione ai loro effetti positivi sulla salute e sulla prevenzione di alcune malattie.
    Questo è accaduto anche per i funghi maitake.
    Questi funghi, che si possono utilizzare sia nelle ricette sia come medicinale, sono molto buoni, ma ancora difficili da reperire. Per questo bisognerà rifornirsi da erboristi e negozi di alimentazione naturale che abbiano effettivamente a disposizione i Maitake, e non altre varietà simili.
    Ma quali sono i benefici che derivano dall’uso di questi funghi?
    Si inizia dalla possibilità di ridurre e bilanciare gli zuccheri nel sangue. Questi funghi, infatti, consentono di evitare i picchi glicemici e di mantenere costante la quantità di insulina presente nel sangue. Una recente ricerca pubblicata sull’International Journal of Cancer ha mostrato come alcuni estratti che derivano da questi funghi possono essere in grado di fermare la crescita dei tumori. Questa è un’ottima notizia, sia per chi voglia consumare i funghi tal quali, sia per l’utilizzo del loro estratto.
    Come accade per altri funghi simili, anche i Maitake consentono di controllare la quantità di colesterolo, riducendola ed evitando che le placche si depositino a livello delle arterie. Questo soprattutto nel caso in cui si assumano i funghi sotto forma di estratti.
    Allo stesso modo, la presenza di beta glucano nei funghi consentirebbe di aumentare le difese immunitarie e di portare, quindi, il corpo ad avere maggiore resistenza alle infezioni. Infine, secondo uno studio del 2010, i Maitake sarebbero in grado di promuovere la fertilità, anche in donne che abbiano problemi come la policistosi ovarica.
    In particolare, nello studio è stato dimostrato come questi funghi possano aiutare ad indurre l’ovulazione naturale nelle donne con problemi di fertilità. Ecco che, quindi, sempre sotto controllo medico sarà possibile iniziare a consumare questi funghi, controllando di non essere allergici.

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    Roberto Valbuzzi cucina per chi soffre di MICI

    Iniziative

    di Valeria GhittiPubblicato il: 08-03-2022

    Lo chef, protagonista di Cortesie per gli ospiti, è tra i testimonial della campagna di sensibilizzazione sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Per l’occasione ha realizzato ricette ad hoc.

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    Sanihelp.it – In Italia ci sono circa 250 mila persone che soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (MICI), patologie, che includono malattia di Crohn e colite ulcerosa e che tendono a manifestarsi tra i 15 e i 40 anni, con un forte impatto negativo sulla qualità della vita, a livello emotivo, sociale e lavorativo.
    Fortunatamente «grazie alla crescente disponibilità di terapie efficaci per il trattamento delle MICI, una elevata proporzione di pazienti riesce oggi a raggiungere la remissione clinica, condizione associata al ritorno ad una normale qualità di vita» spiega Flavio Caprioli, Segretario Generale IG-IB (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease).
    Per favorire l’informazione e la sensibilizzazione su queste malattie ha preso il via la campagna Fatti più in là – Allontaniamo insieme Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa promossa da Janssen Italia in collaborazione con AMICI Onlus e Ig-IBD. L’iniziativa, attraverso la condivisione di storie e esperienze sul sito www.mici360.it e sulle relative pagine Facebook e Instagram (dove è possibile approfondire anche la conoscenza di queste patologie), vuole offrire sostegno ai pazienti e ai caregiver che ogni giorno si trovano ad affrontare queste malattie dal forte impatto psicologico.
    Tra i testimonial – influencer chiamati a sensibilizzare le proprie community e a incoraggiare chi ne soffre a condividere la propria esperienza –  c’è anche Roberto Valbuzzi, chef  noto per essere tra i protagonisti di Cortesie per gli ospiti. Forte del suo ruolo ha realizzato per la campagna e diffuso sui propri canali alcune ricette, ideate in collaborazione con gli esperti, dedicate a chi soffre di MICI: « Soffrire di queste patologie non preclude la possibilità di godere del piacere di sedersi a tavola e gustare un buon piatto, con le giuste raccomandazioni del caso. Una buona alimentazione fa sì che le persone si sentano più a loro agio sia con sé stessi che con gli altri» ha spiegato. «Sui miei canali hanno riscosso un grande successo le ricette create per la campagna, pensate soprattutto per portare un pizzico di novità o per così dire di spezza routine che chi soffre di tali patologie spesso ricerca nel cibo».

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    Tumori: uno studio contro la cachessia

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 08-03-2022

    Perdita di peso, inappetenza, debolezza e altri sintomi: questa è la cachessia

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    Sanihelp.it – La cachessia è una sindrome metabolica complessa che non riguarda solo il cancro, anche se principalmente colpisce persone affette da tumore in stadio avanzato, ma anche altre malattie croniche come il diabete, l’insufficienza renale cronica, l’AIDS, la broncopneumopatia cronica. Uno studio, pubblicato sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle, coordinato dall’Istituto Veneto di Medicina Molecolare e dall’Università di Padova, ha ricostruito il meccanismo molecolare alla base della cachessia.
    La cachessia colpisce oltre il 70% dei pazienti con cancro e circa il 20% di loro muore per le conseguenze della malnutrizione.
    Secondo gli scienziati «nonostante la sua importanza clinica e l’impatto sui pazienti, la fisiopatologia dell’atrofia muscolare associata alla cachessia è ancora poco conosciuta». Si sono così concentrati su un meccanismo molecolare che agisce come modulatore della sintesi delle proteine. Quando questo meccanismo è attivo, promuove la crescita delle fibre muscolari, ma nelle persone con deperimento muscolare si è rilevato che è meno attivo. In studi compiuti su animali da laboratorio si è osservato che riattivare questo meccanismo porta a una ripresa della forza e della massa muscolare. Sembra, ma non è ancora certo, che l’attività fisica possa essere una delle vie per arrivare a questo risultato. Bert Blaauw, il coordinatore della ricerca, spiega che «avere questa informazione permetterebbe di costruire piani mirati di attività fisica per i pazienti colpiti da cachessia, in modo che debbano fare solo quanto è strettamente necessario per avere un beneficio muscolare».Nel frattempo, però, continuano anche gli studi su trattamenti farmacologici.

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    Radice di Tarassaco, un rimedio versatile per il corpo

    Cure alternative

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 08-03-2022

    Come utilizzare questa parte del famoso vegetale per aiutare a ridurre il colesterolo e combattere altri disturbi

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    Sanihelp.it – Il tarassaco è una pianta davvero molto diffusa in Italia, e si scoprono sempre più utilizzi.
    In questo caso, si tratta dell’uso della sua radice, forse ancora poco conosciuta, ma al centro di diverse ricerche.
    Vediamo, quindi, in che modo poter utilizzare la radice di tarassaco, e quali sono i suoi benefici.
    In primo luogo, la radice di tarassaco, soprattutto se assunta sotto forma di estratto, aiuta a ridurre il colesterono e anche a ridurre la pressione alta.
    Allo stesso tempo, può aiutare a ridurre la quantità di zuccheri nel sangue, portando il corpo a regolare in modo naturale l’insulina.
    E’ un ottimo preparato anche per il suo contenuto in antiossidanti, e proprio per questo è stata studiata allo scopo di comprendere gli effetti sull’invecchiamento, ma anche sulla riduzione del cancro.
    Sembra che, infatti, il contenuto in antiossidanti renda la radice di tarassaco un’ottima candidata per coadiuvare i trattamenti tradizionali contro il cancro.
    Una funzione per la quale il Tarassaco è già molto conosciuto riguarda la sua capacità diuretica. Anche la radice ha queste caratteristiche, e può aiutare a riattivare i reni e la vescica, in modo che questi svolgano correttamente l’azione di eliminazione delle scorie.
    Infine, l’estratto secco di radice di tarassaco è ricco di vitamina K. Questa è poco conosciuta, ma aiuta non solo a contrastare l’azione tossica degli integratori di vitamina D3, spesso assunti dalle donne in menopausa, ma anche a fissare il calcio nelle ossa, combattendo in modo efficace l’osteoporosi.
    Per assumere l’estratto di radice di tarassaco ci si dovrà rivolgere al proprio erborista. Insieme al medico, questo professionista si potrà occupare di trovare il dosaggio più adeguato basandosi sulla storia clinica del paziente e anche sulle eventuali medicine già assunte.
    Infatti, non dovrebbe essere assunto da chi assuma già diuretici e altri medicinali che agiscono sulla funzione dei reni e della vescica.

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    Nuova arma contro il tumore ai polmoni

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 01-03-2022

    L’Agenzia Europea dei Farmaci ha approvato l’utilizzo di tepotinib per un tipo di tumore al polmone

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    Sanihelp.it – Dal punto di vista clinico si distinguono due tipi principali di tumore del polmone, che insieme rappresentano oltre il 95 per cento di tutte le neoplasie che colpiscono quest’organo: il tumore polmonare a piccole cellule (o microcitoma, categoria di cui fa parte il 10-15 per cento dei casi) e il tumore polmonare non a piccole cellule (il restante 85 per cento circa), che originano entrambi dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari. La causa principale del tumore ai polmoni è il fumo di sigaretta, ma anche l’inquinamento atmosferico o da sostanze chimiche contribuiscono, seppure in piccola parte. I sintomi possono inizialmente passare inosservati, in quanto comuni ad altre patologie: raucedine, tosse, catarro con sangue, dolore al petto, frequenti infezioni respiratorie, debolezza e inappetenza con conseguente perdita di peso.
    La Commissione europea ha dato il via libera all’uso di tepotinib come monoterapia orale con una sola somministrazione al giorno per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule che presenta una particolare mutazione (MET), in stato avanzato, che hanno bisogno di una terapia sistemica dopo un precedente trattamento con immunoterapici o chemioterapici a base di platino. Tepotinib è un inibitore orale di MET e, come spiega Danny Bar-Zohar, Global Head of Development for the Healthcare business di Merck, «ha dimostrato importanti benefici clinici e un buon profilo di sicurezza nel trattamento di questa forma aggressiva di cancro al polmone e ha il potenziale per far progredire il trattamento di questo tipo di tumore».
    Il farmaco era già stato approvato dalla Food and Drug Administration nel febbraio 2021, diventando così il primo e unico inibitore orale di MET approvato negli USA per i pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule metastatico con alterazione MET.
    In Europa il cancro al polmone è la seconda forma tumorale più diffusa e la principale causa di mortalità correlata al cancro.

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