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    11 settembre: venti anni dopo, cinque cose da sapere sulla docuserie

    Per coloro che hanno detto “non dimenticate”, ma anche per chi non c’è piùSono passati vent’anni, e per un’intera generazione le scene rappresentate in “11 settembre: venti anni dopo” non fanno parte del vissuto. Quindi, al di là dell’ambizione di produrre una serie che lasciasse il segno, Bogado e il suo team dovevano raccontare i fatti sapendo di parlare anche a persone per cui quegli eventi non appartenevano ai ricordi. “Si parla di “non dimenticare”, ma c’è un’intera generazione che non era ancora nata”, afferma. “Abbiamo scoperto che molti giovani in effetti non sanno granché sull’11 settembre. Quindi abbiamo capito che avevamo un’opportunità unica per realizzare una serie coinvolgente che contenesse anche messaggi morali sul comportamento umano delle persone. Questa serie racconta l’entità dell’orrore vissuto in quei momenti, ma anche dell’umanità”.

    La serie è stata prodotta in collaborazione con il 9/11 Memorial and Museum, fatto che, insieme all’anniversario che cade quest’anno, e alla portata della serie stessa, ha posto una certa responsabilità sui registi. “È stato anche un privilegio ricevere questo incarico, ma allo stesso tempo è importante non farsi sopraffare dalla pressione”, racconta Bogado. “Una volta che hai promesso [a un intervistato] che farai del tuo meglio per raccontare i fatti e come sono stati vissuti, hai preso un impegno. Ti senti in dovere nei confronti di queste persone, che hanno fatto la propria parte, hanno accettato di rivivere il giorno più brutto della loro vita per raccontartelo. Tutti noi volevamo tenere fede a quell’impegno, per coloro che hanno contribuito e per la generazione successiva”. 

    I sopravvissuti non possono semplicemente “superarlo”

    Chi sono quelli che hanno contribuito? Oltre ai filmati di archivio, le telefonate e frammenti di comunicazioni radio, il filone narrativo principale della serie è costituito da nuove interviste fatte a chi quel giorno era lì – e ha avuto vent’anni per riflettere su quell’esperienza. Ed è stato chiaro fin da subito che rivivere quei momenti ha prodotto reazioni molto diverse tra gli intervistati. 

    “Siamo entrati in contatto con realtà molto diverse, da chi ci ha detto ‘Io non ho subito nessuna conseguenza, non sono un tipo di persona predisposta al disturbo da stress post-traumatico’, a chi ci ha raccontato che ancora ha difficoltà ad uscire di casa, dopo vent’anni”, afferma Bogado. “Una delle domande che ho iniziato a fare alla fine delle interviste è stata: ‘Ti capita che ti venga suggerito semplicemente di ‘superarlo’?’’, quasi tutti hanno risposto in modo affermativo”. LEGGI TUTTO

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    Il Cacciatore di Dinosauri: Missione Italia, la nuova avventura del paleontologo e National Geographic Explorer Federico Fanti

    Una missione straordinaria in ItaliaVicino al mare, nel piccolo borgo di Villaggio del Pescatore (Duino Aurisina, Trieste), si trova un luogo che pochi conoscono dove, nel 1994, furono trovati i resti del più grande dinosauro italiano, Antonio, appartenente a una nuova specie, mai rinvenuta altrove, il Tethyshadros Insularis. E oggi in quello stesso luogo è stato riportato alla luce un nuovo esemplare, Bruno, di cui Federico Fanti ci svela i segreti con l’aiuto del Dott. Flavio Bacchia: “Da nord a sud, il nostro territorio è costellato di indizi che ci portano sulle loro tracce in uno straordinario viaggio nel tempo”, spiega Federico Fanti. Un’avventura che porta il National Geographic Explorer in luoghi dell’Italia di particolare importanza per la paleontologia italiana e non solo.

    IL CACCIATORE DI DINOSAURI: MISSIONE ITALIA, LE IMMAGINI PIÙ EMOZIONANTI LEGGI TUTTO