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    “Grazie ai suoi canali, il Milan parla di sostenibilità a 500 milioni di tifosi”

    La responsabilità sociale è presente da diverso tempo nel mondo del calcio – basti pensare alle campagne contro il razzismo della Uefa e della Fifa – ma si tratta di un percorso che è solo agli inizi. A livello di singole squadre, per esempio, si sta facendo solo ora largo la consapevolezza di quanto si possa fare per contribuire alla creazione di un mondo più giusto e sostenibile. In Italia, fra le società più avanti su questo fronte c’è sicuramente il Milan che, non a caso, ha una proprietà statunitense che si è fatta veicolo di una sensibilità che Oltreoceano è molto più sviluppata che da noi. I rossoneri si sono così dotati di un Csr & sustainability manager, Martino Roghi, e hanno avviato una strategia di ampio respiro per affrontare temi quali la gender equality, la diversity, l’antirazzismo e il rispetto dell’ambiente.

    “Il mondo del calcio può dare un enorme contributo alla diffusione dei temi di sostenibilità, sociale e ambientale – spiega Martino Roghi, Csr & sustainability manager di Ac Milan – Basti pensare che, tramite i suoi canali, il Milan raggiunge ben 500 milioni di persone in tutto il mondo. Il calcio è un vettore potentissimo per riuscire a comunicare determinati temi perché con i tifosi abbiamo un fortissimo legame emotivo”. A semplificare il compito del manager del Milan ci sono i calciatori che si propongono per offrire il proprio contributo, ognuno in base alle sue sensibilità. “C’è chi è più interessato alle tematiche sociali e chi è più attento a quelle ambientali – racconta Roghi – Ogni contributo per noi è importante ed è giusto che ognuno parli di quello che gli sta più a cuore per essere percepiti ancora più credibili e attenti”. 

    Uno dei fronti su cui il Milan sta spingendo di più in questo momento è la promozione del calcio femminile: la squadra femminile riceve lo stesso trattamento di quella maschile. “Abbiamo effettuato investimenti in infrastrutture; offriamo alle ragazze gli stessi servizi, dallo staff alle attrezzature, che diamo agli uomini – prosegue Roghi – Cerchiamo di metterle nelle condizioni migliori per giocare a calcio. Siamo già pronti al passaggio al professionismo che per loro avverrà il prossimo luglio”. Il manager del Milan ricorda come il calcio femminile sia un prodotto che sta riscuotendo un crescente apprezzamento presso il pubblico e come alcune partite abbiano già riscosso un enorme successo: “Settimana scorsa al Clasico femminile, Barcellona-Real Madrid, hanno assistito ben 92mila spettatori”. LEGGI TUTTO

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    La tracciabilità dell’aceto Ponti è tutta racchiusa in un Qr Code

    L’impegno per la sostenibilità di Ponti non è fatto di singole iniziative, ma rientra all’interno di una strategia organica, i cui obiettivi sono delineati all’interno di un piano triennale. Il produttore piemontese di aceti e sottoli ha un approccio così evoluto al tema per il semplice fatto che ha iniziato ad occuparsene ben sette anni fa, dunque con largo anticipo rispetto all’attuale sensibilità sull’argomento. Nel 2021, prima nel settore, è diventata Società Benefit. “Abbiamo deciso di iniziare a rendicontare i nostri sforzi sul fronte della sostenibilità nel 2015 – spiega Lara Ponti, amministratore delegato dell’azienda di famiglia insieme al cugino Giacomo – E a partire dal 2018 ci siamo dati obiettivi ben precisi adottando piani triennali. L’anno scorso abbiamo preparato il secondo, che varrà per il prossimo triennio. Si basa su tre pilastri: il benessere delle persone, la protezione del territorio e la sostenibilità nel ciclo di vita del prodotto”. Già oggi, per esempio, gli stabilimenti di Ponti utilizzano solo energia rinnovabile, ma “stiamo installando i pannelli fotovoltaici per ridurre ulteriormente il nostro impatto sull’ambiente”, precisa l’imprenditrice.

    Operando nel settore agroalimentare gli sforzi dell’azienda, nata a Sizzano in provincia di Novara nel 1787, non potevano però non essere concentrati sulla sostenibilità del prodotto. Un progetto particolare è stato dedicato alla produzione dell’aceto di mele. “Si tratta di una scelta dettata dal fatto che controlliamo tutta la filiera – precisa Ponti – La totalità delle mele che utilizziamo viene infatti dal Piemonte e grazie alla blockchain siamo in grado di tracciare e rendicontare al cliente ogni passaggio della produzione, dall’acquisto dei frutti alla pressatura, fino ad arrivare al prodotto finito. Stiamo dunque lavorando non solo sul nostro impatto ambientale ma anche su quello di tutta la catena dei fornitori”.

    Le mele della stagione 2020/2021 sono state raccolte entro un raggio di 50 chilometri dallo stabilimento di lavorazione di Paesana in provincia di Cuneo. La filiera corta rappresenta un vantaggio per il trasporto e il trattamento del prodotto presso lo stabilimento, dove entro un giorno dall’arrivo vengono trasformate in sidro. Una volta trasformato il sidro in aceto, viene imbottigliato ed etichettato nei quattro acetifici in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Questa dislocazione consente di minimizzare l’impatto ambientale della movimentazione del prodotto finito. “Grazie alla presenza di un Qr Code sulle bottiglie, il consumatore può conoscere tutti questi passaggi ed avere un quadro completo della produzione – spiega l’ad di Ponti – Per noi sicurezza alimentare e sostenibilità significano anche trasparenza e in quest’ottica stiamo collaborando con una giovane startup che sviluppa gli aspetti tecnologici”.

    Un’altra importante misura sul fronte dei prodotti è stata la riduzione del 15% della quantità di plastica di ogni bottiglia di aceto di vino nel formato da 1 litro e l’introduzione dell’utilizzo al 30% di Pet riciclato (Rpet) nelle bottiglie da 1 litro e 0,5 litri. Un cambiamento che riduce di 398 tonnellate l’immissione di Pet vergine sul mercato e una riduzione delle emissioni di 784 tonnellate di CO2.

    Le azioni, mirate al raggiungimento di uno degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, hanno trovato la loro concretizzazione nella campagna “Obiettivo Piatto Pieno” che Ponti, in collaborazione con il Banco Alimentare, ha promosso in questi anni a sostegno delle persone bisognose. L’iniziativa coinvolge i consumatori sui punti vendita e online nella lotta alla povertà alimentare e ha consentito il recupero e la distribuzione di alimenti pari a 500.000 pasti per chi è in difficoltà grazie alle strutture caritative convenzionate.Obiettivo Piatto Pieno nasce dalla sensibilità e dall’impegno che Ponti manifesta da sempre a favore del raggiungimento della sicurezza alimentare e del miglioramento della nutrizione, attraverso il sostegno a organizzazioni impegnate nell’aiuto concreto agli individui più esposti. LEGGI TUTTO

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    Pmi sostenibili in vetrina

    L’obiettivo è far conoscere le iniziative all’insegna della sostenibilità realizzate dalle pmi europee affinché possano essere d’esempio per altre imprese, nella consapevolezza che l’attenzione a temi come la tutela dell’ambiente, il consumo delle risorse naturali e l’inclusione sociale abbia allargato l’orizzonte oltre la dimensione etica per coinvolgere il business stesso delle imprese. Nasce così Sme […] LEGGI TUTTO

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    Latini (Coop): “La Gdo può dare un grande contributo alla tutela dell’ambiente”

    La grande distribuzione riveste un importantissimo ruolo nella tutela dell’ambiente perché può giocare su due tavoli, quello che riguarda direttamente il proprio business e quello che coinvolge le scelte dei propri clienti. Che, come noto, sono milioni. I player della Gdo possono infatti indirizzare i consumatori verso prodotti sostenibili, moltiplicando così il proprio contributo alla tutela delle risorse e del pianeta.

    Questa consapevolezza è ben presente in Coop che, non a caso, ha abbracciato la causa ambientalista da ben tre decenni. Risale infatti all’inizio degli anni Novanta la sua prima campagna per invitare i consumatori a non disperdere i sacchetti di plastica, mentre del 2006 è l’importante premio Coop for Kyoto (il famoso Protocollo è entrato in vigore nel 2005).

    “Tutti possiamo contribuire a salvare il pianeta e la grande distribuzione può a sua volta giocare un ruolo decisivo, a valle nell’indirizzare le scelte dei consumatori e a monte quelle dei propri fornitori – afferma Maura Latini, ceo di Coop Italia – Consapevole del ruolo decisivo che una grande organizzazione di consumatori può avere nel cambiare il modo in cui si produce, si consuma e si smaltisce, la politica ambientale di Coop si fonda su un’ideacircolare del pianeta e dello sfruttamento delle sue risorse”.

    Le iniziative di Coop sul fronte della tutela dell’ambiente sono andate da progetti per la rigenerazione della plastica a quelli volti a favorire l’agricoltura e gli allevamenti sostenibili, passando per il rispetto della biodiversità. Benché di lunga data, la spinta di Coop verso la sostenibilità non ha perso dinamismo col passare del tempo. Anzi si è intensificata. Negli ultimi anni ha sottoscritto il Codice di condotta europea per il settore alimentarepromosso dalla Commissione Ue (2021), mentre nel 2018, unico marchio italiano della grande distribuzione organizzata, ha aderito alla Pledging Campaign comunitaria per la promozione della plastica riciclata.

    “Parliamo di adesioni che poi si traducono in scelte concrete che proponiamo ai nostri soci e clienti come la bottiglia di acqua Monte Cimone in plastica riciclata al 100% – prosegue Latini – Sempre nell’ottica della riduzione dell’impatto ambientale abbiamo tolto alcune molecole chimiche dalle nostre coltivazioni, non usiamo Ogm, non usiamo antibiotici e promuoviamo l’allevamento a terra degli avicoli. Dal 1988 pensiamo a un prodotto a marchio che sia biologico, nel 1995 abbiamo avviato la linea Vivi verde e da anni lavoriamo alla riduzione dell’impatto ambientale dei nostri punti vendita attraverso frigoriferi ad alta efficienza, con fluidi refrigeranti non climalteranti, con l’inserimento lampade a Led e impianti fotovoltaici”. Coop chiede inoltre a molti dei suoi fornitori di sottoscrivere capitolati complessi e a volte anche onerosi che hanno come oggetto l’etica, la sostenibilità e la circolarità dei prodotti.

    “Sappiamo di chiedere uno sforzo ai nostri fornitori e proprio per questo già nel 2006, prima insegna della grande distribuzione italiana, abbiamo pensato a ‘Coop For Kyoto’, il premio che invitava i fornitori di prodotto a marchio a adottare azioni mirate alla riduzione dei consumi energetici in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sancite allora dal Protocollo di Kyoto, prevedendo la collaborazione per la verifica dei dati di Bureau Veritas, organizzazione internazionale che si occupa di certificazione – conclude il ceo di Coop Italia – Un riconoscimento che premiasse quelle aziende che più si erano impegnate sui temi all’epoca definiti ambientali e che oggi chiameremmo di sostenibilità. Negli anni il concetto è diventato sempre più articolato e così le categorie del riconoscimento. Dopo un ampliamento nel 2019, a fine marzo Coop celebrerà l’edizione numero 14 del premio, che nel frattempo ha cambiato nome in Coop for Future per promuovere una accezione di sostenibilità ambientale ancora più ampia”.

    L’edizione del 2022 si terrà il 29 marzo a Milano: in quell’occasione verranno assegnati i cinque premi Coop for Future. Delle oltre 500 imprese fornitrici di prodotto a marchio sono state ben 409 a candidarsi volontariamente compilando questionari; quanto da loro dichiarato è stato poi verificato dall’ente certificatore Bureau Veritas attraverso ispezioni. LEGGI TUTTO

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    La sostenibilità è una strategia

    Più che sulle singole iniziative, il focus sostenibilità per Bonfiglioli è sulla strategia. Un approccio attraverso il quale l’azienda manifatturiera bolognese tiene unito l’impegno per l’ambiente con quello per le persone e le comunità. Con benefici anche sui risultati economici, ricordano dall’azienda. L’ultima novità in tal senso è il raggiungimento di un miliardo di fatturato nell’esercizio 2021, festeggiato devolvendo 2 milioni di euro per supportare azioni che guardano alle persone, alla solidarietà e alla sostenibilità. Tra le altre cose, tutti i dipendenti del gruppo hanno ottenuto un premio straordinario di 500 euro ed è nata la foresta Bonfiglioli, con la decisione di assegnare alberi a ogni filiale del gruppo per un totale di 4.500.

    Piattaforma per le nuove competenze

    Preso atto che la transizione digitale impone competenze del tutto nuove rispetto a quelle rimaste valide per decenni, il gruppo che realizza soluzioni personalizzate per i settori dell’automazione industriale, dei macchinari mobili e dell’energia eolica ha avviato un vasto programma per lo sviluppo delle conoscenze nell’ambito dell’industria 4.0 denominato “Bonfiglioli Digital Re-Training”. Basato sul principio che si impara facendo, questo percorso ha avuto un’evoluzione con la nascita della Bonfiglioli Academy, caratterizzata da una piattaforma di e-learning frutto di un percorso compiuto all’interno del sistema Regione Emilia-Romagna, in partnership con Fav (Fondazione Aldini Valeriani) per il supporto formativo e con la Fiom-Cgil regionale. È stato messo a punto un calendario di corsi personalizzabile e fruibile anche attraverso dispositivi mobili. L’obiettivo è offrire una formazione permanente per gestire le tecnologie, che per definizione sono un ambito in continua evoluzione.

    Eolico ed elettrificazione: le nuove frontiere

    La transizione digitale viaggia in parallelo, e in alcune occasioni si intreccia, con quella ecologica. Punti di contatto si ritrovano anche nelle strategie di Bonfiglioli, attiva tra le altre cose sia nel campo dell’energia eolica (settore nel quale è leader di mercato, con circa una pala su tre a livello globale che monta soluzioni Bonfiglioli e sei stabilimenti con linee dedicate a questi sistemi), sia dell’elettromobilità, l’insieme di soluzioni all’avanguardia destinate ai veicoli elettrici e ibridi, sia commerciali che industriali. A quest’ultimo proposito va segnalato che nel 2021 il gruppo ha ampliato il suo E-mobility Competence Center con l’obiettivo di ampliare e diversificare l’offerta e di accelerare il percorso di transizione verso l’elettrico.

    Un approccio che si declina anche nelle iniziative aziendali, a cominciare dal nuovo stabilimento di Calderara di Reno, a impatto zero e totalmente autonomo nella produzione dell’energia necessaria al suo funzionamento.

    A questo proposito, lo stabilimento di Forlì ha da poco ottenuto la certificazione ISO 50001:2018 “Sistemi di gestione dell’energia”, standard internazionale che specifica i requisiti per creare, attuare, mantenere e migliorare un sistema di gestione dell’energia, aiutando le organizzazioni nel processo di integrazione dell’efficienza energetica in tutte le attività aziendali, compresi i processi produttivi.

    Innovazione nel recycling

    Un’applicazione concreta nell’ambito della tutela ambientale è rappresentata dall’iniziativa condotta con GreenBig, startup francese nel campo dell’economia circolare che ha sviluppato una soluzione per l’economia circolare nata nel nord della Francia che ha sviluppato un nuovo modello economico per il riciclaggio delle bottiglie in Pet con una speciale macchina che si può installare anche in luoghi pubblici come i supermercati. Una volta montata, attiva un ciclo economico sostenibile che risulta conveniente anche per gli utenti, grazie allatecnologia brevettata di compattamento che permette di conservare 3.500 bottiglie in meno di un metro quadro di spazio.

    Il sistema si basa sul concetto di suddividere il Pet per colore, aumentando così il prezzo/t, per poi trasformarlo in flex mediante un trituratore. E proprio su quest’ultimo dispositivo ha lavorato l’azienda italiana, mettendo a punto un prodotto silenzioso e di dimensioni particolarmente contenute. Una dimostrazione di come la collaborazione tra aziende strutturate e startup possa dar vita a soluzioni innovative che combinano esperienza, capitali e idee innovative. LEGGI TUTTO

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    Il valore della sostenibilità nella strategia delle aziende

    Il business, così come qualunque altra attività dell’uomo, non può prescindere dalla sua integrazione con l’ecosistema di cui fa parte. La sempre maggiore interazione delle aziende con ciò che le circonda ha raggiunto livelli che rendono fondamentale la comprensione dei legami tra la performance delle stesse ed i fattori ambientali (Environment), sociali (Social) e di governance in un acronimo ormai molto noto – Esg.

    La relazione fra il valore dell’azienda e le politiche Esg è un tema assai dibattuto ed interessante, non solo per la sua indubbia attualità, ma anche perché chiave nel dibattito circa la sostenibilità degli investimenti connessi ed il ritorno per gli azionisti e per la collettività. Questa relazione varia tra Paesi, settori, economie e contesti istituzionali in connessione al momento sociale, alla struttura normativa ed alle aspettative degli stakeholders.

    Nel contesto sociale odierno, se dal lato della domanda i cittadini sono sempre più consapevoli che le proprie scelte possono influenzare la strategia delle aziende, anche dal lato dell’offerta molti imprenditori e manager hanno raggiunto la piena cognizione che le proprie strategie aziendali hanno in molti casi un impatto significativo in termini di sostenibilità. Emerge dunque l’esigenza di predisporre ed utilizzare strumenti idonei ad analizzare l’efficacia delle iniziative e degli investimenti “sostenibili” nonché la capacità di questi ultimi di incrementare il valore dell’impresa che li effettua.

    In questa prospettiva, EY ha sviluppato modelli proprietari che permettono di effettuare analisi comparate di scenario e determinare impatti a breve e lungo termine di scelte aziendali e strategiche intorno al tema della sustainability.

    L’impegno delle aziende verso obiettivi di sostenibilità, perché sia efficace, richiede infatti anche la maturazione della consapevolezza dei benefici che il loro raggiungimento può comportare. Benefici che, per fungere da incentivi concreti, è più opportuno siano non solo per la collettività ma anche per l’impresa stessa, ai fini del mantenimento o dell’acquisizione di vantaggi competitivi. In sostanza, è auspicabile una concordanza di effetti tra impresa e società nell’intraprendere una direzione “sostenibile”.

    È importante, quindi, determinare se esiste una connessione tra il raggiungimento di obiettivi aziendali di sostenibilità, i risultati finanziari e il valore dell’impresa.

    Esiste un’ampia evidenza empirica che mostra che la performance in termini di sostenibilità è correlata alla performance finanziaria aziendale. Esaminando oltre mille lavori scientifici pubblicati tra il 2015 e il 2020, un recente studio della New York University Stern School of Business uno ha rilevato una relazione positiva tra fattori Esg e performance finanziaria, sia in termini di indicatori di redditività (Return on Equity, Return on Assets), sia in termini di rendimenti per gli investitori. 2 Per esempio, la correlazione è positiva per il 58% degli studi incentrati su parametri operativi come Roe e Roa, con il 13% che mostrano un impatto neutro, il 21% che mostrano risultati contrastanti e solo l’8% che mostrano una relazione negativa.

    Le ragioni che possono spiegare una performance storica migliore delle imprese che “curano” il proprio posizionamento su temi Esg possono essere diverse. Innanzitutto, le iniziative di sostenibilità possono portare a una migliore performance finanziaria grazie a una maggiore crescita delle vendite, attraverso un miglioramento della propria reputazione e alla capacità di catturare un cambiamento delle abitudini di consumo, e alla riduzione dei costi relativi all’uso di energia o acqua. Punteggi Esg elevati possono essere collegati ad una maggiore attenzione alla mitigazione dei rischi, ad esempio di un “rischio fisico” legato ai cambiamenti climatici, o di un rischio normativo legato all’introduzione di una regolazione più stringente. Le evidenze empiriche segnalano anche una migliore resilienza delle imprese con un elevato punteggio ESG a seguito di crisi economica e sociale. Inoltre, è da segnalare che il miglioramento della performance finanziaria grazie al miglioramento di fattori ESG diventa più marcato su un orizzonte temporale più lungo.

    Basandosi su tale robusta evidenza empirica, EY ha sviluppato un modello proprietario che collega quantitativamente i fattori Esg e i rendimenti di un’azienda. Sulla base dell’evoluzione di un numero significativo di indicatori finanziari ed Esg, analizzando dei campioni di società quotate 3 , sono stati condotti dei test di causalità e analisi di regressione per stimare la relazione tra l’evoluzione di questi indicatori e i rendimenti per gli azionisti. Il modello si basa su valori storici di indicatori che coprono diverse dimensioni di un possibile rating Esg, attraverso circa 50 misure. Il modello viene utilizzato per eseguire analisi di sensitività e stimare la variazione attesa dei rendimenti quando si aumenta il rating Esg di un’azienda, e per studiare quale possa essere la direzione strategica migliore da prendere attraverso uno studio ad-hoc. L’analisi può essere condotta infatti anche con un dettaglio settoriale, per individuare quali sono i fattori che impattano maggiormente in determinati mercati, e per guidare le aziende verso un futuro sostenibile senza perdere di vista la creazione di valore nel lungo periodo. LEGGI TUTTO