consigliato per te

  • in

    La mia foto: l’iniziativa fotografica di National Geographic e CityLife Shopping District

    Il più grande distretto commerciale urbano d’ItaliaCityLife Shopping District è il più grande distretto commerciale urbano d’Italia.Sito nel cuore di Milano, CityLife rappresenta uno dei più importanti progetti di riqualificazione urbana in Europa attraverso un mix articolato e bilanciato di funzioni pubbliche e private tra residenze, uffici, shopping, servizi, aree verdi e spazi pubblici. Un progetto innovativo che, su una superficie commerciale utile di 32.000 mq, ospita brand e retailer nazionali e internazionali nonché marchi nuovi per il mercato italiano.

    Grazie alla sua unicità sia dal punto di vista commerciale che architettonico, CityLife Shopping District dà valore aggiunto alla città di Milano. Un quartiere interamente pedonale che presenta il secondo parco verde pubblico più grande di Milano e tre aree di shopping ognuna da vivere come un’esperienza unica.

    È possibile partecipare a “La mia foto”, l’iniziativa lanciata da CityLife Shopping District e National Geographic, dal 20 aprile al 7 maggio 2021. LEGGI TUTTO

  • in

    Foto del giorno: Marzo 2021

    Una storia dell’ottobre 2007 ha esaminato l’industria dei biocarburanti. Questa foto mostra sacchi di alghe appesi all’esterno di un impianto elettrico vicino a Phoenix, in Arizona. A quel tempo, i ricercatori prevedevano che la schiuma verde, alimentata dallo scarico della centrale elettrica, assorbisse l’anidride carbonica mentre produceva migliaia di litri di biodiesel ogni anno. LEGGI TUTTO

  • in

    Gelatina e anatomia: la tecnica che offre nuove possibilità per lo studio degli scheletri

    “Molte immagini risultano impossibili da ottenere” afferma Leo Smith, professore di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università del Kansas, che ha contribuito a sviluppare la nuova tecnica. “Il pesce gatto, ad esempio, è tipicamente in posizione a pancia sotto, e non si possono ottenere immagini diverse. La trota o pesci simili invece vengono sistemati sul lato, perché l’intera struttura non reggerebbe in altre posizioni”.E qui entra in gioco la gelatina. La sua particolare consistenza permette di sistemare gli scheletri “in posa” e di fotografarli da diverse angolazioni, per poi essere semplicemente lavata via una volta fatti gli scatti. Abbinato al colorante rosso e alla luce fluorescente, questo metodo offre nuove opportunità per realizzare immagini che prima erano impossibili.

    Illuminato di rosso

    In una tarda sera del 2013, Smith, autore principale dell’articolo del 2018 che descrive questa tecnica, mise per pura curiosità uno scheletro di pesce trattato con colorante sotto un microscopio a fluorescenza — uno strumento che usa una luce ad alta intensità diversa dalla luce bianca visibile.

    “L’ho messo sotto il microscopio e guardando ho esclamato: wow, è sorprendente” afferma Smith, “la fluorescenza evidenziava ogni più piccolo dettaglio”. LEGGI TUTTO

  • in

    Wild Life con Bertie Gregory: le immagini più estreme ed emozionanti

    Pubblicato 23 mar 2021, 12:38 CETWild Life con Bertie Gregory
    Fotografia di Wild Life con Bertie GregoryWild Life con Bertie Gregory 
    Fotografia di Wild Life con Bertie Gregory Wild Life con Bertie Gregory 
    Fotografia di Wild Life con Bertie Gregory Wild Life con Bertie Gregory
    Fotografia di Wild Life con Bertie GregoryWild Life con Bertie Gregory
    Fotografia di Wild Life con Bertie GregoryWild Life con Bertie Gregory
    Fotografia di Wild Life con Bertie Gregory LEGGI TUTTO

  • in

    Coronavirus: queste immagini raccontano un anno di dolore e resilienza

    Da quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il coronavirus una pandemia, un anno fa, sono stati registrati più di 120 milioni di casi di COVID-19 in tutto il mondo e più di 2,6 milioni di persone hanno perso la vita. Gli Stati Uniti sono in cima alla lista mondiale per casi di COVID-19 e decessi: più di 53 milioni di persone hanno contratto il virus e più di 1,2 milioni sono morte.Durante la pandemia, la National Geographic Society ha istituito un fondo di emergenza a supporto dei giornalisti che si sono occupati di COVID-19. Dalla resilienza alla riconnessione, i fotografi hanno immortalato momenti emblematici di persone di tutto il mondo, che hanno affrontato la pandemia in modi diversi. Abbiamo chiesto ad alcuni dei beneficiari di questa sovvenzione di scegliere l’immagine per loro più evocativa e di condividere con noi le loro riflessioni.

    Rita Harper ha fotografato l’infermiera geriatrica Breonna Leon ad Atlanta, in Georgia, che si è presa cura di molti pazienti di COVID-19 che sono poi deceduti. Harper racconta di aver voluto documentare l’impatto sulle comunità urbane in termini di risorse insufficienti, condizioni preesistenti e limitato accesso alle cure mediche.

    Il fotografo Gab Mejia ha immortalato i guardiaparco filippini mentre davano l’addio all’ultimo tamarù del pianeta allevato in cattività. In natura esistono circa 500 tamarù, la più rara specie di bufalo al mondo. La chiusura delle attività e le difficoltà economiche hanno ostacolato le azioni di tutela della fauna selvatica e ogni perdita porta questa specie più vicina all’estinzione.

    “È stata un’esperienza traumatica assistere alla morte del tamarù, specie già a rischio critico”, ha affermato Mejia, “soprattutto conoscendo le difficoltà che la pandemia ha causato ai guardiaparco, che hanno dedicato la loro vita a salvare questa rara specie delle Filippine. Le rigide misure di lockdown hanno reso molto più difficile documentare la realtà dei siti di conservazione della fauna selvatica a causa della paura legata al COVID-19.”

    Nonostante la speranza che la lotta alla pandemia sia prossima alla fine, per gran parte di noi – in particolare per i parenti e amici di chi non c’è più – quest’anno devastante rimarrà per sempre impresso nella memoria. LEGGI TUTTO

  • in

    Kenya: queste fotografie raccontano la vita degli atleti durante la pandemia

    Il fotografo e National Geographic Explorer Louis Nderi, nato in Kenya e cresciuto nello Swaziland, ha documentato i cambiamenti nelle vite di un gruppo di atleti d’élite che vivono a Nairobi e dintorni nell’ambito di un progetto sull’identità keniota. Le sue immagini raccontano un gruppo di persone che incarnano l’ideale di tenere viva la tradizione nazionale delle conquiste sportive a livello mondiale, oltre alla fondamentale opera di sensibilizzazione e formazione delle comunità che sono obbligate a far fronte a un immediato futuro in cui tutto questo non esisterà più.
    Gli atleti kenioti hanno una lunga tradizione sui podi internazionali. Gli sportivi di questo Paese dell’Africa orientale detengono 23 dei 95 record mondiali negli eventi outdoor maschili e femminili organizzati dalla Federazione mondiale di Atletica; il Paese che più gli si avvicina sono gli Stati Uniti, con 15 record. Eppure, nonostante tutto il clamore, per molti di loro la possibilità di lavorare come atleta professionista è ostacolata da problemi economici, disuguaglianze di genere sistemiche e ora anche dall’approccio del governo al supporto di una fonte di orgoglio nazionale durante questa pandemia mondiale.
    È una considerazione, spiega Nderi, che non solo dovrebbe incoraggiare il Kenya a riconsiderare il suo atteggiamento nei confronti dei suoi amati ambasciatori, ma anche un modo di tracciare la realtà della vita di alcuni di questi atleti a seguito delle difficoltà causate dalla COVID-19. Alcuni di loro se la cavano grazie a carriere parallele, altri invece sono costretti ad allenarsi in strutture improvvisate e sono in difficoltà sotto ogni punto di vista.   
    A proposito di questo progetto il fotografo spiega: “Il principale obiettivo è creare un’opportunità per i kenioti di presentare la situazione dal loro punto di vista. Aprire un dibattito su cosa significa essere un keniota oggi. Come si vive? Come ci si sente? Tutto questo attraverso gli occhi di questi uomini e donne di sport”.
    Nderi ha raccontato il suo lavoro al National Geographic UK.
    Cosa rende particolarmente difficile la situazione degli atleti in Kenya?
    Gli atleti che ritraggo in queste immagini rappresentano la situazione nel suo complesso ovvero la mancanza di opportunità a causa della cancellazione dei maggiori eventi sportivi. La loro principale fonte di reddito è sparita completamente. Questi atleti hanno dedicato gran parte della loro vita a tenere alta la bandiera del Kenya, sono i migliori ambasciatori del “marchio” Kenya. La pandemia era un’opportunità per il Paese di restituire qualcosa alle persone che hanno dato così tanto. La risposta del governo agli atleti è stata complessivamente quanto meno deludente. LEGGI TUTTO