consigliato per te

  • in

    I benefici del silenzio sulla salute mentale dei bambini

    “Questo tempo di quiete è davvero utile per Isa dopo un’uscita”, afferma Carson. “Si tranquillizza molto di più a guardare il mondo che le scorre davanti con la testa appoggiata al passeggino piuttosto che in un giro in auto, dove di solito parliamo o ascoltiamo la musica”.Qualsiasi genitore vi dirà che quel silenzio è oro nell’orchestra di suoni che è la vita in famiglia. E, inoltre, può anche favorire il benessere mentale dei più piccoli.

    Il silenzio, infatti, funziona da mediatore tra stimoli esterni ed elaborazione emotiva. In altre parole l’assenza di distrazioni rumorose può aiutare il cervello dei bambini a comprendere meglio il mondo che li circonda. E in effetti, molteplici studi hanno dimostrato che il silenzio può aumentare i livelli di ossitocina responsabili del benessere e pertanto diminuire lo stress, aiutare a concentrarsi e semplificare i pensieri e anche promuovere quella calma generale che consente al cervello di apprendere come regolare le emozioni.

    “I bambini hanno bisogno di un’opportunità per disimpegnarsi strategicamente e serenamente da un complesso mondo sociale, fare un passo indietro, assimilare e costruire la storia di chi sono”, afferma Mary Helen Immordino-Yang, professoressa di educazione, psicologia e neuroscienze presso la University of Southern California.

    Certo, i bambini e il silenzio non vanno esattamente a braccetto. E, in effetti, uno studio pubblicato da un team di ricercatori dell’Università della Virginia e dell’Università di Harvard indica che gli studenti universitari preferirebbero ricevere una piccola scossa piuttosto che starsene seduti in totale silenzio per 15 minuti.

    “La vita, soprattutto con i bambini, è piena di emozioni e movimento”, spiega Meghan Fitzgerald, co-fondatrice e responsabile educativa di Tinkergarten, programma d’istruzione infantile focalizzato sull’apprendimento all’aria aperta. “Chiunque abbia lavorato con i bambini sa che chiedere loro di stare totalmente fermi o in silenzio è inutile, nella migliore delle ipotesi”.

    Fortunatamente, non è necessario costringere i bambini a stare seduti senza parlare in un angolo per ottenere i benefici del silenzio. Gli esperti dicono che il tempo di quiete – ovvero il silenzio associato ad attività rilassanti quali fare puzzle o dipingere – funziona altrettanto bene. Allo stesso modo, sognare a occhi aperti può agire come una sorta di staycation (vacanza casalinga) per i pensieri dei bambini. Anche concentrarsi su suoni calmanti, come la natura o il brusio degli animali, può aiutare i bambini a rilassarsi.

    Fondamentalmente, aggiungere una dose quotidiana di silenzio alla vita di un bambino creando zone a basso volume è come dare ai piccoli un multivitaminico per la loro salute mentale. Ed ecco come iniziare.

    La scienza del silenzio

    Per i bambini, il silenzio rappresenta più di una pausa mentale. “Un bambino ha bisogno di silenzio per restare in salute”, afferma Eric Pfeifer, professore di estetica e comunicazione presso L’Università cattolica di scienze applicate di Friburgo, in Germania. “È molto importante per lo sviluppo infantile. Provate semplicemente a immaginare un’orchestra con tutti i musicisti intenti a suonare non-stop senza pause. Sarebbe una cacofonia insopportabile”.

    Fondamentalmente, il silenzio minimizza le distrazioni, il che aiuta i bambini a rilassarsi. E a sua volta il relax aiuta ad attivare l’ippocampo del cervello, che è fondamentale per la costruzione di ricordi che supportano le abilità della vita come i processi decisionali e l’empatia. Di conseguenza, durante i momenti di quiete, i bambini possono razionalizzare i loro pensieri, dare un senso alle emozioni e “ricablare” la risposta allo stress.

    Il silenzio fornisce ai piccoli anche uno spazio per riflettere internamente e pensare profondamente alle idee. E secondo la ricerca dell’Associazione per la supervisione e lo sviluppo del curriculum, gli adolescenti con la capacità di fare questo genere di cose di solito sviluppano il loro cervello più di quelli che non ce l’hanno. “Questa crescita, a sua volta, getta le basi per la futura autostima e la soddisfazione all’interno di relazioni di amicizia e lavoro”, afferma Immordino-Yang, co-firmataria dei risultati della ricerca.

    Anche concentrarsi su stati di “prevalente silenzio” può far aumentare le emozioni dei bambini. Sebbene non sia stato ancora studiato nei più piccoli, la ricerca ha dimostrato che i suoni melodici delle campane tibetane possono attivare la regione di ricompensa del cervello e rilasciare la dopamina, ormone del benessere. E i ricercatori della University of Sussex hanno scoperto che quando il cervello sente suoni naturali, come l’acqua che scorre, sposta l’attenzione verso l’esterno, il che stimola il sistema parasimpatico (associato alla calma e al benessere); al contrario, i suoni artificiali come i clacson delle auto innescano la stessa risposta di minaccia, nella parte anteriore del cervello, che si osserva durante gli stati di depressione e ansia.

    Come inserire momenti di silenzio nella vita di vostro figlio

    Esporre i bambini a diverse “versioni” del silenzio può aiutarli a ritrovare quei momenti nel corso della vita, afferma Pfeifer. Ecco come i genitori possono trovare tempo per questi momenti di tranquillità.

    Siate modelli “silenziosi”. “Se ai genitori non piace stare zitti, è difficile poi dire ai figli di restare in silenzio,” spiega Pfeifer. Cercate di ispirare l’arte del silenzio come fareste per la lettura: se vostro figlio vi vede con un libro, è probabile che ne prenda in mano anche lui uno. Allo stesso modo, se vi ritagliate cinque minuti per guardare fuori dalla finestra, lancerete il segnale che si tratta di un’opzione saliente. “I bambini hanno antenne molto sensibili”, afferma Pfeifer. “Percepiscono consapevolmente – e inconsciamente – ciò che genera conforto nei loro genitori”.

    Giocate al gioco del silenzio. Le immersioni profonde in silenzi monastici sono destinate al fallimento. Iniziate con poco. La quiete – quei momenti flessibili, sinuosi di assenza di rumore – sedimentano in noi e quindi possono fare spazio a un silenzio più mirato, spiega Jane Brox, autrice di Silence. Giocare al gioco del silenzio (forse il gioco di viaggio preferito dai genitori) è un modo per transitare dalla “quiete” al silenzio. L’obiettivo: tutti restano zitti per un tempo definito o fino a quando non si avvista un punto di riferimento. Il bambino che rimane in silenzio più a lungo vince.

    Con gli adolescenti, abbracciate semplicemente i momenti di naturale tranquillità. Resistete all’impulso di accendere la musica o fare domande superficiali come il frustrante, “come va a scuola?”. “Gli adulti pensano al silenzio come a qualcosa da evitare”, continua Brox. “Il silenzio ci mette quasi sempre a disagio se non ci siamo abituati”. Cedete all’imbarazzo; potreste restare sorpresi da quello che sarete in grado di sentire dopo.

    Sintonizzatevi con la natura. Mentre il silenzio è benefico sia negli spazi interni che in quelli esterni, la ricerca di Pfeifer ha messo in evidenza che quando i partecipanti hanno sperimentato il silenzio in un giardino cittadino, invece che all’interno di un aula seminario, si sono sentiti meno annoiati e significativamente più rilassati.

    Per aiutare i bambini ad abbracciare il silenzio all’aperto, fateli giocare al gioco del cartografo disegnando una mappa dei loro spazi silenziosi preferiti. Come alternativa, organizzate una caccia al tesoro di suoni, classificandoli in ordine di silenziosità. Anche relazionarsi con la natura attraverso il bagno forestale può essere divertente.

    Fate bagni (di suono). Un riff fai-da-te di campane tibetane può tramutarsi in una sessione di bicchieri musicali. Riempite dei bicchieri da vino con acqua quindi passate un dito bagnato sul bordo per esplorare toni alti e bassi. All’occorrenza, lasciate che i bambini percepiscano il brusio e le vibrazioni nel loro corpo. “L’effetto vibrazione funziona come un massaggio”, afferma Pfeifer. “Dal momento che la mente e il corpo sono collegati l’una all’altro, se il corpo si rilassa, questo influenza anche la mente [e viceversa]”.

    In alternativa, Jaime Amor, co-fondatrice di Cosmic Kids, utilizza campane per far concentrare i bambini in spazi interni. Chiedete a vostro figlio di sedersi a gambe incrociate mentre la campana suona e ascoltare con le mani sulle ginocchia fino a quando il suono non si esaurisce. A quel punto ditegli di spostare le mani in grembo. LEGGI TUTTO

  • in

    La natura in città stimola l’intelligenza dei bambini

    E poi si è scoperto che una regolare immersione nella natura – in particolare, vedere ed essere circondati da alberi – potrebbe aiutare i bambini a rafforzare le loro capacità di pensiero e ragionamento. Uno studio britannico su oltre 3.500 bambini e adolescenti di città provenienti da tutta Londra ha evidenziato che avere una maggiore esposizione quotidiana ad aree boschive (fondamentalmente, luoghi con alberi) può aiutare lo sviluppo cognitivo nei bambini.La buona notizia è che i più piccoli possono – e dovrebbero – avere la loro dose giornaliera di alberi e natura anche se la famiglia vive in città o in periferia, afferma Tim Beatley, fondatore e direttore di Biophilic Cities, che sostiene un progetto di città future con aree residenziali circondate da aree verdi.

    “La natura non può essere vista come qualcosa di lontano da visitare occasionalmente”, afferma. 

    Gli effetti benefici sul cervello

    La ricerca di Londra fa parte di un numero crescente di prove a sostegno della tesi secondo cui trascorrere del tempo nel verde può amplificare le capacità cerebrali dei bambini. Ma cosa succede nel cervello quando i bambini sperimentano, in particolare, le aree boschive? Gli autori principali dello studio britannico affermano che una possibile spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che le aree ricche di alberi, in genere, hanno elementi naturali interessanti che permettono ai bambini di sentire, toccare, odorare, e osservare, come uccellini che cinguettano, corteccia ruvida degli alberi, foglie di fragranze particolari e vermi sinuosi.

    In altre parole gli alberi e la straordinaria serie di cose che hanno al loro interno, al loro esterno e tutt’intorno, possono aiutare l’integrazione sensoriale, che poi non è altro che il modo in cui il cervello prende, organizza e risponde alle informazioni dai sensi, afferma Keith Somers, pediatra presso l’UPMC Children’s Community Pediatrics dell’Università di Pittsburgh.

    “Siamo esseri sensoriali sin dal principio, e la natura ci fornisce tutti gli elementi di cui ciascuno dei nostri sensi necessita”, aggiunge Somers, che utilizza un approccio olistico alla salute infantile e collabora con l’iniziativa Parks Rx del Parks Conservancy di Pittsburgh. Il pediatra spiega che i sensi vitali per lo sviluppo di un bambino sono i noti cinque sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto – più altri due: equilibrio e consapevolezza del proprio corpo nello spazio (ovvero quelli che i terapisti occupazionali spesso chiamano i “sensi nascosti”).

    Somers fa inoltre notare che stimolare i sensi durante i primi tre anni di vita aiuta a sviluppare cervelli sani e forti. Per esempio, anche quando un bambino sembra starsene seduto tranquillamente in braccio, in realtà sta assorbendo informazioni e sviluppando percorsi neurali – ovvero quelle connessioni essenziali tra neuroni che servono poi per trasmettere le informazioni al cervello.

    Mentre i bambini crescono, l’uso dei molteplici sensi li aiuta a costruire e rafforzare questi percorsi, gettando le basi per l’apprendimento e la gestione di compiti complessi in futuro. E, dal momento che ognuno di questi sensi utilizza una parte diversa del cervello (per esempio, le informazioni degli occhi vengono processate nella parte posteriore del cervello in una regione del telencefalo), la natura multisensoriale sostanzialmente fornisce ai giovani cervelli un po’ di allenamento. Osservare scoiattoli che corrono intorno a un tronco d’albero, accatastare sassi (e vederli cadere!), annusare fiori, e stare in equilibrio su un tronco sono tutte avventure sensoriali che i bambini non possono fare con zoom o altri metodi di apprendimento virtuale.

    “Sappiamo che la natura è il nostro più grande maestro”, afferma Somers. “A volte non c’è bisogno di spendere tanti soldi per un dispositivo tecnologico quando si può semplicemente uscire e cercare un albero”.

    Perché i bambini hanno bisogno di alberi (anche quelli morti!)

    Non ci vuole un intero bosco o un parco alberato per accendere l’immaginazione dei più piccoli e la loro abilità di problem-solving. Un singolo albero fa già il suo, e non deve nemmeno essere necessariamente vivo! Gli alberi morti, a terra, brulicano di vita, facendo da riparo e da fonte di cibo per uccelli, insetti, salamandre e altre curiose creature.

    I bambini possono restare mentalmente ipnotizzati dall’ondeggiare, dal muoversi e dallo scricchiolare degli alberi, tutti elementi che animano città e quartieri. “Guardare gli alberi è simile al ‘placido osservare’ che proviamo quando ce ne stiamo ad ammirare le nuvole o l’oceano”, spiega Beatley. 

    Specialmente per i ragazzi di città e periferia, i benefici per la salute sono stati associati al trascorrere del tempo tra gli alberi in maniera regolare. A titolo di esempio, Beatley indica la vasta ricerca giapponese e cinese relativa allo Shinrin-yoku, o bagno nella foresta, dimostrando che al termine di una passeggiata nel bosco, i livelli dell’ormone dello stress scendono e il sistema immunitario si rafforza. 

    Gli alberi forniscono anche ombra e frescura (cose sempre più essenziali negli ambienti urbani) e aiutano a diminuire l’inquinamento atmosferico, riducendo anche il rischio d’asma nei più piccoli. Per Beatley, però, il senso di meraviglia che gli alberi ispirano è uno dei principali motivi per cui bambini (e adulti) necessitano di avere nelle vicinanze, per la loro vita quotidiana, aree alberate e naturali.

    “Sperimentare la meraviglia offre benefici emotivi e fisici positivi e aiuta anche a fornire un senso di connessione profonda, di scopo e significato della vita,” aggiunge Beatley.

    9 modi per trovare aree verdi in ogni quartiere

    Alimentare il senso di meraviglia verso gli alberi o qualsiasi altro tipo di elemento naturale aiuta anche i più piccoli a diventare individui interessati a proteggere il pianeta, afferma il National Geographic Explorer e padre londinese Daniel Raven-Ellison.

    “Se vogliamo che i bambini si preoccupino della fauna selvatica e dei luoghi della natura, è fondamentale che li sperimentino per loro stessi”, spiega Raven-Ellison, fondatore del movimento National Park City, impegno globale per re-inventare le aree urbane e renderle più verdi, più sane e più naturali. “Questo non significa dover andare lontano; ogni quartiere ha da qualche parte un po’ di natura selvaggia da scoprire”.

    E questo è vero anche se non si vive nei pressi di un parco alberato. Raven-Ellison e Beatley concordano sul fatto che la natura può essere scoperta nei luoghi di tutti i giorni lungo i marciapiedi, le linee di recinzione e i canali; sui tetti e sulle pareti ricoperte di edera; in lotti vacanti, giardini comunali e parchi da gioco; e perfino nelle aree intorno agli edifici.

    Per aiutare la vostra famiglia a scoprire la natura del vostro quartiere, Raven-Ellison suggerisce di fare regolarmente passeggiate a sfondo naturalistico durante le quali cimentarsi in almeno una di queste attività:

    • Seguite silenziosamente uno scoiattolo o un altro animale per tutto il tempo possibile. Dove va? Che cosa fa?

    • Contate quanti isolati o passi potete fare senza che anche un solo uccello si levi in volo. 

    • Fate un safari fotografico per scattare foto di 10 animali, andando in ordine dal più grande al più piccolo. 

    • Sedetevi silenziosamente sotto un albero e aspettate. Cosa vedete? Quali suoni e odori riuscite a percepire?

    • Appostatevi a osservare uccelli. Osservate uno stormo locale, prendete appunti su che aspetto hanno gli uccelli e cosa fanno e inventate per ognuno di loro nomi che riflettano le loro personalità – come Saltello, Fischietto e Mangione!

    • Assegnate punti a cose diverse (ad esempio, piccione = 1, coniglio = 5) e collezionate punti mentre individuate queste cose lungo il vostro cammino. Chi arriva prima a 20, vince!

    • Dove consentito, arrampicatevi su un albero. Scegliete un bambino che possa salire da solo (senza sollevarlo!) e assicuratevi che tre punti del corpo – le due mani e un piede o i due piedi e una mano siano supportati da rami in ogni momento.

    • Esaminate la natura. Raccogliete campioni di vernice dal negozio di ferramenta locale e provate ad abbinare i colori alle cose che trovate in ​​natura.

    • Se ai vostri figli piace (e voi riuscite a gestire il tipo di attività), indagate sull’omicidio di un uccello o di un’altra creatura del bosco. Disegnate una linea di gesso bianco attorno al corpo (senza toccarlo!) e cercate indizi su come, quando, dove e perché l’animale è morto. LEGGI TUTTO

  • in

    Mascherine, vaccini e scuola in presenza: che cosa pensano davvero i bambini?

    Questa transizione sarebbe già di per sé abbastanza impegnativa ma non si tratta dell’unico problema che gli studenti devono affrontare con il loro rientro sui banchi di scuola. La variante Delta, ancora più infettiva delle precedenti, ha causato un’ondata di casi pediatrici Covid-19, secondo le stime dell’American Academy of Pediatrics. E anche se gli esperti di salute pubblica concordano sul fatto che indossare mascherine sia la chiave per prevenire le infezioni nei bambini, gli adulti hanno reso quest’idea a dir poco controversa. In aggiunta c’è anche l’elevato numero di bambini idonei che non è stato vaccinato contro il Covid-19 spesso a causa delle preoccupazioni genitoriali circa l’efficacia e la sicurezza delle somministrazioni. Secondo il CDC, infatti, meno del 33% dei bambini tra i 12 e i 15 anni ha ricevuto l’intera vaccinazione. 

    Tutti questi problemi sono stati generati dagli adulti, eppure sono i bambini a farne le spese. Quindi tra interazioni virtuali e fisiche, mascherine da indossare e vaccini, cosa provano davvero i più piccoli all’idea di tornare a scuola? Siamo andati direttamente alla fonte per dare ai bambini una loro voce. Ed ecco cosa ci hanno detto.

    “Mi sento come se non avessi mai dovuto superare la quinta elementare”.

    Anche se alcuni studenti non ammetterebbero mai di voler tornare a scuola, la maggior parte sembra davvero entusiasta al rientro in classe. Maison Smith, nuova matricola di 14 anni a New Rochelle, New York, afferma che ama stare in classe, ascoltare l’insegnante e guardare la lavagna.

    “Quando è iniziata la didattica a distanza, non mi sono più comportato come facevo prima”, spiega. “Non parlavo e non ero più presente. Nessuno parlava. Era una sfida, ma ora sono davvero contento di poter tornare a scuola”.

    La dodicenne Zora Nunley, alunna di terza media di Detroit, non vede l’ora di correggere il vizio di procrastinare che ha sviluppato durante l’apprendimento in remoto.

    “[Essere fisicamente a scuola] ti suscita un senso di urgenza che rende più facile restare al passo con le attività”, afferma la studentessa. “Quando, invece, tutto inizia a procurarti la stessa sensazione, il tuo senso del tempo e di urgenza si volatilizzano. È un po’ come dire, ma qual è davvero il significato?”.

    La possibilità di alzare una mano in classe ed essere vista e chiamata è ciò che la quattordicenne Miles Haynes di Mequon, Wisconsin, desidera di più per il suo anno da matricola.

    “Avevamo gruppi di classe talmente grandi e con più schermi che l’insegnante non poteva vedere tutti contemporaneamente”, spiega. “Per rispondere a una domanda dovevi riattivare l’audio in un punto ben preciso, e il più delle volte non sono stata abbastanza veloce”.

    Eppure, non tutti gli studenti sono entusiasti di tornare a ogni aspetto dell’esperienza di classe in presenza.

    “La parte relativa ai progetti di gruppo, quello sarà davvero impegnativo per me”, afferma Miles Nunley, nove anni di Detroit (e fratello di Zora). “Sono più indipendente, e non mi piace fare progetti, lavorare con altre persone”. 

    Per l’undicenne Kevin “KJ” Ward di Edina, Minnesota, la possibilità di sedersi o stare a meno di un braccio di distanza dagli amici, nella stessa stanza, senza divisori in plexiglass e nastro adesivo di distanziamento sul pavimento è più importante di qualsiasi lezione scarabocchiata su un tablet. Inoltre il bambino pensa che, a livello accademico, di sicuro beneficerà del suo rientro in classe.

    “Mi sento come se non avessi mai dovuto superare la quinta elementare perché onestamente non ho mai consegnato alcun compito”, afferma. “Semplicemente, non avevo le energie”.

    Milan Smith di New Rochelle, sorella undicenne di Maison, si sentiva così indietro che ha optato per un recupero estivo.

    “Ho un’assegnazione estiva per valutare il mio attuale livello di lettura”, dice. “Ho ricevuto sostegno fuori da scuola per prepararmi alle medie perché le cose che mi stavano insegnando [l’anno scorso] dovevano avermele già insegnate. È stato tutto semplicemente folle”.

    Altri studenti sono un po’ in ansia all’idea di doversi adattare di nuovo a una routine. L’anno scorso da studente a distanza, il tempo di Lonnie “LJ” McAllister era tutto a sua disposizione. Quest’anno, invece, la nuova matricola di Upper Marlboro, Maryland, dovrà affrontare un viaggio di 45 minuti per recarsi alla sua scuola superiore, il Gonzaga College di Washington, D.C.

    “La cosa fondamentale per me era quella di poter dormire fino a tardi, rotolare fuori dal letto, indossare una giacca e prendere parte a una lezione”, afferma il quattordicenne. “Tremo al solo pensiero di dovermi alzare presto ogni mattina”.

    Ma c’è anche il rovescio della medaglia: Miles del Wisconsin spera che la disciplina sviluppata durante la didattica a distanza si traduca in questo nuovo anno scolastico.

    “Impostavo sveglie per ciascuna delle mie lezioni, per non essere mai in ritardo”, dice. “Inviavo sempre i miei compiti in tempo. Mi svegliavo sempre alla stessa ora e non dormivo mai più del dovuto. Ho scoperto che mi piace questo mio lato disciplinato”.

    “Sono stufo di portare la mascherina”.

    Per alcuni, l’entusiasmo del ritorno a scuola a tempo pieno è spento dall’ansia per la salute, nonché l’ansia in merito a quanto la loro salute sia diventata un tema scottante per gli adulti.

    Anche se la quattordicenne Maison non è propensa a vaccinarsi in questo momento – avendo la sensazione che la giovane età e un sistema immunitario forte siano dalla sua parte, ritiene che la maggior parte degli adulti dovrebbe invece farlo.

    “Le persone più grandi sono intorno a me… se so che hanno fatto il vaccino, mi sento più a mio agio”, spiega. “Ma gli insegnanti che non hanno fatto il vaccino, beh davvero non li capisco”.

    Poi ci sono i bambini vaccinati che continuano a indossare le mascherine per proteggere gli altri. Zora Nunley, dodicenne di Detroit, dice che così facendo protegge suo fratello minore Miles.

    “Indosso la mascherina anche se sono vaccinata”, spiega. “Se mi prendo il virus, potrei passarlo a lui, e potrebbe essere un problema”. 

    Quello che Rylin Morrow, dieci anni di Albany, Georgia, ha trovato confusionario lo scorso anno è stata l’inconsistenza degli adulti in merito all’obbligo d’indossare la mascherina, e la sua speranza è che questo anno scolastico vada meglio.

    “È stato piuttosto stressante”, dice la bambina. “Il mio insegnante di lettura era molto rigido sull’uso delle mascherine, ma gli altri insegnanti, invece, non se ne preoccupavano”.

    Soledad Seclen-Otero, di otto anni, descrive il suo livello di ansia pari a “10” a causa del comportamento lassista in merito alle mascherine sommato all’ansia causata dalla variante Delta, soprattutto perché sua nonna è immuno-compromessa.

    “A scuola ero preoccupata perché stavamo in spazi con porte chiuse e a meno di due metri di distanza”, afferma la studentessa di quarta elementare di New York City. “Le persone portano le mascherine sotto al mento. E non si preoccupano di tirarle su”. Per quanto riguarda quest’anno, “continuerò di sicuro a ricordare ai miei compagni di indossare correttamente le loro mascherine”.

    Altri ancora esprimono frustrazione all’idea di un altro anno di mascherine e dell’attesa di essere vaccinati.

    “Sono stanco d’indossare una mascherina quindi ora come ora voglio solo vaccinarmi”, afferma KJ, undicenne del Minnesota. “Non voglio aspettare tanti altri mesi fino a maggio, il mese del mio compleanno.” 

    Karan Tambar del Queens è ugualmente frustrato dal fatto di essere ancora in attesa di un vaccino, ma l’alunno di prima media della United Nations International School è felice che il vaccino sia disponibile per le persone a lui care. “Ho 11 anni e 12 è l’età minima per il vaccino. È così noioso”, afferma. “Ero preoccupato per i miei nonni ma quando si sono potuti vaccinare, mi sono sentito più tranquillo”.

    Ciò che attende molti studenti come l’undicenne Emery Anderson di Franklin, Michigan, potrebbe essere un altro anno scolastico pieno di sorprese. Tuttavia, mentre il suo primo anno di scuola media si va rivelando, di almeno una cosa Emery è certo: “Sono decisamente pronto”. E alla fine, questo è tutto quello che un qualsiasi genitore dovrebbe augurarsi. LEGGI TUTTO

  • in

    Le conseguenze del caldo estremo sulle vacanze estive dei bambini

    “Negli ultimi anni è diventato sempre più ovvio che dobbiamo fare programmi tenendo in considerazione il clima”, afferma. “Ora con questo caldo, sta accadendo sempre più spesso. Abbiamo appena avuto tre giorni con una temperatura di oltre 37 gradi e non si tratta nemmeno più di un caso isolato. Si tratta piuttosto di una nuova normalità”.La torrida ondata di calore che ha avvolto il Nord-ovest del Pacifico e altre parti del paese alla fine di giugno è stata, infatti, solo parte di una tendenza già allarmante verso un caldo sempre più estremo. Secondo il servizio per i cambiamenti climatici Copernicus Climate Change Service, giugno è stato il mese più caldo mai registrato in Nord America con oltre due gradi sopra la media riportata tra il 1991 e il 2020. E quella del 2020 è stata l’estate più calda di sempre negli Stati Uniti; ma quella del 2021 potrebbe essere ancora più calda.

    “Il caldo estremo sta diventando la norma”, afferma Aaron Bernstein, direttore ad interim del Center for Climate, Health and the Global Environment presso la T.h. Chan School of Public Health di Harvard.

    E gli scienziati concordano sul fatto che queste estati estreme siano esacerbate dai cambiamenti climatici. “In generale, stiamo osservando una stagione estiva leggermente più lunga, che inizia prima e finisce più tardi, così come stiamo osservando l’innalzamento delle temperature nei giorni di calore più intensi”, spiega Jennifer Vanos, ricercatrice senior di sostenibilità presso l’Università statale dell’Arizona.

    Per i bambini le temperature più intense significheranno probabilmente estati un po’ diverse. Quei giorni di giugno, luglio e agosto in cui solitamente si può trascorrere la maggior parte del tempo all’aperto si ridurranno e genitori e babysitter molto probabilmente dovranno modificare routine e attività per far stare i bambini fuori senza correre rischi.

    Perché il caldo estremo è pericoloso?

    Il caldo estremo è definito dai medici come una temperatura di 35 gradi o superiore. Raggiunto questo limite, i genitori – o chi si prende cura dei più piccoli – devono limitare a 30 minuti o meno il tempo che i bambini trascorrono fuori senza pause, afferma Ahmad Bailony, pediatra presso l’ospedale di Sharp Chula Vista Medical Center di San Diego.

    Bailony spiega che quando fuori è caldo, il nostro corpo inizia a surriscaldarsi – per i bambini che giocano all’aperto ciò significa che i loro piccoli muscoli iniziano a produrre ancora più calore. Con temperature normali, si tratta di un processo sano. Ma in presenza di calore eccessivo i vasi sanguigni si dilatano, il che può rallentare il flusso del sangue e affaticare di più il cuore che si sforza per portare il sangue a tutti gli organi, incluso il cervello. Ecco perché un bambino troppo accaldato può sembrare confuso, con le vertigini, o  addirittura in procinto di svenire.

    Bailony afferma che se l’esposizione al calore prosegue, e il nucleo del corpo raggiunge una temperatura superiore ai 40 gradi, allora può manifestarsi un colpo di calore. In questo caso il sangue fa ancora più fatica per cercare di passare attraverso il corpo del bambino, generando una carenza di ossigeno negli altri organi, il che significa che questi ultimi possono danneggiarsi. Inoltre, il tessuto cerebrale può iniziare a rompersi, favorendo un accumulo di proteine ​​nel cervello che può causare gonfiore. Se non si interviene, il colpo di calore può portare a un’insufficienza cerebrale e addirittura alla morte.

    Molti bambini fanno anche fatica a respirare mentre giocano fuori esposti a un caldo eccessivo. Le alte temperature e la luce del sole scompongono l’inquinamento atmosferico nell’ozono, il che provoca un rigonfiamento dei piccoli polmoni e delle vie aeree. E questo può portare a un altro effetto sanitario causato da estati più torride: obesità infantile.

    “I bambini si muovono meno perché non possono uscire”, afferma Bailony. “E un mondo in cui la temperatura è in aumento e le persone sono sempre meno in forma non è certo una buona combinazione”.

    Come stanno cambiando le estati dei bambini?

    Poiché gli scienziati si aspettano che estati estremamente calde rappresentino la nuova normalità, sono in arrivo drastici cambiamenti sulle dinamiche secondo cui i bambini potranno trascorrere il loro tempo all’aria aperta.

    La consulente climatica Jamesine Rogers Gibson avverte che se le temperature estive continueranno a essere così estreme, i bambini avranno a disposizione meno giorni in cui poter stare tranquillamente fuori all’aperto. Uno studio della USC nella valle di San Joaquin in California, ad esempio, ha previsto che i giorni annuali in cui i bambini non possono stare in sicurezza fuori passeranno da 10 a 50 entro il 2050.

    Ciò significa che campi estivi e sport all’aria aperta dovranno subire degli aggiustamenti. Tiffany Pearsall, fondatrice di una scuola forestale a Carson, Washington, che gestisce un programma estivo per bambini in età prescolare, ha già preso alcuni provvedimenti.

    “Non siamo riusciti ad andare tanto nei boschi perché anche solo la camminata per arrivare fin lì era estremamente assolata e non vorremmo mai che qualcuno si sentisse male prima di arrivare all’ombra sotto gli alberi”, afferma Pearsall. “Abbiamo anche dei ruscelli in cui ci piace giocare ma faceva così caldo che non abbiamo potuto raggiungerli”.

    In compenso, i bambini si sono impegnati in attività all’aperto al mattino prima di dover stare poi al chiuso per il resto della giornata. Rogers Gibson afferma che, in effetti, un’altra opzione per i campi estivi potrebbe essere quella di darsi appuntamento molto prima la mattina, il che richiederà un adattamento anche da parte dei genitori.

    Bailony dice che a questo punto, tutte le squadre sportive e gli organizzatori di attività all’aperto dovrebbero avere termometri a portata di mano per verificare che le temperature dei bambini non raggiungano mai i 40 gradi. Ma i supervisori dovranno anche stabilire dei protocolli che indichino quando è troppo caldo per giocare.

    “Dovranno avere un piano B che potrebbe essere spostare l’attività in un diverso momento della giornata, in un luogo differente o muoversi all’interno in luoghi provvisti di aria condizionata”, afferma Rogers Gibson. “Dovremo anche addestrare allenatori, insegnanti, consulenti dei campi estivi e tutti gli adulti supervisori a riconoscere i sintomi del colpo di calore e su come e quando apportare modifiche alle attività all’aperto”.

    In futuro anche i parchi giochi potranno apparire diversi. Sebbene i parchi siano tendenzialmente più freschi grazie alla presenza di erba e alberi che creano delle zone ombreggiate, le aree di gioco possono essere le parti più assolate di un parco – “micro isole di calore”, secondo Vanos. Questo perché le aree di gioco spesso non sono all’ombra e sono costruite con materiali che si surriscaldano facilmente come metallo e gomma.

    “E noi vogliamo evitare questo tipo di situazione”, dice.

    I parchi giochi futuri potrebbero essere invece realizzati con prodotti naturali come trucioli di legno in grado di assorbire il calore, spiega, ed essere costruiti con molta ombra, idealmente prodotta dagli alberi, ma anche da coperture a vela. Vanos ritiene anche che si debbano costruire parchi e aree da gioco lungo il percorso dei venti principali per avere ancora più fresco all’interno di questi spazi esterni.

    Un’altra modifica dei parchi e delle aree da gioco: una migliore illuminazione in previsione della modifica degli orari di utilizzo per evitare il calore diurno. “Si potrebbe andare al parco dopo il tramonto”, afferma. “Ma ciò significa che le città dovranno assicurarsi che i parchi siano ben illuminati”.

    Poiché il calore estivo si insinua lungo tutto l’arco temporale tra maggio e settembre potrebbero subire ripercussioni anche i giorni di scuola – nonché le strutture scolastiche. Già adesso accade che le scuole non dotate di aria condizionata debbano annullare le lezioni quando fa estremamente caldo ma recuperare troppi di quei giorni sarebbe comunque problematico, spiega Rogers Gibson.

    “I bambini recuperano i giorni di neve in estate ma quando potrebbero recuperare i giorni di caldo estremo?” dice Gibson. “Forse una soluzione potrebbe essere che i giorni scolastici diventino più lunghi”.

    Per prevenire giorni persi (o più lunghi), Gibson presume che i governi locali e statali investiranno denaro nella costruzione di scuole più fresche. Ad esempio, alcune scuole degli Stati Uniti stanno aggiungendo pannelli solari nei parcheggi sia per fornire zone d’ombra sia per contribuire a fornire energia alle strutture scolastiche.

    Altre opzioni per “scuole più fresche”: sostituire l’asfalto con erba o pacciame, piantare alberi per avere più aree ombreggiate, dipingere i tetti di colori più tenui in grado di riflettere la luce del sole e di non assorbire troppo calore, orientare gli edifici in maniera che si surriscaldino meno e avere fabbricati più isolanti e dunque più efficienti.

    Come divertirsi all’aperto in sicurezza

    Genitori e tutori dovranno essere creativi sulla ricerca di attività interessanti per far stare i bambini all’aperto in sicurezza. E gli esperti di attività che hanno già avuto a che fare con le ondate di calore sono pieni di idee.

    “I bambini sono resilienti e con una corretta supervisione possiamo tenerli al sicuro anche quando il clima diventa più caldo”, afferma Bernstein.

    Amelia McLaughlin, direttore ad interim della scuola materna Audubon Nature Preschool in Colorado, consiglia di sfruttare ombra o acqua nelle vicinanze per abbassare la temperatura di qualche grado.

    L’acqua in particolare offre molte opportunità per il divertimento, spiega McLaughlin. I giorni di “calpestio del torrente” sono popolari nella sua scuola come lo sono il portare secchi e reti per andare a caccia di gamberi e altre piccole creature d’acqua. Si può anche costruire una diga con rocce, sabbia e bastoni ma assicuratevi di smantellare la diga quando ve ne andate.

    Se non vi trovate vicino all’acqua, provate a usare delle spugne per giocare a Papera-Papera-Oca (gocce per papere, spruzzi più grandi per oche), dice McLaughlin. Oppure, portate un tubo in una sabbiera per esplorare corsi d’acqua e scavare trincee, o ancora, usate il tubo per realizzare arcobaleni.

    Anche le attività a minor dispendio energetico possono interessare i bambini al mondo esterno. Ad esempio, Phebe Meyers, Senior manager di programmi comunitari presso il Centro Aspen per gli studi ambientali, raccomanda di scrivere un diario naturalistico all’ombra di un albero o di osservare nuvole seduti nell’erba.

    Un’altra attività: fare birdwatching durante le ore più fresche. “Non è un’attività particolarmente faticosa ed è un buon modo per uscire e fare una passeggiata mattutina”.

    Meyers sa che questo è il futuro per i suoi figli e che le loro estati saranno diverse da ciò che ha vissuto lei. Ma per lei è importante capire come far sì che le estati dei suoi figli restino le più normali – e divertenti – possibile.

    “Una volta finita l’ondata di caldo, potremo di nuovo andare fuori”, dice. “E questo è ciò per cui viviamo”. LEGGI TUTTO

  • in

    Perché raccontare storie ai bambini li aiuta a sviluppare il pensiero critico

    “Quando raccontiamo storie ad alta voce, osserviamo i bambini partecipare in modo diverso”, spiega Aycock, insegnante di lunga data che utilizza la narrazione anche per le sue lezioni. “Ascoltano più attentamente e sembra davvero che questo scateni la loro immaginazione”.La ricerca scientifica su come il cervello dei bambini risponde alla narrazione è relativamente recente, afferma Katie Knutson, presidente del consiglio di amministrazione del National Storytelling Network e narratrice professionista. “[Ma] è chiaro che esistono significativi benefici cognitivi e accademici sia per chi ascolta sia per chi narra”.

    Raccontare storie non rappresenta una novità ed è un’usanza che esiste sin da prima della lingua scritta. In passato, questa pratica non serviva solo a comunicare le informazioni – ad esempio informare in merito a un’area pericolosa a causa della presenza di predatori – ma anche a fare memoria della storia, a onorare le tradizioni religiose e a intrattenere.

    Raccontare storie è sempre servito anche a creare una certa coesione culturale. “Spesso le storie vengono raccontate in famiglia per mettere in connessione la generazione successiva a quella precedente o per aiutare i bambini a sviluppare i valori fondamentali della loro cultura”, spiega Knutson.

    Includere questa tradizione creativa in casa vostra può favorire lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo, tutte abilità che molti genitori temono possano esser state interrotte dalle chiusure scolastiche e dall’isolamento correlati al Covid-19. Qui di seguito spieghiamo perché lo storytelling è ottimo per i bambini e come i genitori possono renderlo parte integrante della vita di famiglia.

    Storytelling e cervello

    Sebbene tutti i tipi di narrazione possano fornire intrattenimento e trasmettere lezioni preziose, la maniera in cui i bambini metabolizzano la narrazione orale, che stiano ascoltando una storia o che la stiano inventando di testa loro, suscita risposte uniche al cervello molto diverse da quelle ottenute guardando un programma televisivo, leggendo un libro o scrivendo, ad esempio, un diario.

    “Utilizzando la risonanza magnetica, la ricerca sulle neuroscienze ha dimostrato che quando un ascoltatore è assorbito nel racconto di una storia abbastanza a fondo da dimenticare ciò che lo circonda – uno stato definito trasporto narrativo – le aree operative del cervello del narratore vengono [presto] rispecchiate nel cervello dell’ascoltatore”, afferma Cathy Miyata, professoressa alla Wilfrid Laurier University e maestro narratore. Questo fenomeno è noto come accoppiamento neurale ed esiste solo nella comunicazione verbale.

    L’ossitocina, un ormone coinvolto nei legami sociali, può anche svolgere un ruolo nel trasporto narrativo. “Quando ai bambini viene raccontata una storia significativa o emozionante, la risposta emotiva del cervello innesca un rilascio neurochimico”, spiega Miyata. I ricercatori suggeriscono che questo accade perché quando gli ascoltatori sono coinvolti emotivamente dai personaggi della narrazione, vengono trasportati più a fondo nel mondo di quella storia.

    Questa esperienza di legame sociale – tra narratore, ascoltatore e protagonisti del racconto – può anche aiutare lo sviluppo dell’empatia nei bambini. “Esporre gli ascoltatori a storie emotive e significative, infatti, influenza la loro capacità di entrare in empatia e li motiva effettivamente a svolgere atti del prendersi cura”, spiega Miyata.

    I benefici cognitivi e sociali dello storytelling

    “Quando i bambini ascoltano storie, praticano molte delle abilità che poi serviranno loro per essere lettori efficaci, scrittori e pensatori critici”, spiega Miyata.

    Ad esempio, la ricerca suggerisce che ascoltare e raccontare storie a un pubblico (anche di una sola persona) può migliorare l’impegno cognitivo dei bambini, la capacità di identificare i modelli e le strutture sequenziali della storia o la capacità di riconoscerne l’inizio, il corpo centrale e la fine.

    Gli studi in classe negli Stati Uniti e in Canada mostrano anche una forte correlazione tra una maggiore partecipazione alla narrazione – sia come ascoltatore che narratore – e le capacità di problem-solving dei bambini sia a scuola che a casa, aggiunge Kendall Haven, narratore professionista e autore di Story Smart: Using the Science of Story to Persuade, Influence, Inspire and Teach.

    Poi ci sono i benefici sociali. Durante la pandemia da Covid-19, molti bambini sono rimasti lontani e isolati da amici e comunità e la narrazione è un modo per aiutarli a sentirsi più connessi.

    Questo perché la condivisione di storie può aiutare a costruire un legame tra narratore e ascoltatore. “Leggere una storia a un bambino è una cosa meravigliosa da fare e ha molti, davvero molti benefici”, dice Miyata. Ma la narrazione senza un testo può rimuovere le barriere e liberare l’immaginazione. “Quando viene messo da parte il libro, restano solo il genitore con il proprio figlio, concentrati l’uno sull’altro, che interagiscono e condividono un’esperienza unica”.

    Come rendere la narrazione parte integrante della vostra vita familiare

    La narrazione tra le mura di casa può aiutare i bambini a espandere la loro immaginazione e a sviluppare abilità di pensiero critico ma potrebbero aver bisogno di qualche aiuto per iniziare.

    “Quando chiediamo ai bambini, e anche agli adulti, di inventare una storia, le opzioni sono così illimitate che è spesso molto difficile riuscire a immaginare una qualsiasi cosa”, afferma Knutson. “Ma quando invece diamo un limite alla libertà, spesso sotto forma di un suggerimento seppur abbastanza generico, questo ci spinge a diventare fortemente creativi”.

    Modellate la narrazione. Con i bambini più piccoli, un ottimo modo per iniziare è far sì che i genitori costruiscano un modello narrativo. Potete persino renderlo un processo collaborativo. Per esempio, Knutson raccomanda di chiedere a vostro figlio di pensare a una persona, a un luogo e a un oggetto e poi di costruire una storia includendo questi elementi.

    Aiutate i bambini a praticare l’ascolto attivo. Invece di chiedere ai bambini di sedersi semplicemente ad ascoltare l’intera storia, i genitori possono invitare i bambini a prevedere ciò che sta per accadere. (“Cosa pensi che abbia visto dietro quella grande porta rossa?”). Invitateli a muovere i loro corpi insieme alla storia. (“Stiamo in punta di piedi come Camilla che sgattaiola vicino al serpente!”). Oppure aiutateli a partecipare al processo di narrazione con semplici suggerimenti di botta e risposta. (“Quando io dico ‘neanche’, tu dici ‘per idea’!”)

    Incoraggiate i bambini a chiedere perché. Quando i bambini sono pronti per iniziare a raccontare le proprie storie, Haven consiglia di spingerli a concentrarsi meno su ciò che accade e più sul perché ciò sta accadendo e quali sono le motivazioni dei personaggi. Questo è un tipo di esercizio di empatia. “Fornite dettagli sul perché il personaggio sta facendo ciò che sta facendo e chiedete agli ascoltatori di fare ipotesi per quanto riguarda i perché relativi ad altri momenti della storia”, spiega Knutson.

    Parlate delle emozioni. Gli spunti che si concentrano su emozioni specifiche possono anche aiutare i bambini a incorporare le proprie esperienze e idee nelle storie. I genitori possono chiedere ai bambini di condividere un momento in cui si sono sentiti sorpresi, tristi, spaventati o eccitati o di creare la storia di un compleanno, un’amicizia o qualcosa di nuovo.

    Fate buone domande. Mentre la narrazione può sicuramente riguardare draghi, fate o vulcani, i genitori possono aiutare i bambini a imparare a costruire bei racconti aiutando loro a visualizzare le storie nella loro vita quotidiana. Invece di chiedere “Come è stata la tua giornata?” o “Cosa hai imparato a scuola?” i genitori possono essere più creativi. (“Che profumo aveva la mensa oggi a pranzo?” Oppure “qualcuno ha fatto qualcosa d’inaspettato oggi in classe?”).

    Coinvolgete l’intera famiglia. Soprattutto quando i bambini hanno l’età giusta, i giochi narrativi possono scatenare la creatività e permettere a tutti di partecipare al loro livello. Famosi giochi di narrazione comprendono giochi di ri-narrazione che richiedono che i membri della famiglia utilizzino pupazzi o giocattoli per ri-creare una storia; sfide che implicano la ri-narrazione di storie ben note con una nuova svolta (pensate a Cappuccetto Rosso con tutti i personaggi interpretati da persone a voi note); e giochi a messaggi circolari in cui una persona inizia una storia e altri a turno la completano.

    Tali giochi circolari sono molto familiari a Jennifer Aycock e alla sua famiglia. “È divertente vedere la personalità di ognuno venir fuori dalla porzione di storia che racconta”, spiega. “È un ottimo modo per entrare in connessione come famiglia, saperne di più su ciò che succede nella vita dell’altro e divertirsi”. LEGGI TUTTO

  • in

    I benefici dell'aromaterapia sulla salute mentale dei bambini

    Oggigiorno, gli americani spendono, di tasca propria, più di 30,2 miliardi di dollari al giorno in trattamenti sanitari complementari, stando alle stime dell’Health National Center for Complementary and Integrative Health. Questi trattamenti includono l’aromaterapia o l’uso di oli essenziali estratti da piante naturali per migliorare la salute e il benessere.”L’aromaterapia esiste da secoli ma solo ora stiamo davvero iniziando a comprendere che offre benefici terapeutici”, afferma il dottor Scott Schwantes, direttore del programma di dolore pediatrico del dipartimento di Pediatric Pain, Palliative and Integrative Medicine presso il sistema ospedaliero del Children’s Minnesota. E nonostante la maggior parte della ricerca scientifica si sia concentrata sulla fascia adulta, sempre più genitori stanno scoprendo che anche i più piccoli possono trarre grandi benefici dall’aromaterapia.

    “Ci sono così tanti benefici che i nostri bambini possono ottenere da approcci non-farmacologici”, afferma Schwantes. “E, tra tutti i nostri sensi, l’olfatto è davvero unico: c’è una connessione speciale tra emozioni, ricordi e odori”.

    Al momento, molti di noi si sentono come se fossimo all’inizio della fine delle restrizioni pandemiche e questo ci fa stare alla grande. Ma per i bambini, specialmente quelli al di sotto dei 12 anni che ancora non possono accedere ai vaccini per il Covid-19, gli stress pandemici potrebbero ancora occupare il primo posto. È stato fatto molto al fine di supportare la salute mentale e il benessere dei più piccoli ma gli esperti concordano sul fatto che l’aggiunta dell’aromaterapia alla routine di un bambino può avere effetti straordinariamente positivi sul fisico e sull’umore. (E comunque, Schwantes sottolinea che non si tratta di un sostituto alle cure mediche).

    “L’aromaterapia è un’esperienza meravigliosa e accessibile in cui le famiglie possono cimentarsi, e che è davvero d’aiuto per i bambini”, spiega Schwantes. “Può anche servire solo al mantenimento della salute e del benessere – e già solo questo è un grande aiuto”.

    Ecco come i genitori possono includere, in sicurezza, l’aromaterapia nelle attività quotidiane per migliorare la salute dei loro figli.

    La scienza dell’odore

    Gli esseri umani hanno fatto affidamento sui loro nasi per migliaia di anni al fine di sopravvivere. Nell’arco dei primi giorni di vita, i neonati già mostrano una preferenza per l’odore della propria madre e per il suo latte. Il nostro olfatto ci aiuta a distinguere il cibo sano da quello rovinato, ci mette in allerta sugli odori pericolosi e svolge perfino un ruolo nella selezione del compagno. Gli scienziati ritengono che il naso umano possa rilevare fino a un trilione di odori e qualcosa di apparentemente basilare come l’aroma del cioccolato coinvolge circa 600 molecole di odore.

    I bambini hanno un senso dell’olfatto particolarmente sviluppato – matura mentre crescono, ha un picco nella prima infanzia, e poi gradualmente declina lungo tutta l’età adulta. In effetti, rispetto ai luoghi e ai suoni, l’odore scatena i nostri primi ricordi infantili e le memorie d’infanzia emotivamente più potenti.

    Altri sensi come udito, tatto e vista viaggiano attraverso circuiti complessi per raggiungere il cervello. E quello che rende l’odore un senso così unico, spiega Schwantes, è il fatto che quando una molecola odorosa entra nel naso, si dirige verso il bulbo olfattivo del cervello, dove i segnali vengono trasmessi direttamente al sistema limbico. Quest’ultimo ospita strutture come l’amigdala e l’ippocampo, aree cerebrali associate proprio all’emozione e alla memoria.

    La ricerca svolta in merito al perché l’aromaterapia sembri promuovere il benessere è, di fatto, ancora limitata. Ma gli esperti fanno riferimento a una coppia di teorie scientifiche popolari sul motivo secondo cui gli odori sarebbero in grado di influenzare corpo e cervello.

    L’“ipotesi farmacologica” sostiene che gli odori interagiscono direttamente con i sistemi nervosi autonomi e centrali che regolano tutto – dalla frequenza cardiaca alla digestione passando per il linguaggio fino alla memoria. Ad esempio, gli studi sulla lavanda hanno dimostrato che è in grado di influenzare l’attività dell’adenosina monofosfato ciclico, un messaggero biochimico presente nelle cellule del corpo che può essere associato alla sedazione.

    Poi c’è l’“ipotesi psicologica”, in cui potete riconoscervi se l’odore della torta in forno o del pollo arrosto vi hanno mai trasportati – con un senso di beatitudine – a casa dei vostri nonni. Questa teoria suggerisce che la nostra risposta agli odori si apprenda. In altre parole, associamo odori a esperienze emotive, e successivamente, quegli odori evocheranno in noi emozioni piacevoli o spiacevoli legate a tale esperienza. Per esempio, uno studio ha mostrato che persone esposte a odori piacevoli, come i biscotti in cottura o il caffè tostato, erano più propense ad aiutare uno sconosciuto. Un altro studio ha rilevato, invece, che le persone esposte a un odore sgradevole mostravano un’inferiore tolleranza alla frustrazione.

    Le basi dell’aromaterapia per bambini

    Le prove empiriche sono ancora limitate, ma diversi profumi in particolare sembrano promuovere il benessere nei bambini, afferma Vanessa Battista, infermiera professionista del Programma Neuromuscolare presso il Children’s Hospital di Filadelfia.

    La lavanda è una fragranza calmante e può essere utilizzata sia per calmare l’ansia nervosa sia per lenire fisicamente un’eruzione cutanea o un’irritazione. Il mandarino e l’arancia dolce sono invece odori rinvigorenti che possono essere usati come stimolanti quando i bambini si sentono stanchi o poco concentrati; possono anche essere utilizzati per favorire il relax. (Aggiunge inoltre Schwantes che il limone è un altro profumo che può aiutare con la concentrazione e la stanchezza). La menta piperita, invece, può essere utilizzata per mal di testa e nausea.

    Mentre l’aromaterapia è generalmente sicura per i bambini, gli esperti avvertono che gli oli essenziali non sono regolati dalla FDA. Quindi Battista raccomanda che le bottiglie non siano mai alla portata dei bambini piccoli. Schwantes inoltre sconsiglia di usare oli essenziali con i neonati semplicemente perché l’odore umano svolge un ruolo cruciale nel legame genitore-figlio.

    Lisa Squires, coordinatrice infermieristica del programma sanitario integrativo presso il Children’s Hospital di Filadelfia, raccomanda ai genitori di diluire gli oli in base all’età e al peso del bambino, e iniziare con un test di 24 ore per assicurarsi che il bambino non abbia reazione avverse. I bambini non devono mai ingerire gli oli.

    I genitori dovrebbero anche sforzarsi di ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’aromaterapia poiché la produzione di olio essenziale può significare elevate emissioni di carbonio dovute al trasporto, consumo di energia per alimentare le serre, metodi di distillazione ad alta intensità di acqua, potenziale deflusso chimico dall’agricoltura e sovra-sfruttamento. Riducete il vostro impatto facendo durare i vostri oli più a lungo per evitare sprechi – conservate le bottiglie in un luogo asciutto lontano dalla luce del sole per prevenire l’ossidazione e avvitate bene i tappi per ridurre l’evaporazione.

    Aromaterapia fai da te

    “L’aromaterapia può essere davvero divertente, ma non tutti i bambini l’apprezzeranno”, afferma Battista. “[Bambini con] sensi molto sviluppati di olfatto, gusto e tatto possono essere facilmente sopraffatti da questi odori”, quindi iniziate a piccoli passi, scoprendo cosa piace ai bambini. (Squires afferma che la lavanda e il mandarino sono ottime fragranze per iniziare).

    Queste idee ingegnose possono farvi iniziare, basta riapplicare gli oli a distanza di qualche giorno in base alle preferenze di fragranze di vostro figlio.

    Volete far calmare (o dormire?) i vostri figli? Realizzate questo “amico-calzino” al profumo di lavanda

    • Procuratevi un vecchio paio di calzettoni.

    • Riempite circa due terzi della porzione del piede con cotone o scarti di stoffa per formare il “corpo” e legatelo in posizione con un pezzo di spago.

    • Riempite il terzo restante della porzione del piede e legatelo con un altro pezzo di spago per creare la testa.

    • Tagliate la parte superiore restante del calzino verso il basso nel mezzo, fermandovi all’inizio della testa, per formare due orecchie flosce da coniglio.

    • Decorate il vostro coniglio con pennarelli per tessuti.

    • Tamponate con un po’ di olio di lavanda così che i bambini possano stringerlo o tenerlo sul loro comodino.

    Volete che i bambini si concentrino o si rilassino? Fate questo “impasto” al profumo di mandarino

    • In una casseruola, unite 1 tazza di farina, 1 tazza di acqua calda, 1/3 tazza di sale, 1 cucchiaio di olio d’oliva, 1,5 cucchiaini da tè di salsa tartara e qualche goccia di colorante alimentare (opzionale).

    • Riscaldate a fuoco medio-basso finché non si addensa, quindi rimuovete dalla fiamma e lasciate raffreddare.

    • Lavorate alcune gocce di olio essenziale di mandarino nell’impasto fino a quando non diventa liscio.

    • Sigillatelo per mantenerne la freschezza. Fate attenzione, potrebbe essere così profumato da sembrare buono da mangiare, quindi ricordate ai bambini che non si tratta di cibo!

    Volete alleviare il mal di testa da stress di un bambino? Fate della pittura alla menta piperita

    • In una ciotola, combinate circa 3/8 tazza di colla bianca, 3/4 tazza di crema da barba inodore, qualche goccia di colorante alimentare e olio essenziale alla menta piperita.

    • Aggiungete 1/4 tazza di farina e mescolate bene.

    • Versate la pittura in bottiglie di plastica da spremere, oppure in un sacchetto di plastica al quale poi taglierete l’angolo.

    Volete ottenere dei benefici ma avete poco tempo? Improvvisate!

    Schwantes sostiene che l’aromaterapia può essere semplice come mettere un paio di gocce d’olio su un batuffolo di cotone e posizionarlo vicino al bambino o immergere l’estremità di una stringa di felpa con cappuccio in olio in modo che il bambino possa indossare il profumo tutto il giorno.

    “Non tutti hanno accesso a un massaggiatore o a un agopuntore”, afferma. “Ma quasi chiunque può accedere a dei buoni oli essenziali.” LEGGI TUTTO

  • in

    Mio figlio vuole diventare vegetariano: regole e comportamenti da adottare

    “Penso che per molti di noi, cucinare sia un modo per dimostrare il nostro amore”, afferma Grover, che ora – da adulto – continua a seguire una dieta prevalentemente vegetale ma è meno categorico di quanto non sia stato da bambino. “Ed è anche un modo per restare in contatto con le proprie tradizioni e il proprio patrimonio culturale”.La paura di perdere una connessione familiare al tavolo da pranzo è solo una delle ragioni per cui genitori carnivori possono farsi prendere dal panico quando un figlio annuncia loro di voler diventare vegetariano (ovvero di non mangiare carne) o vegano (ovvero di non mangiare carne e nessun altro prodotto di derivazione animale). E anche se attualmente solo il 2% dei vegetariani negli Stati Uniti è rappresentato dai bambini, questa situazione potrebbe cambiare in futuro. Mentre i bambini continuano a sostenere le cause di lotta contro il cambiamento climatico e il maltrattamento degli animali – e mentre osservano i ristoranti alla moda e le riviste di cibo fare lo stesso – gli esperti stanno rilevando sempre più giovani che adottano diete a base vegetale.

    “Oggigiorno è più comune vedere famiglie che scelgono di seguire uno stile di vita vegetariano o vegano con i loro figli rispetto al passato”, afferma la nutrizionista Karla Moreno-Bryce, vegana con una figlia anch’essa vegana.

    E anche se l’interesse dei bambini rispetto al seguire una dieta vegetariana non è ancora stato ben studiato, Natalie Muth, pediatra e nutrizionista nonché portavoce dell’American Academy of Pediatrics afferma che, aneddoticamente, ha osservato un aumento dei bambini più interessati a una dieta priva di carne, spesso spronati da preoccupazioni legate all’impatto ambientale e alla crudeltà sugli animali.

    “Nel complesso, il vegetarianismo sta diventando sempre più diffuso”, afferma Muth. “Mentre in passato c’era la preoccupazione che una dieta vegetariana potesse essere “inadeguata” rispetto all’apporto di alcune sostanze nutritive fondamentali, ora è risaputo che questo non è generalmente vero per le diete vegetariane ben strutturate”.

    E anche se siete un po’ diffidenti in merito al nuovo interesse alimentare di vostro figlio, gli esperti concordano sul fatto che rispettare la sua scelta attraverso un confronto sereno e soluzioni oculate farà in modo di garantirgli serenità e salute a lungo termine. Ed ecco alcune idee su come avviare la conversazione.

    Perché mangiare meno carne può essere una buona cosa

    La preoccupazione per il cambiamento climatico è stata una delle ragioni chiave per cui la figlia di dieci anni di Muth, amante del bacon, ha recentemente annunciato di voler smettere di mangiare del tutto la carne. In effetti, la produzione di carne può avere un impatto enorme sull’ambiente, dalle emissioni di gas serra all’utilizzo d’acqua, dall’inquinamento dei fertilizzanti fino alla perdita di biodiversità dovuta al disboscamento. Sulla base dei calcoli di una relazione del 2019, se l’intera popolazione degli Stati Uniti diventasse vegetariana, si ridurrebbero le emissioni di gas serra del 5%.

    Ma è improbabile che ciò accada, e i bambini che rifiutano i loro hamburger non risolveranno unilateralmente il problema del cambiamento climatico. Ma Grover fa notare che la protezione del pianeta attraverso le scelte alimentari non dev’essere una decisione basata sul “tutto-o-niente”.

    “Si possono ottenere grandi benefici climatici semplicemente escludendo o riducendo drasticamente la carne bovina “, afferma Grover; e siccome pollo, maiale e frutti di mare hanno un minore impatto sull’ambiente, i bambini non devono necessariamente evitare tutte le fonti proteiche non vegetali per fare la differenza.

    E non dovrebbe essere una sorpresa il fatto che mangiare meno carne, specialmente carne rossa, sia una scelta alimentare più sana.

    “I bambini e gli adolescenti che seguono un piano alimentare vegetariano tendono a consumare maggiori quantità di frutta e verdura e meno dolci, snack salati e grassi saturi rispetto ai loro coetanei non vegetariani”, spiega Muth. “Questi bambini tendono anche a essere meno soggetti allo sviluppo di problemi di sovrappeso e obesità”.

    Moreno-Bryce aggiunge, inoltre, che i bambini che seguono una dieta vegetariana o vegana hanno inferiori probabilità di sviluppare determinate malattie croniche come patologie cardiovascolari e diabete.

    La chiave, ovviamente, è assicurarsi che i bambini ricevano comunque i nutrienti di cui hanno bisogno e spesso ciò significa uno sforzo extra da parte dei genitori. (Ad esempio, l’assunzione di ferro inadeguata, che è comune nella maggior parte dei bambini, può essere ancora più presente in bambini che seguono un piano alimentare vegetariano). Secondo l’Academy for Nutrition and Dietetics, i bambini possono crescere in maniera sana anche seguendo una dieta a base vegetale a patto che includa una varietà di fonti nutrizionali tra cui legumi, cereali, frutta, verdure, noci e semi.

    Lianne Phillipson, nutrizionista e autrice del podcast Eat This With Lianne, raccomanda di includere nella dieta alimenti come semi di sesamo e verdure a foglia verde per il calcio; tuorli d’uovo per la vitamina D; lievito alimentare, tempeh o alghe nori per la B12; semi di zucca per lo zinco; e noci o noci del Brasile per gli acidi grassi omega-3.

    “Un piano alimentare vegetariano ben pianificato può fornire una nutrizione ottimale e anche benefici per la salute”, afferma Muth. Detto questo, consultate il pediatra prima di seguire qualsiasi cambiamento alimentare di lunga durata. I bambini possono avere esigenze particolari o condizioni sottostanti da tenere in considerazione quando si mette a punto una dieta in grado di supportare la loro crescita. Un medico professionista potrebbe anche voler eseguire alcuni test di base come analisi del sangue per monitorare i progressi di vostro figlio o magari prestare anche attenzione a eventuali  problemi psicologici. (Un drastico cambiamento nella dieta può anche mascherare un disturbo alimentare).

    Come affrontare il tema con i bambini

    Per una famiglia di consumatori di carne, un bambino che torna a casa annunciando di essere diventato vegetariano/a può rappresentare un po’ uno shock. In ogni caso, complimenti! Il fatto che vostro figlio vi abbia comunicato la sua decisione è di per sé già molto importante.

    “Significa che si fida dei suoi genitori e che cerca in voi il giusto sostegno e la giusta guida”, spiega Moreno-Bryce. “Avere frequenti conversazioni in merito a questa scelta vi aiuterà a ideare un piano su come affrontare al meglio, e insieme, questa transizione”.

    La nutrizionista Pegah Jalali aggiunge che è una buona idea per i genitori capire cosa – o chi – sta motivando il bambino (non sempre è una questione di diritti degli animali!) e dove sta raccogliendo le sue informazioni. “È come droghe, sesso, alcool: certamente non volete che prendano informazioni su questi argomenti al di fuori delle mura di casa perché a quel punto andranno a qualsiasi fonte per cercare di ottenere i loro dati”, spiega. “Se la conversazione è ben accetta e state offrendo loro un posto sicuro per parlare, allora sarete sempre in grado di ottenere il migliore dei risultati”.

    Phillipson suggerisce anche di fare domande che incoraggino un’ulteriore condivisione delle informazioni. (Puoi dirmi di più della tua scelta? Come hai preso questa decisione? C’è una ricetta che ti piacerebbe provare?) E anche sforzarsi di evitare di giudicare e di dare la vostra opinione personale.

    “I genitori devono inizialmente tenere le orecchie ben aperte e le bocche chiuse e permettere al loro bambino di spiegare la sua decisione”, afferma Phillipson. “Potrebbe essere davvero difficile ma questo fa parte dell’onorare la sua scelta. Se [i bambini] si sentono supportati in quello che stanno facendo saranno di gran lunga più aperti a una conversazione sull’argomento”.

    E anche mentre sostenete la decisione di vostro figlio, è bello assicurarsi che comprenda come tutto ciò può influire sulla sua vita, e aiutarlo a trovare soluzioni. Per esempio, come si comporterà alle grigliate di compleanno? Come si assicurerà che il fratellino piccolo continui a mangiare le sue amate pepite di pollo? In che modo questa decisione influirà sulla persona che prepara i pasti?

    “È una grande decisione per l’individuo ma è anche una grande decisione per la famiglia”, afferma Phillipson. “Quindi tutti devono fare la loro parte”.

    Come iniziare

    Anche se non siete totalmente convinti del nuovo stile di vita vegetariano di vostro figlio, i piccoli e graduali gesti possono dimostrare che tutta la famiglia è unita, il che aiuta il bambino a sentirsi supportato. Ecco alcune idee:

    • Trovate ricette vegetali da condividere con vostro figlio per scoprire cosa può piacergli.

    • Organizzate eventi familiari – come il film serale o il picnic del fine settimana – che includano la dieta vegetariana di vostro figlio.

    • Coinvolgete vostro figlio nella realizzazione dei pasti. Ciò aiuterà il bambino a responsabilizzarsi in merito alla sua decisione – e lasciate anche che decida se l’obiettivo vale lo sforzo.

    • Provate la cottura in cui separate la porzione senza carne di un pasto appena prima di aggiungere la carne per il resto della famiglia (ad esempio, togliendo gli spaghetti prima di aggiungere le polpette).

    • Pianificate delle serate di cibo internazionale e orientatevi verso cucine già specializzate in ingredienti vegetariani come il curry vegetale indiano o i piatti mediterranei con il tahin (ricco di calcio!) o i falafel.

    • Compromesso! Scambiate un pasto a settimana con un’opzione senza carne (provate gli hamburger a base vegetale al posto di quelli di carne di manzo oppure sostituite la carne con le lenticchie in un piatto preferito), o ancora, provate a cucinare senza carne nei fine settimana. Altre idee: evitate la carne rossa ma non, ad esempio, il pollo; in alternativa, provate il “pescetarianismo”, potrete così mangiare pesce al posto della carne. LEGGI TUTTO

  • in

    Come fare meditazione con i bambini

    E in queste occasioni, Sweet e suo figlio non stanno semplicemente facendo una pausa – stanno praticando una forma di meditazione della consapevolezza, una tecnica utile per prestare particolare attenzione ai pensieri, alle emozioni e alle sensazioni che sorgono nel momento presente e fare in modo di controllarli e quietarli.Gli esseri umani praticano la meditazione consapevole da secoli. E oggigiorno è una pratica particolarmente popolare. Infatti, secondo il Global Wellness Institute, il numero di persone che svolge una qualche forma di meditazione è aumentato di un impressionante 2,900 percento dall’inizio della pandemia.

    Ma questa pratica sta guadagnando popolarità anche tra i bambini come Malcom –  una tendenza che aveva preso piede già prima dell’inizio della pandemia. Infatti, secondo i dati del National Health Interview Survey, uno studio in corso del National Center for Health Statistics, le pratiche di yoga e meditazione tra i bambini dai 4 ai 17 anni sono più che raddoppiate tra il 2012 e il 2017. Molte scuole offrono anche lezioni di meditazione o spazi dedicati alla meditazione per gli studenti.

    “La meditazione può essere benefica per i bambini come lo è per gli adulti”, afferma Sweet, direttrice senior del programma di Mindful Schools, un’organizzazione che istruisce gli educatori sui benefici delle pratiche meditative. Ad esempio, dopo aver analizzato 13 diversi studi, i ricercatori del Queensland, in Australia, hanno riscontrato che le pratiche di consapevolezza migliorano – negli adolescenti – l’attenzione e le funzioni esecutive ovvero le competenze cognitive necessarie per la gestione dell’autocontrollo e del comportamento. Un’altra analisi pubblicata nel 2019 sul Journal of Child and Family Studies ha evidenziato che la consapevolezza può anche aumentare l’empatia e la compassione nei più piccoli.

    Inoltre una relazione del 2017 dell’American Academy of Pediatrics cita una ricerca secondo cui, oltre a migliorare il benessere mentale dei bambini, la pratica della consapevolezza potrebbe anche favorirne il benessere fisico. È stato infatti dimostrato che la respirazione lenta e “concentrata” calma il sistema nervoso, diminuisce gli ormoni dello stress, riduce la pressione sanguigna, allevia sintomi gastrointestinali e mal di testa e migliora la risposta immunitaria.

    Nel corso della storia, le persone in tutto il mondo hanno usato la meditazione per migliorare la loro salute sia spirituale che emotiva e possiamo far risalire la maggior parte delle tecniche utilizzate oggi in Occidente alle antiche culture orientali. Ecco come alcune di queste pratiche potrebbero essere entrate a far parte della vostra prassi di meditazione – e come potete incorporarle in una routine di consapevolezza per vostro figlio. 

    Dai falò preistorici ai tappetini yoga

    Le pratiche di meditazione più popolari di oggi possono solitamente essere fatte risalire alle antiche culture religiose asiatiche. Per esempio, le prime prove scritte di meditazione risalgono al 1500 a.C. in India, descritte nei Veda, i primi testi sacri indù, come una pratica religiosa.

    Ma le persone, probabilmente, meditavano già molto prima di allora. Alcuni studiosi pensano che la meditazione risalga addirittura al periodo paleolitico, a circa due milioni di anni fa, quando i nostri antenati ominidi e i loro sciamani si sedevano attorno ai falò e focalizzavano la loro attenzione come parte di cerimonie spirituali e curative.

    In un periodo imprecisato tra 600 e 500 a.C., si svilupparono in India le tradizioni di meditazione buddista, come la meditazione Samatha, in cui il praticante si concentra esclusivamente su inspirazione ed espirazione. “L’influenza del buddismo ha spinto i confuciani dell’antica Cina ad adottare la meditazione”, afferma Mabuchi Masaya, ex professore presso l’Università Gakushuin di Tokyo ed esperto di storia della meditazione. Pratiche di meditazione neo-confuciana – come Jikei Seiza, in cui ci si siede in silenzio e si mantiene la deferenza – si sono poi sviluppate come un’alternativa laica al buddismo prendendo piede in Giappone.

    Entro il primo secolo a.C., i viaggiatori lungo la Via della Seta avevano portato la meditazione in Medio Oriente, probabilmente fino al Pakistan e all’Afghanistan. Il buddismo è arrivato per la prima volta a ottenere una vasta attenzione nell’ovest al Parlamento mondiale delle religioni del mondo del 1893 quando i leader buddisti del Giappone e dello Sri Lanka parlarono delle loro pratiche religiose. Poi, dal momento che molte persone del continente asiatico, specialmente quelle che praticavano buddismo e induismo, emigrarono in Europa e nel Nord America negli anni 1950 e ’60, le pratiche meditative sono diventate sempre più parte integrante della cultura occidentale.

    Fare meditazione con i bambini

    La maggior parte delle routine di meditazione di oggi si concentra semplicemente sugli aspetti “tecnici”. “Con questo, intendiamo seguire il respiro o cantare un mantra”, afferma Eifring Halvor, professore di studi cinesi presso l’Università di Oslo ed esperto di storia e cultura della meditazione.

    Ma probabilmente queste tecniche hanno solo adattato alcuni aspetti o l’obiettivo finale delle antiche pratiche. Mabuchi sostiene che è esattamente ciò che hanno fatto i confuciani quando hanno adattato le tecniche di meditazione buddista. Sebbene sia i buddisti sia i confuciani siano soliti sedersi in tranquillità e inspirare profondamente mentre meditano, i buddisti tentano di liberare la mente fermando il flusso del pensiero razionale mentre i confuciani scelgono, invece, di pensare profondamente alla loro attuale situazione per ottenere ciò che viene definita “piena realizzazione”.

    Mabuchi afferma che, come cultura secolare, il confucianesimo era considerato qualcosa che i laici potevano praticare. In questo senso, è simile alla meditazione consapevole di oggi – ed è adatto ai bambini. Ma anche altre culture possono essere incorporate in una pratica familiare. “Non vedo grandi pericoli nel cooptare tradizioni culturali se si sceglie di seguire una pratica personale”, afferma Joan Halifax, fondatore dell’Upaya Zen Center a Santa Fe, Nuovo Messico.

    Ecco cinque idee.

    La pratica: Meditazione dell’uva passa

    Origini: una variante delle tradizionali pratiche buddiste e indù

    Cos’è: una forma di meditazione consapevole che migliora la concentrazione.

    Quando usarla: se i vostri figli sono irrequieti e poco concentrati.

    Come praticarla: date a ogni membro della famiglia un chicco di uva passa. Tenete l’uvetta tra l’indice e il pollice e osservatela con molta cura, prestando attenzione a tutte le scanalature e le spirali e il modo in cui si percepiscono tra le dita. Poi spendete un po’ di tempo per prendere nota di che odore ha. Mettete l’uvetta in bocca, ma non masticate ancora. Sentitela sulla lingua e prestate attenzione al gusto. Poi masticate lentamente, notando la consistenza e come cambia il gusto durante la masticazione. Infine, ingoiate l’uva passa. Incoraggiate i vostri figli a prendersi il loro tempo, poi chiedete loro di spiegare cosa hanno notato dell’uvetta dopo averla deglutita.

    La pratica: Metta

    Origini: ispirata a diverse tradizioni buddiste

    Cos’è: Metta è anche conosciuta come “Meditazione della benevolenza-gentilezza”. Il suo obiettivo è quello di sviluppare e orientare i sentimenti di amore e gentilezza verso se stessi e verso gli altri.

    Quando usarla: se i vostri figli vogliono praticare la gentilezza.

    Come praticarla: Pensate a qualcuno che amate, qualcuno verso cui vi sentite indifferenti e qualcuno per cui provate un’alacre antipatia. (I vostri figli potrebbero iniziare con i loro nonni per finire con il bullo della scuola). Mentre pensate a ognuna delle persone scelte, dite (o pensate) qualcosa tipo, “può [questa persona] essere felice, può [questa persona] essere libera dalla sofferenza?”. Praticare queste parole nella loro mente può aiutare i bambini ad alleviare i sintomi di stress e ansia.

    La pratica: Canto vedico

    Origini: induismo

    Cos’è: i versetti dei Veda che venivano spesso cantati durante i rituali religiosi.

    Quando usarla: se i vostri figli sono un po’ troppo chiassosi.

    Come praticarla: scegliete una parola o una frase che abbiano un significato per la vostra famiglia o qualcosa di più generale come “pace”, “amore” o “felicità”. Ripetete la parola ad alta voce tutti insieme. Potreste anche notare che, come tutti i canti, tutte le voci convergono verso la stessa tonalità.

    La pratica: Ho’oponopono

    Origini: cultura nativa hawaiana

    Che cos’è: si tratta di una pratica del perdono, e il nome Ho’Oponopono si traduce liberamente in “fare la cosa giusta”.

    Quando usarla: se i bambini hanno avuto degli scontri.

    Come praticarla: Sedetevi tranquillamente e pensate a una persona che sentite il ​​bisogno di perdonare. Iniziate recitando le frasi “Mi dispiace” e “per favore perdonami.” Questo stabilisce che tutti commettiamo errori e ci aiuta a vedere la persona che ci ha fatto del male esattamente come noi. Quindi immaginate di parlare a quella persona e dire “Ti voglio bene” e “Grazie.” L’idea è quella di generare sentimenti di perdono e gratitudine verso voi stessi e le persone con cui non andate d’accordo.

    La pratica: Neiguan

    Origini: Taoismo

    Cos’è: conosciuta come meditazione della “Visione interiore”, Neiguan incoraggia i praticanti a visualizzare l’interno dei loro corpi.

    Quando usarla: se i vostri figli sono curiosi e attratti da qualsiasi cosa.

    Come praticarla: fate sì che tutti si siedano o si distendano in una posizione comoda, con gli occhi chiusi. Chiedete a tutti d’immaginare l’interno dei loro corpi. Lentamente e silenziosamente nominate tutti gli organi principali – cuore, polmoni, cervello, ecc. – lasciando a tutti qualche minuto per visualizzare ogni organo che lavora all’interno del corpo. Terminate con la pelle, l’organo più esteso del nostro corpo, e incoraggiate l’intero gruppo a riflettere su come la pelle mette in connessione ogni corpo con il resto del mondo. LEGGI TUTTO