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    Luna Rossa Prada Pirelli Team: le sfide e le emozioni della finale di PRADA Cup

    L’esplorazione è il cuore di National Geographic. Vi sentite anche voi degli esploratori e dei “challengers” del mare?
    Gilberto Nobili: Non siamo dei veri esploratori del mare. I veri esploratori sono quelli che vanno oltre l’orizzonte e che non sanno se torneranno a casa la sera o cosa troveranno nel loro percorso. Siamo sicuramente degli esploratori di nuove tecnologie, cerchiamo di utilizzare al meglio quello che esiste o di creare quello che non esiste, arrivando a progetti che vanno oltre la prototipizzazione, ovvero pezzi one-off. Significa che costruisci un pezzo e il secondo sarà un’evoluzione del primo.
    Andrea Tesei: Siamo l’avanguardia della vela.
    Jacopo Plazzi: Ci sentiamo degli esploratori del mare dal punto di vista tecnologico. La Coppa America è sempre stata l’avanguardia tecnologica del mare. La nostra sfida è ottimizzare questo mezzo nelle varie condizioni meteo marine.
    Luna Rossa è un’imbarcazione in continua evoluzione. Quali sono i vantaggi di queste “esplorazioni tecnologiche”?
    Jacopo Plazzi: C’è un vantaggio a breve termine legato alla competizione sportiva e c’è un vantaggio a lungo termine di cui beneficerà la comunità velica. Queste esplorazioni tecnologiche si rifletteranno presto o tardi nella nautica sia sportiva che commerciale.
    Quali sono i miglioramenti che queste barche potranno trasmettere alla progettazione ad uso privato o commerciale?
    Gilberto Nobili: In confronto all’era dei catamarani che non sono molto diffusi nella navigazione tradizionale, queste barche sono dei monoscafi. Molte innovazioni potrebbero essere trasferite sia in imbarcazioni da diporto che sportive, come ad esempio la parte dei sistemi e la parte di organizzazione delle informazioni a bordo. Ci saranno cose molto interessanti che verranno fuori una volta che questa edizione sarà finita e i segreti industriali che stiamo sviluppando potranno essere divulgati.
    Jacopo Plazzi: Il concetto più interessante è quello del foiling. Queste appendici creano una portanza che fa “decollare” la barca, diminuire la superficie bagnata e aumentare la velocità applicabile sia in ambito sportivo che commerciale con una grossa riduzione dei consumi. Anche la complessità dei sistemi di bordo che stiamo utilizzando oggi, che prendono ispirazione dal mondo dell’aeronautica e dell’aerospazio, sarà sicuramente applicabile alla nautica, almeno in parte.
    Dietro la Coppa America si cela un universo analitico. Che ruolo riveste lo “spionaggio” per vincere il più antico trofeo sportivo del mondo?
    Andrea Tesei: In questa edizione, con l’avvento di una classe di barche completamente nuove, è stato molto utile osservare gli altri per capire le filosofie iniziali dietro i vari team. Con la pandemia le occasioni di confronto diretto sono venute a mancare ed è diventata ancora più importante l’attività di “reckon” che corrisponde a una sorta di ricognizione.
    Jacopo Plazzi: Lo spionaggio è regolamentato dal Protocollo (il regolamento della Coppa America). È molto importante per il confronto con gli altri. Le persone coinvolte in Coppa America sono professionisti altamente preparati nei loro settori che sanno di lavorare a volte in ambiti inesplorati. Quindi l’osservazione dell’altro è importante per prendere spunti, capire e arrivare a nuove idee, mai pensate prima. LEGGI TUTTO

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    Giancarlo Pedote: le sfide, i traguardi e le emozioni del Vendée Globe

    La nostra ultima intervista risale a tre mesi fa. Quanto sei cambiato  come navigatore ed essere umano dallo scorso 8 novembre?
    È una bellissima domanda ma ancora non sono in grado di osservare i cambiamenti che questa esperienza ha portato in me. Sono felice di essere tornato a terra: mangiare, dormire e vivere a una temperatura umana è fantastico. Il Vendée Globe mi ha permesso di rendermi conto di quanto la normalità sia una fortuna che non dobbiamo dare per scontata.
    Come in un romanzo di Jules Verne, hai fatto il giro del mondo in ottanta giorni. Come hai superato i tuoi limiti?
    Non esiste un segreto. Ci sono situazioni molto complesse da risolvere ma non hai scelta. L’intelletto e il corpo umano trovano risorse di cui non sei cosciente perché in quanto individuo ti poni dei limiti. Ma è così che trovi la risposta. Fondamentalmente resti stupito da un te stesso che ignori ma esiste. E tutto questo accade dentro di te.
    Quali erano i tuoi obiettivi di questo tuo primo Vendée Globe?
    Il mio obiettivo era terminare il giro del mondo cercando di fare la miglior regata possibile considerati i mezzi e l’esperienza che avevamo a disposizione e i mari che conoscevamo solo attraverso i racconti. Volevamo fare un Top 15/Top 12 ma un Top 10 è un risultato che ci ha davvero sorpresi.
    Che rapporto hai stretto con gli altri concorrenti?
    Ottimo con tutti ma solo con alcuni ho avuto modo di approfondire. Ho scambiato messaggi con Boris Herrmann durante tutta la regata. È stato un piacere salutarlo al mio arrivo. Questo è ciò che rende affascinante il nostro sport. Siamo talmente in difficoltà di fronte a un elemento potente come il mare che la regata passa in secondo piano. C’è un grande senso di solidarietà perché l’interesse è che tutti arrivino in fondo o tornino a terra. LEGGI TUTTO

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    Come salvare il gufo più grande del mondo

    Rada Surmach, dottoranda e ricercatrice presso il Federal Scientific Center of the East Asia Terrestrial Biodiversity (centro scientifico federale per la biodiversità terrestre dell’Asia orientale, NdT) di Vladivostok, ha creato un programma di conservazione a lungo termine per reintrodurre i gufi pescatori allevati in cattività nel Land of the Leopard National Park (Parco nazionale della Terra del Leopardo) nel sud del Territorio del Litorale, una regione relativamente sviluppata in cui il gufo pescatore un tempo viveva.
    Surmach ritiene che questo maestoso rapace abbia il potenziale per diventare una specie bandiera per sensibilizzare l’opinione pubblica, un ruolo simile a quello della tigre siberiana, o tigre dell’Amur.
    “Ogni volta che spiego che questo è il gufo più grande al mondo, e vive nelle nostre foreste”, racconta, “la gente si mostra interessata ed entusiasta”.
    Cambiamento climatico e tempeste distruttive
    I gufi pescatori stanno affrontando due principali minacce: la perdita dell’habitat e gli effetti del cambiamento climatico.
    Come dice il loro stesso nome, i gufi pescatori cacciano salmoni, trote e lamprede nei fiumi ghiacciati durante l’inverno. All’arrivo della primavera, il gufo pescatore maschio aggiunge anche gli anfibi al menu che offre alla compagna e all’unico pulcino di ogni covata.
    Il cambiamento climatico potrebbe spostare l’inizio della primavera, facendo sì che la stagione di abbondanza delle rane non coincida più con il periodo di nascita dei pulcini di gufo pescatore, afferma il biologo della fauna selvatica Jonathan C. Slaght, coordinatore per Russia e Asia nordorientale della Wildlife Conservation Society. Le conseguenze di un tale spostamento temporale, chiamato “mancata corrispondenza trofica”, potrebbero essere catastrofiche, causando la morte per mancanza di cibo dei giovani gufi e quindi peggiorando il declino della popolazione, afferma Slaght, che nel 2020 ha pubblicato il libro Owls of the Eastern Ice: A Quest to Find and Save the World’s Largest Owl (I gufi dei ghiacci orientali: missione per trovare e salvare il gufo più grande del mondo, NdT) con la speranza di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa magnifica specie di gufo.
    Con l’aumentare delle temperature superficiali del mare nel Pacifico nordoccidentale, negli ultimi anni Il Territorio del Litorale ha visto sempre più tempeste distruttive e tifoni, altra potenziale minaccia ai siti di nidificazione e di habitat del gufo, afferma Slaght. Nel 2016 il tifone Lionrock ha causato ingenti danni alle antiche foreste primarie, distruggendo giganteschi olmi siberiani, salici e pini coreani, lasciando sulle sponde dei fiumi solo ghiaia dilavata.
    Minacce dalla strada
    Attualmente il problema di gran lunga maggiore dei gufi pescatori del Territorio del Litorale sono le strade forestali, secondo Slaght. Si tratta di strade autorizzate e realizzate legalmente, ma dagli anni ’80 il loro numero è aumentato di oltre 17 volte. Nonostante i gufi pescatori nidifichino principalmente in alti alberi morti che non hanno nessun valore commerciale, le strade forestali consentono a bracconieri, taglialegna illegali e raccoglitori di pinoli di accedere a parti più remote della foresta.
    Tali intrusi possono rappresentare una seria minaccia per i gufi pescatori e altre specie in pericolo, per via dei possibili incidenti con i veicoli o dei possibili incendi accidentali. LEGGI TUTTO

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    Perché il ghepardo è l'animale terrestre più veloce del mondo?

    Un articolo, pubblicato su Scientific Reports, mostra che alcune parti dell’orecchio interno del ghepardo contribuiscono a renderlo l’abile cacciatore che è. Si tratta del primo studio in cui i ricercatori hanno analizzato l’orecchio interno di questo grande felino.
    Tutt’orecchi
    Osservando la veloce corsa di un ghepardo al rallentatore, si nota come questo animale tenda a tenere la testa ferma e gli occhi fissi sulla preda, anche mentre è in movimento. Per capire come la struttura ossea lo aiuti in questo, l’autrice principale dello studio Camille Grohé si è dedicata all’analisi dell’orecchio interno dell’animale.
    L’orecchio interno è indispensabile per mantenere l’equilibrio e una posizione stabile della testa. È composto da tre canali semicircolari che contengono liquido e cellule ciliate e sensoriali che rilevano il movimento all’interno della testa. Ogni canale ha una diversa angolazione, quindi ognuno è sensibile a un movimento diverso: uno capta il movimento verticale, uno quello laterale, e uno l’inclinazione da una parte all’altra.
    Usando una tecnica di imaging ad alta risoluzione, Grohé e il suo team hanno esaminato 21 scatole craniche di felini. Alcune erano di altri grandi felini, e sette appartenevano a esemplari di moderni ghepardi. I ricercatori hanno anche scansionato le ossa del cranio di un ghepardo gigante estinto, per capire come potrebbe essersi evoluto l’orecchio interno.
    Lo studio ha rivelato che l’orecchio interno del ghepardo non ha corrispondenze in nessun altro felino moderno. L’ampio sistema vestibolare, che supporta l’equilibrio, occupa più spazio nell’orecchio interno del ghepardo rispetto a qualsiasi altro felino. Inoltre i canali uditivi semicircolari, coinvolti nel movimento della testa e nell’orientamento dello sguardo, sono più lunghi nei ghepardi.
    “Questa particolare conformazione dell’orecchio interno corrisponde a una maggiore sensibilità e a una risposta più rapida ai movimenti della testa”, afferma il coautore John Flynn in un comunicato stampa.
    Questi tratti estremamente affinati non sono stati osservati nelle specie di ghepardo estinte, il che indica che l’evoluzione dell’orecchio interno del ghepardo è avvenuta relativamente di recente.
    “Gli antenati dell’attuale ghepardo hanno sviluppato ossa affusolate che consentono di correre molto velocemente e poi un orecchio interno ultra sensibile ai movimenti per mantenere la testa ferma, permettendo velocità ancora più elevate”, aggiunge Grohé.
    Strutturati per la velocità
    I leggerissimi ghepardi, gli animali terrestri più veloci, sono strutturati per essere scattanti. La loro colonna vertebrale è lunga e flessibile e gli permette di passare da 0 a quasi 100 km/h in soli tre secondi. I forti muscoli magri li aiutano nella spinta in avanti, e le grandi cavità nasali consentono di immettere grandi quantità di aria per riprendersi dopo l’inseguimento di una preda.
    Questi veloci predatori stanno correndo verso l’estinzione, ma sono in atto iniziative per salvare queste e altre specie vulnerabili. LEGGI TUTTO

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    I ghepardi nel loro habitat naturale

    Pubblicato 10 feb 2021, 17:18 CET

    Un ghepardo pronto a scattare, in Namibia. 

    Fotografia di JULIA WIMMERLIN, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Due cuccioli attaccano un impala nella Riserva nazionale di Masai Mara in Kenya. 

    Fotografia di ALISON BUTTIGIEG, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo marca il territorio nel parco nazionale di Hwange nello Zimbabwe. 

    Fotografia di B. COLIN, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Una femmina di ghepardo sbadiglia al sorgere del sole nei pressi del lago Ndutu, all’interno dell’area di conservazione di Ngorongoro in Tanzania. 

    Fotografia di MOHAMMED ALNASER, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Una mamma accanto a due suoi cuccioli che si leccano dopo aver banchettato con un’antilope appena uccisa.  

    Fotografia di SONALINI KHETRAPAL, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Mamma ghepardo insegue una gazzella di Thomson nel Serengeti, in Tanzania.

    Fotografia di ROIE GALITZ, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Una femmina di nome Malaika fa la guardia ai suoi cuccioli nella Riserva nazionale di Masai Mara in Kenya. Le sono rimasti cinque cuccioli, dopo che uno è stato ucciso da una leonessa.  

    Fotografia di MOHAMMED YOUSEF, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo asiatico maschio di sette anni a Istgah-e Jajarm, nella provincia di Khorasan-e Shomali in Iran. 

    Fotografia di EHSAN KAMALI, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Tre giovani ghepardi scattano mentre la madre li osserva, in Botswana. 

    Fotografia di CHRIS MCLENNAN, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo nella Erindi Game Reserve nella regione namibiana di Otjozondjupa. 

    Fotografia di SUSAN GREEFF, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Mamma ghepardo si rilassa con i suoi cinque cuccioli dopo un temporale, nella Riserva nazionale di Masai Mara. 

    Fotografia di CHERYL HENLEY, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo si scuote per eliminare l’acqua dalla pelliccia.

    Fotografia di ALI ALSHAMSI, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Tre cuccioli giocano sotto lo sguardo vigile della madre.  

    Fotografia di URYADNIKOV S., NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Dopo la perdita dei fratelli a causa dei leoni, un giovane cucciolo rimane vicino alla mamma, nella Riserva nazionale di Masai Mara.  

    Fotografia di RUTH BURNET, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Lo scatto di un ghepardo nei pressi del Zebula Bush Lodge nel Mabula District in Sudafrica. 

    Fotografia di DAVE KESSEL, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Nel bel mezzo del suo pasto, un ghepardo con il muso insanguinato guarda verso la macchina fotografica, nella Riserva nazionale di Masai Mara. 

    Fotografia di TALAL AL RABAH, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo illuminato da un faro nella Riserva nazionale di Masai Mara in Kenya. 

    Fotografia di IAN PLANT, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Una famiglia di ghepardi su un formicaio nella riserva di Masai Mara.

    Fotografia di KEN DYBALL, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    La femmina di ghepardo si stira su un formicaio prima di lanciarsi all’inseguimento di una gazzella di Thomson. 

    Fotografia di RUTH BURNET, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Posa regale di un ghepardo maschio vicino al cratere di Ngorongoro, in Tanzania. 

    Fotografia di MIKKEL BEITER, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT

    Un ghepardo sale su un tronco per marcare il territorio, nella Riserva nazionale di Masai Mara.

    Fotografia di INDIA BULKELEY, NATIONAL GEOGRAPHIC YOUR SHOT LEGGI TUTTO