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    La bellezza delle tigri

    Published 17 feb 2021, 14:21 CET

    Una madre riposa con il suo cucciolo di due mesi nel Parco nazionale di Bandhavgarh, dove, contrariamente alla tendenza globale, i gestori del parco sono riusciti a far aumentare il numero delle tigri. Gli indennizzi per le vittime dei grandi felini al di fuori del parco rappresentano una parziale consolazione per gli abitanti dei villaggi.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre guarda in direzione della fotocamera nascosta che ha attivato cacciando nelle prime ore del mattino nelle foreste del nord di Sumatra, in Indonesia. Le tigri vivono in molti habitat diversi, dal gelo dell’Himalaya alle paludi di mangrovie tropicali in India e in Bangladesh.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una fotocamera nascosta immortala delle giovani tigri che si rinfrescano in una pozza d’acqua nel Parco nazionale di Bandhavgarh. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre illuminata da una fototrappola posizionata su un albero nel Parco nazionale di Kaziranga in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una fotocamera a controllo remoto cattura una tigre indocinese in una foresta di bambù. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Ecco a voi Smasher, l’esemplare maschio sullo sfondo. Smasher significa “distruttore”: Steve Winter ha dato questo nome al giovane esemplare – che nella foto si sta rinfrescando in una pozza d’acqua nel Parco nazionale di Bandhavgarh – dopo che a forza di zampate ha messo fuori uso la fotocamera automatica. Si ipotizza che entrambe queste tigri abbiano ucciso delle persone, e Smasher ora si trova in cattività. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    La trappola a laccio di un bracconiere è costata a questo cucciolo di sei mesi la zampa anteriore destra, e la libertà. L’arto è stato amputato dopo che l’animale è rimasto irretito in una trappola nella provincia di Aceh, in Indonesia. Incapace di cacciare per procurarsi il cibo, la tigre ora vive in uno zoo sull’isola di Java. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre nel Parco nazionale di Kaziranga 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un maschio di tigre nella giungla della Riserva della tigre di Bandhavgarh. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Due fratelli quasi adulti nel gioco si allenano affinando quelle che saranno poi le loro tecniche di lotta. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre cammina tra le mangrovie nella regione delle Sundarbans, in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre si infila nell’apertura di un recinto nel Parco nazionale di Bandhavgarh, in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre mimetizzata nell’erba alta punta un cucciolo di elefante asiatico. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un trio di cuccioli di tigre di 14 mesi. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un maschio di tigre del Bengala si sofferma nel fiume sentendo il ruggito di un’altra tigre.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION LEGGI TUTTO

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    Il “camaleonte nano” potrebbe essere il rettile più piccolo del mondo

    Finora gli scienziati hanno osservato solo due esemplari, un maschio e una femmina, entrambi catturati nel 2012 durante una spedizione sul massiccio del Sorata, un gruppo di fresche montagne piovose.
    I ricercatori ipotizzano che questo camaleonte nano possa essere il detentore del titolo di rettile più piccolo del mondo. Il concorrente a lui più vicino è una minuscola specie di camaleonte chiamata Brookesia micra, scoperta nel 2012 e apparsa in una fotografia che ne ritraeva un esemplare posato sulla punta di un fiammifero.
    “Può sembrare esagerato focalizzarsi su una differenza di pochi millimetri”, afferma Scherz “ma quando quei pochi millimetri rappresentano il 2% o 3% delle dimensioni totali del tuo corpo, la differenza diventa più macroscopica”.
    “Gran parte della scienza viene scritta da piccoli passi graduali come questi”, aggiunge Scherz.
    Il fatto che siano stati trovati solo due esemplari rende difficile la categorizzazione della scoperta. È possibile che altri camaleonti di questa specie siano più grandi o più piccoli, proprio come gli esseri umani possono avere altezze diverse. Anzi, gli scienziati sono già a conoscenza del dimorfismo sessuale di questa specie: le femmine hanno dimensioni maggiori rispetto ai maschi.
    Inoltre è difficile determinare se un animale così piccolo sia davvero un adulto, afferma Scherz. Fortunatamente, dall’analisi dell’esemplare femmina sottoposto a scansione con tecnologia micro CT, sono state trovate evidenze di ovuli nelle ovaie. “Sono corso al piano di sopra e ho detto ‘Guarda, abbiamo la conferma!’” ricorda Scherz.
    Determinare l’età del camaleonte maschio è un po’ più complesso e richiede un esame accurato dei genitali dell’animale. Da giovani, i genitali maschili – noti come emipeni – assomigliano a dei palloncini lisci, ma con la crescita diventano più complessi e rifiniti. Non presentando “palloncini lisci”, questo probabilmente non è un esemplare giovane, afferma Scherz. I camaleonti appartenenti alle specie più piccole hanno genitali relativamente grandi in confronto alle specie che hanno dimensioni maggiori, aggiunge.
    “La femmina è sicuramente un esemplare adulto”, afferma Tony Gamble, biologo dell’evoluzione che studia i gechi nani presso la Marquette University, che non è stato coinvolto nello studio. “E sembra probabile che anche il maschio lo sia”.
    Quanto si può essere piccoli?
    A prescindere dalla tenerezza che suscita, gli scienziati affermano che la scoperta di questa ulteriore specie di piccolissimi camaleonti apre tutta una serie di considerazioni sui limiti delle piccole dimensioni nei vertebrati.
    Ad esempio, il B. nana è molto più piccolo dell’uccello o mammifero più piccolo, afferma Scherz, ma esistono rane che invece hanno dimensioni ancora più ridotte.
    Esiste però un limite a quanto piccolo può essere un rettile. Si tratta in parte di un problema di area della superficie corporea, afferma Gamble: può sembrare un controsenso, ma nelle creature più piccole si tende ad avere un rapporto maggiore tra l’area della superficie e il volume, rispetto alle creature più grandi. E maggiore è questa proporzione, più l’animale è vulnerabile alla perdita dell’acqua.
    “Sembra che ci sia un limite anche allo spazio che deve contenere tutto il necessario”, afferma Gamble. Molte creature piccole hanno dimensioni del cranio ridotte od ossa sovrapposte, e alcune perdono intere strutture nel corso del processo evolutivo.
    “È come trasferirsi da una grande casa a un piccolo appartamento senza liberarsi di niente. La roba da qualche parte deve essere messa”, afferma Gamble.
    Il B. nana deve stare attento
    Sfortunatamente, il futuro di questo piccolo camaleonte è oscuro. Le foreste della montagna in cui sono stati trovati i due rettili si trovano già in uno stato di degrado avanzato, afferma Rakotoarison.
    Molte delle persone che vivono in questa regione non possono permettersi di comprare riso o carne, afferma Scherz. Povertà e crescita demografica hanno portato al disboscamento della foresta pluviale per fare posto ad agricoltura e allevamento di bestiame; secondo la NASA la deforestazione ha trasformato il 94% circa dei territori una volta boschivi del Madagascar.
    Con un piccolo areale e le minacce al suo habitat, questa nuova specie di camaleonte con ogni probabilità si è già conquistata lo status di specie in pericolo critico nella lista del gruppo di conservazione IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura). La buona notizia è che il massiccio del Sorata è stato recentemente incluso in una nuova area protetta del Madagascar.
    “È facile dire ‘Spero davvero che la deforestazione di questa zona si fermi’”, afferma Scherz, “ma fino a quando il futuro economico del Madagascar non cambierà, non c’è speranza per le specie di fauna selvatica, perché le persone devono mangiare”.
    Tuttavia ogni nuova scoperta ricorda agli scienziati e all’opinione pubblica che il Madagascar è un’isola ricchissima di biodiversità, afferma Gamble.
    E aggiunge: “Penso che il motivo per cui storie come questa attirano la nostra attenzione e colpiscono la nostra immaginazione è che ogni volta che viene fatta una scoperta del genere ci rendiamo conto di quanto la natura sia variegata e continui a stupirci”. LEGGI TUTTO

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    Coronavirus: dopo il vaccino cosa potremo fare in sicurezza?

    Inoltre ci sono ancora molte incognite riguardo all’efficacia dei vaccini contro nuove varianti che non sono ancora state scoperte.
    “Più il virus della COVID circola nella popolazione mondiale, maggiore è il potenziale di generazione di nuove varianti” afferma Leifer. “Non possiamo prevedere quando si presenterà una nuova variante contro la quale il vaccino potrebbe non essere efficace”.
    Il vaccino Novavax, che non è autorizzato all’uso, ha mostrato un notevole calo nell’efficacia — dall’89,3% al 49,4% — contro una variante originariamente rilevata in Sudafrica ma che poi si è diffusa a livello internazionale. Pfizer e Moderna stanno ancora testando l’efficacia dei loro vaccini contro una variante più contagiosa scoperta inizialmente nel Regno Unito.
    Le persone vaccinate devono continuare a indossare la mascherina nei luoghi pubblici?
    Gli esperti sono concordi nel raccomandare a tutti di continuare a indossare la mascherina, almeno per il momento. Oltre al fatto che non è possibile distinguere le persone vaccinate da quelle che non lo sono – un aspetto che potrebbe potenzialmente generare situazioni imbarazzanti e disorientanti – c’è l’aspetto per cui ogni persona può avere una reazione immunitaria differente al vaccino.
    “Su 100 persone vaccinate, ognuna avrà un livello diverso di risposta al vaccino: in alcuni casi il vaccino sarà sufficiente a proteggerle” afferma Leifer, ma non c’è modo di sapere quale tipo di risposta avrà il nostro organismo al vaccino, quindi indossare la mascherina ci fornisce comunque un ulteriore livello di protezione. Non ultima, è ancora aperta la questione di quante tra le persone vaccinate possono comunque trasmettere il virus.
    “Io considero il vaccino come una grossa “toppa” al problema, ma ne abbiamo a disposizione anche altre per proteggerci, afferma Swartzberg. “Il vaccino probabilmente è lo strumento più efficace” ma un altro strumento è la mascherina, e anche Swartzberg ritiene che non dovremmo smettere di indossarla.
    Sarà sicuro viaggiare una volta che sarò vaccinato?
    Per molti di noi sono ormai passati mesi o addirittura anni dall’ultima volta in cui abbiamo potuto incontrare familiari e amici di persona, ma ricevere il vaccino non significa automaticamente tornare a viaggiare in completa sicurezza.
    “Penso che a questo proposito conti molto lo stato d’animo di ognuno, ma è necessario che la gente sappia che al momento non possiamo prevedere quando sorgeranno nuove varianti del virus, dove si verificheranno e se la protezione del vaccino sarà efficace contro di esse” afferma Leifer, “il vaccino non è una sorta di scudo magico di protezione totale, non dobbiamo sentirci inattaccabili”.
    Swartzberg afferma che se da un lato probabilmente si sentirà più sicuro e tranquillo nel socializzare con piccoli gruppi di individui vaccinati, il tema dei viaggi è molto diverso: “Non si può sapere chi sono gli utenti dell’aeroporto o i passeggeri dell’aereo… quindi penso che passerà un bel po’ di tempo prima che mi senta sicuro nel pensare che negli aeroporti e sugli aerei la maggior parte delle persone saranno vaccinate”.
    Quanto tempo ci vorrà perché il numero di persone vaccinate sia sufficiente a tornare alla normalità?
    Il mondo “facile” del 2019 può sembrare un lontano ricordo, ma con le campagne vaccinali in atto, un prudente e graduale ritorno alla normalità – andare al ristorante, a scuola, passare una serata con gli amici – sembra sempre più a portata di mano.
    I ricercatori affermano che per ottenere l’immunità di gregge a livello nazionale è necessario che sia vaccinato il 75-80% della popolazione. Lungo la strada verso l’immunità di gregge ci saranno graduali segni di ritorno alla normalità. Swartzberg afferma che la diminuzione del numero di nuovi casi lo fa sentire più al sicuro, riducendo la probabilità di essere esposto al virus.
    “Io credo che ci sarà una sorta di fase di transizione verso la normalità pre-pandemica” afferma Moss. Il primo passo è ridurre i casi, le ospedalizzazioni e i decessi attraverso la vaccinazione, in modo da poter implementare in modo efficace il tracciamento dei contatti. “Il tracciamento dei contatti è una strategia che si è già provato a mettere in atto, ma finora il numero dei casi è stato così elevato in tutti gli Stati Uniti da renderlo impossibile” spiega.
    Leifer è fiduciosa del fatto che la campagna vaccinale potrà accelerare i tempi attraverso piani di produzione e distribuzione creativa. “Secondo me potremmo arrivare a buon punto entro la fine dell’estate, così che gli studenti potranno tornare a scuola” dichiara.
    Il vaccino non è una panacea, ma ci fornisce un modo per ridurre i rischi e poter riabbracciare presto i nostri cari.
    “Ormai sono passati 10 mesi da quando ho abbracciato l’ultima volta i miei figli e i miei nipoti” afferma Swartzberg, “e sta pian piano diventando un’esigenza sempre più impellente poterlo fare di nuovo”.  LEGGI TUTTO

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    Viaggio verso le misteriose lune di Giove: custodiscono tracce di vita aliena?

    Il prossimo giugno, la navicella spaziale alimentata a energia solare sfiorerà Ganimede, la luna più grande del sistema solare. Poi, nel 2022, visiterà Europa, un pianeta il cui oceano ghiacciato potrebbe ospitare forme di vita. E, infine, avvicinandosi coraggiosamente a Giove, Juno incontrerà Io, una luna dalla violenta attività vulcanica ricoperta da una crosta solforica ghiacciata. Vedere da vicino queste lune per la prima volta in 20 anni – dalla conclusione della missione della navicella spaziale Galileo nel 2003 – sarà un momento storico per gli scienziati che studiano gli sfuggenti mondi ghiacciati del sistema solare esterno.
    “Cito sempre questo hashtag che trovo eloquente: #PlanetsAreOverrated” (i pianeti sono sopravvalutati, NdT) racconta Julie Rathbun dell’Istituto di Scienze Planetarie, che studia Io. “Lune e satelliti sono molto più interessanti”.
    Oltre a studiare queste tre lune aliene, Juno esaminerà attentamente gli anelli di Giove, effettuando numerosi passaggi attraverso i cerchi stessi. Scuri e diffusi, gli anelli non sono spettacolari quanto quelli di Saturno, e gli scienziati li conoscono decisamente poco.
    “Le missioni nel sistema solare esterno sono molto rare, ed è eccezionale poter sfruttare questa navicella spaziale che si trova già lì” spiega Cynthia Phillips del Jet Propulsion Laboratory, che studia le lune ghiacciate del sistema solare esterno. “In pratica, è una missione completamente nuova”.
    Cinque anni su Giove
    Lanciata nel 2011, la sonda Juno è entrata nell’orbita attorno a Giove il 4 luglio 2016. Gli obiettivi primari della navicella comprendevano lo studio della gravità, dei campi magnetici, dell’atmosfera e dell’interno di questo gigante gassoso.
    Ma Juno, il cui nome in inglese corrisponde a quello della moglie di Giove, Giunone, è forse conosciuta soprattutto per le sue splendide immagini del pianeta più grande del sistema solare. Per secoli, abbiamo guardato da lontano enormi vortici attraversare la faccia del pianeta. Ma da vicino, attraverso l’obiettivo della JunoCam, Giove è un pianeta dai colori sfumati, chiazzato da numerosi cicloni che vorticano e si raggruppano vicino ai suoi poli, finora mai visti.
    Oltre al suo sistema di anelli sottili, il pianeta è circondato da circa 79 lune che orbitano intorno a esso, di cui 12 sono state scoperte per caso appena tre anni fa. Le quattro lune più grandi, conosciute con il nome di satelliti medicei o galileiani, erano state individuate per la prima volta agli inizi del 1600 dall’astronomo italiano Galileo Galilei, che inizialmente le aveva scambiate per delle stelle. Ora Ganimede, Callisto, Europa e Io sono alcuni dei luoghi più affascinanti del sistema solare, sebbene solo poche navicelle spaziali si siano avvicinate abbastanza da studiarli in dettaglio. Le due sonde spaziali Voyager ci sono passate vicine nel 1979 e la navicella Galileo ha esaminato il sistema di Giove per otto anni, a partire dal 1995.
    “L’aspetto che tuttora mi colpisce è la ridotta quantità di dati di cui ancora oggi disponiamo su tutte le lune galileiane” afferma Rathbun. LEGGI TUTTO

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    Ecolocalizzazione: come funziona il sonar della natura?

    Onde sonore marine
    L’ecolocalizzazione è un meccanismo percettivo adatto all’oceano, dove la velocità di propagazione del suono è cinque volte più veloce rispetto all’aria.
    I delfini e altri odontoceti, come il beluga, ecolocalizzano attraverso un organo specifico composto da un denso osso concavo e da una sacca aerea (dorsal bursae), situato nella parte superiore della testa, vicino allo sfiatatoio.
    In questa parte della testa è presente un deposito adiposo chiamato melone che riduce l’impedenza acustica, o resistenza alle onde sonore, tra il corpo del delfino e l’acqua, rendendo il suono più chiaro, afferma Wu-Jung Lee, oceanografo senior presso l’Applied Physics Laboratory (Laboratorio di fisica applicata, NdT) dell’Università di Washington.
    Un ulteriore deposito adiposo, che si estende dalla mandibola inferiore fino all’orecchio del cetaceo, decodifica l’eco di ritorno dalla preda, identificandola ad esempio come un pesce o un calamaro.
    La focena, preda preferita delle orche, emette dei segnali di ecolocalizzazione ad alta frequenza estremamente veloci che i suoi predatori non riescono a udire e che le permettono di rimanere in incognito.
    Le emissioni sonore di ecolocalizzazione della maggior parte dei mammiferi marini hanno una frequenza troppo alta per essere udite dall’uomo, ad eccezione di capodogli, orche e alcune specie di delfini, aggiunge Lee.
    Orientarsi con il suono
    Oltre alla caccia e alla difesa personale, alcuni animali ricorrono all’ecolocalizzazione per orientarsi nel proprio habitat.
    Ad esempio, il serotino bruno, diffuso nel continente americano, utilizza il proprio sonar per farsi strada in ambienti rumorosi come le foreste in cui sono presenti molti altri suoni animali.
    Il delfino delle Amazzoni probabilmente usa l’ecolocalizzazione per muoversi tra i rami di alberi e altri ostacoli portati dalle piene stagionali, afferma Lee.
    La maggior parte degli esseri umani che ricorrono all’ecolocalizzazione sono ciechi o ipovedenti e usano questa capacità per riuscire a svolgere le proprie attività quotidiane. Emettono clic, con la lingua o con un oggetto, per esempio un bastone, e si orientano grazie agli echi di ritorno. Le scansioni del cervello di esseri umani che utilizzano questo sistema percettivo mostrano che la parte del cervello impiegata in questo processo è quella che generalmente elabora le informazioni visive.
    “Al cervello non piacciono gli spazi non sviluppati”, afferma Allen, quindi “è troppo dispendioso in termini metabolici mantenere” l’ecolocalizzazione in persone che non ne hanno bisogno.
    Nonostante questo, l’essere umano è straordinariamente adattivo, e la ricerca mostra che, con pazienza, possiamo imparare a usare l’ecolocalizzazione. LEGGI TUTTO