Sanihelp.it -In Italia il 90% della popolazione risulta connessa a Internet, per una media di quasi sei ore al giorno, di cui circa un’ora e quarantotto minuti sui social media. Milioni di persone quindi trascorrono ben più di sei ore online ogni giorno, e almeno 2 ore sui social, con un impatto forte sulla qualità di vita.
L’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma è un processo che va governato con attenzione: offre gratificazioni immediate e semplifica la vita, ma porta a un funzionamento cognitivo sempre più automatico e superficiale.
Il cervello, quindi, lavora meglio o c’è il rischio che diventi più pigro? “Sono vere entrambe le cose – spiega Andrea Prosperi, “ex Google” e Primo Mindful Tech Trainer e autore del libro ‘MINDFUL TECH. Iperconnessione, AI e Benessere’ (The Wall Edizioni) – L’ effetto principale dell’Intelligenza Artificiale è spostare il carico cognitivo ma, se deleghiamo troppo, rischiamo di allenare meno memoria e pensiero critico. Se invece la usiamo come strumento di dialogo e apprendimento attivo, aumenta prestazioni e qualità del ragionamento. Dipende, quindi, da come viene usata. Il rischio emerge quando la tecnologia diventa un sostituto del pensiero invece che un supporto. In questo modo la mente diventa più pigra, esplora sempre di meno e reagisce sempre di più.”
In pochi anni l’AI è passata da essere una curiosità di laboratorio a uno strumento usato quotidianamente: chi impara a usarla bene non solo risparmia tempo, ma dischiude nuove possibilità, ottenendone un grande vantaggio competitivo. “Ci sono molte guide che spiegano come usare l’intelligenza artificiale, ma per lo più hanno un carattere tecnico. Che non è sbagliato -– continua Prosperi, che dopo molti anni trascorsi in Google ha capito che per sentirsi vivi non basta essere online – Oggi uso e consiglio un approccio diverso, un approccio Mindful. Cosa significa? Non farsi trascinare dal flusso ma orientarlo, chiarire l’intenzione prima di iniziare, osservare noi stessi mentre interagiamo con le macchine. E infine, verificare gli output con responsabilità. Inoltre, nelle nostre interazioni digitali, suggerisco sempre di mantenere un forte contatto con il corpo e con le nostre emozioni. Anche quando scriviamo i prompt. Può sembrare contro intuitivo, ma essere più consapevoli di quello che ci accade dentro, ci fa essere più produttivi, anche quando interagiamo con la tecnologia”.
Grazie a questo approccio, ora sono le macchine a correre per noi, e non viceversa, perché diamo loro una direzione consapevole. Un approccio Mindful, quindi, aiuta a non essere dominati dalle tecnologie: invece di vivere nell’automatismo delle notifiche e dello scrolling infinito, impariamo a riprendere il controllo della nostra attenzione.
“A valle del libro, ho sviluppato un modulo formativo chiamato Mindful Tech Program, in cui spiego che solo se prepari bene la mente controlli bene il risultato. Se l’idea iniziale è vaga, l’output sarà confuso, se è chiara, anche la risposta tenderà ad esserlo, dichiara Prosperi. Bisogna chiedersi con lucidità perché stiamo usando la macchina, quale obiettivo concreto ci siamo prefissati e quali sono i limiti invalicabili in quello che la macchina può o non può fare per noi. La velocità dell’AI ci spinge ad accettare subito la prima risposta, ma la presenza mentale ci invita a fare una pausa. Fermarsi un attimo, respirare, entrare in sintonia col proprio corpo e riformulare un prompt più chiaro: sono micro-azioni che cambiano radicalmente la qualità degli output. Penso che ognuno di noi può costruirsi un futuro più consapevole, dove anche l’intelligenza artificiale ci accompagna, ma non ci domina, e dove la vera connessione è quella con noi stessi. E con gli altri.”
Una mente costantemente sollecitata da richieste, notifiche e stimoli digitali si logora in fretta: ecco perché diventa fondamentale capire quando stiamo lavorando con efficacia e quando invece ci stiamo solo trascinando, spinti dall’inerzia.
“Oltre alle pratiche di consapevolezza digitale, ci sono anche i consigli di buon senso. Eccone alcuni. Innanzitutto bisogna limitare il multitasking digitale: tenere troppe finestre o app aperte abbassa l’efficienza e aumenta lo stress – aggiunge il Mindfulness trainer – Fare pause brevi e regolari lontano dallo schermo, anche solo cinque minuti ogni ora. Rispettare i pasti e i bisogni fisiologici senza lasciarsi risucchiare dal computer o dallo smartphone. Silenziare le notifiche non necessarie, mantenendo attive solo quelle davvero urgenti. Impostare orari precisi per controllare e-mail e messaggi, invece di farlo in modo compulsivo. Attivare la modalità non disturbare durante i momenti di concentrazione profonda. Ridurre l’uso serale dei dispositivi per proteggere il sonno (disattivando luce blu o impostando modalità notturna). Creare zone no-device in casa (camera da letto, tavolo dei pasti) per difendere spazi di rigenerazione. Preferire, quando possibile, la comunicazione diretta (una call breve o una chiacchierata dal vivo) invece di lunghe catene di e-mail o messaggi”.
“Un approccio Mindful non solo ci protegge dalle trappole dell’iperconnessione, ma addirittura cui rende più creativi e produttivi nell’interazione con la GenAI. Ed è una scoperta sorprendente, perché rovescia in un solo istante l’assunto di partenza: per noi utenti, gli algoritmi non sono più soltanto gabbie dorate costruite per catturare l’attenzione del nostro cervello paleolitico: possono diventare strumenti al servizio della nostra creatività e della nostra crescita personale” conclude Prosperi.
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