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Verde urbano, stop a tagli e potature per proteggere gli uccelli (e gli alberi)


Il verde urbano è un rifugio accogliente per tante specie di uccelli. Parchi, giardini pubblici e viali alberati delle nostre città sono ambienti che molti animali chiamano casa. Con la primavera anticipata di un paio di settimane è tornato il traffico sulle linee aeree delle chiome. Colombacci e gazze sono con i rametti nel becco, merli e capinere si esibiscono in canti nuziali mentre le cinciallegre sono già alla ricerca di una cavità adatta dove deporre le uova. Le temperature un po’ più alte risvegliano l’istinto di riproduzione ma anche qualcos’altro: falciatrici e motoseghe che escono dalle rimesse per potature e tagli a raso dopo un inverno piovoso in cui la manutenzione programmata del verde è stata spesso rimandata.

Le piante invasive alla conquista del verde urbano

La Lipu ha rivolto un appello sia agli enti pubblici che ai cittadini chiedendo di non intervenire sulle piante nel periodo tra marzo e la fine dell’estate, quando la nidificazione degli uccelli entra nel vivo. Esclusi i casi di forza maggiore, come la rimozione di un ramo pericolante, bisognerebbe posare le cesoie e spegnere i motori. Anche perché, oltre all’avifauna, anche gli alberi possono pagare un conto salato. “Una potatura in questo periodo, in prossimità alla fase di germoglio o già in attività, può provocare un notevole stress fisiologico alla pianta che ha accumulato riserve durante tutto l’inverno per produrre nuovi germogli, foglie o fiori tra la primavera e l’estate. – spiega Francesco Ferrini, docente di arboricoltura urbana all’Università di Firenze – Per esperienza poi, le ferite di potatura in un clima umido e mite come quello che stiamo attraversando rischiano di essere una via di ingresso preferenziale per diversi patogeni”. Un caso a parte sono le capitozzature, un metodo di taglio invasivo, ma molto economico, che fa tabula rasa di chiome e rami secondari: azzera le possibilità di nidificazione degli uccelli così come i benefici degli alberi per le aree urbane.

Prima di potare bisognerebbe verificare l’eventuale presenza di nidi che peraltro sono protetti in tutto il territorio italiano dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (CAM). La distruzione di un nido, ricorda la Lipu, è un reato penale. Come se non bastasse anche la Corte di giustizia europea ha ribadito con una sentenza di agosto dell’anno scorso che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche durante di lavori sul verde. Negli ambienti urbani italiani ci sono in media dalle 50 alle 100 specie nidificanti. “Dipende dalle città ma le cavità naturali degli alberi centenari che crescono nei parchi pubblici o lungo i viali offrono ambienti adatti anche per alcune specie di origine forestale come la colombella o l’allocco. – aggiunge Riccardo Alba, ornitologo del Bird Lab dell’’Università di Torino – Ci sono anche nuovi arrivi: negli ultimi anni in tutta Europa abbiamo assistito alla colonizzazione del colombaccio, un uccello selvatico simile al piccione ma più grande che si è adattato alla perfezione ai contesti costruiti”.

Focus

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In generale eliminare la vegetazione significa compromettere un habitat che ospita animali diversi, dagli uccelli agli insetti fino ai piccoli mammiferi. “Come riportato da due pareri dell’Ispra molti nidi di uccelli sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami. – conclude Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – Sono difficili da individuare anche per un ornitologo esperto e richiedono un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. A maggior ragione affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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