Fondente, al latte, bianco. Con nocciole, pistacchi o caramello. E ancora, senza zuccheri aggiunti, privo di glutine, vegano. L’uovo di Pasqua viene proposto in tante varianti, ma l’ingrediente chiave resta sempre lo stesso: il cacao. Tanti i problemi correlati alla sua coltivazione, concentrata soprattutto in Africa occidentale e in altri Paesi tropicali: deforestazione, lavoro minorile e anche povertà diffusa tra i piccoli produttori. Un paradosso, se si considera che, secondo la Food and Agriculture Organization of the United Nations (Fao), il mercato globale vale decine di miliardi di dollari. Perciò, come suggeriscono gli esperti di Altroconsumo, quando si acquista questo simbolo della tradizione, vale la pena considerare le certificazioni, per una scelta etica e sostenibile.
Biologico
Uno dei marchi è Agricoltura biologica, disciplinato dal Regolamento europeo numero 848 del 2018 e identificato dal logo con una foglia stilizzata formata da stelle bianche su fondo verde. Garantisce un ridotto impiego di agrofarmaci e l’uso di tecniche che tutelano la fertilità del suolo, la biodiversità, gli habitat naturali. Il rispetto di questi criteri è verificato lungo la filiera da organismi di controllo accreditati. Il cacao proveniente da Stati extraeuropei può essere commercializzato nel nostro continente con questo contrassegno solo se rispetta standard equivalenti a quelli europei e se è accompagnato da un attestato che ne accerta la conformità.
Fairtrade
Un’altra certificazione diffusa è quella di Fairtrade International, riconoscibile dal logo con una figura stilizzata su fondo nero, verde e blu, che indica il rispetto di standard sociali, ambientali ed economici. Due i modelli disponibili: nel primo, tutto il cacao utilizzato nell’uovo proviene da filiere certificate e la percentuale effettiva è indicata sull’etichetta; nel secondo, è certificata solo una parte del cacao impiegato. Il sistema prevede un prezzo minimo garantito ai coltivatori quando il mercato scende al di sotto del livello stabilito e un premio aggiuntivo destinato alle comunità agricole. Sono, tuttavia, i piccoli produttori a dover trovare acquirenti disposti a riconoscere questo prezzo. Inoltre, la certificazione comporta costi che possono ridurre il vantaggio economico.
Rainforest Alliance
Un’ulteriore certificazione è quella di Rainforest Alliance, caratterizzata dal logo con la rana verde. Si tratta di uno schema internazionale che integra criteri ambientali e sociali e che ha incorporato il sistema Utz, programma che certifica materie prime come cacao, caffè e tè. Il sistema promuove pratiche che riducono l’impatto sull’ecosistema, tutelano la biodiversità, limitano l’inquinamento, diminuiscono i rifiuti, oltre a prevedere programmi di formazione per gli addetti. Sul fronte economico sono stati introdotti, nel 2021, supporti ai coltivatori, tra cui un pagamento aggiuntivo (il cosiddetto differenziale di sostenibilità) e contributi per migliorare le tecniche agricole, che possono essere erogati in denaro o sotto forma di servizi e forniture. Questi meccanismi possono variare in base agli accordi tra agricoltori e acquirenti.
Altromercato
Tra i marchi presenti sul mercato italiano c’è, infine, Altromercato, identificabile dal logo, ovvero una scritta bianca su fondo rosso, riportato sulle confezioni. A differenza delle certificazioni precedenti, non si tratta di un sistema applicato al singolo prodotto, ma di un’organizzazione che opera secondo i principi del commercio equo e solidale. L’impresa, che aderisce alla World Fair Trade Organization, è composta da cooperative, consorzi ed enti non profit. Oltre alle uova di Pasqua, nella sua offerta rientrano anche snack e tavolette di cioccolato realizzati con cacao proveniente da filiere etiche e coltivato in diverse aree del mondo. Alcuni prodotti sono anche certificati biologici.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

