Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: in altre parole servizi essenziali al Pianeta e ai cittadini. Per questo NaturaSì, la catena di negozi biologici, ha lanciato la campagna “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra” rendendo evidente il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone, affinché i cittadini capiscano qual è il valore dell’agricoltura che rispetta le risorse naturali.
Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Un contributo che riconosce, appunto, i servizi ecosistemici, a beneficio della collettività: acqua e aria pulite, suolo fertile, biodiversità, contrasto alla crisi climatica e molto altro.
“Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno – spiega Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute e tutela del paesaggio, solo per citarne alcuni”.
In uno studio del 1997, poi aggiornato nel 2014 e ancora considerato un pilastro dell’economia ambientale, Robert Costanza e colleghi hanno stimato che il valore dei servizi ecosistemici superi di circa il doppio il PIL mondiale. Le stime più recenti lo attestano approssimativamente a 150mila miliardi di dollari. Per quello che riguarda l’Italia, secondo uno studio pubblicato su Ecological Indicators è stato stimato che ogni anno gli ecosistemi italiani erogano benefici per un valore di 71,3 miliardi di euro. Lo studio ha evidenziato che alcune province italiane hanno subito perdite significative nella capacità di fornire servizi ecosistemici: tra il 1990 e il 2000, alcune province hanno perso fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% di assimilazione degli inquinanti. Secondo quanto riportato da Ispra, la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici viene attualmente riconosciuta come un fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie per l’uomo, il bestiame, le colture e le specie selvatiche di animali e vegetali. Tutti motivi che rendono urgente una maggiore consapevolezza da parte della società e un cambio delle modalità di acquisto, a partire dai beni alimentari.
Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna, che coinvolgerà 350 negozi NaturaSì in tutta Italia, si concentra su quello dei finocchi. A fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo, 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici.
“Sono valori che è bene conoscere – dice Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente nel quale tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.
L’obiettivo principale della campagna è dunque quello di sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società. Attraverso l’approccio scientifico del True cost of food, sempre più riconosciuto a livello internazionale, la campagna spiega come questi servizi incidono concretamente sul costo finale degli alimenti.
Il tutto si inserisce in un contesto internazionale in cui i servizi ecosistemici stanno acquisendo sempre più riconoscimento, anche economico, come dimostrano i Sistemi di Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES), oggi utilizzati in molti paesi del mondo per contrastare la perdita e il degrado del capitale naturale, così come molti altri strumenti di remunerazione pubblici o privati come i mercati del carbonio e della biodiversità.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

